A proposito di Morale e Politica di Biasco e Pirozzi di Giuseppina Ficarra
in: http://www.ilpuntodue.it/?q=node/626
Condivido l’analisi molto puntuale e interessante di G.BIASCO-R.PIROZZI in Morale e politica, ma vorrei aggiungere una considerazione, secondo me importante, circa la differenza tra il nostro paese e gli altri . La differenza consiste anche nella presenza della mafia nel nostro paese e soprattutto nei rapporti tra mafia e politici. Lo Stato, o pezzi di esso se vogliamo, in Italia è da sempre colluso con la mafia e Roberto Scarpinato ce ne ha dato ampia documentazione nel suo Il ritorno del Principe.
Circa 150 anni fa lo studioso e uomo politico Napoleone Colajanni definì il governo "re della mafia" e in seguito Gaetano Salvemini definisce Giovanni Giolitti "ministro della malavita".
Nel nostro paese il contrasto alla corruzione e le rare condanne ai colpevoli giungono dopo molti anni, è vero, ma dobbiamo ricordare che da noi sono anche i magistrati ad essere fermati quando le loro indagini toccano punti nevralgici. E questo non da oggi, vedi il caso De Magistris, ma dagli inizi del secolo scorso e il tutto in relazione alla collusione mafia-politica.
Alla fine dell’ ‘800 Il procuratore generale Diego Taiani si dimette dalla magistratura per protesta contro la mancata esecuzione di un mandato di cattura contro il questore Albanese per complicità in assassinio dietro diretto intervento del ministro dell'interno.
Anche il prefetto di Palermo, Malusardi, quando comincia a rivolgere le sue attenzioni alle contiguità tra mafia e personaggi di alto rango viene ostacolato e per protesta si dimette.
Per non parlare poi della protezione accordata a personaggi collusi con la mafia, come per esempio all’onorevole Palizzolo.
Sui rapporti tra il Palizzolo, mandante dell’omicidio Notarbartolo, Renda in Storia della mafia scrive:
<< prefetti, procuratori generali, commissari civili e militari con autorità viceregia in Sicilia, come l’ex comminano (? ndr) civile di Sicilia Codronchi e come il futuro ministro della guerra generale Mirri, e ancora altri ministri e gli stessi presidenti del consiglio, Crispi e di Rudini. manifestavano la convinzione che il Palizzolo fosse un gran delinquente, se non proprio il mandante dell‘assassinio del Notarbartolo; ma non lo toccavano, non indagavano e non facevano indagare sul suo conto: anzi lo proteggevano>>.
Infine possiamo dire che l’Italia è oggi il paese dove, a differenza che altrove, i collusi con la mafia, anche con sentenza definitiva, vengono premiati con un seggio al Senato!
Giuseppina Ficarra