| RASSEGNA STAMPA |

Nel 265 A.C., 25 anni dopo la morte di Agatocle, la
Sicilia subisce la prima aggressione romana.
Nel 260 A.C. 2 anni dopo la caduta di Agrigento, Trapani e Marsala, cade
Palermo e viene distrutta Selinunte; la ferocia dei romani non ha limiti: viene
massacrato il popolo di Lipari.
Per ironia della sorte, davanti alla ferocia dei romani, i siciliani con Gerone
II formularono un patto di alleanza con i secolari nemici punici.
Il 10 marzo del 241 A.C. lo scontro tra i romani e i siculo-cartaginesi,
nella battaglia navale di Favignana, segnava la caduta della Sicilia, dopo 23
anni di carneficine romane e concludeva la prima guerra punica. Subito dopo,
Roma si stabilì saldamente in Sicilia facendone il "granaio dell'impero" (la
coltura dei cereali è estremamente arcaica).
Oppresso dalla mostruosità dell'invasore italico, nel 214 A.C. re
Geronimo di Siracusa riproponeva l'alleanza con Cartagine che riconosceva
l'indipendenza della Sicilia e la sovranità di Geronimo su tutta l'Isola. L'eco
dell'alleanza scatenò la furia dei Siciliani che spazzarono i presidi romani,
liberarono Agrigento e le altre località dell'Isola. Roma, con un'azione
mafiosa, dirotta in Sicilia nuove forze e soffoca gli insorti. Iniziano le
rappresaglie romane ancora più spietate e feroci contro tutta la popolazione.
I contadini siciliani attendevano dal ricongiungimento della
Sicilia alla penisola italica la risoluzione dei problemi della terra, furono
rapidamente delusi. La classe dirigente ottenne ciò che sperava dal mutamento
politico che nel 1860, aveva fatto dei privilegiati i tardivi sostenitori
dell'unità'. Venne decisa la vendita degli antichi feudi e poi quella delle
terre delle congregazioni religiose soppresse. Ma i latifondi furono divisi in
appezzamenti e ceduti a contadini troppo poveri per acquistare sementi e
materiale. Dopo pochi anni, i baroni ed i borghesi li recuperarono a bassissimo
prezzo. Le cause di malcontento si moltiplicavano. Al profondo malessere
economico e sociale si aggiungevano ancora gli intrighi degli agenti del re
decaduto e l'atteggiamento della Chiesa cattolica che scomunicava gli acquirenti
di beni ecclesiali, mentre spesso incoraggiava e benediva i sostenitori del
vecchio regime ed i ribelli.
La maldestra applicazione della legislazione fiscale e militare del Piemonte in
una regione per la quale non era stata concepita, provocava grandi difficoltà. I
Siciliani conobbero un regime fiscale molto più pesante di quello dell'ex regno
di Napoli: così i contadini delle grosse borgate rurali furono sottoposti
all'imposta immobiliare perchè abitavano in città.
Al tempo dei Borboni i Siciliani non erano mai stati sottoposti al servizio
militare. Fu l'applicazione nell'Isola delle leggi sulla coscrizione che
costituì, fin dal 1861, la causa immediata della prima ribellione. Il numero dei
disertori divenne ben presto considerevole, più di 25.000; essi si unirono ad
altri ribelli per costituire quelle truppe di eroici (chiamati briganti) già
protetti dalla straordinaria adesione degli abitanti e delle autorità locali. Il
governo piemontese dovette far votare la legge marziale (legge Pica) e lanciare
contro gli eroici ribelli i 120.000 uomini del mercenario Giuseppe Garibaldi. La
repressione aveva fatto 2.500 morti. Furono condannati 2.800 eroici Siciliani
che si erano ribellati all'azione mafiosa del piemonte.
L'Isola infine, sebbene fornisse all'Italia una parte importante dei quadri
politici, funzionari numerosi e sovente ottimi, rimaneva a sua volta
sotto-amministrata. Ancora una volta, il popolo tendeva a staccarsi dallo Stato.
27 marzo 1848 - Nasce la Repubblica Siciliana. La
Sicilia ritorna ad essere indipendente. Ruggero Settimo è capo del governo,
ritorna a sventolare l'antica bandiera siciliana. Gli inglesi hanno numerosi
interessi nell'Isola e consigliano al Piemonte di annettersi la Sicilia. I
Savoia preparano una spedizione da affidare a Garibaldi. Cavour si oppone perchè
considera quest'ultimo un avventuriero senza scrupoli (ricordano impietositi i
biografi che Garibaldi ladro di cavalli, nell' America del sud, viene arrestato
e gli viene tagliato l'orecchio destro. Sarà, suo malgrado, capellone a vita per
nascondere la mutilazione). Il nome di Garibaldi, viene abbinato altresì al
traffico di schiavi dall'Africa all'America. Rifornito di denaro inglese e dei
Savoia, Garibaldi parte per la Sicilia.
11 maggio 1860 - Con la protezione delle navi inglesi "Intrepid" e "H.M.S.
Argus", Garibaldi sbarca a Marsala. Scrive il memorialista garibaldino Giuseppe
Bandi: I mille vengono accolti dai marsalesi come cani in chiesa! La prima
azione mafiosa è contro la cassa comunale di Marsala. Il tesoriere dei mille,
Ippolito Nievo lamenta che si trovarono pochi spiccioli di rame. I siciliani
allora erano meno fessi! E' interessante la nota di Garibaldi sull'arruolamento:
" Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni
sorta".
15 maggio 1860 - Battaglia di Calatafimi. Passata alla storia come una
grande battaglia, fu invece una modesta scaramuccia, si contarono 127 morti e
111 furono messi fuori combattimento. I Borboni con minor perdite disertano il
campo. Con un esercito di 25.000 uomini e notevole artiglieria, i Borboni
inviano contro Garibaldi soltanto 2.500 uomini.
E' degno di nota che il generale borbonico Landi, fu comprato dagli inglesi con
titoli di credito falsi e che l'esercito borbonico ha l'ordine di non
combattere. Le vittorie di Garibaldi sono tutte una montatura.
27 maggio 1860 - Garibaldi entra a Palermo da vincitore!...ateo,
massone, mangiapreti, celebra con fasto la festa di santa Rosalia.
30 maggio 1860 - Garibaldi dà carta bianca alle bande garibaldine; i
villaggi sono saccheggiati ed incendiati; i garibaldini uccidevano anche per un
grappolo d'uva. Nino Bixio uccide un contadino reo di aver preso le scarpe ad un
cadavere. Per incutere timore, le bande garibaldine, torturano e fucilano gli
eroici SICILIANI.
31 maggio 1860 - Il popolo catanese scaccia per sempre i borboni. In
quell'occasione brillò, per un atto di impavido coraggio, la siciliana
Giuseppina Bolognani di Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Issò sopra un carro
un cannone strappato ai borboni e attese la carica avversaria; al momento
opportuno, l'avversario a due passi, diede fuoco alle polveri; il nemico,
decimato, si diede alla fuga disordinata. Si guadagnò il soprannome
Peppa 'a cannunera
(Peppa la cannoniera) e la medaglia di bronzo al valor militare.
2 giugno 1860 - Con un decreto, Garibaldi assegna le terre demaniali ai
contadini; molti abboccano alla promessa. Intanto nell'Isola divampava impetuosa
la rivoluzione che vedeva ancora una volta il Popolo Siciliano vittorioso. Fu lo
stesso popolo che unito e compatto costrinse i borbonici alla ritirata verso
Milazzo.
17 luglio 1860 - Battaglia di Milazzo. Il governo piemontese invia il
Generale Medici con 21.000 uomini bene armati a bordo di 34 navi. La montatura
garibaldina ha fine. I contadini siciliani si ribellano, vogliono la terra
promessagli. Garibaldi, rivelandosi servo degli inglesi e degli agrari, invia
loro Nino Bixio.
10 agosto 1860 - Da un bordello di Corleone, Nino Bixio ordina il
massacro di stampo mafioso di Bronte. Vengono fucilati
l'avvocato Nicolò Lombardo e tre contadini, tra i quali un minorato!
L'Italia mostra il suo vero volto.
21 ottobre 1860 - Plebiscito di annessione della Sicilia al Piemonte. I
voti si depositano in due urne: una per il "Sì" e l'altra per il "No".
Intimorendo, come abitudine mafiosa, ruffiani, sbirri e garibaldini controllano
come si vota. Su una popolazione di 2.400.000 abitanti, votarono solo 432.720
cittadini (il 18%). Si ebbero 432.053 "Sì" e 667 "No". Giuseppe Mazzini e
Massimo D'Azeglio furono disgustati dalla modalità del plebiscito.Lo stesso
ministro Eliot, ambasciatore inglese a Napoli, dovette scrivere testualmente nel
rapporto al suo Governo che: "Moltissimi vogliono l'autonomia, nessuno
l'annessione; ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa". E
un altro ministro inglese, Lord John Russel, mandò un dispaccio a Londra, cosí
concepito: "I voti del suffragio in questi regni non hanno il minimo valore".
1861 - L'Italia impone enormi tasse e l'obbligo del servizio militare, ma
chi ha soldi e pagando, niente soldato. Intanto i militari italiani, da mafiosi,
compiono atrocità e massacri in tutta l'Isola. Il sarto Antonio Cappello,
sordomuto, viene torturato a morte perchè ritenuto un simulatore, il suo
aguzzino, il colonnello medico Restelli, riceverà la croce dei "S.S. Maurizio e
Lazzaro".
Napoleone III scrive a Vittorio Emanuele: "I Borboni non commisero in
cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà
in un anno.
1863 - Primi moti rivoluzionari antitaliani di pura marca
indipendentista. Il governo piemontese instaura il primo stato d'assedio. Viene
inviato Bolis per massacrare i patrioti siciliani. Si prepara un'altra
azione mafiosa contro i Siciliani.
8 maggio 1863 - Lord Henry Lennox denuncia alla camera dei Lords
le infamie italiane e ricorda che non Garibaldi ma l'Inghilterra ha fatto
l'unità d'Italia.
15 agosto 1863 - Secondo stato d'assedio. Si instaura il terrore. I
Siciliani si rifiutano di indossare la divisa italiana; fu una vera caccia
all'uomo, le famiglie dei renitenti furono torturate, fucilate e molti furono
bruciati vivi. Guidava l'operazione criminale e mafiosa il piemontese Generale
Giuseppe Govone. (Nella pacifica cittadina di Alba, in piazza Savona,
nell'aprile 2004 è stato inaugurato un monumento equestre a questo assassino.
Ignoriamo per quali meriti.)
1866 - In Sicilia muoiono 52.990 persone a causa del colera. Ancora oggi,
per tradizione orale, c'è la certezza che a spargervi il colera nell'Isola siano
state persone legate al Governo italiano. Intanto tra tumulti, persecuzioni,
stati d'assedio, terrore, colera ecc. la Sicilia veniva continuamente depredata
e avvilita; il Governo italiano vendette perfino i beni demaniali ed
ecclesiastici siciliani per un valore di 250 milioni di lire. Furono, nel
frattempo, svuotate le casse della regione. Il settentrione diventava sempre più
ricco, la Sicilia sempre più povera.
1868 - Giuseppe Garibaldi scrive ad Adelaide Cairoli:"Non
rifarei la via del Sud, temendo di essere preso a sassate!". Nessuna delle
promesse che aveva fatto al Sud (come quella del suo decreto emesso in Sicilia
il 2 giugno 1860, che assegnava le terre comunali ai contadini combattenti), era
stata mantenuta.
1871 - Il Governo, con un patto scellerato, fortifica la mafia con
l'effettiva connivenza della polizia. Il coraggioso magistrato Diego Tajani
dimostrò e smascherò questa alleanza tra mafia e polizia di stato e spiccò un
mandato di cattura contro il questore di Palermo Giuseppe Albanese e mise
sotto inchiesta il prefetto, l'ex garibaldino Gen. Medici. Ma il Governo
italiano, con fare mafioso si schiera contro il magistrato costringendolo a
dimettersi.
1892 - Si formano i "Fasci dei Lavoratori Siciliani". L'organizzazione
era pacifica ed aveva gli ideali del popolo, risolvere i problemi siciliani.
Chiedeva, l'organizzazione dei Fasci la partizione delle terre demaniali o
incolte, la diminuzione dei tassi di consumo regionale ecc.
4 gennaio 1894 - La risposta mafiosa dello stato italiano non si fa
attendere: STATO D'ASSEDIO. Francesco Crispi, presidente del Consiglio,
manda in Sicilia 40.000 soldati al comando del criminale Generale Morra di
Lavriano, per distruggere l'avanzata impetuosa dei Fasci. All'eroe della
resistenza catanese Giuseppe De Felice vengono inflitti 18 anni di
carcere; fu poi amnistiato nel 1896, ricevendo accoglienze trionfali nell'Isola.
Continua....
A Bronte, il 1° agosto vi fu il primo esempio di come agivano i "liberatori" piemontesi. A Bronte esisteva la Ducea di Nelson, una specie di feudo di 25.000 ettari concesso da Ferdinando I all’ammiraglio Nelson, come ricompensa per gli aiuti forniti al Reame nel 1799. Alle notizie delle avanzate garibaldine, i contadini insorsero contro i padroni delle terre, aizzati dai settari che, dovendo sollevare comunque dei tumulti, promettevano loro le terre secondo i proclami garibaldini.
Essi insorsero il 2 agosto, commettendo violenze nei confronti dei notabili, saccheggiando e bruciandone le case. Furono uccisi una decina di "galantuomini". Cosicché il 4 agosto furono inviati a Bronte ottanta uomini della guardia nazionale, comandati dal questore Gaetano de Angelis, i quali però fraternizzarono con gli insorti, addirittura consentendo che venissero uccisi nella località detta Scialandro altri quattro "galantuomini".
Garibaldi fu immediatamente sollecitato, con numerosi dispacci, dal console inglese che gli intimava di far rispettare la proprietà britannica della Ducea, e anche perché erano iniziate delle rivolte simili a Linguaglossa, Randazzo, Centuripe e Castiglione, confinanti con le proprietà inglesi. Fu cosí che per non danneggiare gli inglesi, Garibaldi preoccupatissimo inviò il 6 agosto sei compagnie di soldati piemontesi e due battaglioni cacciatori, l’Etna e l’Alpi, al comando di Nino Bixio.
Queste orde circondarono il paese, ma poiché i rivoltosi erano già scappati, Bixio fece arrestare l'avvocato Nicolò Lombardo, ritenendolo arbitrariamente il capo dei rivoltosi e poi facendolo passare anche per reazionario borbonico, mentre invece era stato l’unico che aveva cercato di pacificare gli animi di tutti. Lo stesso giorno, 6 agosto, Bixio emise un decreto con il quale intimava la consegna di tutte le armi, l’esautorazione delle autorità comunali, la condanna a morte dei responsabili delle rivolte e una tassa di guerra per ogni ora trascorsa fino alla "pacificazione" della cittadina.
Bixio si rivelò in questa vicenda un feroce assassino. Per terrorizzare ulteriormente i cittadini, uccise personalmente a sangue freddo un notabile che stava protestando per i suoi metodi. Nei giorni successivi raccolse più di 350 tipi di armi e incriminò altre quattro persone, tra le quali un insano di mente. Il giorno 9 vi fu un processo farsa che condannò a morte i cinque imprigionati, che erano del tutto innocenti e che fece fucilare spietatamente il giorno successivo.
Per ammonizione, all' uso piemontese, i cadaveri furono lasciati esposti al pubblico, insepolti. Bixio ripartì il giorno dopo portando con sé un centinaio di prigionieri presi indiscriminatamente tra gli abitanti.
La Sicilia, nel frattempo, venne posta praticamente in stato d'assedio dalla flotta piemontese, con l'aiuto delle navi francesi ed inglesi, che effettuarono un blocco dei porti e delle coste, causando il crollo dei commerci marittimi e di ogni altra attività produttiva dell'Isola.
