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Afghanistan - 01.3.2007

Afghanistan

Scheda Conflitto
PARTI IN CONFLITTO
1979-1989: truppe sovietiche (e governative) contro guerriglia mujahedin (sostenuta dagli Stati Uniti)


 
1989-1996: conflitti armati tra mujaheddin tagiki, uzbeki, hazari, pashtun

 
1996-2002: taliban al governo (sostenuti da Pakistan e Arabia Saudita) contro la  resistenza dei mujahedin tagiki, uzbeki e hazari uniti nell'Alleanza del Nord (sostenuta da Russia, India, Iran, Tajikistan e Uzbekistan)

 
2002-OGGI: truppe americane e governative (del governo di Hamid Karzai) contro la resistenza dei taliban e dei miliziani dell’Hezb-i Islami (di Gulbuddin Hekmatyar) nelle province sud-orientali al confine col Pakistan; milizie uzbeke del Jumbesh-i Milli (di Abdul Rashid Dostum) contro milizie tagike del Jamiat-i Islami (di Mohammad Ustad Atta) nelle province settentrionali del Paese.
 
VITTIME
La guerra tra forze sovietiche e resistenza afgana (1979-1989), quella successiva tra le varie fazioni di mujaheddin (1989-1996) e quella tra talebani e Alleanza del Nord (1996-2001) hanno causato la morte di un milione e mezzo di afgani, due terzi dei quali (un milione) civili.
L’intervento armato Usa alla fine del 2001 ha provocato la morte di 14 mila afgani, di cui almeno 10 mila combattenti talebani e quasi 4 mila civili. A queste vanno aggiunti migliaia di civili afgani morti nei mesi successivi alla fine del conflitto per le malattie e la fame provocate dalla guerra.
Dal 2002 a oggi la guerra ha causato altri 11mila morti, di cui 6mila solo nel 2006.
Dall'inizio del 2007, la guerra ha causato almeno
 636 morti dall'inizio del 2007, di cui 192 civili, 324 talebani o presunti tali, 99 militari afgani e 21 soldati Nato.

MINE
L’Afghanistan è uno dei paesi più minati del pianeta. Non c’è provincia afgana che non sia afflitta dal problema dei campi minati.
Secondo i dati della Ong britannica Halo Trust, dal 1979 ad oggi sono state disseminate, ufficialmente, almeno 640 mila mine, tra antiuomo e anticarro. A queste vanno aggiunti milioni di ordigni inesplosi (uxo)*.
Dal 1979 ad oggi 400 mila afgani (per l’80 percento civili) sono rimasti uccisi o mutilati dalle mine.
Da quando è iniziata l’attività di sminamento, nel 1988, sono state rinvenute e distrutte 250 mila mine e 3,3 milioni di ordigni inesplosi.
E’ stato calcolato che per bonificare completamente il territorio afgano, ai ritmi attuali ci vorrebbero più di quattromila anni.

*Solo tra l’ottobre 2001 e il marzo 2002 le forze aeree Usa hanno sganciato sull’Afghanistan 250 mila cluster bomb (Blu-97), la maggior parte delle quale rimaste inesplose. Solo nel 2003 ne sono state rinvenute e distrutte quasi 13 mila.
 
RISORSE CONTESE
L’Afghanistan è il maggior produttore di oppio al mondo (l’eroina afgana rifornisce i tre quarti del mercato occidentale) ed è ricco di smeraldi e risorse minerarie. Ma il valore strategico del Paese è legato ai gasdotti e ai corridoi commerciali (stradali e ferroviari) che lo attraversano, collegando gli Stati ex-sovietici dell’Asia centrale con il Pakistan e l’India. Inoltre la recente scoperta di immensi giacimenti di uranio potrebbe diventare una fonte potenziale di nuovi conflitti.  
 
FORNITURA ARMAMENTI
L’esercito afgano è armato dall’Occidente (Usa e Gran Bretagna in testa), i mujaheddin Russia, India, Iran, Tajikistan e Uzbekistan. I taliban si finanziano col commercio illegale di oppio e grazie all’appoggio indiretto del Pakistan e dell’Arabia Saudita.
 
NELL'ULTIMA SETTIMANA:
 Il 1° marzo, due civili sono morti nell'esplosione di un ordigno, probabilmente diretto contro il capo locale della polizia, a Farah, capitale dell'omonima provincia occidentale. Il cadavere di un civile, negoziante di Khost, è stato ritrovato decapitato. La polizia della provincia ha accusato i talebani dell'omicidio.
Il 2, sono morti due civili che erano rimasti feriti nell'attentato contro la base Usa di Bagram del 27 febbraio scorso.
Il 3, almeno due civili sono morti e altri quindici sono rimasti feriti nell'esplosione di una bici bomba nei pressi dell'aereoporto di Herat.
Il 4, due soldati britannici sono stati uccisi da un colpo di mortaio nel distretto di Sangin della provincia meridionale di Helmand. Un convoglio di truppe statunitensi è stato investito da un'esplosione, forse provocata da un attentatore suicida, nella provincia di Nangarhar. Dopo l'attacco, secondo i testimoni, i militari stranieri scappando hanno aperto il fuoco indiscriminatamente contro decine di macchine che viaggiavano sull'autostrada e facendo almeno dieci morti civili (ma sarebbero sedici secondo altre fonti) e decine di feriti. Un poliziotto afgano impegnato nella campagna di sradicamento delle piantagioni di papavero da oppio è stato ucciso da uomini non identificati nel distretto di Maiwand della provincia di Kandahar. Due uomini delle milizie tribali filogovernative sono stati uccisi da presunti talebani nel distretto di Gurbaz della provincia sudorientale di Khost. Un poliziotto afgano è stato ucciso dai talebani nel distretto di Grishk della provincia di Helmand.
Tra il 4 e il 6, almeno otto civili sono morti sotto il fuoco incrociato di talebani e truppe britanniche a Grishk, provincia di Helmand.
Il 5, un raid aereo dell'aviazione Nato ha colpito un'abitazione civile nella provincia settentrionale di Kapisa, uccidendo nove civili, tra cui cinque donne e tre bambini.
La polizia afgana ha ucciso un civile che non si era fermato al loro checkpoint nel distretto di Aw Band della provincia di Ghazni.
Il 6, il ministero della difesa afgano ha dichiarato di avere ucciso quattro talebani nella provincia di Helmand, nell'ambito dell'operazione Achille. Un soldato canadese è stato ucciso da “fuoco amico” nella base militare di Kandahar. Un soldato britannico è morto in combattimento nella zona di Kajaki della provincia di Helmand.