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                                                                      ATEI  e AGNOSTICI      atei Palermo

Gianni Morando Alla ricerca delle verità nascoste ISBN: 978-88-6281-243-6copyright 2009, Altromondo Editorewww.altromondoeditore.comsoluzioni grafiche e realizzazioneTHE FACTORY

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Gianni Morando

Alla ricerca

delle verità nascoste

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Introduzione

 

Chi non conosce il passato non conosce se stesso, i propri simili, la società in cui vive. Non può sapere da dove viene, perché è venuto, dove va.

L’incapacità di comprendere razionalmente i fenomeni naturali e il continuo scontro con le crudeltà della vita hanno creato, nell’uomo arcaico, la comparsa di una cultura che ha subìto i più svariati e imprevedibili sviluppi nel corso della lunga trasformazione biologica.

L’evoluzione Darwiniana è del tutto imprevedibile. La sua crudele regola è la selezione degli individui per mezzo dell’eliminazione di quelli più inadatti alla sopravvivenza.

Prevalsero quindi gli uomini che, attraverso una logica bizzarra, riuscirono a dare un senso alla casuale esistenza umana, eludendo soprattutto il costante incubo della morte.

Distorta visione della natura, animismo, divinizzazione dei fenomeni naturali, cause invisibili ma intelligenti, presenze misteriose... Questo il rozzo impasto di credenze primordiali

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da cui è nata la religiosità. Un disastroso difetto evolutivo dal punto di vista della razionalità, ma allo stesso tempo un perfetto prodotto sedativo naturale per attenuare e superare le avvilenti conclusioni sulla vita umana.

Nacquero rituali magici generati dall’ignoranza, quasi sempre inutili, a volte pericolosi, a volte terrificanti. Sorse pure la folle idea che le più svariate divinità potessero affiancarsi agli uomini nella lotta contro le avversità della natura o contro il nemico... e andassero ricompensate!

Le origini umane sono umilissime e anche per questo sono rifiutate. In base alla teoria dell’orologio molecolare si deve ammettere che l’ultimo comune antenato dello scimpanzé e dell’uomo risalga a circa 6 milioni di anni fa, così come che la distanza genetica fra uomo e topo sia di 80 milioni di anni. Conclusioni scientifiche che solo per mentalità religiosa o per pregiudizio comune possono essere ripudiate.

Le conseguenze della religiosità sono sotto gli occhi di tutti. In questo saggio se ne analizzeranno gli aspetti negativi, ignorando volutamente gli innegabili aspetti positivi.

Gran parte della struttura cerebrale dell’uomo è simile a quella dei nostri antichi progenitori. Conoscere la loro cultura significa anche conoscere noi stessi.

La storia dell’umanità è anche la storia delle religioni, elementi culturali talmente antichi da essersi fortemente radicati nel patrimonio genetico dell’uomo. Tutte le religioni tendono a condizionare l’individuo e le strutture sociali attraverso potenti caste autolegittimanti che molto spesso hanno fatto la storia del mondo. Tutte le religioni sono avvolte da misteri, leggende, storie falsate, verità occultate.

La principale finalità di questo saggio è la ricerca della verità del fenomeno antropologico, fino alle conseguenze sociali e umane più rilevanti.

Oggi alle credenze false e fuorvianti delle religioni si contrappone la conoscenza dell’universo e della natura; all’inutile e stupida astrologia, l’astronomia; al ricorso a riti magici e miracoli per guarire gli ammalati, una medicina sempre più efficiente. Uno scontro culturale gigantesco fra razionalità e pulsioni psicotiche 7

che fanno dell’uomo una creatura più imperfetta e fragile di quanto si possa immaginare.

La ricerca a 360 gradi sul fenomeno religioso porta a scoperte impensabili: per citarne una, la Bibbia era in origine una raccolta di testi sacri egiziani!

 

I

IL FENOMENO RELIGIOSO

 

La religiosità.

 

Aristotele era convinto che il cuore fosse la sede di tutte le funzioni vitali, quindi anche del pensiero. Il dualismo mente-corpo è antichissimo. Ancora oggi, in base a principi religiosi, si crede a una mente (o anima) separata dal corpo, e quindi in grado di svincolarsi dalla materia dopo la morte, ma questo è in contraddizione con le conoscenze scientifiche. Nel cervello esistono delle basi fisiche del pensiero, a ogni singola parte del cervello corrisponde una ben precisa attività della mente, a sua volta collegata con ogni parte del corpo.

Pertanto, non esiste un’anima indipendente dal corpo. La mente, religiosamente detta anima, non è altro che un prodotto dell’attività cerebrale, che cessa con la morte.

La capacità di parlare, di comunicare ed esprimere concetti, si è sviluppata con l’evoluzione cerebrale di antichissimi progenitori. Questa capacità non risiede in un’impalpabile e misteriosa spiritualità, fuori del mondo concreto, come si è sempre creduto 12

nel passato, ma in biologiche basi fisiche del cervello, ben localizzate e note.

L’architettura cognitiva è l’insieme di parti del cervello collegate fra loro da connessioni neurologiche, in grado di produrre un’attività intellettuale ben collaudata, paragonabile al complicato hardware di un computer.

 

 

 

L’architettura cognitiva (hardware) permette l’uso della parola.

L’area di Wernicke permette la comprensione del linguaggio.

L’area di Broca permette la produzione del linguaggio.

La cultura, che il cervello è in grado di contenere, è paragonabile al software di un computer.

Nella figura si trovano contrassegnate due aree del cervello, collegate fra loro, che possono complessivamente essere considerate l’hardware della parola.

Si tratta delle aree di Broca e Wernicke, che permettono all’uomo di accogliere, con l’esperienza, la cultura di una qualsiasi lingua madre (software) le cui caratteristiche dipendono esclusivamente dal luogo di nascita.

L’hardware della religiosità, secondo recenti studi, investe molte parti del cervello, fra cui le aree riservate all’elaborazione della parola.

L’interconnessione di tutte queste aree costituisce l’architettura 13

cognitiva della religiosità: un hardware che permette all’uomo di accogliere, con l’esperienza, la cultura di una qualsiasi credenza religiosa (software) le cui caratteristiche dipendono esclusivamente dal luogo di nascita.

Le pulsioni religiose, che provengono dalle specifiche aree cognitive, sono state studiate scientificamente dai ricercatori Andrew Newberg ed Eugene d’Aquili e possono essere misurate, quantificate e messe in evidenza con tecnologie moderne1. Si è così scoperto che il fervore mistico, il senso del sacro e ogni fenomeno religioso riflettono un preciso stato cerebrale... nulla di metafisico.

Lo stupore verso il fuoco, la visione animata della Natura e degli oggetti, la magia, il sesso fanno parte dell’irrazionale mondo di un profondo passato racchiuso in noi e la religione fa parte di queste comuni origini.

Questa evoluzione cerebrale ha un principio di reversibilità. In altre parole attraverso gli istinti e le pulsioni inconsce dell’uomo di oggi si può scoprire la primordiale cultura che ha accompagnato l’evoluzione della specie umana.

Merlin Donald è noto per il suo lavoro teorico sulle origini conoscitive umane. Egli segue lo sviluppo della cultura e della capacità cognitiva umana, dalle scimmie primitive all’era dell’intelligenza artificiale, indicando, in una teoria di straordinario interesse scientifico, le tre radicali transizioni dell’evoluzione della mente umana:

Cultura episodica originaria (scimmie antropomorfe): • percezione di eventi anche complessi e di avvenimenti in tempi e luoghi diversi.

1 Oggi conosciamo bene queste aree cerebrali, il nesso fra mito e rito e gli effetti neurologici del comportamento rituale che producono gli stati mentali associati a varie esperienze trascendenti, dal moderato senso di comunione spirituale fra i membri di una congregazione al senso di profonda unione con il creato indotto da riti religiosi assai concentrati e prolungati, fino alla capacità di alcuni cervelli di produrre meditazioni ed estasi (Andrew Newberg ed Eugene d’Aquili).14

Prima transizione (Homo erectus): attitudine mimica e • produzione di strumenti. Aggregazione e cooperazione sociale.

Seconda transizione (Homo sapiens): invenzione lessicale. • Cultura mitica attraverso il linguaggio orale e il pensiero narrativo.

Terza transizione (rappresentazione grafica): invenzione • di caratteri simbolici. Cultura teoretica e comunicazione attraverso immagini e scritture. La mente attuale è un ibrido delle culture precedenti.

L’architettura cognitiva si è così selezionata nel corso di milioni di anni, attraverso il condizionamento di ambienti preistorici oggi scomparsi (vita nella savana, glaciazioni).

Ciascun sistema di rappresentazione si è conservato intatto nell’architettura cerebrale attuale. La nostra mente è un mosaico di vestigia cognitive, fra cui quelle dei primi stadi dell’evoluzione umana. Secondo Donald, la moderna struttura rappresentativa della mente umana racchiude in sé le conquiste sia di tutti i nostri progenitori ominidi sia di alcune specie di scimmie antropomorfe.

La mente umana non è una tabula rasa sulla quale ogni cultura può scrivere liberamente. Al contrario, è un sistema organizzatissimo che si sviluppa iniziando dalle strutture cognitive innate, prodotte da un’evoluzione lunghissima, in parte specifiche dell’uomo. Queste strutture innate sono specializzate nel trattamento di certi tipi d’informazione presenti nell’ambiente umano.

I più oscuri pregiudizi e le più bestiali pulsioni umane provengono da alcune aree cognitive dell’australopiteco, dell’homo erectus e dell’homo sapiens, rimaste intatte nell’uomo moderno.15

Genesi di Wiligelmo, duomo di Modena.

Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre da un Dio antropomorfo. Una stupida favola con conseguenze catastrofiche per gli incolpevoli discendenti!

Le pulsioni sessuali ci sono state tramandate, addirittura, da esseri esistiti milioni d’anni fa. Quanto di più primordiale è in noi... si pensi alla violenza sessuale e alla pedofilia!

Lo scontro fra pulsioni sessuali, razionalità e religiosità ha sempre generato conflitti etici e morali. Questi conflitti sono tuttora maldestramente gestiti dalla lobby cattolica. Si pensi alla “peccaminosa” favola di Adamo ed Eva, ai tabù religiosi, al preconcetto sulla castità degli ecclesiastici, ai pregiudizi verso l’omosessualità, all’assurda verginità della Madonna.

L’eterogeneo miscuglio di pregiudizi, tabù, credenze, false paure e istinti bestiali ereditato da un oscuro passato è il reale e autentico peccato originale dell’incolpevole umanità.

Di certo il fenomeno religioso è nato dalla consapevolezza di dover sopravvivere in un mondo dominato da forze ed eventi non sempre prevedibili, spesso misteriosi, a volte favorevoli, ma a volte catastrofici e distruttivi.16

L’hardware della religiosità si è sviluppato e radicato nella mente umana dopo un casuale, lungo e tortuoso percorso evolutivo nell’ambito di cervelli primordiali, per dare illusorie finalità alle tragiche conclusioni sulla vita. Per colpa di questa fuorviante formazione mentale, molti s’illudono di poter “continuare a vivere” dopo la morte. Altri chiedono favori e offrono ricompense a idoli e divinità che non hanno mai dato segno della loro esistenza. Altri ancora agiscono contro natura, sottoponendosi a vite monastiche, eremitaggi, estasi, punizioni, tormenti! Un grave difetto a danno della razionalità ma, per altri versi, un meraviglioso e rassicurante rifugio dalle crudeltà che la vita riserva a tutti gli esseri viventi.

Le pulsioni religiose si manifestano in tutti gli individui, attraverso forme diverse, assurde e a volte aberranti. La razionalità, la cultura e l’esperienza tendono ad attenuarle, mentre solo pochi riescono a controllarle completamente.

I furbi che sfruttano questa debolezza umana si sono organizzati in potenti lobby dette “chiese” o “sette”... addirittura c’è chi ha organizzato uno stato chiamato “Vaticano”...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CROCIFISSO: OGGI LA MULTA, DOMANI CHE COSA?

In Sicilia proprio mancava un sindaco-crociato. Ora c’è ed è quello Pdl di Chiusa Sclafani, in provincia di Palermo, che ha appioppato una multa di 500 euro ad una preside che si era dimenticata d’appendere il crocifisso nel suo ufficio.

La scuola è a pezzi, come denuncia la preside inquisita, ma al sindaco poco interessa ed emette una sonora ordinanza impositiva che fa tremare perfino i bellissimi ciliegi di Chiusa e ammutolire un po’ tutti: forze d’opposizione e confederazioni sindacali, intellettuali e politici, femministe e deputate in quote rosa, scrittori e giornalisti libertari.

Ignavo silenzio o disinteresse per un fatto accaduto in un piccolo comune rurale, a scarso riscontro mediatico? Eppure, ci potrebbe essere gloria per tutti visto che siamo nel regno della “seconda carica dello Stato” come qui, ampollosamente, sogliono appellare il senatore Schifani.

In ogni caso, l’esiguità del borgo non diminuisce l’enormità del fatto.

Si vedrà- in sede di ricorso- quale legittimità abbiano l’ordinanza e relativa multa. A me pare che cozzino non solo con la sentenza della corte europea, ma anche con altre della magistratura italiana che condannano tali atti impositivi perché contrastanti con lo spirito e la lettera della vigente Costituzione e perfino col regime pattizio esistente fra Stato e Chiesa cattolica.

Senza dimenticare che la laicità dello Stato è un valore fondante della società che anche i più grandi statisti cattolici (veri) hanno difeso.

Perciò, il problema non è quello di promuovere- come propone l’Uil - una colletta per aiutare la preside a pagare, ma di riflettere e reagire, coralmente e con tutta la forza della ragione, sul vulnus che si viene a creare a danno del clima più generale di pace civile e religiosa.

Siamo di fronte un provvedimento grave da non enfatizzare, ma neanche da sottovalutare che, di fatto, attenta ai principi di tolleranza cui s’ispira, e si nutre, la nostra democrazia.

Sappiamo che taluni anonimi quanto zelanti amministratori per ottenere consenso e visibilità fanno leva, furbescamente, su una certa insofferenza verso la presenza di altre religioni nel territorio e segnatamente di quella islamica che, certo, non è, e non sarà, passeggera.

Con questa come con altre presenze dobbiamo abituarci a convivere nella legalità, nella tolleranza e nel rispetto reciproco. Insomma, come facevano i siciliani dei primi secoli del trascorso millennio.

Meglio, perciò, mettere le cose in chiaro, fin da subito, per evitare domani scontri e guerre di religioni che la Sicilia e l’Europa hanno già subito, tragicamente.

Nessuno ce l’ha col crocefisso e difatti nessun responsabile politico o intellettuale, in oltre 60 anni, ha sollevato obiezioni. Per buon senso e per spirito di civile convivenza. Tuttavia, il principio inderogabile è che lo Stato italiano (comuni compresi) è laico e democratico e nessuno può sovvertirlo arrogandosi diritti non contemplati nella costituzione. Nemmeno sindaci e presidenti “eletti dal popolo”.

Vi sono, inoltre, da considerare taluni aspetti inquietanti sul piano culturale e “fattuale” come direbbe Leonardo Sciascia del quale, nei giorni scorsi, abbiamo ricordato il ventennale della morte.

Provate a riportare nel ‘700 siciliano un episodio come quello accaduto a Chiusa Sclafani.

L’incredula preside non se la sarebbe, certo, cavata con una severa ammenda, ma sarebbe stata denunciata al Santo Uffizio e condannata per oltraggio alla religione, perfino per eresia e quindi consegnata al “braccio secolare” che l’avrebbe condotta al rogo, a piazza Marina.

Per fortuna, tutto ciò è soltanto un ricordo lontano, anche se fino a un certo punto.

Nell’Islam integralista queste inquisizioni vigono ancora. Non solo nell’Iran khomeinista o nell’Afghanistan dei taleban, ma anche nella tanto omaggiata Arabia Saudita dove un cittadino libanese, Alì Hussein Sbat, attende di essere decapitato dal regale boia perché colpevole di magia e di oltraggio all’Islam.

Il peccato di quel povero padre di famiglia è consistito nel guadagnarsi da vivere facendo gli oroscopi in una televisione libanese. Col regno dei Saud non aveva avuto nulla a che fare, fino a quando, da buon musulmano, non si è recato in pellegrinaggio alla Mecca dove è stato riconosciuto e catturato. Ma lasciamo la Mecca e il nostro sindaco che un po’ gli fa da contrappunto e andiamo a questa Sicilia immemore e sbadata che sembra non indignarsi più per nulla.

Davvero, ci manca Sciascia!

Anche se abbondano gli intrepidi sciasciani i quali in un recente convegno a Racalmuto hanno denunciato una sfilza di “nuove inquisizioni”, ma non hanno detto una parola sul già noto caso di Chiusa.

Comunque sia, la questione è generale e richiama la responsabilità di tutti. Compresa quella del clero cattolico il quale, pur difendendo legittimamente i suoi simboli e valori, non può consentire ad alcuni amministratori di trascinare la Chiesa in quest'anacronistica diatriba. Per altro, sarebbe molto imbarazzante che il crocefisso fosse difeso da gente che, nei fatti, ogni giorno lo calpesta, trasgredendo gli insegnamenti del Cristo dei vangeli, soprattutto quelli dell’umiltà e dell’onestà. La figura del Cristo è accettata da molti e universalmente rispettata anche da noi non credenti. Non c’è, davvero, bisogno d’imporla d’autorità, a colpi di multe. Specie in un Paese dove vige una Costituzione laica e tollerante.

Agostino Spataro

http://www.siciliano.it/news.cfm?id=3300