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                                                         ATEI  e AGNOSTICI        UNO SPAZIO PER LA LAICITA'        atei Palermo
 

 

Lettera inviata ai 90 parlamentari dell’ARS a proposito del nuovo preambolo dello Statuto Regionale:

 

Cari Parlamentari,

 

a suo tempo abbiamo fatto presente al Presidente della Regione, al Presidente dell'Assemblea ed ai gruppi la nostra posizione relativa alla dibattuta questione delle "radici cristiane" da introdurre nel preambolo. Nel testo del preambolo che vi accingete ad approvare si dichiara che "la Regione siciliana favorisce il dialogo e la coesistenza tra la religione cristiana, i cui valori sono patrimonio storico culturale ed ispirazione delle proprie comunità, e le altre religioni liberamente professate".  Non viene fatto alcun riferimento alle persone che non professano alcuna religione, agli atei, agli agnostici che pure meritano una tutela pari a quella  degli appartenenti alle chiese. 

In sostanza la Regione patrocina un dialogo interreligioso partendo dal punto fisso che i valori cristiani sono patrimonio ed ispirazione delle proprie comunità quasi che esistano comunità rigidamente definite da una dottrina religiosa e non popolazioni con valori  culturali i più diversi, ivi compresi quelli laici o atei. L'idea di comunità religiosamente definite è medioevale, estranea alla cultura moderna, fondamentalistica e rigettata anche dalle componenti più illuminate della stessa cultura cattolica. Contiene in il germe della contrapposizione che può diventare violenta e financo cruenta. Il dialogo interreligioso deve avvenire tra le persone dentro comunità aperte, laiche e che privilegiano i valori della libertà, della democrazia, della reciproca solidarietà. Il concetto di coesistenza è inaccettabile, perchè presuppone entità

monolitiche  che apppunto "coesistono" ma  che potrebbero anche scontrarsi.

Il patrimonio storico culturale della Sicilia è costituito da diversi ed importanti filoni culturali a cominciare, per restare vicini, dal liberalismo risorgimentale, dalle lotte contadine per la fine del latifondo, dalla grande cultura meridionale degli anni sessanta

Tutta la letteratura siciliana, specchio della nostra società, riflette valori di umanesimo, di laicismo, di ricerca critica della verità. Sciascia, Bufalino, Vittorini, Pirandello, Verga e quanti hanno illustrato con le loro opere la realtà della nostra Sicilia ne sono fulgida testimonianza.

Pertanto chiediamo la cancellazione di tutto il  capoverso  citato dal preambolo. Chiediamo un esplicito riferimento ai valori del laicismo che dal settecento in poi illumina tutta la società moderna.

Cordiali saluti

Pietro Ancona

Coordinatore del circolo uaar

Di Palermo

palermo@uaar.it

3383298046

Ci scrive Attilio Valier del Comitato Centrale dell’UAAR:

Ciao Pietro,
mi sembra proprio che abbiate espresso al meglio le vostre osservazioni e
le vostre proposte per il Nuovo Statuto della vostra bella Regione.
Ho trovato particolarmente felice il vostro riferimento a Sciascia,
Bufalino, Vittorini, Pirandello, Verga come esempio di illustri siciliani
che si sono posti, nel loro agire, come obiettivo principale la  ricerca
critica
Ho apprezzato anche il vostro ricordare che il patrimonio storico culturale
della Sicilia è costituito tra l'altro " dalle lotte contadine per la fine
del latifondo, dalla grande cultura meridionale degli anni sessanta."
Non essere così pessimista, sicuramente non avrete un riscontro immediato,
ma è importante che abbiate cominciato,a livello regionale, a far
presente che esistete come gruppo di atei siciliani e come Circolo.
Vi faccio i miei migliori auguri per il vostro sit-in con relativo
volantinaggio di domani, fate attenzione a non cogliere
eventuali provocazioni, se vogliamo che le istituzioni rispettino
la laicità dello Stato, dobbiamo rispettare lo Stato
di diritto e le sue leggi.
Ricordatevi di portare con voi la carta d'identità,
che vi può esservi richiesta dalle forze dell'ordine,
fate valere i vostri diritti ma sempre con calma
e rispetto.
In attesa di tue notizie, ciao Attilio.

 

Lettera inviata l’anno scorso da Rocco Chinnici

il…….

           

 

 

Egregio Presidente della Regione Siciliana,

 

il Circolo U.A.A.R. di Palermo esprime il suo forte dissenso dall’intento da Ella manifestato di voler inserire un riferimento alle radici cristiane della Sicilia nel preambolo del nuovo Statuto della Regione.

La nostra ferma opposizione è dettata da motivazioni giuridiche, storiche, culturali.

Non é proponibile inserire una qualsiasi forma di riferimento religioso nello Statuto della Regione, poiché sarebbe discriminatorio sia nei confronti di coloro che appartengono ad altre religioni, sia nei confronti dei non credenti. Una carta Costituzionale deve mantenersi al di sopra e ad di fuori di qualsiasi settarismo.

Quando una Costituzione si occupa di religione lo fa per garantire a questa speciali poteri e non per proteggere la libertà religiosa, libertà religiosa che è pienamente tutelata da altre libertà (di coscienza, di manifestare il proprio pensiero, associativa, ecc.) garantite dalla Costituzione Italiana.

Cosa farà il futuro legislatore quando sarà chiamato dal suo compito istituzionale a valutare leggi che devono regolare la pacifica convivenza con un riferimento costituzionale ad una morale e ad una religione che una significativa parte dei siciliani già oggi non condivide più? Una norma costituzionale e un riferimento morale che, se non condiviso, emargina.

La Sicilia, storico crocevia d’etnie ha nei secoli assimilato culture e tradizioni da popoli diversi rendendo la nostra società forse il primo crogiolo multietnico dell’umanità. Come dimenticarci della cultura greca che grande ha reso la Sicilia, del diritto romano che ancora oggi è fonte di riferimento e di Federico II che fece convivere pacificamente cristiani, ebrei, musulmani, in tempi dove la barbarie religiosa era la norma?

La globalizzazione dei mercati ha prodotto anche una globalizzazione di culture  e di idee diverse, a cui oggi fanno riferimento molti uomini e donne della nostra isola. Girando nelle nostre città e paesi, ci rendiamo conto sempre più che popoli da tutti gli angoli del mondo colorano le nostre strade e quartieri: asiatici, africani, slavi sono e saranno i cittadini di questa antica isola. L’integrazione si realizza rispettando anche la specificità di tutti che verrebbe invece discriminata con il riferimento alle radici cristiane del popolo siciliano, riferimento peraltro storicamente del tutto infondato.

Un dettato costituzionale deve essere tale che tutti possano riconoscersi ed esserne fieri. Fate sì che tra 100 anni chi leggerà la nostra Costituzione, sappia riconoscere in voi costituenti gente che seppe volare alto.

                   Circolo UAAR di Palermo (palermo @uaar.it)

Il coordinatore Rocco Chinnici