L'Unità 30.08.07
Sinistra al semaforo
Furio Colombo
Vorrei dedicare all’assessore Graziano Cioni di Firenze, importante
figura della sinistra in Italia, le parole di una canzone italiana che
al principio dell’altro secolo era popolare anche fra le signore bene,
popolare come «Balocchi e profumi». La so perché la cantava mia madre
con una buona voce da soprano leggero: «A Natale non badare,
spazzacamino / ogni bimbo ha un focolare / e un balocco vicino / tu però
non ti accostare / resta in giardino / i bambini non toccare / va a
spazzare il camino».
La canzone, di tempi in cui alcuni borghesi non si vergognavano di
essere un po’ socialisti, prevedeva la risposta del lavoratore abusivo
citato nella canzone: «Tu mi scacci, lo so, perché il volto più
bianco non ho, ma lo spazzacamino tiene il cuor come un altro bambino».
Pensandoci bene devo dedicare le parole di questa canzone (era sostenuta
da una bella aria strappalacrime che purtroppo qui non sono in grado di
trascrivere) a tutte le figure della sinistra italiana che volentieri,
spontaneamente, e qualche volta con impeto da neoconvertiti alla luce di
verità non più negabili, sostengono che:
- le tasse di Prodi-Padoa-Schioppa sono effettivamente un furto senza
precedenti nel mondo e bisognerà «restituire» (attenzione alla parola,
significa riconoscere che parliamo di maltolto) ciò che spetta ai
cittadini. Tener presente che i Paesi con le mitiche tasse bassissime
non sono mai citati e confrontati realmente (tasse, incentivi per le
imprese, favori, interventi pubblici, scuole, ospedali, spese militari);
- affermano tuttavia, fra una sparata e l’altra di Bossi, che non si
devono discriminare né la Lega né Tremonti da un serio discorso sulle
riforme (Bossi è il fucile e Tremonti, ovviamente, è il fiscalista del
progetto «sciopero fiscale»);
- dicono con autorità che bisogna finalmente proteggere i più deboli
(cioè gli esclusi da ogni beneficio) nel mondo del lavoro attraverso il
giusto espediente di privare di ogni beneficio i lavoratori che se li
erano conquistati con lotte e scontri sociali neanche tanto facili negli
anni Sessanta, Settanta, Ottanta. Intanto il resto del Paese - come ha
poco dopo rivelato la infelice operazione «Mani pulite» - viveva nella
austerità. E se quei lavoratori, allora accampavano tanti diritti,
adesso sono abbastanza vecchi e dopo 35 o 40 anni di lavoro (quasi
sempre senza barca e senza seconda casa) sono andati in pensione, si fa
dell’ironia sul fatto che un sindacato «conservatore» di pensionati
pretende di dettare legge alle nuove dinamiche del lavoro.
Ma adesso i «coraggiosi» (questo è il termine per gli audaci di sinistra
e centrosinistra che hanno trovato una identificazione originale nel
ripetere con passione e convinzione ciò che ha già detto la Lega, ciò
che si ascolta nelle assemblee degli imprenditori padri e - in seconda
convocazione - gli imprenditori figli, ciò che scrivono gli
editorialisti di ispirazione «moderna»), adesso i coraggiosi puntano
dritto ma contro Rom e lavavetri. Conoscete nemici peggiori? È futile
una sinistra che vede i lavavetri come gli spazzacamini, e pensa ai Rom
più come a poveri che a ladri di bambini. Eccoci dunque pronti a
spezzare le reni ai lavavetri.
Anzi, hanno pensato, facciamo di più. Facciamo di Firenze, città di
sinistra, il simbolo e il modello della caccia ai lavavetri. E facciamo
bandiera della sinistra la «sicurezza» ai semafori. Finalmente lotta di
liberazione dai poveri, dai Rom, dai mendicanti, dai lavavetri.
Mentre nostri connazionali bianchi e agiati alzano un po’ il gomito
(dopotutto siamo in ferie), guidano un po’ spericolato (dopotutto siamo
italiani) e ti spazzano via un ragazzino o una ragazzina sedicenne al
giorno (dopotutto c’è sempre il perdono e un mazzo di fiori da recare
sul posto); mentre nostri connazionali bianchi e laboriosi sono
impegnati a vendere a bravi risparmiatori padani fondi di investimento
in cui sono accuratamente incluse le somme ricavate da «cartolarizzazioni
mondiali» che possono provocare in ogni momento un crollo prima di
azioni, poi di Borsa, poi di banca, poi di risparmi (e tanti esperti,
pacati, pensierosi e tranquilli sono impegnati a «esaminare le varie
ipotesi»), il lavavetri non ha scampo. Lo becchi al semaforo e gli dai
tre mesi di carcere. Come è noto, tutti gli importanti e irrisolti
delitti italiani di ragazze inseguite, tormentate e uccise dal fidanzato
laureando, originano dalla piaga del lavavetri.
Con quel loro ostinato appostarsi ai semafori e quella loro deliberata
volontà di usare (male) spugna e straccio anche sui vetri puliti,
provocano una tale esasperazione che poi si spiega se un povero italiano
credente (che verrà comunque perdonato) va a casa e fa una strage di
italiani grandi e piccoli, moglie, figli e neonati inclusi.
Tutto ciò sarebbe uno scherzo, benché un po’ pesante, se non ci fossero
alcune ragioni che disorientano e umiliano non solo chi credeva di
essere a sinistra. Ma anche una comune «classe media» di sentimenti
umani che altrove si chiamerebbe soltanto «liberal». Provo a elencarle
così.
Primo. C’è qualcosa di blasfemo - certo di stupido - nell’agitare la
parola e «il valore» della sicurezza a proposito di lavavetri, a Firenze
nell’estate in cui mezza Italia è messa a fuoco da cittadini italiani,
il più delle volte incensurati, che non si fermerebbero a occuparsi dei
vostri vetri sporchi. Hanno missioni di malavita alquanto più grandi. E
molto ben coordinate.
Secondo. C’è qualcosa di blasfemo - e anche di stupido - nell’agitare la
parola e il «valore» della sicurezza a proposito di lavavetri, a Firenze
nel giorno (lo stesso giorno) in cui il presidente della Regione
Calabria Loiero riceve una ulteriore minaccia di morte (la sesta).
Terzo. C’è qualcosa di stupido - politicamente stupido - in una sinistra
ricca delle bandiere della uguaglianza, della legalità, dei diritti
umani e civili, quando questa sinistra cerca di rubare e usare come
bandiera lo straccetto della presunta insicurezza dei cittadini sia
perché quella bandiera è saldamente nelle mani di Borghezio (che non ha
nessuna intenzione di mollarla perché non ne ha un’altra); sia perché -
portino pazienza tutti coloro che fingono di non saperlo - l’Italia
della insopportabile immigrazione è il Paese meno insicuro d’Europa (per
non parlare di Usa e America Latina) tranne che nel seno delle buone
famiglie e delle simpatiche coppie italiane dove va forte la strage
delle donne (solo italiane, solo per mani di bravi cittadini italiani).
L’evidenza triste è che il sistema omologato delle informazioni, una
volta impiantato da Berlusconi nel cuore della televisione pubblica e
privata, dei giornali, degli editorialisti, dei corsivisti (fa eccezione
il fronte dei vignettisti, forse perché, come dimostra Forattini dai
giorni della sua conversione, la destra non può ridere), continua a
mettere in luce con successo il lato falso delle notizie. Molti italiani
che non leggono l’inglese credono davvero che l’Italia sia il Paese più
tassato o che le imprese, in Italia, siano davvero perseguitate (quanto
ai manager che sanno l’inglese, gli conviene far finta di non saperlo,
se no avrebbero difficoltà a spiegare la cattiva sorte americana di Ford,
General Motors e Chrysler nel Paese del liberismo, il fallimento della
Swiss Air nella mitica Svizzera delle banche, la pesante disoccupazione
nei Paesi di bassissima tassazione). Ed ecco che subito si arruolano «i
coraggiosi», entusiasti e vivaci seguaci di fatti mai accaduti e di
notizie non vere e si battono per nuove tasse (niente tasse) e nuovo
lavoro (niente garanzie, se mai raccomandazioni o essere nati figli di).
Molti italiani credono davvero - perché lo dicono Borghezio, Gentilini e
il Bossi del fucile purificatore - che il nostro pericolo, terrorismo
globale e terrorismo stradale, sono gli immigrati, cioè i lavavetri.
Cioni ci crede perché purtroppo nell’Italia di oggi non fa una gran
differenza guardare Canale 5 o la Rai. Non abbiamo detto che la
sicurezza non è né di destra né di sinistra (benché sia una evidente
sciocchezza, se si parla di eventi stradali)? Crede nella sicurezza,
arresta i lavavetri.
Cioni dunque, in preda a una terribile crisi di buona fede, prende alla
lettera gli spot berlusconiani, e arresta i lavavetri. Finalmente una
sinistra moderna. Ci dicono due giorni dopo i quotidiani: «Non si vedono
più lavavetri a Firenze».
Grande vittoria della sinistra, anche se ottenuto lungo la scorciatoia
della destra, che non è uguaglianza ma abolire l’immagine della
diseguaglianza. E non è giustizia ma evitare ogni constatazione di
ingiustizia.
Ricordate l’inizio del «Siddarta» di Hesse? «Fecero scomparire tutti i
poveri e i malati dalle strade perché il principe non li vedesse».
L’assessore Cioni ha vinto. Con un prezzo un po’ alto. Liquidare nella
sua città la sinistra.
P.S.
L’assessore Cioni, nel compilare il suo editto senza se e senza ma non
ha potuto tener conto di due esperienze, verificate personalmente, che
gli giro, insieme ai versi della canzone di mia madre.
- Varie volte ho visto bravi cittadini italiani farsi lavare
accuratamente il vetro, indicando con precisione punti ancora
insoddisfacenti per prolungare l’operazione. Poi, appena il semaforo lo
consente con uno strappo sull’acceleratore, sgommano via facendo il
segno del dito, senza pagare.
- Due volte, in reputati e pubblicizzati distributori di benzina e
Diesel, mi è stato detto, durante l’estate: «Il parabrezza? Se lo faccia
pulire dal lavavetri. Noi non lo facciamo più».
colombo_f@posta.senato.it
Pubblicato il: 30.08.07