| RASSEGNA STAMPA |
Europa un po' vile
Rossana
Rossanda http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Agosto-2006/art1.html
25/08/2006
Se non si è embedded, coperti e rincalzati
dall'esercito americano,
non ci si muove da casa, può essere pericoloso. Se si è embedded,
tutte le cause sono buone per muoversi. Siccome gli Usa avevano
invaso l'Afghanistan e l'Iraq, siamo volati in ambedue i paesi, che
fosse una aggressione o no, che sia una
occupazione o no, che ne sia
venuta una guerra civile o no. Siccome al
confine fra Israele e
Libano gli Usa non vanno, si scopre che interporsi fra due paesi in
conflitto può essere pericoloso e chi ce lo fa fare? Questa sarebbe
guerra e quelle sono missioni di pace.
Le persone e i partiti più curiosi si scoprono adepti di quel
pacifismo che hanno dileggiato fino a ieri. E
anche qualche
pacifista trova che è meglio non mettersi in
mezzo: il solo
rispettabile, a parer mio, è Gino Strada, che preferirebbe una folla
disarmata a quindicimila soldati, perché lui sta in mezzo sempre, ad
aggiustare ossa rotte e cicatrizzare ferite e cercare di salvare le
vite (e perciò è considerato un eversivo). E avrebbe anche ragione,
ma una forza civile di interposizione non c'è.
C'è per una volta la disponibilità dell'Onu,
c'è una accettazione di
principio delle due parti, Libano e Israele, il primo, demolito dal
secondo, la chiede con urgenza - e si continua a traccheggiare? E si
ignora che in Libano gli Hetzbollah stanno alla
tregua mentre
Israele continua raid e bombardamenti finché la forza multinazionale
non ci sarà, e qualsiasi rimprovero le venga dal Palazzo di vetro
non lo sente?
Siamo stati accusati di essere antieuropei perché abbiamo giudicato
indecoroso il trattato che doveva essere la base costituzionale del
nostro continente. Oggi siamo noi sbalorditi della sua incapacità di
metter assieme la forza di interposizione
proposta dall'Onu.
Francia
uomini sui 15.000 giudicati necessari, s'è ricordata che sta
entrando in campagna elettorale per le presidenziali e senza
arrossire ne manda duecento.
La Spagna più di 700 non ne mette, e fanno 900.
mette nessuno per un certo comprensibile pudore che un soldato
tedesco si trovi di fronte, anche per un semplice controllo, un
soldato israeliano.
solo dietro gli Usa. L'Italia s'è impegnata per
3.500 uomini, a
certe condizioni che apparentemente sono garantite. Ma ci staremmo,
noi gli spagnoli e i duecento francesi soli soletti?
D'Alema si dà
da fare. Nessun altro, anzi Rutelli
mette il bastone fra le già
fragili ruote. Quale stupenda prova di solidarietà e saggezza
l'Europa sta dando! Come sospettavamo
essa esiste soltanto come
Banca centrale, moneta unica, libero mercato e coordinamento di
polizie. Il resto è nulla.
Peggio, quel che da cancellerie e media stiamo
sentendo sono
argomentazioni invereconde, a coprire il fatto che chi se ne frega
se il Libano è fatto a pezzi. In ogni caso Beirut ha la colpa di
albergare i terroristi di Hetzbollah. Noi che
difenderemmo
l'esistenza di Israele, se fosse messa in causa,
con le nostre
persone - perché la libertà degli ebrei è un valore nostro - siamo
convinti che gli Hetzbollah sono stati creati
dalla infausta
invasione israeliana del Libano nel 1982.
Senza questa e senza l'occupazione della Palestina dal 1967 ad oggi,
non avremmo due forze islamiche e islamiste
elette dai due popoli
fino al governo, perché sono le sole a costruirne e reggerne la rete
civile e sociale. Essi riempiono un vuoto che è stato colpevolmente
creato. Israele sembra non rendersi conto ancora dei guasti che ha
fatto in Medio Oriente, essa che poteva esserne un lievito.
E
continua a farne: quale altro paese potrebbe sequestrare la metà
d'un governo democraticamente eletto? Chi altro sta da quaranta anni
fuori dai propri confini?
La politica di Israele semina odio e poi lo teme. Il tutto senza che
il mondo batta ciglio perché tanto, se lo batte, Tel Aviv resta
indifferente, convinta come è di avere il più
forte esercito di
tutto il Medio Oriente e alle sue spalle quello più forte del mondo,
cioè il Pentagono? È bene che una presenza internazionale sconsigli
alla resistenza armata di Hetzbollah di
lanciare missili e razzi,
cosa che già adesso ha cessato di fare - dico con intenzione
resistenza armata perché Hamas e Hetzbollah non c'entrano affatto
con Al Qaida - ed è bene che il solo fatto di
esserci, impedisca a
Israele di fare raid nel Libano del sud come sta ancora continuando
a fare, non senza minacciare un secondo round. Bisognerebbe
interporsi anche fra Israele e Palestina, altro che muri. Finché le
Nazioni Unite non riusciranno a impedire i
conflitti e sanzionarli,
conteranno sempre meno. E quanto all'Europa, non
si capisce perché
dovrebbe essere presa sul serio.(rossana
rossanda
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2)
Il
Manifesto
La nostra scommessa
2 Agosto 2006
Rossana
Rossanda
La forza di interposizione
è partita, non senza lasciare nelle relative patrie chi ne auspica più che
temere il fallimento. Lo auspica chi è persuaso, in Israele e fuori di Israele, che sia opportuno un secondo round per farla
finita con gli Hezbollah; sono gli stessi che
vorrebbero si facesse bellicosamente finita con Hamas,
e si mettessero museruole alla Siria e all'Iran. Sul lato opposto e reciproco
stanno coloro che sospettano nell'accordo
sull'interposizione tutto un imbroglio fra occidente e Usa, via Israele e
auspicano una ripresa del conflitto che veda una vittoria degli Hezbollah, un irrigidimento di Hamas
e muscolose affermazioni della Siria e dell'Iran.
Noi, che non siamo nati ieri, siamo lontani dall'ignorare
la fragilità - a prescindere da ogni tesi complottistica
- dell'accordo, che incidenti anche non premeditati possono mettere in causa,
inducendo una spirale incontrollabile. Ma sicuri che in Medio Oriente essa
non risolva nulla, puntiamo decisamente sul successo
della spedizione per alcuni buoni motivi. Primo la consapevolezza, che ci
sembra crescente, che occorra risolvere la questione palestinese, nodo
centrale finora negato: restituire ai palestinesi la terra entro i confini
del 1967 e garantire la sicurezza di Israele. Sono
due questioni correlate, perché
Sono interessanti, per prima cosa, i movimenti abbozzati
da Hamas anche per quanto riguarda Gaza, perché
spostano decisamente la questione dal «chi ha
cominciato per primo» al «come possiamo convivere», non era così sicuro che
accadesse, e dimostra che l'intervento europeo e dell'Onu,
per quanto timido e tardivo, riapre i giochi. In questo quadro è interessante
anche una modifica delle abituali dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad, che per la prima volta ha smesso di
farneticare la scomparsa di Israele e ha dichiarato
che il suo paese non ha intenzione di usare dell'energia nucleare contro
nessuno, neppure il «nemico sionista». Poco, ma meglio che niente. In secondo
luogo, Israele ha subìto una ferita di immagine che ne spezza la presunzione di invincibilità,
cattiva consigliera per tutti. E' vero che l'agitazione che vi imperversa è marcata soprattutto dalla destra e da una
volontà di rivincita, della quale sembrano far parte le colpe vere o presunte
imputate dal governo nei confronti dell'esercito o dall'esercito stesso nelle
persone del suo stato maggiore - colpe che non paiono, a questo momento,
essere impugnate da una spinta pacifista che chieda una inversione di
tendenza, almeno per quanto siano in grado i media di un paese sotto choc di
darne correttamente notizia. Che la forza di interposizione
tenga, significa dare anche tempo al travaglio interno a Israele di
decantare, senza precipitare un rovesciamento del governo e un'elezione
anticipata che oggi la rimetterebbe assai probabilmente in mano a Nethanyau.
Terzo punto, ma non da poco, l'essere gli Stati uniti in
una situazione di scacco da tutte le parti: non sono battuti come in Vietnam,
ma non riescono a diminuire il numero dei loro che cadono in Afghanistan e in
Iraq, e non sono felicissimi i rapporti neanche con i loro governi fantoccio.
Non sanno come tirarsene fuori senza perdere la faccia e il petrolio di Dick Cheney e altri. L'Iraq è
stato pensato e attuato anche come un colossale affare, ma la condizione era che la guerra fosse rapidamente vinta e una guerriglia
non sorgesse o fosse facilmente domata. Ancora una volta i famosi servizi di informazione della Cia non
hanno capito né previsto. La mancata elezione del senatore democratico e (o
ma) guerrafondaio Lieberman è uno spettro che
aleggia assai minacciosamente sulle prossime elezioni autunnali di medio
termine.
Insomma, c'è uno smuoversi delle ferree posizioni
politiche che parevano irriducibili fino a ieri.
Forse è anche questo che ha dato coraggio a Kofi Annan. E' stato giusto imboccare questa strada stretta
per tentare una svolta in Medio Oriente, se ai primi passi seguirà davvero il
ritiro dall'Iraq, e si prenderà in considerazione quello dall'Afghanistan -
Non basta un avallo strappato dagli Usa all'Onu a
cose fatte, pagine poco gloriose del Palazzo di vetro - e ha sempre meno senso
chiamare quella a Kabul una missione di pace. Hanno ragione i deputati di
Rifondazione e (per una volta) il rampognato ministro Mastella.
Chi scrive non è abitualmente una ammiratrice di
Massimo D'Alema, ma la linea di politica estera che
sta imprimendo al governo è buona. Sarebbe bello che ci fosse chi fa lo tesso in tema di finanziaria.