Gli antichi romani il 25 Dicembre celebravano il gioioso dies Natalis, cioè giorno NATALE di Bacco, del Sole Invincibile, di Mithras e di altri dei solari.
I cristiani dei primi 4 secoli, invece, celebravano la nascita di Gesù (successivamente trasformato in loro Dio), il 6 di Gennaio.
Solo svariati secoli dopo ( fra il 337 ed il 450 dopo Cristo), per soppiantare le feste di questi dei solari, i cristiani spostarono al 25 Dicembre anche il natale del loro Dio per appropriarsi del significato del ben più antico NATALE dei POLITEISTI che era il Natale del solstizio e del ritorno della luce del 25 Dicembre, il natale di Dionisio-Bacco, del Sole invincibile, di Helios, di Mithras.
*
Chi non si riconosce nella tradizione cristiana, dunque non si senta fuori posto durante le festività natalizie, ma festeggi pure, con parenti ed amici e con la intera comunità italiana ed occidentale le feste del ritorno della luce, riconoscendole come proprie, come laiche o come pagane con tutti i diritti di priorità rispetto all’appropriazione cristana. Rivendichiamo come festa laica il ritorno di giornate di luce più lunghe, ottimo motivo per festeggiare.
E di fronte ai cristiani che alzano la bandiera del tradizionalismo, rivendichiamo le autentiche tradizioni autoctone romane precedenti alla loro e da loro snaturate.
Ed anche l’albero di Natale non ha niente di originariamente cristiano! La tradizione di festeggiare alberi era tipicamente pagana ed aspramente condannata già dalla Bibbia. L’abete poi (con precedenti romani), è di tradizione nordica, al solito tardivamente fatta propria dai cristiani eppoi più recentemente “laicizzatasi” quasi completamente nel sentire comune.
I laici reagiscano alla retorica religiosa ma NON estraniandosi dalla propria comunita’, bensì rivendicando orgogliosamente le proprie radici nella tolleranza e nella libertà di pensiero dei tempi “pagani”.
Se consideriamo (come fanno perfino i neopagani) che il paganesimo non è stato una religione, bensì un atteggiamento tollerante verso tutti i modi di pensare e tutte le tradizioni, non avremo difficoltà a mantenere intatto il nostro laicismo pur recuperando pienamente il folclore gioioso delle nostre radici più profonde.
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25 Dicembre NATALE : il giorno della rinascita della luce : è una data sicuramente importante, visto che sembra abbia dato il NATALE a molti Dei !
1. Dionisio o Bacco o Libero, dio del vino della gioia e delle orgie di Grecia e Roma. Moltissime sono le similitudini fra i misteri di Dionisio (conosciuto da 13 secoli prima di Cristo) ed il "mito cristiano": Dioniso (uomo che divenne dio), era venerato come "dio liberatore" (dalla morte) perchéuna volta defunto discese agli inferi ma dopo alcuni giorni tornò sulla terra. Proprio questa sua capacità di resurrezione offriva ai suoi adepti la speranza di una vita ultraterrena tramite il suo divino intervento. Anche per essere ammessi al culto dionisiaco era necessario essere battezzati, introdotti al tempio e sottoposti ad un rigido digiuno. Altra somiglianza fra il culto di Dionisio e quello ben più tardo di Gesù è nel rituale che prevedeva l' omofagia (consumazione della carne e del sangue di un animale, identificato con Dioniso stesso), come segno di unione mistica con il suo corpo ed il suo sangue. Dioniso inoltre era strettamente connesso con i cicli vitali della natura alla quale venivano legati il concetto di resurrezione (primavera) e morte (autunno) proprio come manifestazione della morte e la resurrezione del dio. Anche i simboli di Dioniso: la vite, il melograno l'ariete corrispondono perfettamente (vite e melograno) o approssimativamente (ariete - agnello) ai simboli attribuiti dai cristiani a Gesu’. Robert Graves in Greek Myths ha scritto: "... Dioniso, anche detto «colui che è nato due volte» una volta affermato il suo culto in tutto il mondo, ascese al cielo e ora siede alla destra di Zeus come uno dei Dodici Grandi "
Oltre a Dionisio fra i nati verso il solstizio d’inverno ci sono anche;
2.
Ercole ( Eracles nato il 21/12 per i greci, ma il 1/2 per i
Romani)
3. Sol Invictus dio indigete cioè fra le divinità delle origini romane piu’ antiche, ricevuto da ancor più lontani cicli di civiltà cioe’ dalla tradizione indoeuropea, identificato poi con Mithra ed anche col dio solare siriano Elio Gabalo
4. Elio Gabalo (o El Gabal) di cui un gran sacerdote omonimo divenne (pessimo) imperatore per breve tempo.
5. Mithras, nato in una grotta (da una roccia), sotto gli occhi di pastori che lo adorarono, culto dei militari di Roma e quindi diffuso in tutti gli angoli dell’impero dalle legioni, (e diverso dal numero 6 Mithra di Persia)
6. Mithra di Persia, nato da una vergine morto e risorto (sembra dopo tre giorni) , e diverso ancora dal num. 7
7. Mitra indiano, dio della luce e del giorno.
Poi, sempre nati insieme all’allungarsi delle ore di luce ci sono ancora :
8. Adone (o Adonis) di Siria, e forse anche il suo corrispondente di Frigia,
9. Attys (nato da una vergine, morto a titolo di sacrificio, e che inoltre risorge il 25/3 in corrispondenza anche di data, oltre che di significato di rinascita della vegetazione, col periodo della pasqua) eppoi
10. Atargatis di Siria, grande dea madre, dea della natura e sua rinascita, chiamata dai romani anche Derketo e dea Syria (la sua festa risulta al 25 Dicembre, quasi con certezza come data di nascita).
11. Kybele (o Cibele) dea della Frigia amata da Adone (il 25 Dicembre era festeggiata insieme ad Adone: ma che tale data fosse considerata la nascita in questo caso non è certo, è solo presunto).
12. Astarte (o Asteroth) della Fenicia, dea suprema, nonché dea della fecondità e dell’amore. Venerata anche dal re Salomone a Gerusalemme (la sua festa risulta al 25 Dicembre, quasi con certezza come data di nascita). Anche essa scese agli inferi e risorse.
13. Shamash il dio solare babilonese del Vicino Oriente, e
14. Dumuzi (detto Tammuz a Babilonia) il dio sumero la cui morte periodica rituale (corrispondente a quella di Adonis) era pianta anche alle donne ebree (Ezechiele VIII,14).
15. Baal – Marduk, dio supremo del pantheon Babilonese.
16. Osiride dio supremo egizio della morte e rinascita della vegetazione, e per estensione della rinascita dell’uomo. La resurrezione è il tema centrale del mito trinitario egizio di Osiride, Isis ed Horus dal quale pare proprio che sia stata presa l’ispirazione per una successiva famosa resurrezione in ambito ebraico. Anche Osiride muore con l’inverno e rinasce di primavera.
17. Horus, dio falcone solare, figlio di Osiride ed Iside con cui costituiva una popolarissima triade che (insieme alle tante altre triadi di dei popolarissime in tutto il mediterraneo) è stata d’ispirazione alla triade cristiana non ufficiale di Dio padre, Madonna e Bambino Gesu’, nonché al raggruppamento ufficiale della trinita’, che esclude l’elemento femminile. La sua nascita era celebrata il 26 Dicembre
18. Ra, il dio Sole egizio corrispondente ad Helios, la cui nascita era celebrata il 29 Dicembre nella città -tempio di Heliopolis a lui dedicata nella zona dell’attuale Cairo.
19. Krishna, (attualmente il dio più importante dell’India) che inizialmente appare nel testo sacro Mahabarata come reincarnato dal dio padre Visnù come un uomo eroico o semidio, ed infine si rivela come dio. Era venuto al mondo per riconquistarlo dai demoni. ( Avete notato qualche parallelismo?). Infine Krisna muore ucciso (da una freccia, non sulla croce), ma, tranquilli, rinascerà anche lui. Fra l’altro anche lui come babbo natale porta doni nel cuore della notte!
20 Scing-Shin in Cina
In ambito Nord Europeo gli dei nati verso il solstizio sono due:
21. Baldur e
22. Freyr il figlio di Odino in Scandinavia,
23. Joshua Ben Josef (detto Gesu’, Gesu’ bambino, Nazareno [o Nazireo], Galileo, Cristo = unto, Messia e il Salvatore) che arriva buon ultimo nella serie di dei di ambito mediterraneo orientale ed indoiranico .
Ma alcuni aggiungono alla lista anche Zaratustra in Media e l’indiano Buddha;
In ambito Centro Americano pre Colombiano troviamo:
24. Bacab dio dei Maya dello Yucatan ( attuali Guatemala e Messico Sud Est), eppoi
25. Huitzilopochtli e 26. Quetzocatl entrambi del Messico centrale azteco.
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Non solo Gesù ma molti altri eroi semidei e dei discesero agli inferi e da lì’ fecero ritorno: (in totale sono sei fra quelli elencati come nati verso il solstizio d’inverno Dioniso, Adone, Attis, Tammuz, Baal-Marduk, Osiride.
(Poi separatamente ne contiamo almeno altri 10 fra quelli nati in altri periodi o di cui non si conosce la data:
Teseo, Orfeo, Enea, Zagreo, Sabazio, Apollonio di Tiana, Chuchulain, Gwydion, Amathaon, Ogier danese, ma la lista è certo incompleta di molti altri personaggi antecedenti o contemporanei a Gesù Cristo).
Alcuni di questi 26 dei sono morti attorno all’equinozio di
primavera (che è il periodo della Pasqua) e risorti dopo qualche
giorno, a volte proprio dopo 3 giorni, come per Gesù (ma il dio
Baldur, forse più pigro, è risorto dopo quaranta giorni).
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Ad alcuni di questi dei, (sembra una mezza dozzina, la maggior parte di quelli orientali dal 6. al 15.) è stata attribuita dai seguaci la nascita da una vergine (così come è attribuita una nascita da una vergine anche il non dio Buddha.
Anche Buddha, è stato deificato da parte dei seguaci in aperto contrasto col suo insegnamento che non giustificava niente di simile.
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25 Dicembre 1642 : è anche il Natale di NEWTON! Isaac Newton, pur non essendo un dio nacque anche lui il 25 Dicembre a Woolsthorpe, Lincolnshire almeno secondo il calendario giuliano allora ancora in uso nell’Inghilterra anglicana che -fino al 1750- preferiva “essere in disaccordo col sole, piuttosto che andar d'accordo con la Curia Romana”
Molti atei hanno iniziato a celebrare la giornata di oggi come NATALE DI NEWTON in alternativa alle decine di nascite divine attribuite a questa giornata.
Newton fu fisico, matematico ed astronomo. Studio’ al trinity college a Cambridge. Scopri’ la scomposizione dei colori ( dispersione della luce bianca), invento’ il telescopio riflettore; ideo’ il calcolo infinitesimale (per la priorita’ di questa scoperta entro’ in polemica col Leibniz); pose le basi della meccanica ed elaboro’ la teoria della gravitazione universale resa pubblica solo nel 1687 in “Philisophiae naturalis principia mathematica”. Insegno’ a Cambridge (1669-1701), e poi diresse la zecca di Londra. Membro della Royal Society dal 1675 ne fu presidente dal 1703. Dal punto di vista filosofico concorrono nella sua cultura la metafisica razionalistica, la concezione atomistica, il platonismo, la tradizione ermetica e quella alchemica (M. 31/3/1727)
Il nome dell’unita’ di forza nel SI (Sistema internazionale) e’ newton (simbolo N).
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Conclusione
Marcus Prometheus augura BUONE FESTE
BUON NATALE DI NEWTON e del SOLE INVITTO
a tutti gli spiriti liberi e laici da "Calendario laico"
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Presepi, simboli
e cavilli giuridici
Per una curiosa coincidenza, presepe e crocifisso hanno fatto ieri il
loro trionfale ritorno nelle scuole d'Italia. Per la verità, non se ne
erano mai allontanati: ma da ieri la loro presenza ha un qualche timbro
di ufficialità. Timbro non indelebile, e anzi, seppur per ragioni
diverse, di origine e natura bizzarra: il crocifisso, infatti,
non sarà tolto dalle aule perché la Corte
costituzionale si è rifiutata di esprimersi in materia, giudicandola di
esclusivo carattere amministrativo; quanto al presepe,
la sua presenza a scuola è caldeggiata in una lettera del ministro
Moratti. Insomma: una questione di per sé delicata, e oggi alla ribalta
in tutto l'Occidente, è da noi affidata ad atti amministrativi,
attribuzioni di competenza, cavilli giuridici e missive di valore
sostanzialmente simbolico. Il crescere della società multiculturale (e
dunque anche multireligiosa) è andato di pari passo, in questi ultimi
anni, con l'esplodere del fondamentalismo islamico, così da formare una
miscela confusa, che oscilla istericamente fra una muscolosa evocazione
della versione secolarizzata della guerra santa, cioè il conflitto di
civiltà, e l'ingenua esaltazione di un mondo multietnico in cui tutti
sarebbero uguali e fratelli. In un contesto di questo genere, che affida
all'emozione più che al ragionamento la discussione dei problemi, la
questione della laicità dello Stato, cioè della sua ovvia separazione da
ogni religione, rischia di passare in ultimo piano. Il ministro Moratti
può dunque mettere in un unico calderone la giusta affermazione secondo
cui «senza rispettare le nostre radici non possiamo capire e rispettare
i valori di chi ha storia e cultura diverse», e l'altra, assai più
discutibile e assai meno laica, secondo cui il presepe deve stare a
scuola perché «ricorda la nascita di Gesù» e sarebbe per ciò stesso «il
simbolo dell'amore». Se è vero che nessuna persona di buon senso si
scandalizza al cospetto di un presepe, è vero però che una discussione
sull'identità culturale di una nazione, sulla distinzione fra Stato e
Chiesa, sul rispetto delle altre culture, e insomma sulle forme della
convivenza nel terzo millennio, meriterebbe qualcosa di più di una
sentenza rifiutata o di una lettera spedita a presidi e giornali.
L'Unità 16 Dicembre 2004
Intervista a: Margherita Hack
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L'Unità 30.10.2003
«Il principio della laicità dello Stato non è mai stato
rispettato»
FIRENZE La decisione di togliere il crocifisso dalle
scuole del giudice dell’Aquila ha dato inizio a una serie di reazioni a catena
che sembrano non trovare fine. Con un generale sdegno del provvedimento che
trova approvazione un po’ in tutte le parti politiche. Tra le voci contro c’è
invece la scienziata Margherita Hack, tra l’altro membro del comitato di
presidenza dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Per lei il
provvedimento è un atto dovuto.
Perché?
«Ma perché mi pare che l’Italia sia uno stato laico e dunque è ovvio che
non ci debba essere nessuno simbolo religioso nelle scuole: non c’è una
religione di stato e dunque non ce ne deve essere nemmeno una preferita a
un’altra. Tutt’al più ci dovrebbe essere una storia comparata di tutte le
religioni, ma certamente non l’ora di religione cattolica. Oggi la società è
cambiata, è diventata multietnica e multirazziale e non è un fatto che può
essere ignorato».
Ma il crocifisso è il simbolo della nostra cultura.
«E questo cosa vuol dire! Anche se questa è la nostra cultura non si cancella
mica se viene tolto un crocifisso. La cultura rimane, è qualcosa che viene
assimilata fin da piccoli e rimane il fatto che a scuola si insegnano altre
cose. Poi, se qualcuno vuole mandare i bambini a catechismo, o a scuole di
religione, lo può sempre fare, non a caso gli ebrei e i musulmani hanno la loro
scuola».
E i cattolici?
«Se la facciano. Ripeto, in Italia non esiste una religione di stato e non ci
si può rifare a leggi del 1924 che poi sono state superate dal Concordato
successivo e da altri articoli. Senza contare che la diversità della società
di oggi rende impossibile qualsiasi raffronto con il passato. Oggi non c’è
nessun motivo perché ci debba essere un simbolo religioso. Come succede in
Francia, del resto, senza provocare lo sdegno di nessuno».
Piena solidarietà al giudice dunque.
«Assoluta. Ha agito benissimo e trovo assurde tutte queste critiche, così come
trovo pazzesco che il ministro Castelli lo vada a sottoporre a un provvedimento
disciplinare. È una vera pazzia».
C’è chi ci vede una questione di rispetto.
«Proprio non capisco. Nessuno vieta a chi è cristiano di rispettare il
crocifisso, liberissimo di farlo, ma perché si deve imporre anche a chi non ci
crede? Sono delusa anche per i politici che si sono affrettati subito a
contestare questa decisione. Anche dai Ds mi aspettavo una reazione diversa».
Anche il presidente Ciampi ha preso una posizione netta.
«Sì, ma questo ormai non mi stupisce più. Con tutto il rispetto, il
presidente Ciampi ha dimostrato più volte di essere debole di fronte a certi
avvenimenti. Mi riferisco anche alla legge Cirami e al lodo Schifani. Che
bisogno aveva di firmare subito?».
Comunque gli italiani che vanno all’estero rispettano la cultura del paese
in cui si trovano.
«Già, ma questa gente lavora e vive qua. Questa è una questione di principio
e in uno stato laico non ci devono essere simboli religiosi. Finché c’era una
singola religione come nel ‘24 il crocifisso non dava noia a nessuno: tutta la
popolazione era italiana, il 99% era cattolica e l’1% che rimaneva era
comunque cristiano. Ma ora ci sono sempre più islamici, ebrei, buddisti,
induisti e questa storia del simbolo religioso non ha più senso.
È vero che questa polemica è nata in un momento particolare.
«Esattamente. Questo tizio, poi, sembra anche abbastanza antipatico e
arrogante. Ma il fatto in sé non deve distogliere dal problema reale che si
pone».
Che fa nascere manifestazioni e dibattiti in tutto il paese.
«Mi sembra tutto così ridicolo, tanto più che la maggioranza della gente in
Italia se ne frega della religione. Mi sembra piuttosto un’occasione per dare
adito al razzismo, un pretesto che permette di scatenare le antipatie contro il
diverso. E da questo punto di vista questo Smith non ha certo fatto un buon
servizio alla sua comunità. Quanto meno lo poteva dire in un altro modo, ma
almeno un vantaggio c’è stato».
Quale?
«Che finalmente è stato messo nero su bianco su un punto fondamentale: non è
mai stato fatto rispettare il principio della laicità dello stato».
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TiscaliEuropa
News
I crocifissi nelle
scuole europee
Quali norme negli altri Paesi dell'Ue?
La sentenza del Tribunale de L'Aquila che ha messo al bando il crocifisso da una
scuola frequentata de bambini musulmani, ha scatenato in Italia un vero
putiferio di polemiche. Critiche severe al giudice Montanaro, artefice della
sentenza, sono arrivate non solo dal ministro della Giustizia, ma anche dai
vertici di quasi tutti i partiti politici, sia di maggioranza che di
opposizione.
Anche gli ambienti religiosi cattolici hanno espresso il loro disappunto. Il
cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa e presidente della Conferenza
episcopale italiana, ha definito "sorprendente" la decisione: "il
crocifisso è l'anima del nostro Paese, non va rimosso". E anche negli
ambienti islamici moderati, che pure si battono per la tutela della propria
identità e per la diffusione di una cultura multietnica in Italia, l'ordine di
rimuovere il crocefisso dalle aule appare come un freno al dialogo fra le
religioni.
In Italia la presenza del crocifisso nelle scuole, nelle aule dei tribunali,
negli uffici e negli ospedali trova una base giuridica in alcuni decreti e
circolari ministeriali risalenti al 1924 e al 1928. E negli ultimi anni la
questione ha generato un vero e proprio scontro fra chi sostiene che
l'esposizione di simboli sacri in ambienti pubblici collida con la laicità
dello Stato, dichiarata anche dalla Costituzione, e chi ritiene che il
crocifisso sia rappresentativo di una cultura che ci appartiene da secoli e non
comprometta la laicità dello Stato e il rispetto delle altre culture.
La questione si è posta anche nella maggior parte degli altri Paesi europei e
in alcuni di essi si è giunti ad approvare norme che cercano un compromesso o
vietano l'esposizione dei simboli di una religione.
L'Austria ha scelto da tempo la
via del compromesso. Con una legge del 1949 e con il Concordato del 1962, si
garantisce la presenza dei crocifissi solo nelle scuole in cui gli studenti
cristiani sono la maggioranza.
La Francia ha adottato invece
una soluzione più radicale: l'articolo 28 della Costituzione vieta
espressamente l'esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti e in
spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei cimiteri, dei musei, ecc.
La natura costituzionale del principio ha portato, solo per fare un esempio, al
successo di un'iniziativa promossa qualche anno fa da un'associazione nazionale,
che ha ottenuto che il tribunale ordinasse a due comuni di rimuovere il
crocefisso dalla sala consiliare.
In Germania una sentenza della
Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l'incostituzionalità della presenza
dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. Il provvedimento riguarda le
scuole elementari del solo land della Baviera (peraltro il più cattolico della
repubblica federale) e subordina la permanenza del crocifisso a un'esplicita
richiesta di genitori, insegnanti e alunni delle diverse scuole.
In Svizzera, nel 1990, il
tribunale federale elvetico ha dato ragione ad un ricorso contro la decisione di
un comune del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, sostenendone
l'incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.
In Grecia il problema è un po'
diverso e chiama in causa anche la tutela della privacy. Una legge nazionale
prevede infatti l'obbligo di dichiarare sulla carta d'identità la propria fede
religiosa. La disposizione è stata censurata da una direttiva dell'Unione
Europea, oltre da vari provvedimenti del garante nazionale della privacy. Ma ciò
ha scatenato le proteste di alcuni vescovi ortodossi.
27 ottobre 2003 - Giuseppe Rizzo
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dal sito www.uaar.it
Scheda
sullo stato della normativa vigente. In materia di crocefissi
1)
L’ obbligo di esporre il Crocefisso nelle
sedi dello Stato venne reintrodotto dal fascismo subito dopo il suo avvento.
Disposizioni
dei Ministeri (le prime)
22
novembre 1922
Pubblica Istruzione, n° 68
(elementari)
16
dicembre 1922
Interni ai Prefetti (scuole)
Regi
Decreti (tutti relativi alla scuola
statale)
30
aprile 1924 n° 965
art.118: “Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula
l’immagine del Crocifisso”.
26
aprile 1928 n° 1297, allegato C
(tabella arredi) Il Crocifisso è catalogato come uno degli “arredi”.
Norme
e disposizioni amministrative sono fondate tutte sul principio della Religione
di Stato ( art. 1 dello Statuto del Regno).
Il Crocifisso, collocato nelle sedi dello Stato, è perciò simbolo
esclusivo della confessione cattolica.
2)
Con l’avvento della democrazia repubblicana la presenza del crocefisso diventa
oggetto, sin dal 1963, di importanti interventi e sentenze
della CORTE COSTITUZIONALE.
Tra
le altre
n°
85/1963 massima 1850 : “la libertà religiosa non deve essere interpretata
soltanto come libertà di professione religiosa e di culto, ma va intesa
anche come libertà da ogni coercizione che imponga il compimento di atti
di culto”
n°
117/1979, massima 11401: “ la tutela della libertà di coscienza dei non
credenti rientra nella più ampia libertà in materia religiosa, assicurata
dagli artt. 19 e 21 Cost. anche in senso negativo”
ossia “libera esplicazione
sia della fede religiosa sia dell’ateismo”.
3)
Con il Concordato del 1984 lo Stato e la Santa Sede dichiarano
“di comune intesa” che non è più in vigore l’art. 1 dello Statuto
Albertino, e che, pertanto, la
religione cattolica non è più la sola religione dello Stato.
1987
I primi atti di contestazione dell’obbligo di esposizione del simbolo
cattolico nelle scuole statali risalgono
al 1987: direttore della scuola elementare di Ozzano dell’Emilia (BO),
professoressa dell’ITIS di Cuneo.
1988
A questo proposito la Federazione delle chiese evangeliche in Italia
diffonde il 31 marzo 1988 un comunicato “in
merito ai simboli religiosi negli uffici pubblici”: “chiede che vengano
rimossi dalla scuola e da ogni ufficio pubblico i simboli di una particolare
confessione religiosa”.Il ministro della P.I. (Galloni) si rivolge al
Consiglio di Stato che risponde con un parere (!) n° 63,27 aprile 1988, nel
quale sostiene che le precedenti norme fasciste non contrastano né con la
laicità dello Stato né con la libertà religiosa e che sono compatibili con la
sopravvenuta abolizione della “religione di Stato”.
1989
L’anno seguente la Corte Costituzionale pronuncia la fondamentale
sentenza n° 203 che attribuisce la qualifica di supremo
al principio costituzionale di laicità dello Stato (equidistanza e
imparzialità delle istituzioni nei confronti di ogni religione).
1994
Con le elezioni politiche del 26-27 marzo 1994 ha inizio a Cuneo la
vicenda processuale riguardante la presenza del crocifisso nelle sezioni
elettorali, che si conclude sei
anni dopo cinque processi.
2000
Corte di Cassazione, Sezione IV penale, sentenza n° 439, 1 marzo 2000.
Si esamina tutta la materia riguardante l’esposizione del crocifisso nelle
sedi statali concludendo che tutte le antiche disposizioni sono in contrasto con
i principi costituzionali di laicità e di eguaglianza e ledono il diritto alla
libertà di coscienza in materia religiosa. Il testo della sentenza è
pubblicato integralmente in “Giurisprudenza costituzionale” n°. 2/2000,
Giuffrè.
“Quaderni
di diritto e politica ecclesiastica”, n° 3, dic.2000, con commento di
Antonello De Oto e con ricca bibliografia e analisi delle massime.
2000
La Corte Costituzionale nella sentenza 508/2000 richiama molti suoi
pronunciamenti sulla laicità
dello Stato
http://www.uaar.it/cosa/scrocifiggiamo/18.html