Spazioamico

RASSEGNA STAMPA

PRESENTAZIONI

ATEI  e AGNOSTICI

MEMORIE

                                                                      ATEI  e AGNOSTICI      atei Palermo

 

           11 Ott 2006 lettera di Pietro Ancona a Villella

Caro Giorgio,
 
tu non te ne rendi conto o cerchi di ignorarlo: l'Uaar ha subito una rapida involuzione dal Congresso di Bologna ad oggi e con le rampe di lancio verso il prossimo si accinge a diventare qualcosa di veramente antidemocratico. Pensare ad un CC di otto persone vuol dire escludere tutti i circoli che si sono creati e continuano a crearsi. Non prevedere un Consiglio nazionale fatto di coordinatori, collaboratori, responsabili di settori, intellettuali, significa tirarsi addosso la coperta esistente.
 
 Debbo dirti che nonostante l'episodio Vera Pegna accaduto subito all'inizio della mia responsabilità di coordinatore, pur notando diverse cose che non condividevo, ero entusiasta di lavorare per l'uaar e dare il mio modesto contributo. Per quanto mi riguarda ho avuto ed ho stima per te e, pur considerandoti in qualche modo un pò burocratico  ho sempre pensato che il tuo pensiero dominante fosse il bene dell'Uaar.
  Ma le cose recentemente sono di gran lunga peggiorate. La cancellazione dell'art.7 della Costituzione maturata all'interno di una pratica burocratica è stata uno spaventoso autogol.
 L'episodio Dario Fo è stato per me sconvolgente per la mancata reattività di tutto il corpo dell'Uaar (ad eccezioni di Maurizio Mei) che non ha ritenuto di distanziarsi da Marcus Prometheus e di chiedere una nota quanto meno di estraneità alle ingiurie al Moderatore dirigente dell'Uaar della lista.
  Anche episodi minori mi avevano colpito. Non riuscivo a capire come si potesse ritenere Tosti colpevole dei reati ascrittigli e nello stesso tempo solidarizzare con lui al processo. Non ho mai accettato l'indifferenza per il caso dell'insegnante di religione licenziata ed ho trovato disgustoso il sarcasmo da caserma per la delicatissima questione delle suore importate in Europa dal Vaticano.
   Poi noto una grande intolleranza alle idee di sinistra o radicali di sinistra come le mie quasi fossimo in una sezione pariolina di AN.
  Le mailing list sono funzionali alla campagna mediatica dello scontro di religioni e di civiltà. L'ateismo viene strumentalizzato in funzione antiislamica e filoisraeliana.
   Insomma, mi sento del tutto estraneo a quello che l'Uaar è diventato sotto i miei occhi e continuarà purtroppo a diventare.
  Il dopo Villella sarà di destra, nero, sciovista.
  Ti saluto con affetto e ti garantisco che l'Uaar oggi ha volantinato per il XX Settembre e che da domani fino alle mie dimissioni irrevocabili saremo al Festival dell'Unità con una petizione e tanto materiale.
  Con il 2007 non rinnoverò la tessera.
  Pietro

11 Ott 2006

 Un saluto ai soci del circolo uaar di Palermo
Cari soci,

mi scuso con voi se non intervengo alla riunione di venerdì 13-ottobre alla quale non ho alcun motivo di partecipare dal momento che ho maturato il convincimento di non avere più nulla in comune con l'uaar e di ritenere dannosa agli ideali nei quali credo una mia ulteriore militanza. L'uaar dopo Bologna è diventata islamofobica ed intollerante verso la sinistra. Dario Fo, Margherita Hack, Moni Ovadia vengono attaccati e non si leva alcuna voce tranne la mia in loro difesa. Villella ha rifiutato la mia richiesta di porgere scuse a Dario Fo. Margherita Hack viene definita rincoglionita e Moni Ovadia Kapò. C'è molto altro, ma sarebbe molto lungo parlarne e comunque l'uaar si è data a Bologna una natura diversa dall'uaar al quale mi ero iscritto con la cancellazione dallo Statuto della richiesta di abrogazione dell'art.7 della Costituzione.

    Inoltre il Congresso è stato una vera e propria truffa come il nostro documento di Circolo aveva già evidenziato.
Mi scuso con i molti di voi che con il mio entusiasmo ho trascinato dentro l'uaar. Ero convinto di quello che facevo, ma debbo prendere amaramente atto che oramai l'uaar è una pedina nel cosiddetto scontro di civiltà come si evince anche dalla ossessiva ricerca e selezione nelle "ultimissime" del sito uaar di tutte le notizie negative per i popoli arabi.
Mi dispiace che sia finita così male ma è bene prendere coscienza fino in fondo dei nostri eventuali errori e di correggerli.
Pietro

              *********************

Lettera di commento di Giuseppina al verbale dell'assemblea del circolo di Palermo Mer 1 Nov 2006 9:26 pm

Documento allegato al verbale dell'assemblea precongressuale  del circolo di Palermo scritto da Sara Dipasquale e approvato dall'assemblea

Verbale richiesta di riconoscimento civile dell'UAAR quale ente di culto

Riflessioni di Sara Dipasquale su l'uaar e le associazioni di Atei in genere

Quando ho incontrato per caso l'Uaar, sono stata contenta di aver trovato un'associazione di cui sentivo la mancanza, come atea. Questa esigenza che sentivo, ora capisco che era: 1) una reazione alle cose ignobili subite all'interno della Chiesa e della società conformisticamente bigotta, finchè (per pochi anni ) c'ero stata dentro; 2) una reazione al comportamento generale della società in cui viviamo, in cui gli atei sono invisibili, mai nominati, al massimo pudicamente definiti "non credenti", quasi una condizione di minorità, di mancanza. Del resto anche un grande uomo come Falcone, a chi gli chiedeva in Tv se avesse la fede, rispose:"non ho questa fortuna". Capisco la prudente sobrietà della risposta di Falcone, sempre al centro di furiose polemiche finchè visse (mancava che si aprisse una polemica anche sul fatto che era un entusiasta "senza dio"), ma la verità è che in generale è conformisticamente considerato politicamente corretto dichiarare con tristezza, quasi vergognandosi, di essere "non credenti=sfortunati".
Se non che, a furia di frequentare gli atei, e non solo quelli dell'Uaar, perchè ogni tanto sulla mailing list dell'Uaar o da altre fonti mi arrivano posizioni o riflessioni di atei anche di altre associazioni, il mio interesse per tale tipo di aggregazione è progressivamente svanito: in questo senso dico che ho capito meglio me stessa, in quanto alla fine ho percepito con chiarezza che la mia passata ricerca di un'associazione di atei fosse in realtà dettata da un sentimento di rivalsa, tutto sommato ancora abbastanza infantile (nonostante la mia età!). Sentimento infantile da cui ora sono definitivamente guarita. Nel senso che non mi riconosco per niente nella esigenza degli atei di individuare nell'ateismo l'elemento fondante della loro identità. Io penso di essere fortunata in quanto atea, altri anche molto più intelligenti di me, per il cammino particolare della loro vita, non lo sono, mi sembra un peccato, ma qua si tratta solo di una pacifica, pacata, amorevole battaglia culturale, di lungo periodo e di lungo respiro, non di un'aggressione assatanata contro ogni atteggiamento di religiosità. Come diceva pacatamente Margherita Hack in quella famosa trasmissione, la lotta contro l'ignoranza e la diffusione delle conoscenze scientifiche possono diminuire - e anche di molto - l'area della credulità, ma non - purtoppo - farla scomparire. Così la battaglia per lo sbattezzo, che tanto mi piacque all'inizio (la rivalsa infantile!), ora mi sembra una scocchezza su cui non vale la pena perdere tempo, e così anche il definirsi arrogantemente "liberi pensatori", perchè ci sono tanti liberi pensatori anche tra i credenti, tant'è che hanno il coraggio di opporsi alle loro chiese correndo anche rischi enormi, pur continuando a sentirsi parte di quelle chiese perchè accomunati da una fede che io non capisco e non condivido ma che per loro è importante. In fin dei conti è solo un imbecille chi afferma di essere un libero pensatore, tutti noi - volenti o nolenti - siamo più o meno agiti -( Freud ci soccorre), possiamo con fatica allargare l'area della nostra consapevolezza responsabile, ma mai completamente...Altro è, naturalmente, contrastare le pretese dittatoriali delle tre grandi religioni monoteiste, vera disgrazia dell'umanità, lavorare perchè chi è succube sia in grado di capire e di liberarsi, battersi per difendere diritti, etc. Ma non in quanto atei, in quanto amanti della libertà e della dignità degli esseri umani. In definitiva, se debbo individuare il tratto distintivo della mia identità, lo ritrovo nella lotta contro l'oppressione, lo sfruttamento e l'ingiustizia.

Sara Dipasquale

 

 

ATTIVIA' ATEI  PALERMO  2005 - 2006