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Il socialismo "oltre il Novecento"

Carlo Patrignani,  24 maggio 2007

 

Fausto Bertinotti firma l'editoriale della rivista "Alternative per il Socialismo", da lui stesso diretta, in uscita per Editori Riuniti il primo giugno e segna la strada verso l'approdo di quella che viene chiamata "nuova soggettività" della sinistra

 

Solo l'estate scorsa settori ben precisi del Potere economico e culturale, i nostri maitres a penser ne avevano sancito il fallimento: e al mondo facevano sapere che il socialismo non c'era più, forse non c'era mai stato. E dicevano che era morto, per non dover ammettere e riconoscere che ad andare in frantumi, sepolto sotto le macerie del Muro di Berlino, era stata quella cultura che ha condizionato, influenzato, padroneggiato la vita degli esseri umani nell'ultimo secolo, il comunismo, il cui processo di frantumazione probabilmente era iniziato ben prima dell'89. Quando? Nel '68 con l'invasione della Cecoslovacchia o nel '56 con l'invasione dell'Ungheria o ancora nel '53 con la morte di Stalin? In attesa di una risposta da storici ed esperti, va detto che il socialismo è vivo, vitale, è la speranza, la sola possibile "via d'uscita" per costruire una società nuova, alternativa all'esistente.
E, "anche se non siamo "pasticcieri dell'avvenire", possiamo provare - riprovare - a pensare alla società socialista come ad una società nella quale i diritti e i bisogni, materiali e immateriali, sono universalmente garantiti in forma demercificata". Dunque, "è la demercificazione il fondamento di una rinascita possibile dell'Europa, la riforma di struttura ad essa storicamente necessaria: è questa istanza che chiede la riapertura in grande delle questioni del cosa, come, dove e per chi produrre".

A riattualizzare così "la questione socialista", è il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, nell'editoriale della rivista "Alternative per il Socialismo", da lui stesso diretta, in uscita, per Editori Riuniti, il primo giugno, come risposta "al vuoto politico che pesa negativamente su tutte le questioni che sono all'ordine del giorno, questioni per le quali è matura una soluzione di alternativa ma che da quel vuoto è impedita".
Ed in tempi brevi, è il messaggio di Bertinotti, "questo vuoto politico deve esser colmato da un nuovo soggetto della sinistra: non è soltanto un impegno strategico ma una priorità". Priorità che, "passa per la costituzione del Partito della Sinistra Europea e di una più matura aggregazione della sinistra alternativa, ma soprattutto domanda un'operazione straordinaria di cultura politica: un vero e proprio investimento sulla teoria e sulla pratica della trasformazione".

Bertinotti non cita mai, abbandona la parola "comunismo", al suo posto mette la parola "socialismo" e "socialismo del ventunesimo secolo" o meglio ancora "socialismo oltre il Novecento", unendola ora a ‘pratica della trasformazione', ora a "grande opera culturale per ridefinire le ragioni del vivere insieme", ora a "riforma di struttura", ora a "autonomia" della sinistra, ora a "sinistra alternativa", ora ad attenzione e rapporto con i movimenti, fino alle innovative intuizioni sulla "non violenza" e sulla "partecipazione".

Come dire, la ricerca continua, non conosce soste ed ora si precisa l'approdo: il socialismo, i suoi contorni, riferimenti, se si vuole l'anima: e pur senza riferimenti diretti si parla di quel socialismo di sinistra fautore delle "riforme di struttura", del "riformismo rivoluzionario", dell'autonomia e dell'alternativa che ebbe, perché non riconoscerlo, in Riccardo Lombardi la punta di diamante, l'espressione più compiuta.
A maggior ragione oggi dopo il "terremoto politico" provocato dalla costituzione del Partito Democratico si impone, si pretende la "riaggregazione", la "ricomposizione" delle diverse anime della sinistra italiana chiamate, se non obbligate a trovare un approdo comune teorico e organizzativo in tempi politici e non storici. E così Bertinotti sembra voler offrire il suo originale terreno di confronto teorico: il
socialismo del Novecento, lasciando al suo Partito, Rifondazione Comunista, il lavoro strettamente organizzativo: il 30 maggio è in programma infatti un primo vertice tra Prc, Sd, Pcdi, Verdi.

Il punto d'attacco dell'analisi di Bertinotti, e non poteva certo essere altrimenti, è il capitalismo, la sua ferrea logica consumistica che tutto riduce a "merce", togliendo dignità e umanità al lavoro e a chi lavora. "La profondità della crisi impone di "prendere il toro per le corna": il punto di partenza non può che essere la ricostruzione di una cultura politica autonoma della sinistra fondata sulla critica del capitalismo del nostro tempo - avverte Bertinotti - E l'alternativa di società (il riempimento del vuoto) rinvia alla più grande delle questioni che giustifichi storicamente l'esistenza della sinistra: la questione del socialismo". Insomma, "il cuore della civiltà europea è aggredito da un processo di modernizzazione capitalistico al cui centro sono la dilatazione e la pervasività del processo di mercificazione". E appunto la "demercificazione" è la prima grande "riforma di struttura" necessaria per la possibile "rinascita" dell'Europa.
"Non è un'impresa inedita: la storia del movimento operaio si è fondata su una lunga sequenza di lotte sempre tese a sottrarre beni materiali e immateriali al dominio del mercato - aggiunge Bertinotti - Ora che riemergono, dentro la globalizzazione capitalistica, la vocazione totalizzante del capitalismo e il primato della forma merce, la lotta per la demercificazione dell'esistenza umana, dei beni comuni, delle culture e della scienza, del lavoro, del rapporto uomo-natura, delle relazioni sociali, si propone come asse dell'alternativa di società". E, secondo il Presidente della Camera, è "proprio il conflitto tra mercificazione e demercificazione che ripropone l'attualità del
socialismo".

Il socialismo di sinistra, dunque, diviene l'approdo di quella che viene chiamata "nuova soggettività" della sinistra: e si costituisce subito come superamento e rifiuto di quella cultura - il comunismo - che ebbe nel marxismo il suo punto di riferimento. Marxismo che poi ha inglobato in sé quella teoria, il freudismo, che ha fallito la ricerca sull'essenza, specificità e natura dell'essere umano: e il '68 fu l'alleanza tra marxismo e freudismo, teorie che avrebbero dovuto fare le rivoluzioni e addirittura trasformare il mondo usando quel metodo di pensiero detto ‘razionale' nato e sempre servito per non fare le rivoluzioni e per non trasformare il mondo. La sfida è altissima, vale, come traspare dall'editoriale del Presidente della Camera, l'egemonia culturale. "Ho diffidenza verso le certezze infallibili (Marxismo, Freudismo, Religione) che danno origine a veri e propri clericalismi, non importa se teologici o laici, necessitanti un corpo, un organismo, o un uomo reclamanti l'infallibilità nell'interpretare il corso vero della storia - sosteneva Lombardi - La politica viceversa è ricerca, studio, osservazione, elaborazione, è un procedere per tentativi e per errori, una pratica cioè non solo tollerante perché riconosce ai dissidenti il diritto all'errore ma perché rivendica per se stessa il diritto di sbagliare".

 http://www.aprileonline.info/3207/il-socialismo-oltre-il-novecento