| RASSEGNA STAMPA |
vedi anche Sinistra unita al lavoro, con la mobilitazione e nel governo
APPELLO DELLA SINISTRA Liberazione – 3.8.07
"Il governo così non va, uniamoci e diamogli una scossa"
"Liberazione", "il manifesto" e 15 personalità della cultura e della politica
propongono una manifestazione per il 20 ottobre
l’Appello
- L'attuale
governo non ancora ha dato risposte ai problemi fondamentali che abbiamo di
fronte. E per i quali la maggioranza degli italiani ha condannato Berlusconi
votando per il centrosinistra. Serve una svolta, un'iniziativa di sinistra che
rilanci la partecipazione popolare e conquisti i punti più avanzati del
programma dell'Unione, per evitare che si apra un solco tra la rappresentanza
politica, il governo Prodi e chi lo ha eletto. Occorre fare della lotta alla
precarietà e per una cittadinanza piena di tutte e di tutti la nostra bussola.
Noi vediamo sette grandi questioni. Quella del lavoro: cioè della sua dignità e
sicurezza, con salari e pensioni più giusti, cancellando davvero lo scalone di
Maroni e lo sfruttamento delle forme "atipiche", e con la salvaguardia del
contratto nazionale come primario patto di solidarietà tra le lavoratrici e i
lavoratori. Quella sociale: cioè il riequilibrio della ricchezza e la conquista
del diritto al reddito e all'abitare. Quella dei diritti civili e della laicità
dello Stato: fine delle discriminazioni contro gay, lesbiche e trans, leggi
sulle unioni civili, misure che intacchino il potere del patriarcato. Vogliamo
anche che siano cancellate le leggi contro la libertà, come quella sul carcere
per gli spinelli. Quindi, la cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti,
rapida approvazione della legge di superamento della Bossi-Fini, chiusura dei
Cpt. La pace: taglio delle spese militari, non vogliamo la base a Vicenza,
vogliamo vedere una via d'uscita dall'Afghanistan, vogliamo che l'Italia si
opponga allo scudo stellare. L'ambiente: ha tanti risvolti, dalla
pubblicizzazione dell'acqua alla definizione di nuove basi dello sviluppo,
fondate sulla tutela e il rispetto per l'habitat, il territorio e le comunità
locali. Per questo ipotesi quali la Tav in Val di Susa vanno affrontate con
questo paradigma. La legalità democratica: lotta alla mafia e alle sue
connessioni con la politica e l'economia. Nessuna di queste richieste è
irrealistica o resa impossibile da vincoli esterni alla volontà della
maggioranza. Il fallimento delle politiche di guerra dell'amministrazione Bush
si sta consumando anche negli Stati Uniti, i vincoli di Maastricht e della Banca
centrale europea sono contestati da importanti paesi europei o europeisti,
l'andamento dei bilanci pubblici permette delle scelte sociali più coraggiose.
Ma siamo consapevoli che per affrontare tutto questo occorre che la politica sia
politica di donne e di uomini - non più un affare maschile - e torni ad essere
partecipazione, protagonismo, iniziativa collettiva. Per questo proponiamo di
ritrovarci a Roma il prossimo 20 ottobre per una grande
manifestazione nazionale: forze politiche e sociali,
movimenti, associazioni, singoli. Chiunque si riconosca nell'urgenza di
partecipare, per ricostruire un protagonismo della sinistra e ridare fiducia
alla parte migliore e finora più sacrificata del paese.
Promotori: Gianfranco Bettin, Lisa Clark, Tonio Dell’Olio, Antonio Fermentino, Luciano Gallino, Pietro Ingrao, Aurelio Mancuso, Lea Meandri, Gabriele Polo, Bianca Pomeranzi, Rossana Praitano, Marco Revelli, Rossana Rossanda, Piero Sansonetti, Pierluigi Sullo, Aldo Tortorella, Nicola Tranfaglia
Storia di una lettera di Prodi e di un gesto arrogante e autoritario
Piero
Sansonetti
Vi raccontiamo la storia di una lettera scritta dal presidente Romano Prodi ai
giornali della sinistra radicale - il manifesto e Liberazione - e finita oggi,
per sbaglio, su tutti gli altri giornali. Oddio, non per sbaglio: per scelta, un
po' arrogante, di Prodi. E' una storia interessante, non solo per il merito
della lettera, ma perchè dimostra un certo tipo di autoritarismo politico e di
non rispetto per l'indipendenza dei giornali, che forse sono due delle malattie
più forti del mondo politico italiano. Che si considera, spesso, non solo
intoccabile, ma "proprietario" di ogni potere, di ogni diritto, su tutti i
piani, in ogni condizione. I fatti sono questi. Verso mezzogiorno di ieri il
portavoce di Prodi, dottor Sircana, ha telefonato a me e a Gabriele Polo -
direttore de il manifesto - e ci ha chiesto di pubblicare una lettera, scritta
dal presidente del Consiglio, nella quale si criticano alcune scelte della
sinistra radicale - e l'eccesso di polemica verso il governo che viene dai suoi
giornali - si difendono le scelte essenziali dell'esecutivo sui temi sociali,
sindacali, dell'economia, dell'ambiente, e alla fine si rivolge un appello a
scendere in piazza, in autunno, non per criticare il governo ma per difendere le
sue scelte e sostenere la sua azione. Ho risposto a Sircana che noi eravamo
molto contenti di pubblicare una lettera del presidente del Consiglio, ma che
proprio per oggi avevamo programmato - noi e il manifesto , insieme , con una
scelta non usuale nella storia delle nostre testate - di farci promotori di una
manifestazione della sinistra contro le scelte moderate e centriste del governo,
che non condividiamo, e per chiedere una svolta politica a sinistra. L'appello
per questa manifestazione - ho spiegato a Sircana - era già pronto e avrebbe
caratterizzato la nostra pagina. Non mi sembrava il caso di pubblicare, nella
stessa giornata, un appello di segno contrario di Prodi. Gli ho detto che mi
sembrava ragionevole che l'appello di Prodi aspettasse 24 ore. Comunque - ho
aggiunto - mi sarei consultato con Polo, perché una decisione la dovevamo
prendere insieme, sia perché insieme pubblichiamo l'appello alla sinistra, sia
perché a tutti e due i nostri giornali era rivolta la lettera di Prodi. Più
tardi abbiamo parlato Polo ed io, ed eravamo perfettamente d'accordo. I giornali
- si dice tante volte - non sono una buca delle lettere, e quindi Prodi avrebbe
dovuto aspettare 24 ore, come spesso capita a tanti nostri collaboratori o amici
o giornalisti. Ho comunicato a Sircana questa decisione. Lui mi ha detto invece
che insisteva, chiedeva la pubblicazione subito. Gli ho detto di no. Lui allora
mi ha detto di considerare la lettera sospesa, avrebbe parlato con Prodi e
deciso se mantenerla o ritirarla. Gli ho detto che andava bene così, era loro
diritto prendere questa decisione. So che, subito dopo aver parlato con me,
Sircana ha telefonato anche a Polo e ha avuto risposte analoghe a quelle che
aveva avuto da me. Un paio d'ore dopo, la lettera è stata resa pubblica da
Sircana attraverso internet, e invece di essere indirizzata a il manifesto e a
Liberazione era indirizzata ad amiche e amici. Non c'è molto da aggiungere. La
decisione di Prodi di rendere pubblica una lettera che aveva inviato a due
quotidiani - senza neanche avvertirci di questa decisione - è segno solo di un
grado non troppo alto di buona educazione. Ma questo non è grave (certo, i
vecchi democristiani ne avevano di più...). E' più grave l'idea che un
presidente del Consiglio possa dare ordini ai giornali e dirgli cosa pubblicare
e quando, e non debba essere contraddetto. Peraltro Prodi ha forte udienza
presso molte tesate giornalistiche, non si capisce perché non possa ammettere
almeno l'indipendenza di un giornale piccolo come il manifesto e di uno
piccolissimo come il nostro. E' un caso serio di bulimia politica ed editoriale.
Volete sapere cosa c'era scritto nella lettera? Trascrivo qualche frase oscura e
qualcuna più comprensibile. La frase oscura è questa: «La critica costruttiva è
l'anima di una politica vera. Sia nei vostri editoriali che negli articoli o nei
commenti ospitati sulle vostre pagine si legge spesso la parola "mobilitazione".
In queste ultime settimane, poi, sembra quasi che il mantra della reazione sia
una sorta di "liberazione" o "manifesto" (scusate il gioco di parole), con cui
la cosiddetta sinistra radicale si prepari ad affrontare la ripresa del
dibattito politico e dell'attività di governo. Chiariamo subito un primo
concetto. Io non credo affatto all'idea di una sinistra "radicale". Ve lo dico
come leader dell'Unione e come presidente del futuro Partito Democratico...» Vi
confesso che non ho capito niente di quel gioco di parole. Ho capito invece che
Prodi si proclama capo del partito democratico, e ho quasi il sospetto che
questa sottolineatura possa avere qualche valore di polemica interna al partito,
quasi a dire: " in ottobre alle primarie eleggerete il mio vice...". Molto più
chiara la frase finale della lettera di Prodi, che viene dopo una lunga e
dettagliata rivendicazione delle scelte del suo governo, in particolare per quel
che è stato il risanamento dei conti dello stato, ma anche su pensioni e
welfare. La frase finale è questa: « Per tutte queste ragioni vorrei davvero che
in autunno vi mobilitaste: nelle piazze, come sui luoghi di lavoro. Portando sì
le vostre istanze, l'orgoglio "popolare", gli stimoli e naturalmente anche le
critiche. Ma ricordando che questo Governo merita fiducia perché in soli 14 mesi
ha rimesso a posto il debito, vede ripartire l'economia e tutelare i consumatori
grazie alle liberalizzazioni, non teme i giudizi europei e internazionali,
combatte la propria guerra alle guerre e si batte per la moratoria sulla pena di
morte. E, appunto, sta ricostruendo un sistema di welfare che non deve essere
giudicato tutti i giorni da "riformisti" o "radicali" come un qualcosa da
cambiare comunque. Se potremo migliorare ancor di più le nostre azioni sociali
lo faremo, statene certi. E ascolteremo con attenzione tanto i cittadini quanto
il Parlamento. Ma non dimentichiamo mai, prima di giudicare o attaccare, quello
che stiamo riuscendo a fare insieme dopo tanti, troppi anni bui». Naturalmente
si può molto discutere su queste affermazioni di Prodi. Lo faremo nei prossimi
giorni. Ci sarebbe piaciuto farlo, più serenamente, senza il suo gesto di stizza
e di arroganza.
Liberazione – 2.8.07
Sinistra unita al lavoro, con la mobilitazione e nel governo
Forum con gli esponenti di Verdi, Sinistra Democratica, Pdci e Rifondazione
dalle differenze sulla previdenza, al fronte comune sul governo, all’unità
Dalla crisi di febbraio alla nascita di Sinistra democratica, dalla lettera dei quattro ministri di sinistra al governo sul Dpef alle posizioni non sempre coincidenti sulle pensioni: il percorso unitario a sinistra in questi mesi è stato uno dei fatti nuovi della politica italiana. Non a caso, contro la sinistra dell’Unione in questo stesso periodo si sono concentrati gli attacchi (e non di rado gli insulti e i tentativi di delegittimazione) dei poteri forti, della grande stampa, dei conservatori annidati nell’alleanza del centrosinistra. Nonostante questo, Pdci, Prc, Sd e Verdi hanno continuato a lavorare nella prospettiva dell’unità a sinistra. Promuovendo il confronto tra il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, quello di Rifondazione comunista Franco Giordano, il fondatore della Sinistra democratica Fabio Mussi e il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, quattro giornali della sinistra (“La Rinascita della sinistra”, “Liberazione”,“Aprile online” e “Notizie Verdi”) hanno voluto offrire il loro contributo a un lavoro politico che ha bisogno di vivere anche nelle realtà organizzate, sul territorio, nella mobilitazione sociale che da questo forum i quattro leader annunciano per l’autunno. Quello che segue è il resoconto del doppio giro di interventi dei quattro esponenti di Pdci, Prc, Verdi e Sd. La pubblicazione avviene oggi in contemporanea sui quattro giornali che hanno organizzato il forum: un evento “straordinario” per le nostre testate, il primo appuntamento comune. Anche questo è un piccolo passo sulla strada dell’unità.
Oliviero Diliberto (Pdci) - Bisogna esser preoccupati, secondo me giustamente, ben più che per quello che riguarda noi. Bisogna essere preoccupati per quello che succede in Italia. Abbiamo un governo di centrosinistra, del quale i nostri partiti fanno parte avendo sottoscritto un programma prima delle elezioni politiche che aveva suscitato molte aspettative. Eppure, tanto più le aspettative sono state grandi dopo la vittoria (ancorché di misura) tanto più, ad una ad una, si stanno rivelando fallaci, a partire dalle questioni sociali: le pensioni e il pessimo "memorandum" sul mercato del lavoro. Anche in tema di diritti civili, non si è riusciti a fare un passo avanti nella regolarizzazione delle coppie di fatto, che pure era parte del programma. Insomma, la delusione è grande, soprattutto dal punto di vista del nostro popolo, tanto è vero che alle ultime elezioni amministrative le forze politiche del centrosinistra sono andate male. Ma non mi sembra che ci sia consapevolezza di questo nel governo. L'impressione è che sia in corso un'operazione che sta tentando di "normalizzare" la sinistra del centrosinistra, "normalizzare" il sindacato, in particolare la Cgil. E' un'operazione che farà perdere ulteriori consensi al governo. Il rischio dunque ciclico, ahimè, è che venga chiesto alla sinistra, e al centrosinistra, di fare il lavoro sporco (risanamento dei conti pubblici) dopo di che perdiamo consenso, quindi le elezioni, e questo risanamento se lo gode la destra. Desta, inoltre, grande preoccupazione la controffensiva moderata che parte dagli ambienti confindustriali, europei, dalla Banca d'Italia, da una parte del centrosinistra che non rispetta il programma e che, in qualche caso, invoca esplicitamente cambi e/o allargamenti di maggioranza su altri versanti: operazione che avrebbero già fatto se ci fossero i numeri in questo parlamento. A questo punto, torna la domanda classica: "che fare"? Ho l'impressione che dovremmo accentuare gli aspetti di lotta e mobilitazione sociale, senza i quali saremo assolutamente ininfluenti; e il nostro popolo ce ne chiederà conto, giustamente. In questa fase, sarebbe stata necessaria una maggiore coesione che, invece, dolorosamente non c'è stata, ma l'esigenza dell'unità delle forze della sinistra resta altissima. Quindi, al di là del giudizio sulla riforma pensionistica, che il Pdci ritiene pessima e piena d'inganni, mi sembra che ci sia un giudizio condiviso sulla riforma del mercato del lavoro che sostanzialmente istituzionalizza la precarietà e non interviene efficacemente sul tema della Legge 30. Questa unità sul "memorandum" proviamo a spenderla nella battaglia parlamentare, fermo restando che bisognerà accentuare gli aspetti di lotta, di mobilitazione fuori dal Parlamento. Perché io vedo problemi molto grandi che si accompagnano a una prospettiva di riduzione molto forte del ruolo delle istituzioni elettive e rappresentative. Con uno spostamento fuori dalle istituzioni rappresentative dei luoghi decisionali. Inoltre, è in atto un'offensiva contro la politica che non distingue i privilegi - che vanno abbattuti - e i costi della democrazia. Per cui lo scenario è molto preoccupante. Il nostro partito, con le poche forze a disposizione, ha iniziato a mobilitarsi. Dunque, chiediamo alle altre forze della sinistra di fare un fronte comune su tali questioni: o ci riusciamo tutti insieme o saremo travolti.
Franco Giordano
(Prc) - Parto
dalla vicenda delle pensioni e del welfare perché è evidente il suo valore
simbolico e concreto (cioè riguarda la condizione di vita della gente). E ha a
che fare anche con la questione dell'unità politica e sociale del governo. Noi
siamo stati molto critici sull'aumento dell'età pensionabile, cioè sulla famosa
riforma dello scalone. Ci è sembrato che il governo, nella sostanza, sia partito
dal punto di vista delle destre. Si sia limitato a diluire nel tempo gli effetti
dello scalone. Invece abbiamo apprezzato quella parte della riforma - sulla
quale anche noi ci siamo impegnati - che riguarda l'allargamento della platea di
soggetti che sono sottratti a questo elevamento dell'età pensionabile. In
particolar modo, quelli che hanno 40 anni di contributi, quelli che lavorano
alla catena, i turnisti, i lavoratori a vincolo, tutti i lavori gravosi. Ma se
poi succede che nell'ultima stesura dell'accordo - modificata all'ultimo momento
e all'insaputa dei sindacati - ci troviamo di fronte al fatto che quella platea
di esenti è vincolata da una soglia di 5mila unità, quella platea è
drasticamente ridotta. Per questo ritengo che la battaglia, anche la battaglia
parlamentare, per migliorare lo scalone, la dobbiamo fare tutti insieme. Mentre
rimane da fortificare e acquisire il dato del rendimento delle pensioni dei
giovani al 60% piuttosto del 40% come era previsto dalla legge Dini. Sul mercato
del lavoro invece le cose stanno molto male. In realtà non si è messo mano alla
modifica della Legge 30 e sostanzialmente si è determinato un meccanismo che è
tutto interno alla filosofia dell'impresa. Qualcuno mi può spiegare da chi sono
presi i soldi per detassare il secondo livello di aumenti contrattuali che
modifica significativamente il sistema contrattuale, e da dove vengono i soldi
per la detassazione degli straordinari? Sono tutti presi dalla fiscalità
generale. E tutti con una logica interna alla vecchia idea di competitività
d'impresa e non invece investendo sulla qualità, sull'innovazione, sulla
ricerca. Credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che dobbiamo fare una
battaglia comune su queste cose. E poi c'è un problema politico più generale,
che riguarda noi tutti, determinato dal salto di qualità che si è prodotto con
il Partito Democratico. C'è una tolda di comando nel governo, guidata dal futuro
Pd, e la tolda di comando propone ogni volta ricette moderate, mette in
difficoltà il sindacato, costruisce un modello che riduce perfino l'autonomia
contrattuale del sindacato. Allora, se così stanno le cose, io avanzo la
proposta di una mobilitazione unitaria. In autunno, mentre il Partito
Democratico decide il leader, noi costruiamo una sorta di piattaforma
programmatica e una mobilitazione di massa in grado di definire l'entità
politico-culturale della sinistra unitaria. E io penso che debbano essere non
solo i temi sociali, ma anche i diritti civili, al centro dell'iniziativa:
vorrei recuperare la grande mobilitazione del Gay Pride che secondo me è stato
un fattore di liberazione della società italiana. Penso a una grande
manifestazione unitaria, positiva. Infine, uso la metafora che usa spesso Fabio
Mussi: usciamo dalle trincee, ma usciamoci veramente tutti. Il mio partito è
pronto oggi a costruire un soggetto unitario e plurale. Vogliamo definire qui
gli stati generali della sinistra nel mese di settembre ed organizzarli per
prospettare questa ipotesi, facendo nascere una mobilitazione ed una
partecipazione popolare e contemporaneamente costruendo le condizioni per una
soggettività politica che viaggia di pari passo? Questa è la mia proposta.
Angelo Bonelli
(Verdi) - A me
convince molto quello che ha detto Giordano, cioè di fare in autunno una fase di
mobilitazione. Le realtà che si confrontano oggi a questo tavolo hanno
determinato e costruito le grandi mobilitazioni per la pace, per la difesa
dell'ambiente, sull'acqua. Abbiamo dato già una grande dimostrazione di avere
punti di contatto. Ora io raccolgo la proposta di una grande mobilitazione in
autunno. L'elettorato di centrosinistra è molto critico e disilluso non solo nei
confronti del Partito Democratico, ma anche nei nostri confronti: i risultati
elettorali delle ultime amministrative, da questo punto di vista, riguardano
tutti. Ecco perché dobbiamo fare e bene questo lavoro di recupero di
partecipazione. Dico solo, attenzione: se vogliamo aprire una stagione di
mobilitazione la mia unica preoccupazione è di evitare di aprire ulteriori
conflitti all'interno del governo. Io vedo una stagione in cui c'è una capacità
di proposta riformatrice di una sinistra che sappia anche innovarsi dal punto di
vista del suo linguaggio, sappia modernizzarsi, sappia fare delle proposte,
sappia rappresentare quei bisogni che classicamente una certa economia non
riesce a rappresentare. Infatti, non è solamente la questione del precariato su
cui noi diamo un giudizio estremamente negativo. Il governo aveva detto di voler
collocare la questione delle pensioni con la questione delle precarietà. In
realtà con il "protocollo su welfare e mercato del lavoro" questo non è
avvenuto. Dobbiamo dunque mettere il punto su questo tema del superamento della
precarietà in coerenza con il programma dell'Unione. Ma c'è un aspetto che
vorrei sottoporre alla vostra riflessione, già Diliberto lo diceva: mai nella
storia di questi ultimi dieci anni un governo aveva dato così tanto dal punto di
vista economico, ma anche in spesa corrente, alla classe imprenditoriale di
questo paese: pensiamo al cuneo fiscale, a tutta una serie di sgravi fiscali.
Abbiamo avuto una Finanziaria basata esclusivamente sulla crescita. Io mi
permetto di dire, da ecologista, che penso e pensiamo che lo sviluppo non possa
basarsi solo sul concetto di crescita classicamente inteso. Quando Montezemolo
dice che il sindacato difende i "fannulloni" pensa ad un paese con meno tutele
sociali e meno tutele ambientali. La Fiat ha fatto un balzo di utili storico,
più 90%. Ma voglio citare anche gli Aeroporti di Roma: 10mila occupati, 100
milioni di euro di utili. Ebbene il più grande livello di occupazione stagionale
e precaria è concentrato in quell'area. Questi settori imprenditoriali, questi
poteri forti stanno approfittando della debolezza del governo per ridisegnare la
forma stato di questo paese, per costruire un sistema più decisionale e far
venir meno i processi di partecipazione. Questa è la grande preoccupazione che
noi abbiamo e la legge elettorale in questo contesto assume un ruolo non
marginale ecco perché anche su questo dobbiamo cercare una proposta unica.
Chiudo sulla questione delle pensioni: noi abbiamo sempre detto che non avremmo
"operato uno scavalco" delle posizioni del sindacato ma saremmo stati però molto
attenti all'espressione che i lavoratori avrebbero dato e che daranno a quella
proposta.
Fabio Mussi (Sd)
- Apparteniamo a forze essenziali per questa maggioranza e per questo governo e
abbiamo cooperato per il risanamento dei conti pubblici. Abbiamo contribuito a
rimettere la nave in linea di galleggiamento. Ora il problema è se ci sono o
meno le condizioni per poter navigare. Proseguire su una strada di azzeramento
del deficit e di rapida riduzione del debito avrebbe degli affetti economici e
sociali facilmente prevedibili. Il problema, dunque, è capire quale è il
programma vero che guida l'azione del governo e quale é la sua missione. Sulla
questione delle pensioni ho un parere un po' diverso da Diliberto e Giordano.
Noi partiamo dall'esistenza di due leggi in vigore: la Dini, che prevede ora la
revisione del coefficiente, ossia la riduzione generalizzata delle prestazioni
previdenziali; e la Maroni che prevede dal primo gennaio 2008 il salto a 60
anni. Questo salto è stato spalmato. Accanto a questa graduazione dello scalone
ci sono cose che naturalmente bisogna tutelare: il trattamento differenziale
sulle donne; i 40 anni tutelati, cioè i lavoratori precoci; gli usuranti (e qui
concordo sul fatto che non si possa accettare un vincolo numerico
all'applicazione della tabella degli usuranti); ed, infine, il passaggio dal 40
al 60%. Portare al 60% la pensione minima rispetto all'ultimo stipendio vuol
dire tenere fuori alcune generazioni, quelli che fanno lavori atipici, precari,
dal puro sistema contributivo. Complessivamente, questa parte sulle pensioni non
mi sembra malaccio. Aggiungo che, ma parlo per me, non ho mai condiviso una
certa ossessione previdenziale della sinistra. Primo perché a questi fari
accessi sulla previdenza ha corrisposto spesso un indebolimento della luce sul
tempo di lavoro, sul tema del lavoro cattivo e mal pagato e quindi il tema della
piena e buona occupazione. In secondo luogo perché, tra i molti deficit del
welfare italiano, il punto differenziale negativo non è solo sulla previdenza,
ma su tutto il resto: tassi di occupazione in particolare femminili, asili nido,
investimenti in ricerca e formazione, energie rinnovabili e risparmio
energetico. Sui capitoli competitività e mercato del lavoro esprimo il mio
dissenso. Il capitolo competitività è tutto stretto sul costo del lavoro. La
competitività per l'Europa è innovazione tecnologica, ricerca scientifica,
brevetti, piattaforme tecnologiche. L'Italia, su questo, dimostra la sua
arretratezza anche culturale. E ancora: con i tassi di occupazione che abbiamo,
favorire la concentrazione di lavoro su un'identica platea di lavoratori
aumentando gli orari per raggiungere salari di sopravvivenza è un errore grave.
Come un altro errore si è fatto sul mercato del lavoro dove, per la Legge 30,
sono previsti piccoli "ritocchi" , lontani da quanto scritto nel Programma
dell'Unione. Veniamo da elezioni che ci hanno manifestato ampiamente quella che
con un'immagine ho chiamato "la sommossa dei ricchi ed il disincanto dei poveri"
ed è del tutto evidente che dobbiamo ridare una missione al governo. In momenti
critici di questa portata, l'invito che faccio è di calibrare i giudizi,
misurare i passi. Naturalmente bisogna compierli i passi, non stare fermi. Sono
contrario ad aprire, da sinistra, una crisi di governo, ma non si può neanche
stare fermi per ragioni di merito, di contenuto, per ragioni politiche generali.
La formazione del Partito democratico procede di pari passo con l'apertura
sempre più chiara verso nuove ipotesi di alleanza. Non è solo l'allargamento
all'Udc, anche perché se scarichi la sinistra non basta l'Udc, devi andare più
in là, e non è un caso che abbondano i documenti sulle maggioranze di nuovo
conio. Dobbiamo prendere di petto la questione del discredito in cui è caduta la
politica, la sua perdita di legittimità e autorevolezza, e prendere di petto la
questione dei costi della politica. Dobbiamo avere il dovere di agire
politicamente sul governo. Politicamente vuol dire porre sul tavolo il programma
vero di questo governo e la questione della sua struttura. Abbiamo litigato
sulle pensioni, forse continueremo a litigare, ma non rinuncio al progetto di
un'unità della sinistra politica. Questo è un paese che non può restare senza
una sinistra ed è del tutto evidente che questo vuol dire immaginare, nella
prospettiva, un soggetto politico. Questo può avvenire rinnovandoci tutti.
Usciamo dalle trincee? Sono favorevole. La sinistra che deve provare a ritrovare
la via dell'unità è una sinistra che guarda al futuro. Per esempio, con il Patto
per il clima stilato dai Verdi entriamo nel cuore del problema del sistema con
le questioni della svalorizzazione dell'ambiente che vengono messe in relazione
alle tendenze globali della svalorizzazione del lavoro. Bertinotti parla di
"socialismo del XXI secolo". Chiamiamolo come ci pare, ma guardiamo al futuro e
non restiamo semplicemente i naufraghi di tempeste del passato. In autunno sono
d'accordo a realizzare, tutti insieme, un evento partecipativo, capillare e di
massa.
Oliviero Diliberto (Pdci)
- Sulla previdenza abbiamo una posizione diversa da quella espressa da Mussi.
Peraltro, ci è risultato abbastanza strano pensare che un governo di
centrosinistra, ancorché diluendola nel tempo, portasse l'età pensionabile a 62
anni, per giunta con l'inganno delle "quote", che per essere tali devono essere
flessibili. Detto questo, tra noi vorrei fare una discussione di prospettiva,
perché se guardiamo indietro, gli ultimi 15 anni della storia italiana sono
stati caratterizzati dalla logica dei petali: ad uno ad uno sono stati tolti
diritti e conquiste che, in larga parte, la nostra generazione aveva già
trovato. Si è iniziato nel '92 con l'abolizione della scala mobile, poi nel '95
c'è stata la riforma delle pensioni, la "Dini", che ha scavato un solco tra
generazioni. Berlusconi provò con l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto
dei lavoratori, ma per la prima volta non ci è riuscito. Perché? Grazie alla
forte mobilitazione di massa, merito della Cgil. Prima ancora c'era stata la
pessima riforma del lavoro con la Legge 30. E oggi è arrivato il colpo
definitivo al sistema previdenziale, con l'innalzamento dell'età pensionabile;
ma anche al mondo del lavoro, con un'attenzione pressoché inesistente alla
stabilizzazione. Persino il lavoro a progetto, che è una delle forme più odiose
e più diffuse e utilizzate al di fuori di qualunque progetto, non è stato
toccato. Ogni volta che è stato tolto un diritto si è chiesto alla sinistra di
esercitare "senso di responsabilità" che noi abbiamo sempre esercitato. Ma a
furia di esercitarlo, si rischia di smarrire la ragione sociale della sinistra
che è quella di stare dalla parte dei ceti subalterni. Il malcontento è di
coloro che oggi lavorano: la precarietà, infatti, prima ancora di toglierti
futuro, ti toglie presente, perché sei ricattabile. Il mondo del lavoro sta
diventando invisibile nel mondo della politica: chi difende i lavoratori? Io
credo che sia venuto il momento che almeno qualcuno dica basta. Il senso di
responsabilità è una cosa molto seria, e continueremo ad esercitarlo, ma lo
chiediamo anche agli altri, perché dal '92 ad oggi hanno pagato sempre gli
stessi. L'impresa, infatti, ha avuto nel corso di questi ultimi 15 anni
incalcolabili guadagni e, progressivamente, un pezzo della sinistra, quella che
oggi si accinge a diventare Partito Democratico, ha assunto le ragioni
dell'impresa contro quelle del lavoro e dei lavoratori. Qualcuno deve ripartire
da questo punto e se non lo facciamo noi non lo può fare nessuno. Sono d'accordo
con Mussi, se aprissimo la crisi di governo faremmo solo un regalo a chi lavora
per farlo cadere. Ma se da un parte va incalzato, dall'altra, bisognerà cercare
di organizzare un movimento di lotta. Io non trovo nessuna contraddizione tra
l'essere all'interno del governo e lottare anche contro alcuni decisioni del
governo di cui faccio parte e che non condivido. Ad iniziare da una battaglia di
emendamenti - che spero si possano concordare tra noi - sulle questioni sociali,
alla ripresa autunnale. Ma è necessario lottare insieme anche fuori dal
Parlamento cercando di organizzare dei movimenti il più possibile ampi. Ma
saremo in grado di farlo solo se coloro che chiamiamo a lottare avranno la
sensazione che vogliamo difenderli per davvero. Ripeto, io sono per provarci
fino in fondo a costruire l'unità tra noi, ma per quanto ci riguarda è un'unità
che parte da una precisa connotazione di classe. Voglio riprendere non
casualmente a parlare anche un certo linguaggio perché anche su quel terreno
abbiamo perduto la sfida dell'egemonia culturale. La Confindustria sta facendo
lotta di classe, e la sta vincendo. Vorrei almeno cercare di combatterla, non so
se la vincerò ma vorrei provare. L'unità a sinistra - che proponiamo da tempi
non sospetti - per il Pdci deve partire da questo dato. E dunque proveremo a
dare un positivo, leale, unitario, corretto, beneducato scossone a questo
governo, per il bene del governo medesimo perché se continua così magari dura ma
perderà progressivamente consensi. La nostra mobilitazione potrebbe partire in
autunno con una grande manifestazione su una piattaforma che abbia esattamente i
criteri e i contenuti che ho provato sommariamente ad indicare. La
preoccupazione è davvero grande perché noi non stiamo patendo le contraddizioni
tradizionali di una formazione politica che si trova al governo del paese e
quindi deve fare compromessi. Qui c'è qualcosa di più: stiamo scontentando la
nostra base sociale, almeno da quando è stata varata la "controriforma"
pensionistica. Da quel giorno non intendo più accettare la logica del senso di
responsabilità a prescindere perché è perdente per tutti e quindi io vedo un
autunno "di lotta e di governo".
Franco Giordano (Prc)
- Oggi abbiamo
fatto una discussione molto seria e anche molto vera. Abbiamo registrato una
differenza sulla riforma della previdenza, ma credo che noi siamo in grado sul
terreno parlamentare e sul terreno dell'iniziativa sociale di tradurre in
positivo questa differenza, ottenendo un miglioramento degli accordi sulle
pensioni, anche sul punto dolente della riforma dello "scalone". Ora però
ritorno al punto dell'unità della sinistra, perché Fabio ha introdotto una
discussione molto seria: su quali basi culturali? Noi abbiamo bisogno di
costruire una soggettività unitaria politica, e per poterlo fare dobbiamo aprire
un dibattito culturale sull'ipotesi di alternativa di società. Allora, la
vicenda del rapporto tra tempo di lavoro e tempo di vita - alla quale accennava
Mussi - è fondamentale. Oggi il rapporto tra tempo di lavoro e tempo di vita è
interamente dominato dalla logica di impresa. Io chiedo: dove sta scritto che i
processi di risparmio che sono stati determinati dalla innovazione tecnologica e
dalla ricerca debbono essere rimessi in circuito e riconsegnati non alle forme
di socialità ma al capitale e ai suoi processi di accumulazione e di
investimento? Da nessuna parte sta scritto. In un modello diverso di società
questi risparmi possono essere destinati allo sviluppo delle relazioni umane,
del tessuto sociale, dei servizi, e alla difesa dell'ambiente. E qui io tocco un
punto che riguarda drammaticamente il nostro futuro: dobbiamo trovare la forza e
i modi per fermare l'aggressione capitalistica alla natura. Ma la crisi della
politica che cosa è oggi? Secondo me la crisi della politica ha due aspetti. Da
una parte è una crisi di partecipazione; noi abbiamo quella che Gramsci avrebbe
chiamato una vera e propria rivoluzione passiva; e allora bisogna ricostruire
una soggettività politica in grado di realizzare forme di protagonismo. C'è una
seconda parte che, secondo me, è ancora più drammatica: la politica rischia di
essere ininfluente sui processi economici, cioè rischia di essere riconsegnata
al capitale e diventare ancella del processo di valorizzazione del capitale
sullo sviluppo globale. E non ha più la possibilità di svolgere una funzione di
regolazione sociale. Da questo punto di vista la "missione" del governo diventa
decisiva in questa fase. Se surrettiziamente il governo diventa il perno di
questo processo di subordinazione al capitale - vedi l'idea del risanamento del
debito come unico elemento sovraordinatore - è evidente che tutte le ipotesi di
risarcimento sociale e di redistribuzione vengono confinate in uno spazio
estremamente ristretto. Allora ha ragione Mussi: c'è un programma di governo che
sembra non essere più attuale? Bene, si ricontratti, tutti insieme, punto per
punto, ogni aspetto del programma, rompendo lo schema della plancia di comando.
Io mi chiedo: possibile che si debba fare una proposta di riforma del mercato
del lavoro senza che i ministri Mussi, Ferrero, Bianchi o Pecoraro Scanio ne
sappiano nulla, e discuterne con i sindacati mettendoli alle strette e dirgli
che è inemendabile? A nome di chi parlano? Allora ricostruiamo la "missione" di
questo governo, ridefiniamo passaggio per passaggio i punti programmatici. Da
questo punto di vista, però, io penso che sia decisiva una mobilizzazione nostra
che manifesti sia sul terreno della democrazia, sia sul terreno dell'identità
politica e culturale. Mi spiego meglio: penso che la manifestazione che propongo
per autunno non deve avere come unico obiettivo, seppur importante, di metterci
nelle condizioni di avere più forza contrattuale dentro al governo, e cercare di
essere più efficaci, (cosa che è, diciamo, il prius dell'azione politica di
questa fase rispetto al governo), ma deve avere anche l'obiettivo di costruire
una soggettività politica unitaria; esattamente quello che la gente ci chiede in
giro e le cui aspettative credo siano condivise da tutti. Io allora vedo due
ipotesi, la costruzione in maniera diffusa di questa mobilitazione con un
appuntamento nazionale; e contemporaneamente la definizione rapida degli stati
generali di queste nostre forze con la soggettività più larga oltre ai nostri
partiti: perché non possiamo dare l'idea che tutto si riduce a noi quattro, ma
da noi quattro deve partire un segnale.
Angelo Bonelli (Verdi) -
Penso che ci è chiaro, lo
diceva prima Mussi, il ruolo che il Partito Democratico esercita e intenderà
esercitare nel futuro; del resto Rutelli ha detto, e non solo nel suo manifesto,
che l'obiettivo è ridisegnare i confini del centrosinistra. E' evidente che la
presenza della sinistra viene considerata transitoria dalla parte maggioritaria
del Pd. La funzione che dobbiamo esercitare con grande forza e caparbietà, e
quindi con responsabilità nei confronti del paese, è quella dell'unità
dell'Unione. La domanda è come riusciamo ad esercitare un ruolo per far sì che
in un prossimo futuro questo paese non conosca una "grande coalizione". Penso
che sia urgente costruire questa mobilitazione. La struttura sociale del paese
non è più quella di vent'anni fa. Abbiamo avuto destrutturazioni sociali
fortissime che hanno ridefinito modalità, relazioni sociali, umane, affettive;
una destrutturazione che ha contribuito a costruire una nuova società, che in
alcuni casi per noi, e parlano anche i dati elettorali, è abbastanza oscura. Non
c'è una connessione, non c'è un'interlocuzione con queste nuove soggettività. Io
non provengo come è noto dalla tradizione comunista ma mi sento un uomo di
sinistra; dico questo per far comprendere che le potenzialità di un area così
vasta sono grandi. Però non condivido che questo soggetto possa o debba avere
una connotazione di classe; io penso ad esempio che riguardo al "patto per il
clima" sia necessaria un'alleanza con quel mondo dell'impresa che non è
rappresentata da Montezemolo e che ha scelto l'innovazione tecnologica, una
scelta legata anche ad una sorta di codice etico. L'iniziativa su cui stiamo
ragionando per l'autunno deve essere accompagnata da una elaborazione
programmatica che ci porti ad un manifesto politico da presentare al paese.
Manifesto legato alla questione forte della lotta al precariato, che veda al suo
interno la questione del contrasto alle povertà sociali, che parli del reddito
di cittadinanza, che parli della questione climatica nelle sue articolazioni
legate ad un nuova politica energetica, che inevitabilmente pone anche nuove
questioni nel rapporto con il sindacato. L'altro giorno sotto al ministero dello
Sviluppo economico c'erano i lavoratori dell'Enel di Porto Torres a chiedere la
centrale a carbone; ciò ci pone un problema di interlocuzione col mondo
sindacale su quale politica energetica adottare. E quindi anche un'articolazione
dal punto di vista climatico del discorso dei trasporti e delle infrastrutture.
Voglio essere chiaro: il ministero diretto di Di Pietro non segna alcuna
discontinuità con l'era Lunardi. Parlare di valutazione di impatto ambientale,
di superamento della "legge obiettivo", in questo paese sembra una cosa da
estremisti. Come sembra da estremisti chiedere il rispetto delle norme europee.
Per non parlare della questione legata alla difesa del suolo. Dobbiamo lanciare
un'offensiva sulla questione "stop al consumo del suolo" in questo paese e
quindi dotarci di una legge urbanistica che dica che nel futuro ci sarà un
consumo del suolo zero e quindi il futuro è la riqualificazione delle nostre
periferie. Altra grande questione è quella della ricerca, dell'innovazione,
della scuola: abbiamo la necessità di dare una giusta accelerazione per andare
almeno alla stesa velocità degli altri paesi. E poi la questione dei diritti
civili, perché la battaglia della laicità non è esclusivo patrimonio dei
radicali e c'è una sinistra che si deve candidare a parlare con credibilità ed
autorevolezza di questi temi. Noi dobbiamo parlare di contenuti, con un
linguaggio molto chiaro e diretto al paese, perché dobbiamo assolutamente
evitare che questa sinistra sia relegata in un angolo come una sinistra
"massimalista" che sa solo protestare, ma che invece ha la capacità di proporre.
Si diceva sinistra "di lotta e di governo". E' un crinale molto delicato e noi
dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo per riportare al centro il
programma dell'Unione. Ricontrattare il programma? Io non so che significa, vedo
che lo sta facendo il Pd, ma appunto perché lo fanno loro noi dobbiamo ricordare
con grande forza che il programma è stato votato da milioni di italiani.
Fabio Mussi (Sd) - Vorrei aggiungere un breve contributo allo sviluppo della discussione che entra di più nel merito delle questioni. Primo: egemonia. Noi abbiamo largamente dimenticato la lezione: l'egemonia si esercita nel linguaggio, il linguaggio forma il senso comune. Quando le idee egemoniche sono diventate linguaggio e depositate nel senso comune, sono una potenza mai vista. Dunque, dobbiamo agire sul linguaggio smettendo di assumere come scontato un modo di definire le cose che già indica chi sta sopra e chi sta sotto: ad esempio, diamo per scontato che il centrosinistra italiano venga definito come un campo diviso in sinistra riformista e sinistra radicale. Che vuol dire radicale? Se vuol dire intransigenza dei principi, una politica che va alla radice dei problemi, dovremmo ricordare che non esiste una buona politica che non abbia un'intransigenza dei principi. Secondo: Giordano ha parlato di «lavoro come parte del processo di valorizzazione...». Il lavoro vivo è parte del processo di valorizzazione del capitale e questo da quando è apparsa questa formazione economico sociale chiamata capitalismo. Naturalmente nella storia di questa formazione non ci sono state sempre le stesse condizioni. Il capitalismo nella sua forma originaria non è lo stesso del grande compromesso socialdemocratico, del welfare state; lì qualcosa è cambiato nelle condizioni di vita di milioni di persone, negli assetti della società. Ecco, penso che su questa parte precedente di storia qualche giudizio, meno liquidatorio, su cosa è stato il socialismo su scala europea non sarebbe male. Negli anni passati abbiamo elegantemente discusso sulla cosiddetta "fine del lavoro" e "l'avvento delle classi medie". Quando Carlo Marx invitava i "proletari di tutto il mondo" ad unirsi, questi erano quattro gatti sparsi tra quella che allora era la Prussia, lo United Kingdom e la Francia. Mai c'è stato tanto lavoro salariato come ora sul pianeta e mai c'è stato tanto lavoro intellettuale comprato e venduto alle condizioni di lavoro salariato. Accanto a questo c'è l'altro fenomeno che è il consumo crescente di materia e di energia. E il sistema capitalistico si è scontrato con un principio che è un po' più potente della lotta di classe: il secondo principio della termodinamica. Oggi mettere insieme le questioni del lavoro e dell'ambiente non è un vezzo, è il modo di approcciare criticamente il problema. Ecco, è su tutte queste cose credo dovremmo iniziare a scambiarci competenze, conoscenze e punti di vista per ricostruire questa sinistra. E' un nostro dovere. Quello di identificare un area di sinistra a sinistra del Pd è diventato un dovere nazionale, oltre ad un'esigenza dovuta al bisogno di rappresentare la nostra gente. Perché se quest'area resta sfaldata, dispersa, divisa, alla fine l'esito neo-centrista o cesarista diventa ineluttabile.