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Una visione errata di Franchetti

Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino . (pp 309; pag. 105 Renda)

La Sicilia nel 187

LIBRO PRIMO   CONDIZIONI POLITICHE E AMMINISTRATIVE DELLA SICILIA

CONCLUSIONE

 Se non è sbagliata del tutto l’analisi fatta in questo lavoro dei fenomeni che presenta la Sicilia, conviene conchiudere che essi non hanno nulla di anormale, ma sono manifestazioni necessarie dello stato sociale dell’Isola. Diremo più. Se v’ha in Sicilia qualcosa di anormale, è l’intrusione di una civiltà diversa che cerca d’imporsi e mette lo scompiglio nel giuoco delle forze naturali, che altrimenti avrebbero operato lo svolgersi regolare e spontaneo della società siciliana.

Però, se lasciando da parte l’aspetto storico e filosofico della quistione, la consideriamo sotto il lato politico, essa muta faccia. La Sicilia fa parte d’Italia e non si ammette che ne possa esser divisa. La coesistenza della civiltà siciliana e di quella dell’Italia media e superiore in una medesima nazione, è incompatibile colla prosperità di questa nazione e, a lungo andare, anche colla sua esistenza, poichè produce debolezza tale da esporla a andare in fascio al minimo urto datole di fuori. Una di queste due civiltà deve dunque sparire in quelle sue parti che sono incompatibili coll’altra. Quale sia quella che deve cedere il posto, non crediamo sia oggetto di dubbio per alcun Siciliano di buona fede e di mezzana intelligenza. Certo, le condizioni sociali dell’Italia media e superiore lasciano immensamente da desiderare sotto ogni aspetto, ma appartengono incontestabilmente ad uno stadio di civiltà posteriore in linea di tempo a quello della Sicilia. La quale deve inevitabilmente passare per uno stato analogo se deve progredire per la medesima strada di quelle società che, secondo i criteri generalmente accettati al dì d’oggi in Europa, sono considerate le più civili ed in condizione superiore a quella del rimanente dell’umanità. Abbiamo detto uno stato analogo e non identico, giacchè la civiltà, ancora che uguale di specie e di grado in vari paesi, pure può essere in ciascuno di loro molto diversa nelle forme esterne e nei particolari.

Dunque, se l’Italia ha il dovere di esistere, a lei spetta quello di usare tutti i mezzi di cui può disporre per portare la Sicilia al grado di civiltà delle sue parti più progredite. Noi non sappiamo se sia possibile siffatto mutamento; ma se lo è, i mezzi più potenti in sè stessi si manifesteranno miseramente inefficaci, se la nazione italiana non sente questo suo dovere e gli obblighi che le impone. Abbiamo detto che lo Stato per salvar la Sicilia deve governarla senza la cooperazione dei Siciliani, ma esso non può governar l’Italia senza gl’Italiani, conviene dunque che trovi appoggio nel rimanente della nazione.

La quale fino adesso non ha avuto il sentimento dei suoi doveri e della sua missione verso la Sicilia e le province meridionali in genere. Abbiamo ricevuto quelle nostre sorelle minori che, senza pensare all’avvenire, si buttavano fiduciosamente nelle nostre braccia. Erano macilenti, affamate, coperte di piaghe, e noi avremo dovuto curarle amorevolmente, nutrirle, cercare con ogni mezzo anche col fuoco, dov’era necessario, di ridonar loro la salute. Invece, senza nemmeno gettar gli occhi sulle loro ferite, le abbiamo messe al lavoro, lavoro duro e faticoso, del compimento d’Italia; abbiamo loro chiesto uomini e denari, abbiamo dato ad esse in cambio una libertà da dozzina, di fabbricazione forestiera, e abbiamo detto loro: crescete e moltiplicate. E poi dopo quindici anni ci maravigliamo perchè le piaghe sono incancrenite e minacciano di ammorbare l’Italia.

Ormai l’esperienza di questi quindici anni basta per insegnarci che nello stato delle province meridionali v’ha qualcosa a noi sconosciuto, cagione dell’inefficacia dei mezzi di governo fino adesso adoperativi. Spetta alla classe colta dell’Italia media e superiore e a quei pochi dell’Italia meridionale che si rendono conto dello stato del loro paese, di cercar di conoscere quel che è adesso ignorato, d’imporre al Governo il sistema che dietro siffatta conoscenza si sia chiarito necessario. Certamente anche un Ministero potrebbe tentare da sè ciò che adesso chiediamo alla classe colta della nazione, e dare l’impulso alla medesima invece di aspettarlo da lei. Ma non si può ragionevolmente chiedere a dei Ministri che sacrifichino gl’interessi del loro partito e le cosiddette convenienze parlamentari al bene generale d’Italia. (pp 309; pag. 105 Renda)

 Tal fatto può certamente avvenire: e come negli affari privati, così e più ancora in politica, è regola elementare di prudenza il non far conto sui casi eccezionali. Finchè sarà lasciato a sè stesso, il Governo, qualunque sia il suo colore ed il suo partito, continuerà a vivere giorno per giorno di rimedi empirici ed infruttuosi, e, senza potere nè voler conoscere il male in sè medesimo e curarlo, si arrabatterà intorno a qualche fenomeno esterno di questo, ed ogniqualvolta una recrudescenza nei sintomi del morbo lo minaccerà di qualche interpellanza o di qualche articolo di giornale, mostrerà il suo zelo coll’accrescere i sacrifizi di denari e di sangue, sempre col medesimo frutto. E quegli uomini che per i monti, per i boschi, per le città della Sicilia cadono sotto le palle dei malfattori in difesa di una Legge che non ha mezzi d’esser rispettata, non hanno essi diritto di chieder conto all’Italia del loro sangue sprecato inutilmente, perchè gli uomini politici Italiani non hanno il coraggio di chiamar le cose coi loro nomi in Parlamento, e di scuotere il giogo di quel dottrinarismo dozzinale che tutti adorano ed al quale nessuno crede, perchè le classi colte d’Italia, dimenticando la missione che dà loro il nostro ordinamento politico, se ne stanno neghittose, oppure vanno appassionandosi e mettendo sottosopra il paese per dei miseri interessi locali?

Certamente l’Italia potrà sussistere per molto tempo ancora in quelle medesime condizioni nelle quali vive da quindici anni. Sono molte le malattie organiche che non spingono a pronta morte. Ma in un organismo indebolito, pieno di germi di decomposizione, quelle medesime cagioni che in un corpo sano produrrebbero effetti appena avvertibili, generano lo sfacelo generale. E quando questo avvenisse, i primi a soffrirne crudelmente sarebbero i membri di quella classe che adesso non sa capire qual responsabilità e quali doveri le imponga di fronte al rimanente della nazione il fatto ch’essa è quasi sola a trar profitto della libertà Italiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La grande truffa sui nostri risparmi
ECONOMIA Le Borse mondiali crollano, l'ingordigia degli speculatori mette tutti sul lastrico. Tutto è partito da Maastricht
Alta tensione sui mercati il giorno dopo il crollo delle Borse planetarie. Ma cosa sta succedendo? Lo spiega Flores Tovo,
filosofo di Rovigo, ma in questo caso esperto di economia. Il fallimento degli Stati, a causa del debito, non è più fantascienza.
Ma uscirne si può. Arrestando speculatori e banchieri e non pagando il debito. Altrimenti si ritorna al Medioevo
Se uno apre un qualsiasi giornale che vada dalla “Repubblica” al “Corriere”, in questi giorni troverà che la parola più usata o abusata è: i mercati. Bisogna guardare ai mercati, bisogna rendere conto aimercati, bisogna rispondere ai mercati. I mercati promuovono, i mercati bocciano. Mercati: un'ossessione. Il nostro giudice supremosi chiama mercati. Allora quest’uno comincia a chiedersi: ma chi sono questi mercati? Ebbene l’enigma è presto svelato. I mercatisono le Borse. Le Borse sono il bacino di raccolta dei capitali finanziari. I capitali finanziari sono posseduti dalle banche e dai grandi gruppi d’affari, che sono, in parole più chiare, gli speculatori finanziari che, in questi anni coi loro prodotti tossici, quali i
derivati, hedge funds, futures, swaps (parole magiche per indicare un mondo di carta in cui sono investiti anche i risparmi dei poveracci, cioè dei piccoli risparmiatori), hanno provocato i disastri economici mondiali.
L’Europa, a causa di costoro, ha dovuto sborsare 3.100 miliardi di euro, cioè un terzo del Pil della Ue, e gli Usa (la madre e il padre di tutte le speculazioni a cominciare dai “subprime”, che erano prestiti senza garanzie a chi voleva farsi una casa) più di 1.000 miliardi di dollari per salvarli. Il loro fallimento, provocato dall’ingordigia illimitata, alla fine è stato pagato dagli Stati, o meglio dai contribuenti di questi stati. Tale salvataggio è costato queste cifre enormi, che rappresentano la
misura più socialista della storia umana a favore di chi odia qualsiasi forma di socialismo o socialità, per impedire un crollo gigantesco dell’economia causato da un liberismo senza regole. I popoli, o meglio quella gran parte dei popoli che paga le tasse, sono costretti a soccorrere gli speculatorifinanziari, miliardari ed impuniti. Oggi i mercati vengono prima della sovranità popolare.

 Ecco chi sono queste entità misteriose: i peggiori criminali internazionali, che distruggono la ricchezza delle nazioni creata col sudore della fronte da intere generazioni, che impoveriscono sempre più i ceti popolari, costituiti da operai, impiegati, tecnici, piccoli e medi produttori che guidati da istrioni politici al servizio della massoneria internazionale subiscono la propaganda somministrata dai loro mass-media. Le società segrete del Mont Pelerin, di Skull & Bones, del gruppo Bilderberg, della Commissione Trilateral sono quelle che comandano il mondo e che consentono a circa mille ricchissimi miserabili di possedere oltre la metà del Pil mondiale di fronte ad una popolazione di 7 miliardi di individui. Sette miliardi che esse hanno contribuito a far crescere con l’appoggio dei preti di varie religioni per poter estendere la loro malata volontà di potenza su una massa informe ed anonima da poter spremere senza limiti. Criminali metafisici.
Eppure, nonostante molte persone avvedute, indipendenti dalle morte ideologie, conoscano le trame di questi gnomi malefici, non si riesce ancora a smascherare una volta per tutte la natura delle loro nefandezze. Questo avviene perché c’è ancora un certo benessere diffuso che permette ai più di avere una casa, un’auto, del cibo. Ciò attenua il senso dell’ingiustizia, e rende passivi o rassegnati i più, che per natura badano ai loro interessi di piccolo cabotaggio. Cosicché su questa dimensione psicologica anestetizzata gli Speculatori possono calare le loro trame con lo scopo di incrementare
ancora gli immensi profitti, sperando che la corda non si spezzi. E quindi hanno inventato un nuovo mostro da combattere, sebbene i mostri veri siano loro: il debito pubblico. Ridurre il debito pubblico significa per loro distruggere lo stato sociale (scuola, sanità, pensioni pubbliche,ecc.), tosare i risparmi delle famiglie per appropriarsene, rendendo poco appetibili i Bot e i Cct, per poi far convogliare il denaro sulle azioni a rischio per poi spennare gli sprovveduti.
 

Il debito pubblico è diventato così il male radicale, poiché sembra che esso sia un debito che ci permette di vivere al di sopra dei nostri limiti. Esso è il terzo parametro di Maastricht, quello che ci consente di usare la moneta europea (la più grande truffa della storia) assieme al tasso di inflazione che deve essere sotto il 3%, e il deficit pubblico, che pure deve essere sotto il 3%. Il debito invece deve scendere dal 2012 verso il 60%. Tanti non sanno che il deficit pubblico (se c’è) è dato dal passivo di tutte le attività dello stato (scuole, ospedali, comuni, fabbriche, pensioni, ecc.), mentre il debito è costituito dai prestiti, attestati dallo stato attraverso i Bot e i Cct, che privati o banche danno allo stato in cambio di interessi che di solito sono di poco superiori al tasso di sconto (il costo del denaro fatto pagare dalla Banca nazionale). Il deficit, poi, si somma al debito, che quindi è costituito dalla somma dei Bot, dei Cct, degli interessi, e del deficit.
La concezione teorico-pratica che ha ispirato la costruzione della moneta unica europea, l’euro, è stata quella monetarista disegnata dalla scuola dei Chicago Boys di Milton Friedman, applicata dai Pinochet, dai Reagan, Teatcher, Clinton e, in seguito, da tutti i governanti. La concezione del liberismo estremo, che implica appunto la riduzione della stato sociale, il contenimento dell’inflazione, la privatizzazione di tutto l’apparato produttivo pubblico, dalle partecipazioni statali
alle municipalizzate. Tutto in nome del profitto, della globalizzazione, della produttività: concetti che nascondono la vera realtà, che è quella dello sfruttamento e della ricchezza per pochi (i meritevoli, si autoproclamano).

Alcuni Paesi sono già falliti come la Grecia o l’Islanda, mentre i prossimi saranno il Portogallo, la Spagna, il Belgio e l’Italia, a causa, si dice, del loro debito.
In realtà il paese che detiene il record del peggior debito pubblico è il Giappone (il 200% del Pil,
mentre l’Italia ce l’ha al 120%): ma nessuno ne parla. Ciò significa che anche in questo caso vengono nascosti importanti aspetti della questione debito.
Si nasconde in primo luogo la grande differenza fra debito pubblico interno ed esterno e fra indebitamento pubblico e indebitamento privato. Queste differenze fondamentali non sono state tenute in conto (stranamente?) nel trattato di Maastricht e ciò rivela la pochezza dei politici italiani che il 7 febbraio 1992 lo hanno firmato, svendendo per poche lire i tesori produttivi, allora in attivo, della nostra nazione alla speculazione internazionale (alla massoneria). Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi sono stati i capi dei vari governi che si sono succeduti dal 1992 ad oggi, e tutti, proprio tutti, sono stati i complici dell’esproprio dei nostri beni nazionali e del nostro risparmio.
Anche dati recentissimi dimostrano che il nostro debito pubblico (quasi il 70% di esso) è interno e che quello esterno appartiene in buona parte al Vaticano. Inoltre il nostro debito privato è molto più basso (circa il 35%) rispetto ai nostri paesi competitori. In pratica il nostro debito è una partita di giro: gli italiani prestano soldi allo stato italiano perché si fidano di più di questo piuttosto che delle Borse. Lo stesso fanno i Giapponesi (che però non hanno firmato il famigerato trattato). Noi italiani non siamo rovinati, sono gli altri che vorrebbero rovinarci per appropriarsi con pochi euro delle nostre aziende. Lo eravamo in parte nel 1992 quando c’erano le pensioni baby e sette milioni di invalidi ed interessi enormi che lo stato doveva pagare. Oggi non è più così: il nostro deficit è minore degli altri e gli incredibili sprechi sono stati in buona parte eliminati. Perfino i nostri gioielli di famiglia, quali le grandi industrie di stato a diritto privato, sono state svendute.
Nonostante questo ancora c'impongono, grazie a governi che agiscono ai margini della criminalità pura, tagli colossali agli stipendi e salari dei ceti medio-bassi, il che ci porterà al completo disastro.
Infatti il nostro debito pubblico, nonostante le privatizzazioni selvagge, l’aumento sempre più elevato dell’età pensionabile, i ticket, la precarizzazione del lavoro, la riduzione degli insegnanti e dei medici, la destatalizzazione delle grandi industrie, continua ad aumentare.
E questo perché? Perché non cresciamo e dobbiamo comunque pagare gli interessi ai Bot e ai Cct. Ma come si fa a crescere se i soldi da spendere diminuiscono sempre di più? I poveri non consumano. Questa è la contraddizione. Vorrebbero che crescessimo senza soldi, ma ciò non è possibile. Il cancelliere Bruning generò, attuando nella Germania dal 1930 al 1932 le stesse misure, Hitler. “Nihil sub soli novi” affermava Schopenhauer: la storia non è “magister vitae” come si crede normalmente. Siamo invece alla follia di un cane che si morde la coda fino a crepare. In termini psichiatrici si chiama schizofrenia.
Grecia, Ecuador, Islanda hanno fallito per via del loro debito pubblico esterno e tra poco toccherà agli Usa, visto che la Cina e Giappone detengono circa metà del loro debito. Quando avverrà, e sarà prossimamente, ci sarà il grande botto. L’Ecuador e l’Islanda hanno trovato la soluzione: non hanno pagato il debito e arrestato banchieri e speculatori (pochi a dire il vero). La Grecia dovrà fare così. L’euro della massoneria deve essere abolito. Ne va della nostra sopravvivenza.
I giovani precari, i laureati senza futuro e senza sicurezza, dovranno incaricarsi di questa incombenza assieme ai produttori e ai tecnici, per liberarsi dagli usurpatori. I popoli vengono molto prima dei mercati e dei mercanti. Ci aspetta altrimenti un ritorno all’Alto medioevo, che fra l’altro è il progetto
del gruppo Bilderberg.

Flores Tovo
f.tovo@libero.it
La grande truffa sui nostri risparmi » Rovigo Oggi Pagina 3 di 3
http://rovigooggi.it/stampa/2011-08-05/la-grande-truffa-sui-nostri-risparmi/ 13/08/2011