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Pippo Battaglia Lucean le stelle La Zisa 2009

Cenni di storia dell’astronomia di Sicilia Prefazione di Margherita Hack

I filosofi, gli astronomi e gli astrofisici siciliani, nel corso dei millenni, hanno dato un grandissimo contributo alla conoscenza del cosmo. Alcuni astronomi-filosofi siciliani sin dal 500/400 a.C. grazie al loro intuito e alla loro perizia nell’osservare la volta stellata, hanno proposto modelli cosmogonici e compiuto delle scoperte astronomiche che nel corso dei secoli, molte di esse, si sono rivelate fondamentali in Astronomia. Scoperte come quella dell’asteroide Cerere che ha consentito, già agli albori del secolo del Romanticismo, una più dettagliata conoscenza del sistema solare, mentre quella più recente, avvenuta negli anni Novanta del XX secolo, ha permesso di dipanare il mistero di come si generano, ai confini del cosmo, i “burst Gamma” altrimenti detti “lampi gamma”: energetiche e violentissime esplosioni, visibili soltanto nella banda Gamma dello spettro elettromagnetico. I “burst Gamma” sono stati analizzati tramite il satellite Beppo Sax, che aveva a bordo diverse strumentazioni, ideate e realizzate dagli astrofisici del CNR di Palermo, magistralmente guidati dall’astrofisico Livio Scarsi. Ed è grazie al lavoro e alla genialità dell’equipe palermitana, che ha saputo elaborare degli strumenti adatti a “vedere” nei raggi Gamma, che oggi si ha una migliore conoscenza dei fenomeni più violenti che avvengono nell’universo. Dalle prime speculazioni sulla natura del cosmo alla comprensione dei raggi Gamma sono trascorsi duemila e cinquecento anni. In questi millenni gli scienziati siciliani hanno immaginato e descritto il cosmo a volte in modo fantasioso, e molto più spesso in maniera sorprendentemente vicina alla sua reale natura. Hanno proposto singolari proprietà della materia che lo compone: descrivendone in maniera sbalorditiva la sua vera essenza. “Nulla si crea e nulla si distrugge tutto si trasforma” lo affermò il chimico parigino Antoine Lavoisier nel secolo dei Lumi. In realtà l’enunciato del filosofo francese non era affatto un concetto nuovo. Questa proprietà della materia del cosmo fu ipotizzata da un nobile siciliano, Empedocle di Agrigento, già nel 400 a.C. E quando divulgò questa sua proposizione non aveva alcun strumento per dimostrarla concretamente. Si servì soltanto delle parole per spiegarla. E nessun fisico di quel tempo pensò che la sua idea fosse bizzarra. In ugual misura nessuno in quegli anni immaginava che Empedocle stesse descrivendo una peculiarità fondamentale della materia, prerogativa della quale si deve tenere conto in qualsiasi modello cosmologico si voglia ipotizzare per spiegare l’universo. In altri termini il cosmo lo si può descrivere eterno, oppure che abbia avuto un’origine e che avrà una fine: in entrambi i casi non si può prescindere dal fatto che, per sua natura, nella materia cambiano i modi in cui si aggregano gli elementi che la costituiscono mentre quegli stessi elementi, le particelle elementari, non mutano mai e possono formare, in misture diverse, altri tipi di materia. Un altro siciliano, vissuto in tempi più vicini a noi, conosceva alla perfezione come si comportano e come si possono “costringere” ad unirsi tra esse, in modo innaturale, le particelle elementari. Questo siciliano era Ettore Majorana. Sulla sua scomparsa si è detto tanto, in questo libro è ricordato, come scienziato e soprattutto come un uomo che forse già conosceva quale alto costo in vite umane si sarebbe dovuto pagare per accendere due piccole “stelle” qualche secondo prima che i loro contenitori toccassero il suolo di Hiroshima e Nagasaki. Due piccole stelle che avrebbero avuto una “evoluzione” di qualche miliardesimo di miliardesimo di secondo. Una evoluzione brevissima per questi astri, ma bastevole per incenerire centinaia di migliaia di vite umane, e mutilarne altrettante nel raggio di svariate decine di km. Un altro siciliano ha contribuito ad analizzare e scoprire alcune peculiarità del cosmo in un’altra banda dello spettro elettromagnetico: quella X. Una banda dello spettro elettromagnetico che noi non riusciamo a percepire, giacché i nostri occhi non sono costituiti in modo tale da vederle tutte. Anzi delle bande dello spettro elettromagnetico riusciamo a vedere soltanto una piccola “finestra”: la banda ottica. Giuseppe Vaiana direttore dell’osservatorio astronomico di Palermo, prima di assumere l’incarico di dirigerlo partecipò negli anni Settanta del XX secolo con Riccardo Giacconi ai primi esperimenti volti ad osservare il Sole nei raggi X. La sua storia ha molti punti in comune con quella degli astronomi e scienziati del XX secoio che sono citati in questo piacevole libro. Una vita trascorsa all’interno di laboratori e sugli aerei, per spostarsi da un istituto ad un altro, impegnandosi in calcoli matematici con le illusioni di scoprire qualche nuovo aspetto del cosmo. Vaiana fu uno dei primi uomini a “vedere” il Sole nei raggi X. La sua esperienza gli tornò utile quando fu nominato direttore dell’Osservatorio astronomico di Palermo, tantoché nell’arco di pochi anni l’Osservatorio raggiunse un punto di eccellenza simile a quello dei tempi di Giuseppe Piazzi. Vaiana scomparve ancora giovane e per ricordare la sua opera alle future generazioni gli è stato intestato l’Osservatorio astronomico di Palermo. Ho citato finora alcuni astronomi e filosofi siciliani, volutamente, senza rispettare nessuna successione cronologica. Se li avessi ricordati rispettando l’ordine temporale e i periodi storici in cui hanno vissuto e operato, il lettore avrebbe percepito anche come, nel tempo, si è evoluta la conoscenza del cosmo. Ed è questo compito, alquanto arduo, che si è assunto Pippo Battaglia nello stilare le pagine di questo volume. Non è per nulla facile ricordare i contributi e le opere, in ordine cronologico, di tutti gli astronomi, fisici e filosofi siciliani, che con il loro pensiero e con le loro scoperte hanno concorso ad una migliore conoscenza dell’universo nonché della materia e dell’energia che lo compongono. Trovare un train-d’union tra il pensiero di un filosofo nato e vissuto in Sicilia cent’anni prima di un cosmologo, anch’esso siciliano, non è affatto facile. Il risultato di questa ricerca condotta da Pippo Battaglia, durata qualche anno, è una organica storia dell’astronomia e in particolare dell’astronomia siciliana. Una storia che si legge come un romanzo, anche quei capitoli dedicati alle scoperte compiute nell’astronomia delle alte energie in cui la conoscenza e la ricerca curata dai fisici siciliani è stata fondamentale nella riuscita di esperimenti durante le missioni di alcuni satelliti. In questo libro, contrariamente a quanto possa suggerire il titolo “Storia dell’astronomia di Sicilia” non si vuole scindere la conoscenza, in questo caso quella in astronomia, e suddividerla in localismi che oggi non hanno più alcun senso di esistere. Difatti si coglie quanto sia stato difficile per l’autore ricercare ed estrapolare da un quadro mondiale gli eventi, le storie e le scoperte compiute in Sicilia. Ciononostante, e può sembrare una contraddizione a quanto affermato prima, questa “storia dell’astronomia di Sicilia” colma una lacuna nella storia mondiale dell’astronomia. Giacché è una verità innegabile che nessuna regione al mondo territorialmente piccola come la Sicilia può vantare di avere avuto filosofi, astronomi e astrofisici che con le loro menti hanno dato enormi contributi alla conoscenza. In ogni caso aver citato le loro opere e il loro pensiero in modo cronologico deve essere letto soltanto come un tributo alloro ingegno.

Grazie al modo di scrivere di Pippo Battaglia, comprensibile a tutti, questa storia dell’astronomia di Sicilia è comparabile a quelle storie dell’astronomia mondiale che siamo abituati a consultare. Il testo però non è strutturato in ordine alfabetico bensì in ordine temporale: inizia dalle ricerche in archeoastronomia e si conclude con le scoperte compiute da astrofisici siciliani nell’astronomia delle alte energie: ossia in quella ricerca in cui si tenta di appurare come si generano gli eventi cosmici, di solito i più catastrofici, visibili dai telescopi situati su satelliti orbitanti attorno al nostro pianeta e che osservano il cosmo nella banda X e Gamma.

Infine non posso fare a meno di sottolineare che volano veloci le pagine di questo testo. Scritto in modo semplice e comprensibile a tutti, gli eventi raccontati in maniera cronologica mi hanno dato l’impressione di leggere un romanzo anziché un libro scientifico. Eppure SOflO ricordati dei concetti, per loro natura difficoltosi da intendere nella loro più profonda essenza, espressi però abilmente dall’autore, cosicché divengono facili e comprensibili a tutti. Ancora una volta Pippo Battaglia mi sorprende: con la sua scrittura, chiara e precisa, riesce a trasformare questa “Storia dell’astronomia di Sicilia” in un racconto cronologico di eventi e scoperte che, seppur sono avvenute in Sicilia, in realtà appartengono al sapere mondiale e dunque non hanno confini; dal momento che, come afferma lo stesso autore: “sono un patrimonio culturale della storia scientifica di tutte le nazioni del mondo”.

A mia memoria, sino ad oggi, non era stata mai compilata un’attenta e precisa cronistoria delle scoperte astronomiche e dei modelli cosmologici ideati in Sicilia da astronomi e scienziati siciliani oppure, come nel caso di Giuseppe Piazzi, divenuti siciliani d’adozione. Il libro “Storia dell’astronomia di Sicilia” colma dunque un vuoto culturale e facilita chiunque voglia far delle ricerche storiche riguardanti l’astronomia.

Margherita Hack

Trieste, Aprile 2009