| RASSEGNA STAMPA |
Camera dei deputati – 6 aprile 2005
Legge che istituisce il «Giorno della libertà» in data 9 novembre, in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino (già approvata dal Senato).
alcune dichiarazioni di voto
SEVERINO GALANTE (Comunisti italiani)
Prima di entrare nel merito di un provvedimento che giudico assai serio e sul quale esprimeremo un voto contrario, voglio concedermi il vezzo di una precisazione in merito ad un intervento di un collega che, se ho ben inteso, mi accusa di non conoscere la storia. Per uno storico di professione, quale io sono, è un'accusa quasi sanguinosa, ma accolgo la sua lezione in modo amichevole, in quanto sono aperto a tutte le lezioni. Per questa ragione, andrò a leggermi il Bignami, come implicitamente mi suggerisce il collega; a mia volta, gli suggerisco però di integrare le sue fonti culturali anche con la vastissima produzione storiografica sul patto di Monaco, su quello Ribbentropp-Molotov, sulle intensissime attività diplomatiche occidentali che precedettero ed accompagnarono lo scoppio della guerra, tentando di spingerne la macchina, giusto il Mein Kampf, verso Est, sulla Drôle de guerre ed anche su altri temi che probabilmente sul Bignami il collega non ha trovato e dai quali potrebbe trarre grande profitto. Stando al merito, ho ben chiara la consapevolezza che il 9 novembre del 1989 è la data simbolo che ha segnato la fine della guerra fredda, di quella che si può a tutti gli effetti considerare la terza guerra mondiale, scoppiata all'indomani della fine della seconda tra le principali potenze della grande alleanza che aveva combattuto e sconfitto la Germania nazista e l'Italia fascista in Europa. Lo scontro fra gli Stati Uniti e l'Unione sovietica per la leadership mondiale si è concluso il 9 novembre 1989, con la vittoria statunitense e, conseguentemente, sono finiti gli assetti internazionali sanciti dalla seconda guerra mondiale. È finito il bipolarismo: una sola potenza sovrasta tutte le altre ed ambisce a rendere permanente nel tempo la propria attuale posizione. Celebrare con un'apposita ricorrenza il 9 novembre potrebbe avere senso, e mi limiterei allora a registrarlo per mero realismo, se si celebrasse esplicitamente questo: la vittoria degli Stati Uniti e dei nuovi alleati nella guerra fredda.
I vostri obiettivi tuttavia sono ben altri: il mutamento degli equilibri internazionali per voi diventa occasione, se non pretesto, per giustificare e motivare il disegno di stravolgimento degli equilibri interni, sintetizzati nel patto costituzionale della vigente Costituzione repubblicana, che voi tutti perseguite, ma che più di ogni altro persegue Alleanza nazionale; il partito, mi consentano i colleghi, legittimo e coerente erede del fascismo, il partito di coloro che alla stesura della Costituzione sono stati estranei e che della Costituzione antifascista sono stati e restano nemici. Voi dite libertà, ma intendete sdoganamento. Volete celebrare il giorno che ha consentito a Berlusconi di riammettere i fascisti nel circuito politico e di governo dell'Italia democratica. Non è D'Alema, vorrei dire al camerata La Russa, che aveva bisogno di una qualche legittimazione per diventare Presidente del Consiglio. D'Alema viene da una storia politica che ha nella firma di Umberto Terracini la sanzione della legittimità costituzionale a governare. Non cerchi dunque, La Russa, delle complicità. Chi aveva, ha ed avrà bisogno di legittimazione costituzionale, in rapporto a questa Costituzione sono altri, e si capisce bene allora perché voi la state devastando.
È gente
che come propri campioni e «testimoni di libertà» può portare soltanto le figure
di Pietro Koch e di Giuseppe Duca Masè, i torturatori e assassini di Roma e di
Milano; di Mario Carità e del suo fido sicario Castaldelli, i torturatori e
assassini di Villa Triste a Firenze e di Palazzo Giusti a Padova; di Giuseppe
Gueli e di Gaetano Collotti, i criminali e torturatori, collega Nania, di
Trieste, e di mille altri responsabili di soprusi, violenze, torture,
esecuzioni, eccidi, stragi, rastrellamenti, saccheggi ed incendi. Questi sono
gli ispiratori autentici della vostra nozione di libertà, quelli che vorreste
celebrare come fondamenta italiane della libertà europea. Invece no! Un qualche
nome apparentemente meno abbietto bisognava pure trovarlo, per onorare la
libertà. Perciò, il collega La Russa ha avuto la trovata di citare tra i
filosofi della libertà Giovanni Gentile. Citare Gentile nel contesto di un tema
siffatto, egregio collega, è doppiamente abbietto. In primo luogo, lo è per un
motivo storico, fattuale: Gentile fu l'ispiratore dell'infame legge fascista che
impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime. A migliaia
essi furono costretti a rinunciare alla loro libertà di pensiero, alla loro
libertà di ricerca, alla loro libertà di parola, salvo - va detto -12 di essi,
che ebbero la forza, il coraggio, la dignità di rifiutare, dando un esempio di
resistenza per la libertà - quella vera, non la vostra - che sarebbe stato
fecondo. Questi nomi meriterebbero di essere citati come testimoni di libertà,
dunque, non Gentile! Ma vi è un secondo motivo, di natura più generale e
teorica, che fa ritenere blasfemo avvicinare il nome del filosofo Gentile,
sostenitore dello Stato totalitario fascista, alla lotta per la libertà.
Infatti, Gentile giustificò e teorizzò lo Stato assolutistico e totalitario, e
lo fece fino all'ultimo, sia con la sua pubblica adesione al Governo fantoccio
dei nazisti, quello di Salò, sia con il suo ultimo scritto, che il collega La
Russa, da buon discepolo, immagino abbia letto, Genesi e struttura della
società, nel quale sostiene che lo Stato autoritario, identificandosi con il
filosofo idealista, realizza la libertà di quel filosofo, e perciò non è
autoritario. Singolare sillogismo! È questa la stessa concezione della libertà e
del rapporto della libertà con lo Stato che La Russa evidentemente condivide con
Gentile. Ben altri nomi si possono e si debbono coniugare alla parola libertà
nel nostro paese: dal linotipista Eusebio Giambone, all'operaio Guido
Galimberti; dal giornalaio Amedeo Lattanzi, all'elettromeccanico Balilla
Grillotti; dall'operaio Romolo Iacopini, allo studente Walter Fillak, e tanti
purtroppo, tanti, tantissimi altri. Se poi volete estenderlo all'Europa occupata
dai nazisti e dai fascisti, allora l'elenco diventa sterminato: dal tipografo
olandese Jan Postma, al tornitore romeno Filomon Sirbu; dalla contadina russa
Marina Gryzun, all'autista tedesco Anton Saefkow; dallo studente norvegese
Helland Grepp, al contadino Albanese Ndoc Deda. Torturati, impiccati, fucilati,
massacrati, mentre lottavano per la libertà contro di voi; torturati, impiccati,
fucilati, massacrati, da quelli che avevano scelto di mettersi al servizio degli
occupanti nazisti, della loro concezione e della loro pratica di libertà
europea, come i torturatori della banda Koch e Carità, come i massacratori della
guardia nazionale repubblicana, come i fucilatori e i boia delle brigate nere.
Ho voluto citare alcuni nomi di questo sterminato elenco di persone uccise dai
fascisti e dai nazisti, perché lottavano per la libertà, perché nei resoconti e
nelle cronache di questo Parlamento, sorto anche grazie al loro sangue, non
rimanesse traccia soltanto dei blasfemi accostamenti del collega La Russa di
turno. Nessuno di questi partigiani era un filosofo: erano operai, artigiani,
contadini, studenti, ma essi capirono che lottare per la libertà significava
esattamente lottare contro ciò che il filosofo Gentile approvava, sosteneva e
difendeva. Non c'è dunque dubbio che se il filosofo Gentile incarnava,
coerentemente con la sua concezione teorica, lo Stato fascista, allora il
contributo di Bruno Fanciullacci alla riconquista della libertà in Italia è
stato determinante. Due abbiette bestemmie, dunque, il cui scopo è peraltro
evidente: la rivalutazione per vie oblique del fascismo e dei fascisti come
viatico alla devastazione costituzionale del nostro paese. Altro che lavacri di
Fiuggi! Le vostre chiacchiere stanno a zero! Contano i fatti!
Un'ultima considerazione. Che un degno erede della teoria e della pratica
nazifascista creda di poter dare lezione in merito ai valori umani ed ai modi di
perseguirli, è veramente troppo. Si legga, il collega La Russa, e chi la pensa
come lui, Primo Levi; si legga in particolare Se questo è un uomo. Ebbene, in
quel racconto, si contiene il modello di libertà al quale vi siete «abbeverati»
e nel quale siete cresciuti. In tale ambito, ne sono convinto, voi continuate a
cercare ispirazione; sulla vostra bocca, «giorno della libertà» suona come «Il
lavoro rende liberi» sulla porta di ingresso di Auschwitz: una sadica, inumana
ipocrisia. Ma noi - stiatene certi - facciamo e faremo tutta la nostra parte per
svelare tale ipocrisia e per fare capire come questa manovra sia parte di un più
generale disegno di aggressione alla Costituzione ed ai valori, agli interessi,
agli equilibri da essa garantiti. Vogliamo ribadire come nel nostro paese esista
una sola data in cui si celebra la libertà riconquistata, il 25 aprile. Il
vostro scopo reale è abolire il 25 aprile. Lo ha detto, a suo modo, il
rappresentante di Forza Italia intervenuto nella discussione sulle linee
generali, e lo documenta la vostra tenace volontà di non finanziare, fino
all'ultimo momento, le celebrazioni del sessantesimo anniversario della
liberazione, dopo avere già cercato di soffocare finanziariamente l'ANPI; lo
dimostra altresì il sistematico sabotaggio di quelle celebrazioni da parte del
Presidente del Consiglio dei ministri. Ma anche ciò conferma quanto voi volete;
non avendo il coraggio di affrontare il nodo vero, e non potendo abolire
l'autentica giornata della memoria della riconquista della libertà, puntate a
moltiplicare le giornate della memoria per diluire il significato del 25 aprile.
In questo paese di smemorati, cari colleghi della destra...
Quanti altri giorni della memoria vi servono? Della memoria adulterata, intendo. In ogni caso, se pure, con la forza dei numeri, doveste riuscirete a far approvare la proposta di legge, la questione sarebbe relativamente poco preoccupante. Il provvedimento resterebbe, infatti, lettera morta nei fatti perché è lettera morta nell'ethos civile del nostro popolo.
GIANCLAUDIO BRESSA (Margherita)
Ritengo che nessuno, in quest'Assemblea - ma, più in generale, in Europa - possa o voglia negare che la caduta del muro di Berlino sia stata un evento storico di straordinaria rilevanza; uno di quegli eventi epocali che segnano in profondità la storia del nostro continente. Tale evento storico, tuttavia, ci appartiene in quanto cittadini d'Europa e non si intreccia direttamente con la storia del nostro paese. È un evento che ha una dimensione europea; ma, in sé e per sé, esso non significa, e non può significare, per l'Italia, la conquista della libertà in quanto l'Italia non ha mai conosciuto una dittatura comunista. La nostra storia non può essere mistificata; d'altra parte, è assolutamente evidente, nelle intenzioni dei proponenti, la volontà di conferire a questa proposta di legge un significato storiografico. Si vuole, con il provvedimento in esame, riscrivere la storia del nostro paese, correggendo quelli che si dichiarano essere degli scompensi di valutazione. Ma, onorevoli colleghi, la storia non si riscrive con le leggi; chi lo fa dimostra di non avere il senso della storia e di non avere rispetto per la funzione del Parlamento. Volere costruire, poi, un simbolo in laboratorio, è particolarmente originale e, aggiungerei, perversamente originale. Il 9 novembre, voi asserite, costituisce un evento simbolo e dichiarate che esso è e deve diventare il simbolo della libertà. Per tale motivo, si propone l'istituzione del giorno della libertà. Ma vi siete chiesti, cari colleghi, cosa sia un simbolo? L'espressione simbolica si oppone a quella razionale, che espone un'idea senza usare la mediazione di una figura sensibile. Siccome, dunque, voi non avete elementi di razionalità per sostenere la vostra ipotesi, fate leva sulle emozioni, cercate di suscitare sentimenti per comprovare fatti che storicamente non esistono. Un sentimento non può esprimersi razionalmente e non può esprimersi direttamente, se non facendo uso di simboli e miti. Qual è il sentimento che vogliamo elevare a simbolo? La libertà. Perché parlo di sentimento? Il 9 novembre, nella storia italiana, non si è realizzata la libertà, non si è conquistata la libertà. Il 9 novembre 1926 il fascismo rivelò la sua vera natura dittatoriale, spogliandosi di ogni simulacro di democrazia che, fino ad allora, aveva mantenuto. Il 9 novembre è il giorno che segna la fine della libertà di associazione politica e della libertà di stampa, a seguito dei provvedimenti del ministro Federzoni. Il 9 novembre è il giorno in cui il Parlamento istituisce i tribunali speciali e reintroduce nel nostro ordinamento giudiziario la pena di morte. Il 9 novembre, con un atto proditorio del Parlamento, ossia l'approvazione dell'ordine del giorno del deputato Turati - omonimo del deputato socialista - si dichiara la decadenza dei 124 parlamentari «aventiniani». Ed è sempre il 9 novembre che vengono arrestati i 17 deputati comunisti che non avevano partecipato all'«Aventino». Il 9 novembre, nella storia italiana, è il giorno della negazione della libertà, è il giorno in cui la dittatura fascista trova giuridicamente fondamento, in cui il Parlamento, disconoscendo la propria legittimità e la propria ragione di esistere, cancella le libertà dal nostro paese.
Dunque, il 9 novembre non è sicuramente il giorno giusto, nella storia nazionale, per celebrare la libertà. Ma se non c'è la storia possono restare i sentimenti. Ma di quale libertà volete parlare? Di quale libertà stiamo parlando? Quale delle molte libertà che possono essere evocate volete celebrare con questo giorno? Dalla più semplice, la libertà biologica, a quella epicurea, a quella kantiana, a quella di Sartre, a quella che ha ricordato, pochi istanti fa, il collega Galante, del filosofo Gentile, a quella che, pochi minuti fa, il Presidente Casini ricordava essere l'affermazione intransigente delle libertà dell'uomo, di Giovanni Paolo II? Quale delle cento, delle mille libertà che la storia del pensiero e della democrazia possono evocare volete celebrare? Non pretendo una risposta dal Governo a questa mia provocazione, perché tale provocazione basta a se stessa per dimostrare che per voi le leggi non sono il portato della storia, della sensibilità della nostra comunità, ma - in una logica da Stato etico - servono a riscrivere la storia ed a costruire artificialmente un'emozione, una fedeltà. Quando si compie una simile operazione si esce dal solco delle democrazie occidentali. Riflettete, finché siete in tempo, sulle conseguenze che questo vostro agire politico può significare. Non spingete il paese verso divisioni improprie. Non riducete il nostro paese ad uno Stato etico. Non spingete - ripeto - il paese verso divisioni improprie, inopportune e storicamente non fondate. Non fatelo. Non serve nemmeno
GRAZIELLA MASCIA (Rifondazione comunista)
Come
molti colleghi hanno già avuto modo di testimoniare nei loro interventi sia alla
Camera sia al Senato, la proposta di legge al nostro esame, con la quale si
intende istituire il «Giorno della libertà» in data 9 novembre in ricordo
dell'abbattimento del muro di Berlino, reca in sé delle valutazioni e degli
argomenti che riteniamo strumentali in quanto non hanno nulla a che fare con la
riflessione storica sulla caduta del muro di Berlino. Da parte nostra ci sarebbe
interesse e nessun imbarazzo a riflettere su quella esperienza storica e sul
giudizio da dare relativamente all'esperienza nei paesi dell'est. Non c'è alcun
imbarazzo anche perché la condanna dello stalinismo è parte integrante della
nostra riflessione politica, ed è persino parte del manifesto istitutivo del
Partito della sinistra europea, di cui il partito della Rifondazione comunista
fa parte. Ma in questa pretesa istituzione di un giorno della libertà non
c'entra nulla la riflessione storica; vi è stata e vi è, invece, la volontà di
fare su di essa propaganda sia durante la tornata elettorale appena svoltasi sia
con riferimento a quella che ci attende nel prossimo futuro. Dalla discussione
svoltasi in quest'aula e da quella desumibile dai resoconti stenografici al
Senato risulta evidente una furia anticomunista da cui si evince il tentativo di
riscrivere la storia, al di là del muro di Berlino, per colpire il partito
comunista italiano e la sua storia in questa Italia repubblicana e il suo
contributo dato alla democrazia di questo paese. Questo è evidente per una serie
di ragioni; tra queste, ne sottolineo almeno due. La prima è quella secondo la
quale non fa parte della storia di questa istituzione - cioè del Parlamento
italiano - la decisione su solennità civili e, quindi, l'istituzione di
«giornate particolari» che prescindano dalla nostra storia nazionale. Se
volessimo argomentare sul momento della caduta del muro di Berlino e sull'idea
di farne riferimento in una data, questo andrebbe fatto quantomeno nel contesto
europeo. In quella sede avrebbe un senso e una logica. Abbiamo dato la nostra
disponibilità ad una ipotesi di questo tipo, ma l'insistenza della maggioranza
al Governo a voler fare di una data europea un carattere nazionale, istituendo
così un precedente mai verificatosi in questo Parlamento, conferma l'intenzione
di voler strumentalizzare un pezzo di storia.
È stato ricordato in questa sede dal collega Bressa che, se noi dovessimo
considerare per quanto attiene alla storia dell'Italia la data del 9 novembre,
ci troveremmo purtroppo a far riferimento ad episodi e a vicende per nulla da
ricordare e per nulla da segnare sul calendario come storia della democrazia.
Ricordo, infatti, che il 5 novembre del 1926, quindi in periodo fascista, si
riunì il Consiglio dei ministri dell'epoca che proclamò in quei giorni la fine
della libertà, dell'associazione politica e della libertà di stampa. Giorni in
cui il fascismo cominciò a mostrare il suo vero volto. La pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale della fine di queste libertà avvenne l'8 novembre dello
stesso anno e l'entrata in vigore fu prevista esattamente per il 9 novembre. Se,
quindi, facciamo riferimento alla nostra storia, questa data non può essere
presa in considerazione proprio perché, ripeto, il 9 novembre segnò nel nostro
paese l'abolizione della democrazia, della libertà di stampa e la reintroduzione
della pena di morte. Sarebbe pertanto curioso per il nostro paese che il 9
novembre diventasse una data da legare al concetto di libertà. La verità è che
si vorrebbe riscrivere la storia a colpi di date, nel tentativo - dichiarato nel
corso del dibattito - di condannare un simbolo, quello dei comunisti, i quali,
nella storia repubblicana, sono stati tra i fondatori della Costituzione
repubblicana e della democrazia di questo paese. Dunque, dal punto di vista
istituzionale, si pretende di costituire un precedente in maniera arrogante e
secondo una logica tutta strumentale. La seconda considerazione riguarda il
carattere di solennità civile, cui conseguono, come viene precisato nella
proposta, cerimonie commemorative ed anche circolari e direttive indirizzate
alle scuole. Ecco un altro elemento rivelatore dell'esistenza, a fondamento
della proposta in esame, di una concezione opposta al principio della libertà o
delle libertà: si pretende di emettere circolari e direttive affinché una certa
data sia celebrata nelle scuole, le quali dovrebbero favorire la costruzione
delle coscienze critiche dei ragazzi e delle ragazze! In una logica tutta
interna a se stessa e non comune a tutta la nazione, una maggioranza
parlamentare pretende di dettare legge all'interno delle istituzioni
scolastiche, senza stimolare uno spazio per la didattica e la ricerca dedicato
ad una rilettura anche critica della storia italiana. Si pretende di dettare
legge secondo una logica strumentale che pretende di riscrivere la storia
evitando di guardarla per quello che effettivamente è!
Per queste ragioni abbiamo evitato di contrapporre altri titoli ed altre date o
di introdurre elementi di compensazione. I colleghi del Senato hanno provato a
farlo nella parte iniziale della discussione, cercando di raggiungere un
equilibrio. Noi abbiamo scelto, sin dall'inizio, di non accettare questa logica,
ma di disvelare semplicemente la logica propagandistica e strumentale
dell'iniziativa. Abbiamo anche tentato di invitare la maggioranza a riflettere,
offrendo la nostra disponibilità ad una discussione libera ed aperta sulla
realtà e sulla storia europee, su un evento che è stato importante per tutti, ma
l'atteggiamento di chiusura della maggioranza dà la conferma di ciò che abbiamo
sottolineato. Pertanto, siamo costretti ad esprimere un voto contrario, non
senza sottolineare, per l'ultima volta, che la proposta in esame nulla ha a che
fare con la cultura della libertà, concetto che dovrebbe trovare
concretizzazione soprattutto sul piano culturale, sul piano del sapere che, in
particolare nella realtà scolastica, dovrebbe essere offerto alle giovani
generazioni. Con la cultura delle libertà è coerente l'idea di uno Stato che non
pretende di dettare legge in ordine ai comportamenti delle persone (ricordo che
si svolgerà un referendum proprio su una legge che pretende di decidere su
questioni che hanno a che fare con le scelte individuali delle persone). Nulla
hanno a che fare con la cultura delle libertà le politiche concrete di questo
Governo e di questa maggioranza. Speravamo che le ultime vicende elettorali e la
notevole perdita di consenso da parte di questa maggioranza e di questo Governo
potessero farvi riflettere sulla contraddizione tra la vostra pretesa di
chiamarvi Casa delle libertà ed il contenuto delle politiche che proponete per
questo paese.
Prendiamo atto della scelta di proseguire in questa logica autoritaria ed
arrogante. Esprimeremo un voto contrario, ma naturalmente tale questione, che
consideriamo importante, sarà oggetto di dibattito con i cittadini e le
cittadine
ELENA MONTECCHI (Ds)
Questa mattina ed oggi pomeriggio abbiamo ascoltato molta propaganda e molte inesattezze a proposito dell'istituzione della giornata della libertà come solennità civile. Probabilmente, se potessimo discutere come si conviene ad un Parlamento e come si conviene nel rapporto tra Parlamento e Governo...
Se si
potesse discutere come si conviene tra un Parlamento ed un Governo, avremmo
probabilmente cercato di capire perché una maggioranza parlamentare propone
un'iniziativa di legge definita simbolica. Vorrei ricordare che nei regimi
democratici le leggi non sono simboli, ma norme cui attenersi. Avremmo anche
potuto capire perché il Governo è passato dalla posizione del «ci rimettiamo
alla volontà della maggioranza» alla legittimazione della violazione
dell'articolo 81 della Costituzione per quanto riguarda la copertura
finanziaria. Se la maggioranza ed il Governo imparassero ad ascoltare gli
italiani ed anche il Parlamento probabilmente non vi sarebbe alcun dubbio sul
fatto che né il mio gruppo, né alcun altro gruppo dell'opposizione non consideri
il 9 novembre del 1989 come una buona giornata, una giornata che ha aperto una
nuova fase per l'Europa e per il mondo. Tale fase ha segnato simbolicamente una
nuova epoca che già stava annunciandosi a partire dalla crisi, alla fine degli
anni Settanta, della vicenda polacca. Quelle folle, quei giovani che gioivano
quel giorno, rappresentavano l'inizio di un'Europa con grandissime e nuovissime
potenzialità, rappresentavano effettivamente l'apertura di una nuova fase
politica per diversi paesi dell'Europa, e non solo. Proprio per questo non
abbiamo alcun problema a mettere in discussione alcuni fatti. Perché si vuole
istituire una solennità civile per legge, senza argomentare a fondo le ragioni
di cosa significhi per la nostra nazione l'istituzione di una solennità civile?
Cos'è, colleghi, una solennità civile? Perché, unici in tutta Europa, proponiamo
il 9 novembre come giornata della libertà?
Questo quando - è già stato ricordato - il 25 aprile è il giorno della
liberazione nazionale e quando - è già stato ricordato - si sono fatte leggi in
nome di una memoria condivisa: leggi che ricordano la shoah e le foibe. Sono
infatti state fatte leggi sulla shoah e sulle foibe, perché, nell'ambito di una
vicenda europea, migliaia e migliaia di italiani sono stati colpiti, e a loro
non va solo la nostra memoria ma anche il risarcimento di una nazione. Come si
vede, la solennità civile ha dei significati effettivi per una nazione. Non è il
caso, invece, del 9 novembre, ma è stupefacente che il Governo su questo non sia
in grado di dire nulla. Si tratta infatti della responsabilità istituzionale,
che voi portate come Governo. Alle nostre continue richieste di spiegarci cosa
significa ricordare e soprattutto cosa si ricorda attraverso le circolari nelle
scuole e quali saranno gli eventi istituzionali che celebreranno il giorno della
libertà in Italia, voi non siete in grado di rispondere, perché pensate - ma qui
non si tratta di fiction - che si possa ricostruire la memoria di una nazione a
colpi di legge, ma questo accade, insisto, solo nei regimi. Non accade nelle
democrazie. Una nazione che decide da sola una data simbolo per l'Europa è anche
provinciale. La nostra contrarietà ad una nuova solennità è dovuta al fatto che
è evidente il senso del vostro agire. Voi fate una valutazione tutta interna,
tutta all'interno degli equilibri della vostra coalizione, per rivisitare il
Novecento. Lo fate ad uso della polemica quotidiana. Noi qui non abbiamo bisogno
di giustificare nulla. La nostra analisi sugli effetti della guerra fredda, sul
significato dell'unificazione della Germania e sul significato dell'Europa dei
25 sta nei nostri atti politici. Siete voi che dovete spiegare perché la Lega
era contraria all'unificazione europea! Siete voi che dovete giustificare perché
nella vostra coalizione avete gente che ha sostenuto Milosevic! Non siamo noi.
Noi non abbiamo questi problemi. Ma ancora: voi considerate, definendo la
libertà con la elle maiuscola, che l'avvio del faticoso processo di unificazione
europea e la chiusura della vicenda della guerra fredda ci abbiano reso immuni
una volte per tutte dalle vicende del populismo, dell'antisemitismo e del
nazionalismo, che allignano nel nostro paese? Il rapporto con la libertà e con
la democrazia non è dato una volta per tutte. Questa è una visione di destra
delle vicende politiche e della storia! Altro che legge! Noi abbiamo bisogno che
gli intellettuali europei e quelli italiani, che le èlite e le classi dirigenti
si pongano il tema di quali siano le memorie condivise di quest'Europa che
faticosamente si sta unificando e di quali siano le culture di base che servono
per farci dire che siamo cittadini europei e non solo italiani e che ci facciano
anche individuare i terreni del risarcimento morale, culturale e di ricerca, che
noi dobbiamo a quei paesi che sono entrati nell'Unione europea, i quali hanno
vissuto in un modo diverso anche la liberazione dal tallone nazi-fascista.
Questa è la verità di questa Europa e queste verità non possono essere date per
legge, così come per legge non sono ascrivibili i principi di libertà!
Ecco, vedete colleghi, il nostro «no» è anche legato al fatto che non si può
pensare che nelle scuole educhiamo per legge i giovani alla libertà. Perché non
si investono risorse destinate alla ricerca ed anche alla ricostruzione da parte
nostra (degli italiani) della vicenda europea? Perché non si dà alle scuole
questa possibilità? Perché non si assume la responsabilità nei confronti delle
giovani generazioni? Questa responsabilità non passa attraverso le circolari e
le prescrizioni, che sono previste nei fatti, per quanto riguarda le leggi sulle
solennità civili. Noi siamo contrari a che si vada nelle scuole, con circolari e
prescrizioni volute da una maggioranza - in questo caso la vostra, al suo
tramonto - che vuole ricostruire la storia per via politica.
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Appendice personale alla promulgazione di questa legge.
A gran parte dei parlamentari di Alleanza Nazionale – nonostante Fiuggi, eredi del ventennio fascista – non può essere sfuggita la coincidenza di date che intercorre tra il novembre 1989 ed il novembre 1926; coincidenza evidenziata negli interventi di Graziella Mascia e di Gianclaudio Bressa.
Affinché non si perda la memoria, riporto alcuni fatti accaduti in Italia nel novembre del 1926.
1
NOVEMBRE - Dopo il fallito attentato al Duce da parte del quindicenne bolognese
Anteo Zamboni (immediatamente linciato a morte dai fascisti presenti), si invoca
il ripristino della pena di morte. Il Consiglio dei ministri delibera lo
scioglimento dei partiti di opposizione e il confino di polizia per i "nemici
dello Stato". I giornali di opposizione
"Il
Mondo", "Il Risorgimento", "La Voce repubblicana"
si vedono revocare la gerenza per ordine del governo. Sono inoltre sospesi I'"Avanti!",
"l’Unità", "Battaglie sindacali", "Critica sociale".
La stessa sorte tocca anche alla "Stampa"
di Torino, al
"Corriere della sera"
di
Milano, al "Gazzettino"
di Venezia, al
"Cittadino"
di
Brescia, al "Corriere
dei mattino"
di Verona.
8 NOVEMBRE - Antonio Gramsci è arrestato, nonostante goda ancora dell'immunità parlamentare di deputato, e rinchiuso a Regina Coeli in isolamento. Insieme a lui è praticamente arrestato l'intero gruppo parlamentare comunista.
9 NOVEMBRE - I 120 deputati antifascisti (Aventiniani) sono dichiarati "decaduti" dalla carica, con una decisione della maggioranza fascista della Camera. II provvedimento vale sia per gli aventiniani, sia per quelli che, come i comunisti, avevano ripreso il loro posto in aula.
18 NOVEMBRE - Antonio Gramsci viene assegnato al confino di polizia. II giorno 25, insieme con altri comunisti, lascerà il carcere di Regina Coeli per essere tradotto a Ustica (PA), dove giungerà il 7 dicembre.