Spazioamico

RASSEGNA STAMPA

PRESENTAZIONI

ATEI  e AGNOSTICI

MEMORIE

                                                                  home      RASSEGNA STAMPA

----- Original Message -----

From: Conques
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Sunday, May 20, 2007 4:11 PM
Subject: Fw: Non è il mestiere più antico del mondo !

 

Sento dire spesso, anche da persone che si definiscono libertari laici e di sinistra: “la prostituzione è il mestiere più antico del mondo” e “qualsiasi tipo di intervento su tale questione è perciò inutile e inefficace”. Non è così. L’uomo e la donna, esseri della stessa specie, di genere diverso ma di pari dignità, per natura sono chiamati a cooperare per riprodurre la propria specie, così è stato all’inizio del mondo. La prima divisione del lavoro ha avuto un carattere sessuale, per questo motivo la relazione tra uomo e donna è stata improntata, nei secoli, ad una disparità che si è manifestata, non come dialogo tra due differenze, ma come controllo da parte del maschio sulla sessualità femminile e sulla maternità. Il sesso maschile prendendo il sopravvento ha espropriate le donne della loro capacità di autodeterminazione; pertanto, nei secoli, le donne hanno vissuto la loro sessualità o negandola o in posizione decisamente subalterna. In questo contesto ovvero, nel crearsi di uno squilibrio gerarchico tra i generi, nasce il fenomeno della prostituzione. La donna privata di tutto per guadagnare una propria e apparente autonomia si fa cosa e merce, viene costretta a vendere se stessa, il proprio corpo, perché è l’unica cosa che le appartiene. La prostituzione è quindi il punto emblematico dell’antico rapporto di potere e dominio di un genere sull’altro. Dire quindi che la prostituzione è il più antico mestiere del mondo, che c’è, c’è sempre stato e sempre ci sarà, oltre che ultratrito luogo comune, è dare dignità ad una forma di dominio e sudditanza, la più antica e la più radicata. Mi duole constatare che persone che si dicono di sinistra, socialisti o addirittura di estrema sinistra e no global, rivendichino come libertà ciò che Marx definiva ne "L’Ideologia tedesca" - a proposito della relazione tra l’uomo e la donna - "la prima e più arcaica forma di sfruttamento".

Veniamo a Padova. Gran parte delle prostitute vengono dell’est, sono quasi tutte ragazze minorenni, scappano per lo più da situazioni di violenza familiare, cadono nelle grinfie dei racket, conducono una vita abbruttente, vengono ricattate, minacciate e picchiate. Dov'è la loro libertà? La libertà che si rivendica è quella del mercato, dove si può comprare tutto e tutte le cose, non importa se le cose sono donne o addirittura una “relazione”. D’altra parete, vi sono donne che esercitano tale "professione" da anni e arrivano a dire che il loro è un mestiere al pari degli altri. Mi pare che, in questo caso, ci sia la stessa relazione e complicità che c’è tra la vittima e il carnefice. Ma che alternativa hanno? Dovrebbero forse privarsi di qualsiasi orgoglio e ammettere di vivere in schiavitù?

Si pone pertanto un doppio problema: uno astratto, il perpetuarsi di una relazione uomo-donna squilibrata e oppressiva, che viene presentata come “naturale”; l’altro concreto, ovvero la complicità con i fenomeni malavitosi sottesi alla prostituzione: tratta delle persone, sfruttamento brutale fino all’eliminazione fisica delle donne/ragazze coinvolte. 

Penso pertanto che ignorare questo fenomeno in nome di un equivoco concetto di libertà individuale sia miope, oltre che meschino. Lo strumento adottato dal Sindaco Zanonato, la multa ai clienti, seppure parziale e discutibile, ha il merito di aver sollevato il problema e soprattutto pone un quesito serio a tutti coloro che della prostituzione si avvalgono, siano o no complici di questo degrado umano e sociale.

 

          Paolo Wieczorek  (wieczorek@libero.it)

 
 _________________
----- Original Message -----
From: maurizio angelini
To: mattino
Sent: Sunday, May 20, 2007 1:27 AM
Subject: prostituzione e miseria di noi maschi

 
Come tutti ho seguito il grande cancan sulla prostituzione di strada a Padova. Cancan che ha raggiunto il suo apice con la manifestazione di mercoledì, un flop gigantesco soprattutto per le aspettative di giornali, televisioni, fotografi che avevano montato il tutto creando un'enorme aspettativa, fatta molto di curiosità morbosa  e di mentalità da nostalgici dei casini. Sabato 19 per caso sono tornato a casa da Saonara attraversando di notte la zona industriale. Viali larghissimi, parcheggi sconfinati e vuoti, case nessuna, illuminazione soffusa, spesso campi e stradine facilmente raggiungibili. Qui le prostitute, anche nude, non scandalizzerebbero nessuno, qui i clienti non correrebbero nessun rischio di essere multati. Ma mi sono chiesto: non è una miseria che l'unica cosa che ci preoccupa è il casino, il rumore, l'esibizione di tette e culi? Non è una miseria che nessuno si ponga il problema se la scopata di dieci minuti a cinquanta euro richiama a una situazione di violenza o di infelicità o di incapacità di rapportarsi con le donne che frequentiamo tutti i giorni? Non è una miseria se non ci chiediamo se la penetrazione a pagamento oltre che creare reddito crea anche umiliazione o schifo o piacere o noia nella donna che a pagamento comunque la accetta? L'unico problema è quello di non vederla la prostituzione, anche il mio compagno Zanonato in questi giorni parla solo di questo: lontano dalle strade, per il resto chissenefrega. Invito i maschi, tutti i miei colleghi maschi a riflettere e a dire la loro. A puttane ci andiamo noi: credo che ci andiamo perchè le donne che pensano, che dicono la loro, che ci possono accettare o meno, che ce la possono dare o meno, e così accettarci o rifiutarci, ci fanno sostanzialmente paura. E allora vale la pena pagare con una che non fiata, oppure finge l'orgasmo (è compreso nella tariffa): se poi è una figa bellissima di vent'anni ucraina o nigeriana che mai e poi mai nella normalità ci accetterebbe, meglio ancora. In questa situazione facciamo proprio pena, compagni ed amici maschi.
Maurizio Angelini di Cadoneghe (PD)
 
 

 

No virus found in this incoming message.
Checked by AVG Free Edition.
Version: 7.5.467 / Virus Database: 269.7.5/812 - Release Date: 19/05/2007 13.52
____________________
----- Original Message -----
From: Conques
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Sunday, May 20, 2007 9:23 PM
Subject: Fw: Re:Fw: prostituzione e miseria di noi maschi
 
Maurizio, il problema così come lo poni è da sempre esistito. La professione di cui stiamo parlando è la più vecchia del mondo. I maschietti hanno sempre avuto bisogno di uno sfogo sessuale che alle donne mai è stato riconosciuto possibile, e le donne da sempre si sono messe di buona voglia a ricoprire il ruolo passivo in questo fenomeno: tanto, in ogni caso, l'uomo ha sempre preso, con o senza denaro; la forza è sempre stata di uomini, gli uomini che hanno fatto le guerre, guerre il cui leitmotiv era violenza pura e stupri ininterrotti, infiniti, incontrollabili. Sarebbero stati controllabili, sì, ma da altri uomini. Una donna che non ha nulla al di fuori del proprio corpo, ieri come oggi, spesso ringrazia per l'esistenza di questa smania, questa pulsione mascolina diretta allo sfogo fisiologico, che vuole concludersi in concreto, con una donna vera, con davanti delle gambe aperte (di qualcuno? Sono un qualcosa?). Ringrazia perché l'ottenere del denaro in cambio della prestazione sessuale non è mica poco. Ci si campa. E si ha l'impressione di essere più libere, se si fissano tariffe, perché vuol dire che c'è un limite, ci sono argini, e c'è un margine di discrezionalità: la puttana decide se accettare o meno la proposta del cliente. Ma una puttana può accettare qualcosa? Cioè, può decidere liberamente che cosa fare? Parrebbe quasi di sì. A volte però si vede che no, non è così: ne muoiono tante, di prostitute, uccise da clienti o lenoni. L'uomo è colui che veramente decide. E allora secondo me il problema sta nella psicologia dei generi. Perché non esistono tanti gigolò e, se ce ne sono, sono riservati praticamente in esclusivo ad un pubblico maschile? La lotta di genere non è finita e, credo, non finirà mai. La donna si sta emancipando, ma in sostanza, da qui si vede che non è cambiato molto. La donna si è guadagnata diritti, rispetto. Resta questo: il gap sessuale. Importantissimo. Non c'è parità, al diavolo. Dove sta la parità? la prostituzione tutta al femminile.perché esiste solo la prostituzione per gli uomini? E perché, al contempo, l'offesa più grande che un uomo può fare a una donna (e, purtroppo, che una donna può fare ad un'altra donna) è "PUTTANA", "TROIA"? e perché, al contempo, l'uomo non riesce ad offendersi mai tanto quanto quando si offende indirettamente la propria madre con l'espressione "FIGLIO DI."? C'è evidentemente un sentore, nell'uomo, di una colpa. Della colpa per non riconoscere, per non avere mai riconosciuto nella donna una propria pari in campo sessuale. Per sfruttarla, per essere cosciente di questo ma non volerlo ammettere, accusando altri, complici con lui del delitto di non volere la parità, di riderne. Perché la donna non può avere voglia di fare sesso? Oggi ormai sì, lo si dice: "quella ha voglia"; ma il connotato negativo in questa frase c'è ed è evidente. Per un ragazzo, sentire il bisogno di fare l'amore è normale, è salute, per la ragazza è perversione. Qui sta il problema. Qui sta il dramma della prostituzione. Se le donne avessero mai ottenuto il DIRITTO A SCOPARE PER SCOPARE e basta, la prostituzione sarebbe un lavoro, un lavoro che praticherebbero sia uomini che donne, alla pari. Un lavoro volontario, praticato con consapevolezza. La consapevolezza che questo bisogno UMANO c'è, ed è presente SIA NELL'UOMO CHE NELLA DONNA, e che la vendita del proprio corpo è semplicemente una offerta come tutte le altre, in risposta ad un bisogno (c'è magari chi lo fa volentieri, perché no? C'è chi fa volentieri il pittore, l'assicuratore, il giardiniere, e chi invece no). In questo modo non si porrebbe la questione del pensare alla persona sfruttata, non ci sarebbe sfruttamento, ma libero arbitrio: praticare una professione ben retribuita. E chi viene sfruttato, in questo campo, ne muore dentro, si sa. Hai ragione, Maurizio. Perché tu, cliente, non pensi a come si sente la persona, la PERSONA, che ti apre le gambe davanti? Magari non vuole assolutamente fare con te quello che tu vuoi fare con lei e ha la nausea, non riesce a rimanere indifferente. Magari contribuisci anche tu, con il tuo gesto egoista, ad ucciderla lentamente. Lo sfruttamento avviene da parte degli uomini per soddisfare i bisogni degli uomini. E non si riesce ad arginare anche perché le donne temono di dire che sono uguali agli uomini e che hanno gli stessi bisogni. Se ciò avvenisse l'uomo perderebbe molta della sua forza, e gli individui nati femmine non sarebbero considerate soltanto parte passiva, inerte. Le non-puttane tendono sempre a considerare le puttane delle nemiche: la moglie teme la puttana perché il marito va con lei, non rimane a casa, gode con qualcun'altra. In realtà è l'uomo il nemico, se si comporta in modo da fare del male alla moglie. E' l'uomo che ha la pretesa di avere una pulsione in più rispetto alla donna, e vuole per questo essere autorizzato a cercare sfogo da qualche altra parte. La donna fa sempre la parte di quella che non capisce. Di quella diversa, estranea al bisogno di sesso. Perché? Se marito e moglie, per esempio, si considerassero come effettivamente sono, ossia uguali, lo spettro delle intese in campo sessuale si amplierebbe moltissimo, la bramosia dell'uomo incontrerebbe quella della donna e sarebbe ricondotta, incanalata nel matrimonio, o al limite in altre relazioni al di fuori di esso (ma qui non ci sarebbe in gioco solo il sesso), ma non si riverserebbe nell'avere rapporti con persone-oggetti che vendono il sesso stesso.
Lo sfruttamento nasce da questo: dall'eccesso di richiesta, di domanda. Cosa che è sintomo di incomprensione tra i due sessi. Tutto questo, almeno, secondo l'idea che io mi sono fatta di tutto il fenomeno cercando di tirare delle conclusioni sintetiche.
Da ultimo, per quanto riguarda la clientela poi, ognuno faccia quello che vuole. Faccia i conti con sé stesso. Se una donna o un uomo ha bisogno di avere sesso a pagamento, e non lo cerca nella libera volontà di un partner in una relazione "normale", non c'è problema, se non c'è sfruttamento della persona che offre il suo corpo per tale bisogno. Magari una ragazza va a puttani, ma ha un fidanzato, e a questo la cosa fa male: in tal caso, la ragazza smette se ama il proprio fidanzato. Ci si regolerebbe in sostanza come per tutto, il sesso come il gioco d'azzardo (con la differenza che il gioco d'azzardo non può diventare la cosa più bella del mondo, mentre il sesso sì, ma questo è solo il MIO parere).

Giulia Carraro
(ju.cawwa@libero.it)

__________________