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28 Aprile 2005   The atheist


Il biologo evoluzionista Richard Dawkins spiega perché Dio è un’illusione, la religione è un virus e l’America è ripiombata nei secoli bui.

di Gordy Slack

28 Aprile 2005 - Al di fuori di un ristretto ambiente, Richard Dawkins è il più famoso ateo vivente del mondo. E’ anche il più controverso biologo evoluzionista. Nel 1976 la pubblicazione del suo libro "Il gene egoista" procurò a Dawkins la fama del volto umano, di bell’aspetto e irascibile, del riduzionismo scientifico. Il libro suscitò reazioni di ogni genere, dall’oltraggio all’esultanza, sostenendo che la selezione naturale esercita il suo potere creativo solamente al livello dei geni, non delle specie o degli individui. Nel libro afferma che gli esseri umani sono soltanto "macchine per la sopravvivenza dei geni".

Dawkins restò poi fedele a questa tematica, ma in più estese il suo raggio d’azione in libri successivi quali "L’orologiaio cieco", "L’arcobaleno della vita" e "Alla conquista del monte Improbabile". La sua recente opera, "The Ancestor's Tale", segue le tracce della genealogia umana indietro nel tempo, fermandosi a soppesare importanti biforcazioni sulla strada dell’evoluzione.

Vista la sua esplicita difesa di Darwin e della selezione naturale quale forza motrice della vita, Dawkins si è assunto un ruolo nuovo: nemico pubblico numero uno della destra religiosa. Per di più Dawkins non esita di fronte alle diatribe, e nemmeno tollera volentieri gli sciocchi. Recentemente ebbe un incontro con un ministro, che si trovava di fronte a lui in un dibattito politico inglese. Quando il ministro gli porse la mano, Dawkins trattenne la propria dal suo lato e disse: "Lei, sir, è un bigotto ignorante".

Attualmente, Dawkins è Charles Simonyi Professor of the Public Understanding of Science all’Università di Oxford, una carica creata per lui nel 1995 da Charles Simonyi, un milionario della Microsoft. Quest’anno Dawkins ha firmato un accordo con la televisione britannica per girare un documentario sul ruolo distruttivo della religione nella storia moderna, provvisoriamente intitolato "The Root of All Evil" (La radice di ogni male).

Ho intervistato Dawkins lo scorso marzo alla conferenza annuale di Atheist Alliance International, a Los Angeles, dove ha consegnato la massima onorificenza dell’alleanza, il premio Richard Dawkins, ai maghi Penn and Teller. Durante la nostra conversazione nella mia stanza d’hotel, Dawkins era tanto elegantemente quanto puntigliosamente vestito con una camicia bianca pieghettata e un sobrio blazer.

Una volta di più l’evoluzione è sotto attacco. Non c’è alcun dubbio sulla sua fondatezza?

Si dice spesso che, poiché l’evoluzione è avvenuta nel passato e non si è potuto vederla svolgersi, non ne abbiamo alcuna prova diretta. Questo, naturalmente, è un nonsenso. Piuttosto, noi ci troviamo nella situazione di un detective che giunge sulla scena di un crimine, come è ovvio dopo che questo è stato commesso, e decifra ciò che deve essere accaduto considerando gli indizi che restano. Nella storia dell’evoluzione gli indizi si contano a miliardi.

Ci sono indizi provenienti dalla distribuzione dei codici del DNA nei regni  animale e vegetale, delle sequenze proteiche, di caratteri morfologici che sono stati analizzati molto dettagliatamente. Tutto è in accordo con l’idea che in proposito si abbia a che fare semplicemente con le ramificazioni di un albero. La distribuzione delle specie nelle isole e nei continenti in tutto il mondo è esattamente quella che ci si aspetterebbe alla luce dell’evoluzione. La distribuzione dei fossili nel tempo e nello spazio è esattamente quella che ci si aspetterebbe se l’evoluzione fosse stata reale. Ci sono milioni di fatti che indicano tutti la stessa direzione, e nessuno che indichi quella sbagliata.

Quando gli chiesero cosa avrebbe costituito una prova contraria all’evoluzione, lo scienziato inglese J.B.S. Haldane rispose appropriatamente: "conigli fossili nel Precambriano". Non se ne sono mai trovati. Niente di simile è stato mai trovato. Una prova contraria all’evoluzione potrebbe consistere in fatti del genere, ma tutti i fossili rinvenuti si trovano al posto giusto. Naturalmente c’è una quantità di lacune nella documentazione fossile, non c’e nulla di strano in questo. Perché non dovrebbe esserci?  In assoluto è già una fortuna avere dei fossili. Ma nessuno di questi è mai stato trovato nel punto sbagliato, così da costituire una prova a sfavore dell’evoluzione. L’evoluzione è un fatto reale.

Nondimeno molti sono riluttanti a credere nell’evoluzione. Da dove proviene questa resistenza?

Proviene, mi spiace dirlo, dalla religione. E dalla cattiva religione. Non si trova alcuna opposizione all’idea di evoluzione tra i teologi raffinati e istruiti. Proviene invece da una versione primitiva ed eccezionalmente retrograda della religione, la quale, sfortunatamente, ha una diffusione epidemica negli Stati Uniti. Non in Europa, non in Gran Bretagna, ma negli Stati Uniti.

I miei amici americani mi dicono che state scivolando verso un Medioevo teocratico. La qual cosa è veramente spiacevole per il grandissimo numero di persone colte, intelligenti e pensanti che c’è in America. Disgraziatamente, oggi questo numero è leggermente sopravvanzato da quello della gente ignorante e incolta che ha votato per Bush.

Ma la direzione generale della storia va verso il miglioramento intellettuale, così penso che ciò che l’America sta attraversando in questo momento si dimostrerà solo un’inversione temporanea. Penso che vi sia una grande speranza per il futuro. Il mio consiglio sarebbe: non disperate, queste cose passeranno.

In "The Ancestor's Tale" Lei studia a fondo l’agnosticismo. Che differenza esiste con l’ateismo?

Si dice che l’unica posizione razionale sia l’agnosticismo, perché è impossibile sia provare che smentire l’esistenza di un creatore soprannaturale. La trovo una tesi debole. E’ vero che non si può confutare alcuna cosa, ma si può attribuirle un certo grado di probabilità. C’è un’infinità di cose che non si possono confutare: unicorni, licantropi e teiere in orbita attorno a Marte. Ma non vi prestiamo alcuna attenzione finché non vi sia qualche ragione positiva per pensare che esistano.

Credere in Dio equivale a credere in una teiera in orbita attorno a Marte?

Sì. A lungo è sembrato chiaro quasi a tutti che la bellezza e la grazia del mondo apparivano prove prima facie di un creatore divino. Ma il filosofo David Hume già tre secoli fa si rese conto che questa è una cattiva argomentazione. Porta a una regressione infinita. Non si possono spiegare statisticamente oggetti improbabili quali le creature viventi dicendo che devono essere state progettate, perché si è ancora tralasciato di spiegare il progettista, il quale deve essere, se è qualcosa, un oggetto e ancor più statisticamente improbabile ed eccellente. Il progetto non può mai costituire una spiegazione definitiva per nessuna cosa. Può solo esserne una spiegazione approssimata. Un auto o un aereo trovano la propria spiegazione in un progettista, ma ciò avviene solo perché lo stesso progettista, l’ingegnere, trova la sua nella selezione naturale.

Coloro che accettano il "disegno intelligente" - l’idea che le cellule viventi siano troppo complesse per essere solo una creazione della natura – dicono che l’evoluzione non è incompatibile con l’esistenza di Dio.

Non c’è proprio alcuna prova dell’esistenza di Dio. L’evoluzione per selezione naturale è un processo che si sviluppa a partire da principi semplici, e i principi semplici sono di facile spiegazione. L’ingegnere o qualsiasi altro essere vivente appare di difficile spiegazione, ma è comprensibile alla luce dell’evoluzione per selezione naturale. Dunque il rilievo che la biologia evoluzionistica assume per l’ateismo sta nel fatto che la biologia evoluzionistica fornisce l’unico meccanismo noto per mezzo del quale l’illusione del progetto, o dell’apparente progetto, potrebbe mai entrare in scena nell’universo, da qualche parte.

Allora perché si persiste nel credere in Dio?

Da un punto di vista biologico, esistono parecchie teorie differenti sul perché abbiamo questa straordinaria predisposizione a credere in cose soprannaturali. Un suggerimento è quello che la mente infantile, per un’ottima ragione darwiniana, è sensibile all’infezione nello stesso modo in cui lo è un computer. Per potere essere utile, un computer deve essere programmabile, eseguire qualunque cosa gli si dica di fare. Questo lo rende automaticamente vulnerabile ai virus per computer, i quali sono programmi che dicono "diffondimi, copiami, trasmettimi ad altri". Una volta che un programma virale sia partito, non c’è niente che possa fermarlo.

In modo paragonabile, la mente infantile è predisposta dalla selezione naturale per obbedire e credere a ciò che i genitori e altri adulti le dicono. In generale, è un bene che le menti infantili siano sensibili a essere istruite su cosa fare e cosa credere dagli adulti. Ma ciò comporta necessariamente il rovescio della medaglia, cioè che idee cattive, idee inutili e perdite di tempo, come la danza della pioggia o altre usanze religiose, saranno anche trasmesse di generazione in generazione. La mente infantile è molto sensibile a tale tipo d’infezione. Inoltre quest’ultima si diffonde trasversalmente per infezione incrociata,  quando un predicatore carismatico se ne va in giro a infettare nuove menti, non infettate in precedenza.

Lei ha detto che allevare i bambini in una tradizione religiosa potrebbe persino costituire  una forma di abuso.

Ciò che penso possa essere un abuso è contrassegnare i bambini con etichette religiose, come bambino cattolico o bambino mussulmano. Trovo molto bizzarro che nella nostra civiltà si sia del tutto lieti di parlare di un bambino cattolico di 4 anni o di un bambino mussulmano di 4 anni, quando questi bambini sono di gran lunga troppo giovani per sapere cosa pensano del cosmo, della vita e della morale. Non ci sogneremmo mai di parlare di un bambino keynesiano o marxista. Eppure, per qualche ragione, si fa un’eccezione privilegiata per la religione. E, a proposito, penso che sarebbe ugualmente un abuso parlare di un bambino ateo.