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                                                                 RASSEGNA STAMPA          l'angolo di Pietro
 

Si avvicina l'ora delle decisioni  di Pietro Ancona


 

I lavoratori hanno bisogno di una Confederazione che sia loro e non della Confindustria e del Governo
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Oramai manca poco al completamento della spoliazione dei diritti che i lavoratori si sono conquistati attraverso lotte  che hanno impegnato generazioni sempre con la guida della CGIL. Fatto l'accordo separato sui contratti, non firmato dalla Cgil, mancano all'appello il contratto unico a tempo indeterminato
che è uno strumento subdolo per la cancellazione dell'art.18, la privatizzazione dell'Inps e dell'Inail, una drastica revisione dei trattamenti di malattia e del welfare.
In atto abbiamo ventidue milioni di lavoratori con salari inferiori a quelli di venti anni fa e cinque milioni di precari, lavoratori-schiavi soggetti alla benevolenza del datore di lavoro per la riconferma, privi di fondamentali diritti. In effetti si tratta di lavoratori truffati che avrebbero dovuto essere assunti a tempo indeterminato e che la legge Biagi ha incatenato ad una vita senza futuro, senza speranze e con retribuzione ridicola. Dobbiamo sapere che quasi tutti i contratti di lavoro a tempo determinato sono fumus permessi da
una violazione della legge legalizzata dalle norme della legge trenta e da circolari  ministeriali fatte da persone esperte nell'elusione e nell'aggiramento del diritto. Il lavoratore di Licata morto ieri in modo spaventoso all'età di 24 anni era un precario alla stanga da oltre quattordici ore. Il precariato produce morte che la legge recente non  può evitare.
In queste condizioni la CGIL non può limitarsi a non firmare i contratti,ad indire referendum tra i lavoratori (che sanno che il loro voto sarà una testimonianza senza conseguenze), a cercare di ridurre i danni di una tendenza alla sconfitta totale dei lavoratori aiutata da una crisi che viene usata senza scrupoli per terrorizzarli.
Che cosa può fare la CGIL? Negli ultimi due anni ha dovuto firmare un accordo con il governo Prodi che difatto  peggiora le pensioni, aggrava il precariato, riduce il welfare. Ha firmato un accordo con l'Alitalia che contiene norme in contrasto non solo con diritti dei lavoratori ma coi diritti  generali delle persone. Un accordo scandaloso che favorisce una cordata capeggiata da Colannino che ha  messo fuori diecimila lavoratori, acquistato a prezzo stracciato un patrimonio enorme, privatizzato un servizio che probabilmente dovrà cedere presto.
Sono mesi che la Confindustria ha pronto nel cassetto dopo averlo steso con la collaborazione di Cisl e Uil il progetto di modifica del contratto di lavoro che è nello stesso tempo un momento di passaggio verso nuove forme di rapporti non più conflittuali ma collaborativi, una forma di neocorporativismo nella quale i sindacati vengono assorbiti in funzione parastatale come gestori con il padronato di enti bilaterali che hanno l'obiettivo di privatizzare il welfare. Al rifiuto della CGIL di firmare, dopo la solita campagna della CGIL che non capisce la modernità, si è mosso con molta preoccupazione il PD costituendo una task force che ha lo scopo di ricondurre la CGIL  a Canossa come è già stato fatto nei due casi precedenti.
A questo punto si impone una riflessione che è la seguente: l'Unità sindacale serve ai lavoratori oppure alla Confindustria ed al Governo? Serve certamente alla Confindustria ed al Governo! La CGIL è sempre la grande bellissima organizzazione dei lavoratori italiani o è diventata o rischia di diventare altro?
  Il problema è di autonomia. La CGIL è sempre stata al passo con le scelte compiute dal PCI. La svolta dell'Eur non ha forse coinciso con la politica del compromesso storico e favorito l'ingresso del PCI nel governo? Ma esistevano margini che ora sono scomparsi., e gli interessi  strategici del PCI contenevano una crescita poderosa della condizione del lavoro.Oggi il PCI che ha dentro il suo gruppo parlamentare  non solo Ichino ma due pezzi da novanta della Confindustria come Colannino e Caleari, il pci che per un lungo periodo della sua storia è stato classista (fino a proporre il referendum sulla scala mobile) e poi per un altro periodo ha osservato una sorta di terzietà tra aziende e lavoratori,  è schierato con la Confindustria e con le  aziende e preme sulla CGIL perchè  continui ad accettare condizioni di sempre maggiore umiliazione dei diritti dei lavoratori. Ora il PCI  si chiama PD  ed ha compiuto una scelta di pieno liberismo (fuori tempo massimo, per me, dal momento che il liberismo è in crisi) che non prevede alcuna tutela dei lavoratori tranne qualche misura  compassionevole.  Il PD porta al tavolo del nuovo bipartitismo in dote una CGIL, in cui la sua componente che è maggioritaria, riesce a fare compiere scelte che oramai confliggono apertamente con gli interessi dei lavoratori.
Per questo ritengo che dal momento che il PD non rinunzia ad esercitare una pesante tutela sulle scelte della CGIL si ponga a molti, a cominciare delle categorie che più stanno soffrendo le conseguenze delle politiche di concertazione, di decidere sul che fare. Cercare di impedire alla CGIL di compiere scelte scellerate come quelle del contratto oppure prendere atto che questo stato di cose in cui il massimo che è concesso alla CGIL è giocare di rimessa, ridurre il danno, è insostenibile e dannoso? Insomma porsi il problema della disaffiliazione della CGIL delle categorie che si ritengono immediatamente danneggiate e di organizzare una nuova  Confederazione che anzicchè dialogare con Cisl e UIL e con la UGL della Polverini raduni in una potente organizzazione di classe tutto il sindacalismo di base e la tradizione riformista ma non capitolarda della CGIL di Di Vittorio, Santi, Novella, Lama,Foa.
La nascita della nuova Confederazione dovrebbe avvenire  proponendo soluzioni alla crisi non regalando miliardi alle aziende, ma aumentando i salari e le pensioni, soluzioni di abolizione del precariato che deve essere limitato ai lavori stagionali, di revisione della pensione ritornando al sistema a riparto, di netta chiusura alle privatizzazioni che hanno aumentato i costi dei servizi locali alle famiglie, di una scuola pubblica senza finanziamento per i privati, di una sanità per tutti finanziata dalla fiscalità generale.
Pietro Ancona
 

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February 08, 2009 10:44 AM
Subject: quattro ore di sciopero da amministrare


Minimalismo  che prosegue la linea della riduzione del danno, del gioco di rimessa della CGIL

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, February 08, 2009 10:44 AM
Subject: quattro ore di sciopero da amministrare


Minimalismo  che prosegue la linea della riduzione del danno, del gioco di rimessa della CGIL
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Il Comitato Direttivo della CGIL ha approvato, all'unanimità e cioè con il concorso anche delle aree critiche o di sinistra che dir si voglia, un documento (*) che conferma la linea minimalistica seguita in questi ultimi anni e che non è riuscita ad evitare la disastrosa situazione sociale in cui versano oggi i lavoratori. Il documento della CGIL attacca l'accordo separato sui contratti da una angolazione critica insufficiente a smontarne la portata strategica di stravolgimento delle condizioni dei lavoratori. In sostanza si dichiara disponibile alla firma, come peraltro ha precedentemente già sperimentato con l'accordo sul welfare di Prodi  e per l'Alitalia,se ci saranno cambiamenti che non vengono specificati. C'è una tenue critica al ruolo degli enti bilaterali e non si formulano alternative al disegno delle nuove prerogative attribuite alla contrattazione integrativa. Per le pensioni si parla di stabilità del sistema che verrebbe alterata dall'elevazione dell'età pensionabile per le donne. Non una parola sulla svalutazione che le pensioni in erogazione attualmente hanno subito per la mancanza di una decente tutela dall'aumento del costo della vita.
  Sul precariato che in Italia ha proporzioni patologiche non si dice niente tranne che dovrebbero farsi degli ammortizzatori sociali per simulare una flexisecurity all'italiana difficilmente realizzabile dal momento che il numero dei precari è tale da impedire un serio e significativo intervento che, in ogni caso, sarebbe al livello della socialcard dal momento che le retribuzioni dei precari sono assai "contenute" per usare un eufemismo.
Si tratta di circa tre milioni di lavoratori, il 12% del totale ma con un tasso di crescita cinque  volte maggiore di quello dei lavoratori a tempo indeterminato. Perchè le aziende dovrebbero assumere persone a tempo indeterminato se hanno la possibilità di scegliere una ricca gamma di contratti atipici vero e proprio fumus e potere tenere sotto scacco la gente? Il precariato italiano tende ad universalizzarsi ed a diventare l'unica forma contrattuale esistente. Bisognerebbe rivedere profondamente tutta la legge trenta e le successive aggiunte per abolirle. Bisognerebbe tornare al periodo di prova limitato nel tempo a poche settimane o mesi a seconda della specialità ed ammettere il lavoro a tempo determinato soltanto laddove è davvero giustificato. Ma questa richiesta non viene fatta dalla CGIL che vuole soltanto gli ammortizzatori sociali e non si chiede neppure quando guadagna un lavoratore  precario e non mette in discussione la truffa dei progetti o delle finte collaborazioni professionali.
Sulla questione dei salari che andrebbero aumentati considerevolmente il massimo che con timidezza di chiede e qualche sgravio fiscale. Chiedere aumenti salariali è  diventato tabù!!! C'è la crisi ma è solo per i lavoratori dipendenti dal momento che i managers privati e pubblici continuano ad allungare la loro distanza dal lavoro dipendente.
IL sistema pensionistico non va stabilizzato ma va smontato e riportato alla filosofia precedente alla riforma Dini.  Questo sistema non garantisce una pensione decente  che non varrà i soldi versati per il suo finanziamento. Sui fondi pensionistici che non rendono niente ma anzi registrano perdite non una parola. Sappiamo però che gli amministratori dei fondi guadagnano centinaia di migliaia di euro l'anno anche se i fondi che amministrano vanno a picco!!
Precariato, salari e pensioni dovrebbero essere i punti di attacco di una stagione di lotte  sociali  che non si fa terrorizzare dalle campagne allarmistiche di crisi unitamente alla lotta frontale alle privatizzazioni che generano aumenti consistenti delle tariffe e delle bollette che le famiglie dei lavoratori pagano per i servizi nazionali e locali (acqua,igiene,trasporti,posta, asili nido, etc,,)
Inoltre sarebbe opportuna una iniziativa a livello europeo che tragga insegnamento dalla vicenda inglese nella quale non credo che ci sia stata xenofobia quanto invece la reazione a forme di pirateria permesse dalla Bolkestein.  Non è possibile che imprenditori che dispongono di un elevato numero di lavoratori sottopagati (i meccanici della navalmeccanica genovese di nazionalità rumena guadagnano meno di tre euro all'ora e cosi altri) ben rodati nell'arte delle risorse umane procacciate a costi infimi mettano in crisi assetti salariali consolidati. L'assenza di una iniziativa europea dei sindacati è una complicità con la linea del lasser faire,lasser passer del capitalismo rampante mordi e fuggi.
Infine deploro l'assenza di una analisi sulla persistenza, anzi sull'aumento delle morti sul lavoro che la legge non sa evitare dal momento che scaturiscono dal precariato e dalla mancanza di potere dei delegati alla sicurezza. Lo sciopero di quattro ore amministrato dalle regioni e dalle categorie è una scelta rituale, priva di sentimento, incapace di accendere la passione dei lavoratori frustrati dalla povertà in cui vivono e dalla perdita di peso sociale dentro le aziende. Ma anche sugli scioperi il Ministro del Lavoro (!!!) ha già pronto un magnifico rospo da fare inghiottire ad Epifani.
Pietro Ancona

(*) http://www.cgil.it/org/AllegatiTaccuino/ilTaccuino022Anno2/Direttivo29-30gennaio.pdf  oppure  vedi

http://www.accordoseparato.com/2009/01/30/cgil-il-documento-approvato-dal-comitato-direttivo-del-29-e-30-gennaio-2009CGIL:IL

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, February 09, 2009 10:24 AM
Subject: un disastro sociale il precariato


Un disastro umano per milioni di giovani lavoratori
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Repubblica di oggi, un giornale che ha sostenuto con pervicacia la linea della cosidetta "modernizzazione" dei rapporti di lavoro attraverso  i precari privi dei diritti dei lavoratori "tipici"
si accorge dell'enormità del disastro sociale che si è creato e vi dedica una attenzione (*) che non dovrebbe sfuggire ai sindacati, ai politici, a quei settori della sinistra che si sono fatti infinocchiare
dall'idea di una serie di opzioni lavorative assai attraenti  messe una dietro l'altra e tra queste una rete di protezione.
  Naturalmente la realtà è assai più squallida e tetra per i precari. Vengono assunti  in genere di tre mesi in tre mesi e magari sempre dalla stessa azienda dal momento che la condizione di precario è assai più conveniente per questa. Alcuni addirittura di settimana in settimana esclusi i festivi. La media delle retribuzioni dei precari credo non superi i seicento euro al mese . Diritti quasi inesistenti. Una intera generazione è stata umiliata
Gli studi fatti spesso con tanta passione sono diventati carta straccia. La laurea che rappresentava il passaporto di ingresso non solo verso le professioni ma anche per un lavoro ed una vita sicuri è diventata inutile dal momento che, come spiega benissimo Vandana Shiva, oggi il padrone non si accontenta della tua forza lavoro ma vuole l'essenza di ciò che sei per farne ciò che vuole. Si è voluto diffondere la falsa ideologia della continua trasformazione della economia che comporta una mobilità lavorativa senza fine.
 La responsabilità di quanto è accaduto e delle sofferenze sociali che si sono create si deve ad una corrente giuslavorista che va da Treu e Sacconi  da D'Antoni a Biagi da  Boeri a Ichino a Cazzola,  corrente che si può  assimiliare ai monetaristi nella politica economica. Come i monetaristi hanno provocato disastri fino alla crisi planetaria sostenendo la libertà assoluta del mercato e dello imprenditore, cosi i giuslavoristi che ho citato hanno provocato un enorme distrastro umano e sociale condannando alla miseria  da quattro a cinque milioni di giovani e non hanno arrecato alcun beneficio al sistema paese dal momento che le aziende si dichiarano in crisi e chiedono nuovi aiuti che verranno dati da questo governo senza condizioni.Non è vero che il lavoro precario ha creato nuovi posti di lavoro. Ha trasformato il lavoro stabile in lavoro insicuro,a termine, ricattato.
  Gravi sono le responsabilità della CGIL che, dopo essersi pronunziata prima con Cofferati e poi con Epifani contro la legge Biagi alla fine ha smesso di combatterla e con gli accordi di welfare dello anno scorso l'ha addirittura rafforzata. Gravi sono le responsabilità del PD che ha dentro di se da Treu a Letta a Damiano a Ichino e naturalmente Colaninno e Calearo.
  Ma tutto continua ad andare come decide la Confindustria . Tutti gli scioperi indetti dalla CGIL non si pongono il problema di abolire la legge trenta e si limitano a chiedere un poco di elemosina che non sarà maggiore della socialcard e non per tutti i precari.
 Pietro Ancona

(*) L'anno nero del lavoro a tempo
I precari rischiano l'estinzione

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/inchiesta-precari/inchiesta-precari/inchiesta-precari.html

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, February 14, 2009 11:12 AM
Subject: Una generosa manifestazione dei lavoratori minimizzata.


Una situazione surreale
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Massimo D'Alema ha definito entro questo spazio lo sciopero di ieri: "E' urgente garantire chi perde il posto di lavoro e quindi occorre una riforma degli ammortizzatori sociali che sia in grado di proteggere anche i lavoratori precari e a tempo determinato. In piazza, sotto il palco, tremano soprattutto loro." L'ex Ministro del Lavoro ed ex segretario della Fiom è stato ancora più soft: "lo sciopero è una testimonianza del malessere dei lavoratori". Un aggettivo può definire la condizione dei lavoratori nello sciopero di ieri: surreale! Una massa immensa di lavoratori di studenti e di migranti quale maggiore non poteva essere ha compiuto ieri uno sforzo di mobilitazione eccezionale, confrontabile al grande sciopero per le pensioni del primo governo Berlusconi, alla mobilitazione della CGIL in difesa dell'art.18, dello sciopero del 20 ottobre 2007 contro il governo Prodi. Per quanto i pennivendoli della destra e della Confindustria si affannino a minimizzare ieri l'Italia che lavora e che studia ha fatto sentire alta, altissima la sua voce, ma...... cosi' come i promotori dello sciopero del venti ottobre si preoccuparono di  rassicurare Prodi che lo sciopero non era contro il Governo fino a fare diventare questa affermazione la cifra, la nota dominante, l'esegesi politica dell'iniziativa, lo sciopero di ieri è stato ingabbiato dalla CGIL e dal PD nei limiti della richiesta di una diversa politica economica del governo, della doverosa protesta contro le modifiche alla legge sulla sicurezza del lavoro, ai contratti separati, alla legge antisciopero predisposta da Sacconi, insomma in un alveo assai limitato di riduzione del danno, di reazione agli attacchi sempre più virulenti alla libertà ed all'autonomia del Sindacato, senza alcun riferimento, alcuna proposta che possa caratterizzare un miglioramento delle condizioni dei lavoratori oggi ricattati dalla grande crisi provocata non solo dalla truffa finanziaria planetaria fatta dagli americani ma dai bassi salari che in tutto l'Occidente hanno degradato i consumi e la produzione.  Preso atto degli otto miliardi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal governo con l'accordo delle Regioni ci si limita a chiederne l'estensione ai precari. Una sorta di social card umiliante che si calcolerà in spiccioli.  Manca la richiesta di una coraggiosa svolta che può avvenire soltanto con un aumento generalizzato dei salari e delle pensioni e l'abrogazione della legge Biagi.Ha pesato sullo sciopero la pesante ipoteca  del PD alla quale la CGIL è sottoposta  che vorrebbe la firma sulla riforma dei contratti e la ripresa dell'unità con CISL ed UIL che naturalmente avverrebbe alle condizioni collaborazionistiche con Confindustria e Governo di queste. Ha pesato la comunanza spirituale del gruppo dei giuslavoristi Treu,Letta, Ichino ncon i giuslavoristi del Pdl. La posizione di Ichino che appoggia Boeri per il contratto unico che liquida l'art.18, la posizione di Bersani che è stato allo sciopero ma non si è sbilanciato su niente di quanto chiede oggi la gente: più salario, più difesa del suo potere di acquisto oggi in balia ai venti del mercato e ai gravami delle privatizzazioni sui servizi, una riforma delle pensioni che ritorni ai criteri precedenti la riforma Dini o che comunque rimetta in discussione una "riforma" che di fatto riduce le prestazioni pensionistiche ad elemosine. E' davvero surreale che le proposte della CGIL siano una specie di collo di bottiglia dal quale non passano le spinte poderose che ieri la sua stessa gente ha dato. Epifani è ansioso di sedersi al tavolo della trattative per discutere di tutto, sapendo fin d'ora che
non chiederà altro che correggere, attenuare, ridurre il danno che questa destra ha prodotto e continua a produrre. Ma, a mio parere,  questo senso di responsabilità non solo è mal riposto ma non regge. Non regge ad una condizione di generale immiserimento dei lavoratori, ad un uso criminale del precariato, a pensioni sempre più leggere, a servizi sempre più cari a causa degli stipendi dei managers. Non regge difronte ad una offensiva del Governo che attacca assieme alla Confindustria alla Cisl ed UIL. Il PD non difende i lavoratori rispetto i quali non ha più neppure una posizione di terzietà: è con la confindustria. I deputati PD ieri presenti hanno voluto in quale modo testimoniare un loro legame  storico con il movimento operaio italiano ma si sono ben guardati dal dichiarsi  "con" i lavoratori in lotta.In queste condizioni, lo sciopero del quattro aprile e quello dei pensionati del cinque marzo serviranno a fare sapere quanto è forte la CGIL e come deve essere tenuta dentro "il tavolo" delle trattative con il governo. Ma niente cambierà in meglio per i lavoratori ed i precari.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: ugolini bruno unita
Sent: Thursday, February 26, 2009 12:27 PM
Subject: attacco al diritto di sciopero ed al sindacalismo di base

attacco al diritto di sciopero ed al sindacalismo di base
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 Nessuno si faccia illusione sulla limitazione dei progetti della destra italiana (e non solo) riguardanti il diritto di sciopero al settore dei trasporti.  Sui punti cruciali di attacco alla libertà ed alla democrazia come la istituzione delle ronde,il prelievo delle impronte digitali ai bambini rom, le leggi di detenzione dei clandestini e di maggiorazione delle loro pene in caso di reato ed ora del diritto di sciopero  la destra italiana ripercorre la strada già  attraversata da Hitler e da Mussolini negli anni trenta.
 La scelta è stata fatta dal momento che l'opinione pubblica è stata esasperata contro gli scioperi dei lavoratori del settore.Spesso si tratta di lavoratori pendolari o di fruitori dei servizi urbani di fascia medio-povera.
 Lo sciopero nei servizi pubblici ha già una regolamentazione che risale al 1990, aggiornata nel 2000. Un esame obiettivo dei comportamenti delle categorie da allora ad oggi non evidenzia  un cattivo funzionamento della legge. La legge ha garantito gli  utenti dei trasporti e lo sciopero selvaggio è una leggenda metropolitana ingigantita ad arte per mettere la gente contro i sindacati ed i lavoratori.
 Oggi la scelta del governo di stringere e di molto il cappio del divieto risulta particolarmente odiosa e di parte per il fatto che le ferrovie dello Stato sono state privatizzate ed anche l'Alitalia, mentre le aziende municipalizzate hanno già un regime privatistico e molte sono  state privatizzate.
 Ieri una spocchiosa  dichiarazione di Mauro Moretti amministratore delegato delle Ferrovie (con stipendio milionario) resa al  Senato annunziava la scelta del "macchinista unico", scelta che sarà realizzata anche senza l'accordo dei lavoratori e del sindacato. Non dimentichiamo che è in corso una profonda ristrutturazione dei servizi riguardante la gestione del trasporto ferroviario che renderanno assai più oneroso e difficile il trasporto ai pendolari ed agli stessi ferrovieri. Con i nuovi orari molte persone che viaggiano per raggiungere il posto di lavoro dovranno alzarsi nel cuore della notte dal momento che in nome dell'efficienza e del risparmio si fanno saltare tratte essenziali.
 L'Alitalia è stata privatizzata e difatto quasi regalata ad una cordata di  imprenditori. Non si sa più niente di cosa sta succedendo ai cassaintegrati (diecimila?) ed agli assunti dalla Cai.Si è molto speculato sui "privilegi" dei dipendenti Alitalia per ridurli in uno stato di vero e proprio terrore. Debbono stare molto attenti
nel loro rapporto con l'impresa che è pronta ad usare la frusta o la mannaia a seconda del caso. Il lavoratore dovrà vivere la vita dell'azienda con il cuore sempre in trepidazione e l'occhio supplice rivolto al suo capo perchè sia sempre benevolo verso di lui.
 La presentazione del disegno di legge delega da parte di Sacconi non coglie di sorpresa nè la Confindustria nè la Cisl, l'Uil e l'UGL. La CGIL è l'organizzazione che ha fatto le dichiarazioni più critiche. Ho sentito stamane la Camussi  a tg3. Non si è spinta molto avanti nelle critiche.
    Le norme vietano manifestazioni di protesta come l'occupazione di strade o autostrade che sono state usate anche dai metalmeccanici per richiamare l'attenzione della gente sulla loro protesta. Introduce il referendum preventivo e lo sciopero virtuale.
 E' un disegno di legge pensato sopratutto contro i sindacati di base la cui crescita preoccupa quanti ritengono di avere raggiunto con le quattro confederazioni "riconosciute" un punto di equilibrio assai soddisfacente per la Confindustria ed il Governo.
 E' veramente strabiliante che subito dopo l'annunzio fatto da Sacconi, il Senatore Ichino del PD, esperto giuslavorista della stessa scuola alla quale si richiama Sacconi, abbia invitato il PD ad approvare  la proposta del Governo. Insomma, l'accordo nelle grandi linee c'è già e si tratta di precisare i dettagli.
 Chissà se le ronde saranno chiamate ad intervenire a difesa degli interessi dei cittadini contro eventuali scioperi contestati dal Governo.....
  Nessuno si aspetti che la destra al potere si accontenti del settore dei trasporti e delle norme che ieri il Senato ha approvato sul pubblico impiego. Andrà avanti in una situazione in cui l'opposizione politica è stata estromessa dal Parlamento, l'opposizione sociale viene criminalizzata, il lavoro non è più un diritto ma una
elargizione che ti devi conquistare leccando la mano a qualcuno....come un cagnolino.
  Pietro Ancona

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/02/diritto-sciopero-nuove-regole.shtml?uuid=2ae8cc8a-03ee-11de-b262-02b204b540f4&DocRulesView=Libero

http://www.cubscuolatorino.netfirms.com/NonSoloScuola/DirittiSindacali/04_04_xx_SulDirittoDiSciopero.htm

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