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Piero Sansonetti
S-- Capolettera -->e uno vi dice che in una certa parte del
mondo c'è un paese dove il capo degli industriali avverte il
Parlamento che una determinata legge - che il Parlamento ancora non
ha vagliato - dovrà essere approvata e basta, a scatola chiusa, e
che non c'è margine per discutere, per modificare, per migliorare, e
spiega al Parlamento che il suo compito è dire sì e non impicciarsi
di politica, voi cosa direste? Vi chiedereste: in che parte del
mondo, e in che tempo possono avvenire queste cose? Forse
nell'America Latina degli anni '70 e 80?
E invece no, e lo sapete benissimo. Quel capo degli industriali ha
un nome spagnolesco ma è italiano: Cordero di Montezemolo. E il
Parlamento a cui è stato ordinato di rinunciare ai suoi poteri è il
nostro Parlamento. E sapete anche benissimo che prima di questa
intimazione del capo degli industriali, altre intimazioni, analoghe,
erano venute dal Presidente del Consiglio, molto infastidito dalle
richieste di discussione avanzate dalla sinistra, da alcuni ministri
e persino dai sindacati, anzi dai capi massimi dei sindacati (e
questa è la cosa che provoca - diciamo così - più stupore e dolore).
***
Guardate le cose che sono successe ieri e capirete facilmente che ci
troviamo di fronte a due Italie, ma che una delle due vorrebbe
imporre la scomparsa dell'altra. Una Italia è quella, per esempio,
degli operai metalmeccanici, che nel luogo simbolo della nostra
classe operaia - luogo simbolo da più di un secolo: la Fiat -
contestano l'accordo governo-sindacati sul welfare, criticano in
modo severissimo - anche se molto calmo e civile - i propri
dirigenti sindacali, chiedono che l'accordo sia cambiato e domandano
ai propri dirigenti perché contro quell'accordo non hanno fatto
fuoco e fiamme. E poi, domandano ancora: se quell'accordo fosse
stato proposto da un governo di centrodestra, non avreste forse
fatto lo sciopero generale?
Poi c'è una seconda Italia che della Fiat Mirafiori se ne frega, ne
nega l'esistenza e dice che le decisioni del governo e dei vertici
sindacali non si discutono e che una democrazia vera è una
democrazia che decide e non una democrazia che discute. Questa
seconda Italia è potentissima. Perché tiene insieme Confindustria,
vertici sindacali e il gruppo dirigente del principale partito di
governo, cioè il Pd, ed è sostenuta in modo abbastanza evidente,
anche se non dichiarato, dall'intero schieramento di centrodestra.
Non voglio usare parole a sproposito, come spesso si fa in
politologia, ma io credo che se la "prima Italia" non saprà
resistere alla "seconda", se non riuscirà a restare in piedi, a
combattere, a restituire dei colpi, se verrà sconfitta e "spianata",
allora non c'è dubbio che in Italia ci sarà un regime. Cos'è un
regime? L'abolizione dell'opposizione. Sicuramente oggi - molto più
che nel quinquennio trascorso - ci sono forze potentissime che
questo disegno lo hanno ben chiaro in mente. Forze dell'impresa,
forze politiche. E probabilmente la cosa potrebbe non dispiacere
nemmeno al Vaticano.
I-- Capolettera -->l mese di ottobre sarà decisivo per far fallire
questa manovra, o assistere - disperati - alla sua riuscita. Ci sono
molti appuntamenti decisivi. Tre soprattutto. Il referendum sul
welfare, le primarie del Pd e il 20 ottobre. Da questo triplo salto
può uscire la crisi politica o la tenuta del governo Prodi, ma non è
questa l'unica incertezza: se Prodi resterà in sella, a seconda di
come andranno le cose - e di come si svolgeranno i tre appuntamenti
- potrà essere un Prodi costretto a svoltare a sinistra, sbattendo
la porta in faccia a quelle componenti che anelano al regime, o
invece un Prodi debolissimo, prigioniero degli industriali e dei
settori più conservatori e "regimisti" del Pd.
Più si va a destra, più Prodi è debole, più si sposta a sinistra più
si rafforza, anche se rischia i capricci dei vari Dini, i quali però
non hanno molte carte da giocarsi salvo quella di minacciare di
vendersi a Berlusconi. Operazione assai rischiosa, perchè li
taglierebbe fuori dalla nascita del Partito democratico e li
vedrebbe emarginati dalla vastissima area di potere che quel partito
controlla, restando molto incerto il compenso che Berlusconi
potrebbe garantire loro.
Per quello che riguarda la tenuta di Prodi, ieri l'Unità sosteneva
che il rischio, per il premier, viene dal 20 ottobre. Cioè dalla
manifestazione che abbiamo indetto noi insieme a il manifesto e a
Carta. Non è così, chiunque lo vede. La nostra manifestazione potrà
costringere Prodi a spostarsi a sinistra, ma non è decisiva per la
sua tenuta o caduta. Quello che davvero è decisivo è l'appuntamento
del 14 ottobre, cioè le primarie e la proclamazione di Veltroni. Ci
sono un paio di ipotesi: che le primarie vadano bene al Pd, cioè con
molti votanti, quattro o cinque milioni, e con un trionfo di
Veltroni. In questo caso la leadership di Prodi sarebbe praticamente
azzerata, e si tratterebbe di vedere solo quando e come Veltroni gli
subentrerà alla guida. La seconda ipotesi è che le primarie vadano
maluccio, cioè con meno di due milioni di votanti, o con un
risultato non brillantissimo di Veltroni, e questo provocherà la
fine della leadership di Veltroni, e un vero e proprio terremoto nel
Pd che si ritroverà di nuovo acefalo. In tutte e due i casi per il
governo saranno guai.
Anche gli altri due appuntamenti di ottobre sono incerti. Il
referendum, si sa, lo vinceranno i gruppi dirigenti sindacali, ci
mancherebbe. Cioè vincerà il si. Il sindacato è una macchina
potentissima e ha un grande controllo sulle categorie più numerose,
per esempio i pensionati. Però non basterà vincere il referendum,
bisognerà vincere anche tra i lavoratori attivi, in particolare
nelle fabbriche del nord e tra i metalmeccanici. Altrimenti ci si
presenta alla trattativa politica con un "si" giuridicamente
inoppugnabile, ma il cui valore morale e politico sarebbe molto
ridimensionato.
Infine il 20 ottobre. State sicuri che se la manifestazione riuscirà
e sarà grande, porterà molte frecce nella faretra della sinistra. E
la sinistra ne ha bisogno, ne ha assoluto bisogno. Perché oggi - lo
leggete su tutti i giornali, lo sentite dalle dichiarazioni dei
dirigenti del centrosinistra - c'è una opinione assai diffusa che
dice che la sinistra seria è quella che soggiace a qualunque diktat
del centro, tace e porta voti. A una gran parte del mondo politico
economico l'unica sinistra che piace, e che sembra adeguata alla
modernità, è la sinistra morta. Se il 20 ottobre sarà molto forte,
loro ci resteranno male, noi potremo sorridere.
* * *
Nell'operazione di spostamento a destra del paese - attraverso lo
spostamento a destra del partito democratico - i sindaci Ds hanno
avuto un gran ruolo. Sergio Cofferati è un po' seccato per il fatto
che alcuni suoi colleghi, come Domenici di Firenze e Veltroni di
Roma, lo hanno scavalcato in comportamenti moderati e benpensanti.
Ed è corso ai ripari. Ieri ha annunciato che denuncerà gli
organizzatori della street parade (manifestazione giovanile che si è
svolta a Bologna, facendo infuriare Cofferati, il quale vorrebbe
ammettere, in città, solo cortei dei cadetti dell'accademia di
Marina) e che non parteciperà più a riunioni di comitati per
l'ordine pubblico che permettono simili oscenità, come i giovani
lasciati liberi per strada. Che volete? Ormai Cofferati è così.
Domenica sera è stata leggendaria la sua intervista a Fabio Fazio.
Prima Cofferati ha sostenuto che invece di affrontare i problemi
grandi - come vorrebbe la noiosa sinistra massimalista - è meglio
affrontare tanti problemi piccoli. Perchè tanti problemi piccoli
valgono uno grande. Per esempio, invece di misurarsi col
complicatissimo tema della speculazione, è meglio prendersela con un
piccolo campo nomadi, un gruppetto di giovani che beve birra,
qualche lavavetri, un po' di mendicanti, scacciare una decina di
senza casa e altre cose così... se poi le metti tutte insieme,
queste piccole cose, è come se avessi affrontato un problema grande
come la speculazione, e ti senti meglio.
Fazio lo guardava un po' incredulo. E allora Cofferati ha spiegato
che lui qualche anno fa, prima di fare il sindaco, faceva un altro
mestiere. Ha detto che faceva il capo del sindacato, della Cgil.
Fazio si è illuminato. Gli detto: «Ah, ecco: ma allora era lei? Sa
che non la riconoscevo più? E' un sacco di tempo che quando la vedo,
mi dico: ma io questo già l'ho visto da qualche parte...» .
Cofferati sembrava soddisfatto e annuiva. Forse, preso nella sua
parte di sceriffo, neanche s'è accorto della presa in giro.
02/10/2007
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