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Vedi altri testi sul razzismo in MEMORIE  e  vedi anche La percezione  del fenomeno mafioso in  Sicilia di Giovanni Lo Monaco 

S. Lupo Storia della mafia  culture dentro e fuori l'organizzazine

Alessandra Dino  Immagini pubbliche (o per il pubblico) della mafia

 

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Cari amici,

sono una insegnante siciliana da sempre impegnata nella lotta alla mafia. Vi scrivo per segnalare la mia contrarietà per quello che ho letto nel rapporto annuale 2006  <LEGALITA' E GIUSTIZIA SOCIALE PER UNA TOSCANA PIU' SICURA>  a cura della Fondazione Antonino Caponnetto. Nel prologo, c'è scritto:

“La Regione Toscana è un territorio economicamente ricco che per sua stessa natura risulta quindi permeabile alle infiltrazioni finanziarie mafiose. Non ci troviamo comunque di fronte ad un controllo del territorio come avviene nelle regioni meridionali quali Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Rispetto a queste realtà manca il consenso sociale alle organizzazioni criminali organizzate ed al contrario esiste tra i cittadini e le istituzioni una forte identità antimafiosa ed una marcata sensibilità ai valori della legalità e della giustizia sociale. Non mancano casi storici di presenza mafiosa sul territorio che dimostrano la pericolosità della criminalità organizzata”.

Si parla di consenso sociale, alla mafia nelle regioni meridionali, tout court, senza citare uno straccio di ricerca che sia in qualche modo testata su tutto il territorio italiano. Evidentemente non si ritiene sia necessario, neanche azzardare una percentuale, 2%, 10% 80%, ma no, si parla in generale e noi acriticamente dovremmo accettarlo!

L'affermazione  di cui sopra farebbe inorridire Caponnetto se fosse ancora tra di noi. Non solo in Sicilia  non c'è consenso sociale 
come testimoniamo le grandi manifestazioni antimafia , i movimenti di massa, tra i piu' grandi e continuativi d'Europa, che si sono 
scontrati con la mafia pagando un altissimo costo di sangue.
Ma in Sicilia  c'è una rivolta contro il pizzo che non ha riscontro in nessuna altra regione d'Italia tranne la Calabria.
 Il pizzo pare venga pagato in Toscana e, ho sentito, anche altrove. Ma non se ne sa niente.In ogni caso, la Toscana non è 
controllata dalla mafia perchè è controllata dalla Massoneria. Non esiste Regione italiana che abbia una tanto reticolata ed 
estesa presenza massonica. La Massoneria è trasversale,bipartisan, attraverso i ceti sociali forti amministra il potere, interviene 
nella scelta degli alti dirigenti...... Sicuramente inToscana ci sarà pure una forte identità antimafiosa come in Sicilia, 
anche se non ne conosco le manifestazioni. In ogni caso, se, come si afferma, in Toscana manca il consenso sociale non solo 
e ovviamente al crimine mafioso, (solo un razzista potrebbe affermarlo sia per la Sicilia che per la Toscana), ma agli 
affari finanziari delle mafie, (più di una),che operano nel territorio, come mai queste mafie non vengono sdradicate, anzi operano 
indisturbate? 

La mafia siciliana i soldi sporchi li ricicla e li investe soprattutto nel più ricco Nord. Pare che gli investimenti mafiosi in Toscana siano enormi e non si sarebbero potuti realizzare senza la complicità di tanti Toscani, che, a questo punto dobbiamo considerare "COMPLICI", per dirla con Lirio Abate.Naturalmente un conto è che certe affermazioni le faccia Lirio Abate, altro invece che le faccia una "siciliana qualunque": è esposta alla gogna da parte anche di "compagni" "bene informati"  che ricorrono al solito luogo comune, "se tutto è mafia niente è mafia",  e così ci culliamo che la mafia è un fatto puramente regionale, circoscritto...!

E' ora di finirla con il razzismo nei confronti dei meridionali. Hai voglia di dire che l'abuso edilizio, la "mentalità" della raccomandazione o il familismo sono diffusi dappertutto nel territorio nazionale (vedi Isfol, Report), certi pregiudizi razzisti sono radicati!! Anzi vanno pure di moda, sono tornati recentemente in auge anche tra gli intellettuali di sinistra! (Vedi Francesco Merlo e il suo articolo "niuru cu niuru nun tingi"!!! apprezzato, mi è stato riferito, da accademici del Nord)).

 

E' ora di finirla con un'immagine che poggia su una fantomatica "natura dei siciliani", rappresentati come ineluttabilmente vocati all'egoismo, all'asocialità, al familismo chiuso e diffidente, al crimine, per cui la mafia è, e non può che essere, inscritta nella loro “cultura mafiosa”, nel loro “sentire mafioso”,  salvo poi a fare uscire fuori dal cilindro, per sanare una contraddizione in termini data dal grande numero dei nostri eroi morti nella guerra contro la mafia,  l’altra Sicilia fatta di poche persone, (gli eroi appunto), appartenenti ad una  civiltà diversa,  una civiltà opposta alla cultura mafiosa  . Saremmo un popolo con due culture, con DUE CIVILTA’!!

 

Il consenso sociale  alla mafia, viene fatto derivare dalla cultura ed dalle tradizioni del popolo siciliano formatesi nel corso dei secoli, a cui contribuirebbe, secondo alcuni, anche il clima, senza magari neanche sospettare , (si può cambiare il clima, no, come non si può cambiare il DNA!!), che non solo questo è razzismo, ma dà forza indirettamente a quanti sostengono che "con la mafia si deve venire a patti". Esisterebbe una cultura mafiosa, un sentire mafioso che costituiscono un substrato di fondo che consente alla mafia di sopravvivere e di "rigenerarsi" continuamente! (2) Come ho avuto modo di dire altre volte, sappiamo oggi che il concetto di razza è superato, ma non per questo è scomparso il razzismo. Al contrario possiamo dire che il razzista oggi, non potendo più fare riferimento alla razza, fa riferimento alla  "cultura di un popolo"!

Attribuire alla “cultura di un popolo” comportamenti negativi, questo è razzismo!

Giuseppina Ficarra

Palermo

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(1)

 

 (2) Si parla di "cultura mafiosa", di "sentire mafioso", di "psichismo mafioso", e se gli aspetti culturali hanno indubbiamente un peso notevole l'insistenza sulle pulsioni inconsce, che sarebbero alla base della trasmissione dei codici culturali, rischia di riproporre modelli antropologici di tipo razziale: tutti i siciliani sarebbero coinvolti, transpersonalmente, cioe' inconsciamente, nella perpetuazione del sentire mafioso, affermazione che ignora che nella storia della Sicilia contemporanea ci sono stati movimenti di massa, tra i piu' grandi e continuativi d'Europa, che si sono scontrati con la mafia pagando un altissimo costo di sangue. Umberto Santino in Stereotipi e paradigmi http://www.centroimpastato.it/publ/online/stereotipi/paradigmi.php3

 

 

----- Original Message -----

From: <3385941963@tim.it>

To: <giuseppina.ficarra@tin.it>

Sent: Thursday, December 13, 2007 5:50 AM

Subject: da Fondazione Caponnetto

 

 

Mi dispiace deluderla ma il consenso sociale a favore delle organizzazioni

mafiose purtroppo nelle diverse realtà meridionali c'è. Pensi a molte zone

della Campania dove quando arriva la Polizia viene aggredita dagli abitanti

(ieri l'ultimo caso al rione sanità). Pensi alla Calabria dove a Reggio

diversi giovani hanno espresso simpatie per i riti dell'ndrangheta.  Pensi

alla Sicilia dove a Corleone il film su Riina ha prodotto effetti non certo

positivi. Pensi alla zona dello stretto di Messina autentico buco nero della

giustizia, oppure ad alcuni quartieri di Catania (mia città natale)  o di

Palermo o di Bari dove le forze dell'ordine sono solo "sbirri". Ci sono per

fortuna segnali positivi coi ragazzi calabresi, coi ragazzi antipizzo, con i

familiari delle vittime della mafia che si mobilitano. Ci sono persone per

bene che combattono quotidianamente la mafia ma ancora non si può dire che

le manchi il consenso sociale di una parte della popolazione e della classe

politica. Sono comunque ottimista e spero che abbia compreso che la nostra è

solo un'analisi ma tenga presente che il giudice Caponnetto non si sarebbe

per nulla inorridito. Da siciliano onesto preferisco non commentare le

accuse di razzismo.

 Salvatore Calleri presidente Fondazione Caponnetto

 Post scriptum se si collega al sito www.antoninocaponnetto.it  potrà vedere le

attività che la Fondazione svolge sul territorio nazionale.

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Egregio Signore Calleri,

 

 effettivamente mi ha deluso, i suoi sono luoghi comuni triti e ritriti. Più

approfondite letture la farebbero riflettere sul fatto che l'organizzazione criminale

mafiosa non ha  rapporti con la maggioranza della popolazione civile che darebbe il

consenso sociale ad essa mafia, ma con quella parte che è con essa  collusa e soprattutto

con i politici dei quali molti siedono al parlamento nazionale!! .Lei stesso parla di una parte della popolazione, da qui a dire che in Sicilia c’è consenso sociale alla mafia ci corre. Sono parole pesanti come pietre per un popolo che ha tanto sofferto e che ha dato le sue vittime nella lotta alla mafia  Nel libro I complici di Lirio Abate non trova un solo episodio di mafia che si possa ascrivere al consenso o alla cultura mafiosa della società civile. Quelli che pagano il pizzo sono vittime e non sostenitori di criminali. La teoria culturalista che farebbe derivare tutto dalla mentalità mafiosa dei siciliani è stata superata  da un pezzo e gli studiosi più seri, gli osservatori più obiettivi, non ne

parlano più. Le suggerisco di leggere lo studio di Giovanni Lo Monaco apparso di recente sulla rivista Segno (Veda allegato).Tra le altre cose egli parla “dell’infondatezza di uno stereotipo pernicioso e opprimente come quello che identifica la cultura siciliana con quella mafiosa; identificazione che in mano a mafiosi e collusi è divenuta, all’occorrenza, un conveniente mezzo di banalizzazione del fenomeno criminoso, ma per i siciliani si è trasformata nel tempo in una marcatura negativa, difficile (ma non impossibile) da cancellare".

Il Prof. Salvatore Lupo nel recente convegno Cronache di mafia svoltosi all’università di Palermo in un’aula gremita di studenti ha rigettato con forza questa sua tesi del consenso sociale e della mentalità mafiosa e non è stato contraddetto da magistrati di grande spessore presenti in aula, da

giornalisti come Marco Travaglio o da Docenti come la Prof.ssa Alessandra Dino. Salvatore Lupo condanna  quella che egli chiama siciliologia e cioè il volere spiegare la mafia come frutto della cultura dell'isola, una cultura che ammira o accetta o subisce la forza della sopraffazione che i

mafiosi esercitano e che arriva a spiegare la mafia come prodotto dell'humus sociale in cui si sviluppa piuttosto che come prodotto degli interessi che in essa (mafia)  vivono e creano connivenze nell'ambiente sociale circostante. Sempre S. Lupo (Storia della mafia, Roma 2004) è persuaso che

 

"esista un’ideologia mafiosa che riflette i codici culturali ma soprattutto per deformarli,  riappropriarsene, farne un complesso di regole tese a garantire la sopravvivenza dell’organizzazione, la sua coesione, la sua capacità di trovare consenso, di incutere terrore al\l’interno e all’esterno".

Che ogni gruppo sociale abbia un'area di ascendenza nello spazio che occupa questo è fuori di dubbio. Nelle periferie milanesi o bolognesi "la mala" avrà certamente influenza, ma questo non può confonderlo con tutta la popolazione delle periferie nè fare derivare la mala appunto dalla "cultura" delle periferie! Da una ricerca nelle scuole di Palermo è risultato che nella grande maggioranza dei giovani non c’è consenso alla mafia.

I siciliani sono un popolo, i mafiosi sono criminali organizzati e che certamente non operano solo in Sicilia. Come Lei sa il fatturato della mafia ammonta a cifre astronomiche che, se investito in Sicilia “terra consensiente”, farebbe di questa una delle regioni più ricche d'Europa! Lei ha una responsabilità nella direzione di una istituzione antimafiosa e pertanto deve stare molto attento a non dare indicazioni sbagliate. La via culturalista e quella antropologica portano al  pregiudizio nei confronti del  popolo siciliano considerato popolo di serie B, popolo che da il suo consenso sociale ai criminali!!

 

Cordiali saluti

Giuseppina Ficarra

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----- Original Message -----

From: <3385941963@tim.it>

To: "Giuseppina" <giuseppina.ficarra@tin.it>

Cc: "Ghera" <claudiogherardini@alice.it>

Sent: Thursday, December 13, 2007 10:42 PM

Subject: R: Re: da Fondazione Caponnetto

 

 

Dalla sua risposta deduco che non mi ha letto con la dovuta attenzione. Non ho detto che la maggioranza dei siciliani è mafiosa ma ho parlato di consenso sociale e politico alla mafia.  La sua posizione mi appare invece ideologicamente regionalista e basata sul concetto di popolo siciliano.  Salvatore Calleri

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Original Message -----

From: "Giuseppina" <giuseppina.ficarra@tin.it>

To: "Presidente fondazione Caponnetto" <3385941963@tim.it>

Cc: "Lo Monaco Giovanni" <stupormundi34@yahoo.it>; <aladino@unipa.it>

Sent: Friday, December 14, 2007 8:11 AM

Subject: Re: Re: da Fondazione Caponnetto

 

 

 Non ha detto che la maggioranza dei siciliani è mafiosa, ma secondo lei qual

 è la differenza tra parlare di consenso sociale alla mafia attribuito

 genericamente alla Sicilia (Le ricordo quello che avete scritto nel vostro

 rapporto annuale 2006: Rispetto a queste realtà (in Sicilia n.d.r.)manca il

 consenso sociale alle organizzazioni criminali organizzate ed al contrario

 esiste tra i cittadini e le istituzioni una forte identità antimafiosa ed

 una marcata sensibilità ai valori della legalità e della giustizia sociale.)

 e cultura mafiosa, mafiosità, sentire mafioso attribuiti alla popolazione

 siciliana. I siciliani dice lei non sono mafiosi ma alla mafia  concedono

 consenso sociale! Ma che razza di gente sono questi siciliani! Non c'è una

 contraddizione in quello che dice Lei? Si può non essere mafiosi, ma dare

 consenso alla mafia? E' un parametro che ha preso in considerazioni altre

 volte e in altre situazioni e altrove? Non sono un ladro ma sostengo i

 ladri, non sono un delinquente ma mi manca il senso della legalità e della

 giustizia sociale! E lo afferma così, tout court, come una cosa assodata: in

 Sicilia c'è consenso sociale  alla mafia! Rifletta sulle parole che come le

 ho detto possono essere pesanti come pietre. In quanto all'accusa di

 ideologia le dico solamente che mi offende. La mia è una difesa da quello

 che lei dice!! Da quello che vedo scritto nero su bianco!

 Saluti Giuseppina Ficarra

 

                                              *****

----- Original Message -----

From: <3385941963@tim.it>

To: "Giuseppina" <giuseppina.ficarra@tin.it>

Sent: Saturday, December 15, 2007 9:14 AM

Subject: R: Re: Re: da Fondazione Caponnetto

 

 

Come le ho già detto sono di Catania e quindi lungi da me fare di ogni erba un fascio. Anzi da un certo punto di vista la sua reazione appassionata e arrabbiata mi fa piacere perché lei combatte quotidianamente la mafia e per questo la rispetto. Da un punto di vista pratico considero il consenso sociale alle organizzazioni mafiosi presente nelle quattro regioni meridionali un qualcosa che frequentandole con assiduità, e mi creda sono realtà che la Fondazione -che ho l'onore di presiedere- ben conosce, si respira quotidianamente. Reazioni come la sua però mi fanno ben sperare che tale consenso possa finire soprattutto nella nostra terra come recentemente successo a Gela con un Sindaco coraggioso quale Saro Crocetta. Spero un giorno di conoscerla a qualche iniziativa antimafia a Palermo.

Con cordialità Salvo Calleri

 

----- Original Message -----

From: Giuseppina

To: Presidente fondazione Caponnetto

Sent: Saturday, December 15, 2007 10:16 AM

Subject: Re: Re: Re: da Fondazione Caponnetto

 

 

Così va meglio. Ma mi creda non sono la sola a pensarla così. E' da un po' di tempo che ho deciso di non accettare più affermazioni generiche tipo mentalità mafiosa, cultura mafiosa attribuite ai siciliani. Ho avuto modo di esaminare una ricerca fatta nelle scuole di Palermo e dalla quale già erano state tratte nei giornali locali affermazioni "generiche" tito <<mentalità mafiosa largamente diffusa in un largo strato dei giovani studenti palermitani>>. Ad un attento esame è risultato che la cosiddetta mentalità mafiosa riguardava invece solamente piccoli gruppi di alunni a rischio di scuole a rischio (In quartieri a rischio, Ballarò, Capo..)  “selezionati” dagli insegnanti per essere inseriti nell’intervento di ricerca-azione che avevano inteso più come uno strumento ortopedico che esplorativo.

Altre ricerche di tipo pseudo psicologigo ravvisavano i pressupposti del consenso sociale alla mafia nel ricorso abituale alla raccomandazione e nel familismo. Ebbene è venuto fuori da una ricerca nazionale seria che l'Italia è la repubblica dei raccomandati, che la famiglia risulta importante per  il 92% dei giovani palermitani, per il 90,3% dei giovani corleonesi e per l’85,3 % del resto dei giovani italiani.Come vede da Nord a Sud della Nazione la famiglia viene considerata un valore centrale. Sempre da ricerche serie risulta che i siciliani accordano allo Stato una fiducia significativamente maggiore (42%) rispetto a quella rilevata nella ricerca di Marcello Dei (2002) su un campione nazionale (22%).la sfiducia verso le rappresentanze istituzionali, infatti, è un sentimento che attraversa per intero il territorio nazionale e in misura maggiore le popolazioni giovanili del Nord (78%) rispetto a quelle del Sud (58%). Inoltre studiosi che sostengono le tesi culturaliste suppongono che la cultura mafiosa e quella siciliana si caratterizzino per un omogeneo senso di attaccamento al territorio (vedi Giovanni Lo Monaco). Anche in questo caso la tesi si è dimostrata infondata.

E veniamo al dunque: lei ha scritto che da un punto di vista pratico considera il consenso sociale alle organizzazioni mafiose un qualcosa che si respira quotidianamente.

Ecco la mia proposta: avviare delle ricerche serie (scientificamente impostate dal punto di vista scientifico) per stabilire  come, in che misura, in quali fasce della popolazione (divisa per età, sesso, titolo di studio etc.) e confrontare naturalmente i risultati con campioni di altre realtà locali in campo nazionale.

Mi creda, la mia è una guerra contro le generalizzazioni sui siciliani. Si ricorda le accuse di omertà? Nell'ultima trasmissione di anno zero si è vista l'omertà a Milano! Sempre a Milano, in una recente trasmissione di Report, si è vista una devastante speculazione edilizia. Questo naturalmente non mi conforta, però, ecco, come Le ho detto vorrei che si facessero studi seri ecredo che una fondazione ha i mezzi per farlo.

Mi scusi se l'ho annoiata

Cordiali saluti Giuseppina Ficarra

                                                              ****

scrive un certo Sig. Gherardini:

 

----- Original Message -----

From: claudio gherardini

To: giuseppina.ficarra@tin.it

Sent: Wednesday, December 12, 2007 9:25 PM

Subject: un equivoco?

 

 

Gentile Ficarra le scrivo brevemente dopo aver letto questo suo testo.(la mia protesta a quanto scritto nel rapporto annuale 2006 antimafia Toscana)

 

 

Ho avuto il privilegio di conoscere e lavorare assieme a Antonino Caponnetto dal 1992 e ho una qualche idea della situazione italiana nei confronti della mafia e anche della massoneria.

 

Io penso che lei abbia frainteso il testo che lei commenta così fortemente e così appassionatamente e le garantisco che sia il sottoscritto che le persone della Fondazione Caponnetto sono ben lontane dall'avere idee razziste sul Sud italiano e in generale. Molte fra l'altro hanno origini meridionali e siciliane.

 

Sul consenso, spontaneo o forzato, che le popolazioni lasciate per decenni in balia dei criminali concedono a questi ultimi si potrebbe discutere per anni e infatti la polemica va avanti da anni.

 

Io penso che l'Italia sia su una brutta china ma ancora debba considerarsi una democrazia. Per questo non possiamo prescindere che circa la metà degli italiani sia dalla parte centro destra e che una percentuale attorno al 30 per cento almeno sia direttamente fedele a leader politici che  alcuni, noi per esempio, considerano vicini a certi criminali.

 

D'altra parte stiamo seguendo con passione quanto si muove a Palermo. Io stesso ho intervistato il Procuratore Grasso anche su questo argomento che lo rende entusiasta e noi con lui. La lotta al pizzo e la mobilitazione stanno crescendo e ci auguriamo che le cose vadano meglio che in passato.

 

Bisogna comunque tenere conto che in democrazia chi vince alle elezioni è il favorito dalla maggioranza della popolazione e che se ben ricordo in Sicilia non mi sembra che la maggioranza dell'elettorato abbia recentemente preferito chi si oppone più decisamente alla criminalità organizzata.

 

Lottiamo quanto più possibile uniti e altri risultati come quelli recenti arriveranno numerosi e notevoli.

 

Le porgo i miei più distinti saluti

 

claudio gherardini

 

--

 

Claudio Gherardini

 

50126 - Firenze - via A. Traversari 75 - Italy

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From: Giuseppina

To: claudio gherardini

Sent: Thursday, December 13, 2007 8:56 AM

Subject: Re: un equivoco?

 

Gentile Sig. Gherardini,

come appunto Lei dice la polemica, (per me si tratta di pregiudizi), va avanti per anni: ha una qualche bibliografia da suggerire su detta polemica?

Lei parla di  "popolazioni lasciate per decenni in balia dei criminali" che, a quanto devo intendere = popolo siciliano abbandonato in queste lande deserte e aride in balia dei lupi (mi vengono in mente i lupi di cui parla Fr. Merlo nel suo articolo La via meridionale all´integrazione, veda mie note in allegato).

Il risultato delle elezioni è frutto di collusione tra "mafiosi" e politici fin dai tempi della democrazia cristiana (vedi Andreotti condannato per collusione con la mafia!). Il maggioritario fa il resto. Tutte le volte che al parlamento nazionale va la destra di Berlusconi dobbiamo pensare che metà del popolo italiano è corrotto o favorevole alla mafia? (Le ricordo che i politici collusi o "amici" dei mafiosi siedono al Parlamento, vedi "I complici" di Lirio Abate). Oltre a quanto ho già scritto e che ribadisco, le suggerisco lo studio di Giovanni Lo Monaco apparso di recente sulla rivista Segno (Veda allegato). I siciliani sono un popolo, i mafiosi sono criminali organizzati che certamente non operano solo in Sicilia. Come Lei sa il fatturato della mafia ammonta a cifre astronomiche che, se investito in Sicilia, questa sarebbe una delle regioni più ricche d'Europa! Mi creda è tempo di rivedere certi pregiudizi che fanno torto ad un popolo generoso e di antica civiltà, un popolo che ha sempre espresso un'antimafia fin dal primo omicidio eccellente, un popolo che non c'entra niente con la sua espressio "popolazioni.. in balia dei criminali"!!

Cordiali saluti

Giuseppina Ficarra