Spazioamico

RASSEGNA STAMPA

PRESENTAZIONI

ATEI  e AGNOSTICI

MEMORIE

                                                                        ATEI  e AGNOSTICI       
 

 Perché gli atei esistono, innanzitutto, e perché sono contrari alla religione in assoluto? Perché sembrano così accaniti?

Il principio basilare dell'ateismo non si fonda, come si pensa comunemente, sulla certezza che Dio, e nessun dio, non esista. Sarebbe presuntuoso affermarlo e arrogante sostenerlo.

Il fondamento autentico dell'ateismo è un approccio, una scuola di pensiero, un metodo di confrontarsi con la realtà, una visione del mondo che prescindono dall'esistenza stessa del concetto del divino. Ciò vuol dire, in sostanza, che l'ateismo non vuole sostituirsi come fede al posto della religione, ne sostituire il concetto dell'Uomo, dell'Umanità a quello di Dio, come nel pensiero di grandi filosofi, come Ludwig Feurbach, criticato per questo da Marx ed Engels e da Max Stirner. L'ateo rimane affascinato e sorpreso dalla complessità e dalla bellezza intrinseca dell'universo, del nostro mondo, della natura e degli esseri viventi. Di fronte a tutto ciò l'ateo vuole sapere, vuole conoscere, vuole scoprire la verità e la realtà. E ritiene che tale debba essere lo scopo dell'umanità e, in fondo, la principale e in ultima analisi unica ragione di vita dell'uomo.

L'ateo ha dei motivi per teorizzare l'assenza di Dio: sarebbe troppo lungo spiegarli qui. Ma l'onere della prova dell'esistenza di Dio spetta a chi l'afferma e gli atei, pur disponibili, aspettano da millenni questa prova: certa, scientificamente dimostrabile, misurabile.

Finora questa prova non è arrivata, quindi...

L'ateo vive la vita e la società senza il "sostegno" della religione, della certezza di una "altra" vita (ovviamente immortale, più bella, più completa...), della "santità", della "sacrosanta" presenza e influenza di esseri soprannaturali, di angeli, di protettori...

L'ateo si pone, come tanti, le eterne domande:  da che cosa ha avuto origine l'universo? Esiste un Dio o degli dei? Esiste qualcosa che possa essere definito, in qualche modo, divino? Ma l'ateo si colloca nel presente: qui, adesso e subito, e non si fida di risposte dettate dalla paura, dall'ignoranza, dalla credulità, dal conformismo (le religioni...). Semplicemente, non ci crede.Tale impostazione di vita rimanda indefinitamente nel tempo, come è logico che sia, le risposte finali a quelle domande fondamentali, e ne prescinde.

L'ateo è materialista.

I religiosi, gli integralisti, i fanatici di ogni religione, credenza e setta hanno fatto di tutto per dipingere il materialista come un essere malvagio, gretto, egoista, attaccato al denaro, al potere, al prestigio personale oltre che, ovviamente, limitato intellettualmente alle sole evidenze tangibili. Al di là della corrente filosofica e scientifica denominata materialismo, l'ateo è materialista per come si confronta con la realtà. 

L'ateo è razionalista.

L'ateo è razionalista non perché ottusamente "crede a" e capisce solo quello che la sua "ragione" gli fa accettare, ma quello che la sua impostazione scientifica gli dimostra, fino a prova contraria.

L'ateo è progressista.

L'ateo è rivolto verso il futuro, verso il progresso scientifico, tecnologico e sociale: non per questo fa della tecnologia e della scienza dei feticci da idolatrare ma opera per il miglioramento delle condizioni di vita dell'umanità intera, per l'affrancamento dal lavoro, dalla fatica, dalla malattia, dalla sofferenza, dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, dalla discriminazione in base al sesso, all'orientamento sessuale, alle opinioni filosofiche, religiose, ideologiche e politiche.

Le religioni e le chiese, malgrado le belle parole, non hanno mai operato in questa direzione. Anzi, si sono sempre alleate al potere del sistema dominante: quando ha fatto comodo, anche a quello stalinista.

Noi siamo atei e agnostici ma siamo anche democratici progressisti, radicali di sinistra, libertari, anarchici, marxisti rivoluzionari e, inconfondibilmente, antistalinisti. Siamo anche, spesso, estremisti. E la nostra azione e la nostra mente non sono orientate solamente a ottenere diritti, visibilità, dignità ed eguaglianza in quanto atei e agnostici (che, visti i tempi che viviamo, è già un obiettivo difficilissimo da raggiungere) ma anche l'azione e l'attività politica (che tanti atei e agnostici, purtroppo, sembrano rifuggire al pari della peste, come un pericolo per la loro unità...) con l'obiettivo, quasi sicuramente illusorio e vano, di cambiare sostanzialmente lo stato di cose presente.

Gli atei e agnostici hanno concezioni filosofiche, opinioni politiche e impostazioni culturali differenti e, per conseguenza, non hanno mai impostato attività comuni coordinate. Molti di essi confondono la politica con l'attività di partito o di movimento. Noi di Atheia, invece, siamo convinti che la politica sia vivere nella società e rapportarsi ad essa, e che coinvolga molti aspetti e modi di vivere, di agire e di pensare. Questo concetto sembra non essere compreso da molti atei e agnostici.

Noi abbiamo molte contraddizioni, che accettiamo e, anzi, rivendichiamo, ma anche opinioni ben precise. Alcuni concetti li prendiamo dove ci pare che ci sia del buono e li estrapoliamo, se occorre, dal loro contesto originario. Alcuni di questi concetti sono il marxismo rivoluzionario e il pensiero libertario, le figure, il pensiero e l'azione di Marx, Engels, Lenin, Trotzky Che Guevara, Bakunin, il filosofo tedesco individualista ed "egoista" Max Stirner, il federalismo e l'internazionalismo.

Siamo genericamente contro a: il concordato, il Vaticano, lo strapotere e la presenza clericale nella società, nella sanità, nella scuola, la presenza del crocefisso e di qualsiasi simbolo religioso in uffici pubblici, scuole, ospedali, tribunali etc. , l'uso del velo da parte delle donne islamiche (in scuole, uffici e fabbriche private e pubbliche) come oltraggio ed offesa della dignità della donna, il finanziamento alle scuole private (quasi esclusivamente religiose ed in maggioranza cattoliche), la partecipazione di esponenti pubblici a manifestazioni religiose, la partecipazione di esponenti religiosi a manifestazioni civili, le privatizzazioni, la procreazione irresponsabile, l'aumento indiscriminato della popolazione,  l'accanimento terapeutico verso i malati terminali, la famiglia come unica e dogmatica forma di aggregazione sociale.

Siamo genericamente a favore di: divorzio, maggior diffusione e conoscenza dei metodi contraccettivi, controllo delle nascite e politica demografica per la diminuzione della popolazione, aborto senza limiti e sotto l'unica responsabilità della donna, eutanasia, fecondazione eterologa ed omologa, clonazione umana, sostituzione dello studio della religione nelle scuole con lo studio delle concezioni del mondo con insegnanti nominati dallo Stato, l'abolizione delle feste religiose e loro sostituzione con feste civili e sociali, il ripristino della festività del XX Settembre

 

 

 

 

 

 

Liberazione 29-12-2004

Quel Papa che rubava bambini

di Lidia Menapace
Non si può leggere senza sgomento il testo del Sant'Uffizio contenente le disposizioni sulla sorte di bambini e bambine ebrei custoditi durante la Shoah presso famiglie o istituzioni cattoliche e richiesti dalla comunità ebraica dopo la fine della seconda guerra mondiale. Bisognerà ricordare che nessun europeo se la sarebbe sentita allora di fare o dire alcunchè di duro o incomprensivo verso gli Ebrei, dopo che si era conosciuto pienamente l'orrore praticato contro di loro sui nostri territori in paesi civilissimi, cristiani, giuridicamente maturi e raffinati: tale era la vergogna che di un Ebreo non si poteva nemmeno dire nulla, tanto che alla fine si era quasi prigionieri addirittura dei pregiudizi contrari a quelli antisemiti ben noti. Insomma parlare di questione ebraica era comunque doloroso imbarazzante carico di sensi di colpa.

Come non inorridire di fronte a una prosa gelida, doppia, mafiosa (nega, non rispondere per iscritto, prendi tempo, dì che devi controllare anche l'evidenza più lancinante) suggerita ai vescovi cattolici alle prese nei vari paesi con le tremende code della persecuzione antiebraica, coda che aveva per oggetto dei bambini i cui sentimenti non vengono minimamente presi in considerazione? Rispetto alla Shoà la Chiesa si comportò sempre con carità, di rado con giustizia: il motto cattolico -sempre vero- secondo il quale la carità non può fondarsi sull'ingiustizia, è stato spesso attenuato fino a tradirlo ed è passata una pratica di aiuto caritatevole senza spendere forze per raddrizzare i torti, che pure vengono leniti. Sicchè una Chiesa cattolica che aveva avuto sia persone dedite alla salvezza degli Ebrei perseguitati, sia persone che pur deprecando le persecuzioni mantenevano i pregiudizi antisemiti, (uccisori di Gesù Cristo, deicidi) con un misto non limpido -appunto- di carità e ingiustizia, col presente testo del Sant'Uffizio conferma l'atteggiamento. E non dà risposta alle richeste del rabbinato del tempo, che chiedeva alla Chiesa cattolica di rinunciare e denunciare qualsiasi forma di antisemitismo, dai pregiudizi popolari ai riti liturgici offensivi.

 

Il massimo di quel pasticcio piagnucoloso e ipocrita era nella liturgia cattolica nella quale uno degli "oremus" della messa diceva: «Oremus et pro perfidis Judaeis», "preghiamo anche per i Giudei spergiuri perfidi traditori". Era una preghiera a loro favore, ma intanto riconfermava tutti i pregiudizi verso il popolo ebreo nel suo complesso addossando ad esso il peso della condanna a morte di Gesù Cristo, nella quale il popolo aveva certo meno "colpa" dell'imperialismo romano e del rabbinato.

Popolarmente era viva la convinzione che a un simile ordine si fosse sottratto il card. Roncalli il futuro papa Giovanni XXIII, che era noto per aver salvato molti bambini e bambine ebree dalle sgrinfie dei nazi quando era rappresentante diplomatico vaticano (cioè Nunzio apostolico) in Turchia. Ebbene sì, gli incivili Turchi, quelli che ora minaccerebbero le famose radici cristiane ospitarono con precisa civiltà giuridica il nunzio apostolico e mantennero sempre relazioni diplomatiche col Vaticano. Roncalli fece anche eseguire battesimi "sotto condizione" per poter dire con una piccola restrizione mentale che erano bimbi cattolici e quindi non potevano essere portati al massacro con i loro genitori. Il futuro Papa Giovanni era accreditato nell'opinione popolare di alcune qualità specifiche: poiché il suo sito di origine era contadino valeva per lui il detto "scarpe grosse e cervello fino". Inoltre per la sua gentile bonomia e facile sorriso era considerato davvero una figura evangelica dotata delle virtù che una famosa frase descrive così: era "candido come una colomba e astuto come un serpente". E non ci voleva meno di una astuzia serpentina per sottrarre vittime all'orrore nazista. Anche le abilità giuridico-diplomatiche di Roncalli confermano che i nazi erano ossessionati dal rispetto della formalità giuridica, come si capisce anche dal caso delle Donne della Rosenstrasse. Se Roncalli riusciva a "dimostrare" che erano bambini battezzati i nazi si fermavano: non consideravano utile scontrarsi con la Chiesa, visto che cattolici appoggiavano il regime (von Papen era cattolico), e in Francia vi erano cattolici nella Resistenza e nel Maquis, ma anche tra i pètainisti, e perciò avevano fatto leggi che potevano sottrarre alcuni casi "misti" alla persecuzione. Roncalli si servì quanto potè di tale "debolezza" e usò tutta la sottigliezza che aveva per salvare persone. E che non sia stata solo una facile sensibilità caritatevole, ma una precisa posizione teologica ed etica si vide poi: nel concilio Vaticano secondo da lui deciso tutte le preghiere che in qualche modo contenevano pregiudizi verso gli Ebrei furono cancellate per sua disposizione.

Sarebbe il caso di ricordare ciò: non vale la pena di ripetere gli errori commessi verso l'Ebraismo adesso verso l'Islam. L'Europa non ha molto da vantarsi del suo recente passato a proposito di razzismo e di persecuzioni politiche e di ogni genere: nè ha molto da insegnare.

In ogni modo chi ha il coraggio di rivelare ai leghisti improvvisamente diventati crociati delle radici cristiane al canto di "Tu scendi dalle stelle" ecc., che -come tutti i canti natalizi popolari - anche quello è opera di un allegro santo napoletano del 18° secolo S. Alfonso de' Liguori, che era un cantautore e scriveva testi e musica? Insomma quelle radici saranno cristiane, ma non sono davvero padane.

Lidia Menapace 
 

 

Dal Corriere della Sera, mercoledì 29 dicembre 2004, pagina 37

Le direttive dell'ottobre 1946

           La decisione del Sant'Uffizio, approvata da Pio XII, sui bambini ebrei accolti da istituzioni e famiglie cattoliche in Francia durante l'occupazione nazista, porta la data del 20 ottobre 1946 ed è stata rinvenuta negli Archivi della Chiesa di Francia.

           La direttiva raccomanda di non rispondere per iscritto alle comunità israelitiche che chiedono la restituzione dei minori e suggerisce di prendere tempo per esaminare ogni richiesta caso per caso.

           Nel merito, si specifica innanzitutto che i bambini ebrei battezzati «non potranno essere affi­dati a istituzioni che non ne sappiano assicurare l'educazione cristiana». Quanto ai non battezzati, si sconsiglia di sottrarre gli orfani alla custodia della Chiesa per affidarli a «persone che non hanno alcun diritto su di loro». Si ammette solo la restituzione dei bambini reclamati dai loro ge­nitori, purché i piccoli «non abbiano ricevuto il battesimo».

           Il documento sarà incluso nel secondo tomo del quinto volume dell'edizione nazionale dei diari spirituali, dei quaderni e delle agende di lavoro di Papa Giovanni XXIII, in corso di pubblicazione da parte dell'Istituto per le scienze religiose di Bologna (www.fscire;it).

           Il quinto volume dell'opera, curato da Etienne Fouilloux, raccoglie le agende private tenute da Angelo Roncalli quando si trovava in Francia come nunzio apostolico. Il primo tomo, appena uscito, riguarda gli anni dal 1945 al 1948. Il secondo, che vedrà la luce tra circa un anno, concerne il periodo 1949-53 e conterrà il documento anticipato dal Corriere, scoperto troppo tardi per poter essere pubblicato nel primo.

 

   Corriere della sera 7 ottobre 2004 -

Non si tratta semplicemente di un problema teologico isolato»

Il Papa: ripensare ai bimbi morti senza battesimo

Un luogo senza tormenti, ma lontano da Dio: il limbo deve tornare al centro della riflessione, per Giovanni Paolo II

MILANO - «Non ebber battesmo, ch'è porta de la fede che tu credi; e s'è furon dinanzi al cristianesmo, non adorar debitamente a Dio: e di questi cotai son io medesmo». Così Virgilio spiega a Dante, nel quarto canto dell'Inferno, il Limbo. Su questo luogo dove le anime pure vanno il Papa è tornato a interrogarsi, nel discorso rivolto giovedì alla Commissione Teologica Internazionale. Secondo il Pontefice la teologia deve «lavorare» sulla questione della sorte dei bambini morti senza battesimo. «Non si tratta semplicemente - ha spiegato - di un problema

teologico isolato». Una dottrina di origine
medioevale colloca i bambini morti senza aver commesso colpe, ma anche senza battesimo, e quindi con la colpa del peccato originale, nel limbo, ossia in un luogo senza tormenti, ma lontano da Dio, che alla fine dei secoli deciderà sulla loro sorte. Secondo il Papa, infatti, «tanti altri temi fondamentali si intrecciano intimamente con questo: la volontà
salvifica universale di Dio, la mediazione unica e universale di Gesù Cristo, il ruolo della Chiesa, sacramento universale di salvezza, la teologia dei sacramenti, il senso della dottrina sul peccato originale». «Toccherà a voi - ha detto Giovanni Paolo II ai teologi - scrutare il nesso fra tutti questi misteri, in vista di offrire una sintesi teologica che possa servire di aiuto per una prassi pastorale più coerente e illuminata». (A proposito di bambini morti vedi)

LEGGE MORALE NATURALE - «Di non minore importanza» è stato poi definito dal Papa il secondo tema che sarà affrontato dalla Commissione: quello della legge morale naturale. «Come sapete - ha detto - ho parlato già su questo argomento nelle Lettere encicliche Veritatis splendor e Fides et ratio. È stata da sempre una
convinzione della Chiesa che Dio abbia dato all'uomo la capacità di arrivare con la luce della sua ragione alla conoscenza di verità fondamentali sulla sua vita e il suo destino, e in concreto sulle norme del suo retto agire». «Sottolineare davanti ai nostri contemporanei questa possibilità è di grande importanza per il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e per la convivenza ai più diversi livelli su una base etica comune. La rivelazione cristiana non rende inutile questa ricerca, anzi, ci spinge ad essa illuminandone il cammino con la luce di Cristo, nel quale tutto
ha consistenza».

 

Mi chiedo: se Dio ha "dato all'uomo la capacità di arrivare con la luce della sua ragione alla conoscenza di verità" perchè i CATTOLICI HANNO UNA SEQUELA INTERMINABILE DI DOGMI  che con la ragione non hanno niente a che fare? Se ci posso arrivare con la ragione a stabilire che Maria è rimasta vergine dopo il parto perchè un dogma?

 

    Comunicato stampa                                    Radicali di sinistra

L'Avemaria è più importante dell'italiano. Il neoministro della Funzione pubblica, Mario Baccini, assume altri 9229 insegnanti di religione mentre rimangono scoperte le cattedre delle materie obbligatorie. I Radicali di sinistra promuovono una lettera aperta al ministro per chiedere un ripensamento

Nonostante il taglio del 2% dei fondi destinati alla scuola pubblica già agonizzante e il blocco delle supplenze, il nuovo ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini (UDC), trova i soldi per assumere altri nuovi insegnanti di religione. Il Ministro Baccini inaugura il proprio dicastero all'insegna dell'iniquità. Grazie alla sua decisione, affermano i Radicali di sinistra ( www.radicalidisinistra.it ) ingenti risorse verranno destinate per assumere insegnanti per un'ora facoltativa, mentre mancano gli insegnanti per le ore obbligatorie, e mettono in evidenza come i Patti lateranensi ai quali Baccini si richiama per giustificare questo ennesimo attacco alla scuola, imporrebbero le medesime garanzie sia per gli studenti che decidono di avvalersi, sia per quelli che non intendono avvalersi dell'ora di religione. A questi ultimi è, però, riservato l'abbandono a sé stessi in assenza di vere alternative, mentre gli altri rimangono in classe. Una situazione gravissima, secondo i Radicali di sinistra, che inficia il concetto stesso di scuola pubblica e che pone diseguaglianze inaccettabili. Contro la decisione del Ministro, i Radicali di sinistra hanno promosso una lettera aperta per chiedere il ritiro del provvedimento e invitano tutti i cittadini e le associazioni a sottoscriverla online all'indirizzo www.radicalidisinistra.it
 

 

dimmi che governo  hai e ti dirò che inciucio (con la chiesa) ti puoi ritrovare!!!!

E BERLUSCONI TROVO' I SOLDI PER L'OSPEDALE DI PADRE PIO

19/02/2005 - (fonte: la Repubblica) "La Santa Sede ci ha incoraggiati ad andare avanti nella nostra azione di governo. E non poteva essere diversamente perché tra Stato e Chiesa italiana oggi c'è una grandissima sintonia riscontrabile a tutti i livelli, nazionali, internazionali e locali, come dimostra, tra l'altro, anche l'intesa raggiunta proprio ieri mattina dal governo nel finanziare l'ospedale di San Padre Pio, per il quale il cardinale segretario di Stato Angelo Sodano si è complimentato con noi". Sorride soddisfatto il premier Silvio Berlusconi, all'uscita dal lungo colloquio avuto con i vertici del Vaticano e della Cei (Conferenza episcopale italiana), ieri sera, nella sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, sulla Flaminia, a Roma, per l'anniversario dei Patti Lateranensi. [...]

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Su Repubblica di oggi:

Per il Sunday Times George Bush ha ritenuto "inappropriato"
avere la futura moglie di Carlo ospite in una cena ufficiale
Camilla ospite indesiderata
Non potrà andare alla Casa Bianca
Il problema è che la compagna del principe è divorziata 
Carlo e Camilla
LONDRA - Camilla Parker Bowles, persona 'non gradita' alla Casa Bianca. In quanto fervido cristiano conservatore, il presidente americano George W. Bush ha deciso di sbarrare le porte della Casa Bianca alla futura sposa di Carlo d'Inghilterra in quanto divorziata. Lo rivela il Sunday Mirror.

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SPAGNA, SCONTRO SULL'ORA DI RELIGIONE

19/02/2005 - (fonte: il Corriere della Sera) Il primo ministro Zapatero ha preferito non aprire un nuovo fronte nel conflitto che divide il suo governo e la Chiesa. Ha garantito l'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica non raccogliendo l'invito del Consiglio scolastico nazionale, il massimo organo consultivo del governo per l'istruzione preuniversitaria in cui figurano docenti, studenti, genitori, personale amministrativo, sindacati. Il Consiglio, dopo una riunione molto tesa segnata dalle profonde divergenze fra membri cattolici e laici, aveva chiesto giovedì che la materia fosse eliminata dai programmi, che il voto non facesse più media con le altre materie e che non vi fosse un insegnamento alternativo, tipo Storia delle religioni. Il risultato, in linguaggio calcistico, era stato: laici tre, cattolici zero. Il Consiglio scolastico, che giudica l'insegnamento della religione contrario ai diritti costituzionali dei cittadini, aveva chiesto pure la rottura dell'accordo fra Stato spagnolo e Santa Sede firmato nel ’79. L'accordo stabilisce che la religione cattolica sia insegnata in tutti gli istituti scolastici, seguendo criteri equiparabili alle altre materie. Zapatero ha mostrato ieri il suo volto più conciliante. In una intervista alla fidata Cadena Ser , la radio vicina ai socialisti, ha detto che l'insegnamento della religione nella scuola pubblica «è un diritto che bisogna garantire e che il governo garantirà» a tutti quei genitori che lo desiderano. La materia sarà però facoltativa e il voto non verrà tenuto in conto nella media degli esami dell'ultimo anno delle scuole superiori, valida per l'accesso ad alcune università. Il capo del governo garantisce quindi che la religione non sparisca dai programmi ma si allontana dalle decisioni prese dal governo popolare di Aznar che aveva voluto obbligatorio l'insegnamento della religione e che il voto fosse equiparato alle altre materie per la media. «Non ha un gran senso - ha dichiarato Zapatero - che i voti in questa materia possano influire su una media, una borsa di studio o il passaggio alla classe superiore». Il premier aveva assicurato a più riprese negli ultimi tempi che non avrebbe rivisto gli accordi fra Stato e Santa Sede per il finanziamento della Chiesa e per l'insegnamento della religione, nonostante le pressioni dei suoi alleati di sinistra. Dopo la sua vittoria elettorale del 14 marzo Zapatero ha scatenato «una battaglia per i diritti civili», forte dell'appoggio della maggioranza dell'opinione pubblica, ma avversata dalla Chiesa e dai settori conservatori della società che hanno tuttora forte capacità di mobilitazione e che assistono inorriditi al varo delle riforme: la procedura del divorzio accelerata, il matrimonio fra omosessuali approvato in primavera dal Parlamento, via libera alla ricerca sugli embrioni, l'insegnamento della religione reso non obbligatorio. Allo scopo di evitare una «guerra di religione» il governo ha deciso di rinviare a data da destinarsi la riforma sull'aborto (i socialisti vogliono attenuare le restrizioni esistenti in materia) e sull’eutanasia. Questa prudenza non ha attenuato la collera della gerarchia cattolica e dello stesso Giovanni Paolo II. Il Papa ha detto ai cardinali e ai vescovi spagnoli in visita in Vaticano il 24 gennaio: «In Spagna si diffonde sempre più una mentalità ispirata al laicismo, un’ideologia che porta poco a poco e in maniera più o meno inconsapevole alla restrizione della libertà religiosa». Zapatero ha risposto che in Spagna la libertà religiosa esiste e non è in pericolo. Il primo ministro, visto come un diavolo dai vescovi più tradizionalisti, non cessa di riaffermare il suo rispetto per la Chiesa e per la religione. I giornali spagnoli ricordano che è agnostico, ma che ha studiato in scuole cattoliche, che si è sposato in chiesa, che le sue due bambine sono state battezzate. Mino V

 

 

La rivoluzione etica

di mez, Padova     da      www.uaar.it

 

L’etica tradizionale della sacralità della vita, ferocemente difesa dalla chiesa cattolica, ormai non regge più. Applicata nei contesti delle società avanzate o ai problemi della sovrappopolazione del pianeta, porta a esiti ripugnanti per qualsiasi persona di buon senso e incompatibili col progresso scientifico e tecnologico. Lo dimostra il testo della legge sulla fecondazione assistita in corso di approvazione in Parlamento. Quel testo, voluto dai cattolici di entrambi gli schieramenti politici in conformità ai diktat del vaticano ed esplicitamente animato dalla volontà di imporre a tutti, con la forza del diritto, il dogma cattolico della sacralità dell’embrione, prevede tra l’altro che possano essere creati, per ogni intervento di fecondazione, solo tre embrioni, da impiantarsi contemporaneamente senza poter effettuare alcuna selezione.

La limitazione al numero di embrioni da creare comporta che, in caso di fallimento del primo tentativo, non essendo stati accantonati embrioni di riserva, per riprovare, la donna dovrà riprendere da capo tutta la fase preparatoria, fatta di pesanti terapie ormonali. L’obbligo di impiantare i tre embrioni contemporaneamente, la esporrà al rischio di gravidanze multiple. Inoltre, se l’embrione ottenuto con la fecondazione in provetta risulterà malformato o portatore di malattie, andrà lo stesso obbligatoriamente impiantato nell’utero per dare corso a una gravidanza. Già un’altra norma del resto esclude che i portatori di malattie genetiche possano ricorrere alla fecondazione assistita per evitare di trasmetterle ai figli. Ben vengano tutti gli handicap, purché non si distrugga nemmeno un solo embrione!

Tutto questo appare contrario a ogni deontologia medica. Diciamo pure che è una infamia ai danni di tutte le persone sterili, delle donne e dei malati in particolare. Tuttavia, applicando coerentemente l’etica della sacralità della vita, queste norme sono una conseguenza inevitabile. Per rifiutare questa e altre assurdità dello stesso tipo abbiamo bisogno di un’altra etica. Questo articolo vuole mostrare come una nuova etica sia già profondamente entrata nelle convinzioni diffuse e come abbia già determinato delle svolte epocali, senza che quasi ce ne rendessimo conto.

La legalizzazione dell’aborto, avvenuta in quasi tutti i paesi avanzati nel corso degli anni ’70-’80, è stata una delle prime e più eclatanti sconfitte dell’etica cattolica a vantaggio di una concezione alternativa emergente che considera valore da tutelare non la vita meramente biologica, come quella degli embrioni, ma la vita personale e la sua qualità. Questa nuova etica ha sviluppato una forte capacità di risposta ai problemi della vita nelle società avanzate e ha ormai raggiunto, sia pure con diverse formalizzazioni, una notevole forza concettuale. La sua portata va molto al di là dell’aborto, ovviamente: investe tutto il complesso delle questioni bioetiche, dall’eutanasia alla ricerca sugli embrioni, dalla fecondazione assistita ai trapianti d’organo… Il dibattito sull’aborto è però un bell’esempio sia di come venga adottata implicitamente, sia delle difficoltà che la politica ancora incontra nel farla propria in modo coerente e corretto.

Gli argomenti usati a favore della legislazione abortista sono stati soprattutto i seguenti due: (i) quello che dice che l’aborto è certo un male, ma meglio una legge che lo regolamenti piuttosto che lasciare la “piaga sociale” a se stessa, cioè piuttosto che lasciare le donne ad abortire in cattive condizioni igieniche (argomento di riduzione del danno sociale); (ii) quello, più coraggioso, che afferma la libertà di scelta della donna, per cui gli abortisti si dicono pro-choice. Su questo si basava in parte anche la storica sentenza Roe vs Wade, con cui la Corte Suprema USA nel 1973 radicò il diritto all’aborto nel diritto costituzionale alla privacy: la privacy comprende la libertà di abortire fino al momento in cui il feto diventa vitale, cioè in grado di vivere autonomamente al di fuori del corpo della madre.

Entrambe le argomentazioni, centrate come sono sulla salute e sull’autodeterminazione della donna, glissano sulla questione che i cattolici hanno invece sempre considerato (giustamente) decisiva, e cioè sullo status etico di embrione e feto. Certo: quegli argomenti presuppongono che embrione e feto non siano organismi a cui riconoscere gli stessi diritti che riconosciamo agli esseri umani dopo la nascita (altrimenti il diritto della donna ad abortire equivarrebbe al diritto dell’assassino di uccidere). Ma non spiegano il perché.

Dalla sentenza Roe vs Wade si potrebbe dedurre che, finché il feto non è vitale, va considerato una propaggine del corpo materno su cui la donna esercita gli stessi diritti che ha sul resto del proprio organismo. Ma è bastato che passassero alcuni decenni: lo sviluppo tecnologico consente oggi di far sopravvivere fuori dal corpo della madre feti sempre più prematuri, tanto che si ritiene possibile, in un futuro prossimo, far svolgere tutta la gravidanza in un utero artificiale (cosiddetta ectogenesi) dopo una fecondazione in provetta: a questo punto non è plausibile sostenere che embrione e feto siano un’appendice del corpo femminile. Ma l’argomento era povero in partenza: il fatto che una vita non sia autonomia (perché ha bisogno del supporto di un altro corpo o di una struttura artificiale di sostegno) non significa che abbia meno valore se è caratterizzata da quel livello di coscienza che ha la vita di un adulto.

Sono stati usati cioè argomenti di per sé insufficienti a giustificare l’aborto e con portata limitata: si interviene oggi sull’embrione in situazioni in cui la questione della salute della donna o non si pone (esempio, ricerca sulle staminali) o si pone in tutt’altri termini (esempio, fecondazione assistita): le cattive argomentazioni hanno le gambe corte. Salute e autodeterminazione delle donne non sono affatto irrilevanti, sia chiaro. Ma restano sulle sabbie mobili finché non si affronta la questione vera che sta al fondo. Cioè: qual è la vita umana che per noi rappresenta un valore da tutelare anche di fronte a interessi contrapposti. E perché. Un’etica plausibile deve farsi carico di questo più vasto problema, di cui la questione dell’aborto è solo una delle tante punte emergenti.

C’è un filosofo che, a mio parere, più di chiunque altro ha saputo vedere il fondale unitario delle questioni bioetiche e ha compreso e messo sotto la lente di ingrandimento la profonda crisi dell’etica tradizionale, la sua inadeguatezza rispetto alla medicina moderna, facendo insieme emergere il chiaro profilo dell’etica nuova di cui abbiamo bisogno. Si tratta di Peter Singer. Un ebreo australiano nato nel 1946 a Melbourne da genitori di origine austriaca sfuggiti al genocidio. Attualmente è, tra le tante altre cose, docente di Filosofia Morale a Princeton. Il suo pensiero in materia, che qui posso illustrare solo in alcuni punti, è magistralmente espresso in Rethinking Life & Death del 1994 (ed. it.: Ripensare la vita. La vecchia morale non serve più. Il Saggiatore 1996, ristampa 2000). Sono 230 pagine di una sorprendente capacità di fare filosofia dal basso, in stile giornalistico e senza perdere un grammo di rigore. Si divora come un romanzo giallo, ma lascia una intelaiatura concettuale di straordinaria chiarezza e forza. Un cult capace di cambiare il modo di pensare di chi lo legge.

«Dopo aver regolato per quasi duemila anni i nostri pensieri e le nostre decisioni sulla vita e sulla morte, l’etica tradizionale dell’Occidente è andata incontro a un collasso». Il collasso viene raccontato passando tra le sale di terapia intensiva, le vicende personali e le aule di tribunale in cui si sono svolti e dibattuti gli atti di questa crisi in corso. Il primo scenario sono due casi di donne che hanno portato avanti una gravidanza in stato di morte cerebrale. L’adozione della morte del cervello come criterio di morte legale è stato «il primo di una serie di mutamenti drammatici» della nostra etica, non meno significativo della legalizzazione dell’aborto. Eppure non ha sollevato quasi nessuna reazione avversa perché la morte cerebrale è stata presentata come una ridefinizione, scientificamente aggiornata, del concetto tradizionale di morte, anziché come una decisione squisitamente etica sulla qualità della vita, quale in realtà è.

La Commissione di Harvard, che nel 1968 avanzò la proposta di ridefinizione, mirava a risolvere due problemi molto sentiti da tutti: (a) evitare di tenere in vita gli individui col cervello morto, che riempivano le unità di terapia intensiva senza alcuna speranza di tornare alla coscienza; (b) avere organi a disposizione per i trapianti. La Commissione sostenne che la morte è un processo graduale e che la scelta di un momento piuttosto che un altro è arbitraria. Quindi suggerì di scegliere come momento della morte legale una fase in cui la perdita della coscienza fosse irreversibile e al tempo stesso fosse ancora possibile prelevare gli organi per i trapianti. Dato che all’epoca non c’era altro modo di accertare la perdita irreversibile della coscienza che accertando la morte di tutto il cervello, quello fu il criterio di morte suggerito e in seguito adottato quasi ovunque.

Un approccio diverso fu indicato vari anni dopo dalla Consulta etica danese, che tenne separate tre questioni: (1) Quando muore un essere umano? Con la cessazione di respirazione e circolazione (criterio tradizionale). (2) A che condizioni è lecito sospendere le cure? Quando sono cessate tutte le funzioni del cervello. (3) A che condizioni è lecito espiantare gli organi? Quando sono cessate tutte le funzioni cerebrali e il paziente è registrato tra i donatori di organi o i parenti non si oppongono… Questa soluzione conseguiva gli stessi risultati. Implicava però l’abbandono esplicito dell’etica della sacralità della vita umana e l’altrettanto esplicita adozione di un’etica della qualità della vita. Il Governo danese, per evitare imbarazzi, nel 1990 preferì allineare la sua legislazione a quella degli altri paesi europei e adottò il criterio della morte cerebrale.

Il criterio della morte cerebrale è dunque una finzione conveniente perché permette di lasciare formalmente salvo il principio di sacralità della vita. È tuttavia una finzione instabile perché ormai sottoposto alla pressione di chi vorrebbe spostare il momento della morte più indietro, alla fase della cosiddetta morte corticale, che è la vera fine della persona (cioè dell’io, della possibilità di coscienza) e che oggi, a differenza del 1968, può essere accertata con le nuove tecnologie disponibili. Questo consentirebbe ad esempio di sospendere le cure a coloro che si trovano in stato vegetativo persistente. Costoro hanno la corteccia cerebrale (sede della coscienza) distrutta, ma il tronco cerebrale (che controlla le funzioni vegetative e riflesse che non passano per la coscienza, come il battito cardiaco, la respirazione, la secrezione di ormoni…) ancora funzionante e quindi sono ancora considerati legalmente vivi.

La morte corticale avrebbe molti vantaggi, ma presentarla come una ridefinizione della morte significherebbe spingere la finzione a un livello inaccettabile: come si fa a dichiarare morto qualcuno che respira ancora autonomamente? La scelta di ovviare alle proibizioni dell’etica della sacralità della vita spostando i confini della vita biologica, è astuta ma ha le gambe corte. La soluzione proposta dalla consulta danese è più in grado di rispondere alle nostre esigenze. Però implica l’abbandono aperto della vecchia etica.

Qualcosa di simile accade all’altro capo della vita. La posizione etica contraria all’aborto in termini formali è espressa da questo sillogismo:

 

  1. Premessa maior: la vita umana è sacra ed è sempre proibita la sua soppressione.
     
  2. Premessa minor: dal concepimento in poi l’embrione è una vita umana.
  3. Conseguenza: la vita dell’embrione è sacra ed è sempre proibita la sua soppressione.

 

In questo caso la chiesa cattolica ha deciso di fissare da sé quando inizia la vita umana, cioè al concepimento, senza lasciarlo decidere a una commissione scientifica. Chi è favorevole all’aborto, alla ricerca sulle staminali… spesso ritiene di dover contestare la premessa minor e sostiene che l’embrione non è una vita umana in senso biologico. Ma fino a dove può essere spinto il punto di inizio della vita umana? Neanche il feto è una vita umana? È il momento della nascita (per molti aspetti casuale) che trasforma improvvisamente un feto non umano in un neonato umano? Dice Singer: questa linea debole non è convincente: bisogna contestare la premessa maior, perché è quella che genera ogni sorta di problemi e che, se cambiata, ci offre un nuovo quadro etico complessivo.

La linea forte si articola in questi termini:

 

  1. Premessa maior: va tutelata non la vita umana in senso meramente organico, ma la vita (solo umana?) personale, cioè caratterizzata dalla presenza della capacità di sentire dolore o piacere (soglia minima perché si costituisca un diritto a non soffrire), e di avere autocoscienza (soglia minima perché si costituisca un diritto a continuare a vivere).
     
  2. Premessa minor: l’embrione e il feto sono organismi che appartengono alla specie Homo sapiens, ne sono le prime fasi di sviluppo, ma non hanno ancora raggiunto quel livello che giustifica la tutela della loro vita.
     
  3. Conseguenza: è lecito sopprimere gli embrioni e anche i feti fino a un certo livello del loro sviluppo.

 

La linea di Singer ha conseguenze molto vaste, che nello spazio di questo articolo non possono essere trattate. Essa offre una base etica coerente per i problemi della bioetica. Si tratta di una linea che è già inconsapevolmente accolta da molti, forse dalla maggioranza degli occidentali. Finalmente impugnata in modo aperto dai laici consentirebbe loro di contestare dalle fondamenta l’impostazione cattolica, che resta in piedi solo perché manca il coraggio di lanciarle la sfida al cuore. Rattrista vedere, anche di recente, che alcuni sono convinti di poter contestare la legge sulla fecondazione assistita con meri appelli al buon senso, al rischio che la gente corra all’estero et similia… senza sfidare la chiesa cattolica sul piano etico. Anzi, magari criticandola perché pretende di sottomettere la scienza all’etica. Nessuna persona di buon senso può volere una scienza sganciata dall’etica, senza limiti. Ci vuole altro: bisogna contestare sul piano etico e con argomenti etici che quella della chiesa cattolica sia una buona etica. E indicarne un’altra.


da Liberauscita, associazione per
l'eutanasia. 

 Eutanasia e aborto vincono a Venezia

 Un segnale da Venezia

 La 61° Mostra Internazionale di Venezia ha assegnato
il leone d'oro a "Il segreto di Vera Drake", del regista
inglese Mike Leigh, e il gran premio della Giuria a
"Mare dentro" (Out of the sea - Mar adentro)del regista
spagnolo Alejandro Amenàbar.  Gli interpreti dei due
film, Imelda Staunton e Javier Bardem, hanno ottenuto la
Coppa Volpi
quali migliore attrice e miglior attore.

 "Il segreto di Vera Drake" racconta la storia di una
donna inglese di mezza età, semplice, serena, laboriosa,
appartenente ad una famiglia proletaria della Londra
postbellica, la quale ai tempi in cui l'aborto era
clandestino aiutava altre donne, ragazze violentate,
madri di troppi figli, come lei senza mezzi economici, a
liberarsi di un concepimento non voluto. E non per
denaro ma solo per solidarietà umana.

 "Mare dentro" racconta la storia vera di un
tetraplegico spagnolo, Ramon Sampedro, ultracinquantenne
paralizzato dal collo in giù, il quale pretese ed
ottenne l'eutanasia.

 I verdetti della giuria di Venezia, che si aggiungono
al premio recentemente attribuito al film  "Invasioni
barbariche", sono un segnale di speranza per quanti,
come noi, sono impegnati al di là del proprio interesse
personale o famigliare per l'affermazione del diritto di
tutti gli esseri umani a decidere sulla propria vita e
la propria morte.

 Purtroppo, le decisioni di Venezia hanno scatenato le
ire dei soliti difensori della "vita ad oltranza,costi
quello che costi", anche quando la vita è ormai
solamente tortura. Sul quotidiano "Il Tempo" di Roma,ad
esempio, si afferma che "la giuria della Mostra del
Cinema premia chi sta contro le leggi e i valori
dell'esistenza". In altre parole: i premi vanno dati non
ai film migliori, ma a quelli che si oppongono al
cambiamento delle leggi e sostengono determinati valori
esistenziali. C'è da essere allibiti.

Satira preventiva di Michele Serra


 

È Fidel Castro o padre Pio?


 

Una veggente ha visto il volto di padre Pio dentro il costato del Cristo degli Abissi. Un pool di studiosi ha classificato le apparizioni avvenute, prevalentemente, sui piatti con l'effigie del Santo acquistati a San Giovanni Rotondo...


A Genova una veggente ha visto il volto di padre Pio dentro il costato del Cristo degli Abissi: primo caso al mondo di miracolo-matrioska. E non è ancora niente: tornata il giorno dopo con una lente di ingrandimento, la donna, esaminando meglio l'apparizione, ha scorto, in mezzo alla barba di padre Pio, una Madonna che salutava. In successivi esami al microscopio, una commissione vescovile ha potuto scorgere l'arcangelo Gabriele dentro la pupilla della Madonna che salutava dalla barba di padre Pio sul costato del Cristo degli Abissi. Se poi si considera che il Cristo degli Abissi era a sua volta esposto ai fedeli all'interno di un salone apparso miracolosamente con i soldi delle Colombiane, possiamo concludere che l'arcangelo Gabriele è apparso nella pupilla di una Madonna apparsa nella barba di padre Pio apparso nel costato del Cristo degli Abissi apparso in un salone apparso per grazia ricevuta (alcuni fedeli assicurano di avere udito, come colonna sonora della catena di miracoli, 'Alla Fiera dell'Est').

Nel frattempo, un pool di studiosi ha classificato tutte le apparizioni di padre Pio (a partire dalla prima e più celebre, quando il frate apparve sulla porta di casa sua per aprire al portalettere). Il volto del santo si è materializzato prevalentemente sui piatti con la sua effigie acquistati a San Giovanni Rotondo: non si contano le persone che hanno riconosciuto distintamente il volto di padre Pio sui piatti raffiguranti il volto di padre Pio, cadendo in trance.
Frequenti, ma poco attendibili, anche le visioni di padre Pio nei piatti di papa Giovanni e Lady Diana: in accurati esperimenti di laboratorio, è risultato che i volti di papa Giovanni e Lady Diana, qualora semicoperti nel piatto da una forchettata di spaghetti, possono essere confusi con un'immagine barbuta, dunque con padre Pio. Diffuso anche l'equivoco con le fotografie di Fidel Castro.

Ugualmente dubbie sono le apparizioni segnalate dalle massaie negli sgabuzzini delle scope. Molte delle scope in commercio, specie del tipo mocio, in penombra possono ricordare la fluente barba del santo (il forte profumo di rose che accompagna la visione sarebbe molto simile a quello di Vetrella, Bref, Emulsio Facile e altri detersivi molto diffusi). Dello stesso tenore, e dunque molto sospette, le apparizioni di padre Pio nelle cassette di seppie delle pescherie, sugli scogli guarniti da alghe, tra le stalattiti delle grotte di Castellana e in quei siti che presentano formazioni pendule e striate. La Chiesa, per evitare equivoci, ha simulato al computer un volto di padre Pio senza barba. Ma il risultato era identico a Johnny Dorelli, e per evitare di alimentare un culto di Johnny Dorelli le autorità ecclesiastiche hanno tenuto nascosti i risultati dell'esperimento.

Come sempre, di fronte alla fede popolare, la Chiesa è in difficoltà. Come distinguere la credulità del primo babbeo di passaggio da quella del secondo babbeo di passaggio? E come spiegare che quasi tutti gli avvistamenti sono a tutt'oggi opera di pastorelle, pur essendo la pastorizia estinta da più di un secolo? E soprattutto, come giustificare, di fronte al rammarico dei familiari, il fatto che il 90 per cento dei santi non appare in alcuna apparizione, o addirittura, come nel triste caso di San Crispino, appare ma non viene riconosciuto e viene allontanato a maleparole dai presenti, che aspettavano padre Pio?

Quest'ultimo punto, molto dolente, viene ormai riconosciuto dalle autorità ecclesiastiche come un vero e proprio problema di democrazia interna. Dai dati ufficiali, risulta che il duopolio Maria-padre Pio ha monopolizzato il 99 per cento delle apparizioni, lasciando alle minoranze solo le briciole. I devoti dei santi minori si sono costituiti in comitato. Tra le richieste più significative, si esige che padre Pio lasci libere almeno alcune delle frequenze destinate alle apparizioni. Oppure, come seconda scelta, che una percentuale dei volti di padre Pio venga attribuita d'ufficio ad altri santi, a rotazione.

 

 

L'ESPRESSO 5.2004

La scimmia è figlia dell'uomo   Il ministro Moratti precisa: la teoria di Darwin sarà nei programmi ministeriali ma migliorata: è la scimmia che deriva dall'uomo. Che, creato da Dio, era una creatura perfetta che abitava in un residence...   

Michele Serra

Il ministro Letizia Moratti, contrariata dalle polemiche pretestuose sull'epurazione di Darwin dai programmi scolastici, ha diramato una nota nella quale si precisa che Darwin e l'evoluzionismo non sono stati affatto cancellati. Bensì meglio integrati nella nuova didattica, tenendo conto delle più recenti scoperte scientifiche. 1. È evidente che l'uomo non deriva dalla scimmia, ma dall'argilla: Adamo fu creato da Dio manipolando un pezzo d'argilla e soffiandoci dentro. Lo provano, a parte un testo aggiornatissimo come la Bibbia (l'ultima edizione critica è del mese scorso), le ricerche del reverendo Joshua Jones, che durante i suoi numerosi scavi in Terra Santa ha ritrovato un pupazzo d'argilla raffigurante un uomo nudo con una foglia di fico sul pube e un berretto da basket in testa con la scritta 'Yale University'. Si tratta sicuramente di Adamo, come dimostra il torsolo di mela rinvenuto dallo stesso Jones in una discarica a pochi chilometri di distanza. L'Università di Yale ha stanziato un fondo di dieci milioni di dollari per consentire allo studioso di proseguire nelle sue ricerche. Jones è convinto che accanto alle spoglie di Adamo ci sia anche Eva: nella zona, infatti, è stata trovata anche un'altra foglia di fico, più piccola, che nelle analisi di laboratorio ha rivelato tracce di deodorante intimo. 2. Affascinati dalle ricerche di Jones, i responsabili del Meeting di Rimini stanno mettendo a punto un grandioso esperimento: migliaia di volontari, chiusi in un capannone, soffieranno a turno, con un'apposita cannula, su un pezzo d'argilla, per dimostrare che l'argilla, nonostante la spessa patina di saliva, rimane inerte. Sarà la prova definitiva, alla quale ogni miscredente dovrà arrendersi, che solo il fiato di Dio possiede la potenza creatrice. 3. A ulteriore conferma del racconto biblico, il miliardario ticinese Kurt Locatelli ha confermato di essere ormai sulle tracce del relitto dell'Arca di Noè, alle pendici del Monte Ararat. Una prima tranche di cento milioni di euro verrà impiegata per ritrovare il Monte Ararat. Una seconda, per iscrivere l'Arca alla Coppa America, con un equipaggio di zebre, pangolini e rinoceronti che si sta già addestrando a Porto Rotondo. 4. Sempre nel solco dell'accertamento scientifico della verità biblica, la Chiesa della Redenzione Gay di San Francisco (una setta neocristiana che ha definito "veritiera e maledettamente eccitante" la 'Passione' di Mel Gibson) sta finanziando gli scavi di Sodoma e Gomorra, le cui rovine sono state individuate con certezza sotto le sabbie millenarie dei bagni 'Dolcevita' di Cesenatico. Scopo della spedizione è rinvenire almeno due scheletri maschili disposti alla pecorina, ma con la fede al dito, e farli benedire dal parroco in segno di riconciliazione tra la cristianità e le coppie omosessuali che si amano davvero. 5. Ma veniamo a Darwin. La sua teoria sarà contemplata, eccome, dai programmi ministeriali, ma molto migliorata nella forma e nella sostanza: è la scimmia che deriva dall'uomo. Questi, creato da Dio (vedi sopra), era una creatura perfetta e di animo buono e abitava in un residence. In seguito alle tentazioni di Satana, alle donne nude e all'egemonia della cultura di sinistra, molti uomini degenerarono, si coprirono di peli e per la vergogna si rifugiarono sugli alberi (secondo un'altra versione: si rifugiarono sugli alberi per sfuggire all'Opus Dei). In un recente esperimento, l'antropologo Amos Tupire (consulente del ministro Moratti) ha provato che la scimmia discende dall'uomo mostrando, in un ciclo di conferenze, uno scimpanzé che indossa ancora i pantaloni alla zuava. Denunciato per rapimento dal Circo Medrano, Tupire si appella alla libertà della scienza e rilancia: lo Yeti non solo esiste, ma è comunista. Molto dispiaciuto per il suo passato, intende trasferirsi presto in Italia per farsi battezzare e assistere finalmente a una partita del Milan.

L'Espresso 25 - 04 -2004

Il vetro soffiato di Eugenio Scalfari

 

La religione dei senzadio

La libertà è la condizione necessaria e sufficiente affinché una comunità esista


 Qualche giorno fa, per l'esattezza il 13 aprile, ho letto su 'Repubblica' un delizioso articolo di Michele Serra che mi aveva incuriosito fin dal titolo: 'La sfida tra religioni che esclude i laici'. Il testo, l'ho già detto, era una vera delizia: ironia, paradosso, scherzo, leggerezza sintattica e verbale, rivestivano un problema molto serio che qui vorrei riprendere e che presenterò con le parole dell'autore.
Scrive Serra: "Nell'intreccio infuocato delle discussioni sul mondo, l'invadenza delle fedi e dei fedeli è travolgente e, se mi è concesso dirlo, opprimente. Io, non credente, in queste discussioni non mi sento previsto, anzi non sono previsto. Spiazzati, anzi sfrattati dal rinvigorire furibondo delle fedi religiose, noi senzadio siamo al margine d'ogni discorso. Con un amico miscredente ci si chiedeva con allegro malumore se non siano maturi i tempi per organizzare una 'jihad atea'. Per la verità già ebbe luogo nell'Est, non meno repressivo e catechistico di tutte le offensive confessionali. E finì male, come meritava... Ma, santo cielo, sospesi come siamo sul baratro di nuove guerre di religione, bisognerà pure che la mediocre ragionevolezza degli agnostici trovi, e il più presto possibile, una sua voce udibile, una sua forma culturale e forse anche politica e reclami il suo posto in questo pandemonio di Verbi confliggenti... Ma organizzare i disarmati e i tolleranti è la cosa più difficile da fare quando non si ha un Libro da brandire né un paradiso da promettere".

Ben detto, caro Michele Serra, benissimo detto. Forse hai dimenticato di aggiungere (ma mi pare implicito tra le righe del tuo testo) che noi 'senzadio' non siamo soltanto disarmati e tolleranti, senza Libro (sacro, ovviamente) da brandire né paradiso da promettere, ma siamo anche scettici, sofistici, dubbiosi su tutto e perfino sul fatto di esistere. In compenso, talvolta, siamo anche stoici, pazienti, tenaci, non abbiamo il Libro ma abbiamo molti libri, amiamo la libertà e la giustizia e ci sentiamo nipoti di quelli che fondarono il principio dell'eguaglianza di tutti dinanzi alla legge. Questo per ricordare che non siamo proprio dei mollacchioni che si fanno scudo del pensiero debole. Io, perdinci, questo modo di pensare lo trovo forte, anzi fortissimo e sono pronto a contrastare chiunque volesse impedirmi di professarlo, anche se non mi arrogo il diritto di imporlo a chicchessia.
Bisognerebbe organizzare i tolleranti e i pacifici di tutto il mondo e farne un'imponente massa d'urto per contrastare il fanatismo e l'intolleranza da qualunque parte provenga? Per carità, caro Serra, non proviamoci neppure, sarebbe pura follia soltanto il pensarlo. I tolleranti e i pacifici diventerebbero a loro volta guerrieri e ci ritroveremmo alle prese con un'altra religione altrettanto fanatica e dogmatica di quelle storicamente esistenti.

Benedetto Croce che di queste cose se ne intendeva abbastanza si batté a lungo contro l'idea di fondare un partito liberale che era venuta in mente a molti dei suoi amici subito dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra. Il liberalismo - diceva don Benedetto a chi gli chiedeva insistentemente porsi alla testa dei liberali italiani - non può in nessun caso essere un partito perché la libertà è come l'aria che respiriamo, spira per tutti e non può essere monopolizzata da alcuno. La libertà è la condizione necessaria e sufficiente affinché una comunità esista, affinché le idee e gli interessi più diversi possano convivere, affinché nascano e si rafforzino istituzioni capaci di produrre e diffondere i beni pubblici tra tutti i cittadini che se non fossero liberi non esisterebbero come cittadini, ma sarebbero soltanto turbe di schiavi, di servi, di sudditi.
È certamente vero - proseguiva don Benedetto nella veste di pedagogo che non ha mai dismesso finché è vissuto - che la libertà è spesso soffocata, ferita, oltraggiata; ma anche sotto quei regimi che l'abbiano totalmente soppressa e che mantengano i sudditi in condizione di schiavitù usando a questo scopo gli strumenti più raffinati, spiando non solo i comportamenti ma addirittura i pensieri e gli affetti delle persone sottomesse a quel giogo; ebbene, anche in quella penosissima condizione la libertà agisce, si propaga, scava come una vecchia talpa, riconquista le coscienze, spinge alla ribellione. Alla fine trionferà sui suoi nemici e uscirà da sotto terra alla piena luce. Ma attenzione: il suo trionfo non sarà mai definitivo, ci saranno sempre zone d'ombra, coscienze intorpidite e servili, brame irriducibili di chi vuole arrogarsi il potere di pensare per tutti, di decidere per tutti, di essere il depositario delle verità ultime. In questo modo e tra questi contrasti la vita e la storia non arriveranno mai alla quiete perpetua che si raggiunge solo con la morte e la cadaverica rigidità degli spiriti e dei corpi.

Ho citato Croce perché in tempi recenti è stato il più coerente 'defensor libertatis', anche se alla fine si arrese all'idea degli amici che quel partito liberale da lui non voluto l'avevano comunque fondato e facendogli dolce violenza ve lo misero alla guida. Si arrese ma fin dall'inizio preconizzò che un partito liberale avrebbe avuto una sia pur modesta funzione in tempi di libertà oppressa mentre si sarebbe inevitabilmente dissolto quando la conquista della libertà fosse stata salda e condivisa.
Credo che questi stessi argomenti possano valere quando si parla di atei o laici che dir si voglia. Personalmente preferisco questa seconda dizione e so bene che qualificarli 'senzadio' è un modo ironico di assumere come proprio l'appellativo dispregiativo che viene appiccicato a chi non ha una fede religiosa.

I senzadio, stando alla lettera di quella definizione, sono quelli che non credono in un dio personale e trascendente, signore del creato e dispensatore di benefici e di castighi. Ma credono anch'essi in qualcosa che va oltre i destini delle persone. Credono nella forza creativa della natura, nelle infinite forme nelle quali essa si dispiega e si realizza, nelle leggi che presiedono allo sviluppo di quelle forme e nell'assenza di ogni legge che dia un senso e un fine al muoversi della vita. Credono infine, i laici 'senzadio' al diritto di ciascuno di affermare le proprie credenze nel limite di non recar danno o discrimine a chi non le condivide e al diritto di tutti di difendere quel limite e imporne il rispetto a chi volesse varcarlo e sopraffarlo.
Ma io non penso, caro Michele, che sia una debolezza dei laici la loro impossibilità e anzi il loro preliminare rifiuto ad una qualsiasi forma di organizzazione e non sia un segno di impotenza la mancanza di un Libro cui riferirsi (e d'un paradiso da vagheggiare). Né il passero né la rosa vagheggiano paradisi, ma vivono appieno la vita che i liberi e le menti hanno realizzato associandosi nelle forme della rosa e del passero. Così per la nostra umana specie, anche se deturpata dalla violenza dei fanatismi. Contro i quali non c'è che opporre la forza della ragione e la testimonianza dell'amore.
 

 

 

 

atei e agnostici