Lavoro e_sindacati
di
Pietro Ancona
in ordine cronologico II parte
From
January 16, 2011
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, January 16, 2011 1:51 PM
Subject: "Sergio" e Susanna
Sergio e Susanna
Ieri il Direttivo della CGIL si è riunito per valutare l'esito del
referendum a Mirafiori e trarne le doverose indicazioni politiche. La
signora Camusso ha invitato i presenti a tributare un applauso alla Fiom
come premio della sua valorosa ed efficace resistenza nella battaglia
campale di Torino. L'applauso c'è stato ed è stato seguito da una
dichiarazione della segretaria della CGIL rivolta familiarmente a Sergio (il
negriero Marchionne) ricordandogli che con l'autoritarismo non si governano
le fabbriche ed ad una richiesta alla Fiom di concordare il "rientro" in
fabbrica. In quanto allo sciopero generale chiesto a gran voce e non solo
dai meccanici neppure a parlarne: la CGIL si limiterà a scioperare "con la
fiom"e cioè avremo un comizio della Camusso e di altri dirigenti confederali
da qualche parte che certamente insisteranno sulla necessità di risolvere il
problema della rappresentanza in fabbrica come se questo fosse il solo
problema posto dall'usake della Fiat. Insomma, la signora Camusso ha fatto
una operazione maquillage scaltra e rapida sulla sua immagine per fruire del
capitale di simpatia e di consensi che la Fiom ha creato sopratutto con la
sempre chiara, limpida, efficace incontrovertibile esposizione che Maurizio
Landini ha fatto ripetutamente della ragioni del No al piano Fiat.
Mentre la CGIL continua a lasciare sola la Fiom pur applaudendola Sacconi
per conto del Potere di destra suona il corno di caccia ed apre la grande
partita della generalizzazione dei principi di Mirafiori a tutti i
lavoratori italiani. I lavoratori italiani da questo momento sono braccati
diventano selvaggina. La CGIL finge di non vedere e di non sentire e lascia
fare secondo una tecnica collaudata che ha portato negli ultimi anni alla
perdita di diritti e di salario. La Marcegaglia annunzia che la Fiat
rientrerà presto in Confindustria perchè gli industriali hanno una altissima
coscienza di classe ed una ideologia che non ammette sfarinamenti.
Resteranno uniti e si scateneranno nella caccia ai diritti favorita dalle
disgraziate condizioni economiche e sociali della popolazione. Nelle loro
aziende saranno ammessi soltanto sindacati "gialli" disposti a fare da
sorveglianti da kapò.
Il modello Mirafiori sarà diffuso ed imposto. Ha ragione Marchionne a
brindare con il rampollo degli Agnelli sul successo del referendum. E'
davvero una svolta storica. Nelle condizioni di oggi si ripete Palazzo
Vidoni con Berlusconi al posto di Mussolini e la Camusso al posto di
D'Aragona. Non è vero che la storia ripete la tragedia come farsa. Quasi
sempre la tragedia viene ripetuta come tragedia. Lo scaltro capitalismo
italiano si mette alla testa della linea di pauperizzazione della classe
operaia e del ceto medio europeo
ritenendo di sopportare la concorrenza cinese e dei paesi emergenti con la
regressione alla barbarie della Manchester dei tempi di Marx.
Non tutto è scontato e non è detto che le ciambelle della destra riescano
tutte con il buco.
Intanto il 28 gennaio allo sciopero partecipano anche i Cobas i sindacati di
base che da quasi venti anni soffrono nelle aziende le condizioni di
esclusione e di emarginazione che si sono inflitte alla Fiom. Auspico una
revisione autocritica forte del comportamento che i sindacati della CGIL
hanno tenuto in questi anni nei confronti dei Cobas che speso sono diventati
la punta di diamante della resistenza alla violenza padronale. Molti
dirigenti dei cobas hanno pagato con il licenziamento la loro indomabile
resistenza. Il 46 per cento di Mirafiori è anche frutto della appassionata
lotta dei cobas che nella RSU vi contano per il sette per cento. Attorno
alla Fiom ed ai Cobas si può rifondare una CGIL davvero dei lavoratori e per
i lavoratori come si rifondò nel 1926 con Bruno Buozzi e dal 1930 in poi con
Giuseppe Di Vittorio.
Pietro Ancona
ps: sembra che tutti i numeri dati da Marchionne per Mirafiori siano
sballati. Bonanni chiede che gli investimenti partano entro sei mesi. Ma
perchè sei mesi? Non esiste un mercato per assorbire 280 mila Suv.
Marchionne, ovvero il bluff del SUV
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----- Original
Message -----
From: pietro ancona
Sent: Friday, January 28, 2011 11:39 AM
Subject: La lotta della Fiom e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e
di un nuovo Sindacato
La lotta della Fiom e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e di un
nuovo Sindacato
Ieri abbiamo avuto a Bologna una anticipazione dello sciopero generale dei
meccanici e dei cobas. E' stato un grande successo come lo sarà oggi. La
partecipazione dei lavoratori è enorme ed è vibrante nonostante le maggiori
difficoltà che si incontrano per la crescente povertà del lavoro dipendente
ed il continuo aumento dei costi della vita indotti da un uso delle
istituzioni sempre più asociale e sempre più oligarchico. Il costo della
vita aumenterà con il federalismo fiscale che per mantenere i privilegi del
ceto politico locale imporrà addizionali iperf e nuove i terribili tasse
mentre i costi dei servizi, gestiti dai famuli e dai complici di questo
ceto, aumentano di giorno in giorno e sono sempre più scadenti.
L'altro ieri ho sentito una intervista in TV del Presidente della
Cooperazione di area PD. A proposito del contratto aziendale si dichiarava
entusiasta fino al punto di dire che la competizione tra le aziende sarà una
gara tra contratti e parlava senza alcun ritegno di contratti esistenti di
640 euro mensili. La cooperazione italiana è prospera, ricchissima, ha
mezzi finanziari enormi ma non c'entra più niente con l'idea e l'esperienza
della cooperazione prampoliana rivolta a migliorare la condizione dei
produttori, a socializzare gli utili, a reinvestirli per il miglioramento
delle condizioni di vita degli associati. Oggi la cooperazione si muove come
un perfetto meccanismo capitalistico: sfrutta i produttori riducendoli alla
disperazione tenendo artatamente bassi i prezzi dei prodotti agricoli dal
frumento alla carne, sfrutta i dipendenti applicando contratti derivanti
dalla legge Biagi, usa i proventi per finanziare la sua espansione ed il
benessere dei suoi dirigenti. Sfrutta i consumatori ai quali non concede
assolutamente niente di più di quanto da il "mercato".
Il peso della Cooperazione sul PD è enorme e ne condiziona le scelte di
politica economica e sociale. Anche la Confindustria ha un enorme peso sul
PD per ciò che sarà il dopo Berlusconi data l'inadeguatezza culturale di
questo governo a reggere la situazione. Non basta la capacità di Tremonti
di non fare fallire l'Italia con i cosidetti tagli orizzontali.
L'Italia rischia di morire soffocata lo stesso senza l' ossigeno per
riprendere il cammino della produzione e dei consumi.
Per questo la Marcegaglia ha fatto accordi con il PD che coinvolgono la
CGIL con la quale ha stipulato un patto sociale che esclude lo sciopero
generale.
Insomma l'immensa forza sprigionata dallo sciopero di oggi non trova
ascolto politico. Tutti i gruppi dirigenti della politica in gara tra di
loro a chi è più a destra è con Marchionne, non difenderà il contratto
nazionale di lavoro, non difenderà i salari che scendono di giorno in
giorno. La forza della FIOM non è sufficiente, non basta a bloccare
l'espansione dei contratti aziendali che saranno agevolati da CGIL, Cisl ed
UIl. Il grosso delle categorie affiliate alla CGIL non farà niente
per contrastare l'avvento dei nuovi contratti. Dopo i contratti aziendali
dal momento che al peggio non c'è mai fine, avremo gli accordi individuali
comunicati dalla azienda ai lavoratori. "Prendere o lasciare". Tutto il
sistema contrattuale italiano è destinato ad essere travolto. Non saremo
molto di più della Serbia o della Polonia o della Romania, ma con costi
della vita immensamente maggiori.
Lo sciopero di oggi per essere produttivo di effetti dovrebbe darsi un
cammino politico per la costruzione di una nuova Confederazione di
Lavoratori in grado di bilanciare il peso di Cgil,,Cisl,,Uil, obiettivo
possibile. Dovrebbe dare vita ad una forza del socialismo capace di tornare
in Parlamento ed occupare il suo posto di rappresentanza del lavoro
dipendente.
La Fiom dentro la CGIL è destinata a capitolare, ad essere una mera
testimonianza del malessere operaio. Il sindacalismo italiano ha bisogno di
una riforma radicale che può avvenire soltanto con la nascita di una nuova
forza. Se le cose restano come sono oggi, anche la FIOM è destinata al ruolo
subalterno già accettato da CGIL,,CISL ed UIL.
Bandiera del nuovo Sindacato dovrebbe essere il Salario Minimo Garantito,
l'abrogazione della Legge Biagi, l'abrogazione del collegato lavoro e delle
leggi sulla scuola e università, un nuovo internazionalismo, la lotta a
tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici a cominciare da quelli
comunali.
pietro ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: segreteria@cgil.it ; organizzazione@fiom.it
Sent: Wednesday, February 16, 2011 6:20 PM
Subject: Perchè in Italia non si fa lo sciopero generale?
Perchè in Italia non si fa lo sciopero generale?
L'interessante e stimolante Haaretz, organo della intellighentia
israeliana davvero liberal ed assai più onesto di giornali di sinistra
europei come l'Unità, si domanda oggi perchè, nonostante il
peggioramento delle condizioni di vita e la sempre minore tutela di
diritti civili e sociali, la popolazione israeliana non scende in
piazza, non combatte per difendere le sue conquiste, non si contrappone
ad un governo che spende tutte le sue risorse al mantenimento di un
potere militare sempre più pesante, sempre più esigente. Alla domanda si
risponde lo stesso autore dell'articolo, Michele Merav, con queste
parole:
“Le organizzazioni sociali per il cambiamento hanno dei limiti
intrinseci. Esse operano dall'esterno, e così non possono produrre dei
cambiamenti. Nella loro esistenza svolgono la funzione di valvole di
sfogo e, cosa più importante, ricevono fondi dal governo ed uomini
ricchi. -i cui scopi e attività sono in contraddizione con le finalità
sociali e politiche delle organizzazioni. Così in maniera indiretta le
organizzazioni (sociali) sono in realtà parte del sistema che rafforza
ricchi e potenti.”
Con queste parole ha descritto senza volerlo anche la nostra realtà
nella quale le organizzazioni confederali dei lavoratori fortissime di
oltre dieci milioni di associati che conferiscono ad esse anche una
solidissima stabilità economica non alzano un dito a difendere le
urgenze dei propri rappresentati. Nei mesi scorsi, moltissimi lavoratori
europei sono scesi in piazza in Francia, in Portogallo, in Grecia, in
Gran Bretagna, in Spagna con imponenti scioperi generali, a volte
ripetuti, rivolti a frenare il progetto dei loro governi di far pagare
soltanto al lavoro dipendente ed al welfare i costi della "crisi"
indotta dalla truffa finanziaria di wallstreet e dalle strabordanti
spese militari USA di fatto addossate a tutto il pianeta. Si sono
realizzati molti scioperi generali. In Francia uno di questi scioperi è
stato dedicato alla riforma Sarcozy delle pensioni. In Italia,
nonostante ripetute sollecitazioni legate al tanto malessere diffuso tra
i lavoratori, non si è mai fatto un solo sciopero generale. Tremonti si
è vantato in UE di avere fatto una riforma fondamentale delle pensioni
che ne ha innalzato la soglia a settanta anni senza una sola ora di
sciopero dei pensionati e dei lavoratori italiani. Ora, tutto il Magreeb,
molta parte del mondo arabo dal Marocco allo Yemen è in lotta contro
tirannidi che hanno fatto i bagordi a spese di bassissimi salari,
disoccupazione, fame dei loro popoli. In Egitto, in Tunisia ed altrove
la lotta contro i regimi è stata alimentata in grandissima parte da un
proletariato poverissimo che pretende salari migliori.
Insomma, nonostante l'Italia sia circondata da un cerchio di fuoco di
lotte e di rivendicazioni, non si muove ed anzi lascia languire fino
alla estinzione la lotta organizzata da categorie come gli studenti ed i
professori o da sindacati liberi come i cobas.
Eppure in Italia la situazione economica e sociale è gravissima e volge
a vera e propria crisi per l'aggravarsi del debito pubblico e la netta
diminuzione del potere di acquisto delle masse. Si stanno licenziando
oltre centomila professori e, con il mancato turn over, la pubblica
amministrazione perderà cinquecentomila posti di lavoro (tanti quanti ne
ha tagliato Cameron in Inghilterra). Il contratto di lavoro è stato
aggredito dalla Fiat e dalla Confindustria e tende ad essere escluso in
zone sempre più ampie del Paese, la legge Biagi
ha tagliato le ali a milioni di ragazze e ragazzi ridotti al supplizio
di un precariato inventato appunto per schiavizzarli, la scuola,
l'università e la sanità sono state ristrutturate per fornire servizi
dequalificati che costringono a ticket ed esborsi sempre più pesanti,
c'è in corso una terziarizzazione ed una finanziarizzazione senza
sviluppo del sistema economico con la scomparsa, dopo l'industria
pesante di base, della grande industria manifatturiera ed i tre
bronzei mandarini del sindacalismo confederale, Bonanni, Angeletti e
Camusso, assistono imperterriti, lasciano fare. Si può dire che non solo
non hanno fatto una reale opposizione alle scelte più dure del governo
(collegato lavoro) e del padronato italiano (Pomigliano e Mirafiori), ma
ne sono stati complici attivi o soltanto passivi.. La richiesta dello
sciopero generale chiesta dalla Fiom fin dal 16 ottobre scorso a Epifani
e richiesta alla signora Camusso dal poderoso sciopero sempre della fiom
del 28 gennaio non è stata accolta dalla CGIL e dal momento che anche
il tempo è un fattore politico di primario valore indire uno sciopero
generale oggi o tra un mese non avrà più il valore e la capacità di
influire sugli eventi che avrebbe avuto sei mesi fa. In Sicilia si dice:
"minestra quadiata". Una cosa fuori tempo massimo invecchiata e resa
inutile dal suo anacronismo che potrebbe essere riscattata, e non lo
sarà, da richieste precise che non saranno avanzate sul precariato, le
pensioni, i salari, i contratti. Dal che è lecito il sospetto che ci sia
una sorta di patto segreto, parasociale, nel patto sociale stipulato dai
tre sindacati e le associazioni padronali. Patto sostenuto non solo da
Sacconi e dal Governo ma anche dal PD che vorrebbe realizzare la stessa
politica liberista del centro-destra succedendo al governo del
postribolare Berlusconi oramai bruciato a livello internazionale e
destinato a cedere il posto a Bersani o chi per lui.
Insomma, l'Italia non si muove perchè le maggiori organizzazioni
sociali che dovrebbero organizzare la protesta sono legate ad interessi
con il padronato ed il governo che li portano ad esprimere interessi che
sono addirittura confliggenti con quelli dei loro "rappresentati". Il
legame aureo si chiama sussidiarietà e si concretizza negli enti
bilaterali e nella legislazione paragovernativistica. Le organizzazioni
di base che si mobilitano riescono a realizzare manifestazioni imponenti
ed assai sentite che tuttavia vengono deliberatamente ignorate dai
massmedia, dal Parlamento e dai Partiti che le considerano poco meno che
espressioni di un sovversivismo sociale da controllare e considerare
meri problemi di ordine pubblico.
La situazione dell'Italia degrada. Stiamo diventando la Tunisia
d'Europa. Un Paese per turisti e come diceva sprezzantemente un vecchio
operaista che ho tanto stimato "un paese di camerieri". Marchionne si
permette di sfottere il Parlamento raccontandogli la favoletta di una
Fiat che ha il "cuore" in Italia anche se porta "il cervello" a Detroit
o New York. Oggi sentivo un senatore in TV che gli dava ragione,
sostenendo che la logica multinazionale non può essere evitata e la Fiat
deve fare la sua strada. Il Parlamento ha ascoltato facendo finta di
credervi le barzellette di una utilizzazione al quaranta per cento degli
impianti che potrebbe essere raddoppiata all'ottanta per cento se gli
operai decidono di farsi mettere la cavezza, di non scalciare, di stare
dieci ore a digiuno compiendo in tutte le ore sempre lo stesso numero di
movimenti programmati dal sadico inventore del WCM.
I politici italiani hanno fatto finta di credere alle mirabolanti e
sarcastiche proposte di Marchionne. Anche le tre Confederazioni.
Naturalmente, non ci sarà alcuna reazione tranne quella inevitabili dei
lavoratori che di volta in volta sono vittime designate dei progetti
aziendali.
In Italia cova un terribile malessere, una collera sociale che può
diventare spaventosa. Nanni Moretti dice che questo non è paese da
insurrezioni. Ma la manifestazione delle donne " se non ora quando" ha
messo in luce una corda quasi lesionata, quasi rotta. La gente reagisce
al precariato, alle privatizzazioni, ai bassissimi salari, alla
prospettiva di non avere mai una pensione.... Cgil, Cisl, Uil, il PD, il
Parlamento, il Governo fanno da tappo
ed impediscono l'organizzazione di una dura protesta. Ma la molla non
può essere tenuta compressa troppo a lungo e prima o poi scapperà di
mano ai giudiziosi collaborazionisti
con la pancia piena che il Regime riempie di medaglie ma che non
incantano più nessuno perchè non hanno più il monopolio della
comunicazione.
Pietro Ancona
http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/why-there-s-no-revolution-in-israel-1.343652
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, February 20, 2011 5:14 PM
Subject: Lo sciopero che non ci sarà
Lo sciopero che non ci sarà
Siamo al venti febbraio e lo sciopero generale richiesto a gran voce
dalla Fiom sin dal 16 ottobre dell'anno scorso non è stato ancora
proclamato e probabilmente non lo sarà mai.. Ammesso che oggi la CGIL
decida di metterlo in calendario dovrebbe passare almeno due mesi di
tempo per la sua preparazione e realizzazione. Si dovrebbe riunire il
Comitato Direttivo e tra questa riunione e lo sciopero ci vorrà un lasso
di tempo. Arriveremmo a maggio, oltre un anno dopo gli scioperi generali
che si sono avuti in Europa, dalla Grecia alla Spagna alla Francia al
Portogallo all'Irlanda alla stessa Inghilterra che ha avuto anche dure
manifestazioni di protesta degli studenti contro l'aumento delle tasse
universitarie che escludono dagli studi superiori la classe operaia e
gran parte del ceto medio. Non siamo saliti sul carro della protesta
contro la "crisi" che la stretta liberista ha
scatenato in tutto l'occidente allo scopo di realizzare la liquidazione
del ceto medio attraverso la sua pauperizzazione, di cancellare la
civiltà del welfare, di ridurre alla fame "la bestia" (così la Tatcher e
Reagan chiamavano lo Stato) licenziando milioni di persone e di avviare
una nuova società fatta da ricchi e ricchissimi da un lato in numero
limitato in mezzo ad una popolazione impoverita. Tremonti e Sacconi si
sono vantati in Europa di avere fatto una fondamentale "riforma" delle
pensioni senza alcun dibattito parlamentare
e con l'assenso dei sindacati. Anche l'ondata delle manifestazioni che
stanno investendo tutto il mondo arabo sembrano lasciare del tutto
indifferente la CGIL che non se ne occupa. Eppure, alla base dei moti
che hanno portato e stanno portando alla fine delle dittature c'è un
enorme problema di salari ed anche di fame, un bisogno di pane e lavoro
che si è unito alla richiesta di vivere con dignità e diritti di
cittadini e non da sudditi.
Lo sciopero generale quindi risulterebbe anacronistico. Tutti i giochi
si sono fatti alcuni con la collaborazione della Cisl e dell'Uil. La
CGIL è sembrata frenata soltanto dalla esigenza di non perdere la
faccia. Se non fosse stato per questo avrebbe aderito volentieri agli
accordi stipulati dagli altri. Il sistema dei diritti sociali e
sindacali dei lavoratori è stato gravemente indebolito da scelte
governative e legislative che lo hanno pesantemente invalidato senza
registrare niente di più di qualche flebile lamento. Mentre lo scontro
si inaspriva nelle fabbriche ed il Parlamento varava il famigerato
"collegato" lavoro, la CGIL
firmava il patto sociale per almeno quattro punti. Non ha firmato il
quinto dedicato alla produttività e vi traccheggia attorno in attesa di
spegnere l'ira dei metalmeccanici che con i decreti Marchionne di
Pomigliano e di Mirafiori dovranno adattarsi, se vogliono portare a casa
un pezzo di pane, alla vita della fabbrica italia, una fabbrica-caserma
nella quale sono stati militarizzati. La Fiat non è del resto nuovo a
queste parentesi fasciste nelle sue fabbriche. Magari si rammarica oggi
di non potere applicare agli operai il Codice Militare di Guerra a suo
tempo usato. La questione della scuola è stata chiusa con il
licenziamento di 120 mila professori e maestri e la dequalificazione del
servizio con classi superaffollate assistite da meno insegnanti e con
meno materie. Anche la cosidetta riforma universitaria è stata
congegnata per renderne più difficile l'accesso e per avviare gli atenei
verso gestioni sempre più condizionate dai privati. Le assunzioni si
fanno anche nella pubblica amministrazione in forma precaria. La legge
Biagi che ha già spezzato le ali alle nuove generazioni che ne vengono
schiavizzate e costrette a basse remunerazioni spesso quasi ridicole, è
diventata la forma quasi esclusiva di assunzione. Il posto a tempo
indeterminato è diventato una rarità tanto da indurre la televisione La7
ad organizzare una trasmissione in cui si avrà per premio un posto a
tempo indeterminato. Hanno voglia Draghi e Ferrarotti a denunziare il
precariato, a invitare (ferrarotti, monicelli) i giovani a ribellarsi
alla legge Biagi. La signora Camusso fa finta di non sentire, il suo
orecchio è sintonizzato sul PD che vuole il precariato perchè fa comodo
alle Cooperative ed alle associazioni padronali che
vorrebbe conquistare e farsi appoggiare per sostituire il centro destra
senza cambiarne le scelte politiche,.
La vicenda Fiat si è conclusa con la presa d'atto prima del Governo e
poi del Parlamento della linea Marchionne che ha comunicato le
intenzioni della multinazionale di trasferire il suo cervello da Torino
a Detroit o New York lasciando in Italia, bontà e sentimentalismo
di uno che ha la residenza fiscale in Svizzera, il "cuore"...Il cuore
sarebbe costituito da alcuni stabilimenti che con un fumus giuridico
appartengono a Newco e che l'unica cosa certa è che sono stati
trasformati in una sorta di penitenziari, di lavori forzati, per gente
che deve sudare sangue per portare a casa 1200 euro. I rpogrammi Fiat
per l'Italia sono coperti da un grande segreto che probabilmente
nasconde il vuoto totale. L'unica cosa certa è che avremo almeno un anno
di cassa integrazione. Poi si vedrà. Alla Jeep torinese fanno finta di
crederci in tanti a cominciare dal sindaco Chiapparino, ma molti sono a
ragione scettici e dubitano che si farà mai.... In quanto ai piani di
riconversione di Termini Imerese che godono in un patrimonio di 450
milioni di euro di denaro pubblico il pessimismo è d'obbligo. Forse gli
unici che ne ricaveranno davvero qualcosa sono gli investitori
presentati dal Ministro Romano e dal Presidente Lombardo.
Tutte le vicende che sono state segnalate drammaticamente all'opinione
pubblica dagli operai stiliti o autocarcerati come quelli dell'Asinara
restano aperte ed insolute. Il governo osserva il principio liberista "lasseir
faire, laissez passer", principio emulato dal PD e dai suoi nuovi
giuslavoristi Ichino, Letta, Treu, Colannino e quindi coinvolgente la
CGIL che si limita a dare una assistenza per i singoli casi giocando di
rimessa e limitandosi a qualche modesta richiesta di carattere
assistenzialistica.
Intanto il mondo del lavoro italiano è in piena rivoluzione padronale.
Si stipulano soltanto accordi in deroga ed i ccnl di fatto sono stati
stracciati. Oramai sono obsoleti. La "modernità", nuovo Molok dei neocon
bipartisan italiani, esige per ora i contratti aziendali. Domani magari
avremo soltanto il contrattino individuale preparato dall'ufficio
risorse umane delle aziende che i singoli lavoratori potranno soltanto
firmare. Tacere, obbedire e versare il sangue alla catena di montaggio o
nei cantieri! I sindacati che si oppongono a questa svolta appoggiata
dal novanta per cento del parlamento italiano non sono patriottici e
saranno isolati senza alcuno scampo dall'establishment dei palazzi
della politica, considerati quasi eversivi e vicini ai centri sociali
che nel gergo della destra italiana significa "terroristi".
Il contesto politico in cui si sviluppa questa martellante offensiva
contro la classe operaia italiana è quella di un Parlamento in crisi
morale spaventosa con deputati che ogni giorno raggiungono la
maggioranza di Berlusconi nonostante questo sia divenuto persona
scandalosa in tutto il mondo per le sue frequentazioni con prostitute.
Questo signore, seduto su una montagna di miliardi di euro guadagnati
con il monopolio della pubblicità
ora attacca la Corte Costituzionale, la Magistratura e, tutte le volte
che può, il Presidente della Repubblica. La corruzione del Parlamento
serve a fare leggi di stravolgimento della Costituzione. La CGIL non si
fa carico dei pericoli che incombono sulla libertà e neppure per questa
gravissima ragione si decide a chiamare alla lotta.
Pietro Ancona
http://www.lanostratv.it/programmi-tv/la-7-offre-posti-di-lavoro-a-tempo-indeterminato-in-diretta-tv-e-giusto/
http://www.youtube.com/watch?v=GcR4yRAU9_I
http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=14898
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, March 04, 2011 10:05 AM
Subject: Scala mobile e salario minimo garantito
La crisi libica ha infiammato l'inflazione per il rincaro della energia
a causa di una velocissima manovra sui prezzi in cui è anche forte una
componente di speculazione e di vera e propria rapina. L'effetto è immediato
intanto sul costo dei carburanti che grava sui lavoratori che nella loro
grande maggioranza usano il mezzo privato per raggiungere le aziende e sui
costi di produzione di generi alimentari che rincareranno tutti. Insomma
tutto costerà da subito più caro. Altro effetto negativo sarà prodotto dal
federalismo municipale che aumenta le tasse e dai rincari dei servizi delle
ex municipalizzate. Insomma i salari e le pensioni già abbastanza
rinsecchiti corrono il rischio di diventare evanescenti anche perchè sono
fermi da circa venti anni. Dalla abolizione della scala mobile avvenuta il
21 luglio 1992 e dagli accordi di concertazione del 23 luglio 1993 ad oggi
c'è stata una inesorabile progressiva svalutazione dei salari costretti
quasi alla immobilità mentre tutto il resto è andato avanti secondo le leggi
del mercato. Salari e pensioni basse hanno contribuito
a non fare impennare di molto i prezzi data la minore possibilità di consumi
di lavoratori e pensionati come dire che la povertà del popolo è servita a
tenere in equilibrio il sistema. Ma è catastrofica la situazione dei
redditi fissi. Il 17 % dei pensionati di vecchiaia riceve un assegno
inferiore a 500 euro mensili. Il 6 % dei lavoratori riceve un "salario"
inferiore a 500 euro al mese ed il 25 % sotto i 1000 euro.
Questa situazione angoscia sopratutto i pensionati che non solo non hanno
mezzi di difesa, ma sono stati criminalizzati dal regime che li vuole
vampiri delle risorse che spetterebbero ai giovani, propaganda alimentata
anche da autorevoli economisti e professoroni come Monti, non promette
niente di buono ed evolve verso il peggio. Diventeranno i pensionati
italiani come i russi dopo la caduta dell'URSS costretti a mendicare per le
strade ed a morire di freddo e di fame? Grave è la condizione dei lavoratori
e delle loro famiglie. Sebbene l'economia italiana sembri in ripresa
moltissime sono le ore di CIG. La contrattazione in deroga abbassa i minimi
salariali ed i contratti in regime di precariato addirittura li dimezzano.
Insomma la situazione si sta facendo assai critica per la sopravvivenza. Il
liberismo ha imposto regole che vanno ben oltre la legge bronzea dei salari
di Ricardo. Non solo il salario non va oltre la sussistenza dei prestatori
d'opera ma é spesso largamente al disotto. Si sopravvive con l'aiuto delle
famiglie fino a quando questo sarà possibile. Tutti i milioni di giovani
biagizzati sopravvivono con l'aiuto dei genitori e spesso anche dei nonni.
Nessuno è in grado di reggersi da solo e non basta neppure l'aiuto dello
stipendio della compagna, se precaria.
In queste condizioni diventa indispensabile il ripristino della scala
mobile, di un meccanismo di indicizzazione dei salari e delle pensioni. La
scala mobile può essere congegnata per evitare taluni effetti negativi che
le sono stati attribuiti. Non è vero che favorisce l'inflazione se scatta
soltanto un paio di volte l'anno e sempre dopo la registrazione
dell'andamento dei prezzi. Può addirittura essere uno strumento di
contenimento di questi, perchè le aziende e lo Stato aumentando prezzi e
tariffe dovranno tenere conto delle ripercussioni.
L'istituzione del Salario Minimo Garantito si rende indispensabile per
tutta l'area del precariato e del lavoro immigrato. Ma farà bene a tutti
bloccare la tendenza allo scivolamento verso il basso dei salari. Sarà un
fatto di civiltà e di rispetto della dignità.
Eviterà l'imbarbarimento di una società che si spacca in due, da un lato i
managers ed i politici che godono di retribuzioni scandalose e dall'altro i
reietti che la morale liberista vorrebbe fare sentire falliti. Non è un
fallito un giovane che dopo essersi laureato magari con tanto entusiasmo è
costretto a servire in un ufficio per quattrocento euro al mese ma solo una
vittima di un sistema che deve essere cambiato subito prima che sia troppo
tardi.
Si potrebbe rivendicare anche un tetto per gli amministratori ed i
managers. Cosa giusta specialmente nella pubblica amministrazione dopo la
scandalosa riforma Bassanini.
Lo sciopero del 6 maggio prossimo affronta la questione salariale e delle
pensioni? E' una domanda che mi pongo dal momento che mi pare prioritario
mettere qualche cosa in più nelle tasche vuote dei lavoratori e dei
pensionati.
Pietro Ancona
http://www.cgilbi.it/_salari.html
http://www.uilpensionati.it/Documents/Pubblicazioni/FEBBRAIO 2006 SINTESI
rapporto inps istat.pdf
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, April 08, 2011 4:54 PM
Subject: il manifesto dei Masochisti del 9 aprile.
Il Manifesto dei
Masochisti del 9
Aprile. Non chiedono
abrogazione legge
Biagi e Salario
Minimo Garantito
"il nostro tempo è
adesso", "non c'è
più tempo per
l'attesa", "siamo la
grande risorsa di
questo paese",
"siamo una
generazione
precaria", "vogliamo
tutti un altro paese
" non siamo più
disposti ad
aspettare", "non è
più tempo solo di
resistere ma di
passare all'azione",
siamo stanchi di
resistere ma non c'è
ne andiamo ".......
Ho trascritto i
titoli delle
proposizioni che
compongono l'appello
della manifestazione
del 9 aprile dei
precari alla quale
partecipano numerose
associazioni ma il
motore è la CGIL che
ne fa un momento
preparatorio dello
sciopero generale
nazionale del 6
Maggio.
Si tratta di una
manifestazione
puramente motoria,
un qualche segnale
di mobilitazione
lanciato a sei
milioni di persone
in grave sofferenza
e disperate per il
futuro che non c'è,
una manifestazione a
cui la CGIL ha
mozzato il capo. Non
ci sono richieste nè
per il Parlamento nè
per il Governo nè
per il padronato.
Niente di niente! Si
descrive la
tristissima ed
insopportabile
condizione dei
precari ma non si
dice niente, non si
indica un percorso,
non si chiede niente
per il suo
superamento.
Non si capisce
neppure perchè
questa
manifestazione viene
fatta. Forse si vuol
fare sapere che in
Italia abbiamo i
precari? Ma questo
si sa e come. Non
c'è famiglia
italiana che non sia
toccata da questo
problema. Che i
giovani sono stanchi
di aspettare? Che
vogliono che le cose
cambino? Tutte cose
scontate. Il punto è
un altro: che cosa
bisogna chiedere,
come chiedere,
quando e quanto
chiedere.
Qui casca l'asino.
La CGIL pratica il
precariato tra i
suoi dipendenti e
non ha alcuna
intenzione di
cambiare regime. La
stragrande
maggioranza dei
quadri "tecnici"
della CGIL (non i
sindacalisti) sono
assunti con uno dei
vari regimi previsti
dalla legge Biagi.
Negli accordi con il
governo Prodi del
luglio 2007 la CGIL
sottoscrisse
contenuti specifici
della Legge Biagi
che aveva negato
fino a qualche tempo
prima. Lo stesso
Prodi aveva vinto le
elezioni promettendo
ai giovani la lotta
al precariato ma si
rimangiò tutto nella
sadica gara a destra
ingaggiata con
Veltroni tra chi
sparava meglio nel
mucchio dei diritti
dei lavoratori.
Anche il PD che, con
la dichiarazione di
Fassina, appoggia la
manifestazione è per
il precariato che
viene praticato tra
i suoi dipendenti e
nel sistema della
cooperazione e delle
imprese controllate
dal PD. Inoltre
condivide le
posizioni di Cisl ed
Uil ed ha indotto la
CGIL a farle
proprie, "unitarie".
Oggi 8 Aprile, alla
vigilia delle
manifestazioni, il
cardinale Bagnasco,
bontà sua, afferma
che il precariato
deve avere un
termine, non può
essere a
vita.....Peccato che
la stragrande
maggioranza
dell'associazionismo
cattolico e le
imprese di Comunione
e Liberazione lo
pratichino con
grande
spregiudicatezza.
Ogni tanto si sente
qualche voce che
sembra ultramondana
ai giovani a
settecento euro ed a
partita iva come
fossero
professionisti come
quella del
governatore della
Banca d'Italia o del
Ministro Tremonti
che fanno sapere
come il posto fisso
sia superiore come
produttività
sicurezza sociale e
prospettiva e come
sarà deleteria per
l'Italia una
generazione che non
sarà mai
stabilizzata ed
attraverserà il
futuro senza averlo.
Ma trattasi di voci
che diventano puri
fumi accademici e
che possono essere
come tanti altri,
esempio la
rarefazione delle
materie prime, il
prezzo dei
carburanti....
Basterebbe due
richieste per dare
consistenza e valore
risolvente alla
manifestazione:
Abrogazione legge
Biagi e divieto di
tutte le sue forme
giuridiche
contrattuali ed
istituzione Salario
Minimo Garantito per
impedire alla
disonesta classe
imprenditoriale
italiana ed alla
stessa pubblica
amministrazione di
umiliare il lavoro
dei giovani.
Ma queste semplici
rivendicazioni non
ci saranno per il
semplice scopo che
la CGIL il PD ed i
loro alleati si
limitano a prendere
in giro i precari.
Non alzano un dito
in loro soccorso se
non per arrecare
qualche debole
miglioramento
assistenzialistico.
Sarebbe quindi utile
che le associazioni
che vogliono davvero
combattere il
precariato si
dissocino da questa
truffa.
Pietro Ancona
****
----- Original
Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Saturday,
April 16, 2011 9:27
AM
Subject: Una grande
sentenza
Una grande sentenza
Il 4 ottobre del
1969 mi trovavo ad
Enna per presiedere
una riunione del
Comitato Direttivo
di quella Camera del
Lavoro. Mentre ero
riunito entrò in
sala il mio compagno
ed amico Turi Zinna
il quale mi disse
che avrei dovuto
recarmi subito a
Ragusa perchè mio
fratello si era
sentito male.
Nell'interminabile
viaggio da Enna a
Ragusa volevo
assolutamente
convincermi che non
era successo niente
di irreparabile.
Alle porte di Ragusa
Vincenzo Messana,
l'amico che mi
accompagnava, fermò
l'auto e mi disse di
prepararmi ad un
brutto evento. Non
avrei trovato in
vita mio fratello
Fortunato.
Infatti, lo trovai
dentro una
rudimentale bara.
Era di colore blu.
Sembrava ancora
spaventato come a
chiedere aiuto. Era
stato ucciso da una
scarica di ventimila
volt mentre si
accingeva a riparare
un filo spezzato da
un fulmine. Era
rimasto appeso per
il gancio che lo
assicurava al palo
almeno per un paio
d'ore, a testa in
giù.
Era sposato da un
mese. Aveva 26 anni
ed era davvero un
bel ragazzo. Il
processo andò per le
lunghe e le condanne
furono irrisorie.
Nessuno andò in
carcere e la
mortalità
nei posti di lavoro
da allora è sempre
cresciuta. L'Italia
è piena di orfani di
caduti sul lavoro:
ogni anno più di
mille persone non
tornano a casa e,
cosa della quale non
si parla, l'Italia è
piena anche di
mutilati e malati,
persone che sono
state spremute e
praticamente
consumate in lavori
che li hanno messo a
contatto con
sostanze maligne
oppure hanno perso
soltanto un braccio,
una gamba, qualche
dito, un occhio....
Quando ieri il
Tribunale di Torino
ha condannato per
omicidio il
dirigente della
Thissen ed i suoi
collaboratori
affermando per la
prima volta la
responsabilità
penale per dolo per
morte sul lavoro, ho
provato il
sentimento di chi
riceve finalmente
giustizia e mi sono
sentito ottavo
accanto ai parenti
delle sette vittime.
Le parole del
magistrato di
grandissimo
equilibrio ed
umanità mi hanno
reso rispettoso di
una giustizia che
finalmente sembra
esistere anche per i
lavoratori
specialmente quando
ha detto che la
sentenza è epocale
perchè da ora in poi
la cultura della
sicurezza del lavoro
dovrà entrare nei
posti di lavoro e
restarci. Ha dato
alla sentenza la
valenza di uno
spartiacque tra ieri
e domani. Sarà così
anche se i
condannati nei vari
gradi di giudizi
riusciranno ad
evitare la galera.
E' difficile tornare
indietro anche se
l'esercito dei
guastatori è già in
moto e non escludo
financo interventi
legislativi per
cambiare il
contesto. Ho letto
l'intervista della
segretaria della
CGIL Susanna Camusso.
Ha detto molte cose
condivisibili tranne
quando ha affermato
di non sapere se la
sentenza ha un
valore storico. Ha
anche omesso di
chiamare in causa le
responsabilità del
sindacato che in
molti casi è stato
più attento alla
produzione che alla
sicurezza.
Ho ancora davanti
gli occhi l'immagine
blu del mio povero
fratellino e quella
di uno degli operai
morti ripreso
mentre, seduto a
terra appoggiato ad
un barile, era in
preda agli spasimi
dell'agonia e
sobbalzava come se
ricevesse continue
scariche elettriche.
E' importante
recuperare il
rispetto per la vita
dei lavoratori,
rispetto che non c'è
e che non si ha
soltanto con una
legislazione più
severa della
sicurezza, ma
cambiando
atteggiamento
culturale e politico
verso i lavoratori.
Il punto di degrado
è tale che è
diventata vera e
propria violenza
fisica e giuridica.
E' violenza la legge
Biagi che consente
di stracciare il
valore della
prestazione
rendendola precaria
e pagandola pochi
centesimi. E'
violenza il
collegato lavoro che
nega il diritto al
giudice e rende
labirintica la
ricerca di
giustizia. E'
violenza la
negazione della
pensione ed il suo
ritardo oramai quasi
sine die.
E' violenza
l'applicazione di
metodi lavorativi
che non uccidono ma
producono danni
irreparabili allo
scheletro,
all'apparato
muscolare e nervoso
come quelli
applicati alla Fiat
ed in gran parte
degli stabilimenti
tessili ed in
moltissime aziende
in cui la tecnologia
ultramoderna non
tiene conto che le
persone sono fatte
di carne ed ossa.
Ma, da questo punto
di vista, il raggio
di luce che viene
dalla magistratura
torinese può restare
un episodio che
rischia di restare
isolato. Il
padronato italiano,
con la
collaborazione di
sindacati che hanno
stabilito che i
diritti vanno
sacrificati al
lavoro e in questo
hanno l'appoggio di
un Parlamento di
oligarchi che vive
distante dalla vita
della gente, va in
direzione
diametralmente
opposta a quella che
guida ed illumina la
sentenza. Sarà
difficile passare
dall'egemonia
dell'azienda
all'egemonia del
lavoro.
Pietro Ancona
****
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: Segretaria@cgil.it ; rassegna sindacale
Sent: Saturday, April 23, 2011 6:21 AM
Subject: funerali Vittorio Arrigoni
Cara Segretaria Dr.ssa Susanna Camusso
Domani si svolgeranno i funerali di Vittorio Utopia Arrigoni, attivista per
i diritti umani nella striscia di Gaza prigione spaventosa a cielo aperto
per quasi due milioni di palestinesi soggetti a vessazioni di ogni sorta
dallo stato di Israele che spesso bombarda con aerei e carri armati la
popolazione civile per tenerla in stato di genocidio a bassa intensità.
Vittorio è Cristo risorto in Palestina per condividerne il dolore ed
asciugarne le lacrime.
L'Italia ha accolto la salma con freddezza e senza gli onori conferiti ai
caduti militari all'estero. Soltanto i suoi amici e le persone che ci
riconosciamo nella sua opera lo abbiamo pianto.
Spero che lei, rappresentante di una organizzazione che ha gloriose
tradizioni pacifiste
(io stesso, nella qualità di rappresentante della CGIL ho partecipato a
Tripoli ad una conferenza per la Palestina e la Namibia negli anni ottanta)
vorrà essere presente ai funerali e di conforto alla madre ed a quanto
vollero bene a Vittorio.
Intanto le auguro Buona Pasqua.
Pietro Ancona
già segretario generale CGiL sicilia e membro del CNEL
****
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, April 28, 2011 6:36 AM
Subject: assalto al 1 maggio
Assalto al 1 Maggio
L'assalto alla Festa del 1 maggio attuato da numerosi Sindaci e dalla destra
italiana che vorrebbero i negozi aperti si inscrive in una linea di
desacralizzazione di una data finora rispettata dalle democrazie in omaggio
al lavoro ed alla sua fondamentale importanza. Non è un caso che gli USA il
Paese ideologicamente alla guida del capitalismo e che ha represso alla fine
dello ottocento con il sangue dei sindacalisti e dei lavoratori il loro
diritto ad esistere come classe non celebra il 1 Maggio che è una giornata
feriale come tutte le altre. Coloro i quali vogliono abolire la festa
affermano l'idea che quello che conta non è il lavoratore ma la sua
prestazione ed il valore di questa prestazione vogliono essere soltanto loro
a determinarla. Vuole cancellare il lavoratore come soggetto sociale
titolare di diritti e ridurre la sua funzione a quella di mero strumento da
impiegare per realizzare profitti.
Credo che in qualche modo l'iniziativa del sindaco pd di Firenze e del
sindaco di destra di Roma avrà un risultato. Il 1 Maggio comincerà ad essere
per i dipendenti del commercio una giornata di lavoro come tutte le altre.
Dal commercio si passerà presto a tutti gli altri settori. Questa tendenza
non è sufficientemente contrastata da tutti i sindacati e dalla opinione
liberal e di sinistra. Si inscrive in una linea di riduzione del ruolo
sociale e della funzione politica dei lavoratori che ha fatto grandi passi
in avanti in Italia segnando lo sgretolamento dello Statuto dei Diritti e
delle indicazioni della stessa Costituzione che mette il lavoro a
fondamento della Repubblica. Lavorare il giorno che celebra il riscatto del
lavoro è coerente con la legge Biagi, con il collegato lavoro, con la fine
del sistema pensionistico. E' un messaggio con il quale si rafforza
l'offensiva contro le classi lavoratrici per segnarne la sconfitta
definitiva.
Se la CGIL è davvero a difesa della festa del 1 Maggio dovrebbe
organizzare la contestazione dei negozi che alzano le serrande ed inviare
gruppi di sostegno a sostegno ai lavoratori del commercio spesso non in
condizioni di difendersi e che sono pagati malissimo con uno sfruttamento
"industriale" della legge Biagi che ne ha garantito la precarizzazione
diffusa. Dovrebbe dichiarare di considerarein sciopero itutte le aziende
commerciali che restano aperte e chiedere l'intervento degli ispettori del
lavoro per bonificare il lavoro nero che è assai diffuso Contrapporre
consumatori ai lavoratori è un gioco spesso aiutato da un giornalismo miope
o embedded e da partiti che strizzano l'occhio ai bottegai ed ai
supermercati. I lavoratori sono anche consumatori e non hanno meno diritti
di altri.
Non sottovalutare la guerra dei negozi aperti sarebbe opportuno per le
organizzazioni sindacali e la sinistra italiana. Ma viviamo in tempo di
frastornamento e forse ci si lascerà trascinare dalla corrente avversa.
Pietro Ancona
****
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, April 30, 2011 7:25 AM
Subject: Domani è il primo maggio
Domani è il primo maggio
Domani primo maggio festa del lavoro Non sappiamo se la ricorrenza che
simboleggia valori di libertà ed eguaglianza dei lavoratori e del loro
movimento di emancipazione sarà rispettata dappertutto. Il sindaco di
Firenze, mediocre successore di Giorgio La Pira, ha deciso di consentire
ai commercianti l'apertura dei negozi.. Vedremo quindi nel giorno sacro al
riposo dei lavoratori le commesse ed i commessi, le persone peggio pagate e
più sfruttate alle quali non si applica che raramente il contratto di
lavoro, stare dietro ai banchi o, come pretendono alcuni sadici
imprenditori, a fare da "statuine", in piedi per otto ore in atteggiamento
gradevole ma all'impiedi dal quale possono sciogliersi soltanto per servire
i clienti. Il fascista in doppio petto sindaco di Roma, il famoso Alemanno
che guida la città più violenta contro gli immigrati, i diversi, i rom si è
subito unito alla decisione del rampante giovanotto toscano che piace tanto
a Berlusconi. Anche Milano e Bologna sono della partita. Spiegava stamane un
signore al conduttore Mascini di prima pagina che sosteneva la tesi dei
negozi aperti come dal punto di vista economico e degli interessi delle
aziende, l'apertura per il primo maggio è del tutto inutile. Le famiglie da
molto tempo si sono fatte un budget di spesa dal quale è difficile
decampare. Non è quindi con un giorno di apertura in più che si spenderà di
più e, alla fine, l'apertura dei negozi è una perdita in termini di energia
consumata ed oneri da sopportare ivi compresi lo straordinario del
personale. Gli incassi del primo maggio non si sommano agli incassi di
tutti i giorni dell'anno. Difficilmente sono un di più. Perchè allora c'è
una campagna martellante, incensante, che coinvolge le "migliori penne" dei
grandi giornali? Sicuramente per motivi ideologici e politici. Lavoratori
senza il primo maggio festivo sono lavoratori più sconfitti ed umiliati. Si
tratta quindi di un tassello da aggiungere al lavoro nero, alla precarietà,
ai bassi infimi salari, alla incessante campagna sempre in corso per la
riduzione fino all'annichilimento dei diritti della classe lavoratrice. In
effetti, nel quadro generale della deregolation dei diritti sindacali a
cominciare dal ccnl la persistenza della festa del primo maggio rappresenta
una contraddizione, una colonna che resta in piedi circondata da macerie e
che va anche esse abbattuta.
Ho letto che il 1 maggio sarà ricordato dalle tre maggiori
confederazioni sindacali in moltissime località d'Italia dopo un anno di
polemiche non risolte. In effetti questa unità sindacale ostentata è una
sovrastruttura surreale di profonde divisioni. Da molto tempo non è più
possibile fare uno sciopero generale unitario e le ragioni delle divisioni
sono gravi: riguardano la Fiat, le deroghe contrattuali, l'adesione di Cisl
ed Uil al patto dei "complici" di Sacconi. Riguardano anche la scuola e si
allargano a tanti altri campi. Perchè allora si continua a stare insieme
dando all'Italia una rappresentazione bugiarda della realtà? Perchè nella
CGIL c'è una forzatura che viene dal vertice confederale e dal PD suo
partito di riferimento per realizzare l'unità ed alle condizioni dettate
dalla Cisl di Bonanni. In fondo la CGIL avrebbe firmato gli accordi di
Pomigliano e di Mirafiori ma ha dovuto astenersi per la vivace opposizione
della Fiom titolare sgradita alla Camussi della trattativa. In altre cose
la CGIL ha soltanto finto di essere in disaccordo con il governo: mi
riferisco alla "riforma delle pensioni", al collegato lavoro e sopratutto al
precariato che ha condiviso con gli accordi del 27 luglio 2007 firmati con
Prodi.
Il disagio per una celebrazione unitaria è dovuto essenzialmente alle
mancate risposte "unitarie" al profondo malessere dei lavoratori che si è
espresso anche in forme di disperazione come l'ondata di neostiliti e
l'Isola dei Cassi Integrati o con i pietosi suicidi registrati nel corso
dell'anno.
Cinquecentomila lavoratori pubblici perdono il posto di lavoro e tra questi
oltre centomila insegnanti. Il precariato sta diventando maggioritario e
presto sarà l'unica forma di lavoro dipendente. Questo genera disagio rabbia
rancore collera in milioni di persone che non possono ipotizzare il loro
futuro, ma il vertice della CGIL insiste nella sua politica unitaria fondata
sull'accettazione dei dicktat Cisl e Confindustria. Firma a Genova un "patto
sociale" con Confindustria su quattro punti cruciali e non non sottoscrive
in pieno gli accordi con Confindustria e Governo sui temi della
"produttività" ancora in discussione non perchè contrario ma per motivi di
opportunità e di gestione della sua base sociale. La Cgil vorrebbe smottare
a destra senza pagare dazio, in modo soft indolore.
L'unità sindacale presentata il 1° maggio è piena di contenuti contrari
agli interessi dei lavoratori. Realizziamo in Italia la contraddizione delle
contraddizioni: sindacati forti di oltre undici milioni di iscritti tra i
maggiori del mondo occidentale che gestiscono iscritti impoveriti e con
processi di impoverimento salariale e giuridico in corso assai pesanti!
Sindacati ricchi e potenti e loro iscritti che vivono la vita di fabbrica
quasi con terrore ed umiliati dalle minacce di licenziamento o di riduzione
coatta del salario. Quindi bisognerebbe che la CGIL convochi un Congresso
straordinario per una riflessione radicale sulla linea di politica sindacale
oppure che si cominci a pensare ad una nuova Confederazione che unisca il
dissenso interno alla CGIL alla militanza del sindacalismo di base. Insomma
fare una nuova Confederazione capace di riscoprire e difendere gli interessi
dei lavoratori nel solco della tradizione del movimento operaio italiano
anteriore alla fase della concertazione (1992).
Forse la Cgil è riformabile? E' riconducibile alla sua natura di sindacato
di classe e non di conglomerata di servizi? Questo è molto dubbio. Bruno
Buozzi e poi Giuseppe Di Vittorio dopo la capitolazione di Rigola e
D'Aragona, i due primi segretari generali della CGIL (1906/1926), al Patto
di Palazzo Vidoni imposto da Mussolini, ci misero tantissimo lavoro per
recuperare la CGIL dalla perdita di se stessa e della sua identità profonda
di strumento del movimento operaio. Ma questo ora è quasi impossibile
perchè la CGIL ha una forte maggioranza di destra e perchè i partiti del
socialismo pci e psi non ci sono più ed i loro epigoni sono liberisti e
confindustrialisti. Nei partiti quello che resta fuori dal PD è un
pulviscolo che tarda ad aggregarsi. Inoltre la stessa sinistra "radicale"
non è tutta assente da processi di ammaloramento politico. Il Sel di Vendola
aspira a congiungersi con il PD e PRC stenta a spiccare un nuovo volo
assieme agli altri frammenti del comunismo italiano. Per avere un segnale
di cambiamento di linea serio la CGIL
dovrebbe abrogare i contratti atipici applicati al suo personale tecnico
ed amministrativo ed al personale delle sue conglomerate. Sarebbe
interessante sapere come viene assunto il personale del Caf e come viene
retribuito. Quali cambiamenti sono avvenuti nel trattamento del valoroso
personale dell'Inca da quanto è stata varata la legge Biagi. Bisognerebbe
inoltre convincere la CGIL a fare la grande guerra al precariato ed a
rinunziare alla concertazione disdicendo gli accordi firmati nel 1993 da
Bruno Trentin. Combattere e non assecondare la cosidetta contrattazione di
secondo livello se questa diventa sostitutiva del ccnl. Recuperare
tantissimi temi della sua storia sempre validi e sempre attuali. Non c'è
niente di obsoleto in ciò che faceva prospera l'Italia. Le politiche
liberiste jugulatorie di oggi fanno infelici i lavoratori e rovinano
l'Italia come ha rilevato allarmato Draghi. Nel fallimento di CGIL CISL UIL
c'è anche il fallimento della Confindustria trattata a pesci in faccia dalla
Fiat ed insidiata da vicino dalla sua consorella francese che ha steso una
Opa gigantesca non soltanto su Parmalat, ma su quanto resta dei gioielli
della nostra media industria.
L'abbandono della CGIL del campo antimperialistico e della pace genera
sbandamenti come l'adesione o il silenzio sui bombardamenti dei nostri
fratelli e delle nostre sorelle libiche. Non credo proprio che la CGIL di Di
Vittorio o di Lama o di Vittorio Foa avrebbe mai ammainato le sue bandiere
ed appoggiato i raid aerei e le tante guerre ascare al servizio delle
multinazionali USA. La scelta della pace senza se e senza ma deve tornare ad
essere un punto fondamentale di rifondazione della nuova CGIL. Ma forse il
gruppo dirigente centrale soffocherà ogni tentativo in questa direzione e
continuarà a trasformarsi in sindacato di servizi e poi sindacato
imprenditore.
Inni e bandiere sono simboli dell'identità, della storia, della cultura
delle organizzazioni. Al tremendo concertone di Roma che si ripete da anni e
che vive di una sua vita staccata dalla realtà del Paese non si suoneranno
l'inno dei lavoratori e l'internazionale. Si suoneranno invece al loro
posto "va pensiero" e l'inno di Mameli. Una scelta nazionalistica contraria
alla tradizione internazionalista. Non capisco il "Va pensiero" se non come
omaggio agli ebrei che piangono la patria perduta. In effetti la patria
perduta la piangono oggi i Palestinesi ed in quel poco che è loro rimasta ci
vivono prigionieri. In moltissime manifestazioni non si intoneranno gli inni
proletari. E' molto triste quanto accade ed è segno non di una linea
sindacale che cambia e diventa più "moderna", ma di una forza che smarrisce
la coscienza di sè, la coscienza di essere un grande corpo collettivo
dotato di intelligenza sociale. I lavoratori rischiano di restare soli, e in
parte già lo sono, di fronte a coloro dai quali dipende la loro vita.
Non va bene, non va proprio bene. E' una regressione dallo spirito di
appartenza alla classe operaia che ci riporta all'epoca pre moderna degli "spirits
anemals" del capitalismo che ritornano alla grande.
Pietro Ancona
già membro del CNEL già segretario regionale della Cgil sicilia.
****
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, May 05, 2011 12:29 PM
Subject: Uno sciopero due linguaggi
Uno sciopero due linguaggi
Lo sciopero di domani sarà certamente forte, combattivo perchè nutrito
da una protesta che prevale ancora sulla rassegnazione. Rassegnazione
al ricatto ed al violenza illiberale della Fiat che organizza referendum
sui suoi diktat additando nella Fiom il nemico e annunziando che va via
se i lavoratori dovessero decidere per il no. Si tratta di forzature e
di vere e proprie estorsioni di consenso già perpetrate a Pomigliano ed
a Torino e bisognerebbe trovare un modo per impedire queste plateali
manifestazioni di dominanza padronale nelle quali si cerca l'isolamento
della Fiom e dei sindacati di base e si istiga la pressione dei
lavoratori preoccupati su di essa e sui suoi dirigenti. Ieri lo sciopero
ha avuto il peggior viatico possibile dalla segretaria della CGIL la
quale si è schierata con la RSU contro la Fiom. Bonanni gongola e grida
di gioia che la Camusso la pensa come lui e che finalmente si potrà
fare a meno della influenza della Fiom. In effetti quasi tutti i
lavoratori della ex Bertone hanno votato per il si ma è un voto dettato
dallo stato di necessità che non ci sarebbe stato certamente se non ci
fosse stato il ricatto di non recuperare lo stabilimento dopo sei anni
di cassa integrazione. Non è soltanto l'azienda a premere sui lavoratori
ma anche i sindacati confederali ed il sindacato giallo della Fiat.Credo
che abbia fatto bene il gruppo dirigente nazionale della Fiom a non
firmare il contratto restando coerente alle critiche fatte alla proposta
Fiat che riguardano questioni essenziali della libertà e del lavoro in
fabbrica.
Lo sciopero di domani sarà forte e si nutrirà della larga opposizione
dei lavoratori al peggioramento delle loro condizioni salariali e di
vita. Ma la piattaforma rivendicativa dello sciopero è generica e si
occupa di alcune cose certamente importanti ma che lasciano intatto ed
irrisolto il focus della protesta. Si chiedono investimenti ed un piano
di sviluppo industriale, l'attuazione dei referendum ed un piano
energetico nazionale, si parla della emigrazione e dei conti pubblici
dello Stato. Si chiede l'imposizione di una patrimoniale sul 5% dei
contribuenti più ricchi del Paese che darebbe 18 miliardi di euro da
impiegare utilmente a sostegno della occupazione. Insomma si chiedono
cose giuste ma assai generiche e che sono distantissime dai problemi
scottanti che assillano la gente e che richiederebbero un aumento
generalizzato dei salari, la abrogazione della Legge Biagi per
cancellare la madre di tutte le precarietà, l'istituzione del SMG
(salario minimo garantito) a 1000 euro mensili, una immediata e drastica
revisione della normativa pensionistica che è diventata assurda, il
blocco delle privatizzazioni nella pubblica amministrazione.
Queste rivendicazioni che io ho sommariamente richiamato corrispondono
ai bisogni profondi dei lavoratori. Metterebbero un blocco allo
smottamento a destra che, aiutato da una inflazione crescente e non
contrastata da nessuno strumento, espone a impoverimenti ulteriori la
massa salariale del paese già salassata da livelli bassi di retribuzione
e dal profondo avvallamento di esse nel crescente precariato. Quasi un
terzo dei lavoratori italiani guadagna meno di mille euro al mese e
questa condizione non è più sostenibile.
Lo sciopero parlerà due linguaggi. Quello del gruppo dirigente della
CGIL sarà evasivo e poco propenso ad impegnarsi in proposte concrete.
Quello dei lavoratori sarà di forte contestazione e chiederà il
cambiamento.
Ma lo vedremo domani. Gli scioperi vivono sempre di una loro propria
vita che a volte travolge i paletti che qualcuno vorrebbe porre. Credo
che la Camusso non veda l'ora che sia finito e di chiudere il suo
fascicolo. Già lo sciopero arriva con un ritardo di almeno un anno. Ha
saltato il momento dei grandi scioperi europei contro la stretta
economica e per la scuola di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia,
Irlanda.......ed è confinato a valle di tante cose che si sarebbero
dovuto combattere fino in fondo come le leggi Gelmini ed il collegato
lavoro e l'attacco di Brunetta e Tremonti ai pubblici dipendenti.
Insomma interviene quando i buoi sono fuggiti dalla stalla ed i giochi
sono stati fatti. Tuttavia è possibile recuperare su qualche punto. Ma
non credo che il 7 maggio si andrà avanti e forse tutto peggiorerà. CGIl
ha come referente politico principale il PD che da molto tempo non ama
più la classe operaia e preferisce la Confindustria. Il PD frena i punti
del movimento che sono di reale alternativa alla camicia di forza che
governo e confindustria hanno messo
alla realtà italiana.
Ma, come dicevo, lo sciopero potrebbe forzare la mano ai suoi
avversari ed aprire una strada nuova. Bisogna tentare. Bisogna
partecipare.
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: sindacale@fiom.cgil.it
Sent: Thursday, May 05, 2011 1:32 AM
Subject: dalla parte di landini
Dalla parte di Landini
Ci sono sciacalli della politica e della lotta sociale italiana che
gioiscono della sconfitta della Fiom nella faccenda Bertone. La Fiom
sarebbe stata sconfitta dalla sua stessa rappresentanza operaia che ha
in maggioranza ha votato il si allo scellerato referendum imposto da
Marchionne e si sarebbe avviluppata in un mare di contraddizioni da
Pomigliano a Mirafiori alla Bertone oggi, avrebbe tenuto comportamenti
dissimili e tali da vare dubitare della saldezza della sua impostazione
dell'azione e delle scelte.
Io credo invece che la Fiom si sia comportata benissimo in tutti e tre
le situazioni e che per quanto a qualcuno possa sembrare paradossale
anche hanno scelto bene i delegati aziendali a invitare a votare se. La
situazione in uno stabilimento chiuso da anni non aveva alternativa:
"scegliere tra la fine della fabbrica annunziata dal padrone o
continuare a testimoniare diritti che si ritengono inalienabili. La
scelta, in un contesto dominato da continue minacce alla occupazione e
da processi di degrado di interi distretti industriali, non poteva che
essere obbligata: si sceglie il lavoro. Questa è la scelta operaia e non
è contraddetta dalla Fiom che dice no e dice che i diritti non si
debbono manomettere.
Turba molto l'assedio che continua ad essere posto alla Fiom quando la
considerazione che bisogna fare è se è compatibile con la libertà e la
democrazia il potere enorme che Marchionne ha avuto in tutte le vicende
Fiat e se non sarebbe giusto sollevare il problema nelle sedi
istituzionali e politiche di una limitazione appunto di questo potere a
norma della Costituzione repubblicana che parla di diritti ed anche di
funzione sociale dell'impresa che non è un luogo in cui si possono
manomettere diritti conquistati e confermati dall'ordinamento
costituzionale dello Stato.
Debbono stare molto attenti CGIL e PD a non schierarsi dalla parte di
Landini il quale non è un "duro" estremista ma un dirigente appartenente
alla tradizione riformistica del sindacalismo italiano che comprende
anche Vittorio Foa e una cultura di intransigentismo per quanto riguarda
i diritti e di flessibilità per quanto riguarda i rapporti di lavoro.
Il mio maestro di sindacalismo Peppe Grado mi insegnò una massima che
all'apparenza è banale: diritti e doveri. L'operaio deve collaborare al
successo della impresa che è anche la sua impresa ma deve avere fino
all'ultimo centesimo di quello che gli spetta eed essere tutelato nella
sua salute e nei diritti che derivano dal lavoro: ferie, malattia e
quanto altro.
Chi pone in alternativa diritti e lavoro è fascista e vorrebbe
precipitare l'Italia in un lager di operai disperati che si affannano
come scimmie impazzite in fabbriche spinte al massimo della cosidetta
produttività e che sfruttano l'energia umana delle persone senza
ritegno. La fabbrica non può e non deve diventare un lager come vorrebbe
Marchionne. L'elogio che spesso Marchionne fa agli operai che vivono
nella spettrale Detroit e sono disposti a tutto pur di avere un tozzo di
pane e dei sindacalisti americani che sono kapò è inaccettabile e
dovrebbe essere respinto dalle forze politiche che credono nella
democrazia. Quando sparisce il diritto in fabbrica presto sparisce anche
nella società. Sparisce il diritto dell'operaio alla pausa ed il diritto
del magistrato ad esercitare in autonomia la sua professione.
Per questo bisogna sostenere la Fiom con tutte le sue contraddizioni.
La Fiom vive immersa nella cultura della CGIL che è diventata
iperrealista verso il padronato e che ha rapporti con Cisl ed Uil che
sono oramai apertamente dalla parte della Confindustria. Questa cultura
genera contraddizioni. E' un problema della democrazia italiana non
piegare e "recuperare" Landini alla realtà della Confindustria ma
recuperare tutta la CGIL alla resistenza ed al contrattacco della
sconfitta operaia subita,
Pietro Ancona
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Subject: Dopo lo sciopero della CGIL
Dopo lo sciopero della CGIL di Pietro Ancona
Scrive Giorgio Cremaschi che lo sciopero è riuscito e che la CGIL deve
andare avanti senza Cisl e senza Uil. Io aggiungo: aprendosi molto al
sindacalismo di base dal quale raccogliere una profonda carica di
insoddisfazione e di critica del capitalismo ed autonomia nei posti di
lavoro. Oggi abbiamo avuto conferma di una CGIL nella quale i lavoratori,
pur non condividendone la condotta degli ultimi anni, la considerano sempre
il loro sindacato e partecipano alla sua chiamata di lotta anche se
anacronistica e tardiva . Il messaggio che viene dallo sciopero è dato dal
dualismo del linguaggio di netta denunzia della condizione umana del lavoro
e di richiesta di rapidi e radicali cambiamenti dei partecipanti e dal
discorso di Susanna Camusso che interpreta assai poco questa spinta ed è
oppressa da un senso di responsabilità sbagliato e ripete burocraticamente
inviti a Cisl ed Uil ad una impossibile azione comune. La Segretaria ha
anche rivolto addirittura un appello alla Confindustria aspettandosi chissà
che cosa da una assise del padronato italiano che comincia ad essere
perplesso verso la destra ma non per questo meno aggressivo verso i
lavoratori. Insomma la CGIL della Camusso vorrebbe quadrare una impossibile
intesa con Cisl Uil e Confindustria voluta fortemente dal PD. Ma questa
intesa può avvenire soltanto alle condizioni dettate dalla Marcegaglia e
questo confligge con la spinta popolare dello sciopero. La CGIL si deve
riproporre come il grande sindacato riformista e progressista di Giuseppe Di
Vittorio, di Fernando Santi ma anche dell'intransigentismo radicale di
Vittorio Foa che riusciva a coniugare contenuti profondamente liberatori ed
innovativi della condizione umana con la necessità di far crescere e
salvaguardare lo sviluppo della fabbrica. Oggi siamo di fronte alla proposta
inaccettabile di uno sviluppo della fabbrica e della economia a costo di una
profonda e radicale cessione di diritti e della salute stessa dei
lavoratori. Aggiungo che il venire meno del sindacalismo di matrice
cattolica e socialista della Cisl e dell'UIL alle sue grandi tradizioni ed
all'azione come Pastore Carniti e Storti e per l'Uil dello stesso Benvenuto
attore della stagione delle riforme e la riduzione di Cisl ed UIL a
collaboratori subalterni di Confindustria e Governo non riesce ad isolare la
CGIL che è sempre il sindacato per antonomasia. Sacconi ha tentato con la
cordata dei "complici" e con l'ostracismo a metterla in un angolo ma senza
riuscirci.
Ma la CGIL nell'ultimo decennio ha subito molto il processo degradante della
cultura unitaria. Al suo interno pratica la legge Biagi e questo è
inaccettabile e tende a diventare una conglomerata di servizi e di enti
bilaterali. Bonanni teorizza la sussidiarietà ed il rafforzamento degli enti
bilaterali in un nuovo corporativismo in cui alla lotta di classe si
sostituisce il servizio. Credo che bisognerà fare chiarezza su questo punto
essenziale e sciogliere la CGIL- movimento dalla CGIL- servizi staccandosi
dagli enormi interessi che si gestiscono insieme a Cisl ed Uil ma anche al
padronato italiano.
La sciopero ha legittimato l'autonomia della politica sindacale della CGIL
ed il valore sociale enorme del suo disconoscimento degli accordi separati.
La Fiom ha fatto molto per questa nuova condizione opponendosi fieramente
alle scelte liberticide e disumane della Fiat a Napoli, a Torino, a Milano.
Non deve essere emarginata in una sorta di ghetto dei rivoltosi.
Due giornalisti di Rai New 24 commentando oggi pomeriggio l'esito dello
sciopero parlavano di una CGIL che continua ad essere la "grande
organizzazione". Ne avevano ammirazione. Io ne ho ammirazione e rabbia.
Rabbia per l'influenza negativa che le politiche capitolarde del PD vi
esercitano, rabbia per l'assenza di una piattaforma chiara sul salario, sul
precariato, sulle pensioni. Vorrei che la CGIL chiedesse l'abrogazione della
legge Biagi e lottasse con molto più vigore la politica antiwelfare delle
privatizzazioni e dello splafonamento verso il basso dei salari con una
legge per il Salario Minimo Garantito. Insomma piuttosto che proporre un
iperealismo rivolto ad accettare il peggio delle politiche padronali e
governative rilanciare il realismo della prosperità legata ai processi di
miglioramento. Come ha notato il Governatore della Banca d'Italia a
proposito del precariato, l'Italia non starà affatto bene se non investirà
in certezze lavorative ed esistenziali. L'Italia del precariato e dei
contratti derogati per degradare e sfruttare la gente è infelice e povera ed
alla lunga porta indietro anche le altre classi sociali che non si salvano
affondando la classe operaia.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Sunday, May 08, 2011 10:17 PM
Subject: Gli Stati Generali della Confindustria
Gli Stati Generali della Confindustria
Lo sciopero generale della CGIL, riuscito e non troppo criticato dalla
stampa embedded del regime che ha un occhio di riguardo per la Camusso ma
nessuna simpatia per la Fiom è già nel passato che, non si sa come, sembra
che si allontani a velocità straordinaria. La scena è stata riempita dagli
"stati generali della confindustria" di Bergamo, titolo enfatico per un
raduno di circa seimila imprenditori, che si riuscono addirittura a porte
chiuse, lontani dai giornalisti lasciati fuori ad aspettare la velina o
l'intervista della Marcegaglia. Per caricare di pathos e quasi di un tocco
di drammaticità e di eccezionalità l'evento si lascia capire che le
decisioni assunte sono state e sono di carattere davvero speciale se non
proprio epocale. Invece le cose non sembra sia andate diversamente da tutti
gli altri pronunziamenti degli industriali italiani nel corso degli ultimi
cinquanta anni e cioè da una richiesta di sussidi che però vengono chiamati
"riforme". Si critica il governo di non fare abbastanza. Pare che gli
industriali abbiamo il verme tenia: sono insaziabili e sempre scontenti di
quanto ottengono. L'ultimo regalo di Tremonti e Berlusconi è la
privatizzazione delle spiagge italiane ed i grossi ostacoli frapposti ai
referendum per il nucleare e per l'acqua che interessano moltissimo i
convenuti di Bergamo. Gli industriali italiani sono davvero ingenerosi verso
il loro governo. Nella storia della Repubblica non c'è mai stato un governo
più squilibrato ideologicamente e politicamente verso la Confindustria: il
collegato lavoro ed la politica sindacale di Sacconi non possono certamente
dare agli industriali di più di quanto non sia stato finora dato. La scuola
è stata letteralmente svuotata e la pubblica amministrazione perde
cinquecentomila dipendenti e diventa un campo di sfruttamento con le
privatizzazioni in tutti i settori. Financo il Ministero della Difesa è
diventato SPA. Lo Stato è stato sottomesso completamente ai privati anche se
ogni tanto Tremonti si concede la civetteria di qualche uscita di "sinistra"
sul posto fisso o altre velleità che subito rientrano. Credo che resti ben
poco che lo Stato possa ancora concedere alla Marcegaglia. Tutto è stato già
traslato dal pubblico al privato e si è accentuato lo squilibrio tra le
classi sociali. La classe operaia è stata fottuta a vantaggio delle altre
classi sociali in particolare della borghesia delle professioni. La quota
parte di Pil data dalla massa salariale del lavoro dipendente ed dalle
pensioni, è stata ridotta di almeno dieci punti a favore dei profitti e non
potrà essere recuperata dal momento che sembra essere diventato tabù la
richiesta di miglioramenti salariali alle aziende e di ritocchi alle
pensioni. Da Bergamo non è giunto alcun segnale di apertura verso i
lavoratori e la linea delle deroghe ai contratti è stata confermata. L'unico
punto di convergenza con la CGIL sembra quello fiscale. Non c'è altro.
L'ostilità verso i diritti viene confermata dalla discriminazione della Fiom
vissuta come sindacato comunista. La Confindustria non offre molte
opportunità alla CGIL e non risponde neppure alle generiche e miti richieste
del suo sciopero generale. Non ci sarà una schiarita mentre si spera che la
vicenda ex Bertone diventi una mina che esploda dentro la Fiom. E così
l'Italia avrà perso due importanti occasioni per tentare una coesione
sociale, una intesa per un generalizzato aumento dei salari e per la
eliminazione del precariato. L'Italia ha bisogno di avere i suoi
ventiduemilioni di lavoratori e le loro famiglie uscire dal bordline della
mera sopravvivenza. Solo questo miglioramento aiuterebbe e darebbe slancio
al recupero, al ritorno alla normalità ed alla luce. L'idea che migliorando
la condizione di quanti oggi stanno male si aiuta il Paese ad uscire dalla
crisi non viene accettata e molti sperano, a cominciare da Marchionne e
dalla Marcegaglia di prosperare sempre di più affondando la classe operaia.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 09, 2011 9:35 AM
Subject: la partita dentro la CGIL
La partita dentro la CGIL
Prosegue l'assedio alla Fiom. Tutto il moderatismo italiano (che per me è
estremismo di destra) si muove per espugnare la fortezza Fiom e cerca di
buttare dalla torre il suo segretario Landini, compagno di grande spessore
morale , coraggioso, capace di andare controcorrente non per ostinazione ma
per difesa di principi che non debbono essere abbandonati. La Marcegaglia
attacca a testa bassa dopo avere applaudito quelli della Tyssen e
Marchionne. La partita che si incrocia attorno alla Fiom riguarda il futuro
del sindacalismo italiano tout court che ora deve trovare la forza di
sottrarsi ai ricatti dei "modernisti" di coloro che propongono lavoro senza
diritti e senza rispetto per la persona umana dei lavoratori e per quello
che rappresentano le loro organizzazioni. Hanno tentato il colpo grosso
contrapponendo la decisione del si della RSU della ex Bertone al no secco
sereno e ragionato della Fiom. Gli operai ex Bertoni hanno votato si in
stato di necessità. Erano stati avvertiti che sono non avessero votato si la
Fiat non avrebbe investito i 55 milioni necessari. E' referendum questo? E'
democrazia questa? Quale margine di scelta è stata concessa al 1100 operai?
Mi chiedo anche: sono legittimi questi referendum-truffa fatti per estorcere
il si ai lavoratori e contrapporli ai loro sindacati? Non potevano che
accettare gli operai ed hanno agito secondo coscienza e da buoni padri di
famiglia. Ha fatto bene la Fiom a non firmare il contratto dal momento che
ha scelto la via difficile della difesa intransigente di diritti
inalienabili che non possono essere svenduti. Il no della Fiom è condiviso
nel cuore da tutti gli operai che hanno votato si!!! Alla ex Bertone non c'è
stata contrapposizione sostanziale tra Fiom e fabbrica e questo dovrebbe
fare riflettere chi nella CGIL lavora per un cambiamento "culturale" della
coscienza operaia. Trovo invece inquietante la lettera della rsu di Melfi
che rimprovera alla Fiom di non cedere alle pretese di Marchionne sostenute
da Cisl ed Uil. Inquietante perchè a differenza della ex Bertone mostra un
cambiamento culturale che potrebbe essere allarmante, il segno di una resa
definitiva, di una capitolazione al lavoro regolato e stimato soltanto dal
padrone. Questa posizione assunta a Melfi dove tanti lavoratori sommano alle
otto ore di lavoro altre cinque o sei di viaggio giornalieri per una paga
modesta per la quale sono soggetti ad una catena di montaggio sempre più
disumana e fonte di malattie nervose e muscolari è frutto di timore di fare
la fine di Termini Imerese. Ora l'assedio alla Fiom riguarda la CGIL, in
grande parte è opera della CGIL che condiziona il comportamento di tante
strutture fiom locali. La natura penetrante ed invasiva della confederalità
CGIL, un tempo ritenuta un valore, fa vivere la Fiom dentro la sua cultura.
La resistenza ideologica ed organizzativa della Fiom non può andare oltre
certi limiti e questo lo sa bene la Camusso quando manovra per l'isolamento
del suo gruppo dirigente Ma il futuro del sindacalismo italiano non è
nello pseudo riformismo della CGIL della Camusso ma nella capacità del
gruppo dirigente di Fiom di tenere alte le bandiere della autonomia della
classe operaia e del suo sindacato. Ai valori della Fiom si ispirano le
parti più combattive del movimento dei lavoratori e degli studenti. Se cade
la Fiom la CGIL si ricongiungerà alla Cisl ed all'Uil in una linea
paraconfindustrialista che tuttavia piace tanto al PD.
Credo che la Fiom dovrebbe tuttavia aprirsi al sindacalismo autonomo che è
assai più forte benchè emarginato di quanto si vorrebbe far credere e
dovrebbe sopratutto rilanciare, non giocare di rimessa. Proporsi come
l'altro sindacato generale come è avvenuto nel corso dello sciopero del 9
ottobre al quale hanno aderito tantissime altre categorie, i precari, gli
studenti.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 10, 2011 6:34 AM
Subject: una brutta novità
Una brutta novità
Il Comitato Centrale della Fiom ha registrato una brutta novità: la
maggioranza si è divisa sulla valutazione della "complessa" posizione
assunta dall'organizzazione all'ex Bertone dove i delegati aziendali hanno
votato si a fronte della minaccia di chiusura dello stabilimento mentre la
Fiom nazionale ha mantenuto la sua linea di opposizione ai decreti della
Fiat. Il gruppo che si richiama a Giorgio Cremaschi ha ritenuto sbagliata la
posizione assunta dai delegati aziendali e concordata con la segreteria
nazionale e non ha approvato la relazione di Landini che ha ottenuto
soltanto il 70 per cento dei voti. La minoranza della Fiom ha mantenuto il
suo venti per cento e ,forte dell'appoggio della CGIL, ha invitato al
"realismo" insomma ad una riconciliazione con la Cisl e l'UIL. Credo che sia
un momento triste non solo per la Fiom ma per il sindacalismo italiano. La
frattura nella maggioranza con l'astensione di un gruppo di compagni vicini
a Giorgio Cremaschi deve rientrare al più presto specialmente difronte alla
sfida della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese già decisa e
programmata entro il 2011.Forse sarebbe stato meglio evitare l'astensione
di Cremaschi che si riduce ad una mera testimonianza di un dissenso che
potrebbe anche essere giusto ma che si poteva esprimere diversamente senza
intaccare la maggioranza.. Landini esce dal Comitato Centrale certamente con
una larga maggioranza ma indebolito. . Non ho dubbi che il padronato
italiano tenterà di usare questo indebolimento per travolgere la linea di
resistenza al suo progetto organico di mimimizzazione del contratto di
lavoro e del ruolo del sindacato in fabbrica. Tutte le forze democratiche
del Paese sono interessate allo immediato superamento di questo momento di
crisi. Se così non sarà continuerà lo smottamento a destra della CGIL e
la impossibilità a contenerlo ed a proporre ai lavoratori ed all'Italia
qualcosa di diverso dal "realismo" della presa d'atto passiva e consenziente
delle posizioni del padronato. Passa la linea lavoro senza diritti
Sarebbe sbagliato dividersi in sostenitori di Landini o di Cremaschi. La
classe operaia italiana ha bisogno di entrambi ed i i due generosi
dirigenti della sinistra sindacale debbono subito tornare ad essere uniti
per fare passare la lunga nottata che incombe dopo gli stati generali della
Confindustria e dopo l'affossamento nel dimenticatoio del grande sciopero
generale della CGIL. Il gruppo di compagni che ha votato con Cremaschi non
deve essere isolato a vantaggio di un nuovo equilibrio tra la maggioranza di
Landini e la minoranza di Durante che sarà tentata dalla CGIL. Non si deve
cambiare linea anche se il padronato è riuscito ad infilarsi come il diavolo
nel nostro schieramento. Non sarà facile reggere tutto il peso di una linea
difficile nelle difficoltà dell'isolamento dell'embargo imposto da Cisl ed
Uil.Bisogna aprire subito al sindacalismo di base per una forte alleanza dei
diritti e del lavoro.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011 12:48 AM
Subject: Politicantismo della CGIL
Politicantismo della CGIL,
all'indomani dello sciopero generale assai riuscito, vibrante di sentimenti
e di rivendicazioni di libertà e di giustizia sociale che avrebbero dovuto
essere raccolti e tradotti in precise richieste al padronato ed al governo,
il Direttivo della CGIL si riunisce per assumere la decisione politica di
ignorare lo sciopero. Lo sciopero è stato infatti ignorato come fatto
successo che ha impegnato milioni di uomini e di donne e che momento di
forte richiesta di cambiamento e come evento capace di influire sulla scelta
della CGIL. E' come se non fosse mai accaduto e l'agenda che la CGIL
continua a svolgere è quella concordata con Confindustria e Cisl ed Uil. Lo
sciopero generale è diventato passato, un passato che rischia di diventare
remoto ed addirittura estraneo al linguaggio ed alla vita della CGIL di
oggi. Di che cosa si occupa il Direttivo della CGIL? Di soddisfare la
pretesa della Confindustria e del moderatismo italiano di un indebolimento
del contratto nazionale di lavoro a vantaggio di un secondo livello che in
Italia se esiste è assai problematico. Si afferma di essere contro la
derogabilità dei contratti ed in effetti si propone la deroga incorporata
nella contrattazione. Si fa senza bisogna di derogare. Ma la sostanza è
giocare al ribasso degli interessi salariali e contrattuali dei lavoratori.
Il Direttivo si è anche occupato dei problemi della rappresentatività che
tuttavia tratta e rappresenta in modo mafioso. Non si capisce perchè le tre
confederazioni debbono avere dei seggi fissi nelle RSU anche se non
esistono nel posto di lavoro.
La decisione del Comitato Direttivo della CGIL dimostra come non si sia
alcun reale rapporto tra la sua dirigenza costituita quasi tutta da
funzionari a tempo pieno la cui legittimazione avviene in primo luogo
attraverso il PD ed i milioni di iscritti della CGIL che possono si
scioperare (e non molto)ma non determinare l'orientamento politico della
Confederazione,. All'indomani dello sciopero generale abbiamo avuto gli
stati generali della Confindustria con i relativi applausi per gli assassini
della TyssenKrupp e la pretesa di ottenere ancora ed ancora altri privilegi
dal Governo. La Confindustria ha fatto anche pesanti incursioni contro la
Fiom. Sulle questioni sollevate dallo sciopero la Confindustria ha risposto
arroccandosi ma anche il Direttivo della CGIL le lascia cadere per approvare
un documento che accetta l'idea che per sbloccare il paese bisogna
fluidificare la contrattazione e spostarla a livelli sempre più bassi. "Dove
vai? Porto pesci". Insomma si ignora lo sciopero ed il suo immenso carico di
speranze e di proposte per recuperare un posto nella negoziazione di vertice
che si fa nelle stanze del Potere alle spalle e contro i lavoratori
italiani. Il basso livello di salari, il precariato che oramai riguarda
tutti i nuovi assunti, le pensioni quasi del tutto scomparse, il
licenziamento di mezzo milione di persone nella pubblica amministrazione, le
privatizzazioni e quant'altro costituiscono fattori di debolezza e di
ingiustizia crescente della società italiana vengono ignorati. Continua
l'assedio alla Fiom e si usa il ricatto del lavoro contro diritti
approvandolo apertamente all'ex Bertone ed usandolo contro una Fiom che
vorrebbe continuare a difendere i diritti.
Insomma, la CGIL va per la sua strada in compagnia di Bersani che la spinge
tra le braccia di Bonanni e della Marcegaglia. Lo sciopero generale è stato
un dente che la Camusso si è strappato ma che non ne condizionerà nè
l'agenda nè i suoi contenuti. I poteri forti della Confindustria e del PD
contano assai di più dei lavoratori nella CGIL. Sarà molto difficile, ma
assai difficile che la CGIL di Camusso convochi un altro sciopero generale.
Non lo farà neppure se si creerà una condizione simile a quella greca.
Come sempre mi ero fatto delle illusioni. Avevo sperato che la CGIL
ritrovasse se stessa in simbiosi con la sua base. Mi sono ingannato ancora
una volta. La forza di trascinazione del motore della destra è assai più
forte di uno sciopero generale o della sofferenza di dieci milioni di
precari. Vince l'ideologia della destra che è sempre la più forte, tanto
forte da suggerire attraverso l'OCSE l'escamotage per evitare il referendum
sull'acqua con la istituzione di una Autority che appunto serve a questo a
dare una risposta fasulla ma "efficace "al grave problema che le
privatizzazioni pongono alla libertà e democrazia. C'entra questo con il
Direttivo della Cgil? C'entra, c'entra...
Pietro Ancona
http://www.rassegna.it/articoli/2011/05/12/74227/contratti-ecco-la-proposta-della-cgil
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
Sent: Saturday, May 14, 2011 8:20 AM
Subject: Rifondare la CGIL
Rifondare la CGIL
La riunione del Direttivo della CGIL dei giorni scorsi che apre la strada
ad un forte ridimensionamento dei contratti collettivi ha chiuso ogni
speranza di recupero della grande organizzazione che fu di Di Vittorio ad
una linea di coerente difesa dei lavoratori. Inoltre sanziona lo smottamento
a destra della sua collocazione internazionale. La CGIL è per i
bombardamenti in Libia, condivide le "missioni militari" italiane
all'estero, ha ribaltato le alleanze dai palestinesi ad Israele, non mette
in discussione Mastricth e Lisbona e cioè l'assetto liberistico dell'Europa.
E' uscita dal movimento pacifista. Non intende assumere una posizione
contraria alla Legge Biagi e si limita a chiedere qualche elemosina di
ammortizzatore sociale non arrivando neppure a proporre la flexisecurity. Ha
accettato la demolizione del sistema pensionistico e la sua riduzione a
prestazioni scadenti che faranno fare la fame ed innalzato anche in modo
fraudolento (se n'è vantato Tremonti a Bruxelles). Ha cinto di assedio la
Fiom appoggiando apertamente l'opposizione interna e suggerendo l'adesione
alle proposte di Marchionne. Ha spinto la sua iniziativa contro la Fiom fino
al sostegno della ribellione di esponenti delle RSU alla linea nazionale. La
CGIL aderisce alla linea lavoro senza diritti ed avrebbe firmato gli accordi
di Pomigliano, Mirafiori e ex Bertone.
Il governo ha varato un programma di riduzione di cinquecentomila dipendenti
statali attraverso i tagli alla scuola ed alla università ed il turnover
senza opposizione sociale. Gli insegnanti sono stati lasciati soli e la CGIL
si è sempre rifiutata di organizzare una azione di sostegno con lo sciopero
generale come è stato fatto in Francia ed altrove. Sostiene la linea delle
privatizzazioni o al massimo si limita a non approvarle ma senza osteggiarle
davvero.
Non c'è un solo punto del conflitto sociale in cui la CGIL abbia una
posizione chiara. Tutta la vicenda della crisi occupazionale è gestita nel
quadro delle convenienze confindustriali e gli stessi ammortizzatori sociali
sono rimasti quelli di venti anni fa insufficienti e paternalistici ed
arbitrari come avviene per la CIG.
Con il collegato lavoro che è stato fatto passare, con il consenso del PD,
l'arbitrato che peggiora la condizione dei più deboli e cioè dei lavoratori
e la loro possibilità di avere giustizia.
Questo e altro costituisce la lista delle doglianze da rivolgere alla CGIL.
Bisogna aggiungere ad essa le questioni riguardanti l'organizzazione, il
ricorso sistematico alla legge Biagi per il personale tecnico ed
amministrativo della CGIL, i legami sempre più importanti con il padronato,
la Cisl e l'Uil attraverso la cosidetta sussidiarietà e l'esistenza di
migliaia di enti bilaterali.
La CGIL, pur essendo un sindacato fiorente ricco di quasi sei milioni di
iscritti che pagano regolarmente le quote, non destina niente per il
sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. Non una iniziativa per i
figli dei disoccupati e dei cassi integrati, non un sostegno per le
situazioni occupazionali di emergenza. Niente di niente.
Credo che sia necessario abbandonare questa organizzazione oramai incapace
di essere di aiuto ai lavoratori per andare a ricostituire la CGIL da
un'altra parte, magari con il sindacalismo di base. Fare quello che fece Di
Vittorio nel 1911: andarsene. La gestione Camusso ha tratti drammaticamente
in comune con quella D'Aragona che nel 1926 si sciolse nelle mani di
Mussolini dopo avere approvare il Patto di Palazzo Vidoni. Allora Bruno
Buozzi la ricostruiì da un'altra parte. Con questa CGIL, con la sua
subalternità agli interessi del PD, con i suoi rapporti con la
Confindustria e con Cisl ed UIL, i lavoratori italiani cesseranno di essere
protagonisti della loro storia. Viene disconosciuta la loro funzione di
classe sociale e con la fine del contratto collettivo nazionale si vuole
concludere anche la storia del movimento operaio italiano. Niente più azioni
collettive, niente più scioperi generali. Il sindacato come ausilio
dell'ufficio risorse umane.
I lavoratori italiani hanno bisogno di un sindacato autonomo dai partiti e
dai governi, un forte coraggioso prudente sindacato non riformista e non
massimalista che li difenda davvero in una linea di pieno riconoscimento del
loro ruolo sociale e dei loro diritti contrattuali e di cittadinanza.
E non abbiamo molto tempo davanti. Bisogna fare presto. Bisogna andarsene da
un'altra parte.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 16, 2011 3:18 PM
Subject: l'errore suicida della CGIL
L'errore suicida della CGIL
Quando facevo l'attivista sindacale CGIL ad Agrigento il mio strumento di
lavoro era il contratto di lavoro. Che cosa spiegavo ai muratori alle
quattro del mattino a Porta di Ponte che era il luogo in cui venivano
ingaggiati a giornata? Spiegavo i loro diritti scritti nel contratto di
lavoro. Il contratto di lavoro è il libro fondamentale di ogni sindacalista
e di ogni lavoratore. Se questo libro viene ridotto nelle sue pagine perchè
i suoi contenuti diminuiscono o perchè verrebbero trasferiti ad un "secondo
livello" la sua funzione di scudo si indebolisce. Pensate a tutti gli edili
del Sud d'Italia, ai braccianti agricoli, alle commesse dei negozi ed a
quanti non hanno tutele giuridiche forti come i pubblici dipendenti. Milioni
di lavoratrici e di lavoratori specialmente del Sud non hanno null'altro
che il contratto di lavoro. Deroghe o contrattazione di secondo livello non
possono che peggiorare la loro condizione. Ecco: lo scopo della deroga o del
secondo livello è soltanto il peggioramento. Ma allora perchè la CGIL si sta
avviando verso questa prospettiva?
Nelle gelide mattinate d'inverno i disoccupati della mia città si riunivano
come ho ricordato a Porta di Ponte in attesa di venire ingaggiati oppure di
tornare a casa delusi infreddoliti e con le guance arrossate dal gelo come
mi capitava di vedere tornare il mio povero fratello Fortunato in famiglia
(chiamato affettuosamente Fufù) che era uscito con il buio in cerca di un
lavoro anche duro, durissimo, come era quello di "ittare a soletta" (buttare
la soletta) una sorta di gara di velocità con il rapprendimento del cemento
quando non venivano usate impastatrici. Da allora ad oggi le condizioni sono
migliorate per gli edili e per tante categorie di lavoratori. Ma ora c'è una
grande voglia di tornare indietro. Ricordo che il padronato era duro, ma
oggi è duro e spietato. Al miglioramento dei contratti non è intervenuto un
miglioramento dei rapporti umani, delle relazioni sociali.
E questo perchè i lavoratori sono soli. Non hanno più i grandi partiti della
classe operaia a proteggerli, il pci ed il psi. I sindacati sono fortissimi
ma non li rappresentano più se non in qualche vertenza, per fare il 730, per
una pratica all'Inca o per una questione di lavoro in azienda. La forza dei
sindacati si è spostata dalla parte della Confindustria. Da molti anni le
Confederazioni CGIL Cisl UIL firmano accordi o approvano leggi che ogni
volta tolgono qualcosa ai lavoratori.
Ora la CGIL, in una surreale riunione del suo Direttivo che ignora lo
sciopero generale appena fatto, vara un documento che avvia un processo di
smantellamento del ccnl. Una presa di posizione che da un lato riapre i
giochi di palazzo con i "complici" di Sacconi e dall'altra chiude per sempre
la speranza di un recupero della CGIL ad un sindacalismo autonomo dalle
debilitanti influenze del PD e davvero espressivo degli interessi non solo
contingenti ma anche di lungo periodo e storici della classe operaia.
La CGIL non tiene conto, quando accetta l'idea della contrattazione
articolata, della dimensione pulviscolare delle aziende italiane che sono
per tre milioni con meno di 5 dipendenti, l'85 per cento del totale ed un
terzo del totale dei lavoratori occupati. Pensare che in queste aziende
possa aver luogo una qualche trattativa è soltanto grottesco. Finora l'
'unico punto di riferimento di queste aziende è il contratto nazionale. Mi
domando perchè la CGIL che certamente non agisce per motivi ignobili, per
corruzione o politiche di scambio, si comporta in questo modo, non ascolta
la voce della sua base di milioni di uomini e donne e li lascia urlare alla
luna e nel deserto? La risposta è nella politica e sopratutto nelle scelte
liberiste ed occidentaliste compiute dal PD che è il partito di riferimento
di tutta la struttura organizzativa e gerarchica della CGIL. Come il PD la
CGIL è per la legge Biagi, come il PD è per i bombardamenti in Libia, come
il PD è per pensioni sempre più leggere., per le privatizzazioni, per le
riforme del welfare.Finora il grado di condizionamento del PD è stato forte
ma in qualche misura è stato bilanciato. Cofferati ha resistito alle
richieste del PD per l'art.18. Ma la grande muraglia che Cofferati ha eretto
attorno all'art.18 è stato il canto del cigno, l'ultima manifestazione di
autonomia della CGIL.
Ora il progetto della CGIL è tutto interno al Palazzo. Fare un patto
sociale con Confindustria Cisl ed Uil, essere la versione sindacale del PD,
rientrare nel gioco decisionale di un'agenda politica dettata dal padronato.
Più o meno il sindacato che Mussolini proponeva a Palazzo Vidoni e che fu
accettato da Rigola e D'Aragona che sciolsero la CGIL. Ma Bruno Buozzi, capo
dei meccanici ed artefice della occupazione delle fabbriche, ricostituì la
CGIL da un'altra parte. Ed è quello che qualcuno della
sinistra della CGIL dovrebbe fare quasi un secolo dopo.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 17, 2011 6:24 AM
Subject: Primo commento di contentezza al voto
Primo commento di contentezza al voto
Alcuni pennivendoli della destra governativista attribuiscono la sconfitta
eclattante di Berlusconi e del centro destra ad errori di comunicazione e di
percezione di umori negativi della pubblica opinione. Insomma ad un difetto
tecnico che non riguarda la sostanza del centro destra, le sue politiche, il
modo come amministra e per chì amministra. Non è così. La condanna è
radicale per le politiche praticate. Il centro destra è noto per le sue
cricche e per le sue politiche di parte dovunque sia arrivato al potere in
Italia. Ha quasi azzerato il procedimento amministrativo controllato
abusando di procedure di emergenza diventate la normalità dell'intervento
con Bertolaso. Ha fatto della Protezione Civile un pericolo per la
democrazia italiana. Bertolaso ha speso oltre dieci miliardi di euro senza
alcun controllo godendo financo di regalie sessuali per la sua compiacenza
alla solita cricca di amici. A Milano la petroliera Moratti e soci perdono
anche perchè il loro blocco sociale si è frantumato nella "sciarra "furiosa
per il controllo degli appalti di Expo e per la fruizione degli espropri di
ettari di terreno edificabile in città. La figura di Li Gresti si staglia
dietro la testa della Moratti ed incombe sul destino di una città che ha
conosciuto tempi migliori e che, se è stata la culla del fascismo e del
berlusconismo, lo è stata anche del socialismo umanitario e delle
amministrazioni pubbliche vocate al bene della popolazione specialmente
della meno fortunata. Sono venti anni che la destra spolpa lo Stato in tutte
le sue articolazioni sulla base della teoria reaganiana di "uccidere la
bestia" oppure ridurla in servitù. Una quantità enorme di risorse è volata
dal pubblico verso il privato con le privatizzazioni che non hanno dato
buoni servizi ma hanno peggiorato e reso esoso i servizi esistenti.
Arricchendo i privati specialmente nella sanità. Comunione e Liberazione è
diventata un impero economico enorme succhiando sangue dagli enti pubblici.
Per giudicare una città basta guardarne le periferie. Le periferie di Milano
sono "coree" inabitali, mostruose, flagellate da ratti enormi e da fognature
a cielo aperto.
Il PD fruisce dell'ondata antiberlusconiana dell'elettorato italiano. Il PD
non merita la strepitosa vittoria politica perchè a Torino si è schierato
con Marchionne e dappertutto non è contrario alla privatizzazione
dell'acqua. Non ha lottato con convinzione contro la smobilitazione del
welfare ed adotta per sè taluni dei moduli più odiosi e asociali del
liberismo. La sinistra non riesce a recuperare il suo vero spazio politica e
si ferma a percentuali ancora molto basse ma sono significative le vittorie
di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano in segno discontinuo con il
bassolinismo e con il destrismo dei pd milanesi. Se si fanno i referendum
sull'acqua e sul nucleare e li vinciamo la sconfitta della destra italiana
sarà fatale e dovrà abbandonare finalmente il potere al quale è aggrappata
con tutte le sue forze. Ma l'elettorato ha usato gli strumenti che la
opposizione gli ha fornito. La vittoria del PD non vuol dire molto di
diverso da ciò che fa il partito di Berlusconi oggi tranne che sul piano
morale se consideriamo Napoli ed il bassolinismo una esperienza a parte. La
Lega, nonostante abbia avuto regalato dal PD il Piemonte con la sostanziale
rinunzia a ricorsi fondatissimi, boccheggia. Il suo messaggio pieno di
ignoranza e presunzione contro il Mezzogiorno è stato respinto. Anche
Tremonti esce ridimensionato dal voto. Ma il PD fa male ad assecondare il
federalismo facendo a gara con la Lega a chi è il più federalista. Il
federalismo è una spada di Damocle terribile che pesa sui contribuenti
italiani che saranno falcidiati e spremuti come limoni e finiranno con il
ribellarsi alla novella schiavitù della oligarchia. La oligarchia
superstipendiata dei politici resta un enorme problema etico e sociale da
risolvere. Più di un milione di famiglie campano lautamente con il
parassitismo della politica professionistica. Anche i partiti ed i giornali
lucrano troppo da una Nazione stremata dalla crisi.
La vittoria diffusa in tutto il Paese dei partiti di opposizione indica un
cambiamento di tendenza dell'Italia sull'orlo del baratro. Alla vigilia di
sconvolgimenti traumatici della Costituzione l'Italia ha innestato la
retromarcia ed ora Berlusconi ha perso tutta la magia del suo potere di
investito dal popolo. Ha preso manciate di voti a Milano. Berlusconi dovrà
rassegnarsi ad essere un cittadino come gli altri e fino a quando resta al
Governo un Primo Ministro con poteri "normali". Insomma dalla tornata
elettorale è venuto molto di più di un raggio di sole. Si profila una
splendida giornata a ricominciare dalla democrazia che riprende il suo
spazio garantito dalla Costituzione e dalla volontà dei cittadini.
Bisognerebbe avere anche tanta giustizia sociale ma questa l'avremo quando
l'opposizione deciderà di affondare la legge Biagi ed il liberismo
sindacale.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 27, 2011 3:35 PM
Subject: la legge trenta: una legge per violare la legge.
La legge trenta: una legge per violare la legge
Anche il Papa ha ritenuto di spendersi contro il
precariato che "sottrae futuro e serenità ai giovani." Sono oramai in
molti ad esprimersi contro i guasti provocati dalla legge Biagi ma
nessuno azzarda un gesto concreto, la proposta della sua abrogazione.
Per liberare dalle catene della schiavitù milioni di persone costrette
nelle gabbie del precariato basterebbero due cose: abrogare la legge
Biagi e fissare a 1000 euro il Salario Minimo Garantito. Stabilire
inoltre che nessun lavoratore a qualsiasi titolo può essere privato dei
diritti garantiti dalla Costituzione come il riposo, le ferie, la
remunerazione dei giorni di malattia, la pensione, gli assegni
familiari. Ma questa "riforma" non sarà mai fatta dal governo Berlusconi
il cui Ministro del Welfare è un killer del padronato nè potrà essere
fatta da un eventuale governo di centro-sinistra in gara con la destra
per acquisire i favori della Confindustria. Il PD condivide la legge
Biagi ed ha costretto la CGIL a firmarla con gli accordi del 20 luglio
2007 con il governo Prodi. A parte qualche lacrimuccia di circostanza
che Napolitano ed altri notabili del Regime versano per la condizione di
tantissimi giovani, non esiste una sola iniziativa per liberare l'Italia
della legge Biagi e semmai viene agevolata la tendenza a farne la legge
universale per l'avviamento al lavoro. Non è casuale il fatto che ogni
anno Napolitano e l'oligarchia sindacale ricordino Marco Biagi con
sollenne lectio magistralis in Università.
Per rimuovere questo grimaldello della giustizia sociale
italiana ci vorrebbe o una rivolta cruenta dei biagizzati e degli
studenti italiani in grado di spaventare l'establiscement e costringerlo
a riprendere comportamenti umani, o una iniziativa della magistratura
che impugni la totale illegalità delle normative e delle opzioni
previste. La CGIL non alzerà mai un dito perchè essa stessa applica il
precariato con i suoi dipendenti. La Cisl si vanta con Bonanni di avere
addirittura immaginato e creato la legge nel 2003 con Maroni ministro
del welfare. I partiti politici, le cooperative, i sindacati, le
associazioni di produttori, gli enti bilaterali, migliaia e migliaia di
enti applicano il precariato al loro personale e non faranno mai niente
per sostituirlo con qualcosa di decente.
Il precariato è un flagello di tutte le famiglie ed in
particolare di quelle della classe operaia. E' un vero e proprio choc
per quanti, conseguita la laurea magari con ottimi voti, si vendono
costretti a svendersi per pochi soldi e nessun diritto. Ne restano con
le ali spezzate e l'amaro in bocca. Viene raccontata la favola di un
mutamento intervenuto nel profondo dell'economia che incide sul mercato
del lavoro. Non è vero: i posti di lavoro sono sempre quasi tutti
stabili e fissi; cambia la loro erogazione che viene ora assegnata ad
una manodopera a bassissimo costo e che deve essere ricattata. La
condizione del lavoro precario è orami diffusa e penetrata in tutto il
mondo del lavoro e tende a pervaderlo tutto. Il lavoro a tempo
indeterminato è influenzato dal precariato dal momento che non ci vuole
molto al padronato per inventarsi una ristrutturazione dalla quale fare
uscire con le ossa rotta i dipendenti costretti ad accettare una nuova
condizione precarizzata e deprezzata, prendere lo lasciare.
Nonostante tutto questo il padronato italiano continua
a dichiararsi insoddisfatto. Vuole ancora di più. Il Presidente della
Fiat il giovane Elkan ha oggi rimproverato la Confindustria di non fare
abbastanza per avere ancora più "flessibilità". La Marcegaglia ha
attaccato il governo dichiarandosi insoddisfatta degli ultimi dieci anni
italiani. Avrebbe voluto di più. Forse i lavori forzati? Naturalmente
Bersani è pronto a strizzare l'occhio alla Marcegaglia e fargli
intendere che se al governo arriva lui ed il suo partito le condizioni
per gli industriali saranno migliori. Più flessibilità, flessibilità ed
ancora flessibilità.
Forse è necessario una manifestazione come quella
spagnola di Puerta del Sol e forse bisognerà andare oltre verso un
conflitto sociale di nuovo tipo. Uno scontro davvero duro. La crisi
dichiarata nella cantieristica ed il trasferimento della Fiat negli USA
lasciano intendere che l'Italia, nella divisione internazionale del
lavoro è stata destinata a perdere la manifattura pesante e l'industria
di base. L'Italia viene immaginata dal capitalismo globalizzato come
un'area senza aziende importanti, senza leggi, senza diritti, dove fare
investimenti mordi e fuggi, dove sfruttare eserciti di persone
sottopagate. L'Italia ha bisogno di fuoriuscire da questa oramai finta
democrazia governata dal bipolarismo e darsi un nuovo assetto. Dopo la
guerra di Libia niente sarà più come prima. L'alternativa alla rivolta
è una condizione di perdita del futuro e della stessa possibilità di
sopravvivenza. E' fatale la prospettiva della rottura sociale. La vile e
mostruosa borghesia italiana non lascia alternative. E' certamente la
peggiore d'Europa. In Germania ed in Francia le classi imprenditoriali
hanno avuto la mano più leggera. In Italia si è giunti all'assurdo di
giovani costretti a pagare per lavorare...Non si può più continuare
così.
Pietro Ancona
già segretario della CGIL siciliana e membro del CNEL
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, June 21, 2011 8:53 PM
Subject: precari d'italia
Collocamento pubblico, abrogazione
legge Biagi e SMG (Salario Minimo
Garantito)La cattiveria
profonda di una certa Italia che ha spesso
la prevalenza sull'altra o sulle altre
affiora prepotente nella questione del
precariato. Ieri "la Repubblica" pubblicava
in prima pagina la foto di un ragazzo con
una maschera di gesso bianco ed un
cartellone in mano in cui era scritto: "Sono
il fantasma del precario"! Il giornale ha
dedicato tre intere pagine ricche di
testimonianze e di servizi a questo
dramma tipico delle generazioni che hanno
completato gli studi dopo l'approvazione del
pacchetto Treu e della legge Biagi.
Generazioni a cui sono state spezzate le
ali, fatte da ragazze e ragazzi che
laureati, spesso hanno due lauree, hanno
dei masters, corsi di specializzazione,
insomma superqualificati che vengono
traumatizzati da un mercato del lavoro che
indica loro la via dell'incertezza e da
salari a volte talmente umilianti da essere
incredibili. Non è soltanto "La Repubblica"
a fare simili denunzie e non solo da ora.
Ricordo che questo importante giornale
liberal raccolse migliaia e migliaia di
lettere di precari nei primi anni di
applicazione della legge trenta. Anche
Liberazione, il Fatto, il Manifesto, tutta
la stampa italiana descrivono in termini di
grande allarme sociale il fenomeno. Ma se
andiamo a vedere le redazioni di questi
giornali esse sono gremite da precari che ne
garantiscono i servizi da fantasmi. Nel
giornalismo come in tutte le altre
professioni si è creato un lumpenproletariat
magari dotato degli stessi titoli e
provvisto delle stesse qualità professionali
dei "normali" giornalisti o dipendenti o
professionisti ma asserviti da una
condizione di lavoro infinitamente peggiore.
Conosco giornalisti pagati a 30 euro il
pezzo e a mesi di distanza dalla sua
consegna. Anche negli studi legali o di
architetti o di ingegneri accade lo stesso.
Sostanzialmente il solo che ha la
possibilità di accedere alla titolarità
dello studio è il figlio del proprietario.
La borghesia si trasmette per via parentale
e chiude la porta in faccia a quanti
ritenevano di potere accedere alla
professione soltanto attraverso in corso
onorevole di studi. E' davvero stupefacente
che il giornale che denunzia il precariato
come male sociale lo pratica
abbondantemente e direi spietatamente con
molti suoi dipendenti. Questa scissione
delle redazioni in un gruppo di "normali"
circondati da molti moltissimi ed
intercambiali provvisori ha portato il
giornalismo professionista ad essere sempre
più conservatore e financo reazionario.
Pochi di noi rammentano le memorabili
riunioni delle redazioni per stabilire la
linea redazionale o esprimere il consenso
alla scelta del Direttore indicata dalla
Proprietà. Ora se ne stanno tutti con due
piedi in una scarpa! Il precariato di
tantissimi bravi colleghi è sempre sotto i
loro occhi a testimoniare la condizione che
li attende se tirano troppo la corda con gli
editori!
Oramai tutta la generazione dei
biagizzati è vicina ai quaranta anni o li
ha superati. Molti sono precari nello stesso
posto di lavoro da anni. Perchè in
effettivi posti di lavoro davvero precari
non ne esistono. Esistono posti di lavoro
stabili occupati da precari!
Nei confronti dei precari il
Potere fa muro di gomma. Il Papa depreca la
loro condizione ma le attività commerciali
ed industriali di tutte le organizzazioni
che fanno capo alla Chiesa si servono senza
alcuno scrupolo dei precari ed anche di un
uso disinvolto delle ONLUS. Comunione e
Liberazione ha un impero economico in cui
soltanto una piccola parte di dipendenti non
è precaria. Lo stesso dicasi delle
organizzazioni sindacali che hanno diecine
di migliaia di dipendenti cocopro e precari
di tutte le varietà. Anche i partiti e le
associazioni professionali e di categoria.
Infine lo Stato si serve del precariato in
un sistema integrato con le
esternalizzazioni, i sub appalti e tutte le
diavolerie inventate dai privati per
spolpare al meglio la pubblica
amministrazione.
Lo stesso Presidente della
Repubblica non è esenta da questa
schizzofrenia: è solidale con i giovani
privi di futuro ma ogni anno celebra con
riti solenni carichi di significati
simbolici le figure di Marco Biagi e di
D'Antona che furono tra i
massimi manipolatori del diritto alla
stabilità del lavoro.
Il precariato è diventata una
piaga sociale che per essere guarita
abbisogna di cure drastiche. La prima cura
è l'abrogazione della legge Biagi e di tutte
le leggi e leggine che lo hanno reso legale.
Su questo punto l'attuale Parlamento e quasi
tutti i partiti ed i sindacati sono
contrari. Si accontentano di qualche
spicciolo di ammortizzatore sociale e di
qualche piccola attenuazione. La seconda
cura è il ripristino della legge sul
collocamento la 264 del 1949 che faceva
obbligo ai datori di lavoro di chiedere agli
uffici di collocamento la mano dopera da
assumere e soltanto in termini numerici e
non nominativi.La terza cura è l'istituzione
di un Salario Minimo Garantito ad almeno
1000 euro mensili con pesanti sanzioni per
coloro che non lo rispettassero.
Abrogazione legge biagi,
ripristino legge sul collocamento pubblico e
abolizione delle agenzie interinali e
salario minimo garantito sono le tre
rivendicazioni che potrebbero cambiare la
situazione. Ma bisogna avere una immensa
forza politica e sociale per realizzarle!
Bisogna che la deriva liberista della
società italiana venga bloccata da movimenti
simili a quelli che si stanno verificando in
Spagna ed in Grecia che si sono già visti
in Francia ed in Inghilterra e che presto
torneranno ad infiammare l'Europa attaccata
dai killers di Bilderberg. Ma non è detto
che il vento gentile del referendum non
diventi un tempestoso vento di scirocco atto
a cancellare la ingiustizia di milioni di
persone private del loro stesso futuro!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, June 29, 2011 9:36 PM
Subject: Note su un accordo
Note su un accordo
Preceduto da incontri di una diplomazia segreta che ha preso slancio da
quando si è capito che il centro-destra non sarà riconfermato alle elezioni
del 2013, ci è stato spiattellato oggi l'ultimo dei tanti accordi
interconfederali dettato dalla Confindustria e materialmente scritto dal suo
ufficio studi. L'accordo va letto assieme ai suoi precedenti, al dibattito
che si è sviluppato su Pomigliano e su Torino ed è frutto ideologico e
politico della voglia del centro-sinistra di mostrarsi più scaltro e più
dotato di mezzi nella gestione delle politiche imposte dalla Unione Europea.
L'accordo farà trovare il grosso del lavoro sporco già fatto alla compagine
che si installerà a Palazzo Chigi al posto di Berlusconi e Tremonti. Questo
accordo come alcuni di quelli che lo hanno preceduto compie una operazione
giuridica e politica di enorme portata: sposta la soggettività contrattuale
dai lavoratori ai "sindacati" e non a tutti, soltanto a quelli ammessi nel
cerchio magico della legittimità anticomunista. Gli accordi non vanno
approvati dai lavoratori ma dal sindacato per almeno il 50 per cento dei
rappresentati della RSU, una percentuale che non ha alcuna importanza dal
momento che i tre stammo assumendo tante di quelle affinità elettive da
poter presto fondersi in un unico supersindacato a cui vengono assegnati
quasi d'ufficio dodici milioni di iscritti. E' un processo giuridico e
giuslavoristico guidato da menti raffinatissime che porta genericamente il
titolo di sussidiarietà e che prevede la privatizzazione della giustizia,
del lavoro ed il graduale quasi impercettibile spostamento del sindacato da
rappresentante dei lavoratori o del lavoratore (se è il caso) a soggetto che
agisce con una propria autonomia ed un proprio potere di somministrazione di
diritti rispetto il quale il lavoratore viene del tutto passivizzato in una
figura che da sola non conta più assolutamente niente. E' quello che è
accaduto nel sindacalismo americano di stampo neoliberistico. Tutto il
gruppo dirigente del PD è impegnato con Confindustria e con i superpoteri
europei a realizzare il disegno che ha trovato oggi un suo momento
importante nell'accordo stipulato. In sostanza si realizza un momento di una
manovra che in Grecia sta costando quasi una rivoluzione per mettere insieme
quello che in modo silenzioso e con una perfetta triangolazione con il
governo in Italia si sta realizzando senza che le classi dirigenti ne
paghino dazio: quaranta miliardi di tagli pagati per il 95 per cento dai
redditi di lavoro e di pensione e strumenti al padronato per una gestione
totalitaria delle aziende. Tutto quello che si fa a livello istituzionale e
delle grandi organizzazioni sociali contraddice le spinte profonde che sono
venute dal referendum contro il nucleare e la privatizzazione. Il PD sembra
sospinto a destra piuttosto che a sinistra dal sentimento popolare che si
innalza dal paese. E' diventato sordo, sordissimo alle migliaia di proteste
dei precari, della scuola, degli operai e tira avanti per la sua strada che
è la stessa dei governi di centro-destra e socialisti europei. L'obiezione
all'accordo è venuto da Cremaschi e da Landini. Obiezione data per scontata
e tuttavia terribile nel suo isolamento politico e sociale. Pur rispondendo
ad interessi fondamentali ed irrinunziabili dei lavoratori italiani, le
gravissime denunzie scivolano senza lasciare profonde tracce nel corpo
enorme dei gruppi dirigenti delle tante categorie che fanno capo alla CGIL.
La logica che prevale in questo corpo è quella di un centralismo autoritario
dal quale bisogna avere fegato per dissentire specialmente per chi ha scelto
di fare il funzionario sindacale a tempo pieno. Come ha giustamente detto
oggi Susanna Camusso l'accordo di oggi chiude un periodo e ne apre uno
nuovo. La CGIL non è più in bilico tra moderatismo ed autonomia di classe.
Ha scelto per sempre il moderatismo e di stare con Bonanni e con Angelletti.
Bonanni è il vero leader della nuova fase unitaria. Napolitano ne è l'alto
patrocinatore. Che importa se i lavoratori ne ricaveranno soltanto amarezze
delusioni disagi e povertà? Se si leggono gli atti fondamentali del fascismo
dal 1926 al 1938 si scopre una somiglianza impressionante con gli accordi
dei tre con la Confindustria e con il Governo di oggi. Ma il processo di
deidentificazione della classe lavoratrice non era sollecitato ed attuato
con forme così penetranti come quelle di oggi. Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, July 17, 2011 5:10 PM
Subject: la sentenza di Torino
La sentenza di Torino
Landini ha espresso soddisfazione per la sentenza di Torino che riconosce
alla Fiom il diritto di stare in fabbrica seppur non firmataria degli
accordi aziendali. In effetti mi pare che starà in fabbrica come un coniuge
separato che avrà alcuni diritti ma non potrà essere partecipe dei processi
decisionali riservati ai firmatari degli accordi. Su questo ha influito
certamente l'accordo interconfederale che la CGIL assieme a Cisl ed Uil
hanno firmato il 28 giugno scorso con la Confindustruia accordo che sembra
avere ispirato la soluzione trovata dal giudice.
Inoltre la Fiom ha perso la causa nel suo focus più significativo
riguardante il riconoscimento della Newco. E' stato c hiaro a tutti e sotto
la luce del sole che la Newco viene costituita per azzerare lo stato delle
relazioni interne alla fabbrica per danneggiare i diritti dei lavoratori che
vi prestano attività. Ma la NEWCO per essere tale deve avere proprietà,
capitali e ragione sociale davvero diversi da quelli di prima (come nel caso
Alitalia) Qui la proprietà era Fiat e Fiat rimane, si producevano automobili
e si produrranno automobili, niente viene modificato rispetto a prima. Si
tratta di una operazione camaleontica di una mera sostituzione della insegna
allo ingresso dello stabilimento. Perchè il giudice accetta una così
plateale truffa ai danni dei dipendenti? Si è aperta la strada a quanti
vorranno liberarsi dei gravami che maturano in anni di attività nei
confronti di terzi e di metterli davanti all'alternativa di accettare una
conditio ex novo o di andarsene a casa. Come se un operaio che ha
quarantacinque anni e che da venti lavora in fabbrica possa tornare alla
condizione iniziale della sua occupazione,alle nuove condizioni dettate dal
datore di lavoro.
I giudici non vivono dentro una torre eburnea separati e distanti dalla
società in cui esercitano la magistratura. Il giudice di Torino e prima di
lui quello di Melfi sanno che il vento spira per spogliare i lavoratori di
ogni loro diritto. Sanno che la CGIL ha mal visto e tollerato appena
l'intransigenza della FIOM . Sanno che l'accordo del 28 giugno è stato
incubato maturato e scritto per favorire un riferimento interconfederale
alle ragioni della Fiat. Sanno che la Camusso ha posizionato il Direttivo
della CGIL con 117 voti contro 21 per la logica che sottosta alla sentenza
del Giudice. Perchè il Giudice dovrebbe dare ragione alla FIOM e
scontentare la Fiat e con essa la CGIL, il PD, il Sindaco di Torino ?
e tutto l'establiscement italiano? Lo avrebbe dovuto fare per ragioni di
giustizia, per scrivere una pagina liberale nella storia della magistratura
del lavoro. Non ha voluto farlo ed ha cercato e trovato una mediazione
opportunistica squilibrata a vantaggio della Fiat. Il giudice ha sentito
che il giuslavorismo della Bocconi di Ichino di Boeri oggi è suffragato
dagli orientamenti della CGIL, del PD, di parte della sinistra italiana e sa
che le prossime leggi di questo Parlamento saranno in coerenza con le scelte
generali di politica economica che hanno devastato il welfare italiano. Una
fabbrica organizzata in coerenza con le scelte liberiste che postulano un
impoverimento dei produttori a vantaggio dei proprietari e degli
imprenditori. Una fabbrica meno libera con salari insufficienti in un Paese
impoverito ed angosciato dai messaggi terroristici che arrivano dal potere
sulla stabilità finanziaria e sullo stesso valore dell'euro.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, August 09, 2011 5:29 PM
Subject: cgil, cisl ed uil non difendono l'art.18
CGIL,CISL ed UIL non difendono l'art.18
Privatizzazioni, mercato del lavoro, pensioni. Sono queste le indicazioni
perentorie date all'Italia che sarebbe commissariata per fare cose che sono
nel programma del suo governo ed anche della sua opposizione da sempre. Il
"commissariamento" europeo è una messa in scena per fare passare come fatale
e non rifiutabile la macelleria sociale che viene imposta. Vendere i beni
ed i servizi di proprietà dello Stato per destinarne il ricavato al
risanamento del debito. Non è detto che la vendita apporti i benefici che
vengono fatti balenare: uno Stato che vende parte del suo patrimonio diventa
più povero, più "leggero". E' quello che predicano i neocons che considerano
lo Stato una bestia da affamare e da fare dimagrire fino quasi alla morte.
E' l'anarchia dei ceti ricchi, l'ideologia del the party che sembra oggi
guidare la cultura politica dell'Occidente. Una ideologia per la quale lo
Stato della California vede bruciare le sue foreste senza poter intervenire
efficacemente perchè non ha i mezzi per mantenere una adeguata rete di
protezione civile. Ed i mezzi mancano perchè le migliaia di miliardari
californiani considerano un attentato alla loro libertà ed alla Costituzione
americana dovere pagare le tasse.
La richiesta riguardante le pensioni è sfacciata, indecente. L'Italia ha
modificato in peggio il suo sistema pensionistico fino quasi a renderlo
inaccessibile alle nuove generazioni precarie. Ma l'Inps ha un tesoro di
alcuni miliardi di euro che fa gola e che probabilmente sarà espugnato.
Anche il tesoro dell'INAIL è nel mirino di chi sta facendo l'inventario
delle risorse. Credo che l'estensione alle lavoratrici private della regola
della pensione a 65 anni sarà una delle cose che saranno deliberate assieme
alla quasi abolizione della pensione di anzianità.
Ma il punto di attacco più duro sarà l'abolizione dell'art.18 e lo
svuotamento dello Statuto dei Lavoratori. Milioni di lavoratori con
contratto sono stati finora protetti dai licenziamenti arbitrari, senza
giusta causa, dall'art.18. La norma ha consentito la preservazione nelle
aziende di un corpo di lavoratori che ha maturato diritti connessi
all'anzianità riguardanti il loro stato contrattuale. Ebbene, si vorrebbe
realizzare la cosidetta "flessibilità in uscita", licenziamenti senza
giustificazione per sostituire l'attuale classe operaia con nuovi assunti
magari attraverso le agenzie interinali e la legge Biagi. Realizzare la
precarizzazione di tutti i lavoratori. La totale mercificazione della
prestazione realizzata in una condizione di altissima ricattabilità.
Ho maturato la convinzione che a CGIL, Cisl ed UIL non dispiacerebbe una
drastica riduzione dei diritti dei lavoratori, della loro condizione
giuridica. Da tempo i sindacati gestiscono un potere nella contrattazione
che viene imposto a coloro che dovranno rispettarlo. Le rare consultazioni
con referendum e con pronunziamenti degli organismi avvengono tutti a
posteriori, a cose già fatte. Il sindacato non è più di classe ma un
organismo di regolazione ademocratico. Lavoratori licenziabili senza giusta
causa sono ricattabili non solo dal padronato. Diventano più vulnerabili e
meno forti nel rapporto con le loro strutture sindacali . Insomma, come in
USA! Nella fabbrica il sindacato diventa una sorta di collaboratore
dell'ufficio risorse umane ed il lavoratore come individualità deve stare
attento a come parla ed a quello che fa se non vuole perdere il suo pane
quotidiano. Ecco: sindacati collaborazionisti preferiscono lavoratori con
poco o nullo peso giuridico. Una merce che può essere cambiata se non sta
al gioco della nuova fabbrica marchionniana.
Per questo credo che l'art.18 diventerà presto un ricordo di una epoca
diversa.
Pietro Ancona
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Message -----
From: Pietro Ancona
Sent: Saturday, August 13, 2011 6:33 PM
Subject: spigolature sulla manovra
Il 1 Maggio va celebrato il 1 Maggio, il 25 aprile va celebrato il 25
aprile, il 2 giugno va celebrato il 2 giugno. Lavoro, Resistenza e
Costituzione non sono postergabili al lunedì successivo. Postergare equivale
a sopprimere. Il recupero in termini di produttività se c i fosse non paga
la perdita in termini di disonore e perdita di identità dell'Italia.
Disonestà del governo. Sacconi manipola l'art.18 rendendolo revocabile con
una mostruosità giuridica, un inganno dentro l'altro inganno dell'erga omnes
dei contratti aziendali, e nega di averlo toccato. Vigliaccheria di chi è
consapevole di fare del male ai lavoratori. Presto comincerà la grande
ristrutturazione delle aziende basate sulla perdita di tutela dell'art.18.
Saranno colpiti sopratutto coloro che hanno una età media di 45 anni
Non ho dubbi che Sacconi si sia fatto richiedere dalla BCE l'abolizione
dell'art.18. La linea del governo ha complici in basso tra i servili
collaborazionisti dei sindacati confederali ed in alto, nelle alte sfere
della Cupola Mafiosa del Liberismo europeo che con il terrore, minacciando
default, sta plasmando le legislazioni degli stati europei in senso
premoderno e fortemente classista anticeti medi ed operai.-
La manovra non risolve la "crisi" perchè lo stato di crisi è una scelta
permanente del capitalismo oc cidentale per finanziarsi spremendo il ceto
medio e la classe operaia, riducendo al minimo le pensioni ed il welfare.
Entro sei mesi ci diranno che sono necessarie altre misure magari
proporranno la giornata lavorativa di 12 ore e l'abolizione delle ferie. E
poi ci chiederanno altro e altro ancora
Salari alti, una moderata dose di assenteismo , sicurezza del futuro, orari
flessibili inferiori alle quaranta ore settimanali, welfare elevato e
capillare, rendono assai più produttive le aziende ed il Paese. C'è una
produttività generale che viene dal buon funzionamento dei pubblici servizi
ed aiuta il sistema economico. Privatizzazioni, bassi salari, terrorismo
padronale, rendono il c ontesto mefitico ed improduttivo
L'estensione erga omnes degli accordi aziendali è una contraddizione in
termini che svela la menzogna padronale e del governo : un contratto è
aziendali perchè riferito ad una realtà particolare. Se diventa erga omnes
non si capisce più perchè è stato stipulato se ne abbiamo uno nazionale.
1 maggio, festa del lavoro, 2 giugno festa della repubblica e 25 aprile
festa della Resistenza sono state soppresse. Si dice per ragioni di
produttività ma in effetti perchè sono tre ricorrenze invise ed odiate da
sempre dalla destra italiana. Berlusconi solo recentemente ha accettato di
ricordare il 25 aprile. Questa soppressione è un atto di odio verso i
lavoratori e verso la democrazia e la resistenza.
Se sciopero ci sarà (e della sola CGIL) sarà a cose fatte e soltanto per
registrare una protesta e non per segnalare una vera volontà di cambiamento
della manovra.In fondo le libertà che vengono concesse al padronato per
legge erano state già annunziate dagli accordi del 28 giugno e dalla
sostanziale adesione di Camusso agli accordi di Pomigliano.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, August 14, 2011 3:27 PM
Subject: fari trasiri u sceccu pa cuda. (fare entrare l'asino per la coda)
Erga Omnes
Ezio Vigorelli, Ministro del Lavoro
Fari trasiri u sceccu pa cada (fare entrare l'asino per la coda"- Erga Omnes
Modo di dire siciliano per esprimere meraviglia per qualcosa di forzato, di
sbagliato, di contrario al buon senso. L'asino si fa entrare in stalla
accompagnandolo per la cavezza e non certo prendendolo per la coda. Mi sono
ricordato di questo modo di dire leggendo la levantina norma del decreto
sulla manovra, decreto approvato da Napolitano a tamburo battente come il
nostro Presidente usa fare quando vuole lanciare un forte segnale di
appoggio incondizionato al governo. La norma che mi ha fatto trasecolare è
la possibilità di fare diventare "erga omnes" (valido per tutti) i contratti
aziendali. Dentro questa mostruosità giuridica se ne scopre un'altra: la
negoziabilità a livello aziendale dell'art.18 dello Statuto. Le parti in
azienda possono fare un accordo in deroga al contratto collettivo nazionale
di lavoro ed in questo accordo inserire una norma con la quale si abroga
l'art.18. Estendendo questo accordo a livello nazionale con il meccanismo
erga omnes si estende automaticamente anche l'abrogazione dell'art.18 per
tutti i lavoratori interessati. Quale finissimo capolavoro di logica
giuridica! Quali mente volpine, quali legulei topi di tribunali del lavoro
hanno assistito il Ministro Sacconi nella sua missione di lotta senza
quartiere ai diritti dei lavoratori! Ministro Sacconi che negli anni in cui
si è occupato del lavoro italiano ha fatto di tutto per trasformare la
razionale costruzione del diritto del lavoro fatto da grandi maestri come
Donat Cattin e Gino Giugno in un labirinto in cui i lavoratori per
cavarsela senza troppi danni dovrebbero essere assistiti da stuoli di fior
fiore di giuristi.
Ministro Sacconi che usa agire dietro l'angolo, a tradimento, come ha fatto
quando ha modificato le pensioni assieme ai "complici" nel silenzio generale
e come ha sempre fatto introducendo peggioramenti ed ostacoli all'accesso
alla giustizia per i lavoratori n elle finanziarie o nel cosidetto collegato
lavoro nascondendo il veleno e le trappole nel mare magnum di normative le
più diverse.
Osservo prima di tutto che un contratto aziendale non può derogare in
pejus dal contratto nazionale. Il contratto aziendale non può essere esteso
a tutti i lavoratori del settore appunto per la sua natura particolaristica
e non universalistica. Le condizioni dalle quali scaturisce il contratto
aziendale non sono eguali e quelle in cui operano quanti agiscono nel
settore fuori da quella specifica azienda. C'è quindi una contraddizione tra
la natura dalla quale nasce la contrattazione aziendale e la sua
applicabilità e validità generale.
Osservo ancora che la legge erga omnes è stata dichiarata
anticostituzionale sin dal 1960. La legge erga omnes nacque in un momento di
grande civiltà giuridica dei governi e del Parlamento italiano e voleva
assegnare a milioni di lavoratori sprovvisti di contratto per ragioni legate
alla storia economica e sociale del territorio un diritto aggiuntivo a
quello riconosciuto dalla Costituzione. La finalità della erga omnes era
elevatissima e faceva parte di quella cultura della coesione e della
solidarietà che univa cattolici a comunisti. Ezio Vigorelli fu un grande
ministro del Lavoro, socialdemocratico, uomo della resistenza.
Ma la Corte Costituzionale bocciò la proposta erga omnes perchè in carenza
dell'applicazione dell'art.39 della Costituzione (tuttora carente)-
Ma ora il Ministro Sacconi, indecente epigone di una tradizione illustre
che ha onorato il Ministero del Lavoro, vorrebbe usare l'erga omnes per
colpire non per migliorare la condizione dei lavoratori: Il contratto
aziendale erga omnes diventerebbe un contratto "nazionale" e ne usurperebbe
la funzione, il dominio. Una cosa grottesca scaturita da menti avvelenate
dall'odio di classe che pensano soltanto per danneggiare e non per
migliorare la civiltà di questo paese.
Napolitano conosce la storia dell'erga omnes perchè in politica attiva
durante il Ministero Vigorelli. Si è esposto alla brutta figura di approvare
un decreto che,nella parte che ho richiamato, è illegale, è grottesco.
Non ho dubbi che Napolitano farà pressioni sulla CGIL perchè non faccia lo
sciopero generale. Queste pressioni sarànno forse condivise dal PD il quale
vorrebbe incassare il lavoro sporco fatto dal governo Berlusconi e
succedergli. Sono certo che Cisl ed Uil non faranno una sola ora di
sciopero. Tuttavia credo non si possa fare rivivere dopo mezzo secolo l'erga
omnes allo scopo truffaldino di abolire l'art.18 che non si vuole affrontare
a viso scoperto. Spero che qualcuno faccia sapere alle alte sfere del potere
che non tutto si può manipolare nonostante squadre di "giuristi" si
prestino a fare da guastatori al servizio di Sacconi e della Marcegaglia.
Chi lo ricorda alla signora Camusso che l'erga omnes è incostituzionale?
Pietro Ancona
http://it.wikipedia.org/wiki/Decreti_Vigorelli
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, September 05, 2011 9:06 AM
Subject: lo sciopero "dopo" la sconfitta
Lo sciopero arriva a giochi fatti e con i lavoratori già spogliati di tutto
La vendetta del padronato italiano sulla classe lavoratrice che era
riuscita a conquistare diritti di livello europeo finalmente trova sfogo
nell'attacco all'art.18. Padronato alleato di sindacati che si appropriano
di un diritto personale dei lavoratori per gestirlo al loro posto ed
ingigantire a dismisura il loro potere. Tutto con una norma illegale assurda
ma che diventa legge
ad libitum!!!
Licenziamenti ad libitum (secondo la propria volontà padronale) appena
approvata la "manovra" con una norma grottesca assurda illegale. I padroni
si sbarazzeranno dei lavoratori "pesanti" ( quelli con dieci o venti anni di
anzianità) per sostituirli con carne fresca interinale biagizzata
temporanea. La chiamano "flessibilità" in uscita. I lavoratori arrivano allo
sciopero del 6 nudi. Non gli resta più niente! Saranno alla mercè del
padronato che potrà farli fuori quando e come vorrà.
I lavoratori sono fritti!! C'è una intesa sotterranea tra PDL e PD per
tutta la materia dell'art.8 della manovra. Non si sarà battaglia ma qualche
finta scaramuccia per fare un po di scena. Lo sciopero avverrà a cose fatte
e con la CGIL firmataria di ben due documenti con la Confindustria
Note di pessimismo
Cinque o sei scioperi generali della CGIL dal 2008 ad oggi, un paio fatti
di mala voglia perchè strappati dalla Fiom a Epifani oppure alla Camusso.
Scioperi contrappuntati da accordi interconfederali peggiorativi della
condizione contrattuale e giuridica dei lavoratori ultimo dei quali quello
del 28 giugno. Intanto leggi velenose come il collegato lavoro e "riforma"
delle pensioni.
Parteciperò alla manifestazione di Palermo ed al comizio di Landini per il
quale ho grande stima sperando che la sua vicenda non sia quella di Don
Chisciotte cavaliere dell'ideale ma destinato a prendere sempre sberle ed a
sentire i morsi della fame. Ma non ho alcuna fiducia che lo sciopero potrà
in qualche modo indurre la dirigenza della CGIL a cambiare linea e
rinunziare al collaborazionismo. Lo sciopero non smuoverà il gruppo
dirigente del PD dalla sua posizione sempre più filoconfindustrialista.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Tuesday, September 06, 2011 8:23 PM
Subject: Fw: il sindacato soggetto terzo tra imprese e lavoratori
Il sindacato soggetto terzo tra imprese e lavoratori.
C'è una mutazione genetica in corso nel Dna della Cgil indotto da una
nuova dottrina del suo rapporto con i lavoratori che merita di essere
studiata a fondo per le sue inquietanti conseguenze sulla "natura" del
Sindacato. Sono state introdotte per legge norme come quella dell'arbitrato
ed ora sui licenziamenti che di fatto trasferiscono diritti indisponibili
dalla persona del lavoratore ai sindacati. La rappresentanza sindacale nel
collegio arbitrale di impianta sul diritto del lavoratore ad avere un
giudice naturale a cui rivolgersi e lo sostituisce. Se passa l'art.8 con il
quale l'art.18 diventa disponibilità di parti sociali un diritto soggettivo
fondamentale alla giusta causa viene affidato alla "benevolenza" del
sindacato a cui il lavoratore si rivolge per farsi assistere. Insomma si
spogliano i lavoratori di potestà giuridiche, si riducono a pura merce, e si
affidano ruolo nuovi al sindacato. Quindi il sindacato non è più lo
strumento che agisce per conto del lavoratore e lo difende accrescendo il
corpus dei suoi diritti e rivendicando le sue ragioni nei confronti della
azienda ma una entità terza a se stante al quale il lavoratore è costretto a
rivolgersi dalla legge e che acquista un potere drammatico su di lui. La
Cisl è il principale veicolo di questa nuova dottrina. Il cittadino è
dotato di tanti diritti che vengono perduti nel momento in cui diventa
lavoratore e per esercitarli è costretto a rivolgersi ad un sindacato.
Siamo ad una mostruosa involuzione del giuslavorismo.
Intanto la moltiplicazione degli enti bilaterali e delle iniziative comuni
tra le organizzazioni padronali e quelle dei lavoratori crea un groviglio
fittissimo di interessi alimentato da una normativa contrattuale che destina
a specifici scopi parti del salario che crea financo un conflitto di
interessi tra il lavoratore che non vorrebbe rinnovare il contratto in un
certo modo ed il suo sindacato che deve continuare ad alimentare il suo
rapporto con la parte datoriale.
Avremo un processo di scollamento di interessi tra i sindacati ed i
lavoratori fino al punto di diventare divergenti e fino ad annullare ogni
potere effettivo degli iscritti sulle loro rappresentanze.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, September 09, 2011 10:02 AM
Subject: la manina di Bonanni ed il minuetto della Camussi
La manina di Bonanni ed il minuetto della Camusso
Di fronte alla valanga di critiche arrivate dai lavoratori ed in qualche
modo consapevole dei gravissimi danni inferti dall'art..8 che Sacconi ha
lungamente discusso e concordato con lui ma anche con "esperti" del PD,
Bonanni cerca di nascondere la manina e propone a Cgil e Uil un patto di
desistenza , di non applicazione dell'art.8 della legge. La parola magica è
"sterilizzazione!" Il discorso è semplice e chiaro: basta che le
confederazioni decidano di non applicare l'articolo 8 per renderlo sterile.
Sentita questa proposta la segretaria della CGIL si è affrettata ad
accoglierla facendone addirittura l'inizio di una nuova fase di accordi
intersindacali. Come se aspettasse un segnale prestabilito, la Camusso ha
subito iniziato un minuetto attorno a Bonanni.
Se mancavano prove alla connivenza del sindacalismo confederale
all'aggressione allo Statuto dei Diritti basterebbe questo atteggiamento
"realistico" per avere conferma del fatto che il lungo percorso che va dal
pacchetto Treu alla legge Biagi al collegato lavoro alla manovra di ieri è
unito da un solo filo che è quello del capovolgimento del diritto del lavoro
che diventa diritto dei sindacati che lo amministrano "sui lavoratori" e
d'intesa con i datori di lavoro.
Naturalmente a nessuno dei signori che hanno in mano le potenti
confederazioni viene in mente di osservare che la legge non si può
privatizzare e che i lavoratori hanno diritto a ricorrere ad un giudice.
Avallano un processo di corporativizzazione fascista della società italiana
in cui un datore di lavoro ed un sindacalista riuniti possono sbarazzarsi
senza giusta causa di una presenza scomoda, una testa calda, uno che fa
storie per rivendicare i suoi diritti che ora non sono più tali, o anche di
un padre di famiglia per sostituirlo con uno che costa di meno.
Ieri il Senato ha divorato in un solo boccone i tre pilastri dei diritti
del lavoro: lo statuto, l'art.8 ed il contratto nazionale. Con un perfido
quanto illegale marchingegno il contratto aziendale diventa il tribunale
supremo in cui alcune persone decidono della vita e della morte di un
lavoratore. Possono licenziarlo senza giusta causa e credo che al
malcapitato non sarà neppure concessa la facoltà di rivolgersi ad un
tribunale. I tre gradi di giudizi non valgono più per il mondo del lavoro.
Il diritto di avere un giudice a Berlino è stato cancellato.
Si apre l'era sacconiana dei "sindacati complici". La persecuzione di
Sacconi verso la CGIL alla luce di quello che realmente accade nella fredda
realtà appare come un escamotage teatrale per avere il suo consenso sia pure
in tempi differiti. Non c'è dubbio alcuno che la classe operaia italiana non
ha mai avuto davanti a sè un nemico cosi forte ed avvertito sorretto da
nugoli di giuslavoristi ansiosi di compiacere l'imprenditoria italiana e
capace di una strategia di alto profilo strategico che conduce alla cattura
ed alla corporativizzazione del sindacalismo rendendolo inerte e, appunto,
"complice".
Naturalmente la proposta di sterilizzare l'art.8 fatta a caldo e nelle ore
della collera operaia è destinata a cadere nel tempo che tutto macina e che
gioca a sfavore dei lavoratori. La posta in gioco è una nuova Italia con
connotazioni fortemente autoritarie e con le fabbriche e uffici popolati da
lavoratori terrorizzati di perdere il loro pane. Da qui a sei mesi o un
anno la tentazione di usare il nuovo potere dell'art.8 diventerà fortissimo
negli imprenditori e produrrà i primi eventi. L'obiettivo è un grande
immenso turnover: allontanare i lavoratori "pesanti" che hanno maturato
diritti e che hanno un'età media di 40 anni tuti a tempo indeterminato ( si
tratta di cinque o sei milioni di persopne) e si sostituirli con una mano
d'opera giovane o immigrata biagizzata, precarizzata, nelle mani delle
compagnie di avviamento tipo le agenzie interinali che hanno sostituito il
vecchio malandato ufficio di collocamento difeso da Brodolini spesso
inefficiente ma che garantiva almeno il diritto di essere considerati esseri
umani e non merce.
E chissà se non saranno gli stessi sindacati a costituire le cooperative
per avviare i sostituti dell'art.8!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 14, 2011 6:31 PM
Subject: CAMPANE A MORTO PER I DIRITTI
CAMPANE A MORTO PER I DIRITTI
In un clima convulso dominato dal terrorismo diffuso a piene mani dai
massmedia sul possibile fallimento dell'Italia, con la fretta imposta da
tempi minimi per il passaggio nelle due aule affollate da mille oligarchi
ben pasciuti e distanti dalla realtà e dai bisogni della popolazione, la
Camera dei deputati ha approvato la cosidetta manovra. Probabilmente non
sarà l'ultima perchè l'Italia è nella morsa della speculazione che agisce
senza regole e che può rovinare una nazione sovrana. Ci era capitato già con
Soros che fece perdere all'Italia di Ciampi quarantamila miliardi di lire.
Ci sta capitando ora con due manovre da cento miliardi quando fino ad un
paio di mese fa non si sentiva il bisogno di nessun intervento correttivo.
Il debito italiano per quanto alto non deve essere pagato tutto in un giorno
ed è garantito da una situazione patrimoniale del Paese che lo vale per
venti volte. Ed è appunto questo lo obiettivo della speculazione:
costringerci a svendere il nostro patrimonio a cominciare dai gioielli della
industria.
Nella manovra hanno infilato il famigerato articolo otto che privatizza la
legge dello Statuto e ne affida la gestione ai padroni ed ai sindacati
aziendali. L'articolo otto è un concentrato di illegalità perchè generalizza
ed estende i contratti aziendali che per loro natura sono riferiti ad una
realtà ben definita; perchè l'erga omnes e cioè il processo di
generalizzazione della norma è stato condannato dalla Corte Costituzionale
cinquanta anni fa con il respingimento della legge Vigorelli, perchè
feudalizza il diritto che non è più del lavoratore ma affidato al suo datore
di lavoro ed ai sindacati "maggiormente rappresentativi" esistenti in
azienda. I lavoratori potranno essere licenziati senza giusta causa e non
esiste neppure la possibilità di impugnare in unTribunale il licenziamento.
Il marchingegno diabolico è stato inventato appunto per sfuggire alla
competenza della Magistratura del Lavoro.
Cade l'art.18 lungamente difeso da uno schieramento che ora si è capovolto.
La CGIL non è più quella di Cofferati ed ha scelto di partecipare al
processo di corporatizzazione del diritto assieme a Cisl ed Uil. Si tratta
del secondo strappo dopo la creazione dell'arbitrato. Il ricorso al giudice
del lavoratore è reso ancora più difficile dalle tasse che sono state
introdotte all'uopo dall'occhiuto regista di questo lunghissimo assedio
vittorioso ai diritti delle persone. Annichilire i lavoratori per dare più
potere ai sindacati ed ai datori di lavoro.
IL codice civile viene cancellato per i lavoratori. Dentro la fabbrica o in
ufficio si hanno meno diritti dei comuni cittadini. In quanto lavoratori si
è oramai imbrigliati in una rete inestricabile di norme repressive.
Viviamo in un universo assurdo e piuttosto che la CGIL a protestare contro
la manovra e l'art.8 udiamo gli strilli della Confindustria. La signora
Marcegaglia è scontenta per non avere riempito il carniere si altre
sostanziose prede oltre l'art.8.
La Camusso ripete l'ipocrita annunzio già fatto in occasione di altri scippi
del ricorso alla Corte Costituzionale. Serve a calmare le acque e fare
intendere la continuazione di una difesa dello Statuto dei diritti che non
c'è mai stata davvero. Lo sciopero è stato un espediente burocratico per
mettere a tacere la Fiom e tenere le parti più critiche della Confederazione
in un quadro unitario.
Il Presidente della Repubblica si è seccato per la richiesta della Fiom di
bocciare l'illegale art.8. Non è un buon segno,.Può darsi che stasera stessa
sentiremo suonare le campane a morte per l'art.18. Milioni di lavoratori che
hanno accumulato anzianità potranno essere sostituiti da carne fresca,
biagizzata, a metà salario. Che cosa è il lavoratore? E' una merce come ho
sentito dire una volta in tv a Guglielmo Epifani.
Essere licenziati senza giusta causa fa regredire a tempi lontanissimi ed
avrà effetti deleteri nell'ordine sociale. Il lavoro che oggi è base della
repubblica diventa una cosa disprezzabile e maltrattabile.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, October 20 2011 2:15 PM
Subject: Dopo il 15 ottobre
Dopo il 15 ottobre
Più ci allontiamo dal 15 ottobre e più mi convinco della esistenza di un
disegno studiato a tavolino e realizzato con successo per impedire la
manifestazione in Piazza San Giovanni. Mi è sembrato di capire che quando la
testa dell'immenso corteo è giunta a Piazza San Giovanni questa era
occupata di mezzi della polizia che facevano caroselli ed i cosidetti
testa-coda per tenerla occupata ed impedirne l'accesso. In quanto alla
violenza che si era scatenata prima subito dopo la partenza del corteo sono
convinto che essa è stata "incentivata" da numerosi infiltrati che hanno
dato vita agli episodi più inaccettabili per la popolazione come l'incendio
di auto private e l'assalto alla Chiesa con distruzione della statua di una
Madonnina e del Crocifisso. C'è stata sicuramente l'azione di giovani
incappucciati contro edifici pubblici simbolici come le banche ma la
strategia vincente è stata quella degli infiltrati che sapevano dei
propositi dei blackbloc di dare una caratterizzazione di forte antagonismo e
li hanno usati per sabotare con successo il corteo e quella che si sapeva
sarebbe stata la più grande manifestazione delle 1000 città del mondo che
protestavano insieme il 15 ottobre.
Dal 15 ottobre ad oggi c'è stata una martellante campagna di massmedia di
criminalizzazione della violenza, la sconsiderata proposta di Di Pietro di
ripristino della legge Reale, i provocatori annunzi di Maroni che vorrebbero
la cauzione per manifestare, gli arresti preventivi dei "pericolosi", la
campagna di indagini in tutta Italia contro gli anarchici ed i centri
sociali. Si è cercato di montare l'opinione pubblica contro i movimenti di
contrasto alle politiche del governo e dell'UE credo senza successo. Se si
facesse un sondaggio serio si scoprirebbe che l'opinione pubblica ha forti
sospetti sul comportamento della polizia a Roma e che non c'è condanna ed
esecrazione come si vorrebbe per le "violenze" degli incappucciati. L'avere
individuato e sbattuto in prima pagina come simbolo dei ribelli un ragazzo
di Roma con il soprannome di Er Pelliccia come se si trattasse di un
pericoloso membro della banda della Magliana non è servito molto a chi
vorrebbe imprimere una stretta poliziesca alle libertà degli italiani. Il
ragazzo incriminato per il lancio dell'estintore ha 24 anni, una età nella
quale la generazione degli anziani attuali già lavorava. Vive a carico dei
genitori e nasconde pietosamente la sua condizione di disoccupato facendo
l'iscritto ad una Università privata. La condizione di milioni di suoi
coetanei e financo di trentenni o trentacinquenni è la stessa. Vivono a
carico delle famiglie, stanno assai peggio dei loro genitori, non hanno
futuro, sono disperati e soffrono di astenia e dei tanti malanni psicologici
che affliggono le persone costrette a chiedere qualche soldo alla famiglia e
che non sono spesso in grado di offrire una pizza alla fidanzata con la
quale è difficilissimo potersi sposare.
Certo la stampa italiana non si è comportata con onore. Se qualcuno
cercasse nei giornali le rivendicazioni degli indignati non ne troverebbe
traccia. Anche la tv è stata della partita che il governo si è giocato con
il movimento. Gad Lerner non ha lasciato che la portavoce degli indignati
leggesse le cinque rivendicazioni del documento del movimento.
L'opposizione ha fatto a gara con la maggioranza nella campagna di
criminalizzazione e nella versione opportunistica secondo la quale i
violenti avrebbero tolto la parola ai miti del corteo. La decisione di
Alemanno di vietare per un mese i cortei a Roma e la decisione di non
autorizzare il corteo dei metalmeccanici previsto per domani saggiano le
possibilità di una seria restrizione delle libertà costituzionali ma ha
ricevuto una reazione alquanto blanda e la stessa Fiom è stata costretta a
ridimensionare la sua iniziativa su indubbie pressioni della CGIL e del PD.
PD che non si rende conto che la linea securitaria non paga più e che la
sofferenza delle persone è diventata soverchiante su ogni perbenismo. Il
quadro è cambiato. La gente si sente minacciata dalle misure prese dal
Governo e da quelle che si accinge a prendere. La linea delle "riforme
strutturali" che poi non sono altro che meno pensioni, meno sanità, meno
scuola e meno servizi e bassi salari e privatizzazioni che gonfiano le
bollette pesa come un enorme clava sulle spalle degli italiani che capiscono
i ragazzi che sfasciano le vetrine delle banche o delle agenzie interinali.
Il Palazzo si chiude ed alza i ponti levatoi. Dalla opposizione nessuna
proposta per dare una qualche soddisfazione ai milioni di giovani che
aspettano un segnale. La legge Biagi architrave della precarizzazione e
della infelicità delle nuove generazioni non viene messa in discussione. Non
si propone nessuna misura per garantire un reddito sociale e per proteggere
i biagizzati dallo sfruttamento schiavistico di salari inconsistenti con
l'istituzione del Salario Minimo Garantito esistente nella vicina Francia
(1300 euro mensili) ed in tanti paesi del mondo. Dal governo soltanto la
proposta di aiutare la concessione di mutui ai giovani con contratti a
termine. Una proposta che potrebbe essere più dannosa che utile.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, January 30, 2012 2:50 PM
Subject: il precariato ideologico
Il precariato ideologico
Il precariato non nasce dalla crisi o da difficoltà obiettive delle
aziende. E' una scelta politica bipartisan dei partiti che sono in
Parlamento che serve a riallontanare quanti si stavano unificando nel ceto
medio verso i bordi marginali della società. Fa parte di un piano studiato
a Bilderberg per distruggere il ceto medio e ricacciare indietro
l'ascensore con i nuovi arrivati. Infatti non esiste posto di lavoro
precario tranne quello stagionale o eccezionale. E' il lavoratore precario
chiamato ad occupare un posto di lavoro stabile che non gli viene assegnato
per una discriminazione politico-sociale che discende dall'ideologia
classista. Le classi dominanti si erano spaventate del 68, della sua spinta
egalitaristica e della propulsione verso l'alto che aveva impresso ai ceti
operai che avevano conquistato la possibilità di comprarsi una casetta,
avere l'automobile, mandare i figli a scuola, farli laureare. Prima del 68
nelle fabbriche la mensa operaia era divisa da quella degli impiegati e si
avevano due distinti contratti di lavoro. Il 68 è stato un grande fatto di
civiltà! Il precariato viene organizzato scientificamente dalla legge Biagi
che non sarà mai seriamente intaccata in questo ciclo della politica perchè
fa comodo ai partiti alle istituzioni alle cooperative ai sindacati che
tengono al guinzaglio centinaia di migliaia di dipendenti ad una media
inferiore ai 700 euro mensili e senza diritti. Il contratto unico
triennale che si accingono a varare (ma non per sostituire tutte le
tipologie degli atipici) è una truffa, un grimaldello per espugnare l'art.18
già preannunziato dal ddl dei senatori del PD.
Se ci fosse una volontà politica positiva nello Stato si potrebbe stabilire
che i contributi di legge vengono erogati soltanto a coloro che rispettano
il contratto di lavoro e non hanno precari. Le redazioni dei giornali sono
popolate da tanti giornalisti pagati a pezzo, a giornata, a servizio per
pochi spiccioli. Se non avessero papà e mamma che li finanziano morirebbero
di fame e di stenti. Se un giornale riceve una parte dei 150 milioni che
lo Stato graziosamente elargisce dovrebbe garantire il rispetto del
contratto dei suoi giornalisti. Per tutti. Non lo fa e questo succede perchè
anche i deputati ed i senatori tengono a stecchetto i loro "portaborse" con
compensi di fame e la speranza sempre più evanescente per tanti di
sistemarli se sapranno servirli per bene.
Bisognere estendere a tutto il lavoro la copertura dell'art.18 e limitare il
precariato soltanto ai lavori stagionali o occasionali. Ma il vento che
soffia va da un'altra parte e vorrebbe precarizzare tutto il lavoro. Questo
non per superare la crisi ma per strumentalizzarla soltanto per i ceti
abbienti escludendo venti milioni di italiani e le loro famiglie. Se passa
l'abolizione dell'art.18 l'Italia degraderà e sarà un paese di infelici e di
ansiosi imbottiti di pillole tranquillanti per potere reggere lo stress
della provvisorietà e l'assenza di futuro.
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, February 18, 2012 5:37 PM
Subject: la waterlo dei lavoratori italiani
La Waterloo dei lavoratori.
la trattativa sindacati-governo-confindustria ha lo scopo di ridurre
drasticamente la spese per gli ammortizzatori sociali e le garanzie
dell'art.18. Attaccheranno l'art.18 anche attraverso la demolizione di parti
importanti delle leggi che regolano i licenziamenti individuali e
collettivi.Cancellare la cassaintegrazione Guadagni per sostituirla con il
sussidio di disoccupazione significa cancellare la speranza dei lavoratori
di tornare al lavoro. Il sussidio di disoccupazione cancella il rapporto con
l'impresa. Sono sgomento dell'ottimismo mostrato dalla Camusso sulla
trattativa. In quanto ai giovani è davvero stupefacente la propaganda che si
sta facendo al contratto di apprendistato che in Italia esiste da sempre e
che certamente non è applicabile a tutti i lavori ma soltanto a quelli
manuali ed artigianali. Un medico non ha certo bisogno di fare apprendistato
dal momento che ha laurea comporta una pratica ospedaliera che spesso
aumenta con la specializzazione. Pensare di fare dell'apprendistato una
norma universale è una forzatura destinata a produrre e ricreare i danni
della legge trenta (biagi). Non si parla nella trattativa della legge Biagi
perchè si vuole mantenere un ventaglio ampio di ricattabilità (flessibilità)
in entrata,.
Non c'è proprio niente nella trattativa impostata dalla Fornero che possa
interessare i lavoratori e rendere migliori e più civili i rapporti di
lavori. Naturalmente l'art 8 non sarà toccato e neppure tutta la normativa
di privatizzazione della giustizia del lavoro sottratta ai giudici ed
affidata a Commissioni di arbitraggio che si dovranno pagare e dalle quali
i lavoratori non avranno mai giustizia. La Fornero conta di incassare una
monetizzazione anche parziale del diritto alla reintegra e cioè vuole e
credo cercherà di ottenere la resa incondizionata della classe lavoratrice.
Lo sciopero indetto dalla Fiom non basterà a cambiare il quadro della
situazione e probabilmente sarà una stanca protesta a posteriore cioè a cose
fatte.
Pietro Ancona
*****
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, March 07, 2012 9:36 PM
Subject: Visco e l'Italia dei vecchi lavoratori
Visco e l'Italia dei vecchi lavoratori
Il governatore della Banca d'Italia dr.Ignazio Visco si unisce oggi
alla canea delle voci degli squali più autorevoli del regime che tentano
di influenzare la trattativa sul "mercato di lavoro". Lo scopo è portare
a casa l'abolizione dello art.18 e fare saltare l'ultima difesa della
dignità dei lavoratori senza la quale questi saranno alla mercè di
colui o dell'azienda per cui lavorano. Il Dr. Visco per chi non lo
sapesse è da anni baby pensionato con assegno di 15 mila euro netti al
mese. Riceve uno stipendio annuo di Governatore che è il più alto del
mondo, maggiore di quello di tutti gli altri d governatori pari a 450
mila ai quali bisogna aggiungere tutti i benefict della carica ed il
costo del suo posto di lavoro. Per fare un raffronto basterà dire che lo
stipendio del governatore della banca tedesca è di 101 mila euro!
Questo signore parla di "rendite di posizione e di resistenze (la
difesa operaia dell'art.18). Naturalmente ripete il refrain
propagandistico quanto falso che lascia capire come l'art.18 impedisce
ai giovani di entrare pienamente nel mondo del lavoro. Fa finta di
ignorare la legge Biagi che prevede 46 possibili contratti atipici che
creano precariato in quantità industriale. Ma il punto centrale
dell'intervento di questo signore è quando afferma che bisogna lavorare
" di più, in più e più a lungo" perchè l'Italia è un paese anziano
(sic!).
Desidero ricordare che nel 2012 la caratteristica prevalente del lavoro
non è la prestazione manuale, muscolare in cui l'anzianità incide
negativamente e produce prestazioni scadenti o discontinue. L'età
avanzata dei nostri lavoratori viene mitigata dalla presenza di oltre
quattro milioni di emigranti tutti in età giovanile e potrebbe esserlo
molto di più dalla ricerca e dall'applicazione di innovazioni
tecnologiche che suppliscano l'erogazione di mera energia muscolare.
Certo l'allontanamento dell'età pensionabile crea ostacoli al turnover
ma il livello tecnologico della nostra economia potrebbe permettere una
riduzione dell'orario di lavoro al disotto delle 35 ore settimanali.
Innalzamento dell'età pensionabile che è diventata la più alta d'Europa
e che è stata accompagnata finora da politiche che tendevano a
trattenere i pensionandi in servizio.
Non bisogna lavorare di più ma lavorare in più e lavorare meno.Il
problema della produttività è sopratutto un problema di organizzazione
industriale. Ridurre la giornata lavorativa a sei ore. E' inutile
produrre più in fretta prodotti se questi poi sono destinati a restare
in magazzino per settimane o per mesi. Quando Marchionne facendo
lavorare come muli i dipendenti della Fiat produce più automobili in un
tempo minore se queste poi rischiano di arrugginire in lunghe
malinconiche file nei piazzali degli stabilimenti non combina un grande
affare.
Si stanno rendendo le condizioni dei lavoratori invivibili. Si
inducono i lavoratori ad odiare il posto di lavoro nel quale si sentono
sempre di più a disagio, sfruttati, estranei. Eppure ci sono stati
periodi in cui i lavoratori hanno avuto l'orgoglio della loro azienda,
della loro capacità professionale. Essere ferrovieri o meccanici di
precisione o altro rendeva orgogliose e motivate le persone e le aziende
rilucevano della collaborazione dei loro dipendenti. Si, rilucevano. Un
lavoratore soddisfatto e realizzato fa bene non solo a se stesso ed alla
sua famiglia ma anche alla sua azienda.
uno squalo sazio che guadagna 50 o 60 mila euro al mese filosofeggia
sull'Italia anziana e sul lavorare di più e più a lungo non si rende
conto che può anche darsi che riesca a piegare i lavoratori alle sue
voglie ma contribuirà ad approfondire la frattura piuttosto che a creare
coesione sociale. Questa si crea con la giustizia sociale che comincia
da una drastica riduzione della distanza che lo separa dalla media dei
lavoratori italiani (23 mila euro l'anno).
Pietro Ancona
http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/03/07/visualizza_new.html_128326697.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: eguaglianza e libertà
Sent: Monday, March 19, 2012 4:03 PM
Subject: la riforma di Biagi
La riforma di Biagi nel decennale della morte.
Nel decennale della morte di Marco Biagi mentre mi unisco a coloro che
condannano l'assassinio quale arma di punizione o di risoluzione di problemi
politici o sociali, mi dissocio da quanti, a cominciare da Napolitano
strumentalizzano la ricorrenza della tragedia per esaltare i valori e le
scelte che lo studioso fece. Valori e scelte non compiute nel chiuso di uno
studio o nell'aula di una università ma nella qualità di consulente del
Governo italiano al quale il professore Biagi ha fornito tutto
l'armamentario giuridico e culturale che ha dato vita alla legge trenta.
Questa legge trenta che io continuo a chiamare legge Biagi disgrega il
rapporto di lavoro in numerosi marchingegni (se ne contano una cinquantina)
in cui la scelta per il datore di lavoro è senza limiti e tale da privare
legalmente di diritti che erano patrimonio della cultura giurlavoristica di
questo paese. Il lavoratore biagizzato è a tempoed è privato del welfare.
Difficilmente avrà pensione e se disoccupato non avrà che da rivolgersi ai
suoi genitori se ne ha per farsi mantenere. Naturalmente posti di lavoro
precari non ne esistono. Il precariato non è una esigenza oggettiva del
sistema economico. Esistono posti di lavoro fissi assegnati in modo
precario. Le paghe dei precari sono miserrime ed indecenti. La piaga del
precariato ha invaso tutto il mondo del lavoro diventando maggioritaria
nelle nuove assunzioni. Il solo tentativo di ridurre il supermercato dei
contratti atipici da 46 a 8 ha suscitato le ire della Confindustria. La
signora Marcegaglia ha affermato che "la flessibilità in entrata" non si
tocca.
Milioni di persone in Italia sono state rovinate dalla legge trenta. Altri
lo saranno in futuro. E' difficile la estirpazione di questo cancro perchè
partiti, parlamentari, sindacati, cooperative ricorrono abbondantemente al
rapporto atipico.Andate a guardare quale rapporto di lavoro hanno i
dipendenti del PD o della CISL.
Per questo non condivido la verità di una ricorrenza che è contro la
violenza del terrorismo ma è anche violenta verso tutte le nuove generazioni
del lavoro di questo Paese.
Biagi ha dato gli strumenti giuridici per fare del precariato un valore.
Ma il precariato è un disvalore mentre la rigidità è un valore perchè è
certezza del diritto e modernità e rinnovamento dell'economia italiana.
Modernità e rinnovamento che non si avranno più con il lavoratore "usa e
getta" di Marco Biagi.
Pietro Ancona
http://www.facebook.com/messages/1342275423#!/note.php?note_id=413560751990677
****
Ho letto l'intervista di Landini. Tutto giusto, tutto
condivisibile. Ma non basta dire la verità e criticare la CGIL
per le sue scelte. Alla fine la posizione di Landini e della
Fiom diventano il fiore all'occhiello della CGIL
collaborazionista con il governo che ha "spacchettato" l'art.18
e quasi abolito il reintegro mentre ha confermato con inaudita
crudeltà sociale la cosidetta "flessibilità" in entrata. Inoltre
farà pagare ai pensionati ed ai lavoratori dipendenti il
finanziamento degli ammortizzatori sociali che peraltro non
saranno per tutti. Vince la linea della riduzione del male
imposta da Bersani ma il male che rimane è troppo ed
insopportabile. La critica della Fiom diventa uno strumento per
"trattenere" dentro la CGIL e dentro il PD il dissenso
impedendo... che si coaguli autonomamente all'esterno. .Non
basta dire bisogna confermare lo sciopero generale come fa
Landini, uno sciopero proclamato per la fine di maggio (sic!).
Una volta diventata legge la riforma del mercato del lavoro si
aggiungerà alla montagna di macerie alle quali è stato ridotto
il diritto del lavoro. La Fiom deve rompere con la segreteria
della CGIL con i fatti oltre che con i comunicati. Se non lo
farà il bilancio sarà fallimentare e lo stesso sciopero generale
la celebrazione di un rito che il Potere dà per scontato e di
cui non ha alcun rispetto o timore. Se alla fine non succederà
niente e la Fiom continuerà a militare seppur criticando e
brontolando dentro la CGIL si farà del male ritenendo di fare
del bene. Oramai è provato: non c'è alcuna possibilità di
schiodare la CGIL dalle latitudini che condivide con Cisl ed
UIL. Non c'è proprio niente da fare.
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---- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, April 05, 2012 12:02 PM
Subject: Ammaloramento dell'art.18
L'AMMALORAMENTO DELL'ART.18
L'accordo Bersani sul mercato del lavoro conferma e ribadisce il
precariato
che diventa prevalente in tutte le nuove assunzioni e priva i
lavoratori del
diritto al reintegro trasferendolo al giudice che potrà imporlo ma
avrà
avrà molti paletti nel suo intervento.Tutta la stampa afferma il
falso
"torna il reintegro". Non è vero.
Avere accettato lo "spacchettamento" dell'art.18 è avere aperto la
strada
alla manipolazione (chiamata pudicamente "manutenzione"). Successivi
interventi lo priveranno di ogni efficacia. Intanto è stata
spalancata la
strada alla sua cancellazione.
La disponibilità a discutere nel merito l'art.18 di CGIL e PD non
poteva che
condurre a questo risultato disastroso. In effetti l'art.18 è stato
ammalorato in maniera forse mortale e non avrà più l'efficacia e la
deterrenza che ha finora avuto. Ai giovani inoltre hanno conficcato
grossi
chiodoni con la cosidetta "flessibilità in entrata". Il tutto senza
combattere davvero e con uno sciopero proclamato dalla CGIL tra due
mesi.
L'accesso alla giustizia per il lavoratore è da tempo diventato
assai
difficoltoso per la lievitazione dei costi di assistenza legale.
Avete idea
di quanto costa un buon avvocato? Mentre le aziende hanno studi
legali molto
quotati e ben introdotti nei tribunali il lavoratore spesso si deve
contentare di un avvocato magari alle prime armi. La possibilità di
assic
urarsi una buona assistenza legale peserà molto.- La disparità di
classe si
farà sentire moltissimo ed inciderà.
In tribunale non si è alla pari anche se di dice che la giustizia è
eguale
per tutti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, April 08, 2012 4:02 PM
Subject: La battaglia per l'art.18 è stata persa!
La battaglia per l'art.18 è stata persa!
La storia della CGIL è strettamente intrecciata a quella del PCI
ora PD . La CGIL non può stare molto lontano da dove sta il PD
anche se a volte ne sembra distante. La CGIL conta milioni di
iscritti ma la sua ossatura, il suo scheletro portante è costituito
da migliaia di "funzionari" sindacalisti che lavorano a tempo pieno
nel sindacato e che ne hanno il pieno controllo. Quando esisteva il
PSI i sindacalisti venivano attinti anche da questa area politica e
quando nacque rifondazione comunista anche questa ebbe la sua quota
di "funzionari" della CGIL: Io stesso sono approdato alla CGIL dove
ho trascorso gran parte della mia vita dal PSI. Il Partito ritenne
che io potessi ben rappresentarlo nel sindacato e, con una lettera
del segretario della mia federazione, fui inviato alla Camera del
Lavoro di Agrigento ed inserito nella segreteria provinciale. Più o
meno la selezione del corpo dei dirigenti della CGIL si è fatta
così. Oltre ai funzionari a tempo pieno la CGIL ha fruito dei
"distaccati" dirigenti che si sono distinti nelle loro categorie e
che erano stati eletti negli organismi di base ed anche federali.
Essendo del Sindacato il potere di chiedere il distacco per un
dirigente anche questo era soggetto ad una valutazione politica
sulla appartenenza. L'equilibrio interno deve essere sempre
rispettato e non ci deve mai essere alterazione dei rapporti di
forza. Alcuni dirigenti nazionali sono giunti alla CGIL e sono stati
inseriti subito nei suoi organismi nazionali. Uno di questi è stato
Guglielmo Epifani che il Partito fece assumere dalla CGIL nazionale
dalla quale ebbe subito l'incarico di dirigente l'importante
categoria dei lavoratori della informazione.
Con tutto ciò la CGIL è stata l'organizzazione più democratica
esistente in Italia. Impiantata solidamente su una forte cultura
radicata nella storia del movimento operaio italiano e con un
potente ethos interno costituito dai valori di giustizia libertà e
democrazia. La CGIL è stata una grande scuola di libertà e di
democrazia ed il fine di migliorare la condizione umana e sociale
del lavoratore assieme a quella dell'Italia ne ha impregnato le
organizzazioni per decenni.
Tutte le volte che la democrazia in Italia è stata in pericolo la
CGIL si è mobilitata per la sua salvezza. Quando si senti il
tintinnare delle sciabole e delle manette come raccontò Pietro Nenni
la CGIL si preparò in tutte le sue sedi a difendere la Costituzione.
Ci fu un periodo durante la presidenza Segni in cui i dirigenti
della CGIL a volte dormivano fuori casa perchè ci si aspettava da un
momento all'altro il "colpo di Stato". Racconto questo per spiegare
come l'equilibrio del gruppo dirigente attuale della CGIL come di
quelli che ci sono stati in passato è strettamente legato
all'equilibrio del gruppo dirigente del PD.La corrente socialista si
è sciolta da tempo e moltissimi suoi dirigenti si sono iscritti al
PD. Quindi alla dialettica che prima era assicurata dal rapporto tra
la corrente comunista e quella socialista ora è subentrata una
dialettica che si origina in cordate personali . Il gruppo dirigente
nazionale della CGIL è più o meno riconducibile al gruppo dirigente
nazionale del PD. Le diversità si intrecciano e si sovrappongono. Se
Bersani fa un accordo con Monti sulla riforma del mercato del lavoro
è difficilissimo che questo accordo non venga fatto proprio dalla
dirigenza della CGIL che ne è stata frequentemente coinvolta
durante la sua gestazione. Il gruppo dirigente della CGIL non riesce
neppure ad immaginare di vivere "isolato" ed esterno dal suo
partito. Pertanto lo sciopero indetto a fine maggio sarà uno
sciopero che non metterà in discussione la legge che sarà approvata
dal Parlamento. Si farà finta di credere che il reintegro è stato
salvato quando tutti sappiamo che l'operazione di spacchettamento
dell'art.18 in una triplice tipologia di licenziamento ha dato un
colpo mortale al diritto al reintegro.
La resistenza del civile gruppo dirigente della Fiom all'adesione
della CGIL agli accordi sulla inaccettabile riforma del mercato del
lavoro sarà metabolizzata nel grande movimento della CGIL e non darà
luogo proprio a niente. La Fiom vive dentro la CGIL ed i suoi quadri
dirigenti non possono sottrarsi alle regole generali. Sindacalisti a
tempo pieno non possono portare alle estreme conseguenze la loro
opposizione. Verrebbero emarginati e licenziati. Cosa può fare una
persona di quaranta o cinquanta anni che è stata alle dipendenze
della CGIL per tutta la vita se decidesse di dimettersi? Non può
fare quasi niente e questo Camusso ed i suoi collaboratori lo sanno
bene.
In quanto ai lavoratori il loro peso come corpo sociale e politico
è diminuito e continua a diminuire. Non costituiscono più la base
democratica del sindacato capace di condizionarne le scelte ma
iscritti che debbono stare bene attenti a non metterselo contro. Il
sindacato cambia natura e diventa terzo tra i datori di lavoro ed i
lavoratori.Una entità alla quale recentemente sono stati trasferiti
diritti che prima erano propri ed inalienabili dei lavoratori.
L'arbitrato, l'art.8, i nuovi contratti prevedono un sindacato
sempre più integrato agli interessi della azienda con la quale ha
già tanti organismi il più antico dei quali è la cassa edile dai
quali dipendono migliaia di persone assunte in quota.
E per tutte queste cose che non abbiamo scampo. L'Italia ha un
governo-commissario imposto dai poteri euro-atlantici. Questo
governo di strettissima osservanza liberista è condiviso da tre
maggiori partiti che occupano il Parlamento. Il quarto partito
presente in Parlamento che si opponeva ha avuto una bella randellata
in testa con lo scandalo della famiglia Bossi. Mi ero illuso che la
CGIL potesse mettersi di traverso a difesa dell'art.18. Nonostante
tutto avevo davvero creduto alle prime mosse della Camusso. Ora
anche la CGIL fa come Cisl ed Uil. Non si oppone alle scelte fatte.
Insomma c'è una sterminata quantità di forze politiche e sindacali
che sono d'accordo sulle scelte che si stanno facendo. La cosa
terribile è che questa enorme unità ha come scenario la più grande
sofferenza sociale umana e politica che l'Italia abbia mai
conosciuto e contribuisce ad accrescerla. Nel 29 gli industriali ed
i banchieri rovinati si buttavano dalle finestre dei grattacieli di
New York. Oggi diecine di lavoratori pensionati artigiani e piccoli
imprenditori schiacciati dalla crisi si suicidano nell'indifferenza
generale mentre il Presidente del Consiglio parla con lingua
biforcuta e menzognera al popolo. Oggi ha detto (lo riporta
Repubblica in prima pagina) che la riforma (del lavoro) è fatta per
i giovani!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, April 14, 2012 11:10 AM
Subject: Il suicidio degli italiani
Il suicidio degli italiani
Riflettevo con amarezza alla sconvolgente quantità di suicidi che
accadono in Italia con una frequenza diventa giornaliera. Ogni
giorno qualcuno si toglie la vita in qualche posto a Gela o a
Milano. Le tragedie vengono riferite dalla stampa con indifferenza
con un resoconto più o meno succinto delle circostanze in cui
l'evento si è verificato. Il suicidio è diventato elemento
unificante dell'Italia. Accade al Nord come al Sud.
La ragione di questa epidemia che affligge l'Italia senza
sconvolgerla e senza emozionarla è soltanto economica. Questi
suicidi sono diversi da quelli che "normalmente" si registrano per
gravissime tensioni esistenziali diventate insopportabili.
Riguardano operai, pensionati, piccoli imprenditori. In genere sono
tutte persone che hanno tenuto un comportamento corretto, esemplare.
Non si suicidano perchè si sono giocati al casinò i soldi
dell'azienda ma spesso perchè non hanno ricevuto il dovuto o da
grandi imprese di cui sono fornitori o dallo Stato per servizi
prestati e sono strangolati dalle banche che non sentono ragioni e
non accettano i crediti verso lo Stato o verso le grandi Imprese ma
vogliono denaro contante e subito. Gli operai si uccidono per la
disperazione di non potere più nutrire la famiglia. In genere il
suicidio operaio è preceduto da un periodo di cassa integrazione o
di disoccupazione. Si uccidono anche i pensionati perchè non c'è
cosa più triste e peggiore quanto la mancanza di denaro si riflette
in un degrado fisico che non è possibile fronteggiare, quando non si
hanno più i soldi per mangiare in modo adeguato, per comprare le
medicine, per pagare l'affitto di casa, per fronteggiare il
riscaldamento diventato un lusso.
Lo scenario di questa ecatombe sociale è una società in cui nelle
aziende i lavoratori vivono nel terrore di perdere il lavoro e si
adattano a qualsiasi prepotenza padronale. Le giornate sono scandite
dal terrorismo che i massmedia trasmettono raccontando l'altalena
della borsa e dei titoli di Stato. La parte sofferente della
popolazione bisognosa di aiuto anche psicologico non ha più come una
volta forti partiti della sinistra ed un forte sindacato che
invitavano alla resistenza e davano una prospettiva possibile e
diversa. Tutti i riferimenti sociali ed istituzionali parlano la
stessa lingua: la lingua di Monti e della Fornero che scandisce il
tempo disgraziato in cui ci è toccato vivere. La faccia e la voce
metallica e gelida, la gesticolazione ostile di Monti che sembra
volere abbrancare qualcuno per il collo con le mani adunche che si
protendono ogni volta che deve sottolineare la sua volontà che non
sente altre ragioni perchè si mostra convinto di rapprsentare ciò
che è giusto giusta e vero e che vale molto di più delle cose
parziali e di parte di tutti i soggetti sociali diversi da lui. La
figura di questo Presidente del Consiglio ha un ruolo non secondario
nella crisi profonda di paura che si è abbattuta sulla popolazione
italiana. Monti e Napolitano non hanno mai avuto una parola di
dolore per la gente che si toglie la vita. Da nessun luogo delle
istituzioni, della politica e dei sindacati giunge una voce di
solidarietà, un progetto di intervento e di aiuto. Ognuno dei
suicidi è stato solo con se stesso ed ha sentito la società ostile o
indifferente. Eppure usciamo da un fiume in piena di retorica per il
150 anniversario dell'unità d'Italia, per la coesione degli
italiani. Ognuno per sè e Dio per tutti come predicava la Tatcher
quando proponeva la società di individui, asociale. Se perdi il
posto di lavoro e sprofondi nelle sabbie mobili della disoccupazione
puoi soltanto ucciderti perchè nessuno ti stenderà la mano.
In passato i Comuni avevano uno strumento per fronteggiare
l'emergenza e dare un lavoro ai disoccupati. Erano i
cantieri-scuola. Nei periodi invernali si organizzavano alcuni
cantieri per fare manutenzione o per tenere in ordine la villa
comunale o altro. Ora questa possibilità non c'è più perchè le
privatizzazioni hanno ingessato i Municipi. Non possono fare più
niente. Tutto è stato appaltato ai privati. Centinaia di migliaia di
edili e di disoccupati non hanno il lenimento che veniva dai
cantieri,.
Il liberismo economico e l'oligarchismo politico hanno incattivito
l'Italia. L'ideologia individualistica ed antisolidale del liberismo
e la trasformazione della militanza politica in professione
autoreferenziale hanno aggravato la condizione psicologica di grande
fragilità dell'Italia,. Chi non ha un lavoro sicuro o un conto in
banca si sente fallito. La borghesia liberista ha fatto di tutto per
fare sentire "falliti" i poveri. Tu non hai un lavoro o ritardi a
laurearti? Sei un sfigato! Questo è il messaggio che viene dalla
casta che oggi ci governa.
Oggi un poco di assistenza viene soltanto dalla Caritas e dalle
Parrocchie. Le Sezioni dei partiti operai chiuse, i sindacati
diventati uffici e servizi non ci pensano neppure a fare qualcosa,
ad organizzare un aiuto per i bambini di un quartiere o per le fam
iglie che non cucinano perchè non hanno i soldi per pagare il gas.
Meno male che ci sono le Chiese!
Sono convinto che l'Italia andrà sempre peggio perchè è
prigioniera dei banchieri e dei liberisti che comandano in UE. Non
troverà mai il coraggio di uscire dall'Euro e riprendersi la sua
sovranità che ne fece una nazione felice per almeno mezzo
secolo.Prima o poi la posizione di ognuno di noi traballerà. Magari
ci recheremo in Banca e la troveremo murata come è accaduto agli
argentini. Mi scuso per la cupezza pessimistica di queste previsioni
che spero non si avverino.Ma il Prof.Monti coprendoci di rimproveri
ci condurrà al destino di fame che l'Italia ha avuto per secoli.
Pietro Ancona
****
Pietro
Ancona 22.04.2012
I sindacalisti debbono essere
faziosi per essere morali.
Secondo me sbagliano coloro i quali ritengono di
essere saggi ed equilibrati rinunziando
alla faziosità di classe. I moderati come Bonanno e Camusso. I
sindacalisti debbono essere faziosi per essere morali.Il
sindacalista deve difendere gli interessi della sua parte che è
la parte umana della fabbrica, della azienda, del capitale. Se
sceglie di difendere gli interessi "generali" della impresa e
della economia sacrifica la gente che invece deve rappresentare.
Diventa immorale. Essere faziosi nella difesa dei lavoratori è
la più alta etica esistente nel rapporto sociale. La faziosità e
la difesa integerrima dei diritti dei lavoratori costringe e
spinge l'impresa a cercare altrove i mezzi per ridurre il costo
della produzione. Dove li cerca? Nella innovazione tecnologica
del processo produttivo e nel miglioramento della qualità del
prodotto. Ecco come la faziosità del sindacalista diventa motore
di progresso generale. Nella dialettica sociale la mancata
difesa della "parte" diventa fattore di squilibrio e di
ammaloramento dell'economia.