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QUESTA NOTIZIA scomoda per Maroni e razzisti vari E' STATA TENUTA SOTTOTONO

Lampedusa. Ennesima tragedia in mare, morti 73 migranti                                            Giovedì 20 Agosto 2009 15:39



Un operatore di Save The Children parla a due sopravvissuti LAMPEDUSA (AG) -
78 migranti di origine eritrea erano partiti dalle coste africane con un
gommone qualche giorno fa, e stamattina sono stati soccorsi a 12 miglia
dalle coste meridionali di Lampedusa da una motovedetta della Guardia di
Finanza. Ma a bordo erano soltanto rimasti solo in cinque. Quattro uomini e
una donna, tutti in condizioni gravi, con i visi impauriti e i corpi
scheletrici.

Gli altri, secondo il racconto dei sopravvissuti, sarebbero deceduti durante
la traversata nel Mediterraneo. Erano partiti dalle coste libiche una
ventina di giorni fa, ma la maggior parte di loro non ce l'ha fatta ed è
morta di stenti per la fame e la sete. I loro corpi sarebbero stati
abbandonati nel mare.  La Guardia di Finanza a titolo cautelativo sta
cercando di trovare dei riscontri per avvalorare il racconto dei cinque
migranti sopravvissuti.
Intanto arriva anche la denuncia dell'organizzazione "Save The Children" che
dopo aver ascoltato i cinque eritrei commenta "l' inaccettabile  mancato
soccorso e le necessarie efficaci politiche migratorie per la protezione dei
migranti". Il gommone, infatti sarebbe rimasto alla deriva per venti giorni,
ma solo una delle dieci imbarcazioni incrociate avrebbe dato loro acqua e
cibo. Una situazione drammatica, mentre le persone ridotte allo stremo
morivano. L'associazione umanitaria chiede "l'adozione di politiche efficaci
e di responsabilità condivise a livello europeo per garantire protezione ai
migranti adulti e minori in arrivo via mare, in particolare a coloro che
scappano da situazioni di pericolo e necessità".
"E' una tragedia -  ha commentato  il deputato europeo Sonia Alfano -  che
si è consumato nella più grande indifferenza, anche da parte del mondo
politico, al largo delle nostre coste e che dovrebbe farci riflettere sullo
stato della nostra presunta civiltà superiore".  L'esponente dell'Italia dei
Valori ha aggiunto che "è in atto da anni una sorta di olocausto silenzioso
le cui uniche vittime sono i disperati che dal Sud del mondo fuggono dalle
guerre e dalla miseria verso il più ricco e cristiano Occidente. Una
situazione alla quale non possiamo rassegnarci".

http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6136:lampedusa-ennesima-tragedia-in-mare-morti-75-migranti&catid=90:cronaca&Itemid=288
 

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«L'Italia viola i diritti» - Alberto D'Argenzio                                                 

Manifesto – 12.5.09

BRUXELLES - «Stop ai respingimenti, proteggere i diritti umani e trovare una soluzione europea» al problema della pressione migratoria e dei richiedenti asilo. Per Thomas Hammarberg, Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa la soluzione al dramma dell'immigrazione non va trovata nei muri alzati in mare e nelle battute di caccia ai gommoni nelle acque internazionali. L'Italia, sostiene questo 67enne svedese, un passato come segretario generale di Amnesty international e di Save the Children, «deve bloccare quanto prima le azioni di respingimento» delle marina in acque internazionali, un'iniziativa che considera «molto triste». La voce del Consiglio d'Europa - istituzione che non ha nulla a che fare con la Ue, ma che raccoglie 47 paesi del vecchio continente ed ha alcune competenze proprio su questioni legate ai diritti umani - si sovrappone così a quella dell'Onu e del Vaticano, il tutto mentre perdura l'ostinato silenzio dell'altra Europa, quella che conta. Commissione e Consiglio Ue non si sono infatti ancora espressi su una pratica che di fatto impedisce l'esercizio di un diritto internazionalmente tutelato. Bloccare i respingimenti, perché? L'Italia, bloccando e respingendo gli immigrati, lede i loro diritti basici, non permette a chi ha i titoli di farlo di chiedere lo status di rifugiato. Tutto ciò è inaccettabile. Il respingimento è semplicemente un'iniziativa contraria ai diritti basici, alle norme previste a livello internazionale, non è in regola con le convenzioni sottoscritte dall'Italia. Gli stranieri che raggiungono l'Italia, fuggendo da repressioni e violenze, devono avere una chanche per ottenere l'asilo, ma ora in Italia tutto questo diventa impossibile. Lei ha accusato la Ue di non aiutare Italia e Malta, cosa dovrebbe e potrebbe fare la Ue? La Ue deve avere una politica coordinata e determinata con le stesse regole dappertutto. I paesi che ricevono gli immigrati dal Nord Africa sono sottoposti ad una pressione enorme e devono essere aiutati quando aumentano gli sbarchi, anche con una ripartizione dei richiedenti asilo tra tutti i paesi della Ue. Ma questi paesi che subiscono la pressione migratoria devono anche accettare e rispettare gli impegni presi a livello internazionale: i diritti riconosciuti devono essere rispettati. Fino al momento il commissario Ue alla giustizia, libertà e sicurezza Jacques Barrot non ha fornito alcun commento sull'azione del governo italiano. I 27 ne parleranno, forse, solo al consiglio dei ministri degli interni di inizio giugno. Come giudica questo silenzio? Non penso che il silenzio sia buono, sono molto critico con questa attitudine: siamo di fronte ad un problema che va affrontato a Bruxelles, ai massimi livelli. È una questione che tocca tutta l'Europa, la sua politica. Siamo di fronte ad una violazione dei diritti umani, non si può rimanere in silenzio, bisogna aiutare l'Italia. Berlusconi ha firmato un accordo con Gheddafi, che viene sventolato come un successo dal governo, nonché come la base per poter attuare i respingimenti. La Lega Nord continua a dire che la Libia è un paese sicuro, qual è la sua opinione? Nessun paese europeo può esternalizzare le procedure di asilo, non si può far ricadere su un paese terzo una responsabilità che spetta agli stati europei. La Libia ultimamente ha fatto dei progressi sul terreno dei diritti umani, ma non basta per poter dire che è in grado di gestire il problema in maniera consona. Quella dei respingimenti non è una soluzione. Questi respingimenti seguono la crisi vissuta solo pochi mesi fa a Lampedusa, l'emergenza è continua, come uscirne? Il problema a Lampedusa è figlio di un alto livello di disattenzione europeo, c'è stato troppo silenzio. La soluzione non è quella di rigettare le persone o lasciare quelle che arrivano in situazioni durissime, la soluzione deve passare per l'Europa, attraverso una ripartizione dell'onere, del peso dell'immigrazione, nel rispetto dei diritti. La crisi tra Malta e Italia dimostra come questa soluzione europea manchi, come si cerchi di risolvere i problemi gettandoli su un altro paese.

 

Il ministro Maroni verso una denuncia nelle sedi nazionali e internazionali - Cinzia Gubbini

ROMA - La domanda è: ma cosa ha fatto lo Stato italiano con i quasi 400 migranti (considerando soltanto la «cacciata» dei due barconi soccorsi in acque internazionali) che sono stati riportati in Libia? Parlare di respingimento, in punta di diritto, non è esatto. Come, d'altronde, non si è trattato di un'espulsione. La «cosa» decida dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, «non ha alcuna codificazione normativa», fa notare Gianfranco Schiavone dell'Associazione studi giuridici sull'Immigrazione. E l'Asgi, non a caso, sta preparando le carte per denunciare il ministro in tutte le sedi competenti, nazionali e internazionali. Non sono soli. Ieri anche l'associazione papa Giovanni XXIII ha annunciato l'intenzione di «adire le vie legali idonee per contrastare le misure di respingimento». A elencare le violazioni di norme internazionali e nazionali messe insieme dal governo italiano in un colpo solo c'è da non crederci: articolo 33 della Convenzione di Ginevra, articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, articolo 4 Protocollo Iv della stessa convenzione, articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali. Ma anche l'articolo 12 del Testo unico sull'immigrazione italiano (quello integrato e modficato dalla legge «Bossi-Fini», per intenderci): «La legge italiana - spiega ancora Schiavone - prevede soltanto due tipi di respingimenti. Il primo è quello diretto: ti trovo alla frontiera, ti dico che non puoi entrare, te ne rivai come sei venuto. Il secondo è quello differito. La legge stabilisce, non a caso, che per esigenze di pubblico soccorso, ed è il caso dei due barconi, la persona è temporaneamente ammessa sul territorio dello Stato per valutarne la situazione. Poi, può essere respinta, con un provvedimento individuale e motivato, e riaccompagnata alla frontiera. Ma visto che questa azione prevede una momentanea compressione della libertà personale, è previsto anche un vaglio del giudice». Al vaglio giurisdizionale nessuno ha nemmeno pensato. Per quanto 400 persone siano state prese, caricate su navi italiane, in un caso su una nave militare, e riportate verso un paese che avevano deciso di lasciare. I termini per utilizzare l'espressione «repressione della libertà personale» sembrano esserci tutti. Ma il punto focale, è un altro. Quelle persone, una volta salite su una nave italiana erano sotto la nostra giurisdizione. Avremmo dovuto rispettare sia la Convenzione europea dei diritti dell'uomo che la Carta di Nizza in cui si vietano le «espulsioni collettive». Non solo. La direttiva europea 85 del 2005 stabilisce che chiunque deve essere posto in condizione di presentare richiesta di asilo. Tanto il testo unico sull'immigrazione italiano che le Convenzioni internazionali, inoltre, tutelano i minori e le donne incinte. Noi abbiamo rimandato indietro tre donne incinte, due madri con due bambini neonati e presumibilmente qualche minore visto che, come ricordava anche ieri Save the Children, statisticamente sui barconi arrivati a Lampedusa si conta una media di 6 minori . Di cosa parlano allora Maroni, Frattini e pure i leader dell'opposizione Rutelli e Fassino quando sostengono che «tutto è nella regola»? Spesso usano riferirsi al regolamento Frontex. «Ma quel regolamento prevede pattugliamenti congiunti degli Stati europei e l'impedimento per i barconi di entrare nelle acque nazionali. Altra cosa è caricare queste persone a bordo, e poi riportarle in Libia - dice un altro membro dell'Asgi, Fulvio Vassallo Paleologo - La domanda da porre a Maroni è una: vale più il diritto alla vita o il controllo delle frontiere?». E a molte altre domande dovrà rispondere di fronte a un giudice.

 

Fini insiste: «Il diritto d'asilo va garantito» - Stefano Milani

ROMA - Il nuovo affondo contro le politiche migratorie del governo Berlusconi stavolta arriva da Algeri, dove Gianfranco Fini è in visita ufficiale. Se è vero che «respingere l'immigrato clandestino non viola il diritto internazionale», dice il presidente della Camera, è altrettanto vero che «anche noi abbiamo come tutti gli altri il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo». Perché «un conto è l'immigrato clandestino, mentre un altro conto è chi gode della possibilità di chiedere asilo. Si tratta di due posizioni che non possono essere trattate allo stesso modo». Una posizione chiara, arrivata (non a caso?) alla vigilia della richiesta ufficiale da parte del governo di mettere ben tre voti di fiducia sul disegno di legge sicurezza tanto caro alla Lega. E che non aiuta a far sbollentare i dissapori all'interno della maggioranza. Specie dopo le polemiche di questo fine settimana con il governo impelagato nella stucchevole diatriba sull'Italia multietnica che poco piace al premier Berlusconi e che ha fatto imbufalire i vescovi. Altro assist per Fini che anche su questo ha idee diametralmente opposte rispetto al cavaliere. «È una questione demografica - dice - non credo abbia molto senso dire che si voglia o meno una società multietnica o meno. In Italia e nel resto dell'Ue, il numero degli stranieri è aumentato, ed è destinato a salire ancora per ragioni demografiche». Per questo, osserva il presidente della Camera, il tema «è cosi delicato da non poter essere affrontato in maniera superficiale o, peggio ancora, propagandistica». Serve ben altro, una politica «lungimirante» che deve basarsi «su una forte cooperazione internazionale: perché nessun migrante è mai felice di andarsene dalla propria terra». Da non crederci. Se si leggesse questa dichiarazione così, ignorando chi possa essere l'autore, difficilmente si potrebbe attribuire a qualche esponente del centrodestra. Il governo, infatti, va in direzione contraria. Maroni in testa. «Sugli immigrati con status di rifugiati abbiamo chiesto all'Unione Europea di applicare il principio della solidarietà. Noi ci occupiamo della prima accoglienza, come è giusto che sia» dopodiché «la sistemazione dei rifugiati dev'essere a carico di tutti i Paesi dell'Ue», ha ribadito ieri il ministro dell'Interno. «L'Italia - ha proseguito - è il Paese che ha il maggior flusso di immigrati clandestini nel Mediterraneo, essendone la porta di ingresso». Tutto ciò va fermato perché «non è possibile che tutto il peso è sempre a carico dell'Italia». Perciò il pensiero di Maroni ora è uno e soltanto uno: licenziare il prima possibile il ddl sicurezza prima che un Fini qualunque possa rimetterlo in discussione. «Mi auguro entro fine maggio», dice. Se ne devono fare una ragione tutti, esponenti del Pd, Udc e Italia dei valori in primis che continuano a chiedere alla maggioranza di ripensare alla norma che trasformerebbe la clandestinità in un reato. Un modello di sicurezza che «fa rabbrividire» secondo Anna Finocchiaro. «Quello che più infastidisce» la presidente dei senatori del Pd è che «si va avanti a colpi di spot per poter lucrare qualche voto cavalcando, come sempre fa la destra, le paure dei cittadini». Molto più dure le critiche della sinistra radicale: per il segretario Prc Paolo Ferrero, quelli del governo sono «segni di fascismo concreto». Il centrodestra difende però la sua strategia anti-clandestini e dichiara, come fa il ministro della Cultura Sandro Bondi, che la questione immigrazione non può che essere affrontata con «la fermezza e la severità dimostrata in questi giorni». Avanti dunque. Del resto, il calendario è già definito. L'obiettivo è quello di vedere approvato il provvedimento entro giovedì. Oggi l'esecutivo blinderà il testo ponendo la fiducia alla Camera, già autorizzata dal Consiglio dei ministri straordinario di mercoledì scorso. Tra domani mercoledì sono previsti i tre voti di fiducia, tanti quanti i maxi-emendamenti, che saranno poi inviati a Palazzo Madama per l'atto finale.

 

«Quali trattati autorizzano i respingimenti in mare?»

Quali sono «i trattati o le convenzioni internazionali, gli accordi multi o bilaterali» o almeno «gli atti giuridici» che hanno autorizzato il governo a «non attuare il principio di non respingimento, universalmente ritenuto inderogabile, sia perché parte integrante della convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 sia perché considerato parte integrante del diritto comunitario»? Lo chiede al governo la vicepresidente del Senato Emma Bonino, prima firmataria di un'interpellanza che oggi verrà inviata all'indirizzo del premier e dei ministri coinvolti nell'affaire del rimpatrio in Libia dei 227 migranti. La polemica sul caso verte sugli eventuali rifugiati presenti fra i migranti rimandati a Tripoli. Perché è chiaro che l'accertamento delle identità dei richiedenti asilo non può essere svolto in mezzo al mare, né, spiega Bonino, è derogabile alle autorità tripoline visto che «la Libia non ha mai sottoscritto la convenzione di Ginevra sui rifugiati e ben può considerarsi stato nel quale non si è protetti dalle persecuzioni». In più, fatto il danno, e cioè rimandati indietro i migranti (in violazione degli articoli 10 e 19 del testo unico sull'immigrazione che in nessun caso consente il respingimento verso uno stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione), l'esponente radicale chiede se comunque le autorità italiane abbiano condotto gli accertamenti e siano in grado di «fornire informazioni certe circa la sorte di tutte le persone respinte».

 

Rutelli: «Niente ipocrisie, via i clandestini»

Dopo Fassino, ora ci pensa Rutelli che chiede al Pd di non storcere troppo la bocca davanti alle politiche xenofobe del governo. In un'intervista al «Mattino», il presidente del Copasir propone di «respingere senza ipocrisie l'immigrazione clandestina» e chiede al Pd di dare una prova di «vero riformismo». «Usciamo, finalmente - sostiene Rutelli - dal pendolo incessante che una volta va sull'accoglienza (quando vediamo una barca di disperati che annegano nel Canale di Sicilia) e la successiva sulla paura e l'intolleranza (quando degli stranieri si rendono colpevoli di gravi delitti). Dobbiamo comportarci come un grande paese. Respingere senza ipocrisie l'immigrazione clandestina, organizzare senza paura e con costanza l'integrazione». «Gli immigrati che sbarcano a Lampedusa si vedono in tv, ma sono una quota minima di quelli che entrano in Italia - osserva Rutelli - certo testimoniano l'inadeguatezza delle politiche del governo, che non mantiene gli impegni presi e tenta di nascondere gli insuccessi. Ma se noi pensassimo di reagire mandando un messaggio opposto ('in Italia entri chiunque') sbaglieremmo alla grande. Anche qui deve esprimersi il riformismo del Pd».

Manifesto – 13.5.09

«Non sono respingimenti ma vere deportazioni» - Cinzia Gubbini

ROMA - Domenico Gallo, magistrato presso il Tribunale di Roma, studia da anni questioni attinenti il diritto internazionale e i diritti dell'uomo. Lo intervistiamo sui respingimenti in Libia decisi dal governo italiano e sulle implicazioni presenti e future. Dottore, i respingimenti verso la Libia sono legittimi? Assolutamente no. Di cosa parla, dunque, chi dice che questa operazione è legale, a partire dal presidente del Consiglio? Probabilmente si riferisce a una missione europea che si chiama Frontex e che riguarda la sorveglianza delle frontiere per contrastare lo sbarco di migranti irregolari. Ma qui ci troviamo di fronte a una situazione completamente diversa. Non si tratta di dissuadere uno sbarco. Stiamo parlando di persone che sono state prelevate, fatte salire su navi militari italiane e quindi assoggettate alla sovranità italiana - il codice penale dice che la nave è territorio italiano. Inoltre, sono state sottoposte a un provvedimento coercitivo, nel momento in cui sono state riaccompagnate verso un paese dove non volevano andare. Un provvedimento per giunta collettivo, non individuale. Quindi, più che un'espulsione collettiva è stata una deportazione collettiva. Questo tipo di procedura è vietata dal diritto penale internazionale: in tutte le convenzioni internazionali è contemplato il divieto di espellere collettivamente gli stranieri. Cosa avrebbero dovuto fare gli italiani? Avrebbero dovuto attuare la legge Bossi-Fini. Che, all'articolo 10, prevede il cosiddetto «respingimento differito». Gli stranieri bisognosi di un soccorso possono essere respinti dopo essere stati salvati. Ma il provvedimento adottato dal prefetto deve essere individuale. La legge inoltre esclude, all'articolo 19, le persone minori di anni 18, le donne in stato di gravidanza, i richiedenti asilo, le persone che potrebbero essere soggette a atti persecutori nel paese di riammissione. A proposito del paese di riammissione, cosa si può dire sulla Libia? Che non è un paese sicuro. L'Italia può ovviamente stipulare accordi con la Libia, ma essi non possono essere contrari a norme imperative del diritto internazionale. E quello firmato prima da Amato e poi da Berlusconi non costringe di certo il nostro paese a consegnare chi viaggia sui barconi alla Libia. Semplicemente, la Libia accetta le persone che l'Italia decide di rimandare indietro. Ma l'utilizzo o meno di questa procedura dipende dall'Italia. Ovviamente l'Italia non si obbliga a violare le proprie norme in materia di immigrazione, come anche il rispetto della Convenzione di Ginevra sui richiedenti asilo e rifugiati. Questa Convenzione non impone di accettare le domande, ma impone il divieto di espellere i richiedenti asilo che uno Stato non vuole verso un paese dove potrebbero subire persecuzioni. Quindi, nel caso dei respingimenti di questi giorni, l'Italia sta violando le sue stesse leggi, le leggi internazionali e anche la Costituzione che non consente di derogare agli obblighi internazionali. Perché la Costituzione prevede anche questi casi? Sì, è il nuovo articolo 117, come modificato dalla riforma del titolo V, il cosiddetto federalismo. In cui si specifica che la potestà legislativa di stato e regioni si esercita non solo nel rispetto della Costituzione, ma anche «dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Prima di questa riforma c'era un ampio dibattito giuridico sulla possibilità o meno di violare gli obblighi internazionali, che questa nuova formulazione ha superato. Ma se l'Italia decidesse di non caricare più i profughi a bordo delle navi militari, e decidesse di creare una specie di blocco navale, sarebbe legittimo? E' qui che c'è una schizofrenia, politica e legislativa. Non puoi fare una missione militare che impedisca a una nave di profughi di sbarcare sulle tue frontiere, visto che sei obbligato ad affrontare il problema se abbiano o meno il diritto di asilo. Se uno stato volesse attuare un blocco navale, allora dovrebbe aprire degli uffici preposti al vaglio delle domande di asilo nei paesi di partenza. Anche questo è un argomento che sta prendendo piede. Ma è lecito che uno Stato «sposti» le proprie frontiere in un paese terzo? Innanzitutto un'operazione di questo tipo richiederebbe la collaborazione del paese terzo: parliamo anche della necessità di trattenere queste persone per un determinato periodo, quindi si dovrebbero creare delle Commissioni ad hoc, inoltre andrebbe garantito un vaglio giurisdizionale. Si tratta di atti di sovranità esercitati in un altro Stato. Si potrebbe fare soltanto in presenza di un accordo di ferro. Mi sembra piuttosto problematico. Si tratterebbe poi di aprire uffici europei, poiché le persone che approdano in Italia, o a Malta, in realtà vogliono chiedere asilo anche ad altri paesi dell'Unione. Ma la Convenzione Dublino II impone di presentare la richiesta nel primo paese di approdo... Ecco, questo mi sembra un limite che i paesi europei dovrebbero superare: è chiaro che non si può scaricare tutto il peso sui paesi rivieraschi. Tornando ai respingimenti, siamo di fronte al tramonto dei diritti individuali? Credo che il fenomeno di fondo sia la caduta dell'universalità. Dal respingimento dei profughi alle nuove leggi in approvazione sull'immigrazione, osserviamo l'esclusione di una parte dell'umanità dal godimento dei diritti fondamentali che una volta erano concepiti come universali. Di fatto, non viene più contemplata un'unica famiglia umana.