| RASSEGNA STAMPA |
(26 agosto 2008)
Forse non è il caso di scomodare Adolph Hitler ed il nazionalismo estremo del XX secolo che, nell’individuare in una minoranza interna (in quel caso con l’antisemitismo) il nemico, il problema della modernità, il piombo nelle ali di una società in crisi, giunse a teorizzare e realizzare il genocidio.
Forse non
è il caso di rammentare il fascismo, come fa perfino Famiglia Cristiana, per
commentare le uscite della carneade Mariastella Gelmini contro gli insegnanti
meridionali che una volta di più nascondono quanto di grave si sta per abbattere
sul paese, quel federalismo contro il quale è necessario opporsi.
Una volta di più, l’infantile idiosincrasia non solo italiana dell’individuare
un diverso, inferiore, al quale dar la colpa di colpe proprie, emerge come
l’essenza di quel concentrato di grettezza, opportunismo, luoghi comuni,
egoismo, vigliaccheria, rapacità, arretratezza mascherata da modernità, che è
alla base dell’ideologia che per comodità chiamiamo berlusconismo.
Berlusconismo che si conforma su due ali. Da una parte vi è quella leghista, che
è la variante più gretta e recessiva, fatta di milioni di Mastro don Gesualdo
padani, che temono di essere fregati più di quanto aspirino a fregare il
prossimo. Dall’altra c’è quella italoforzuta che del leghismo è la variante
ottimista, che le studia tutte per conquistare meschini vantaggi per sé e per i
suoi, anche minimi, anche a costi umani altissimi, anche a costo della
disgregazione del paese.
In principio i nemici furono i lavoratori meridionali, che puzzavano, perché
costruivano col sudore del loro lavoro salariato a basso costo la ricchezza
della nazione. Quindi fu Roma ladrona, che succhiava il sangue alla società
padana perfetta, quella che risciacquava i panni nel dio Po e metteva le insegne
delle strade in bergamasco come antidoto alla propria chiusura mentale. Poi
furono gli immigrati extracomunitari, i negri. Quindi gli albanesi da incolpare
dei più efferati delitti familiari. Ricordate Erica e Omar o Roberto Spaccino e
tanti altri assassini che beneficiarono di fiaccolate col pilota automatico in
loro difesa.
Quindi è stato il turno dei cinesi, quelli che violando i diritti dei lavoratori
obbligavano controvoglia gli imprenditori padani (perfino gli assessori
leghisti, come abbiamo appreso in questi giorni) a fare altrettanto e a
modificare in peggio i rapporti di produzione a quegli stessi docili lavoratori
che poi votano Lega. E se non ci credevano allora la colpa era dell’Europa, e
dell’Euro di Prodi. Gestito da Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi l’Euro di
Prodi divenne il più grande trasferimento di risorse della storia dai lavoratori
salariati a quelli autonomi. Tra poco sarà il secondo più grande, superato dal
federalismo fiscale. Basta dar la colpa ad altri e ripeterlo goebblesianamente
all’infinito.
Quindi è toccato ai romeni, i nuovi meridionali, i nuovi negri, i nuovi
albanesi, che hanno l’aggravante di confondersi con i rom, gli zingari, i
rapitori di bambini che mai nella storia hanno rapito un solo bambino. E se
ricordi che la responsabilità penale resta personale il leghista medio ti
disprezza con un sorriso beota come fossi l’ultimo Azzeccagarbugli.
Al di sopra dei romeni ci sono solo loro: i più odiati, i musulmani, tutti
terroristi, che non meritano nemmeno la costituzionale libertà di culto. Ma non
importa chi è il nemico. Un nemico è necessario, un nemico serve sempre, come
per George Bush. Un nemico qualsiasi, che fosse Saddam Hussein, Osama Bin Laden,
Fidel Castro, Vladimir Putin o le patate fritte (alla francese, french fries,
per gli statunitensi che le boicottavano). La logica è sempre quella, noi contro
loro, mori e cristiani, noi i paesani di Pietro Maso siamo quelli sani, loro, i
concittadini di Nicolae Mailat (l’assassino di Giovanna Reggiani), sono la
malapianta da estirpare.
Noi contro loro perché è più facile da capire. Noi contro loro perché altrimenti
non scatta la macchina del consenso. Noi contro loro perchè altrimenti i nodi
del fallimento del neoliberismo verrebbero al pettine. Noi contro loro perché
altrimenti dovremmo interrogarci sui limiti della nostra modernità, sulla
perdita di valori, cultura, coscienza civile. Noi contro loro nell’illusione che
il problema possa essere espulso e noi si possa riprendere la nostra età
dell’oro bucolica interrotta dall’irruzione dello straniero.
Noi contro loro perfino quando la logica si ribalta, politica contro
antipolitica e viceversa. Noi lavoratori autonomi che, come vuole Renato
Brunetta, mandiamo avanti la baracca, contro loro, gli statali, i lavoratori
dipendenti, i mangiapane a tradimento, i fannulloni da colpire, come se poi ci
fossero famiglie dove entrambe le tipologie, autonomi e dipendenti, non
convivano come convivevano serbi e croati prima di essere indotti a scannarsi
tra loro.
Adesso, che l’obbiettivo è imporre il
federalismo si ritorna all’antico: tra tutti quanti, gira gira, è sempre il
meridionale l’invasore più odiato. Non sono i tagli del governo
all’educazione a far diminuire la qualità della scuola -ha sostenuto Mariastella
Gelmini- ma è la carta d’identità dei docenti la tara ereditaria, il cromosoma
impazzito che segna il destino della scuola pubblica da smantellare.
Gli insegnanti meridionali sono cattivi, quelli settentrionali sono buoni, ne
sono convinti in tutti i bar di Gallarate. Come per le medaglie olimpiche, che i
meridionali alla fine hanno vinto in proporzioni simili ai settentrionali,
nonostante abbiano meno piscine, meno palestre, meno stadi e meno opportunità,
fa capolino la razza. La razza padana è più sana, più atletica, più lavoratrice,
ed è circondata da popoli inferiori da schiavizzare nei capannoni, e da
dominare, slavi, napoletani, africani, arabi. Mancano solo gli ebrei, ma per
ora. Questo si chiama razzismo; smentite e fraintendimenti non contano.
E’ così idiota la pretesa della Ministra Mariastella Gelmini di classificare i
docenti in base alla carta d’identità e non in base ai titoli e al lavoro, che
non varrebbe neanche la pena di essere commentata, se non con una richiesta in
aula di dimissioni immediate da parte dell’opposizione. Richiesta di dimissioni
che non arriverà. E’ così idiota ma è l’ennesima cortina di fumo che
abbiamo già segnalato, per nascondere i
tagli e lo smantellamento della scuola pubblica. Chi scrive ha più volte
denunciato come emergenza nazionale il fatto che un numero importante di
insegnanti (meridionali e settentrionali) non meritino la cattedra, precaria o
di ruolo, sulla quale siedono ed ha anche indicato un rimedio così drastico, che
nessun ministro metterà mai in pratica: giudicare ed espellere dalla scuola gli
inefficienti. Ciò perché il paese forse si può permettere degli
impiegati fannulloni, ma non può permettersi
degli insegnanti seduti e senza stimoli.
Ammettiamo pure, ma non concediamo, che gli insegnanti meridionali delle scuole
settentrionali siano migliori degli insegnanti meridionali delle scuole
meridionali ma, proprio i dati OCSE-Pisa che cita il Ministro (disponibili a p.
2 del quotidiano la Repubblica) la smentiscono. Offro pochi numeri cercando di
non complicare il ragionamento. Nello studio della matematica, la media
nazionale ha un coefficiente di 462 punti. La provincia di Bolzano è la migliore
con 513 punti e la Sicilia in coda con 423 punti. A guardar bene questi dati ciò
vuol dire che la provincia di Bolzano, la migliore, ha una media di appena l’11%
migliore di quella nazionale mentre quella peggiore, la Regione Sicilia è
dell’8% inferiore alla media nazionale. Ovvero sono dati notevolmente coesi,
molto più coesi della maggior parte dei dati che dividono Nord e Sud. Se
parlassimo di reddito per esempio, la questione meridionale in queste
proporzioni sarebbe un ricordo o quasi.
Le conclusioni che se ne possono trarre sono varie, compresa quella che sono gli
insegnanti meridionali a frenare le scuole settentrionali, ma emerge invece
soprattutto il valore unificante che persiste nella scuola pubblica. Nonostante
le differenze di reddito, di disponibilità di libri, di computer, di connessioni
Internet, di occasioni di cultura, di strutture, laboratori, palestre siano
tutte abissalmente a favore degli studenti del Nord, proprio la scuola
meridionale, che fa le nozze con i fichi secchi, se non ancora con doppi turni e
altre carenze croniche, tampona e rende minimo il ritardo, solo l’8% in meno nel
caso peggiore (ma appena -4% la Lucania, -4.5% la Campania). Un vero miracolo
questa scuola pubblica meridionale, che non abbassa la testa, sulla quale
investire per ripartire e non tagliare, come invece vuol fare il governo
coloniale padano installato a Roma con il beneplacito di quasi tutti gli
italiani.
A parità di risorse e di contesto, la scuola meridionale è dunque
paradossalmente più efficiente di quella settentrionale. Faceva notare il
preside di un Liceo trentino che invitò un paio d’anni fa chi scrive per una
conferenza, che la sua scuola aveva un bilancio triplo (1.5 milioni contro 0,5
milioni di Euro) rispetto a strutture equivalenti nel resto d’Italia. Se questo
triplo di risorse si converte in appena un +11% allora è mal speso e chi invece
fa nozze con i fichi secchi e riesce a restare indietro di appena una spanna, ha
tutta la mia ammirazione.
La rozzezza della Gelmini serve una volta di più a nascondere il dramma: la
scuola italiana va male perché ha sempre meno soldi, risorse, strutture, di
quelle dei paesi dell’Europa Occidentale con i quali dovremmo competere, non
perché gli insegnanti sono nati a Sud del Garigliano e del Tronto. Quella
meridionale ha ancora meno soldi e viene tenuta in piedi da migliaia di eroici
docenti (dai quali sottrarre una percentuale di sciagurati, che ci sono anche al
Nord e verso i quali non si dovrebbero fare prigionieri). La scuola italiana e
meridionale va male e andrà peggio perché la Ministra, che non conta nulla, è lì
solo per coprire gli ulteriori tagli imposti all’educazione da chi veramente
conta, Giulio Tremonti.
Questo deve disperatamente far cassa per quell’enorme
piano Marshall in favore dei
ricchi che sarà il federalismo fiscale
con il quale Berlusconi pagherà la sua tangente a Umberto Bossi e al Nord contro
il Centro e il Sud del paese. La cortina di fumo federalista è già pronta. Siamo
tutti federalisti e sempre più spesso trovi conversi progressisti dialoganti
sulla via di Garlasco: “sì, dateci solo la metà dei soldi, solo così impareremo
a gestirli meglio”, come se davvero credessimo che i trasferimenti Stato-Regioni
fossero una concessione del Nord al Sud, e come se facessimo finta di non capire
che la conseguenza sarebbe in molte regioni la chiusura di scuole e ospedali e
la scomparsa dello Stato dal territorio..
La Gelmini è costretta ad alzare un polverone alla settimana per far polemizzare
sul nulla o quasi nulla destra e sinistra, come per il grembiule o il 7 (o 5) in
condotta. E’ un gioco che abbiamo già scoperto. E invece bisognerebbe parlare di
cose serie, per esempio di un partito unionista, apertamente antifederalista,
che rivendichi le ragioni unitarie di un’Italia che dal federalismo ha solo da
perdere. Siamo davvero così sicuri di essere tutti federalisti? Per contarci si
potrebbe cominciare dal non dialogare con chi vuole distruggere la scuola
pubblica, chiedendo le dimissioni della razzista Gelmini.
articolo originale in:
http://www.gennarocarotenuto.it/3046-questa-volta-il-nemico-linsegnante-meridionale-e-la-scuola-al-sud-un-miracolo
Gennaro Carotenuto
fonte: posta@gennarocarotenuto.it
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