| RASSEGNA STAMPA |
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Flashback:
Otto leggende mediatiche sull'Irak
Postato il Saturday, 30 December @ 00:20:31 CET di
cdcnet
"Una
verità è una menzogna ripetuta mille volte"
La redazione di Comedonchisciotte.net ha tradotto integralmente in italiano uno
dei migliori articoli a livello internazionale sull'Irak. Si tratta di un
articolo tratto da
Reseau Voltaire
a firma di Jack Naffair.
L'Amministrazione Bush ha richiesto i servizi degli Uffici di Pubbliche
Relazioni (Hill & Knowlton's, Rendon Group, etc.) per spargere diverse tesi
sull'Irak e ripeterle incessantemente sulla stampa.
Tenuto conto del gran numero dei canali di diffusione utilizzati e attraverso la
sola forza della ripetizione, queste tesi sembrerebbero allo stato attuale
comunemente accettate.
Così le si ritrova negli articoli di attualità o nei dibattiti televisivi senza
che un solo giornalista non si prenda più la pena di verificarne l'autenticità.
I più popolari di questi miti sono riuniti in questo articolo.
IL PRIMO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"Nel 1991
l'Irak ha massacrato alcuni sciiti che si erano ribellati al regime. Secondo le
stime del governo statunitense, da 30000 a 60000 sciiti sono stati uccisi"
Gli oppositori al regime irakeno hanno condotto un'offensiva contro il potere
nel 1991, dopo la campagna di bombardamenti della coalizione internazionale. Ma,
come testimoniano alcuni, tra cui Jawad Bashara, simpatizzante del Partito
Comunista Irakeno e membro del Forum Irakeno che riunisce oppositori a Saddam
Hussein, residenti a Parigi, "nel 1991 il sollevamento popolare aveva liberato
quattordici grandi città e mezza Bagdad, ma gli americani non volevano un potere
alternativo (a Saddam) dominato dagli sciiti, sotto il pretesto che essi
avrebbero potuto allearsi con l'Iran. Gli americani hanno quindi allentato il
blocco attorno alla guardia repubblicana e hanno permesso a Saddam di utilizzare
le armi di distruzione di massa, i missili terra-terra, l'aviazione, nonostante
che tutto ciò era stato proibito dagli accordi del cessate-il-fuoco, per
reprimere il sollevamento nel sangue" [1].
La realtà è più complessa della propaganda. La politica degli Stati Uniti in
questa regione è dominata, dalla rivoluzione komeinista in poi, dalla volontà di
indebolire i movimenti sciiti in generale e l'Iran in particolare. E' per questo
che gli Stati Uniti hanno finanziato e armato il movimento di Saddam Hussein
affinché attaccasse l'Iran. Poi, dopo la guerra del Golfo, essi hanno continuato
a utilizzare il regime di Saddam Hussein, questa volta per reprimere il
movimento degli sciiti irakeni.
Obbiettivo:
fare di Saddam un nuovo Stalin, attribuendo a lui la responsabilità esclusiva di
una repressione di massa
[1] L'Humanité du
20 novembre 2002 :
http://www.humanite.presse.fr/journal/2002/2002-11/2002-11-20/2002-11-20-003.html.
IL SECONDO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"Saddam ha
gassato più di 5000 Curdi a Halabja nel 1988"
La sola informazione di cui siamo sicuri è che una battaglia tra Iran e Iraq ha
avuto luogo nella zona di Halabja, che i due fronti hanno utilizzato armi
chimiche proibite e che alcuni civili curdi, presi tra i due fuochi, sono stati
uccisi da questi gas. Il massacro d'Halabja non aveva sollevato la protesta
della comunità internazionale,nel marzo 1988. All'epoca si era detto che i
civili erano stati uccisi "collateralmente" a seguito di un errore di
maneggiamento dei gas di guerra. Due anni più tardi, quando la guerra Irak-Iran
era finita, e gli occidentali avevano cessato di sostenere Saddam Hussein, il
massacro di Halabja fu attribuito agli irakeni. Un rapporto dell'Army War
College dimostrò, nel 1990, che questa accusa era poco credibile. Il Washington
Post del 4 maggio 1990 la riassume in questi termini: "L'affermazione iraniana
del 20 marzo [1990] secondo la quale la maggior parte delle vittime d'Halabja è
stata avvelenata da cianuro è stata considerata come un elemento-chiave [...].
Noi sappiamo che l'Irak non utilizza il gas cianuro. Noi abbiamo una buona
conoscenza degli agenti chimici che gli Irakeni producono e utilizzano e
sappiamo quello che ciascuno fa". Recentemente, Stephen C. Pelletiere, un
analista politico per l'Irak presso la CIA durante la guerra Iran-Irak, in
seguito professore all'Army War College tra i redattori del rapporto [sopra
citato], ricorda dalle colonne del New York Times che il massacro d'Halabja era
un crimine di guerra, probabilmente commesso dalle armate iraniane, e non un
crimine contro l'umanità commesso dalle armate irakene. E, in ogni caso, non si
tratta di un assassinio deliberato della popolazione civile (vedere il riassunto
di Stephen C. Pelletiere nelle Tribunes libres internationales).
Obbiettivo:
fare di Saddam Hussein un nuovo Hitler, imputandogli crimini contro l'umanità
IL TERZO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"Bagdad
pretende che in dodici anni l'embargo ha causato la morte di centinaia di
migliaia di bambini e di persone anziane, quando invece esse sono state vittime
del regime di Saddam Hussein"
I titoli della stampa sulle sanzioni inferte all'Irak cominciano spesso con la
seguente frase: "Saddam pretende che...". Sull'argomento esistono in materia
delle analisi precise provenienti da organisi internazionali riconosciuti. A
partire dal marzo 1996, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblicava
un rapporto allarmante sul degrado della situazione sanitaria in Irak
(Rapporto-Sintesi). L'OMS attribuiva direttamente alle sanzioni l'aumento del
600% della mortalità giovanile e infantile dopo il 1990. L'OMS imputava
ugualmente all'embargo la riapparizione e lo sviluppo di malattie infantili che
erano in via di sparizione. L'UNICEF ha pubblicato un rapporto nell'agosto 1999
che dimostra che le sanzioni contro l'Irak hanno contribuito alla morte di
500.000 bambini.
Obbiettivo:
mascherare la responsabilità degli Stati Uniti e del Regno Unito nel
mantenimento dell'embargo e occultare che ciò che viene mantenuto è un crimine
contro l'umanità. In una occasione, tuttavia, la responsabilità statunitense era
stata riconosciuta e assunta come dato di fatto. Ci si ricorda in effetti che il
12 maggio 1996, Madeleine Albright, allora segretario di Stato, era stata
interrogata sulle conseguenze delle sanzioni dalla giornalista Leslie Stahl, la
quale le aveva domandato: "Noi abbiamo saputo che mezzo milione di bambini [ne]
sono morti. E' una cifra superiore al numero dei bambini uccisi a Hiroshima.
Tutto ciò ne valeva veramente la pena?". La signora Albright rispose: "Io penso
che sia stata una scelta difficile, ma noi pensiamo che ne sia valsa la
pena".[2]
[2] Emissione « 60
minutes » su CBS, 12 maggio 1996.
Leslie Stahl : -
We have heard that a half million children have died. I mean that's more
children than died in Hiroshima. And - you know - is the price worth it ?
Madeleine Albright : - I think this is a very hard choice, but the price - we
think the price is worth it.
IL QUARTO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"Malafede di
Saddam Hussein: pretende che nel 1998 gli ispettori dell'ONU erano delle spie".
C'è anche quello che afferma il New York Times il 7 gennaio 1999: "Alcuni
ufficiali statunitensi hanno dichiarato oggi che alcune spie americane hanno
lavorato segretamente nella squadra degli ispettori delle Nazioni Unite".[3]
Il 6 gennaio 1999 il Boston Globe riportava che degli agenti segreti
statunitensi "hanno condotto un'ambiziosa operazione di spionaggio concepito per
penetrare i servizi informativi irakeni e seguire i movimenti del leader irakeno
Saddam Hussein, secondo quanto sostengono alcune fonti degli Stati Uniti e
dell'Onu". [4]
Il Washington Post del 2 marzo seguente ha riportato in prima pagina che gli
Stati Uniti "hanno infiltrato degli agenti e del materiale di spionaggio in tre
anni tra le file delle équipes di ispezione degli armamenti dell'ONU in Irak, al
fine di controllare l'armata irakena, all'insaputa delle Nazioni Unite". [5]
L'informazione fu messa in dubbio, ma quando la stampa ha richiesto una smentita
ufficiale, "i portavoci della CIA, del Pentagono, della Casa Bianca e del
Dipartimento di Stato hanno rifiutato di smentire categoricamente (Washington
Post, 2 marzo 1999). [6]
Già nel settembre 1991 l'ONU aveva indirizzato una "reprimenda pubblica" a David
Kay, un ispettore statunitense della commissione speciale di disarmo in Irak,
accusato di fornire delle informazioni direttamente a Washington prima che
all'ONU. [7]
Obbiettivo:
fare credere che l'Irak non ha mai veramente accettato delle ispezioni.
[3] « United States
officials said today that American spies had worked undercover on teams of
United Nations arms inspectors. »
[4] « carried out an ambitious spying operation designed to penetrate Iraq's intelligence apparatus and track the movement of Iraqi leader Saddam Hussein, according to U.S. and U.N. sources ». [Copie de l'article sur globalpolicy.org- http://www.globalpolicy.org/security/issues/scomspy3.htm]
[5] « Infiltrated agents and espionage equipment for three years into United Nations arms control teams in Iraq to eavesdrop on the Iraqi military without the knowledge of the U.N. agency. » (http://www.library.cornell.edu/colldev/mideast/unspy.htm" Copie de l'article)
[6] « spokesmen for the CIA, Pentagon, White House and State Department declined to repeat any categorical denials », Washington Post, 2 marzo 1999
[7] (Le Monde, 3 octobre 1991, « Controverse à l'ONU sur la mission nucléaire en Irak Les informations recueillies à Bagdad n'auraient pas dû être transmises d'abord aux États-Unis »).
IL QUINTO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"Gli ispettori
dell'ONU sono stati espulsi dall'Irak nel 1998"
Informato di una campagna di bombardamenti imminente, Richard Butler, il capo
degli ispettori dell'epoca, ha deciso di ritirare il suo personale (Operazione
"Renard del deserto" lanciata il 16 dicembre 415 missili lanciati, 600
bombardamenti). Segnalando questo ritorno, il Washington Post del 18 dicembre
1998 scrisse: "Butler ha ordinato ai suoi ispettori di evacuare Bagdad,
anticipando un attacco militare, marted' sera". [8] Confermando che si trattava
certamente di una partenza volontaria e non di un'espulsione, USA Today del 17
dicembre 1998 riportò che "l'ambasciatore russo, Sergei Lavrov, ha criticato
Butler per la sua evacuazione degli ispettori dall'Irak, mercoledì mattina,
senza domandare l'autorizzazione al Consiglio di Sicurezza". [9]
Obbiettivo:
pretendere che Saddam Hussein abbia volontariamente interrotto le ispezioni
durante gli ultimi anni per ricostruire il suo arsenale al riparo dalle
ispezioni
[8] « Butler
ordered his inspectors to evacuate Baghdad, in anticipation of a military
attack, on Tuesday night »
[9] « Russian Ambassador Sergei Lavrov criticized Butler for evacuating inspectors from Iraq Wednesday morning without seeking permission from the Security Council. »
IL SESTO MITO AMERICANO SULL'IRAK
Inizio 2003:
l'Irak dispone di missili a lunga gittata
Nel corso di un incontro con Jose Maria Aznar, il 22 febbraio 2003, George W.
Bush ha evocato i missili irakeni Al-Samoud 2 come dei missili a lunga portata.
In effetti i missili incriminati figurano nella dichiarazione di 12000 pagine
consegnata dall'Irak all'ONU, il 7 dicembre 2002. In un'intervista al Monde,
Corinne Heraud, un'ispettrice francese dell'ONU spiega che già nell'ottobre 2002
Bagdad aveva dichiarato che alcuni test avevano soprassato il limite di 150 km.
Quando, su richiesta di Hans Blix, un gruppo di esperti ha reso le sue
conclusioni sugli Al-Samoud 2, il 12 febbraio, John Negroponte, ambasciatore
degli Stati Uniti all'ONU, ha qualificato l'informazione come "scoperta" di
"missili che violano le risoluzioni dell'ONU", suggerendo che si trattava di una
scoperta inedita. Questa messa in scena, sotto forma di scoop, è stata ripresa
da numerosi media. Anzi, la RTBF o RFI tra le altre, presentavano il 12 febbraio
come una rivelazione "esclusiva" ciò che non era che la conferma ufficiale di
quello che l'Irak aveva dichiarato parecchi mesi prima. Secondo Associated
Press, Hans Blix avrebbe annunciato in gennaio che 40 test erano stati
effettuati sui missili al-Samoud 2. Tre lanci avrebbero sorpassato i 150 km
autorizzati dalla risoluzione 687, e solo un tiro avrebbe raggiunto i 182 km. Il
superamento dei 150 km, è dovuto, secondo il vice premier irakeno Tarek Aziz,
sono stati effettuati con delle macchine non caricate (esse possono trasportare
fino a 300 kg di carico) e non equipaggiate dei dispositivi di guida.
L'ambasciatore irakeno presso le Nazioni Unite, ha dichiarato il 12 febbraio che
il suo geverno desiderava che una commissione andasse a verificare la reale
portata dei missili.
Obbiettivo:
fare credere che l'Irak rappresenti oggi una minaccia per il suoi vicini
IL SETTIMO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"L'Irak non è
autorizzato a sorvolare le 'zone di esclusione aerea' che coprono i 2/3 del suo
territorio"
Le zone di esclusione aerea che comprendono le parti dell'Irak situate a Nord
del 36° parallelo e a Sud del 32° parallelo sono state imposte da Stati Uniti,
Gran Bretagna e Francia 18 mesi dopo la guerra del Golfo. Poi la Francia è
ritornata sui suoi passi e ha denunciato queste zone. Il 3 settembre 1996, gli
Stati Uniti hanno deciso unilateralmente di estendere la zona dal 32° al 33°
parallelo. Per il diritto internazionale e per l'articolo 51 della Carta delle
Nazioni Unite, l'Irak conserva il diritto di difendere il suo territorio
nell'insieme, comprese le zone dichiarate "d'esclusione aerea" dagli Stati
Uniti.
Obbiettivo:
dare un'apparenza di legittimità ai raids aerei angloamericani contro le
posizioni difensive irakene nella zona di esclusione aerea.
L'OTTAVO MITO AMERICANO SULL'IRAK
"La guerra permetterà di disarmare
con efficacia l'Irak"
Da 1991 al 1998, la prima serie di ispezioni ha permesso di eliminare molte più
armi che le sei settimane di bombardamenti. Nel 1994, l'AIEA si dichiarava
"convinta che, attraverso la continuazione delle misure di distruzione,
rimozione e neutralizzazione che sono state prese fino a qui, non è
materialmente più possibile all'Irak di produrre delle armi nucleari o dei
materiali utilizzabili nelle armi nucleari". Secondo lo statunitense Scott
Ritter, ex ispettore dell'UNSCOM, "dal 1998 l'Irak è grosso modo disarmato: dal
90 al 95% delle sue capacità in armi di distruzione di massa sono state
eliminate, e ciò è verificabile". (Intervista in The Guardian).
Obbiettivo: giustificare l'attacco contro l'Irak
Numerose fonti
riprese in questo articolo sono state trovate sul sito del collettivo FAIR«
Fairness & Accuracy In Reporting ».
Jack Naffair
Tradotto da
www.comedonchisciotte.net
(3 aprile