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Anita Silviano E' talmente irreale ( e mi appare fazioso)questo concetto antropologico che vicende come quella di peppino impastato ( ma non solamente) lo smentiscono interamente.23 marzo alle ore 15.24 ·  

 Giuseppina Ficarra Marino ci avverte che l’esistenza di una “cultura mafiosa” non deve essere incautamente assunta come un dato antropologico da riferire ad una astratta “natura” dei siciliani in quanto siciliani. Il suo pensiero é che i siciliani hanno una cultura mafiosa per effetto di egemonia.23 marzo alle ore 20.22 ·

 Fara Misuraca Io non ho letto il libro di Marino ma gli stralci che ne dai mi fanno capire abbastanza. Io credo comunque che non ci sia alcuna cultura mafiosa.. Il consenso diffuso, quello popolare, la mafia lo ottiene in due modi : la paura e la necessità di lavorare, anche in nero. A livello dei "colletti bianchi e maglioncini di cachemire" lo ottiene perché lo scopo principe della nostra società è fare soldi : molti e subito.

23 marzo alle ore 20.52 ·

Gaetano Siciliano Ho letto un altro libro di Marino e devo leggere sicuramente la sua "Storia della mafia". Mi pare che di mafia si scriva tanto soprattutto per confermare la teoria antropologico-razzista sui siciliani: questa teoria viene continuamente diffusa nell'aria come arma batteriologica di guerra contro il popolo siciliano. Marino, invece, riconduce la violenza mafiosa al sistema di controllo sistematico del potere, guardacaso a partire dall'unificazione. Nel "prolungarsi di atti repressivi in un'operazione di lunga durata ed eventualmente molto estesa nello spazio, includendovi la percezione emotiva del terrore prodotto nelle vittime e della fredda crudeltà degli aguzzini". Io ci ritrovo la spiegazione dell'attuale incapacità di reagire.

 

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