25/2/2008 (7:30) - INTERVISTA A LUIGI DE
MAGISTRIS
"Io sono una toga anarchica"
«Mi hanno punito come
non puniscono nemmeno
i magistrati corrotti»
CLAUDIO SABELLI FIORETTI
ROMA
Nato a Napoli nel 1967, De Magistris ha lavorato alla procura di
Napoli fino al 2002 e poi è diventato sostituto al Tribunale di
Catanzaro. Si è occupato di molti casi di corruzione nella pubblica
amministrazione. Ha indagato il ministro della Giustizia Mastella e
il premier Prodi. Il Csm ha deciso il suo trasferimento dalle
funzioni e dalla sede per «insufficiente diligenza, correttezza e
rispetto della dignità delle persone».
Disse: «Se vogliono che me ne vada, mi devono cacciare». La
stanno accontentando.
«Non me ne vado via spontaneamente».
I magistrati non dovrebbero fermarsi troppo in una città.
«La mobilità è un valore. Evita collusioni con i potenti. Il
procuratore della Repubblica più perbene dopo trent'anni non vede
più l'abuso edilizio di fronte alla propria casa».
E allora?
«In un Paese ad alta densità di criminalità organizzata ci vuole
del tempo per conoscere i fenomeni. Io non ho finito il mio ciclo».
Però aveva chiesto il trasferimento.
«L'ho fatto solo per vedere la mia posizione in graduatoria».
Lei ha parlato di «ipotesi di soppressione fisica», di
«pallottole e tritolo», di giustizia «tornata all'era fascista», di
«magistratura narcotizzata». I suoi accusatori hanno detto: manca di
serenità ed equilibrio.
«Perfino il Csm ha ritenuto che non ho mai manifestato
squilibrio e da questo mi ha assolto».
Non è solo problema di Csm.
«In quindici anni di carriera non ho mai ecceduto in
interviste».
Quest'anno però...
«Era mio dovere. Era in atto un'attività di ostacolo alle mie
inchieste. E l'esposizione mediatica mi ha più danneggiato che
favorito».
Come giudica la sentenza del Csm?
«Inaccettabile».
Il magistrato rispetta le istituzioni.
«E' vero, ma la sanzione è evidentemente ingiusta. Senza
precedenti».
L'interdizione alla funzione di pm finora l'ha ricevuta solo
Chionna, il giudice che arrestò Sabani e si mise con la sua
fidanzata.
«Una sanzione che non è stata data nemmeno ai magistrati
corrotti».
Fa pensare che le contestino qualcosa di grosso.
«Ormai è pubblico. La montagna ha partorito il topolino e per il
topolino sono stato condannato. Mi ero chiesto se ci fossero le
condizioni per fare il magistrato in Calabria. Il Csm mi ha
risposto. Non ci sono».
Il magistrato deve tener conto delle conseguenze del suo operato?
«Secondo i politici, ma è sbagliato».
Anche se si coinvolge il premier?
«Prima di coinvolgere un premier la valutazione deve essere
ponderata. Ma io uso per tutti lo stesso scrupolo».
Ha avuto 100 interpellanze in due anni.
«Ce n'è una firmata da 60 senatori. Una marcia su Catanzaro!».
Emilio Sirianni, ex magistrato di Magistratura Democratica a
Catanzaro, intervistato dal Sole 24 Ore, ha parlato di giudici che
cercano il quieto vivere, che fuggono dai processi scomodi.
«Condivido. Ma un magistrato non può limitarsi ai proclami. Io
ho denunciato fatti concreti. Forse per questo vengo trasferito.
Quando ho detto in tv di aver avuto intimidazioni da livelli
istituzionali io le avevo già raccontate nei tribunali e al Csm.
Aspettiamo i risultati di Salerno per vedere se sono un mitomane».
Da chi ha ricevuto le intimidazioni?
«Ho fatto accuse che sono in grado di dimostrare. Ho fatto nomi
e ho portato prove».
E' un fenomeno diffuso?
«Anche i testimoni e i denuncianti vengono intimiditi. L'omertà
che stava scomparendo pian piano ritorna. Recentemente diverse
persone che hanno collaborato con me hanno subito trattamenti non
positivi».
Chi?
«Preferisco non fare nomi».
Li faccio io. Dov'è il suo principale collaboratore, Zaccheo?
«Trasferito a Fermo».
Dov'è il suo consulente per le comunicazioni, Genchi?
«Gli è stato revocato l'incarico per Why Not. E ce ne sono tanti
altri».
Possiamo fare i nomi?
«Meglio no. Per la loro incolumità».
Lei è sotto tutela?
«Sì. Macchina blindata, autista, carabiniere».
La trattano bene.
«Ma non mi danno la benzina. E io non la uso».
Per risparmiare.
«I magistrati hanno la nomea di essere tirchi. Ed è vero. Io però
vengo rimproverato per il contrario, eccesso di prodigalità».
E come va in ufficio?
«Utilizzo altri modi di spostamento che preferirei non dire».
Per che cosa l'ha condannata il Csm?
«Per non aver informato il procuratore della Repubblica delle
mie indagini, ed io avevo ben spiegato perché non lo potevo
informare».
Lo sospettava di essere la talpa.
«Su questo ci sono inchieste delicate a Salerno. Poi mi hanno
condannato perché ho inserito in un decreto una dichiarazione di un
magistrato, il dottor Iannuzzi di Potenza, il quale parlava di una
relazione segreta tra due magistrati».
Era proprio necessario?
«Era assolutamente pertinente. Mi hanno anche condannato perché
avevo fatto un decreto di perquisizione troppo motivato. Sono stato
punito per un eccesso nel salvaguardare le mie inchieste.
Sconcertante».
Sconcertante ma unanime.
«Non mi meraviglia l'unanimità. So quali interessi ho toccato.
Ma il messaggio è devastante per la Calabria».
La Calabria...
«La Calabria sembra un Paese sudamericano. Un piccolo gruppo di
persone detiene tutto il potere economico e politico. E la gran
parte della gente vive in condizioni difficili».
Ha detto anche che la Calabria è un laboratorio criminale.
«La criminalità organizzata calabrese è la più potente. E
presenta degli aspetti "di laboratorio" per le sue capacità
collusive intra-istituzionali, politica, finanza, banche».
Mani Pulite scoprì le tangenti...
«Roba vecchia. Oggi tutto ruota attorno ai finanziamenti
europei, alle società pubblico-privato e alle consulenze. I
finanziamenti vengono pilotati su poche società, sempre le stesse,
sempre con gli stessi dirigenti. Lì vengono fatte assunzioni
guidate, parenti, amici, complici. I finanziamenti servono a tutto
tranne che alle opere da realizzare. E con le consulenze i soldi
prendono le giuste direzioni. Sono rimasto impressionato dal numero
enorme di consulenze e dai nomi dei consulenti. Le persone addette
ai controlli avevano parenti nelle società che dovevano controllare.
Parenti di magistrati, parenti di poliziotti».
E i controlli? La magistratura?
«Durante Tangentopoli i giudici erano compatti. Oggi non è più
così».
Colpa di chi?
«Una parte della magistratura si è avvicinata troppo al potere.
Io rimango colpito quando vedo i magistrati che Mastella ha portato
al ministero. Tutte persone che hanno ricoperto ruoli di vertice in
Anm e nel Csm».
Che c'è di male?
«La vicinanza dei giudici al potere esecutivo condiziona
l'indipendenza e l'autonomia della magistratura».
Stiamo pagando lo scotto delle leggi del governo Berlusconi?
«In parte, ma anche del governo Prodi. Non si è vista differenza tra
i due governi in materia di giustizia».
Ha detto: «Nei salotti di Catanzaro indagatori e indagati vanno a
braccetto».
«Lo sanno tutti che ci sono magistrati che frequentano salotti a
Catanzaro dove ci sono personaggi eccellenti che dovrebbero essere
sottoposti all'attenzione investigativa».
Ha detto, in riferimento alla sua vicenda: «Metodo fascista:
colpirne uno per intimidirne cento».
«I miei giovani colleghi sono terrorizzati. Vedono maltrattare me,
mentre nessuno affronta le collusioni fra magistratura e sistema
illegale».
La sua vita.
«Padre giudice, nonno giudice, bisnonno giudice. Media borghesia, ma
le scuole che ho frequentato erano promiscue, c'erano figli di
intellettuali e di operai».
Ricordi?
«Il periodo più bello: l'impegno politico al Panzini, un liceo
molto di sinistra. Poi all'università mi sono messo a studiare e ho
lasciato la politica».
I giudici sono antropologicamente diversi?
«La frase di Berlusconi ha un suo fondamento. Persone che
lavorano 16 ore al giorno, in mezzo a tutti questi problemi, per
fare giustizia, hanno qualcosa di diverso».
D'Ambrosio, il procuratore generale, ha detto: «De Magistris ha
interpretato il ruolo del Pm come missione e non come mestiere».
«Frase infelice. Il nostro è un mestiere che assomiglia a una
missione. Ma usare in modo negativo il termine "missione" è brutto.
D'Ambrosio non usa le parole in modo superficiale: sono ancora più
perplesso».
Il magistrato oggi è un vip.
«E' diventato un protagonista nella vita sociale. Non è un male
purché sia un protagonismo oggettivo, dell'uomo che fa cose
importanti. Mi preoccupa il protagonismo soggettivo, di chi cerca ad
ogni costo la notorietà».
Hanno fatto una maglietta per Woodcock. Con scritto «I love JHW».
Volevano fare «I love LdM». Lei si è opposto.
«Non ne sapevo niente, l'ho letto sul giornale. Ma se mi chiede
se sono contento le dico di no».
Sembra «I love Luca di Montezemolo».
«Oltretutto».
La sua prima grande inchiesta?
«La prima, e quella alla quale sono ancora affezionato, è la Shoc, a
Catanzaro, nel 1997 che investigò l'ambiente degli ospedali
militari. Poi l'Artemide, che provocò una crisi politica dopo
l'arresto per corruzione dell'assessore Stancato. E poi una a Napoli
che coinvolse una rete di spionaggio».
Dicono che lei apre tante inchieste e ne chiude poche.
«E' falso, l'ho dimostrato statistiche alla mano agli ispettori.
Apro e chiudo. Sono un manager del diritto».
Dicono anche che le sue inchieste finiscono con tante
assoluzioni.
«Perché nessuno indaga su come mai ci siano tante assoluzioni in
materia di pubblica amministrazione?».
Lei si è reso conto che ha contribuito a fare cadere il governo?
«Lo pensa Mastella. Ma io no».
Lei nelle sue inchieste incontra parecchi massoni.
«Preferisco non parlare di massoni ma di associazioni occulte.
Sono convinto che vi sia un governo occulto all'interno delle
istituzioni di questo Paese».
C'è chi dice che le sue inchieste sono tutte bufale.
«Se sono bufale, come si spiega l'aggressività dei miei
indagati?».
Magari perché sono innocenti.
«Bisogna leggere le carte».
E' una vita che lei sta sotto ispezione.
«Ormai gli ispettori li considero gente di casa».
Cari amici...
«Non esageriamo».
L'hanno definita «macroscopicamente inadeguato».
«Ho una spiegazione di come le ispezioni sono state condotte».
Dica.
«L'ho detto là dove dovevo dirlo. Prima o poi sarà pubblica la
mia ricostruzione dei fatti. Con nomi e cognomi. Solo a Salerno ho
firmato qualcosa come 30 verbali».
Casini ha detto: c'è una parte dei magistrati militante e
faziosa. Parlava di lei.
«Quando arrestiamo i rom abbiamo l'applauso dei politici. Quando
arrestiamo i politici siamo faziosi».
Casson ha detto: «Gli eccessi sui mezzi di comunicazione di massa
non mi sono mai piaciuti, anche in un magistrato e proprio in un
magistrato».
«Io ricordo Casson in televisione a parlare delle sue indagini un
giorno sì e l'altro pure».
Ha mai avuto la sensazione di un pericolo fisico?
«Sì. Quando ho iniziato a fare le dichiarazioni pubbliche».
Gira armato?
«Sono contrario alle armi. E non ho paura della morte».
Tiene almeno un diario?
«Appunto tutte le cose anomale che mi accadono».
E' una forma di difesa.
«Lo faccio in un'ottica di memoria e anche di tutela».
Le dovesse succedere qualcosa, leggendo gli appunti si capirebbe
chi è stato?
«Assolutamente sì».
Ha voglia di scapparsene via?
«Se dovessi decidere guardando il palazzo di giustizia andrei
via domani».
Violante ha detto di lei: «Un magistrato non può abusare dei suoi
poteri e poi chiedere di essere tutelato dall'Anm».
«Violante ha l'immunità parlamentare: può dire quello che
vuole».
Lei disse: il diritto, correttamente applicato, affievolisce le
disuguaglianze.
«Applicando la legge bisogna tenere conto delle condizioni di
inferiorità sociale, economica, psichica delle persone. Il falso in
bilancio dei furbetti del quartierino è diverso dal furto
dell'immigrato che non sa come campare. Il diritto ha una funzione
rivoluzionaria. Con il diritto si può cambiare una società».
Gioco della torre. Boccassini o Forleo?
«Clementina mi ha difeso con coraggio. Difendere me non è
facile».
Santoro o Floris?
«Salvo Santoro. Ma il Santoro prima maniera e quello ultima
maniera».
E il Santoro di mezzo?
«Quello politico: è il peggiore».
Mimun, direttore del Tg5 o Riotta, direttore del Tg1?
«Non mi piacciono i loro telegiornali. Soprattutto Riotta m'ha
deluso».
Vespa o Mentana?
«Preferisco Mentana. Porta a Porta non mi dice niente».
Lei politicamente...
«Un magistrato non deve dire le proprie idee politiche».
Comunque lei è di sinistra.
«Mi sono formato in quella cultura».
Voterebbe Mastella?
«E' una bella domanda, ma non posso rispondere».
Ha mai votato Mastella?
«Il voto è segreto».
Dica la verità, si vergogna! Ha votato Mastella e si vergogna!
«Non mi provochi».
Lei è una toga rossa?
«Io sono una toga anarchica».
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Sta raccogliendo appunti e memorie in un diario, tutto scritto nero
su bianco. Così, spiega Luigi De Magistris, se mi dovesse succedere
qualcosa si capirebbe chi è stato. In un'intervista a
La Stampa il pubblico ministero di Catanzaro spiega che sta
segnando tutte le cose anomale che gli accadono e di aver avuto la
sensazione di un pericolo fisico quando ha iniziato a fare le
dichiarazioni pubbliche. De Magistris punta il dito contro alcuni
colleghi. "Lo sanno tutti che ci sono magistrati che frequentano
salotti a Catanzaro dove ci sono personaggi eccellenti che
dovrebbero essere sottoposti all' attenzione investigativa", ha
dichiarato, sottolineando che oggi tutto ruota attorno ai
finanziamenti europei, alle societa' pubblico-privato e alle
consulenze.