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Francesco Renda Storia della mafia  Sigma 1997 

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Assumendo a simbolo della mafia la palma, Leonardo Sciascia ammonì più volte che quella pianta non cresceva solo nelle calde contrade della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. La si trovava anche a Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma. Ma, poiché abbiamo già qualificato la mafia come una malattia sociale, prendiamo ad esempio quel che succede nel dare un nome di origine ad una malattia molto ricorrente come l’influenza. Come è noto, ad ogni inizio di stagione invernale, la influenza viene chiamata ora cinese ora russa ora con altro nome, dal luogo ove per prima la ricerca sanitaria ne ha individuato il virus. Lo stesso avviene anche per altre malattie a grande diffusione. Dopo la fine della prima guerra mondiale, l’Italia fu devastata dalla peste spagnola’. Ma quella qualifica non voleva dire che a generare la peste fosse stata la Spagna. La mafia. che è anche essa una malattia molto ricorrente e assai diffusa, può dunque considerarsi siciliana, perché qui per prima si è manifestata. qui per prima le è stato dato un nome, qui per prima è stata anatomizzata, studiata, combattuta e qui per prima è stata anche assoggettata alla legge penale. Ma non discende che a generare l’industria della violenza sia la Sicilia o soltanto la Sicilia.

Tale circostanza va evidenziata non per malinteso sicilianismo, come talvolta è accaduto, ma per richiamare l’attenzione che il problema mafia non è solo problema siciliano o meridionale, ma anche problema nazionale ed europeo, anzi mondiale.

Dire che la mafia, oltre che in Sicilia, è presente anche in tanti altri paesi d’Europa, d’America, d’Asia, e anche d’Africa e Australia, da una parte implica avere coscienza e non trascurare che la mafia si avvale non solo della forza che ha in Sicilia ma anche della forza che possiede altrove ossia dell’aiuto, diretto o indiretto, che riceve o può ricevere dalle mafie straniere (l’aiuto della mafia americana, storicamente. è stato sempre decisivo). D’altra parte, consegue che,  per essere veramente efficace, la lotta alla mafia, che è una delle tante «industrie della violenza» esistenti nel mondo, deve avere una visione non solo italiana ma anche internazionale, avvalendosi della cooperazione effettiva delle polizie e delle magistrature dei vari Stati, fino a divenire auspicabilmente anche un compito dell’ONU

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Sul piano del giudizio storico generale, quel che non è mai da dimenticare sono le circostanze di tempo e di luogo. La Destra non governò l’Italia in tempi di ordinaria amministrazione, ma nel tempo in cui si trattò di fare l’Italia. Pertanto. si trovò a dover fronteggiare il problema Sicilia e il problema meridionale mentre era impegnata fino allo spasimo nella costruzione e consolidamento della nuova nazione italiana. Per come stavano le cose. dopo il 1860. suo compito essenziale era innanzitutto e soprattutto il completamento della unificazione territoriale strappando all’Austria il dominio su Venezia e facendo di Roma la capitale d’Italia. Vi si aggiungeva non meno perentoriamente il problema del pareggio del bilancio statale, come pure del riordino amministrativo del nuovo regno. Era poi da fronteggiare l’ostilità del Papato e della Chiesa cattolica che mal tolleravano la nascita di uno Stato italiano sotto il segno di una ispirazione liberale considerata anticristiana. Non meno pericolose erano le trame del legittimismo borbonico. E infine ci era da tenere a bada l’attivismo garibaldino, specie di mina vagante che minacciava di creare imbarazzi più o meno compromettenti. In tale situazione. la Sicilia e il Mezzogiorno in generale, assai poco conosciuti. di fatto punto amati, e per di più colpevoli di non essere in maggioranza favorevoli alla Destra, ma anzi di esserne attivamente ostili. parteggiando per la Sinistra o per i cattolici e persino per i Borbone, si trovarono al di fuori della strada maestra che si doveva percorrere, e abbandonati alloro destino, se ne affrontarono i problemi, anche i più gravi, compreso lo stabilimento dell’ordine costituzionale, ricorrendo alla soluzione militare o ai provvedimenti polizieschi più o meno sommari e spicciativi. Si poteva fare diversamente? Non è questo il problema. La storia considera solo quel che è stato fatto, non quello che si poteva fare e non si è fatto.

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La mafia. figlia naturale della politica di forza attuata in Sicilia e nel Mezzogiorno, venne anche essa inclusa fra i problemi da risolvere con la politica di forza. E poiché dalla Sicilia e dal Mezzogiorno non si tralasciava di rivendicare il pari diritto di partecipare alla direzione politica del paese. e non si nascondeva il proposito di voler esercitare tale diritto sotto le bandiere della sinistra, si ricorse allo stratagemma di assumere l’esistenza della mafia come argomento e prova che l’isola e in generale il Mezzogiorno non fossero ancora tanto moderni e civili da partecipare a condizioni di parità col Centro e col Nord alla guida politica del paese e nemmeno da essere governati con le stesse leggi costituzionali che al Centro e al Nord venivano regolarmente applicate. Come conseguenza di tale concezione aberrante, i ceti dominanti siciliani e meridionali vennero considerati così coinvolti con la mafia e il brigantagio da concepire e praticare la lotta alla mafia come lotta coinvolgente anche gli stessi ceti dominanti colpevoli di alimentare e rappresentare sia l’opposizione sociale che l’opposizione politica. In tal modo. la Destra si trovò per sua scelta, forse troppo poco meditata. a dover governare la Sicilia senza la collaborazione dei siciliani e contro le loro politiche aspirazioni. Si ripeté pertanto quel che già era accaduto al Borbone, e cioè che il governo della Destra andava in un senso, e la politica siciliana in altro

In tale anomalia, quel che accadde di anomalo non fu però solo il radicamento del fenomeno mafioso nel territorio. Crebbe in misura altrettanto vistosa la opposizione politica, e in particolare l’opposizione di Sinistra, divenuta nella sua quasi generalità, specie dopo la rivolta palermitana del 1866, una forza costituzionale, consapevolmente autocandidata a svolgere in Sicilia il ruolo di governo che la Destra non riusciva ad esercitare. Quindi, il teorema politico di una Sicilia e di un Mezzogiorno posti al di fuori della civiltà moderna e inabilitati a partecipare oltre che alla direzione anche alla dialettica politica del paese si rivelo del tutto inattuale e fuorviante. La Sicilia partecipava e come, mettendo la Destra continuamente alle corde.

Il fallimento del teorema. manifestamente sbagliato, emerse in tutta chiarezza. inappellabilmente. nel 1 874, allorché, sciolta la Camera dei deputati e indette le elezioni generali anticipate. la Sinistra in Sicilia ottenne un trionfo che ebbe del clamoroso. Su 48 seggi. ne conquistò infatti 40. In alcuni collegi. vinse con voto quasi plebiscitario. Francesco Ferrara, famoso economista. nel collegio Palermo ricevette 203 voti su 214: Filippo Florena. nel collegio di Mistretta. 537 su 593: Francesco Paternostro. nel collegio di Corleone 561 su 563. Lo scacco subito dalla Destra fu tanto più grave, in quanto

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 il risultato elettorale siciliano non ebbe l’uguale in nessuna altra parte d’Italia. Chi di spada ferisce di spada perisce. La Destra fu pagata con la sua stessa moneta. Voleva distruggere la Sinistra siciliana. e invece ne fu distrutta. Il voto siciliano del 1874 diede origine alla caduta della Destra nella cosiddetta rivoluzione parlamentare dcl 1 876. Ma a ciò si giunse perché la Destra rimase imperterrita nel perseguimento dei suoi errati propositi. Il voto siciliano del 1874 non era ancora la catastrofe. La Destra aveva conservato pur se risicata e precaria la maggioranza dei seggi alla Camera, e il governo Minghetti era rimasto al potere. Ragionevolmente si poteva quindi riflettere sul perché del risultato siciliano, e anche se ne potevano trarre degli utili ammaestramenti. La Destra aveva assai benemeritato dal paese, e se c’era qualcosa che non andava, poteva essere prontamente modificato. Invece, si tenne la via della ostinata contrapposizione. Il voto siciliano fu denigrato, demonizzato, dipinto con i più foschi colori. Si gridò alla ingratitudine, alla malafede, al capovolgimento dei valori, al trionfo del malcostume e dell’inganno. In contrasto coi numeri e coi fatti, si aggiunse ancora che il voto medesimo non era suscettibile di influire sugli equilibri italiani, perché era insieme un voto di opposizione mafiosa e di opposizione meridionale, anzi, peggio ancora, un voto di opposizione regionale. Dire opposizione meridionale o regionale non era meno ingiurioso che dire opposizione mafiosa. Il regionalismo cavallo di battaglia della opposizione cattolica era ormai considerato un crimine.

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A Villa Ruffi, in Romagna, i capi del Partito repubblicano venivano arrestati dalla polizia con l’accusa di esscre oppositori anticostituzionali. La loro colpa era quindi solo politica e tutta politica. In Sicilia, invece, in quel di Sciacca, in particolare, gli internazionalisti fra cui il fratello di Saverio Fnscia, capo autorevole della Sezione italiana della Internazionale socialista. venivano catturati e inviati immediatamente al confino non perchè nemici pericolosi dell’ordine costituito, ma perchè associati per delinquere e sospetti di appartenere alla mafia Non politici dunque ma criminali e solo criminali. Con l’accusa di manutengolismo veniva anche carcerato il barone Angelo Varisano di Ennia, grande patriota del ‘48. e nel tentativo di incastrare il barone Nicolo Turrisi Colonna era stata anche disposta una perquisizione a sorpresa della polizia in una sua fattoria nelle Madonie alla cerca di briganti. Fu conseguenziale che all’arresto del barone Varisano facesse seguito una vibrata protesta politica anche di carattere patriottico (il goerno arrestava un eroe della lotta contro i Borbone) che valicò i confini dell’isola. Non meno energica fu la protesta del barone Turrisi Colonna.

Le autorità ne traevano occasione per raffermare le loro antiche convinzioni. Il Franchetti ne concludeva: “Manca alla generalità dei siciliani il sentimento della legge superiore a tutti e uguale per tutti”. 

Ci dice invece Giovanni Lo Monaco che i siciliani accordano allo Stato una fiducia significativamente maggiore (42%) rispetto a quella rilevata nella ricerca di Marcello Dei (2002) su un campione nazionale (22%).

 

di Fr. Renda vedi anche Capitolo VI  I processi Notarbartolo

Renda  A proposito dei rapporti mafia-politica

       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verde a Palermo

Giardini storici di Palermo

Palermo, nota prevalentemente per le sue emergenze a carattere architettonico vanta in realtà una ampia e prestigiosissima presenza di giardini storici, ricchi di una particolare vegetazione che trova, nelle condizioni climatiche favorevoli, il giusto contesto di sviluppo. Palermo ha una antichissima tradizione di Giardini. Vanta ad esempio già nel 1550, un giardino di uso pubblico. Del resto, nella sua storia il giardino e il parco hanno rappresentato un punto fondamentale per la caratterizzazione degli spazi, se si pensa al periodo della dominazione araba... Per questo la propensione al giardino è già insita nella cultura di una Palermo che, da un certo momento in poi decide di dotarsi di giardini "pubblici".

Villa Trabia, Villa Giulia e il Giardino Inglese sono i giardini più noti della città, anche se altre ville, sono importanti per comprendere gli aspetti storici e la genesi di tali aree nel loro complesso, che si trovano adesso all'interno del contesto urbano. Anche se la villa Trabia, dall'impianto seicentesco era dotata di vasche e fontane, oltre ad un labirinto, e rappresenta una delle ville più interessanti della città è senza dubbio la Pubblica Villa Giulia a configurarsi come l'intervento più incisivo.

 

La Pubblica Villa Giulia di Palermo, recentemente oggetto di restauro delle numerose fontane presenti, dell'orologio solare e dei gruppi monumentali, si rivela oggi splendida ai nostri occhi, e ci offre con il suo geometrico impianto risalente al 1777, uno spettacolo unico, straordinariamente ricco di riferimenti simbolici e culturali che rispecchiano lo spirito di un'epoca.
 Villa Giulia - Palermo“Alberi strani, a me del tutto ignoti…” così dirà Goethe per commentare la presenza delle numerose essenze nella Villa progettata da Nicolò Palma. Ed effettivamente per realizzare la villa di “pubblico diletto” vennero condotte a Palermo essenze d’ogni tipo che le conferirono un aspetto fantastico... quell'aspetto, che ancora oggi apprezziamo passeggiando per i suoi lunghi viali. Sorge di fronte al mare e presentava in origine quattro ingressi , corrispondenti ai punti cardinali. L'impianto quadrato, presenta assi e diagonali che ripartiscono i percorsi interni secondo una logica geometrica serrata. All’interno il disegno presenta un ulteriore quadrato e un cerchio. Tutte figure dense di riferimenti simbolici che rimandano a precisi riferimenti cosmogonici.
Villa Giulia, che prese il nome da Giulia Guevara, moglie di un Vicerè spagnolo, possiede quindi un impianto di tipo simbolico. Attraverso il suo disegno geometrico la natura si fa tramite della configurazione in terra di un ordine cosmico. Il giardino, sede di sperimentazione della realtà sensoriale nelle sue varie forme, l’udire, il sentire, il toccare, sublima attraverso la rappresentazione simbolica la sua ragion d’essere.
Fontana con Atlante e DodecaedroIn Villa Giulia al tema dell’albero, simbolico legame terra-cielo -e quindi uomo-divino-comune a tutti i giardini, si sovrappongono riferimenti specifici. Il pioppo, il salice e l'olmo sono tipologie di alberi presenti nel giardino delle esperidi. Anche l’arredo della villa segue un progetto preciso, non a caso l'Atlante che regge il dodecaedro con gli orologi solari, simbolo cosmico per eccellenza, viene posto al centro esatto dell’impianto. La porta dell’asse privilegiato è invece dalla parte del mare, e si conclude in fondo con la statua del Genio di Palermo, di I. Marabitti. Il “Genio” è posto al centro di un emiciclo di statue che rappresentano la gloria che vince l’invidia, l’abbondanza che vince la carestia, l’ira, la rabbia e l’invidia …lapidei attori di un paesaggio allegorico, che mettono in scena speranze, vizi e virtù dell’essere umano.
Il Genio è il Re e porta sul capo una corona regale; in una mano reca il serpente, simbolo della fecondità del regno e nell'altra lo scettro del Fontana del Genio di Palermocomando, il simbolo del potere. Ai piedi reca un cane e una cornucopia che indicano la fedeltà e la promessa di abbondanza. L'aquila infine rappresenta la città e un tondo, dove si trova la trinacria, completa con il legame alla Sicilia, il quadro di riferimenti simbolici
Questa introduzione del disegno geometrico e del simbolo, questa esigenza di razionalizzazione ma al contempo di magica esortazione alla vincita sulle forze del male, pongono il giardino come elemento cui è demandato il legame tra l’irrazionale e il razionale, tra il sentimento e la ragione. Profondamente illuminista nel ricollegarsi idealmente all’impianto a croce della città che la accoglie, la villa possiede anche qualche tema definibile come “romantico”…. La presenza del “sepolcreto”o del bagno diruto ne sono un esempio. I numerosi messaggi di cui l'impianto è portatore certo non erano palesati che ad un pubblico colto, ad una ristretta cerchia di iniziati. Il “pubblico”, per il quale la Villa viene progettata, forse è inconsapevole, ma passeggiando per i viali sente comunque il magico legame che sussiste tra l'uomo e la natura. Adiacente alla villa è il noto Orto Botanico di Palermo, del 1789. Il giardino nato a scopo scientifico didattico sintetizza le tematiche illuministiche dell'epoca. L'Orto Botanico ancora oggi rappresenta uno degli orti più importanti d'Europa e annovera innumerevoli specie vegetali rarissime ed un secolare ficus magnolioides che occupa, con le sue estese radici un'area di 1000m.q. Il nucleo più antico dell'Orto, la cui geometria è regolata da rapporti simmetrici tra loro proporzionali, è suddiviso da due viali principali, tra loro ortogonali, in quartini. L'edificio della scuola botanica, il Gymnasium, prospettante sulla via Lincon, è in stile neoclassico, a pianta quadrata, dotato di un portico tetrastilo di ordine greco dorico e sormontato da una cupola centrale emisferica su tamburo, impostato su di un perimetro ottagonale. Nell'aula principale, si trovano alcuni affreschi di G. Velasco che esaltano i poteri delle erbe medicinali, rappresentate da Flora, che si oppongono agli effetti del tempo nel lento susseguirsi delle stagioni della vita.

Caratteristiche utilitarie all'origine ebbe anche il parco del Principe di Aci, diventato poi del Duca di Orleans, con canneti e vigneti ed una stazione sperimentale di agricoltura. Il parco del Principe di Castelnuovo, anch'esso ricco di agrumeti e e vivai, fu poi trasformato in istituto agrario. Recava un "Teatro di verdura", che oggi è utilizzato per spettacoli estivi. Esempi di sperimentazione agraria e di giardini a parterre e con impianto informale si possono vedere anche nel parco della Real Favorita, riserva di caccia voluta da Ferdinando III di Borbone, nel periodo della forzata permanenza a Palermo.

Nel 1850, nasce in corrispondenza con il prolungamento della via Ruggiero Settimo con la Strada della Libertà, la "villa pubblica inglese" su progetto di G.B. Filippo Basile, in una zona che non era stata ancora raggiunta dall'espansione urbanistica ottocentesca. Il giardino che presenta un impianto irregolare, o per meglio dire "informale", secondo lo stile tipico inglese è ricco di statue, busti e monumenti dedicati a personaggi celebri dell'epoca. Inoltre vi sono stati introdotti per la prima volta alcuni alberi esotici, di cui si sperimenterà l'acclimatamento. Vi furono collocate vasche e fontane ed un laghetto artificiale. Di fronte all'ingresso del giardino inglese si trova il parterre Garibaldi recentemente chiamato "Falcone Morvillo".

Subito dopo l'Unità di Italia, verrà realizzato a Piazza Marina il giardino Garibaldi seguendo il modello di uno square inglese. E' stato realizzato da Giovan Battista Basile nel 1860 circa ed è stato intitolato all'eroe Giuseppe Garibaldi. E' accessibile a tutti, anche da coloro che si trovano costretti in una sedia a rotelle. Si tratta di un giardino pubblico quindi il suo ingresso è completamente gratuito ed è consentito ogni giorno dalle 8:00 alle 18:00. E' assolutamente un giardino da visitare, grazie anche alla sua varietà di vegetazione, infatti sono presenti numerose piante esotiche, tra cui 13 esemplari di palme ed enormi e maestosi ficus. Il silenzio è molto presente al suo interno, lo dimostra il fatto che sono molte le mamme con i passeggini che frequentano il giardino. L'attrazione più gettonata all'interno della villa è un ficus veramente grande le cui radici fuoriescono dal sottosuolo, e sono enormi! E pensare che il custode mi diceva che ne fuoriesce una minima parte! Proprio incredibile! Inoltre sono presenti dei busti in marmo di Garibaldi e dei suoi luogotenenti e una fontana molto carina vicino il gigantesco ficus. Presente anche una piccola ludoteca, ma purtroppo non so dire niente a proposito perché in 26 anni non l'ho mai visitata!

Il Giardino contiene splendidi esemplari di magnolie dalle radici enormi al punto da sembrare esse stesse parte del tronco, piante esotiche e, attrazione principale, il ficus considerato uno degli alberi più antichi di Italia.

Tra le piante vi sono fontane e chalet, oltre a numerosi busti scultorei, tra i quali quelli di Giuseppe Garibaldi, Rosolino Pilo, Giovanni Corrao, Raffaele De Benedetto, Luigi Tukori.

Lungo la sua cancellata, in stile liberty, ogni sabato e domenica vi è il mercatino delle pulci dove si possono trovare gli oggetti più disparati, tutto rigorosamente usato. Quindi alla fine non mi resta che consigliare la sua visita perché ne vale veramente la pena!!! Come non menzionare poi la villa Bonanno, che reca mosaici di età romana e che occupa l'area antistante al Palazzo Reale. Vi sono anche giardini che gravitano nell'area della campagna che fa corona alla città. Si tratta di giardini privati definibili come "informali" per via dell'impianto irregolare.

Risale al Rinascimento il costume (diffuso a Palermo n.d.r.) di progettare complessi spazi verdi afferenti ad edifici pubblici e/o privati ed alle piazze. La tecnica, lungamente approfondita, ha permesso la concezione dei bellissimi e formali giardini all’italiana caratterizzati dalla presenza di ornamenti monumentali. Risale al Rinascimento il costume di progettare complessi spazi verdi afferenti ad edifici pubblici e/o privati ed alle piazze. La tecnica, lungamente approfondita, ha permesso la concezione dei bellissimi e formali giardini all’italiana caratterizzati dalla presenza di ornamenti monumentali.
Inoltre moltissime a Palermo le aiuole all´aperto, le piante negli spartitraffico e sui viali.

 

 
Nella storia del paesaggio mediterraneo i giardini storici di Palermo sono universalmente considerati come beni unici, oggi purtroppo misconosciuti e trascurati. Creare un circuito culturale che valorizzi l’eccezionalità di questi luoghi consentirebbe di arricchire la città di valori culturali e ambientali rappresentativi della storia e della natura mediterranea.
 
 

Guida rapida ai giardini di Palermo (tra parentesi anno presunto di realizzazione)
per una informazione dettagliata sui monumenti proposti e una piccola galleria fotografica cliccare sull'icona

Villa Malfitano e giardino (1885)
Via Dante, Info 091 6816133 - Visita guidata
lun./sab. 9.00-13.00

Orto Botanico (1785-95)
Università di Palermo. Accoglie vari esempi di piante acquatiche, carnivore, ficus, palme, succulente e cicadee, in un parco storico di rara bellezza e suggestione.
Via Lincoln 2a - Info 800 903631 [sito web qui]
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lun./ven. 9.00-17.00 - sab. dom. e festivi 9.00-13.00
Chiuso: 25/12;01/01;01/05;15/08
Biglietto> euro 3,50 ; ridotto (<16 anni)> euro 1,50; gratuito (>65)

Parco d'Orleans (1797)
Giardino e piccolo zoo - Info 091 6965038
Parco Ornitologico di Villa d'Orleans - Ingresso libero
lun./ven. 9.00-13.00/15.00-18.00 - sab. dom. 9.00-13.00

Villa Giulia 
Via Lincoln angolo Foro Italico
Aperta dall'alba al tramonto (8.00-20.00)
All'interno belle statue, giardino molto curato e area giochi per bambini.

Villa Trabia e parco (1700)
Via Salinas - Info 091 7405905
Giardino pubblico con fontane e statue di rilievo artistico
lun./dom. 8.00-18.00

Parco della Favorita e riserva naturale di Monte Pellegrino (1799)
Visita il nostro sito Web: qui

Con aree attrezzate.  - Ingresso libero
Ingressi da: Piazza Leoni - Piazza Gen. Cascino - Palazzina Cinese - Mondello
Visite guidate > Rangers: 091 6716066; CAI, club alpino italiano

Giardino Inglese (1851-53)
Viale della Libertà - Info 091 7025471
Giardino pubblico e parco giochi per bambini - Ingresso libero
mar./sab. 9.00-19.00 - dom. e festivi 9.00-13.30
Chiuso il lunedì escluso se festivo.

Città dei Ragazzi - Ludoteca
Viale Duca degli Abruzzi 1 - Info 091 6714373 - Ingresso libero
Maggio/Novembre: mar./dom. 10.00-20.00 - dom. e festivi 9.00-13.30
Chiuso il lunedì e da Novembre a Aprile . Aperto anche per le festività natalizie.

Villa Garibaldi  (1864-66)
Piazza Marina - Giardino pubblico e ludoteca
lun./dom. 8.00-18.00

Villa Niscemi (1600)
Piazza Niscemi - Info 091 7404828 - 091 7404859 –
E' sede di rappresentanza del Comune
dom. e festivi 9.00-13.00, altri giorni previo accordo
Ha un parco interno (visitabile sempre dalle ore 9.00 al tramonto)

Villa Bonanno  (1905)
Piazza della Vittoria antistante il Palazzo dei Normanni
All'interno della villa  si posso visitare alcuni resti di case romane forse del I secolo d.C.

Villa Sofia (1860)
Oggi Ospedale
Interni visitabili parzialmente - Parco e giardino aperti al pubblico

Premesso che verde urbano è implicitamente fruibile, aperto, accessibile al pubblico ecco i dati del maggiore Ente preposto a elaborarli
 
L'ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20061122_00/testointegrale.pdf 
 

VERDE URBANO

La densità di verde urbano nei 103 comuni capoluogo di provincia (percentuale di verde urbano sulla

superficie comunale), si attesta nel 2005 al 2,3%, registrando una lieve crescita rispetto all’anno

precedente (+1,8%) (figura 9). La maggiore variazione annuale si verifica nel 2002 (+17,8%) a causa

soprattutto dell’acquisizione da parte del comune di Terni di una vasta superficie boscosa, ricadente

all’interno del proprio territorio.

I comuni con una densità di verde urbano superiore alla media dei 103 capoluoghi e che presentano

anche crescite considerevoli, negli ultimi cinque anni, della dotazione di aree verdi superiori

all’incremento medio registrato, sono: Terni (con una densità pari al 19,4% nel 2005), Torino (15,4%

nel 2005), Palermo (14,0% nel 2005) e Milano (11,0% nel 2005).

Tutti i grandi comuni hanno una densità di verde urbano superiore alla media (1,7 nel 2000, e 2,3 nel

2005); fanno eccezione Verona (nel 2000) e Venezia, Catania e Bari (sia nel 2000 che nel 2005). In

ognuno dei grandi comuni si manifesta, comunque, un incremento delle aree verdi in dotazione; in particolare, le variazioni più elevate, rispetto al 2000, si riscontrano a Verona, Palermo, Venezia, Torino e Milano (figura 10). Nel 2005 Verona, Genova, Palermo, Bologna e Venezia hanno una disponibilità di verde urbano per abitante superiore al dato medio calcolato sui 103 comuni (pari a 24,0 m2).

Genova e Bologna avevano questa performance nel 2000.

 
Uno studio dell’Istat vede Palermo terza tra le città italiane (dopo Terni e Torino) che hanno registrato il maggiore incremento di aree verdi negli ultimi cinque anni (+14%).

Ogni palermitano può contare su 32,3 metri quadrati di verde (0,5 di verde attrezzato, 27,5 di parchi urbani, 0,4 di verde storico, 0,9 di aree di arredo urbano, 0,5 di giardini scolastici, 0,3 di orti botanici e vivai, 0,4 di cimiteri urbani, 2,1 di altro). Negli ultimi cinque anni sono stati realizzati o riqualificati circa ottanta ettari di verde in città con oltre 25 mila alberi e 50 mila specie tra piante e arbusti vari. Gli interventi principali riguardano il prato del Foro Italico, il giardino della Zisa, le villette a San Filippo Neri e a Borgo Nuovo, i quartieri Cruillas, Cuba-Calatafimi, Bonagia e Pallavicino e la zona della Stazione centrale.

 

12/09/2009 14.53.00
Sempre più verdi e fiorite le città italiane
Ai primi posti Pisa, L'Aquila e Biella
 
È aumentata del 6% la disponibilità di verde urbano per abitante nelle città, a partire dal 2000, raggiungendo una superficie di 93,6 metri quadrati per abitante nel 2008. Nella classifica delle città più verdi in termini di densità di superficie ci sono Pisa, L’Aquila, Biella, Massa e Palermo
È aumentata del 6% la disponibilità di verde urbano per abitante nelle città, a partire dal 2000, raggiungendo una superficie di 93,6 metri quadrati per abitante nel 2008. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat divulgata in occasione del Flormart, il salone internazionale del florovivaismo e del giardinaggio di PadovaFiere. Per l’insieme dei comuni capoluoghi di provincia, la densità calcolata come percentuale di verde urbano sulla superficie comunale, risulta essere pari all’ 8,3%, anch’essa in aumento del 6% rispetto al 2000.

Nella classifica delle città più verdi in termini di densità di superficie si posizionano Pisa (71,9%), L’Aquila (45,6%), Biella (35,0%), Massa (34,6%) e Palermo (31,6%). (prati e palmeti nel lungomare del foroitaloco, giardino difronte alla Zisa, bellissimi giardini di Piazza indipendenza )
 

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http://www.terranauta.it/a128/cultura_ecologica/buone_notizie_per_il_verde_pubblico.html

Presentato il quarto rapporto Apat sulla qualità dell’ambiente urbano. In calo le emissioni da trasporto nelle città italiane, ma la qualità dell’aria rimane critica. In aumento quasi ovunque il verde pubblico. A Verona, Cagliari e Napoli i maggiori progressi

 

Le città italiane sono sempre più verdi. Aumentano per i cittadini e gli animali i polmoni verdi nelle aree urbane del Belpaese. Il verde pubblico (escluso quindi quello di proprietà privata) mostra un incremento in tutte le 24 città italiane sopra i 150mila abitanti, con l’eccezione di Messina: Napoli ottiene i risultati migliori, con una crescita del 19,5% tra 2000 e 2006, seguita da Cagliari con l’8% e Torino col 5,6%. Al 2006, la percentuale di verde pubblico a Cagliari è il 53% della superficie cittadina, mentre a Verona il 46% e a Palermo il 34%: valori molto bassi invece a Taranto, Foggia, Messina, Bari e Reggio Calabria. Negli ultimi sette anni la disponibilità per abitante è aumentata di 23 m2 a Napoli (da 5 a 28 m2 ), anche se Verona è la città che ne ha di più in assoluto, con 363 m2 a persona, seguita da Cagliari con 282 m2.

 

Questi i dati principali sul verde pubblico che emergono dal IV Rapporto APAT sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, presentato nella sede romana dell’Agenzia, che ha dedicato uno specifico focus proprio alla natura in città, nella sua componente vegetale come in quella della biodiversità animale; in quest’ultimo ambito, nel corso dell’incontro, sono state segnalate alcune “Buone pratiche dalle città”, esperienze virtuose già avviate a livello locale, come il censimento dello stato di salute degli alberi a Genova e l’integrazione della Rete Ecologica nel piano regolatore del Comune di Roma. L’intento, fornire alle amministrazioni indicazioni utili per sviluppare politiche di tutela e valorizzazione delle risorse urbane, incoraggiando le buone pratiche e il loro scambio tra città.

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Dopo una prima breve apertura a cantiere aperto alla fine del 1997, oggi è possibile l’apertura definitiva al pubblico del giardino storico del complesso monumentale di Villa Napoli. via Francesco Speciale
Sarà possibile visitare i luoghi dell’antico parco reale normanno del Genoardo, che ospitava la Cuba Soprana e la Piccola Cuba, prima della trasformazione seicentesca in villa suburbana ad opera della famiglia Di Napoli che ha inglobato la Cuba Soprana, ancora leggibile nel fronte orientale della costruzione.
Grazie all’acquisizione al demanio regionale è stata salvata una testimonianza residuale del "grande Paradiso della terra", in un contesto urbano ad alta densità edilizia che ha profondamente trasformato l’originario contesto.
Dal 27 settembre 2004 il complesso monumentale di Villa Napoli è visitabile, tutti giorni, dalle ore 9 alle ore 19.
Palermo, così recentemente individuata quale una delle città protagoniste del progetto "Città giardino", concretamente offre un qualificatissimo spazio di verde storico ai suoi abitanti e ai tanti turisti che potranno così rituffarsi nell’atmosfera magica di sollazzi regi e magnifici aurei agrumeti.
 

Lega ambiente wwf circolo di Palermo

  1. [PDF]

    Proposte di realizzazione di nuovi giardini e parchi pubblici ...  

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    accompagnamento al vigente Prg e dal relativo decreto di approvazione, la città di Palermo possiede un patrimonio di aree destinate al verde pubblico (aree ...
    www.wwfpalermo.it/documenti2.php?myfile...pdf -