Caro Direttore, trovo indecente l’ordinanza del
Comune di Firenze sui lavavetri di strada,
non perché rappresenta un’offesa alla morale rivol u
z i o n a r i a , ma perché è una cialtronata.
Sarebbe come se, in presenza di una g r a v i s s i
m a e m e r g e n z a igienica, le autorità preposte
andassero in giro ad ammazzare l e mosche con i
giornali arrotolati. Mi spiego.
Le condizioni delle città italiane sono mediamente
fra le peggiori d'Europa. Roma è la città più
sporca dell'emisfero occidentale (se si esclude
Napoli). Il centro storico di Firenze ha preso
l'aspetto e le abitudini di un suk arabo (oddio, che
lapsus!). Bologna non riesce a risollevarsi dalla
grigia, spenta aura guazzalocchiana. Milano, un
tempo capitale morale e culturale d'Italia, sembra
un sobborgo di Rogoredo. Napoli, appunto, è sommersa
dall'immondizia. Ovunque, ogni giorno, ci si deve
confrontare con degrado e speculazione del
territorio e dell'ambiente, di cui spesso le
amministrazioni locali sono complici. Questo sì che
sarebbe un tema interessante per una grande
inchiesta: il confronto, su valori ben accertati
(pulizia, servizi, trasporti, traffico, sanità,
ecc.), tra le più importanti città italiane e,
poniamo, Parigi, Londra, Berlino, Zurigo, Bruxelles
e Madrid. Vediamo sul serio a che punto le cose
sono. Perché allora cominciare a prendersela proprio
con i lavavetri di strada? Per due motivi, credo.
Innanzitutto, perché quando io vado a caccia di
mosche a casa mia con il giornale arrotolato
(retaggio, me ne rendo conto, di abitudini antiche,
sorpassate dalle alte tecnologie contemporanee),
meno tali fendenti che il mio cane spaventato corre
in un'altra stanza: lui crede che sia scoppiata la
Terza Guerra Mondiale.
Nello stesso modo si comportano i sindaci di casa
nostra (come me; non come il mio cane).
Menano fendenti sulle mosche: così il pubblico si
distrae e non pensa ad altro. In secondo luogo,
perché l'ordinanza costituisce un piccolo ma
significativo passo avanti nella realizzazione di
quella ormai onnipresente costituzione materiale,
che sta alla base del PUCD = Partito Unico del
Conformismo Dominante. Per forza che la maggioranza,
la grande maggioranza, sta con l'ordinanza del
Comune di Firenze: mettete insieme la quasi totalità
dell'elettorato di centrodestra con la maggioranza
di quello di centrosinistra, e avrete questa
spaventosa miscela di conformismi, questo incontro
di volontà armate, che, invece di confrontarsi e
scontrarsi, come sarebbe giusto, beatamente si
incontrano e si sommano sui principi fondamentali,
il più importante dei quali dice: per favore,
preferirei non essere disturbato. Resta solo da
chiarire quale sarà il prossimo soggetto disturbante
(ma non c'è che l'imbarazzo della scelta: il Pucd,
perciò, ha possibilità infinite davanti a sé).
Naturalmente — voglio dirlo proprio solo alla fine,
perché tanto so che i miei interlocutori sono del
tutto insensibili a questo tipo di argomento —, a me
fa impressione anche che, nella catena infinita dei
problemi, i nostri amministratori comincino
esattamente dagli ultimi (ultimi in tutti i sensi:
in ordine di importanza; e dal punto di vista della
miserabilità della condizione umana dei soggetti
interessati). Ma questo è un riflesso condizionato
d'ordine morale: cosa d'altri tempi, e non mette
neanche conto parlarne.
P.S. So benissimo che Pierluigi Battista è abituato
alle distinzioni e alla complessità dei problemi;
perciò mi stupisco che da qualche tempo a questa
parte usi categorie troppo generali, la cui
correttezza mi pare ormai poco fondata.
«Intellettuali di sinistra»? Mi pare che la
categoria non esista più: almeno da quando si è
totalmente svuotata o perlomeno fortemente
indebolita e confusa quella di «politici di
sinistra». Comunque io ne sono uscito
volontariamente da almeno un decennio, da quando ho
scoperto che stare nello stesso contenitore con
altri intellettuali che si definivano in qualche
modo di sinistra, non era più commendevole. Quindi,
faccio da me. Del resto, come è noto, chi fa da sé
fa per tre. O almeno lo spero.