Spazioamico

RASSEGNA STAMPA

PRESENTAZIONI

ATEI  e AGNOSTICI

MEMORIE

                                                                                     home     I fatti del giorno
 

vedi anche  Dell'Utri Una sentenza di assoluzione del berlusconismo

logo testata

La sentenza del caso Mills

Svolgimento del processo e premessa
La falsità delle testimonianze
Le singole contestazioni di falso e reticenza
Il regalo
Le consulenze tecniche del P.M. e delle Difese - La prima consulenza tecnica
La seconda consulenza tecnica

Considerazioni conclusive

Considerazioni finali sulle consulenze

Valutazione della confessione

Conclusioni

La corruzione in atti giudiziari

La decisione
(19 maggio 2009)

5.3) Conclusioni
L’attività che Mills aveva svolto per il Gruppo Finivest, ed in particolare la creazione delle
società offshore e la loro riconducibilità a persone a lui note diverse da coloro che ne erano i
formali intestatari risultano in modo incontrovertibile dalle prove di cui si è dato conto nella
presente motivazione, capitolo 2.1) La proprietà delle società offshore del c.d. Gruppo Fininvest B,
pagine da 72 a 88.
Si tratta di:
- la corrispondenza intercorsa fra i dirigenti di Edsaco e fra costoro e Mills nel maggio 1994;
- la deposizione di Pierre Amman e la documentazione allo stesso riconducibile (“comunicazione
riservatissima”, “ulteriori informazioni”, appunti di viaggio manoscritti, Rapporto 95.06 Cantrade,
“Commenti”);
- la deposizione di Tanya Maynard e la documentazione alla stessa riconducibile (elenco
“FININVEST B GROUP COMPANIES”)
- la “NOTA GENERALE PER DAVID MILLS” del 22 dicembre 1995 di Giorgio Vanoni;
- le deposizioni di Tanya Maynard e Robert Drennan, nella parte relativa ai trasferimenti ed
all’occultamento degli scatoloni contenenti i documenti delle società del Gruppo Fininvest B, e tutta
la documentazione che ne costituisce prova (comunicazioni da ed a Edsaco fra il novembre 1995 e
l’aprile 1996, invio a Mills e loro collocazione presso Drennan nell’ottobre 1996, trasferimento a
cura di Mills nel 2002, ritrovamento a seguito di perquisizione del 2003).
Il fatto che Mills conoscesse perfettamente, in particolare, che Century One e Universal One
erano di Marina e Pier Silvio Berlusconi, e che ogni decisione in ordine a tali società poteva
esser presa solo da Silvio Berlusconi e dalle persone dal medesimo delegate risulta altrettanto
incontrovertibilmente dalle prove assunte ed esposte nel capitolo 2.2) i beneficiari economici di
Century One e Universal One e i rapporti di Paolo del Bue con la famiglia Berlusconi (pagine da 91
a 98).
Si tratta di:
- la deposizione di Tanya Maynard e il manoscritto a lei riferibile;
- il documento “PROPOSED HOLDING STRUCTURE”;
- tutta la documentazione relativa alle due società, compresa la procura a Paolo Del Bue;
356
- la documentazione attestante il prelievo dei documenti delle società da parte di Del Bue il 19
aprile 1996.
I diretti contatti fra David Mills e Silvio Berlusconi, in relazione ai due argomenti che,
precedono, sono provati da quanto esaminato nel capitolo 2.4) Il colloquio telefonico (pagine da
135 a 138).
Si tratta di:
- il memorandum di Mills ai suoi soci del 27 novembre 1995;
- il verbale della riunione presso lo SCO il 20 marzo 1996;
- il verbale della deposizione resa da Mills nel 2003 nel procedimento n. 879/00;
- la deposizione di Jeremy Scott;
- la deposizione di Virginia Rylatt;
La ricezione del dividendo Horizon da parte di Mills, contemporaneamente fiduciario e
beneficiario della società, il contesto in cui il fatto avveniva e le sue motivazioni, la successiva
suddivisione della somma con i soci di studio (unitamente alla ricezione da parte di Mills di altre
somme, per decine di migliaia di sterline, provenienti da Fininvest) risulta altrettanto
incontrovertibilmente dalle prove analizzate nel capitolo 2.3) Il c.d. dividendo Horizon, alle pagine
da 101 a 115.
Si tratta di:
- la “NOTA GENERALE PER DAVID MILLS” del 22 dicembre 1995 di Giorgio Vanoni;
- i verbali delle riunioni presso lo SCO nel marzo 1996;
- la deposizione di Jeremy Scott;
- la deposizione di Virginia Rylatt;
- il Memorandum del 27 novembre 1996.
Da tutti i predetti elementi emerge con chiarezza che le deposizioni di Mills nei procedimenti n.
1612/96 e 3510 3511/96 erano state quanto meno reticenti.
Nel primo, “Guardia di Finanza”, è stato accertato, in maniera definitiva il fatto storico di cui lì si
trattava: che cioè la Guardia di Finanza era stata corrotta e che le somme erano state pagate affinché
non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne
emergesse la reale proprietà, e che l’azione era stata commessa al fine di eludere le disposizioni
della legge Mammì in tema di concentrazione di mezzi di diffusione di massa.
357
In esito a tre gradi di giudizio, non sono stati ritenuti sufficienti gli indizi del collegamento diretto
fra i funzionari corrotti e Silvio Berlusconi, collegamento invece definitivamente provato rispetto ad
altro dirigente di Fininvest, Salvatore Sciascia, responsabile del servizio centrale fiscale della
società, condannato con sentenza irrevocabile.
Nel secondo, “All Iberian”, i fatti relativi all’illecito finanziamento a Bettino Craxi da parte di
Fininvest tramite All Iberian sono definitivamente provati, visto che la sentenza di primo grado, di
condanna dei vertici della società e fra essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito,
ma per intervenuta prescrizione.
All Iberian e le società offshore collegate erano state costituite su iniziativa del Gruppo Fininvest;
All Iberian era stata utilizzata quale tesoreria delle altre offshore inglesi costituite per conto del
medesimo Gruppo e dallo stesso finanziate tramite Principal Finance.
La massa di prove poste alla base del giudizio era imponente, ed esse erano state offerte anche da
Mills, che però aveva eluso le domande relative alla proprietà delle società offshore, in particolare
Century One e Universal One, né aveva prodotto documentazione specifica sul punto.
Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli
aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la
proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei
procedimenti.
È risultato in questo dibattimento che la condotta di Mills era dettata appunto dalla necessità di
distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa
anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti
profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Pier
Silvio Berlusconi.
Una parte dei profitti (non rilevantissima in rapporto alle masse di capitali che transitavano sui conti
gestiti da Mills e in particolare anche ai profitti delle società offshore) veniva lasciata, negli anni
1995/1996, nella disponibilità di Mills, con l’esplicita approvazione di Silvio Berlusconi: si tratta
del c.d. dividendo Horizon, in origine di circa dieci miliardi di lire.
Ciò avveniva attraverso la registrazione nel Regno Unito delle società offshore, con la conseguente
tassazione del loro utile. Egli, del tutto inusitatamente, diventava così il beneficiario effettivo di
società di cui era invece il fiduciario.
Dopo molte e pesanti discussioni, Mills si trovava costretto a suddividere l’intero importo
(diventato di circa 4 miliardi di lire, dopo il pagamento delle tasse e la destinazione rimasta ignota
di altri 4 miliardi e settecento milioni) con i suoi soci, che però (dopo che già egli ne aveva disposto
358
in piccola parte per proprie spese personali) ne pretendevano il deposito su un conto vincolato,
prudenzialmente, per poterlo rendere immediatamente disponibile in caso di rivendicazioni,
eventualmente anche dell’Autorità giudiziaria italiana. L’accordo veniva sottoscritto il 27 novembre
1996.
In precedenza, agli inizi del 1996, Silvio Berlusconi aveva disposto il versamento a cadenza mensile
di somme di entità inferiore, ma certamente ragguardevoli, allo studio legale di cui Mills era socio
ed a Mills personalmente (per un ammontare di almeno 120.000 sterline allo studio – cifra indicata
da Rylatt, inferiore a quella dichiarata da Mills – e di almeno 45.000 sterline a Mills – tale era stato
l’importo sottoposto a tassazione).
La dazione di tali somme, così come del dividendo, prescindeva di fatto completamente dal
pagamento, separatamente effettuato, dell’attività professionale di Mills.
Di ricezione, motivazione e suddivisione del dividendo fonte incontrovertibile di prova sono:
- i verbali degli incontri presso le autorità fiscali inglesi (Speciale Compliance Office nel
1996, Inland Revenue e, ancora, SCO nel 2004/2005),
- le deposizioni di Drennan e Barker,
- la documentazione dai medesimi confermata (in parte proveniente dallo stesso Mills),
- le deposizioni degli ex soci,
- il documento scritto che sanciva l’accordo fra costoro,
- la documentazione bancaria analizzata nelle consulenze.
Contemporaneamente, fra il 1995 e il 1996, le indagini della Procura della Repubblica di Milano
portavano all’emissione di provvedimenti restrittivi anche a carico di dirigenti Fininvest. Mills
restava in contatto con uno di loro, Giorgio Vanoni, durante la sua latitanza, e da questi riceveva
indicazioni per la riuscita del progetto – da lui stesso ideato e realizzato – della registrazione delle
società in Inghilterra e la contestuale attribuzione a Mills del dividendo, che non poteva rientrare
in Italia nella disponibilità del suo effettivo proprietario (sarebbe emersa fra l’altro, l’avvenuta
violazione della legge Mammì).
Nello stesso periodo Mills contribuiva all’occultamento dei documenti delle società offshore.
L’anno dopo, fra la fine del 1997 e l’inizio del 1998, egli rendeva le sue reticenti ed elusive
deposizioni testimoniali.
In quel momento dunque Mills era già stato gratificato di una ingentissima somma, che però non era
fin dall’origine certo potesse restare nella sua disponibilità.
In sostanza: l’importo di quasi sei miliardi di lire sarebbe potuto restare nella disponibilità di Mills
a condizione che la giustizia italiana non lo bloccasse, quale illecito profitto da sequestrare.
359
Questa la promessa di colui che Mills ha dichiarato essere il reale, originario proprietario della
somma, Silvio Berlusconi. Soggetto che era comunque certamente l’interessato al buon esito dei
procedimenti; che era ed è al vertice del Gruppo di cui le società offshore facevano parte; alla cui
volontà era subordinata qualsiasi decisione quanto a Century One e Universal One; in nome e per
conto del quale agivano tutti i dirigenti Fininvest con cui Mills entrava in contatto e collaborava; il
cui consenso esplicito, infine, aveva consentito il passaggio del dividendo nella disponibilità di
Mills.
L’esito dei procedimenti italiani dipendeva anche dalle testimonianze di Mills.
Ed esso, allora, interessava anche Mills direttamente, non solo il suo dante causa: rendendo
deposizioni che, quanto meno, potessero limitare i danni che le inchieste di quegli anni stavano
cagionando, egli contemporaneamente perseguiva anche il proprio fine illecito: perché, come si è
scritto ed è chiaro, un eventuale sequestro da parte della A.G. avrebbe costituito a quel punto una
perdita secca anche per lui.
Allo stesso tempo, era evidentemente necessario per tutti che la somma non fosse facilmente
rintracciabile: le modalità di investimento dei patrimoni dei clienti da parte dell’avvocato d’affari,
quali descritte in precedenza analizzando le consulenze, costituivano sufficiente garanzia sul punto.
Era infatti difficile ipotizzare, fin dall’origine, che sarebbe diventata necessaria – pena il
disvelamento di tutta la vicenda all’Autorità giudiziaria inglese – la suddivisione con i soci di studio
(che nel proprio interesse interpretavano la dazione quale pagamento di attività professionale), e la
sua conseguente rintracciabilità. L’attribuzione agli stessi delle somme di loro spettanza nel 1999,
anticipatamente rispetto alla data prevista, sortiva così l’effetto di rendere possibile la commistione
della rilevante quota spettante a Mills con altri capitali (fatto puntualmente avvenuto, come risulta,
ancora una volta, dall’analisi delle consulenze), fino alla sua emersione ed al suo ingresso nel
patrimonio dell’imputato nel marzo 2000 (circostanza, anche questa, documentalmente provata).
È allora chiaro che Mills andava compensato della perdita subita (le quote dei soci), dopo che aveva
svolto il suo compito. Ed è chiaro che Bernasconi non aveva alcun proprio motivo per
determinarsi ad un regalo di tale entità. Più circostanze concrete descritte nel presente
procedimento (basti pensare al documento “Proposed Holding Structure” concernente Century One
e Universal One, e la ivi prevista procura generale a Bernasconi) fanno di Bernasconi persona che
agiva in nome e per conto di Silvio Berlusconi.
Il c.d. regalo pervenuto a Mills altro non è stato che la dazione di una somma in cui si fondono una
parte di quanto pattuito sotto condizione anni prima ed una parte di quanto promessogli in
sostituzione della quota prelevata dai soci, e per i suoi ulteriori disagi.
360
È stata una compensazione e un riconoscimento dell’osservanza, da parte sua, dell’accordo.
L’artificiosa, tanto opaca quanto raffinata, modalità di trasferimento della somma di 600.000 dollari
ai conti di Mills, la “roundabout way” dichiarata da Mills e scoperta dalle consulenze, di per sé
indicativa della illiceità della complessiva operazione, ha comportato un lungo viaggio nel tempo e
negli spazi di volta in volta creati nei contenitori finanziari (che in questo processo sono stati
chiamati “brocche” o scatoloni, che potrebbero comunque definirsi centrifughe di lavatrici) prima di
arrivare al corrotto nel marzo 2000, come si è già scritto al termine dell’esame delle consulenze.
Verificata come completamente priva di riscontri, senso, ragione e fondamento la costruita “tesi
Attanasio”, in base all’analisi delle consulenze e alle deposizioni testimoniali; disegnato e fondato
rigorosamente sulle prove certe raccolte, documentali ancor più che orali, il retroscena ed il contesto
della dazione di 600.000 dollari, risulta definitivamente chiaro che l’imputato aveva ragione.
Quanto qui accertato, come si è scritto in precedenza, trova infatti riscontro nelle dichiarazioni di
David Mills, rese in forma orale e scritta, ai propri consulenti, all’Autorità fiscale inglese,
all’Autorità giudiziaria italiana, fra il 2 febbraio (data di “Dear Bob”) e il 18 ottobre 2004 (ultima
esternazione di Mills, tramite la propria consulente, allo SCO).
Ed altri, successivi riscontri della perdurante relazione economica fra Mills e Fininvest sono in atti:
si tratta del fatto che, quanto meno fino alla data dell’intervenuto accordo fiscale del settembre 2005
– a quanto qui consta, nulla essendo documentato per il periodo successivo – Fininvest, e per essa
chi era legittimato a decidere, ha continuato a fornire somme di danaro (per un ammontare
complessivo di circa 100.000 sterline) a David Mills, al dichiarato fine di pagare ogni spesa
connessa con i procedimenti penali italiani in corso. Così egli ha dichiarato, così ha scritto quale
motivazione dell’accredito, così ha riscontrato Inland Revenue, e la somma è compresa nell’accordo
fiscale raggiunto.
I fatti così come contestati sono dunque provati.
Si tratta di verificare ora se gli stessi costituiscono il reato indicato.

ont>