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Presepi, simboli
e cavilli giuridici

16.12.04    La  Stampa (edizione web)


 

    IL    NATALE    FESTA   DI   TUTTI  

   Gli antichi romani il 25 Dicembre celebravano il gioioso dies Natalis, cioè giorno NATALE di Bacco, del  Sole Invincibile, di Mithras  e di altri dei solari.

I cristiani  dei primi 4 secoli, invece,  celebravano la nascita di Gesù (successivamente trasformato in loro Dio),  il 6 di Gennaio.

Solo svariati secoli dopo ( fra il 337 ed il 450 dopo Cristo), per soppiantare le feste di questi dei solari, i cristiani spostarono  al 25 Dicembre anche il natale del loro Dio per appropriarsi del significato del ben più antico NATALE dei POLITEISTI che era il Natale del solstizio e del ritorno della luce del 25 Dicembre, il natale di Dionisio-Bacco, del Sole invincibile, di Helios, di Mithras.

*

Chi non si riconosce nella tradizione cristiana, dunque non si senta fuori posto durante le festività natalizie, ma festeggi pure, con parenti ed amici e con la intera comunità italiana ed occidentale le feste del ritorno della luce, riconoscendole come proprie, come laiche o come pagane con tutti i diritti di priorità rispetto all’appropriazione cristana.   Rivendichiamo come festa laica il ritorno di giornate di luce più lunghe, ottimo motivo per festeggiare.

E di fronte ai cristiani che alzano la bandiera del tradizionalismo, rivendichiamo le autentiche tradizioni autoctone romane precedenti alla loro e da loro snaturate.

Ed anche l’albero di Natale non ha niente di originariamente cristiano!  La tradizione di festeggiare alberi era tipicamente pagana ed aspramente condannata già dalla Bibbia. L’abete poi  (con precedenti romani), è di tradizione nordica, al solito tardivamente fatta propria dai cristiani eppoi più recentemente “laicizzatasi” quasi completamente nel sentire comune.

I laici reagiscano alla retorica religiosa ma NON estraniandosi dalla propria comunita’, bensì rivendicando orgogliosamente le proprie radici nella tolleranza e nella libertà di pensiero dei tempi “pagani”.

Se consideriamo (come fanno perfino i neopagani) che il paganesimo non è stato una religione, bensì un atteggiamento tollerante verso tutti i modi di pensare e tutte le tradizioni, non avremo difficoltà a mantenere intatto il nostro laicismo pur recuperando pienamente il folclore gioioso delle nostre radici più profonde.

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25 Dicembre NATALE : il giorno della rinascita della luce : è una data sicuramente importante,  visto che sembra abbia dato il NATALE  a molti  Dei !

1. Dionisio o Bacco o Libero, dio del vino della gioia e delle orgie  di Grecia e Roma.  Moltissime sono le similitudini fra i misteri di Dionisio (conosciuto da 13 secoli prima di Cristo) ed il "mito cristiano":  Dioniso (uomo che divenne dio), era venerato  come "dio liberatore" (dalla morte) perchéuna volta defunto discese agli inferi ma dopo alcuni giorni tornò sulla terra. Proprio questa sua capacità di resurrezione offriva ai suoi adepti la speranza di una vita ultraterrena tramite il suo divino intervento. Anche per essere ammessi al culto dionisiaco era necessario essere battezzati, introdotti al tempio e sottoposti ad un rigido digiuno. Altra somiglianza fra il culto di Dionisio e quello ben più tardo di Gesù è nel rituale che prevedeva l' omofagia (consumazione della carne e del sangue di un animale, identificato con Dioniso stesso), come segno di unione mistica con il suo corpo ed il suo sangue. Dioniso inoltre era strettamente connesso con i cicli vitali della natura alla quale venivano legati  il concetto di resurrezione (primavera) e morte (autunno) proprio come manifestazione della morte e la resurrezione del dio. Anche i simboli di Dioniso: la vite, il melograno l'ariete corrispondono perfettamente (vite e melograno) o approssimativamente (ariete - agnello) ai simboli attribuiti dai cristiani a Gesu’.    Robert Graves in Greek Myths ha scritto:  "... Dioniso, anche detto «colui che è nato due volte» una volta affermato il suo culto in tutto il mondo, ascese al cielo e ora siede alla destra di Zeus come uno dei Dodici Grandi "

 

Oltre a  Dionisio fra i nati verso il solstizio d’inverno ci sono anche;

2. Ercole  ( Eracles nato il 21/12 per i greci,  ma il 1/2 per i Romani)

 

3.  Sol Invictus dio indigete cioè fra le divinità delle origini romane piu’ antiche, ricevuto da ancor più lontani cicli di civiltà cioe’ dalla tradizione indoeuropea, identificato poi con Mithra ed anche col dio solare siriano Elio Gabalo

4.  Elio Gabalo (o El Gabal) di cui un gran sacerdote omonimo divenne (pessimo) imperatore per breve tempo.

5. Mithras, nato in una grotta (da una roccia), sotto gli occhi di pastori che lo adorarono, culto dei militari di Roma e quindi diffuso in tutti gli angoli dell’impero dalle legioni, (e  diverso dal numero 6 Mithra di Persia)

6.  Mithra di Persia, nato da una vergine morto e risorto (sembra dopo tre giorni) , e diverso ancora dal num. 7

7.  Mitra indiano, dio della luce e del giorno.

Poi,  sempre nati insieme all’allungarsi delle ore di luce ci  sono ancora :

8. Adone (o Adonis) di Siria,  e forse anche il suo corrispondente di Frigia, 

9. Attys  (nato da una vergine, morto a titolo di sacrificio, e che  inoltre risorge il 25/3 in corrispondenza anche di data, oltre che di significato di rinascita della vegetazione, col periodo della pasqua)     eppoi

10. Atargatis di Siria, grande dea madre, dea della natura e sua rinascita, chiamata dai romani anche Derketo e dea Syria   (la sua festa risulta al 25 Dicembre, quasi con certezza come data di nascita).

11. Kybele (o Cibele) dea della Frigia amata da Adone (il 25 Dicembre era festeggiata insieme ad Adone: ma che tale data fosse considerata la nascita in questo caso non è certo,  è solo presunto).

12. Astarte (o Asteroth) della Fenicia, dea suprema, nonché dea della fecondità e dell’amore.  Venerata anche dal re Salomone a Gerusalemme (la sua festa risulta al 25 Dicembre, quasi con certezza come data di nascita). Anche essa scese agli inferi e risorse.

13. Shamash il dio solare babilonese del Vicino Oriente, e

14. Dumuzi (detto Tammuz a Babilonia) il dio sumero la cui morte periodica rituale (corrispondente a quella di Adonis) era pianta anche alle donne ebree (Ezechiele VIII,14).

15. Baal – Marduk, dio supremo del pantheon Babilonese.

16. Osiride dio supremo egizio della morte e rinascita della vegetazione, e per estensione della rinascita dell’uomo. La resurrezione è il tema centrale del mito trinitario egizio di  Osiride, Isis ed  Horus dal quale pare proprio che sia stata presa l’ispirazione per una successiva famosa resurrezione in ambito ebraico. Anche Osiride muore con l’inverno e rinasce di primavera.

17.  Horus, dio falcone solare, figlio di Osiride ed Iside con cui costituiva una popolarissima triade che (insieme alle tante altre triadi di dei popolarissime in tutto il mediterraneo) è stata d’ispirazione alla triade cristiana non ufficiale di Dio padre, Madonna e Bambino Gesu’, nonché al raggruppamento ufficiale della trinita’, che esclude l’elemento femminile. La sua nascita era celebrata il 26 Dicembre

18. Ra, il dio Sole  egizio corrispondente ad Helios, la cui nascita era celebrata il 29 Dicembre nella città -tempio di Heliopolis a lui  dedicata nella zona dell’attuale Cairo.

19. Krishna, (attualmente il dio più importante dell’India) che inizialmente appare nel testo sacro Mahabarata come reincarnato dal dio padre Visnù come un uomo eroico o semidio, ed infine si rivela come dio. Era  venuto al mondo per riconquistarlo dai demoni.   ( Avete notato qualche parallelismo?).  Infine Krisna muore ucciso (da una freccia, non  sulla croce), ma, tranquilli,  rinascerà anche lui.  Fra l’altro anche lui come babbo natale porta doni nel cuore della notte!

20 Scing-Shin in Cina

In ambito  Nord Europeo gli dei nati verso il solstizio sono due:

21.    Baldur  e

22.  Freyr il figlio di Odino in Scandinavia, 

23. Joshua Ben Josef  (detto Gesu’, Gesu’ bambino, Nazareno [o Nazireo], Galileo, Cristo = unto, Messia  e il Salvatore)  che arriva buon ultimo nella serie di dei di ambito mediterraneo orientale ed indoiranico .   

Ma alcuni aggiungono alla lista anche  Zaratustra in Media e l’indiano Buddha;

In ambito Centro Americano pre Colombiano troviamo:

24. Bacab  dio dei Maya dello  Yucatan ( attuali Guatemala e Messico Sud Est), eppoi

25. Huitzilopochtli e  26. Quetzocatl  entrambi del Messico centrale azteco.

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Non solo Gesù ma molti altri eroi semidei e dei discesero agli inferi e da lì’ fecero ritorno: (in totale sono sei fra quelli elencati come nati verso il solstizio d’inverno   Dioniso,   Adone,   Attis,   Tammuz, Baal-Marduk,  Osiride.

(Poi separatamente ne contiamo almeno altri 10 fra quelli nati in altri periodi o di cui non si conosce la data:

Teseo, Orfeo, Enea, Zagreo, Sabazio, Apollonio di Tiana, Chuchulain, Gwydion, Amathaon, Ogier danese,  ma la lista è certo incompleta di molti altri personaggi antecedenti o contemporanei a Gesù Cristo).


Alcuni di questi  26 dei sono morti attorno all’equinozio di primavera (che è il periodo della Pasqua) e risorti dopo qualche giorno, a volte proprio dopo 3 giorni, come per Gesù  (ma il dio Baldur, forse più pigro, è risorto dopo quaranta giorni).

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Ad alcuni di questi dei, (sembra una mezza dozzina, la maggior parte di quelli orientali  dal 6. al 15.)  è stata attribuita dai seguaci la nascita da una vergine (così come è attribuita una nascita  da una vergine anche il non dio Buddha.

 Anche Buddha,  è stato deificato da parte dei seguaci  in aperto contrasto col suo insegnamento che non giustificava niente di simile.

 

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25 Dicembre 1642 : è anche il  Natale di NEWTON! Isaac Newton, pur non essendo un dio nacque anche lui  il 25 Dicembre  a Woolsthorpe, Lincolnshire  almeno secondo il calendario giuliano allora ancora in uso nell’Inghilterra anglicana  che  -fino al 1750- preferiva “essere in disaccordo col sole, piuttosto che andar d'accordo con la Curia Romana”

Molti atei hanno iniziato a celebrare la giornata di oggi come NATALE  DI  NEWTON  in alternativa alle decine di  nascite divine attribuite a questa giornata.

Newton fu fisico, matematico ed astronomo. Studio’ al trinity college a Cambridge. Scopri’ la scomposizione dei colori ( dispersione della luce bianca), invento’ il telescopio riflettore; ideo’ il calcolo infinitesimale (per la priorita’ di questa scoperta entro’ in polemica col Leibniz); pose le basi della meccanica ed elaboro’ la teoria della gravitazione universale resa pubblica solo nel 1687 in “Philisophiae naturalis principia mathematica”. Insegno’ a Cambridge (1669-1701), e poi diresse la zecca di Londra. Membro della Royal Society dal 1675 ne fu presidente dal 1703. Dal punto di vista filosofico concorrono nella sua cultura la metafisica razionalistica, la concezione atomistica, il platonismo, la tradizione ermetica e quella alchemica  (M. 31/3/1727)

Il nome dell’unita’ di forza nel SI (Sistema internazionale) e’ newton (simbolo N). 

 

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Conclusione

Marcus Prometheus augura   BUONE FESTE

BUON NATALE DI NEWTON e del  SOLE  INVITTO

a tutti  gli  spiriti liberi e laici               da "Calendario laico"            

  

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Presepi, simboli
e cavilli giuridici

Per una curiosa coincidenza, presepe e crocifisso hanno fatto ieri il loro trionfale ritorno nelle scuole d'Italia. Per la verità, non se ne erano mai allontanati: ma da ieri la loro presenza ha un qualche timbro di ufficialità. Timbro non indelebile, e anzi, seppur per ragioni diverse, di origine e natura bizzarra: il crocifisso, infatti,
non sarà tolto dalle aule perché la Corte costituzionale si è rifiutata di esprimersi in materia, giudicandola di esclusivo carattere amministrativo; quanto al presepe, la sua presenza a scuola è caldeggiata in una lettera del ministro Moratti. Insomma: una questione di per sé delicata, e oggi alla ribalta in tutto l'Occidente, è da noi affidata ad atti amministrativi, attribuzioni di competenza, cavilli giuridici e missive di valore sostanzialmente simbolico. Il crescere della società multiculturale (e dunque anche multireligiosa) è andato di pari passo, in questi ultimi anni, con l'esplodere del fondamentalismo islamico, così da formare una miscela confusa, che oscilla istericamente fra una muscolosa evocazione della versione secolarizzata della guerra santa, cioè il conflitto di civiltà, e l'ingenua esaltazione di un mondo multietnico in cui tutti sarebbero uguali e fratelli. In un contesto di questo genere, che affida all'emozione più che al ragionamento la discussione dei problemi, la questione della laicità dello Stato, cioè della sua ovvia separazione da ogni religione, rischia di passare in ultimo piano. Il ministro Moratti può dunque mettere in un unico calderone la giusta affermazione secondo cui «senza rispettare le nostre radici non possiamo capire e rispettare i valori di chi ha storia e cultura diverse», e l'altra, assai più discutibile e assai meno laica, secondo cui il presepe deve stare a scuola perché «ricorda la nascita di Gesù» e sarebbe per ciò stesso «il simbolo dell'amore». Se è vero che nessuna persona di buon senso si scandalizza al cospetto di un presepe, è vero però che una discussione sull'identità culturale di una nazione, sulla distinzione fra Stato e Chiesa, sul rispetto delle altre culture, e insomma sulle forme della convivenza nel terzo millennio, meriterebbe qualcosa di più di una sentenza rifiutata o di una lettera spedita a presidi e giornali.

 

L'Unità 16 Dicembre 2004
 

La nuova morale di Pera
impone il presepe in Senato

 
Oreste Pivetta

 
Fino all’ultimo presepe. Dopo le mura di Vienna e le spade del principe Sobievski, contro le orde islamiche si convocano ora asinelli, mucche, pastori, contadinelle e soprattutto i re magi (uno dei quali peraltro sempre raffigurato come un bel moro con il turbante in testa), in processione verso la culla del bambinello, tutto il made in Italy natalizio schierato a salvaguardia della tradizione e dell’onore, per dimenticare il fallimento del made in Italy industriale. È un accorrere tumultuoso.
S’ode a destra uno squillo di tromba a sinistra risponde uno squillo.
 
Casini s’affretta nel suo palazzo. Lo si è visto collocare di sua mano statuette sacre del settecento. Un presepe napoletano a Montecitorio, non accadeva da dieci anni. Cè, il leghista, s’è stupito: «Come, napoletano?». Un’offesa per il lumbard. Ma è un presepe. «Chiudo un occhio».
Non passano invano le ore. Pera, Marcello un tempo filosofo, preceduto dal collega Pier Ferdinando, s’è avvilito: «Lo voglio anch’io». Il suo presepe non si farà attendere: lavorerà nella notte a sistemare muschi e rivoli di carta stagnola e lo presenterà questa mattina, a Palazzo Giustiniani, nel salone degli specchi. Un presepe siciliano per il professore. Al Senato e adiacenze non accadeva da almeno trent’anni.
Le massime cariche dello stato, in gara, danno l’esempio. La signora Moratti ci ha pensato: mobiliterà i suoi ragazzi, le scolaresche patriottiche si adegueranno. Contro il turco invasore la Moratti sparerà le sue circolari. A tutti i presidi, con prosa grave (per quanto mediocre): «Ho riflettuto molto prima di scrivervi questa lettera... e ho pensato di portarvi le mie riflessioni... Sono certa che queste considerazioni sono valide». L’identità, la cultura, le tradizioni e, naturalmente, l’amore universale contro il Natale dei consumi e degli sprechi, delle «luci e dei doni». Non sa intanto il ministro che, causa debiti, qualche taglio materiale all’ideologia consumista (alla quale sprona tanto il suo capo) è già stato dato. Dovrebbe però sapere, per il ruolo suo, che cultura, tradizioni, identità s’alimentano di giorno in giorno, ad esempio di scuole che funzionano, di scuole aperte a tutti, non solo di cappone farcito, panettone e belle statuine.
Intanto l’ordine è partito, un’impennata d’orgoglio contro quelle quattro o cinque maestre che si preoccupano dei loro mocciosi alunni marocchini o senegalesi o cinesi, contro qualche prete modernista e contro i soliti atei che solidarizzano. Per sua fortuna, don Milani non deve assistere al pio teatrino. La cosiddetta Italia cattolica mostra i muscoli, si esibisce. Sentiremo le cannoniere: milioni di Gesù bambini e milioni di stalle (ma per la Moratti si tratterebbe di grotte: urge circolare chiarificatrice), come un esercito.
Bell’Italia, di presidenti corruttori, di ministri ossequiosi, di statuine e di caricature (anche di chi cattolico si sente davvero). Altre volte s’è detto: verrebbe voglia di scappare non solo di fronte al male, ma pure alla banalità. Tanta povertà di ingegno e d’animo pesa come una pietra al collo, anche se stiamo solo dalla parte di chi vede, sente, legge, ma l’albero di Natale o il presepe continuerà a farli o a disfarli come ha sempre fatto, incurante dei moniti della Moratti, di Casini, di Pera e di qualche Buttiglione. Magari invocando semplicemente il diritto di sentirsi cittadino di uno stato laico, dove il diritto di pensare, di aiutare e magari di pregare viene rispettato, senza l’imposizione delle forme, di uno stato che non manda nessuno alla guerra.
Vorremmo, per rispetto della tradizione, sentirci ancora il paese di San Francesco. Non vorremmo più, andando all’estero, sentirci dire che veniamo dal paese di Casini, Pera, della Moratti e, soprattutto, di Berlusconi, della corruzione e delle taglie.

 

Intervista a: Margherita Hack      

L'Unità 30.10.2003


«Il principio della laicità dello Stato non è mai stato rispettato»

FIRENZE La decisione di togliere il crocifisso dalle scuole del giudice dell’Aquila ha dato inizio a una serie di reazioni a catena che sembrano non trovare fine. Con un generale sdegno del provvedimento che trova approvazione un po’ in tutte le parti politiche. Tra le voci contro c’è invece la scienziata Margherita Hack, tra l’altro membro del comitato di presidenza dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Per lei il provvedimento è un atto dovuto.
Perché?
«Ma perché mi pare che l’Italia sia uno stato laico e dunque è ovvio che non ci debba essere nessuno simbolo religioso nelle scuole: non c’è una religione di stato e dunque non ce ne deve essere nemmeno una preferita a un’altra. Tutt’al più ci dovrebbe essere una storia comparata di tutte le religioni, ma certamente non l’ora di religione cattolica. Oggi la società è cambiata, è diventata multietnica e multirazziale e non è un fatto che può essere ignorato».
Ma il crocifisso è il simbolo della nostra cultura.
«E questo cosa vuol dire! Anche se questa è la nostra cultura non si cancella mica se viene tolto un crocifisso. La cultura rimane, è qualcosa che viene assimilata fin da piccoli e rimane il fatto che a scuola si insegnano altre cose. Poi, se qualcuno vuole mandare i bambini a catechismo, o a scuole di religione, lo può sempre fare, non a caso gli ebrei e i musulmani hanno la loro scuola».
E i cattolici?
«Se la facciano. Ripeto, in Italia non esiste una religione di stato e non ci si può rifare a leggi del 1924 che poi sono state superate dal Concordato successivo e da altri articoli. Senza contare che la diversità della società di oggi rende impossibile qualsiasi raffronto con il passato. Oggi non c’è nessun motivo perché ci debba essere un simbolo religioso. Come succede in Francia, del resto, senza provocare lo sdegno di nessuno».
Piena solidarietà al giudice dunque.
«Assoluta. Ha agito benissimo e trovo assurde tutte queste critiche, così come trovo pazzesco che il ministro Castelli lo vada a sottoporre a un provvedimento disciplinare. È una vera pazzia».
C’è chi ci vede una questione di rispetto.
«Proprio non capisco. Nessuno vieta a chi è cristiano di rispettare il crocifisso, liberissimo di farlo, ma perché si deve imporre anche a chi non ci crede? Sono delusa anche per i politici che si sono affrettati subito a contestare questa decisione. Anche dai Ds mi aspettavo una reazione diversa».
Anche il presidente Ciampi ha preso una posizione netta.
«Sì, ma questo ormai non mi stupisce più. Con tutto il rispetto, il presidente Ciampi ha dimostrato più volte di essere debole di fronte a certi avvenimenti. Mi riferisco anche alla legge Cirami e al lodo Schifani. Che bisogno aveva di firmare subito?».
Comunque gli italiani che vanno all’estero rispettano la cultura del paese in cui si trovano.
«Già, ma questa gente lavora e vive qua. Questa è una questione di principio e in uno stato laico non ci devono essere simboli religiosi. Finché c’era una singola religione come nel ‘24 il crocifisso non dava noia a nessuno: tutta la popolazione era italiana, il 99% era cattolica e l’1% che rimaneva era comunque cristiano. Ma ora ci sono sempre più islamici, ebrei, buddisti, induisti e questa storia del simbolo religioso non ha più senso.
È vero che questa polemica è nata in un momento particolare.
«Esattamente. Questo tizio, poi, sembra anche abbastanza antipatico e arrogante. Ma il fatto in sé non deve distogliere dal problema reale che si pone».
Che fa nascere manifestazioni e dibattiti in tutto il paese.
«Mi sembra tutto così ridicolo, tanto più che la maggioranza della gente in Italia se ne frega della religione. Mi sembra piuttosto un’occasione per dare adito al razzismo, un pretesto che permette di scatenare le antipatie contro il diverso. E da questo punto di vista questo Smith non ha certo fatto un buon servizio alla sua comunità. Quanto meno lo poteva dire in un altro modo, ma almeno un vantaggio c’è stato».
Quale?
«Che finalmente è stato messo nero su bianco su un punto fondamentale: non è mai stato fatto rispettare il principio della laicità dello stato».

 

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TiscaliEuropa  News

I crocifissi nelle scuole europee
Quali norme negli altri Paesi dell'Ue?



La sentenza del Tribunale de L'Aquila che ha messo al bando il crocifisso da una scuola frequentata de bambini musulmani, ha scatenato in Italia un vero putiferio di polemiche. Critiche severe al giudice Montanaro, artefice della sentenza, sono arrivate non solo dal ministro della Giustizia, ma anche dai vertici di quasi tutti i partiti politici, sia di maggioranza che di opposizione.

Anche gli ambienti religiosi cattolici hanno espresso il loro disappunto. Il cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha definito "sorprendente" la decisione: "il crocifisso è l'anima del nostro Paese, non va rimosso". E anche negli ambienti islamici moderati, che pure si battono per la tutela della propria identità e per la diffusione di una cultura multietnica in Italia, l'ordine di rimuovere il crocefisso dalle aule appare come un freno al dialogo fra le religioni.

In Italia la presenza del crocifisso nelle scuole, nelle aule dei tribunali, negli uffici e negli ospedali trova una base giuridica in alcuni decreti e circolari ministeriali risalenti al 1924 e al 1928. E negli ultimi anni la questione ha generato un vero e proprio scontro fra chi sostiene che l'esposizione di simboli sacri in ambienti pubblici collida con la laicità dello Stato, dichiarata anche dalla Costituzione, e chi ritiene che il crocifisso sia rappresentativo di una cultura che ci appartiene da secoli e non comprometta la laicità dello Stato e il rispetto delle altre culture.

La questione si è posta anche nella maggior parte degli altri Paesi europei e in alcuni di essi si è giunti ad approvare norme che cercano un compromesso o vietano l'esposizione dei simboli di una religione.

L'Austria ha scelto da tempo la via del compromesso. Con una legge del 1949 e con il Concordato del 1962, si garantisce la presenza dei crocifissi solo nelle scuole in cui gli studenti cristiani sono la maggioranza.

La Francia ha adottato invece una soluzione più radicale: l'articolo 28 della Costituzione vieta espressamente l'esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti e in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei cimiteri, dei musei, ecc. La natura costituzionale del principio ha portato, solo per fare un esempio, al successo di un'iniziativa promossa qualche anno fa da un'associazione nazionale, che ha ottenuto che il tribunale ordinasse a due comuni di rimuovere il crocefisso dalla sala consiliare.

In Germania una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l'incostituzionalità della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. Il provvedimento riguarda le scuole elementari del solo land della Baviera (peraltro il più cattolico della repubblica federale) e subordina la permanenza del crocifisso a un'esplicita richiesta di genitori, insegnanti e alunni delle diverse scuole.

In Svizzera, nel 1990, il tribunale federale elvetico ha dato ragione ad un ricorso contro la decisione di un comune del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, sostenendone l'incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.

In Grecia il problema è un po' diverso e chiama in causa anche la tutela della privacy. Una legge nazionale prevede infatti l'obbligo di dichiarare sulla carta d'identità la propria fede religiosa. La disposizione è stata censurata da una direttiva dell'Unione Europea, oltre da vari provvedimenti del garante nazionale della privacy. Ma ciò ha scatenato le proteste di alcuni vescovi ortodossi.

 

27 ottobre 2003 - Giuseppe Rizzo

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Il vetro soffiato di Eugenio Scalfari

L'Espresso 02-11-2003
Il crocifisso non è il tricolore

La laicità dello Stato è garanzia anche per i cattolici


Nei giorni scorsi si è discusso con molto ardore polemico dell'ordinanza di un magistrato dell'Aquila che ha disposto la rimozione del crocifisso dalle aule di una scuola pubblica. La questione è stata esaminata da tutti i punti di vista, sono intervenuti vescovi, associazioni cattoliche, esponenti del pensiero laico, giuristi, uomini politici e membri del governo. Anche i dirigenti delle associazioni musulmane operanti in Italia hanno detto la loro concordando nel considerare l'ordinanza del magistrato sbagliata o comunque inopportuna, anche perché l'occasione che l'ha determinata deriva dal ricorso di un musulmano da tempo noto per le sue iniziative di 'provocazione mediatica' che hanno suscitato effetti negativi nei già difficili rapporti di convivenza tra immigrati di fede islamica e popolazione residente.

Posso concordare anch'io sull'inopportunità dell'ordinanza, ma dirò poi da quale punto di vista. Ora, restando in tema, voglio invece segnalare una notizia proveniente da Parigi, passata sin qui sotto silenzio salvo una nota di Gianni Vattimo sulla 'Stampa' e un articolo di Bernardo Valli su 'la Repubblica'. La notizia non ha alcun intento provocatorio ed è anche questo che ai miei occhi la rende importante. Si tratta di un documento pubblicato su 'Le Monde' del 21 ottobre, redatto da un gruppo di associazioni cristiane che hanno dato vita ad un Osservatorio cristiano della laicità.

In Italia verrebbe fatto di pensare che un'iniziativa così intitolata e promossa da associazioni cristiane abbia come obiettivo quello di monitorare attività laiche o laiciste per controbatterle e renderle inefficaci. Viceversa nel caso in questione le finalità di quell'Osservatorio sono del tutto diverse anzi addirittura opposte. Quei cristiani, tra i quali molti cattolici, affermano infatti che la laicità e il laicismo sono stati e continuano ad essere una condizione essenziale per la crescita del sentimento religioso in genere e del cristianesimo in particolare. Senza la dimensione laica e senza la laicità dello Stato e delle pubbliche istituzioni, il cristianesimo infatti non avrebbe potuto né saputo sviluppare i valori dei quali è portatore, che si basano - a detta degli estensori del documento in questione - sulla netta separazione fra la sfera pubblica e politica da un lato e quella spirituale e religiosa dall'altro.

Questa separazione, che ricorda da vicino il principio cavouriano di 'libera Chiesa in libero Stato', presuppone piena libertà individuale nella scelta delle opzioni religiose, nell'organizzazione delle rispettive comunità, nell'esercizio privato e pubblico dei vari culti; le autorità civili hanno il solo compito di garantire quelle libertà fondamentali, impedire ogni sopruso ed ogni interferenza.

Le fonti dalle quali le associazioni cristiane firmatarie del documento fanno derivare la loro tesi sull'importanza della laicità sono il messaggio evangelico e la dichiarazione dei diritti dell'uomo emanata nel 1948 dall'assemblea delle Nazioni Unite poco dopo la fondazione di quell'organismo. L'avversario dichiarato è la tendenza alla teocrazia, latente in tutte le religioni monoteistiche che storicamente si è manifestata più e più volte sia nell'ebraismo sia nel cristianesimo sia nell'Islam, dando luogo a repressioni feroci, a guerre sanguinose, a poteri temporali che nulla avevano a che fare con la fede, la rivelazione, il rapporto tra l'uomo e il mistero della divinità. La laicità è dunque in questa visione lo strumento per mantenere la purezza del sentimento religioso e l'antidoto contro il fanatismo, il fondamentalismo, l'intolleranza e contro la stessa e sempre possibile trasformazione della Chiesa da comunità religiosa a organizzazione di potere.

La difesa dei diritti dell'uomo, che la chiesa cattolica ha sostenuto intrepidamente come bandiera tutte le volte quei diritti venivano conculcati, non è dunque uno strumento da usare in certe occasioni e da riporre in soffitta quando può risultare scomodo. I diritti dell'uomo rappresentano il fondamento del cristianesimo, servono a difenderlo dalle prevaricazioni altrui e preservarlo da una sempre possibile deriva assolutistica e teocratica della quale la storia ci fornisce numerosi esempi che hanno addirittura provocato il 'pentimento' e la richiesta di scuse di papa Giovanni Paolo II.

Torno brevemente alla discussione sull'ordinanza del magistrato aquilano che ha sollevato la tempesta cosiddetta del crocifisso.

In un paese e in uno Stato di solida laicità il problema non si sarebbe mai posto per la semplice ragione che il crocifisso non sarebbe mai stato esposto nei pubblici edifici. È singolare che gran parte di quelli che hanno giudicato inopportuna l'ordinanza abbiano motivato il loro giudizio dicendo che il crocifisso è un simbolo religioso ma al tempo stesso nazionale; poiché gran parte degli italiani sono cattolici, il crocifisso diventa così simbolo di italianità e quindi a questo titolo può anzi deve stare nei pubblici edifici come il tricolore sta sui balconi e il ritratto del presidente della Repubblica sta appeso alle pareti sopra la testa d'un ministro, d'un prefetto, d'un sindaco.

Credo sia evidente l'assurdità d'un simile ragionamento che per ogni buon credente dovrebbe esser considerato addirittura blasfemo e per ogni persona ragionevole puramente e semplicemente stupido. Cristo in croce accanto a Ciampi? Cristo in croce accanto a Bassolino o a Formigoni? Ma che sciocchezza è mai questa? Perciò il crocifisso negli edifici pubblici sarebbe da evitare, dove è stato messo per eccesso di zelo dovrebbe con discrezione esser tolto senza bisogno di ordinanze del magistrato. Per ragioni analoghe riesce incomprensibile l'insistenza della Chiesa nel voler menzionare il cristianesimo nella cosiddetta 'condenda' Costituzione europea. Che il nostro governo si sia fatto patrocinante d'una tesi così impropria costituisce l'ennesima conferma della mediocrità intellettuale della nostra classe dirigente. Se anch'io reputo tuttavia inopportuna l'ordinanza sul crocifisso è per gli effetti che ha già provocato riaccendendo sospetti, tensioni e insicurezze tra etnie e religioni che debbono invece abituarsi a convivere. Per il resto sono fermamente convinto, come i cristiani francesi estensori del manifesto sulla laicità, che tra i valori dell'Occidente cristiano quello della libera chiesa in libero Stato sia essenziale e primario. Purtroppo, a 150 anni da quando quelle parole risuonarono per la prima volta nel Parlamento italiano, non mi sembra che esse siano chiare nella mente dei cittadini, dei titolari delle pubbliche istituzioni e in quella dei vescovi, quanto dovrebbe essere nell'interesse di tutti, dello Stato e soprattutto della religione

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dal sito www.uaar.it

Scheda sullo stato della normativa vigente. In materia di crocefissi

 

1) L’ obbligo di esporre il Crocefisso  nelle sedi dello Stato venne reintrodotto dal fascismo subito dopo il suo avvento.

 

Disposizioni dei Ministeri   (le prime)

22 novembre 1922       Pubblica Istruzione,  n° 68   (elementari)

16 dicembre 1922        Interni ai Prefetti   (scuole)

 

Regi Decreti  (tutti relativi alla scuola statale)

30 aprile 1924  n° 965  art.118: “Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula l’immagine del Crocifisso”.

26 aprile 1928  n° 1297, allegato C (tabella arredi) Il Crocifisso è catalogato come uno degli “arredi”.

 

Norme e disposizioni amministrative sono fondate tutte sul principio della Religione di Stato ( art. 1 dello Statuto del Regno).  Il Crocifisso, collocato nelle sedi dello Stato, è perciò simbolo esclusivo della confessione cattolica.

 

2) Con l’avvento della democrazia repubblicana la presenza del crocefisso diventa oggetto, sin dal 1963, di importanti interventi e sentenze  della CORTE COSTITUZIONALE.

Tra le altre

n° 85/1963 massima 1850 : “la libertà religiosa non deve essere interpretata soltanto come libertà di professione religiosa e di culto, ma va intesa  anche come libertà da ogni coercizione che imponga il compimento di atti di culto”

n° 117/1979, massima 11401: “ la tutela della libertà di coscienza dei non credenti rientra nella più ampia libertà in materia religiosa, assicurata dagli artt. 19 e 21 Cost. anche in senso negativo”  ossia  “libera esplicazione sia della fede religiosa sia dell’ateismo”.

 

3)  Con il Concordato del 1984 lo Stato e la Santa Sede dichiarano  “di comune intesa” che non è più in vigore l’art. 1 dello Statuto Albertino, e che, pertanto,  la religione cattolica non è più la sola religione dello Stato.

 

1987       I primi atti di contestazione dell’obbligo di esposizione del simbolo cattolico nelle scuole statali  risalgono al 1987: direttore della scuola elementare di Ozzano dell’Emilia (BO),  professoressa dell’ITIS di Cuneo.

 

1988       A questo proposito la Federazione delle chiese evangeliche in Italia diffonde il 31 marzo 1988 un comunicato  “in merito ai simboli religiosi negli uffici pubblici”: “chiede che vengano rimossi dalla scuola e da ogni ufficio pubblico i simboli di una particolare confessione religiosa”.Il ministro della P.I. (Galloni) si rivolge al Consiglio di Stato che risponde con un parere (!) n° 63,27 aprile 1988, nel quale sostiene che le precedenti norme fasciste non contrastano né con la laicità dello Stato né con la libertà religiosa e che sono compatibili con la sopravvenuta abolizione della “religione di Stato”.

 

1989       L’anno seguente la Corte Costituzionale pronuncia la fondamentale sentenza n° 203 che attribuisce la qualifica di supremo  al principio costituzionale di laicità dello Stato (equidistanza e imparzialità delle istituzioni nei confronti di ogni religione).

 

1994       Con le elezioni politiche del 26-27 marzo 1994 ha inizio a Cuneo la vicenda processuale riguardante la presenza del crocifisso nelle sezioni elettorali, che si  conclude sei anni dopo cinque processi.

 

2000       Corte di Cassazione, Sezione IV penale, sentenza n° 439, 1 marzo 2000. Si esamina tutta la materia riguardante l’esposizione del crocifisso nelle sedi statali concludendo che tutte le antiche disposizioni sono in contrasto con i principi costituzionali di laicità e di eguaglianza e ledono il diritto alla libertà di coscienza in materia religiosa. Il testo della sentenza è pubblicato integralmente in “Giurisprudenza costituzionale” n°. 2/2000, Giuffrè.

“Quaderni di diritto e politica ecclesiastica”, n° 3, dic.2000, con commento di Antonello De Oto e con ricca bibliografia e analisi delle massime.

 

2000    La Corte Costituzionale nella sentenza 508/2000 richiama molti suoi pronunciamenti sulla laicità      dello Stato

  per avere informazioni più complete vedi:

http://www.uaar.it/cosa/scrocifiggiamo/18.html