Collocamento pubblico, abrogazione legge Biagi e  SMG (Salario Minimo Garantito)

La cattiveria profonda di una certa Italia che ha spesso la prevalenza sull'altra o sulle altre affiora prepotente nella questione del precariato. Ieri "la Repubblica" pubblicava in prima pagina la foto di un ragazzo con una maschera di gesso bianco ed un cartellone in mano in cui era scritto: "Sono il fantasma del precario"! Il giornale ha dedicato tre intere pagine ricche di testimonianze e di servizi a questo dramma tipico delle generazioni che hanno completato gli studi dopo l'approvazione del pacchetto Treu e  della legge Biagi. Generazioni a cui sono state spezzate le ali,  fatte da ragazze e ragazzi che   laureati, spesso  hanno due lauree, hanno dei masters, corsi di specializzazione, insomma  superqualificati che vengono traumatizzati da un mercato del lavoro che indica loro la via dell'incertezza  e da salari a volte talmente umilianti da essere incredibili. Non è soltanto "La Repubblica" a fare simili denunzie e non solo da ora. Ricordo che questo importante giornale liberal  raccolse migliaia e migliaia di lettere di precari nei primi anni di applicazione della legge trenta. Anche Liberazione, il Fatto, il Manifesto, tutta la stampa italiana  descrivono in termini di grande allarme sociale il fenomeno. Ma se andiamo a vedere le redazioni di questi giornali esse sono gremite da precari che ne garantiscono i servizi  da fantasmi. Nel giornalismo come in tutte le altre professioni si è creato un lumpenproletariat magari dotato degli stessi titoli e provvisto delle stesse qualità professionali dei "normali" giornalisti o dipendenti o professionisti ma asserviti  da una condizione di lavoro infinitamente peggiore. Conosco giornalisti pagati a 30 euro il pezzo e a mesi di distanza dalla sua consegna. Anche negli studi legali o di architetti o di ingegneri accade lo stesso. Sostanzialmente il solo che ha la possibilità di accedere alla titolarità dello studio è il figlio del proprietario. La borghesia si trasmette per via parentale e chiude la porta in faccia a quanti ritenevano di potere accedere alla professione soltanto attraverso in corso onorevole di studi. E' davvero stupefacente che il giornale che denunzia il precariato come male sociale lo pratica abbondantemente  e direi spietatamente con molti suoi dipendenti. Questa scissione delle redazioni in un gruppo di "normali" circondati da molti moltissimi ed intercambiali provvisori ha portato il giornalismo professionista ad essere sempre più conservatore e financo reazionario. Pochi di noi rammentano le memorabili riunioni delle redazioni per stabilire la linea redazionale o esprimere il consenso alla scelta del Direttore indicata dalla Proprietà. Ora se ne stanno tutti con due piedi in una scarpa! Il precariato di tantissimi bravi colleghi è sempre sotto i loro occhi a testimoniare la condizione che li attende se tirano troppo la corda con gli editori!

  Oramai tutta la generazione dei biagizzati è  vicina ai quaranta anni o li ha superati. Molti sono precari nello stesso posto di lavoro da anni. Perchè in effettivi  posti di lavoro davvero precari non ne esistono. Esistono posti di lavoro stabili occupati da precari!

  Nei confronti dei precari il Potere fa muro di gomma. Il Papa depreca la loro condizione ma le attività commerciali ed industriali di tutte le organizzazioni che fanno capo alla Chiesa si servono senza alcuno scrupolo dei precari ed anche di un uso disinvolto delle ONLUS. Comunione e Liberazione ha un impero economico in cui soltanto una piccola parte di dipendenti non è precaria. Lo stesso dicasi delle organizzazioni sindacali che hanno diecine di migliaia di dipendenti cocopro e precari di tutte le varietà. Anche i partiti e le associazioni professionali e di categoria.  Infine lo Stato si serve del precariato in un sistema integrato con le esternalizzazioni, i sub appalti e tutte le diavolerie inventate dai privati per spolpare al meglio la pubblica amministrazione.

 Lo stesso Presidente della Repubblica non è esenta da questa schizzofrenia:  è solidale con i giovani privi di futuro ma ogni anno celebra con riti solenni carichi di significati simbolici le figure di Marco Biagi e di D'Antona che furono tra i massimi manipolatori del diritto alla stabilità del lavoro.

 Il precariato è diventata una piaga sociale che per essere guarita abbisogna di cure drastiche. La prima  cura è l'abrogazione della legge Biagi e di tutte le leggi e leggine che lo hanno reso legale. Su questo punto l'attuale Parlamento e quasi tutti i partiti ed i sindacati sono contrari. Si accontentano di qualche spicciolo di ammortizzatore sociale e di qualche piccola attenuazione. La seconda cura è il ripristino della legge sul collocamento la 264 del 1949 che faceva obbligo ai datori di lavoro di chiedere agli uffici di collocamento la mano dopera da assumere e soltanto in termini numerici e non nominativi.La terza cura è l'istituzione di un Salario Minimo Garantito ad almeno 1000 euro mensili con pesanti sanzioni per coloro che non lo rispettassero.

 Abrogazione legge biagi, ripristino legge sul collocamento pubblico e abolizione delle agenzie interinali e salario minimo garantito sono le tre rivendicazioni che potrebbero cambiare la situazione. Ma bisogna avere una immensa forza politica e sociale per realizzarle! Bisogna che la deriva liberista della società italiana venga bloccata da movimenti simili a quelli che si stanno verificando in Spagna ed in  Grecia che si sono già visti in Francia ed in Inghilterra e che presto torneranno ad infiammare l'Europa attaccata dai killers di Bilderberg. Ma non è detto che il vento gentile del referendum non diventi un tempestoso vento di scirocco atto a cancellare la ingiustizia di milioni di persone private del loro stesso futuro!

Pietro Ancona