| RASSEGNA STAMPA |
COME RICOSTRUIREMO L'UNIONE SOVIETICA vedi Perché ricordiamo la Rivoluzione d’Ottobre
vedi anche Stalin e stalinismo
(Intervento di S.Christenko, Segretario del CC del VKPB al 5° Congresso dei cittadini dell’URSS, Kujbyshev ( Samara), 5 – 6 novembre 2011)
Parlerò della storia della nostra Patria comune, l’Unione Sovietica, di questa grande realtà storica che si chiama popolo sovietico. Innanzi tutto dirò di come possiamo ricostituire l’Unione Sovietica, delle difficoltà di questo percorso e dei metodi da seguire per raggiungere la meta. (...)
Nella storia della Russia abbiamo avuto momenti di grandezza e di eroismo. I regnanti di Russia si sono però fermati allo stadio di sviluppo feudale, alla tutela degli interessi dei grandi proprietari terrieri. Il popolo dovette rovesciare il regime zarista e compiere la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Poi ha dimostrato nei fatti cosa significhi il “lavoro liberato”. In pochi decenni abbiamo realizzato un balzo di secoli nella crescita economica e sociale, abbiamo annientato il nazifascismo, siamo diventati una grande superpotenza e con Stalin ci siamo contrapposti con successo all’accanita pressione economica, politica e militare dell’imperialismo mondiale. Abbiamo realizzato il “miracolo” dell’Unione Sovietica.
Possiamo riferire tante parole di apprezzamento per quei tempi da parte di chi allora visse e lavorò. Il maresciallo Zhukov, ad esempio, scrive nelle sue memorie: “Ogni periodo di pace ha la sua connotazione, il suo colorito, la sua bellezza. Ma io voglio dire una parola di ammirazione per gli anni prima della guerra, caratterizzati da un irripetibile e originale stato d’animo positivo, dall’ottimismo, dall’entusiasmo, e nello stesso tempo dall’impegno pratico, dalla modestia e dalla semplicità nei rapporti umani. Cominciavamo davvero a vivere molto, molto bene!”
Ma non fu così il periodo poststaliniano della storia dell’URSS. Furono anni di abbandono delle posizioni conquistate, anni di arretramento; e poi con Gorbacev e Eltsin anni di chiara capitolazione. Da quando la controrivoluzione borghese ha prevalso in Unione Sovietica il mondo è diventato unipolare, siamo testimoni di una sfrenata espansione su scala mondiale dell’imperialismo USA. La politica americana è una catena senza fine di aggressioni. In America l'hanno subita Cuba, Grenada, Guatemala; in Asia ci sono state le sanguinose aggressioni al Vietnam e all’Iraq e in Africa alla Libia; in Europa la Jugoslavia è stata fatta a pezzi dagli insaziabili predoni imperialisti.
Ai popoli di tutto il mondo manca come l’aria, per il contrasto al diktat imperialistico, quella possente forza che fu l’Unione Sovietica. E’ stato frantumato il campo socialista mondiale che indicava al mondo intero l’idea e la pratica di un’alternativa alla globalizzazione borghese, ovvero una globalizzazione comunista. L’URSS guidata dal partito bolscevico aveva dimostrato nella sua evoluzione storica come va risolta con giustizia la questione nazionale, assicurando parità di diritti e opportunità ai popoli grandi e piccoli, aveva fatto un balzo poderoso nel suo sviluppo economico, sociale, scientifico e culturale.
Nei suoi anni migliori, trenta, quaranta e cinquanta, l’URSS fu senza esagerazione il faro di tutti gli uomini di progresso. La visitarono e si meravigliarono di tutto ciò che videro personalità del calibro di Bernard Show, Henry Barbusse, Herbert Wells, Rabindranath Tagore e tanti altri. Nel gennaio del 1946 in una previsione elaborata dai collaboratori dell’ambasciata americana a Mosca si poteva leggere che l’Unione Sovietica “nei prossimi venti anni è in grado di svilupparsi più velocemente di tutti gli altri paesi e di trasformarsi in una potenza economica paragonabile agli Stati Uniti”.
Ahimè! Per adesso ha vinto la controrivoluzione borghese, bugiardamente chiamata “perestrojka”, “miglioramento” del socialismo. Però le forze che all’inizio della controrivoluzione avevano indossato in pompa magna i decantati abiti “democratici”, e con falsi slogan “democratici” avevano irretito le folle nei comizi antisovietici, ora si sono completamente smascherate agli occhi delle masse popolari. La gente ha capito che a costoro il potere è servito unicamente per rubare al popolo la ricchezza creata dal lavoro di intere generazioni. Il termine “democratico” è diventato una parolaccia e l’essenza antipopolare di questo clan è divenuta chiara a chiunque. Distrutta l’economia, l’intero paese vive solo con la svendita folle delle sue risorse naturali. La gran parte degli introiti finisce nelle tasche rigonfie dei novelli capitalisti, e noi siamo costretti ad acquistare nei negozi prodotti e indumenti di bassa qualità che ci arrivano dall’Occidente. Le fabbriche e le industrie nazionali sono ferme, i nostri campi sono coperti dalla sterpaglia.
Il crimine più orrendo dei “democratici” è stato quello di avere distrutto l’Unione Sovietica, la nostra grande Patria comune, seminando ostilità, sfiducia e persino odio dentro la concorde famiglia dei popoli sovietici, pur di compiacere i loro padrini d’oltreoceano, l'imperialismo americano. E ciò ha provocato numerosi conflitti interetnici, genocidi, profughi, milioni di vite infrante.
Proprio il nazionalismo e la propaganda dell’esclusivismo etnico rappresentano la componente più insidiosa della “retaggio democratico”, come testimoniano le pressoché quotidiane notizie di assassinii su base etnica, le megarisse fra appartenenti a diverse nazionalità, gli appelli ai pogrom. Il nazionalismo borghese è uno strumento assai comodo per spiegare alle masse come mai va tutto così male. La colpa è dei “caucasici”, dei lavoratori immigrati, di chi volete, ma mai dei capitalisti che sono in realtà i veri “animatori” di questo orrore. Cosa dobbiamo fare noi comunisti di oggi? Come possiamo ricostituire adesso la nostra Patria? Quali forze possono farlo? Del fatto che l’Unione Sovietica è stata distrutta si addolorano la maggior parte dei bielorussi, dei russi, degli ucraini, dei kirghisi, dei tagichi. Alla domanda: cosa abbiamo perso con il crollo dell’URSS, essi rispondono che abbiamo perso il senso di appartenenza ad una grande potenza, che è stato frantumato un sistema economico unitario, che sono saltati i contatti con i parenti e con gli amici, che si è persa la sensazione di essere ovunque a casa propria, che è cresciuta la diffidenza reciproca, la cattiveria. Però l’URSS continua a rimanere la “Patria storica” per la maggioranza dei russi, degli ucraini, dei bielorussi e di altri popoli residenti nel territorio dell’Unione Sovietica. Quindi sarà sicuramente appoggiato l’impegno di realizzare in questo spazio un nuovo progetto di integrazione.
De iure l’Unione Sovietica esiste ancora in virtù dell’esito del referendum pansovietico del 17 marzo 1991 , atto supremo di diritto internazionale (dove circa l'80% dei cittadini si espressero a favore del mantenimento dell'URSS, n.d.t.). Nessuno ci ha privato della cittadinanza sovietica, poiché soltanto attraverso un referendum sarebbe stato possibile togliere a 280 milioni di persone la cittadinanza dell’URSS in base all’articolo 15 della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Nessuno ha mai abolito il giuramento militare sovietico. Occorre ricostituire l’Unione Sovietica de facto! Naturalmente ci sono forze potenti, innanzi tutto fra i “democratici”, che negano la urgente necessità e l’importanza di ripristinare l’Unione Sovietica. I “democratici” gridano: “Ognuno vuole prendersi un pezzo della Russia”; “La Russia deve cessare di essere una mucca da mungere”, “Tutte le repubbliche erano una zavorra, senza di loro la Russia va meglio”, ecc., ecc. D’altra parte agli ucraini, ai kazachi, agli uzbechi dicono: “Finalmente ci siamo sbarazzati di questi russi colonizzatori che ci hanno rubato il cotone, il burro, i diamanti ecc. In verità l’economia dello Stato sovietico era patrimonio comune di tutti i cittadini dell’URSS e in quanto sistema economico unitario era stata ottimizzata in modo che le donne russe, uzbeche, tartare potessero indossare abiti di cotone uzbeco, in modo che sulla tavola di una famiglia russa, uzbeca e tartara ci fosse abbastanza pane russo, in modo che tutti i cittadini sovietici potessero disporre dei beni prodotti nel Tatarstan.
Ad evidente dimostrazione di quanto i nemici del nostro paese abbiano odiato la fraterna e forte amicizia dei popoli sovietici possiamo citare quanto disse Stalin nel giorno della Vittoria il 9 maggio 1945: “Tre anni orsono Hitler annunciò al mondo che fra i suoi obiettivi vi erano lo smembramento dell’Unione Sovietica e il distacco da essa del Caucaso, dell’Ucraina, della Bielorussia, del Baltico e di altre regioni. Egli dichiarò testualmente: “Noi annienteremo la Russia in modo che essa non possa più risollevarsi”. Il ben noto americano Henry Kissinger ha dichiarato a sua volta: “Il crollo dell’Unione Sovietica costituisce senza dubbio il più importante avvenimento dell’era contemporanea e l’amministrazione Bush ha mostrato nel suo approccio a tale problema un’abilità straordinaria... Io preferisco in Russia il caos e la guerra civile piuttosto che la tendenza alla sua unificazione in uno stato coeso, forte e centralizzato”. Questo stesso obiettivo hanno perseguito sia Gorbacev che Eltsin. Lo scopo si tratti di Eltsin o di Hitler è sempre lo stesso: impedire l’esistenza di uno Stato sovietico unitario e forte.
Qui arriviamo al problema cruciale per la ricostituzione dell’Unione Sovietica: l’Unione Sovietica può essere ricostituita soltanto dal popolo sovietico, vale a dire da quella gente che dice: la mia Patria è l’Unione Sovietica, io sono un cittadino sovietico. Quindi la lotta per ricostituire il popolo sovietico, per riaffermare il concetto di popolo sovietico, costituisce probabilmente il momento decisivo della nostra battaglia per il ripristino dell’URSS. E’ stato il popolo sovietico a fare la grandezza dell’Unione Sovietica! Sono gli uomini a decidere tutto! Noi possiamo parlare della grande Unione Sovietica perché grande è stato il popolo sovietico. Il popolo che attraverso sofferenze e una lotta accanita prevalse nella guerra civile sull’intervento di ben 14 potenze straniere, sgominò la controrivoluzione interna, si oppose nella Grande Guerra Patriottica all’invasione dell’Europa intera, perché con Hilter vi era l’Europa intera; il popolo, infine, che ha compiuto imprese lavorative senza precedenti.
Qualcuno potrebbe dire che il popolo sovietico era solo una somma di nazioni, di nazioni distinte. Ma Stalin, giustamente, definiva la nazione come una comunità di uomini storicamente consolidata formatasi sulla base di una lingua comune. La lingua comune dell’Unione Sovietica fu la lingua russa. Tutti gli abitanti dell’Unione Sovietica conscevano il russo e lo conoscono ancora adesso. Che ci fosse inoltre un territorio comune è evidente. Ovviamente era comune anche la vita economica, tanto è vero che l’industria sovietica costituiva un complesso economico nazionale unico. Il crollo dell’Unione Sovietica si è riverberato in modo disastroso su questa industria, l’ha portata alla rovina. In ultimo va ricordato che si affermò anche una comune forma mentis che si tradusse nella comunità della cultura. Esisteva davvero una cultura sovietca? Sì, esisteva ed era effettivamente una grande cultura. Ricordiamo i nostri migliori film da “Cjapaev” a “Potemkin”, ricordiamo il balletto, la Ulanova, ricordiamo i cantanti, la leggendaria generazione di cantanti sovietici. La cultura sovietica fu una enorme conquista. Ecco perché possiamo parlare con assoluta fondatezza di nazione sovietica.
Qual’è stata la ragione della vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica? Il sistema politico e sociale socialista? Sì, certamente! La saggia direzione del paese da parte di Stalin? Sì, certamente! L’eroismo del popolo sovietico erettosi a difesa della sua Patria socialista? Sì, certamente! Però ci fu una forza superiore invincibile, la forza dell’amicizia, della solidarietà di tutti i popoli sovietici, di uomini di nazioni e nazionalità diverse! Per ciascun cittadino sovietico esisteva una sola, unica patria, la Patria sovietica, da Brest alla Kamciatka. Egli difese la sua Patria a costo della vita, non importa se kasacho, armeno o russo, se a Brest, sotto Mosca, a Kursk o in Crimea. La grande forza dell’amicizia dei popoli sovietici in battaglia e nel lavoro costituì quella barriera d’acciaio, contro la quale si infransero le speranze degli hitleriani di insinuare la divisione, l’ostilità, il panico nell’animo dei cittadini sovietici. Mai dobbiamo dimenticare questa straodinaria lezione: e cioè che l’unità dei popolo e delle nazioni fraterne è una forza enorme. Noi dobbiamo essere anche oggi uniti nella nostra lotta comune contro il criminale regime capitalistico, essere uniti nella lotta per la ricostituzione della nostra comune Patria socialista, l’Unione Sovietica!
E allora con quali metodi dobbiamo agire per ripristinare l’Unione Sovietica? Da quali idee dobbiamo farci guidare? Qui possono esserci utili anche i principi che i bolscevichi posero alla base della costruzione dello stato socialista federale plurinazionale. Lavorando alla ricostituzione dell’Unione Sovietica non dobbiamo occuparci né di vuote declamazioni, né di chiacchiere ultrarivoluzionarie, dobbiamo svolgere invece un lavoro tenace per riportare la fiducia fra gli ex popoli sovietici, spiegando alla gente la verità dei tragici eventi verificatisi in questi ultimi venti anni, dobbiamo chiamare la gente all’impegno pratico, dobbiamo coinvolgerla nel lavoro comune.
Io penso questo:
- un avanzamento reale nel nostro lavoro può verificarsi soltanto se i comunisti riusciranno a conquistare il potere in Russia. Questo è il nodo cruciale. Altrimenti, se il potere passerà nelle nostre mani in qualsiasi altra o altre repubbliche dell’ex URSS, può succedere che la Russia borghese si trasformi in un ostacolo insormontabile sulla via dell’integrazione;
- una volta conquistato il potere in Russia occorrerà essere molto attenti. Dato lo stato attuale dell’economia nazionale, un blocco economico equivarrebbe alla morte;
- nei confronti delle repubbliche sovietiche nessuna pressione (specialmente con la forza). La base per la collaborazione dovranno essere una cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa e la più ampia espansione dei programmi di interscambio produttivo, militare e culturale;
- i rapporti reciproci di Russia, Ucraina e Bielorussia avranno quasi certamente un ruolo particolare nel consolidamento delle repubbliche sovietiche; ad essi va rivolta una particolare attenzione;
- non deve esserci il benché minimo segno di russificazione, poiché ciò porterebbe immancabilmente ad incrementare i movimenti nazionalistici. Alla base dell’Unione va posto il principio dello sviluppo nazionale e statale completo delle repubbliche in quanto fondamento di una unità fraterna;
- occorre immediatamente costituire un organismo plenipotenziario permanente sovrastatale come il Comitato Esecutivo Centrale dell’Unione degli anni venti;
- la base politica della unione dei popoli deve risiedere nel ricostituito partito comunista dell’URSS;
- nella prima fase è importante innalzare in parallelo il livello di vita dei lavoratori e ricostruire i settori trainanti dell’economia: petrolio, gas, edilizia, trasporti, armamenti;
- la contrapposizione diretta agli Stati Uniti senza dubbio va benissimo. Noi “dobbiamo” molto alla politica degli Stati Uniti e “il favore va ripagato”. Ma perché questa contrapposizione non sia soltanto declamatoria, dobbiamo prima diventare realmente forti, indipendenti, consolidati;
- la ricostituzione dell’Unione Sovietica non è un problema giuridico, è un problema politico, è un problema morale, è il ripristino di una grande eredità lasciataci dai nostri padri. Dobbiamo propagandare attivamente la grande eredità sovietica. L’unica via d’uscita per il nostro paese, perché esso non diventi per sempre una colonia, una mucca da mungere dell’Occidente, sta nella ricostituzione del potere sovietico sul nostro territorio. Tale potere prenderà il meglio della ricchissima esperienza sovietica, di nuovo raccoglierà tutti i popoli del nostro paese in un’unica famiglia e permetterà loro di allontanare da sé, finalmente, gli artigli inesausti del capitale mondiale.
Concludo con le sagge parole dell’insigne pittrice, giornalista e scrittrice Ariadna Zhukova: “L’Unione Sovietica è stata distrutta? Non è vero! Vive nei nostri cuori! E noi abbiamo la grande fortuna di batterci per la sua resurrezione!”
Saremo fedeli alla nostra causa! La vittoria sarà nostra!
(Traduzione dal russo di Stefano Trocini)
da : http://vkpb.ru - 11/11/2011