| RASSEGNA STAMPA |
Oggi sono determinanti i contributi di Umberto Santino sulla mafia
L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997. Come è noto Santino realizzò nel 1984 il celebre dossier "Un amico a Strasburgo" sull'europarlamentare andreottiano Salvo Lima, dossier che riprendendo documenti raccolti in precedenza dalla Commissione Parlamentare Antimafia fu uno dei più energici e documentati atti d'accusa sul rapporto tra andreottiani e mafia.
Il libro ricostruisce in trecento pagine e con una corposa appendice documentaria, i rapporti tra potere mafioso e ceto politico, con particolar riferimento al rapporto tra potere mafioso e corrente andreottiana della DC a livello siciliano e nazionale (ma anche con una visione internazionale: Santino riferisce al riguardo con sapida ironia anche un interessante colloquio avuto in America).
Nel capitolo introduttivo del libro Umberto Santino elabora un'ipotesi analitica, il "paradigma della complessità". Qui i suoi punti essenziali:
1) la mafia e' un insieme di associazioni criminali, di cui la piu' importante, ma non l'unica, e' Cosa nostra, denominazione che viene usata dopo le rivelazioni di Buscetta del 1984 e di cui prima non ci sono tracce. In Sicilia, secondo recenti rilevazioni, i gruppi criminali di tipo mafioso sarebbero 181, con circa 5.500 affiliati, cioe' lo 0,11% della popolazione, che ammonta a circa 5 milioni (uno su mille). Oltre a Cosa nostra i gruppi piu' significativi sono le 'Stidde' delle province di Agrigento e Caltanissetta e i clan catanesi non aderenti a Cosa nostra;
2) i gruppi mafiosi agiscono all'interno di un sistema di relazioni, un blocco sociale che attraversa i vari strati della popolazione (dai ceti popolari legati al contrabbando di tabacchi, allo spaccio di droghe e adaltre attivita', ai ceti piu' alti), al cui interno la funzione di comando e' svolta dai soggetti illegali e legali piu' ricchi e potenti: capimafia, politici, imprenditori, professionisti legati ai mafiosi etc. (quella che chiamo borghesia mafiosa). Questo strato dominante comprende alcune decine di migliaia di persone, mentre il blocco sociale si estende ad alcune centinaia di migliaia; (*)
3) la specificità della mafia, rispetto ad altre forme di criminalità, e' data dal ricorso sistematico alla violenza, attuata o potenziale, derivante dal fatto che la mafia ha un suo ordinamento e non riconosce il monopolio statale della forza
4) l'agire mafioso si concreta nella pratica di attività illegali e legali al fine di accumulare ricchezza ed acquisire e gestire posizioni di potere. Questi aspetti economici e politici si saldano con aspetti culturali (per esempio, la legittimità dell'uso della violenza);
5) i rapporti tra mafia, politica e istituzioni sono complessi. Per un verso, poiché la mafia - come abbiamo già detto - non riconosce il monopolio statale della violenza, essa e' fuori e contro lo Stato, ma essa e' dentro e con lo Stato per una serie di attività, dall'uso del denaro pubblico, per esempio con l'accaparramento degli appalti di opere pubbliche, al controllo delle istituzioni, con il peso rilevante nel procacciamento dei voti e con il condizionamento dei processi decisionali;
6) pertanto si può parlare di doppia mafia in doppio Stato. La doppiezza dello Stato si concreta nella formale proclamazione del monopolio della violenza contraddetta dall'impunita' di cui i delitti mafiosi hanno goduto per lungo tempo, tanto da configurarsi come licenza di uccidere e costituire una vera e propria forma di legittimazione;
7) la mafia si può considerare soggetto politico in duplice senso: essa esercita un potere in proprio, configurabile come signoria su un dato territorio, con un codice di leggi e un apparato coercitivo per l'applicazione delle sanzioni previste per le trasgressioni, e interagisce con il potere ufficiale secondo le modalità già richiamate [per un approfondimento cfr. La mafia come soggetto politico, 1994];
8) questo quadro sommariamente delineato permette di affermare che nel nostro Paese si e' formato e consolidato nel tempo un blocco dominante al cui interno operava un soggetto criminale e ciò e' tornato utile in tutta la storia dello Stato unitario e particolarmente nella fase della contrapposizione Est-Ovest, durata per mezzo secolo. Anche in altri Paesi, per esempio gli Stati Uniti e vari Paesi dell'America Latina, i gruppi criminali hanno avuto un ruolo importante nell'economia e nel rapporto con le istituzioni, ma l'Italia può considerarsi il Paese occidentale in cui l'interazione crimine-economia-potere ha assunto caratteristiche di vero e proprio modello, per la capillarità e la persistenza di tali collegamenti, per cui si può parlare di una forma Stato profondamente permeata di mafia, fino all'identificazione tra istituzioni e mafia, almeno in alcuni settori;
9) un altro aspetto da mettere in luce e' che la mafia ha goduto e gode di un certo consenso sociale, il che non significa che tutti i siciliani, o quasi, sono mafiosi, complici o sudditi della mafia. Il movimento contadino si batteva contro la mafia; più recentemente, la nascita di gruppi, centri, associazioni e le manifestazioni successive ai grandi delitti, da Dalla Chiesa a Falcone e Borsellino, segnano la ripresa, su basi diverse, dell'impegno antimafia. Tale impegno, nel passato e ancora oggi, si e' scontrato e continua a scontrarsi non solo con l'organizzazione criminale mafiosa, ma con tutta la rete di complicità e di protezione di cui essa gode. E ritorniamo al punto centrale di questo libro: il rapporto mafia-politica-istituzioni". da http://lists.peacelink.it/mafia/msg00058.html
da Mafia e borghesia mafiosa: un legame sempre vivo Alessandra Ziniti intervista Umberto Santino (Pubblicata su "Repubblica Palermo", 24 marzo 2010)
E la zona grigia è sempre così estesa?
I mafiosi in tutto sono alcune migliaia, 6 o 7 mila, il blocco sociale può
comprendere alcune centinaia di migliaia di persone, la borghesia mafiosa
alcune decine di migliaia.
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punti fondamentali di un atteggiamento antimafia per Umberto Santino:
Il recente libro di Umberto Santino, Storia del movimento antimafia (Editori Riuniti, Roma 2000), costituisce un contributo di fondamentale importanza per gli studiosi e per quanti sono impegnati contro i poteri criminali.
Nelle pagine conclusive del libro, analizzando i compiti del movimento antimafia nel "villaggio globale" l'autore scrive: "I punti fondamentali di un programma che vada oltre l'avvenimento e si proponga di costruire un'alternativa complessiva alle mafie e alla società mafiogena, a partire da esperienze già fatte o in corso, sono stati più volte indicati. Anche se non mi pare il caso di dettare un "decalogo del perfetto antimafioso", provo a riassumerli:
- sul piano conoscitivo, avere una conoscenza adeguata dei fenomeni criminali e della realtà in cui essi si sono formati e sviluppati, fornendosi degli strumenti necessari e contribuendo, sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze, ad arricchire il patrimonio di analisi;
- sul piano economico, boicottare le attività illegali e contribuire alla crescita dell'economia legale, sapendo che il mercato non è un toccasana e che occorre porre l'accento sulla socialità dell'economia, cioè sulla sua finalizzazione al soddisfacimento dei bisogni;
- sul piano politico, vivere la democrazia non solo nelle scadenze rituali, ma quotidianamente, cioè sviluppare le forme di partecipazione e di controllo delle istituzioni, individuare e denunciare tutte le forme di collusione con la criminalità e di criminalità interna, praticare il pluralismo dei poteri (quello che ho chiamato lo "Stato diffuso");
- sul piano sociale, creare e rafforzare il tessuto della società civile, partecipando al controllo del territorio con forme di vigilanza dal basso e con la diffusione della rete di servizi; - sul piano culturale ed educativo, agire sui comportamenti della vita quotidiana, dare concretezza alla scelta della nonviolenza, democratizzare la scuola ed aprirla al territorio;
- sul piano etico, elaborare e praticare un'etica comune, al di là delle fedi religiose e dei codici ideologici, fondata sul pluralismo e il rispetto delle diversità, sulla concretezza, sul fare e non solo sul non fare, sull'impegno comunitario, sulla radicalità e il conflitto e non sull'unanimismo che rischia di condannare e assolvere tutti, sul qui e ora e non sull'attesa di un improbabile futuro.
Come si vede, più che un vademecum per il militante di un movimento a tematica specifica, si tratta di indicazioni per il cittadino che vuole vivere in piena consapevolezza la propria cittadinanza e sa che il problema delle mafie è uno dei più gravi del nostro tempo, intrecciandosi con l'economia, con il potere e con la vita quotidiana".
http://lists.peacelink.it/mafia/msg00028.html