Una ong inglese denuncia: un bambino su tre è denutrito
Situazione peggiorata dal 2003. Povertà assoluta per il 43% della
popolazione
Iraq, è emergenza umanitaria
"A otto milioni serve aiuto subito"
Un bambino nel campo di rifugiati di Najaf
AMMAN - La violenza, gli attentati e i kamikaze,
rischiano di far dimenticare l'emergenza umanitaria che attanaglia l'Iraq.
Almeno "otto milioni di persone - denuncia la ong inglese Oxfam - hanno
bisogno urgente di aiuto".
Secondo un rapporto presentato ad Amman, i dati sulla situazione umanitaria
sono drammatici: il 28 per cento dei bimbi è malnutrito, il 15 per cento
degli iracheni fa fatica a trovare abbastanza da mangiare e ben il 70 per
cento soffre per la mancanza cronica di acqua potabile. Il 43 per cento
degli iracheni, continua il rapporto, "soffrono di povertà assoluta". E sono
almeno otto milioni le persone che hanno bisogno urgente di aiuto, tra cui
due milioni di rifugiati che hanno lasciato il paese e altrettanti sfollati
che si trovano in Iraq.
La situazione, spiega la ong, si è deteriorata sempre più dal 2003,
dall'intervento degli Stati Uniti contro il regime di Saddam Hussein. Molte
associazioni umanitarie internazionali, infatti, hanno dovuto limitare la
loro presenza sul territorio per questioni di sicurezza mentre le ong locali
si trovano in difficoltà ad accettare aiuti che arrivano da paesi che hanno
truppe schierate in Iraq. La malnutrizione infantile, per esempio, è passata
dal 19 per cento del 2003 al 28 per cento di oggi.
Inoltre, spiega il direttore della Oxfam, Jeremy Hobbs, il fatto che le
istituzioni irachene siano divise e lente significa che "ci sono grossi
limiti a quello che l'impegno umanitario può fare".
"La terribile violenza in Iraq - continua Hobbs - fa dimenticare la
crescente crisi umanitaria. La malnutrizione tra i bambini è drammaticamente
aumentata e i servizi basilari, rovinati da anni di guerra e sanzioni, non
bastano ai bisogni del popolo iracheno". Per questo, sottolinea la Oxfam, le
Nazioni Uniti e i donatori internazionali possono e devovo fare di più: "Se
i bisogni essenziali sono negati, questo destabilizzerà ancora di più il
paese".
(30 luglio 2007)
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I problemi non sono alle frontiere, ma nelle città
Assediati da sete, fame e malattie
l'incubo del disastro umanitario
Per le Nazioni Unite è urgente riprendere
il programma "petrolio in cambio di cibo"
di FRANCESCA CAFERRI
TUTTI si aspettavano che l'emergenza si concentrasse ai confini: così non è stato. Le tende per accogliere i due milioni di profughi in fuga dall'Iraq in guerra che le agenzie delle Nazioni Unite attendevano nei paesi confinanti sono rimaste vuote. E l'emergenza umanitaria è scoppiata lì dove è più difficile rispondere: dentro i confini dell'Iraq. L'allarme ieri è stato lanciato dal segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che ha puntato l'indice su una delle zone dove i combattimenti sono stati più aspri, la città di Bassora. "La gente di Bassora rischia il disastro umanitario", ha detto Annan, spiegando che secondo la Croce rossa quattro giorni di combattimenti hanno provocato una mancanza di acqua potabile e di elettricità che mette a rischio più di un milione di persone nella città e nei dintorni. "Elettricità e acqua devono essere ripristinate al più presto", ha spiegato il segretario Onu, auspicando anche la rapida ripresa in tutto il paese del programma Oil for food, che negli ultimi anni ha sfamato 16 dei 25 milioni di iracheni.
Al suo appello si è aggiunto poco dopo quello dell'Unicef: l'agenzia Onu per i bambini ha diffuso un comunicato in cui spiega che a Bassora 100mila bambini sotto i cinque anni sono a rischio per la mancanza di acqua, che può provocare lo scoppio di epidemie di colera, febbre tifoide o diarrea. Per loro, come per gli altri abitanti dell'area, poco finora è stato possibile fare: il personale locale della Croce rossa è riuscito a ristabilire l'acqua per circa il 40 per cento degli abitanti. "Ma non è abbastanza - ha detto da Ginevra Nord Balthasar Staehelin, delegato della Croce rossa per la zona - la situazione è critica".
E tale è destinata a rimanere almeno per i prossimi due giorni: pressato dall'Onu e dal presidente russo Putin che ieri lo ha chiamato per sottolineare i rischi umanitari del conflitto, ieri Bush ha promesso che i primi aiuti raggiungeranno il sud dell'Iraq entro 36 ore.