| RASSEGNA STAMPA |
Il procuratore ha spiegato che la sua richiesta deriva dal fatto che «il mestiere girovago di lavavetri è previsto dalla legge come illecito amministrativo e per il principio di specialità non può essere oggetto di illecito penale». Quanto all'ipotesi di un racket, è sempre Nannucci a dire che non ci sono inchieste in corso. La richiesta del procuratore era nell'aria. Da giorni aveva manifestato forti perplessità sul provvedimento «è opinabile» aveva commentato dalle ferie. Rientrato al lavoro, naturalmente, non ha cambiato idea. Anzi. La settimana scorsa aveva aggiunto «non sono così convinto che sia ineccepibile».
Ieri la richiesta di archiviazione delle denunce, che di fatto svuota completamente il contenuto dell'ordinanza n° 774 e costringe il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ad annunciare: «Stiamo mettendo a punto una nuova ordinanza». Sicuramente nella prossima sparirà la definizione del lavavetri come mestiere girovago.
Il primo cittadino di Firenze però non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro su un atto che, come confermato da un sondaggio fatto da Publicares (Gruppo Swg) ottiene il consenso del 79% degli italiani, anche il centro sinistra e la sinistra approvano il divieto dell'attività rispettivamente nel 78 e nel 63% dei casi. Ma è chiaro, che per i lavavetri il quadro dovrebbe cambiare radicalmente con il venir meno di una loro presunta responsabilità penale, se colti a "lavorare" agli incroci dei semafori. Domenici esprime «doverosa attenzione e rispetto» per l'atto del procuratore capo di Firenze relativo «all'ordinanza dello scorso 25 agosto di cui molto si è discusso». Sulla sicurezza però i punti neri riguardano ancora una volta le competenze dei sindaci. È in questo filone che si innesta anche la richiesta di Sergio Cofferati e Leonardo Domenici su maggiori competenze dei Comuni.
Altrimenti si crea lo stesso paradosso che si sta verificando sempre a Firenze, con i vigili urbani che si arrendono ai posteggiatori abusivi, perché non hanno strumenti a disposizione per bloccare la loro presenza sulle strade. Anche questa è un'altra emergenza, denunciata dall'assessore Graziano Cioni. «Volevamo arrestarli ma il pm di turno ci ha consigliato di non farlo per motivi giuridici» racconta il comandante Alessandro Bartolini. «Ci devono dire cosa dobbiamo fare, devono sciogliere questo nodo, per avere una certezza di azione» insiste l'assessore Cioni, in attesa del pacchetto del governo sulla sicurezza. Intanto a Palazzo Vecchio basterebbe che per ora fosse la prefettura a dire qualcosa di più chiaro.