| RASSEGNA STAMPA |
(27 gennaio 2008)
La seconda guerra mondiale ha portato al popolo dei
Rom la più grande tragedia nella loro già travagliata storia. I Rom la
chiamano “Porrajmos”, il divoramento.
La salita al potere di Hitler nel 1933 coincise con un ulteriore
inasprimento delle persecuzioni, in Germania, ma anche nel resto
dell’Europa. E’ pur vero che già nel 1889, in Bavaria, la polizia censiva i
Rom, e che più tardi fondò una commissione per il coordinamento delle azioni
di polizia contro i Rom a Monaco: tali misure furono inasprite con l’avvento
del potere nazista.
L’identificazione sistematica dei Rom divenne una priorità, in quanto era
difficile per la polizia: stabilire se un individuo fosse “di sangue Rom”;
molto più facile era stabilire che una persona era ebrea, in quanto le liste
in possesso della comunità religiosa potevano venire facilmente confiscate
dalle autorità statali. I nazisti allora cercarono di identificare i Rom
sulla base di “caratteristiche fisiche”. Il dr. Ritter, uno psicologo
infantile (!) all’Università di Tubinga, espresse la teoria che la tendenza
al crimine fosse genetica: nel 1936 divenne il direttore del Centro per la
ricerca di Igiene della razza e Biologia criminale, con il progetto, tra gli
altri, di studiare i Rom dal punto di vista razziale, per classificare i
circa 30000 Rom tedeschi dal punto di vista dei “tipi” razziali.
Ma era noto che i Rom provenissero dall’India: a questo proposito Ritter
sostenne che i Rom all’inizio effettivamente fossero Ariani, ma poi, durante
le loro migrazioni, avessero contaminato il sangue con quello delle razze
inferiori (Slavi in primo luogo).
Subito dopo, la politica nei confronti dei Rom venne centralizzata e fu
fondato un Ufficio del Reich per debellare il “fastidio degli zingari”:
questa agenzia ebbe il compito di realizzare in modo sistematico le misure
già prese contro i Rom: essi vennero sottoposti alle leggi razziali, man
mano furono sterilizzati, rinchiusi nei campi di concentramento, e
trasportati in quelli di sterminio.A Berlino nel 1936, in occasione di
giochi olimpici, i Rom vennero rastrellati e portati nel campo di Marcan, un
campo all’aperto, nei pressi delle discariche dei rifiuti di Berlino: a
guardia del campo, la polizia non ne permetteva l’uscita né l’entrata. Ben
presto sorsero altri campi “comunali”, detti “Ziegeunerlager” (campi
nomadi). Tali campi, realizzati tra il 1936 ed il 1938, erano la tappa per i
campi di sterminio: per esempio i maschi, imprigionati a Marcan, vennero
inviati a Saksenhauzen nel 1938, mentre le donne ad Auschwitz nel 1943.
Come noto, esistevano dei segni per indicare i vari tipi di prigionieri nei
campi: i Rom dovevano portare addosso dei pezzi di stoffa triangolari, di
colore nero, che indicavano gli “asociali”, oppure verdi, che
simboleggiavano i “criminali di professione”, talvolta semplicemente una
lettera Z, che era l’iniziale tedesca per “Zigeuner” (Zingari).
I nazisti ritenevano i Rom una razza inferiore: il loro destino fu quello
degli Ebrei. Nei campi di sterminio di Bergen- Beltzen, Buchenvald, Dachau,
Mathausen, Ravensbruck, Saksenhautzen, tristemente famosi per il genocidio
degli Ebrei, furono massacrati centinaia di migliaia di Rom.
Nei territori del Reich (Germania, Austria, il protettorato della Boemia e
Moravia, Governatorato generale,cioè la Polonia occupata dai tedeschi),
negli stati alleati del Reich, e nei Paesi occupati, furono eliminati,
secondo recenti stime, oltre mezzo milione di Rom. Nel campo di
concentramento di Jasenovac (Croazia) gli Ustascia, alleati del III Reich,
uccisero da 50000 a 80000 internati di origine Rom, insieme a Ebrei, Serbi e
comunisti.
Bisogna ricordare ancora le fucilazioni, e i massacri compiuti nell’Europa
orientale dagli Einsatzgruppen, una struttura di “pronto intervento”,
finalizzata a risolvere drasticamente certi problemi, liquidando capi
comunisti, partigiani, e decine di migliaia di Ebrei e Rom: E non ultimo,
bisognerebbe ricordare gli esperimenti compiuti nel settore di Auschwitz
detto “campo di concentramento per famiglie Rom”, in cui venivano diffusi
virus, quali quello del tifo.
Ma il genocidio realizzato dai nazisti e dai loro alleati sui Rom tuttavia
non è quasi mai citato: spesso neppure una parola. Il silenzio: in fondo
sono solo Zingari.
(Queste note sono tratte dal libro di Bajram
Haliti: Razmisljanja o romskom pitanju (Pensieri sulla questione Rom), Nolit,
Belgrado e hanno preso spunto dalle lezioni del prof. Alexian Spinelli, che
si tengono presso il Politecnico di Torino.
Sul tema del genocidio dei Rom da parte del nazi-fascismo, in italiano sono
disponibili i libri di Giovanna Boursier.)
Tamara Bellone
fonte: jugocoord@tiscali.it