Questi alcuni passaggi del testo, che si autodefinisce «impegnativa» per i politici (ma che non prevede esplicitamente sanzioni per chi non vi si attiene): «La legalizzazione delle unioni di fatto è inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo»; avrebbe effetti deleteri sulla famiglia perchè toglierebbe «al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro». E poi: La legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso è un problema ancor più grave - si afferma - perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile». I cristiani «non possono appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società». E ancora, il parlamentare cattolico ha il «dovere morale di esprimere il suo disaccordo e votare contro qualsiasi progetto di legge che possa dare un riconoscimento alle unioni gay». Di più, secondo la Cei sarebbero «incoerenti» i politici cattolici che appoggeranno il disegno di legge sui diritti dei conviventi.
I vescovi precisano di non avere interessi in una parte politica da affermare con la pubblicazione di questa nota. «Ma - spiegano - sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune» visto che «per la società l'esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile, tutelata dalla costituzione». L'obiettivo di attribuire garanzie e tutele giuridiche per le persone che convivono «è perseguibile soltanto nell'ambito dei diritti individuali - continua il testo - senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e che produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare». Tutte queste riflessioni sono «affidate alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni».
«Dai vescovi brutale razzismo antigay», è l'ennesimo commento di Franco Grillini (Ds). «Prevalga l'autonomia della politica - chiede anche il movimento "Gayleft" - contro la battaglia ideologica dei vescovi». Ma non solo. Critiche al parere vincolante dei vescovi si segnalano anche all'opposizione, con Benedetto Della Vedova di Forza Italia che dice il suo "no" ai «tabù sulle coppie di fatto, in particolare quelle omosessuali: con un "non possumus" saremmo isolati dal resto dei centrodestra europei».
«La nota della Cei è impegnativa per i laici cristiani», afferma il vicepresidente della Camera, Pierluigi Castagnetti (Margherita). Parole alle quali fanno seguito gli interventi critici della senatrice del Prc Luisa Boccia («Si tratta di una intollerabile ingerenza della Chiesa») e della senatrice del Pdci Manuela Palermi: «La nota della Cei relativamente ai Dico è un atto gravissimo». Così non è invece per il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volontè, che dice: «La famiglia è in crisi, il governo, anziché varare i Dico, dovrebbe aiutarla». Insomma, il partito dei pro- (e contro-) il ddl sulle convivenze Bindi-Pollastrini è, in entrambi gli schieramenti, ormai trasversale.