LETTERE AL CORRIERE
risponde Sergio Romano
Cari Piloni e
Chiroli, le vostre lettere trattano in modo diverso lo stesso problema ed
esprimono implicitamente la convinzione che esista tra terrorismo e
resistenza una fondamentale differenza. Non sono d'accordo e proverò a
spiegarmi ricordando che sono esistiti nel corso del Novecento, in Europa e
in America, almeno tre terrorismi. Il primo è quello rivoluzionario,
praticato dagli anarchici, dagli «essèri» (i socialisti rivoluzionari russi
prima e dopo la rivoluzione d'Ottobre) e da gruppi militanti anarchici e
comunisti soprattutto negli anni Ottanta e Novanta (Tupamaros, Brigate
rosse, Rote armee fraktion, Anarco-insurrezionali). Il secondo è quello di
alcune associazioni segrete d'ispirazione religiosa e razzista, soprattutto
negli Stati Uniti. Il terzo è quello del nazionalismo radicale macedone,
croato, ebraico, armeno, irlandese, basco e persino, per una breve stagione,
sud-tirolese. Ho parlato dell'Europa e degli Stati Uniti, ma la stessa
classificazione può essere usata per l'Africa settentrionale, il Medio
Oriente e l'Africa. Il confine fra le tre categorie è spesso sfumato, ma la
distinzione fra la seconda e la terza è abbastanza netta. Il terrorismo
fanatico e religioso è opera di cellule clandestine che si propongono
obiettivi «messianici». Il terrorismo nazionale, invece, si propone uno
scopo preciso e concreto: la liberazione o l'indipendenza di un territorio
geograficamente delimitato. Mentre il terrorismo religioso opera nella
massima segretezza ed è impermeabile a qualsiasi trattativa negoziale, il
terrorismo nazionale può diventare prima o dopo il necessario interlocutore
dello Stato contro cui ha combattuto. E' accaduto in Algeria, dopo
l'insurrezione anti-francese degli anni Cinquanta, in Irlanda e più
recentemente nel Paese Basco. Non è tutto. Mentre il terrorismo religioso si
appoggia su una rete di simpatizzanti e sostenitori che agiscono nell'ombra,
il terrorismo nazionale ha spesso un braccio politico che agisce alla luce
del sole ed è composto da persone che hanno un nome, un indirizzo, un numero
di telefono: il Fronte di liberazione nazionale nel caso del movimento
insurrezionale algerino, Sinn Fein nel caso dell'Ira (Irish Republican Army),
Batasuna nel caso dell'Eta, l'Olp (Organizzazione per la liberazione della
Palestina) nel caso di Al Fatah. Hamas rientra, per l'appunto, in questa
categoria. E' una organizzazione combattente che ricorre all'arma del
terrorismo e agisce nell'ombra, ma è anche una organizzazione politica che
ha dirigenti, militanti e simpatizzanti che scendono in piazza a volto
scoperto. Israele non avrebbe ucciso o arrestato molti dirigenti e non
avrebbe incarcerato alcune migliaia di palestinesi se una parte importante
dell'organizzazione non agisse alla luce del sole e non fosse facilmente
individuabile. Che l'organizzazione non fosse soltanto clandestina è
divenuto evidente, del resto, quando ha cominciato ad agire militarmente con
missili e operazioni di commando. Ed è ancora più evidente quando le
rappresaglie israeliane vengono accolte da manifestazioni di ostilità che
coinvolgono una parte della popolazione. E' questo il momento in cui il
terrorismo diventa contemporaneamente guerriglia e resistenza.