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Liberazione 23 Luglio 2005

Danilo Zolo, docente di Filosofia del diritto internazionale parla dei buchi normativi sul "global terrorism". E avverte: «La Cina riequilibrerà tutto»

 «Il terrorismo lo istiga l'Occidente»

Laura Eduati
Quando parliamo di terrorismo internazionale automaticamente pensiamo ad al-Qaeda, cioé a gruppi di persone che si ispirano a ideologie di matrice islamica e che si fanno scoppiare negli autobus e nelle metropolitane d'Occidente. Ma è una nozione vaga e soprattutto unilaterale. Terrorismo è anche quello degli Stati, quando attaccano Paesi che non hanno commesso alcun crimine internazionale, invocando la guerra preventiva o il diritto all'autodifesa. E stravolgendo così il diritto internazionale. Lo sostiene il professor Danilo Zolo, docente di Filosofia del diritto internazionale all'Università di Firenze. Che ci spiega perchè il "global terrorism" è nato in Occidente, perchè la vicenda Calipari ha violato le norme internazionali e perchè, infine, a risolvere gli squilibri di questi anni tormentati ci penserà la Cina.


A fronte di fenomeni nuovi come il terrorismo di Al-Qaeda, non c'è ancora una normativa internazionale che lo definisca ed eventualmente lo combatta. Cosa si sta facendo in proposito?

E' vero, non esiste un documento che definisca il terrorismo internazionale. Per il momento possiamo contare solo su di una nozione non controversa di terrorismo, che però descrive il terrorismo nazionale. La nozione di "global terrorism" è invece molto diversa, perchè è un fenomeno relativamente nuovo, nato, e questo bisogna ricordarlo, come replica alla guerra del Golfo di Bush padre nel 1991. Questa nozione, vagamente diffusa, si articola in tre punti: primo, il terrorismo è un'azione violenta e armata che fa strage e uccide indiscriminatamente dei civili. Secondo, il fine è seminare il panico nella popolazione e terzo, delicatissimo, fa riferimento a gruppi organizzati e internazionali non coincidenti con a degli Stati nazionali. Cioè il terrorismo è sempre attribuito a gruppi criminali privati, che agiscono per conto proprio. La cosa di grande rilievo è che quando parliamo di terrorismo prescindiamo dalle gravi responsabilità di atti di attacco bellico di guerre avviate da Stati, ad esempio gli interventi delle Nato nei balcani, oppure gli attacchi degli Stati Uniti all'Afghanistan e all'Iraq. Se noi definiamo il terrorismo come un atto bellico che colpisce in modo indiscriminato i civili, per diffondere il terrore, beh, allora bisogna dire che la guerra moderna - e la guerra preventiva di Bush in particolare - si avvicina, anche sul piano teorico, al terrorismo.

http://www.liberazione.it/giornale/050723/archdef.asp