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Veglie in chiesa per l'assoluzione di Cuffaro

Fedelissimi riuniti nella parrocchia di Santa Lucia in attesa della sentenza. Preghiere anche ad Agrigento e Caltanissetta
La chiesa è a due passi dall´aula bunker dove vent´anni fa si celebrò il maxi-processo a Cosa Nostra. Qui, nella parrocchia di Santa Lucia, si prega in attesa di un´altra sentenza che si annuncia storica: quella che nelle prossime ore dirà se il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ha davvero favorito un boss, Giuseppe Guttadauro, segnalandogli la presenza in casa di una microspia. L´iniziativa è di un assessore e un consigliere comunale dell´Udc, Pippo Enea e Doriana Ribaudo, ed è stata propagandata nel capoluogo attraverso una catena di sms. Alle 21,30, in piazza della Pace, i "fedelissimi" di Cuffaro si radunano alla spicciolata e si inginocchiano. Recitano il Padre nostro, a bassa voce, esprimendo l´auspicio in un esito favorevole del processo, al quale Cuffaro lega la propria permanenza in carica. Così, mentre tre giudici da due giorni sono chiusi in camera di consiglio per preparare il dispositivo che deciderà il futuro politico del governatore, il popolo di Totò Cuffaro si rivolge alla Madonna. «Siamo qui per stare vicini al presidente che sta vivendo il momento più difficile della propria vita politica», spiega Enea.

Ma non è l´unica manifestazione di questo tipo organizzata in Sicilia nell´attesa della sentenza: altri momenti di preghiera, ieri sera, si sono tenuti a San Vito Lo Capo, vicino a Trapani, nella provincia di Agrigento, a Siracusa, a Caltanissetta. «È la testimonianza del grande affetto che c´è intorno al presidente», dice il segretario regionale dell´Udc Saverio Romano. Lo stesso Cuffaro, a conferma del suo legame con il mondo ecclesiastico, rompe il silenzio in cui si è chiuso nelle ultime ore per dire che «fra le centinaia di telefonate che sto ricevendo non mancano quelle di prelati, compresi vescovi, che mi hanno inserito nelle loro novene».

Cuffaro governa da sette anni e l´Udc, con il 18 per cento, veleggia su percentuali triple rispetto al resto d´Italia. Tanto che anche Pierferdinando Casini, nei giorni scorsi, ha sentito l´esigenza di sbarcare a Palermo per «abbracciare l´amico Totò nella settimana più difficile». Saverio Romano dà una dimensione aziendale alla rete di potere (e di clientele, dicono gli avversari politici) creata da Cuffaro: «Trecentomila persone fra diretto e indotto, ovvero fra chi lo conosce direttamente e chi gli deve qualcosa». Ma l´accusa di favoreggiamento alla mafia pesa, eccome: Rita Borsellino, leader dell´Unione alle Regionali del 2006, invoca da tempo le dimissioni del governatore, mentre il segretario del Pd Francantonio Genovese scinde la vicenda giudiziaria dall´attività amministrativa: «Per noi avrebbe dovuto lasciare da tempo, ma per fallimento politico». E ieri, in una città scossa dai nuovi arresti del clan Lo Piccolo, hanno preso posizione anche i giovani di Addio Pizzo, motore della rivolta contro le estorsioni che coinvolge anche i vertici di Confindustria: «La politica clientelare genera vicinanze pericolose che minano la credibilità della politica. Ecco perché Cuffaro dovrebbe dimettersi a prescindere dalla sentenza».