| RASSEGNA STAMPA |
| Letture consigliate: Cesare Salvi, Massimo Villone Il costo della democrazia Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella La casta
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La casta dello stipendio record
La Stampa - 25 maggio 2008
Germania, Merkel: ministri rinunciano ad aumento
stipendio
Liquidazioni boom ai deputati buco
da 2,5 milioni all'Ars |
I costi della politica http://www.aprileonline.info/3003/costi-della-politica-si-puo-agire-ora
Costi della politica, si può agire ora Cesare Salvi, 11 maggio 2007 Per ridurre il numero dei rappresentanti politici serve tempo, anche se l'impegno in tal senso dovrà essere portato a termine al più presto. Al contrario, per diminuire l'uso dei voli di Stato basta una circolare che si può varare subito e che sarebbe un segnale importante verso la sfiducia dei cittadini
E' di questi giorni la notizia che il costo della flotta e dei voli di Stato per ministri e sottosegretari è salito fino a divenire di circa 180 mila euro al giorno. Il costo è enormemente superiore a quello riscontrato in paesi comparabili al nostro, probabilmente anche perché nessun governo europeo è composto da oltre 100 membri. Non passa settimana senza che si denunci un nuovo caso sugli sprechi e i costi impropri della politica. Come senatori dell'allora sinistra Ds presentammo emendamenti alla finanziaria dell'anno scorso sulla riduzione dei costi della politica. Essi furono per la maggior parte respinti, o stravolti o peggiorati dal governo nel suo maxiemendamento sul quale fu posta la fiducia. La Sinistra Democratica ha deciso di assumere quella che è la nuova questione morale come asse decisivo della sua prossima azione nel Paese e nelle istituzioni. Mentre si discute delle pensioni e dei contratti pubblici, lesinando fino all'ultimo euro, indichiamo concrete proposte con le quali si potrebbero risparmiare a regime 6 miliardi l'anno: più o meno quanto il tesoretto e per di più non una tantum. Bisogna passare dalle parole ai fatti. La sfiducia dei cittadini nei confronti di tutti i politici è crescente. La gestione clientelare della cosa pubblica dilaga e non solo nel Mezzogiorno. Ora alcuni autorevoli ministri, a partire da Padoa Schioppa, che sembrano scesi dalle nuvole, hanno scoperto che il tema esiste. Bisogna agire subito. La Sinistra Democratica pretenderà che nel prossimo DPEF siano previste drastiche e incisive misure di moralizzazione e di risparmio, in modo che entrino nella finanziaria e siano a regime entro la fine dell'anno. Ma intanto vi sono cose che si possono e si devono fare fin da adesso. Ritorno all'esempio della flotta di Stato. Una misura indispensabile, come quella della riduzione del numero dei parlamentari, dei membri del governo e dei consiglieri regionali richiede un cambiamento costituzionale, un anno di tempo, una larga maggioranza parlamentare. Per ridurre allo stretto indispensabile l'uso dei voli di Stato bastano invece ventiquattr'ore: una direttiva del governo che imponga a ministri e sottosegretari di fare ricorso ai normali voli di linea come tutti i cittadini. Troverà Padoa Schioppa, tra un ultimatum e l'altro contro lavoratori e pensionati, la mezz'ora necessaria per esercitare il suo rigore scrivendo questa circolare? Nel frattempo la Regione Campania ha colto un'importante vittoria. Ha forse risolto la drammatica situazione dei rifiuti? Ha avviato un piano per combattere la disoccupazione? Ha assunto iniziative vincenti per combattere la camorra? No, ha vinto il ricorso che aveva presentato alla Corte Costituzionale contro la modestissima riduzione prevista dalla finanziaria in merito alla retribuzione del governatore e dei consiglieri regionali. Bravo Bassolino, vai avanti così! Prima dell'estate la Sinistra Democratica avvierà la sua iniziativa politica sulla nuova questione morale, partendo dalla Calabria. E' una battaglia per la democrazia, alla quale chiediamo a tutta la sinistra e a tutte le forze sane del Paese di partecipare insieme a noi *************** http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001039446
Viaggio al centro dello spreco
Molte sono per la promozione del turismo o dei prodotti locali. Ma la maggior parte sembra di difficile giustificazione. In questa seconda puntata dell'inchiesta, tutte le spese, regione per regione.
di Anna Maria Angelone, Antonella Piperno e Daniele Martini
30/12/2006
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001039446
L'inchiesta di Panorama sulle missioni all'estero delle regioni è durata circa un mese. Per esigenze di precisione ma anche per la grande difficoltà nell'avere i dati dagli enti locali: quasi tutti hanno fatto «melina». Panorama ha mandato email e chiamato insistentemente gli uffici stampa: qualcuno si è reso irrintracciabile, qualcuno ha rimandato fino a non fornire neanche un dato, qualcuno ha detto che gli amministratori «viaggiano moltissimo» ed è quindi impossibile tenere il conto. Tutte le regioni registrano le missioni sotto varie voci di bilancio. Così qualcuno ha fornito soltanto i dati relativi ai viaggi dei funzionari, altri solo quelli del presidente o dei consiglieri. C'è anche chi ha invocato la privacy. Il vero slancio di trasparenza l'ha avuto il portavoce dell'Umbria: «Le trasferte sono regolamentate dai contratti di lavoro Area dirigenza del 23-12-1999 e area categorie del 14-9-2000 e dal regolamento adottato dall'ente con Dgr n. 1654 del 27-11-2002 pubblicato nel supplemento ordinario del Bollettino ufficiale serie generale n.12 del 19-3-2003». Chiaro, no?
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CAMPANIA Si chiama «Disposizioni sul trattamento di missioni all'estero per i consiglieri e per i componenti della Giunta della Campania». È la proposta di legge, presentata a novembre dal consigliere ds Angelo Giusto e da un gruppo bipartisan di colleghi, che con un «registro delle missioni» punta ad armonizzare i viaggi di consiglieri e assessori. E ad arginare lo scaricabarile tra il presidente del consiglio campano Sandra Lonardo e il governatore Antonio Bassolino su «chi viaggia (e chi spende) di più». (http://urlin.it/ce45 Il Columbus Day è la tradizionale parata che si tiene lungo la 5th Avenue di New York il secondo lunedì di ottobre di ogni anno.Per gli americani questa festa è l’occasione per commemorare la “scoperta” dell’America da parte di Cristoforo Colombo.Per gli amministratori italiani è l’occasione per fare una bella gitarella con famiglia e parenti a spese dei contribuenti.Con la scusa di dover promuovere il “made in Italy”, le delegazioni spedite in “missione” sono sempre più numerose e costose. La più numerosa e costosa di quest’anno è stata quella campana, guidata dal presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo, moglie del Guardasigilli Mastella.Tra le persone che hanno denunciato questo spreco di denaro ricordiamo l’onorevole Emma Bonino, i consiglieri regionali del centrodestra e il giornalista Gian Antonio Stella che ha pubblicato sul Corriere della Sera l’articolo cui facciamo riferimento in questo post (“New York, la carica dei campani”, CdS del 10 ottobre 2006).L’articolo non solo denuncia il fatto che la delegazione campana fosse composta da ben 160 persone, ma anche che la maggior parte di queste non avesse nessun titolo per partecipare alla missione.Tra questi un certo Raffaele Spagnuolo presidente del Consorzio smaltimento rifiuti di Avellino.Inoltre sembra che: “300 dei 680 mila euro presi dalle pubbliche casse per finanziare la costosa trasferta, sono stati presi dai fondi europei destinati al Por, i Progetti Operativi Regionali.”)
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SICILIA Stando ai dati forniti a Panorama dalla Regione Siciliana, il presidente Salvatore Cuffaro si è spostato all'estero quattro volte nel 2004 (tre missioni in Europa e una in Argentina con una spesa totale di 17.601,70 euro), sette volte nel 2005 (sei viaggi in Europa, fra cui Bruxelles, e uno oltreoceano per l'inaugurazione della Casa Sicilia a New York per 20.874,70 euro) e tre volte in Europa nel 2006 (altri 6.889,19 euro). Per il resto, ogni assessorato fa per sé. Così, è impossibile ricostruire numero e costi delle missioni all'estero di ciascuno. Secondo la stampa locale la situazione è migliorata da quando l'Ue ha imposto la regola dei bandi di gara per gli eventi di internazionalizzazione e, negli ultimi anni, gli eccessi riguarderebbero più i comuni. Ma solo per il 2005, il bilancio dell'Assemblea regionale siciliana prevede 400 milioni di euro per «spese di deputazioni e missioni», mentre il capitolo «spese per trasferte e viaggi di aggiornamento inerenti allo svolgimento delle funzioni parlamentari» raggiunge la ragguardevole somma di 2,85 miliardi di euro (cifra che comprende, però, anche i rimborsi spese di trasporto nazionali pari a 10.095,70 euro l'anno per ognuno dei 90 deputati).
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http://www.senato.it/ulivo/interviste/2006/060930_2.htm
Il Manifesto 30 settembre 2006 I COSTI DELLA POLITICA E LA FINANZIARIA CHE VOGLIAMO
Ci abbiamo scritto su un libro. Abbiamo presentato un questa legislatura un disegno di legge generale sui partiti politici. In occasione del Dpef abbiamo presentato una mozione improvvidamente respinta dal governo. Abbiamo mantenuto il dibattito aperti nei partito e fuori. Sul tema dei costi eccessivi ed impropri di una (cattiva) politica non abbiamo dormito di certo. Abbiamo molto apprezzato, qualche giorno addietro, le parole forti del Presidente della Repubblica sulla "congestione istituzionale", e sulla necessità di ridurre costi e sprechi. Ma non illudiamoci. Il tema non suscita il plauso o l'adesione del vasto mondo di professionisti, semiprofessionisti o semidilettanti della politica cui in buona parte la critica si rivolge. Dunque, abbiamo anche aspettato un momento buono, che è questo. Siamo infatti alla finanziaria, al rigore, ai sacrifici. Siamo alle scelte dire per le famiglie, i lavoratori, i ceti deboli. Ciò impone che dalla Finanziaria vengano anche messaggi positivi e forti. Che il paese tutto - non solo il ceto politico, quello imprenditoriale o altro - avverta l'azione di governo nel suo complesso come giusta, legittima, condivisibile. Anche chi è disoccupato, in cassa integrazione, monoreddito, precario a vita, o comunque soffre la sindrome della quarta - e magari della terza - settimana. Nel momento in cui si chiedono sacrifici pesanti non si possono dimenticare o nascondere gli sprechi di una politica malata di elefantiasi, e non solo. In un'assemblea dei senatori dell'Ulivo abbiamo posto il problema a Prodi. Non ne ha negato l'esistenza. Ma ha detto che era difficile affrontarlo come governo e ha chiesto sul punto l'aiuto del Parlamento. Intendiamo appunto aiutarlo. Con i senatori che vorranno aderire, pensiamo a una serie di emendamenti volti a combattere la congestione istituzionale, i costi eccessivi della (cattiva) politica, le pulsioni clientelari di una falsa modernità. Qual ', dunque, la finanziaria che vogliamo? Pensiamo alla soppressione delle attuali circoscrizioni comunali, laddove previste, e alla riassunzione nella maggiore assemblea elettiva - in varie forme - della funzione di rappresentanza più ravvicinata al territorio. Pensiamo alla soppressione delle comunità montane. Pensiamo che le funzioni di area vada vadano assegnate esclusivamente alla provincia, ovvero assunte direttamente dalla regione nella forma dell'agenzia. Pensiamo che le forme associative tra enti locali debbano avere negli organi di governo esclusivamente consiglieri comunali o provinciali, assessori sindaci o presidenti già in carica. Pensiamo che tali forme associative dispongano esclusivamente - per comando o distacco - di personale già in servizio presso i medesimi enti locali, senza nuove assunzioni. Riteniamo in prospettiva opportuni ancora altri interventi: ad esempio, la soppressione delle province, e limiti alla proliferazione di consigli e consulte in rappresentanza di territori, interessi, categorie a livello regionale. Ma in buona parte si richiedono per questo leggi di rango costituzionale. Ovvero ancora la modifica delle leggi elettorali di regioni e comuni: ma la finanziaria non è per questo la sede appropriata. Pensiamo ad un divieto all'ente pubblico - salvo limitate eccezioni - di costituire società miste. Se un'attività è eminentemente pubblica, sia svolta dal soggetto pubblico in prima persona. Se ciò non si ritiene di fare, e la soluzione si mostra appropriata, si faccia ricorso al mercato con normali gare che assicurino una corretta e trasparente competizione. Pensiamo a tagliare drasticamente incarichi e consulenze, rafforzando il principio - già vigente - che il soggetto pubblico può farvi ricorso solo se non ha in casa le competenze adeguate. Il divieto deve valere anche per la creazione di comitati di consulenti, esperti o simili. Pensiamo a ripristinare per questa parte la colpa lieve dell'amministratore davanti alla Corte dei conti. Pensiamo, per via analoghe, di ridurre il ricorso a dirigenti esterni assunti a contratto, e contrastare la conseguente spinta a parcellizzare gli apparati amministrativi, e talvolta a creare vere e proprie amministrazioni parallele. Pensiamo a ridurre il numero delle autorità indipendenti, pezzi costosissimi di amministrazione pubblica separata, di certi non tutti necessari. Alla soppressione deve seguire la cessazione dalla carica dei componenti di nomina politica, e il rientro negli apparati amministrativi ordinari dei dipendenti, con retribuzioni allineate a quelle ordinarie. Pensiamo ad un tetto generale per gli emolumenti a chiunque corrisposti da parte di un soggetto pubblico: tetto che può essere a nostro avviso rapportato allo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione. Tetto da far valere dal parlamentare all'ultimo dirigente, consulente, presidente di autorità, commissario o subcommissario. Pensiamo si debba porre ostacolo - con stringenti norme di principio - alle forme più evidenti di spreco da parte delle regioni, tra cui in primo luogo la creazione di costose rappresentanze all'estero. Pensiamo che il finanziamento pubblico dei partiti debba essere strettamente limitato alle forze politiche che hanno una rappresentanza in Europa, in Parlamento o nei consigli regionali. Che la distribuzione tra le forze politiche debba essere fatta in proporzione ai voti ottenuti nella competizione elettorale. Ed infine che il totale delle risorse disponibili per il finanziamento debba essere definito non in termini assoluti, ma in percentuale dei fondi assegnati ogni anno alle politiche sociali. Proponiamo, infine, che i risparmi realizzati siano in questa finanziaria riversati sulle politiche sociali. Un messaggio forte, per un settore che nell'indirizzo di governo è il vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro. Mentre è bene ricordare che tutto quel che faremo o diremo in questa finanziaria potrà essere usato dal popolo italiano contro di noi.
http://www.rassegna.it/2007/lavoro/articoli/eurispes.htm
Indagine Eurispes
I salari italiani sono i più bassi d'Europa
In Italia i salari crescono poco, molto meno che negli altri paesi europei, e l'inflazione li sta divorando. Lo conferma uno studio dell'Eurispes dal quale si evince che i salari italiani sono ormai i più bassi d'Europa in termini di potere d’acquisto, superiori solo a quelli del Portogallo. Dal 2000 al 2005, mentre vi è stata una crescita media del salario comunitario – per l’insieme dei paesi europei – del 18%, nel nostro Paese i lavoratori dell’industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno visto la propria busta paga crescere solo del 13,7%. Solo la Germania e la Svezia (paesi che comunque hanno livelli retributivi ben più alti dei nostri) segnalano una crescita inferiore, mentre i lavoratori di Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno visto, nel quinquennio, la propria busta paga accrescersi di oltre il 20%
La posizione del nostro Paese - prosegue l'indagine - non cambia all’interno della classifica europea, se passiamo a considerare il livello dei salari lordi, ossia l’importo che il lavoratore dipendente vede segnato sulla busta paga (e che non corrisponde al suo contenuto, perché da quel valore il datore di lavoro avrà sottratto, per versarli agli Enti di previdenza, i contributi a carico del dipendente e le imposte dirette, delle quali è responsabile come sostituto d’imposta). Anzi l'Eurispes segnala che la posizione del nostro lavoratore rispetto ai suoi omologhi d’oltralpe è peggiorata. Difatti mentre il costo del lavoro è da noi inferiore del 30,6% (-9,4 euro) rispetto a quello della Danimarca (dove è il più caro), se passiamo a confrontare il salario lordo, vediamo che al lavoratore dipendente italiano medio spetta solo il 52% del salario lordo del lavoratore medio danese: questo perché i contributi sociali sono da noi più gravosi che in Danimarca. A causa del diverso peso di quella parte dei contributi sociali a carico delle imprese si modifica anche ed in maniera significativa, la classifica dei paesi europei: ecco allora che la Francia che occupa uno dei primi posti per costo del lavoro scivola al di sotto della Germania e soprattutto della Gran Bretagna per consistenza del salario lordo.
Altra nota dolente viene dalla comparazione del cuneo fiscale tra i diversi paesi europei. Il cosiddetto cuneo fiscale (ossia la differenza fra i costi sostenuti dall'imprenditore per l'assunzione di un lavoratore - il salario più i contributi alla sicurezza sociale - e il reddito del lavoratore dopo le tasse e le indennità) è molto diverso da paese a paese e va dal 51% della Germania per un lavoratore senza famiglia a carico al 22,3% del lavoratore con moglie e due figli a carico in Irlanda. In questa classifica - fa notare l'Eurispes - l’Italia non si trova più agli ultimi posti: se con riferimento al salario medio lordo il nostro Paese occupa il quartultimo posto, tenendo conto dell’incidenza del cuneo fiscale sul costo del lavoro, l’Italia balza al quarto posto, preceduta solo dal Belgio, dalla Svezia e dalla Germania. Insomma il nostro cuneo fiscale, se confrontato con quello degli altri paesi europei, è particolarmente gravoso. E già nel 2004 pesava per oltre il 45% (45,8% ad essere precisi) per un lavoratore senza familiari a carico e per il 36,6% per un lavoratore con moglie e due figli a carico
L’effetto congiunto dell’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione, dell’elevato peso del cuneo fiscale e della contenuta dinamica salariale spiega perché - secondo i ricercatori dell'Eurispes -, pur essendo il costo del lavoro nel nostro Paese ben più alto che in Spagna e Grecia e di poco inferiore a quello britannico, il reddito che resta al lavoratore (salario netto a parità di potere d’acquisto) sia sceso nel 2006 al di sotto di quello degli spagnoli e dei greci e a poco più della metà (57%) di quello del lavoratore del Regno Unito.
(www.rassegna.it, 29 marzo 2007) ******************** http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=&cmd=v&lev=44&id=1987 Politica, quanto ci costi regione siciliana ha in affitto a New York un “appartamentino” di 540 metri
25 Novembre 2006
La questione dei “costi della politica” comincia forse ad uscire dai circoli ristretti degli specialisti, degli “esperti”: quei “professori” che spesso lavorano non tanto per risolvere i problemi quanto per meglio occultarli e impedire che se ne prenda visione e coscienza. Eugenio Bruno, sul Sole 24 Ore pubblica un articolo che merita di essere conservato. I partiti italiani (diciannove, quelli che secondo i dati pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale beneficiano del “rimborso elettorale”) alla fine di ogni competizione elettorale, intascano fiumi di euro: dai 28 e passa milioni dei DS ai 40 e più di Forza Italia, fino ai quasi 312 dell’Unione Valdotaine e ai poco più di 200 dei Repubblicani europei. Ma il “colpaccio” l’ha fatto Carlo Fatuzzo, fondatore del Partito dei Pensionati. Nella campagna per le ultime elezioni europee, come ci ricordano sul Corriere della Sera del 14 novembre Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, il Partito dei Pensionati ha “investito” degli “spiccioli”: 16.435 euro. Il rimborso elettorale gliene ha garantiti quasi tre milioni, un incremento del 180 per cento. Il paradosso è che nonostante tutto questo denaro, i partiti battono ugualmente cassa, e i loro bilanci sono tutti in “rosso”: complessivamente dichiarano un “buco” di circa 350 milioni. Per sintetizzare l’accurata inchiesta condotta del Sole 24 Ore, «in media il sistema spende una volta e mezza in più di quello che incassa con il rimborso pubblico. Cresce il debito in 14 casi su 10: oltre due terzi pesa su Quercia e Forza Italia». Il quotidiano della Confindustria si concede un’amara ironia: «Dinanzi a tali cifre sembra quasi un miracolo che, debiti a parte, le finanze dei partiti di casa nostra riescano ancora a reggere». Reggano o meno, il problema del “costo della politica” c’è tutto. L’avevano sollevato esattamente un anno fa due esponenti di primo piano dei DS, Cesare Salvi e Massimo Villone, in un libro, Il costo della politica appunto, che mette a nudo e rivela una realtà sconosciuta, che va al di là dell’immaginabile e che lascia spesso sconcertati: «Il quadro che emerge dalla nostra ricercaҗ, scrivono Salvi e Villone con ammirevole franchezza, e puntando il dito anche contro la loro “parte”, «è peggiore di quanto potesse apparire a prima vista. La questione dei costi impropri della politica si rivela come una grande questione democratica. Serve un’operazione verità, che tolga il velo dei silenzi, degli opportunismi, dei consociativismi, dei sotterfugi e dei cavilli legislativi e regolamentari…». Salvi queste cose è venute a dircele di persona, indossando i panni del congressista mescolato tra i congressisti, a Padova, e partecipando ai lavori della commissione su “Informazione, legalità, costi della politica, riforma del sistema radiotelevisivo”. E a una precisa domanda di chi scrive, se avesse mai avuto la possibilità di parlare del suo libro, del risultato della sua inchiesta in una qualunque trasmissione televisiva, la risposta è stata secca (e sconcertante): «No, non sono stato invitato da nessuna trasmissione». Salvi e Villone non si scagliano contro i partiti in quanto tali, nulla concedono a una deriva qualunquista secondo la quale chi fa politica è sostanzialmente un mangiapane a tradimento, e lo fa perché di meglio non sa e non vuole fare. «Senza i partiti non c’è democrazia», puntualizzano. «Ma proprio questo ci allarma: partiti deboli, snaturati, personalizzati, balcanizzati, territorializzati per fare carriera, comitati elettorali intorno a leader e leaderini rendono debole la democrazia. E’ emblematico che oggi gli apparati dei partiti contino su poche centinaia di persone, mentre oltre quattrocentomila vivono di politica o vicini ad essa». È un tasto dolente. Nel già citato articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Rizzo e Stella, intingono le loro penne nel curaro: «I rimborsi», osservano, «fatta eccezione per i radicali, sono sempre spropositati rispetto alle somme realmente spese. E dimostrano in maniera abbagliante come i partiti, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato. Il referendum, del 18 aprile 1993 era stato chiarissimo: il 90,3 per cento delle persone voleva abolire il finanziamento pubblico dei partiti…Ve lo ricordate perché nacquero i rimborsi elettorali? Per aggirare, senza dare nell’occhio, quel referendum. E sulle prime, l’obolo imposto era contenuto: 800 lire per ogni cittadino residente e per ognuna delle due Camere. Erano troppo pochi? Può darsi. Certo è che, via via che l’ondata del biennio ’92-’93 si quietava nella risacca, i partiti si sono ripresi tutto, diventando sempre più ingordi. Fino a divorare, oggi, nelle sole elezioni politiche, dieci volte più di dieci anni fa…». Ed è un bel paradosso: ognuno di noi, volente o nolente, non solo finanzia il partito che più soddisfa le sue idealità e interessi, ma una parte del suo “obolo” finisce nelle casse anche dei partiti avversari. I partiti succhiano una quantità di denaro pubblico da far paura; e nonostante ciò sono ugualmente in passivo. E nel paradosso, si verificano episodi che fanno masticare amaro: non è solo il Partito Pensionati ad aver ricevuto un rimborso per le elezioni europee 76 volte superiore a quanto aveva speso. C’è la Fiamma Tricolore che ha incassato 81 volte più di quanto ha speso; Rifondazione Comunista 13 volte di più; i Comunisti italiani di Oliviero Diliberto 12 volte di più, e via così. Se c’è qualcuno che sa spiegare perché alle elezioni europee i partiti complessivamente hanno dichiarato spese per 88 milioni di euro, e se ne sono visti rimborsare 249, non esiti a spiegarcelo. Noi non abbiamo una risposta a questo interrogativo. C’è stata una furibonda levata di scudi da parte della signora Mastella presidente della regione Campania, quando Emma Bonino ha osato sollevare la questione di una incongrua e costosissima “diplomazia” della regione che in massa ha partecipato al Columbus Day a New York. Ad averne capacità e possibilità bisognerebbe davvero raccogliere informazioni, dati e cifre, e ne verrebbe fuori un esplosivo libro bianco (o nero, o rosso, per la vergogna). Ogni regione ha aperto mini-ambasciate a Bruxelles (unica eccezione: la Basilicata), e a Roma. Il Friuli Venezia Giulia ha acquistato a Bruxelles un palazzotto per due milioni di euro; l’Abruzzo mille metri quadrati in una delle strade più eleganti (un milione e mezzo di euro); bisogna dare atto a Ottaviano Del Turco: uno dei suoi primi atti è stata di venderla e destinare il ricavato a una politica europea attiva. La regione siciliana ha in affitto un “appartamentino” di 540 metri quadrati, con una delegazione di undici persone e uno stanziamento per la bisogna di circa un milione di euro l’anno. Sempre la regione Sicilia ha due “rappresentanze” a Parigi e a Tunisi. La regione Lombardia ha disseminato nel mondo 24 uffici “suoi”: da L’Avana a Pechino a Shangai. Fanno anche i furbi: non ci sono voci specifiche nei bilanci regionali, tutte le spese degli uffici “romani”, per esempio, sono “spalmate” in capitoli diversi. Ad ogni modo la regione Campania ha “distaccati” sedici dipendenti: quattro sono dirigenti; undici sono funzionari con qualifica superiore. Ne resta uno: impiegato semplice. È solo una goccia nell’oceano dei costi (e degli sperperi) in nome del decentramento regionale e del federalismo. Più che “costo della democrazia”, si dovrebbe più propriamente parlare di “democrazia inflazionata”.
Gualtiero Vecellio (da Notizie radicali, 23 novembre 2006)
http://www.liberaliperlitalia.it/pagina.phtml?_id_articolo=999
I vergognosi conti della politica spa
Scrivere "In crescendo si sta sviluppando tra singole personalità, politici, giuristi e giornalisti appartenenti o riconducibili al complesso e incasinato mondo della destra e della sinistra, una ritrovata onestà intellettuale che senza fronzoli e giri di parole porta a galla il vergognoso, voraginoso bilancio dell’azienda “ Politica s.p.a. ”. (Ermanno Caccia (da Liberalcafè)) 11/12/2005 Stampa Consiglia ad un amico
Di tanto in tanto si era abituati a leggere interventi, sentire denuncie da parte di qualche parlamentare, uno su tutti il Piemontese e liberale Raffaele Costa, circa sprechi e privilegi vari che si annidavano e si annidano nella Pubblica Amministrazione.
Allora come oggi ci si meravigliava, ci si lamentava, si cincischiava al bar promettendo chissà quale rivoluzione ma poi piano, piano le cose continuavano a andare come prima, con qualche rigurgito di buon senso in più ma nulla, nulla di più.
Ma che il richiamo crudo, concreto allarmato ai temi della legalità in generale, dei costi esorbitanti della Politica arrivi ora anche da settori e personalità della sinistra, la dice lunga su quanto sia preoccupante la situazione generatasi.
A noi cronisti l’ingrato compito di far conoscere all’opinione pubblica fatti e circostanze al fine di evitare che succeda l’irreparabile, nell’indifferenza totale.
E’ di questi giorni l’uscita in libreria di un saggio IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA (Mondadori €. 16,50 pp. 183 ) di Cesare Salvi e Massimo Villone due esponenti di spicco della Sinistra Italiana, Senatori della Repubblica e insigni professori universitari.
Con occhio critico, esperto e con piglio giornalistico, gli autorevoli scrittori mettono nero su carta bianca, e svelano vergognosi sprechi, sperperi, costi esorbitanti della “ Politica s.p.a. ”.
Non che si possa parlare di violazioni palesi a leggi dello stato, anzi, seppur i costi appaiano come perfettamente legali e non si possa parlare, quindi, di tangenti non si può ignorare che ciò che avviene è quanto di più vergognoso e scandaloso la sinistra e destra, stranamente unite quando si parla di soldi , abbiano escogitato per gabbare il cittadino.
Mi domando cosa mai direbbe il povero Bettino Craxi, unico, o quasi, politico ad aver pubblicamente denunciato il sistema del malaffare nel leggere questo dettagliato resoconto e quali ragionamenti farebbe di fronte al gioco escogitato trasversalmente per aggirare la gogna per l’appropriazione, il continuo crescere della spesa riguardante la “ Politica s.p.a. ” nel silenzio informativo generalizzato.
Un pugno allo stomaco e alla coscienza di ciascuno degli 11 milioni di italiani, questo resoconto. Oltre 196 milioni di €uro per rimborsi di elezioni elettorali spartiti da ben 81 partiti, oltre 92 milioni di €uro quali contributi per gruppi parlamentari, numeri di Consiglieri regionali aumentati del 20 percento, oltre 187 milioni di €uro all’anno per retribuzioni di 951 parlamentari italiani , oltre 124 milioni di €uro annui per 1118 Consiglieri regionali, oltre 11 milioni di €uro annui per retribuzioni a Presidenti e Vicepresidenti delle 103 Province Italiane, oltre 958 milioni di €uro per incarichi e consulenze interni ed esterne all’Amministrazione pubblica.
Ma il problema è ancora più grave di quel che sembra. Secondo l’analisi di Salvi e Villone, ma che mi sento appieno di condividere insieme a tanti altri che di numeri ci azzeccano, la corsa per un posto ben remunerato all’azienda Politica s.p.a. (i numeri espressi e il personale impiegato risultano essere simili se non superiori a quelli di una grossa multinazionale…), si è fatta spasmodica, una corsa alla carriera, irresistibile per tanti e per troppi.
Poche le tracce di quel concetto alto, studiato sui banchi di scuola e nei tasti universitari, della Politica, quella con la P maiuscola, considerata come luogo privilegiato nel quale fare valere le idee nella quale si crede e sulla quale misurarsi anche con la propria legittima ambizione personale.
Vera è constatazione di Salvi e Villone che un sistema democratico non regge “se tutti vivono di politica e nessuno vive per la politica”, come disse anni fa Max Weber.
Da una lettura approfondita del saggio nasce spontanea la convinzione che dodici anni dopo le drammatiche vicende di Tangentopoli e di esibizionismo inquisitorio di Mani Pulite, le risposte che seguirono e che seguitiamo a ricevere al fenomeno di malcostume di affarismo e di corruzione nella politica italiana sono tutte volte alla rincorsa di una spesa pubblica incontrollata, senza regole certe e auto-referenziale.
Altro che conflitti di interessi dell’attuale Presidente del Consiglio.
Appare evidente, che il conflitto di interessi è ormai generalizzato ad ogni forma di governo locale, provinciale, regionale e nazionale sia che esso sia governato alla destra sia che sia governato dalla sinistra.
E’ forse giunto il momento di svegliasi dal torpore e dalla stupidità del quale siamo evidentemente pervasi e nel quale stupidamente continuiamo a convincerci che questo sia il male minore.
Cominciamo a convincerci che di questo passo, indipendentemente da chi governerà il nostro Paese se non si stopperà il processo involutivo della Politica, proiettata ad essere solo ed esclusivamente un Azienda che consuma molto ma che produce poco, si avrà ancora da piangere e per molto tempo.
New York, la carica dei campani. Alla parata con i fondi europei Dal blog di siglobal (84) - Mercoledì, 1 Novembre 2006 - 4:24pm Il Columbus Day è la tradizionale parata che si tiene lungo la 5th Avenue di New York il secondo lunedì di ottobre di ogni anno. Per gli americani questa festa è l’occasione per commemorare la “scoperta” dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Per gli amministratori italiani è l’occasione per fare una bella gitarella con famiglia e parenti a spese dei contribuenti. Con la scusa di dover promuovere il “made in Italy”, le delegazioni spedite in “missione” sono sempre più numerose e costose. La più numerosa e costosa di quest’anno è stata quella campana, guidata dal presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo, moglie del Guardasigilli Mastella. Tra le persone che hanno denunciato questo spreco di denaro ricordiamo l’onorevole Emma Bonino, i consiglieri regionali del centrodestra e il giornalista Gian Antonio Stella che ha pubblicato sul Corriere della Sera l’articolo cui facciamo riferimento in questo post (“New York, la carica dei campani”, CdS del 10 ottobre 2006). L’articolo non solo denuncia il fatto che la delegazione campana fosse composta da ben 160 persone, ma anche che la maggior parte di queste non avesse nessun titolo per partecipare alla missione. Tra questi un certo Raffaele Spagnuolo presidente del Consorzio smaltimento rifiuti di Avellino. Inoltre sembra che: “300 dei 680 mila euro presi dalle pubbliche casse per finanziare la costosa trasferta, sono stati presi dai fondi europei destinati al Por, i Progetti Operativi Regionali.” E’ questa la fine che fanno i soldi assegnati per lo sviluppo e la crescita della Campania? Non dovevano essere investiti per risolvere gli annosi problemi della regione: emergenza rifiuti, criminalità, disoccupazione, ecc. ? Qualcuno deve delle spiegazioni ai campani e a tutti i contribuenti !!! Inoltre è ora che i campani si sveglino e scelgano di essere amministrati da gente onesta e competente. SìGlobal