Dalla News-letter del Salon Voltaire
n.25 - 24 maggio 2005 di Nico Valerio
nicovalerio@tin.it
IL RISCHIO
DEL CLERO CHE FA POLITICA
Cavour: no alle "armi spirituali"
Ve
l’immaginate una partita a poker in cui un giocatore che non ha buone carte
all’improvviso si alza in piedi, rivela ai presenti ammutoliti di essere Dio, e
forte di questo potere si prende tutta la posta in gioco e perfino il mazzo di
carte? Già visto, roba da vecchi film western, direte voi. Una scena che di solito
finisce con una sparatoria. Eppure, proprio negli stessi anni in cui negli
Stati Uniti iniziava la conquista del West, Cavour temeva che accadesse proprio
questo alla politica italiana. Che lotta politica sarebbe mai quella in cui un
partito, vistosi in minoranza, scomunicasse l’altro, o andasse dicendo alle
masse popolari che la propria tesi "è voluta da Dio", mentre coloro
che non la pensano allo stesso modo sono non avversari o concorrenti, ma atei,
"senza Dio", "materialisti"? Come minimo, non sarebbe
garantita la… par conditio. Come si fa a fare politica avendo come avversari
non solo uomini come noi ma anche Divinità, Santi e angeli? Una lotta impari.
Pensando ai riflessi che una propaganda del genere avrebbe potuto avere sulla
popolazione più ignorante (e si era a metà Ottocento), perfino a un cattolico
liberale come Cavour la cosa sembrava davvero insopportabile.
In queste
settimane in cui "l’ira di Dio", letteralmente, è minacciata dai
vescovi contro chi va a votare i referendum, può essere interessante rileggere
un passo del discorso che Cavour pronunciò alla Camera dei Deputati del Regno
di Sardegna il 30 dicembre 1857. Le analogie con la situazione odierna non sono
poche. "Se io non temo le lotte politiche, quando siano combattute con
armi legali, non posso dire altrettanto ove il clero potesse impunemente
valersi delle armi spirituali di cui è investito per ben altri uffici che per
far trionfare questo o quell'altro politico candidato. [...] Quando il clero
potesse impunemente denunciare nei comizi elettorali i suoi avversari politici,
a cominciare da coloro che reggono lo Stato fino all'ultimo fautore delle idee
liberali, come nemico acerrimo della Chiesa, come uomo colpito dai fulmini
divini, esso potrebbe facilmente ottenere da quella gente di opporsi e al
Governo e alla maggioranza non solo colle armi legali, ma altresì coi mezzi
materiali. Laonde io non esito a proclamare che se l'impiego abusivo delle armi
religiose potesse farsi impunemente dal clero, noi saremmo minacciati, in un
tempo più o meno lungo, degli orrori della guerra civile".
Lasciamo
stare l’intelligente Giuliano Ferrara che, poverino, da giovane ha dovuto
impiegare troppo tempo tra Mosca, le sommosse a Valle Giulia, il Pci di Torino
e i picchetti ai cancelli della Fiat, per "difendersi - diciamo così - dal
"comunismo reale", e non ha avuto occasione di leggere gli autori
liberali. Ma almeno lei, caro presidente Pera, che è un bibliofilo e ci teneva
ad apparire un liberale Doc, dovrà ammettere che Cavour direbbe oggi cose
diametralmente opposte alle sue. Oppure anche Camillo Benso era "contro la
civiltà europea e occidentale", dato che lei sostiene che cristianesimo e
cultura dell’Europa coincidono? (La
badante russa di Cossiga)