Sento dire spesso, anche
da persone che si definiscono libertari laici e di sinistra: “la
prostituzione è il mestiere più antico del mondo” e “qualsiasi tipo di
intervento su tale questione è perciò inutile e inefficace”. Non è così.
L’uomo e la donna, esseri della stessa specie, di genere diverso ma di pari
dignità, per natura sono chiamati a cooperare per riprodurre la propria
specie, così è stato all’inizio del mondo. La prima divisione del lavoro ha
avuto un carattere sessuale, per questo motivo la relazione tra uomo e donna
è stata improntata, nei secoli, ad una disparità che si è manifestata, non
come dialogo tra due differenze, ma come controllo da parte del maschio
sulla sessualità femminile e sulla maternità. Il sesso maschile prendendo il
sopravvento ha espropriate le donne della loro capacità di
autodeterminazione; pertanto, nei secoli, le donne hanno vissuto la loro
sessualità o negandola o in posizione decisamente subalterna. In questo
contesto ovvero, nel crearsi di uno squilibrio gerarchico tra i
generi, nasce il fenomeno della prostituzione. La donna privata di tutto per
guadagnare una propria e apparente autonomia si fa cosa e merce,
viene costretta a vendere se stessa, il proprio corpo, perché è l’unica cosa
che le appartiene. La prostituzione è quindi il punto emblematico
dell’antico rapporto di potere e dominio di un genere sull’altro. Dire
quindi che la prostituzione è il più antico mestiere del mondo, che c’è, c’è
sempre stato e sempre ci sarà, oltre che ultratrito luogo comune, è dare
dignità ad una forma di dominio e sudditanza, la più antica e la più
radicata. Mi duole constatare che persone che si dicono di sinistra,
socialisti o addirittura di estrema sinistra e no global, rivendichino come
libertà ciò che Marx definiva ne "L’Ideologia tedesca" - a proposito della
relazione tra l’uomo e la donna - "la prima e più arcaica forma di
sfruttamento".
Veniamo a Padova. Gran
parte delle prostitute vengono dell’est, sono quasi tutte ragazze minorenni,
scappano per lo più da situazioni di violenza familiare, cadono nelle
grinfie dei racket, conducono una vita abbruttente, vengono ricattate,
minacciate e picchiate. Dov'è la loro libertà? La libertà che si rivendica è
quella del mercato, dove si può comprare tutto e tutte le cose, non importa
se le cose sono donne o addirittura una “relazione”. D’altra parete, vi sono
donne che esercitano tale "professione" da anni e arrivano a dire che il
loro è un mestiere al pari degli altri. Mi pare che, in questo caso, ci sia
la stessa relazione e complicità che c’è tra la vittima e il carnefice. Ma
che alternativa hanno? Dovrebbero forse privarsi di qualsiasi orgoglio e
ammettere di vivere in schiavitù?
Si pone pertanto un
doppio problema: uno astratto, il perpetuarsi di una relazione
uomo-donna squilibrata e oppressiva, che viene presentata come “naturale”;
l’altro concreto, ovvero la complicità con i fenomeni malavitosi sottesi
alla prostituzione: tratta delle persone, sfruttamento brutale fino
all’eliminazione fisica delle donne/ragazze coinvolte.
Penso pertanto che
ignorare questo fenomeno in nome di un equivoco concetto di libertà
individuale sia miope, oltre che meschino. Lo strumento adottato dal Sindaco
Zanonato, la multa ai clienti, seppure parziale e discutibile, ha il merito
di aver sollevato il problema e soprattutto pone un quesito serio a tutti
coloro che della prostituzione si avvalgono, siano o no complici di questo
degrado umano e sociale.
Paolo
Wieczorek (wieczorek@libero.it)
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----- Original Message -----
From:
maurizio angelini
To:
mattino
Sent: Sunday, May 20, 2007 1:27 AM
Subject: prostituzione e miseria di noi maschi
Come tutti ho seguito il grande cancan sulla
prostituzione di strada a Padova. Cancan che ha raggiunto il suo apice
con la manifestazione di mercoledì, un flop gigantesco soprattutto per
le aspettative di giornali, televisioni, fotografi che avevano montato
il tutto creando un'enorme aspettativa, fatta molto di curiosità
morbosa e di mentalità da nostalgici dei casini. Sabato 19 per caso
sono tornato a casa da Saonara attraversando di notte la zona
industriale. Viali larghissimi, parcheggi sconfinati e vuoti, case
nessuna, illuminazione soffusa, spesso campi e stradine facilmente
raggiungibili. Qui le prostitute, anche nude, non scandalizzerebbero
nessuno, qui i clienti non correrebbero nessun rischio di essere
multati. Ma mi sono chiesto: non è una miseria che l'unica cosa che ci
preoccupa è il casino, il rumore, l'esibizione di tette e culi? Non è
una miseria che nessuno si ponga il problema se la scopata di dieci
minuti a cinquanta euro richiama a una situazione di violenza o di
infelicità o di incapacità di rapportarsi con le donne che frequentiamo
tutti i giorni? Non è una miseria se non ci chiediamo se la penetrazione
a pagamento oltre che creare reddito crea anche umiliazione o schifo o
piacere o noia nella donna che a pagamento comunque la accetta? L'unico
problema è quello di non vederla la prostituzione, anche il mio compagno
Zanonato in questi giorni parla solo di questo: lontano dalle strade,
per il resto chissenefrega. Invito i maschi, tutti i miei colleghi
maschi a riflettere e a dire la loro. A puttane ci andiamo noi: credo
che ci andiamo perchè le donne che pensano, che dicono la loro, che ci
possono accettare o meno, che ce la possono dare o meno, e così
accettarci o rifiutarci, ci fanno sostanzialmente paura. E allora vale
la pena pagare con una che non fiata, oppure finge l'orgasmo (è compreso
nella tariffa): se poi è una figa bellissima di vent'anni ucraina o
nigeriana che mai e poi mai nella normalità ci accetterebbe, meglio
ancora. In questa situazione facciamo proprio pena, compagni ed amici
maschi.
Maurizio Angelini di Cadoneghe (PD)
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----- Original Message -----
From: Conques
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Sunday, May 20, 2007 9:23 PM
Subject: Fw: Re:Fw: prostituzione e miseria di noi maschi
Maurizio, il problema così come lo poni è
da sempre esistito. La professione di cui stiamo parlando è la più
vecchia del mondo. I maschietti hanno sempre avuto bisogno di uno sfogo
sessuale che alle donne mai è stato riconosciuto possibile, e le donne
da sempre si sono messe di buona voglia a ricoprire il ruolo passivo in
questo fenomeno: tanto, in ogni caso, l'uomo ha sempre preso, con o
senza denaro; la forza è sempre stata di uomini, gli uomini che hanno
fatto le guerre, guerre il cui leitmotiv era violenza pura e stupri
ininterrotti, infiniti, incontrollabili. Sarebbero stati controllabili,
sì, ma da altri uomini. Una donna che non ha nulla al di fuori del
proprio corpo, ieri come oggi, spesso ringrazia per l'esistenza di
questa smania, questa pulsione mascolina diretta allo sfogo fisiologico,
che vuole concludersi in concreto, con una donna vera, con davanti delle
gambe aperte (di qualcuno? Sono un qualcosa?). Ringrazia perché
l'ottenere del denaro in cambio della prestazione sessuale non è mica
poco. Ci si campa. E si ha l'impressione di essere più libere, se si
fissano tariffe, perché vuol dire che c'è un limite, ci sono argini, e
c'è un margine di discrezionalità: la puttana decide se accettare o meno
la proposta del cliente. Ma una puttana può accettare qualcosa? Cioè,
può decidere liberamente che cosa fare? Parrebbe quasi di sì. A volte
però si vede che no, non è così: ne muoiono tante, di prostitute, uccise
da clienti o lenoni. L'uomo è colui che veramente decide. E allora
secondo me il problema sta nella psicologia dei generi. Perché non
esistono tanti gigolò e, se ce ne sono, sono riservati praticamente in
esclusivo ad un pubblico maschile? La lotta di genere non è finita e,
credo, non finirà mai. La donna si sta emancipando, ma in sostanza, da
qui si vede che non è cambiato molto. La donna si è guadagnata diritti,
rispetto. Resta questo: il gap sessuale. Importantissimo. Non c'è
parità, al diavolo. Dove sta la parità? la prostituzione tutta al
femminile.perché esiste solo la prostituzione per gli uomini? E perché,
al contempo, l'offesa più grande che un uomo può fare a una donna (e,
purtroppo, che una donna può fare ad un'altra donna) è "PUTTANA",
"TROIA"? e perché, al contempo, l'uomo non riesce ad offendersi mai
tanto quanto quando si offende indirettamente la propria madre con
l'espressione "FIGLIO DI."? C'è evidentemente un sentore, nell'uomo, di
una colpa. Della colpa per non riconoscere, per non avere mai
riconosciuto nella donna una propria pari in campo sessuale. Per
sfruttarla, per essere cosciente di questo ma non volerlo ammettere,
accusando altri, complici con lui del delitto di non volere la parità,
di riderne. Perché la donna non può avere voglia di fare sesso? Oggi
ormai sì, lo si dice: "quella ha voglia"; ma il connotato negativo in
questa frase c'è ed è evidente. Per un ragazzo, sentire il bisogno di
fare l'amore è normale, è salute, per la ragazza è perversione. Qui sta
il problema. Qui sta il dramma della prostituzione. Se le donne avessero
mai ottenuto il DIRITTO A SCOPARE PER SCOPARE e basta, la prostituzione
sarebbe un lavoro, un lavoro che praticherebbero sia uomini che donne,
alla pari. Un lavoro volontario, praticato con consapevolezza. La
consapevolezza che questo bisogno UMANO c'è, ed è presente SIA NELL'UOMO
CHE NELLA DONNA, e che la vendita del proprio corpo è semplicemente una
offerta come tutte le altre, in risposta ad un bisogno (c'è magari chi
lo fa volentieri, perché no? C'è chi fa volentieri il pittore,
l'assicuratore, il giardiniere, e chi invece no). In questo modo non si
porrebbe la questione del pensare alla persona sfruttata, non ci sarebbe
sfruttamento, ma libero arbitrio: praticare una professione ben
retribuita. E chi viene sfruttato, in questo campo, ne muore dentro, si
sa. Hai ragione, Maurizio. Perché tu, cliente, non pensi a come si sente
la persona, la PERSONA, che ti apre le gambe davanti? Magari non vuole
assolutamente fare con te quello che tu vuoi fare con lei e ha la
nausea, non riesce a rimanere indifferente. Magari contribuisci anche
tu, con il tuo gesto egoista, ad ucciderla lentamente. Lo sfruttamento
avviene da parte degli uomini per soddisfare i bisogni degli uomini. E
non si riesce ad arginare anche perché le donne temono di dire che sono
uguali agli uomini e che hanno gli stessi bisogni. Se ciò avvenisse
l'uomo perderebbe molta della sua forza, e gli individui nati femmine
non sarebbero considerate soltanto parte passiva, inerte. Le non-puttane
tendono sempre a considerare le puttane delle nemiche: la moglie teme la
puttana perché il marito va con lei, non rimane a casa, gode con
qualcun'altra. In realtà è l'uomo il nemico, se si comporta in modo da
fare del male alla moglie. E' l'uomo che ha la pretesa di avere una
pulsione in più rispetto alla donna, e vuole per questo essere
autorizzato a cercare sfogo da qualche altra parte. La donna fa sempre
la parte di quella che non capisce. Di quella diversa, estranea al
bisogno di sesso. Perché? Se marito e moglie, per esempio, si
considerassero come effettivamente sono, ossia uguali, lo spettro delle
intese in campo sessuale si amplierebbe moltissimo, la bramosia
dell'uomo incontrerebbe quella della donna e sarebbe ricondotta,
incanalata nel matrimonio, o al limite in altre relazioni al di fuori di
esso (ma qui non ci sarebbe in gioco solo il sesso), ma non si
riverserebbe nell'avere rapporti con persone-oggetti che vendono il
sesso stesso.
Lo sfruttamento nasce da questo: dall'eccesso di richiesta, di domanda.
Cosa che è sintomo di incomprensione tra i due sessi. Tutto questo,
almeno, secondo l'idea che io mi sono fatta di tutto il fenomeno
cercando di tirare delle conclusioni sintetiche.
Da ultimo, per quanto riguarda la clientela poi, ognuno faccia quello
che vuole. Faccia i conti con sé stesso. Se una donna o un uomo ha
bisogno di avere sesso a pagamento, e non lo cerca nella libera volontà
di un partner in una relazione "normale", non c'è problema, se non c'è
sfruttamento della persona che offre il suo corpo per tale bisogno.
Magari una ragazza va a puttani, ma ha un fidanzato, e a questo la cosa
fa male: in tal caso, la ragazza smette se ama il proprio fidanzato. Ci
si regolerebbe in sostanza come per tutto, il sesso come il gioco
d'azzardo (con la differenza che il gioco d'azzardo non può diventare la
cosa più bella del mondo, mentre il sesso sì, ma questo è solo il MIO
parere).
Giulia Carraro
(ju.cawwa@libero.it)
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