Quei patti
dimenticati
tra Stato e Chiesa
Manifesto – 15.1.08
«Il nostro no? Va a questo Papa» - Eleonora Martini
Roma - Nessuna censura, né chiusura al dialogo con la Chiesa. Quello che però proprio non si può chiedere di condividere a degli scienziati è «che si inviti un Papa all'inaugurazione dell'Anno accademico e gli si offra la possibilità di indirizzare l'orizzonte culturale dei saperi di un'istituzione laica quale deve essere ed è l'università». Un Papa, ma in particolare questo Papa. Così, il 23 novembre scorso circa 70 docenti del Dipartimento di Fisica della Sapienza di Roma hanno sottoscritto le argomentazioni contenute nella «lettera di critica che il collega Marcello Cini» aveva indirizzato una settimana prima al Rettore Renato Guarini proprio dal manifesto. Un evento, secondo i fisici, «incongruo» e non in linea con la laicità della scienza, quello previsto per giovedì 17 gennaio quando in una città universitaria militarizzata, blindata e preclusa agli studenti, il Papa pronuncerà nell'Aula magna e alla presenza del ministro Fabio Mussi e del sindaco Walter Veltroni una «riflessione» sulla pena di morte, in occasione dell'inaugurazione del 705esimo Anno accademico della più antica università italiana. È chiaro però che a Giovanni Paolo II sarebbe stata riservata ben altra accoglienza. «Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini salvo un particolare - scrivono i fisici nella breve lettera personale indirizzata a Guarini che, scambiata per un appello, ha raccolto nel frattempo centinaia di firme di colleghi italiani e stranieri - Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend (filosofo viennese e storico della scienza morto nel 1994, ndr): "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano». La lettera si conclude poi con la richiesta di annullare l'«incongruo evento», «in nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e ideologia». «A parte il fatto che il discorso di Feyerabend era molto più complesso e, sostenendo un punto di vista anarchico, difendeva le "intuizioni" di Galileo contro la logica formale, la "ragione" del tempo, che avrebbe anche potuto dargli torto malgrado Galileo fosse nel giusto - spiega Giorgio Parisi, uno dei grandi fisici teorici del nostro paese, che ha sottoscritto la lettera di Cini assieme ad altri colleghi come Carlo Cosmelli, Andrea Frova (autore del libro "Parola di Galileo"), Carlo Bernardini e Carlo Maiani, presidente del Cnr - Il problema però è che Galileo è solo l'ultimo esempio di come Ratzinger stia andando nella direzione opposta al suo predecessore riguardo il riconoscimento dell'autonomia della scienza. Giovanni Paolo II infatti aveva per esempio esplicitamente riconosciuto che l'evoluzione darwiniana si avvaleva di scoperte scientifiche non sovrapponibili con la fede. Benedetto XVI invece vuole il primato della religione anche su argomenti della scienza». «Dall'omelia nel santuario di Mariazell dell'8 settembre 2007, fino al convegno sul darwinismo a Castel Gandolfo, passando per la lezione di Ratisbona, il Papa si è dimostrato contrario all'ecumenismo del Concilio Vaticano II - aggiunge il fisico Carlo Cosmelli, fervido credente - il suo è un attacco continuo alla scienza e non solo come capo spirituale». Dopo giorni di silenzio, ieri la replica del Rettore, davvero poco convincente però: « Abbiamo invitato il Papa a parlare di pena di morte, un tema aperto ad ampie convergenze, al di là del credo religioso, - dice Guarini - in quanto è un uomo di grande cultura e profondo pensiero filosofico». Scatto di reni anche del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, che accusa i docenti: «I luoghi della cultura dovrebbero contraddistinguersi prima di tutto per l'apertura e il dialogo». E nel clamore mediatico, nel bailamme delle dichiarazioni politiche, nella levata di scudi del centrodestra, particolarmente assordante è il silenzio di Veltroni e di Mussi. L'Udc invece chiede addirittura le dimissioni di Maiani dalla presidenza del Cnr e la cosa è presa talmente sul serio che il professore in serata è costretto a un parziale dietro front: «Fuori da qualunque visione strumentale, devono prevalere dialogo e confronto». Il resto, quello che conta, Maiani però lo aveva già detto assieme agli altri fisici.