| RASSEGNA STAMPA |
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Carattere indistinto ed
extra-umano della vita embrionale |
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Subject:
Lettera a "L'Ateo" su "L'Ontogenesi e "L'Ontogenesi
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se si guarda un'ecografia di un feto, vi si
possono intravedere delle manine, a suo parere segno inequivocabile di umanita' pre-natale. Sartori
avrebbe pero' potuto controbattergli ---sinora tale argomento non e' mai comparso nei
dibattiti e sui giornali!--- che nelle prime fasi
dello sviluppo fetale, quindi ben dopo lo stato tipico degli embrioni
"da impianto", non sono presenti solo segni di " umanita' " ma anche di tutta la varia " animalita' " succedutasi in centinaia di milioni di
anni sulla faccia della Terra. E' la cosidetta
"Legge Biogenetica Fondamentale" di Ernst Haeckel (per le note ingerenze vaticane pressoche' sparita dai programmi scolastici di Scienze
Naturali) sinteticamente enunciata con: "l'Ontogenesi ricapitola
Infatti, nel suo sviluppo, l'embrione
ripercorre alcune delle principali tappe dell'evoluzione, ricapitolando nel
giro di giorni, settimane, mesi quello che e' avvenuto gradualmente in
centinaia di milioni di anni, cosicche', in fasi
successive, manifesta i caratteri tipici della sua classe, poi del suo genere,
poi della sua specie, infine i propri individuali e unici. Questa universalita' dello sviluppo embrionale, che rimanda a
comuni antenati, e' una prova quasi "cinematografica"
dell'evoluzionismo darwiniano.
Si parte con caratteri assai primitivi non
molto diversi da quelli di molluschi ed echinodermi; successivamente, dopo una
ventina di giorni l'embrione umano presenta una lunga coda (!)e degli
archi branchiali, nonche' la "corda" al
posto della colonna vertebrale (che si sviluppera'piu'
tardi) cioe' lo scheletro dei vertebrati piu' primitivi e delle larve degli anfibi. Anche negli
stadi successivi non si notano grandi differenze tra i feti di uccelli,
rettili, pesci e mammiferi; solo dopo 6 settimane compaiono i caratteri piu' tipici dei mammiferi come le 4 (quattro) zampe.Bisogna aspettare le 8 settimane ---quindi molto tempo
dopo lo stato tipico degli embrioni "da impianto"!---per scorgere i
tratti caratteristici della specie umana.
A me pare che tutta quanta
questa fenomenologia supporti incontrovertibilmente
le tesi di Sartori
sul carattere indistinto ed extra-umano
della vita embrionale.
Giovanni Salesi Universita' di
Bergamo
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Statuto dell’embrione
Dott. Enzo Iasevoli
Definizione: per statuto si intende il modo riconosciuto ed accettato con cui un essere umano deve essere trattato all'interno di una società.
La fecondazione in vitro (FIVET) comporta che gli embrioni non utilizzati siano congelati, formando la cosiddetta banca degli embrioni, cui attingere successivamente nel caso di insuccesso del primo tentativo, o per ulteriore fecondazione della stessa donna o di altra donna, per quel che viene definita: adozione prenatale.
Gli embrioni non utilizzati possono subire due destini: essere usati per sperimentazione o essere distrutti, sia attivamente che passivamente; in quest’ultimo caso, aspettando che venga oltrepassato il termine di vitalità in congelamento, attualmente valutato intorno ai cinque anni.
Questo surplus di embrioni ha fatto sorgere il delicatissimo problema dello statuto dell’embrione, ovverosia ci si è posti la domanda se l’embrione debba o meno essere considerato una persona umana e come tale avere diritto ad un proprio statuto che ne sottolinei gli aspetti morali, biologici e giuridici. Su questo problema: persona o non persona dell’embrione, vi sono due tesi diametralmente opposte; l’una espressione del pensiero cattolico, che considera l’embrione come persona fin dal momento del concepimento, (teoria dello zigote) e l’altra espressione del pensiero laico che ritiene l’embrione come persona solo in una fase successiva a quella dello zigote (teoria post zigotica).
Per comprendere le ragioni addotte a sostegno delle proprie tesi da parte delle due correnti di pensiero, è indispensabile fare dei riferimenti precisi all’aspetto biologico del prodotto del concepimento nelle sue prime fasi di sviluppo, specie alla luce delle ultime cognizioni, ottenute in gran parte da sperimentazione su embrioni in vitro.

zigote
Un nuovo essere vivente ha inizio con la fecondazione, consistente nella penetrazione dello spermatozoo all’interno di una cellula uovo o ovocita e nella successiva fusione dei due nuclei dei gameti (pronuclei) in un nucleo unico; processo detto singamia, che porta alla formazione dello zigote. Tale processo dura circa ventiquattr’ore e, a tal proposito, si discute tra gli scienziati se per fecondazione si debba intendere il momento della penetrazione dello spermatozoo o quello della singamia.
Dal 2° al 5°/6° giorno lo zigote si divide per segmentazione (divisione in due) in 2-4-8-16-32-64 cellule, a formare la cosiddetta blastocisti. Ciascuna cellula, detta blastomero, ha la peculiarità di essere totipotente, ovverosia, se dall’agglomerato di 8 cellule, per esempio, se ne sottrae una e la si coltiva in vitro, questa si divide indefinitamente dando luogo ad un nuovo individuo, mentre le rimanenti 7 cellule continuano il proprio sviluppo dando anch’esse egualmente luogo ad un individuo completo.


Dal 6° giorno questa totipotenzialità viene perduta e le singole cellule acquistano il carattere della unipotenzialità, nel senso che ciascuna di esse si sviluppa finalisticamente verso i vari organi o apparati; difatti la blastocisti è formata da due strati cellulari, uno esterno detto trofoblasto, da cui deriveranno gli annessi embrionali (placenta, corion, cordone ombelicale) ed uno interno, da cui deriverà il vero e proprio embrione e successivamente il feto. Con la formazione del trofoblasto, inizia l’annidamento della blastocisti nella mucosa uterina ed anche uno scambio ormonale e biochimico tra prodotto del concepimento e corpo materno.
Dal 6° al 14° giorno la blastocisti continua a svilupparsi, ma può accadere che possa dividersi in due dando luogo a gemelli monocoriali, oppure fondersi con un’altra blastocisti, allo stesso stadio di sviluppo. Il processo di fusione non è frequente quanto quello di divisione, anche perché quest’ultimo caso è evidente, in quanto dà luogo a due esseri viventi, mentre la fusione lo è solo quando le due blastocisti sono di sesso differente, come accade nelle anomalie intersessuali quali: l’ermafroditismo o lo pseudoermafroditismo, mentre passa inosservata nel caso di blastocisti dello stesso sesso.
Al 14° giorno compare il primo abbozzo del sistema nervoso, la cosiddetta stria primitiva, segno inequivocabile che si tratta di un solo individuo. Dal 14°giorno in poi lo sviluppo prosegue unico ed unitario fino alla fine. Pertanto, l’orientamento attuale della maggior parte di studiosi di biologia è che al prodotto del concepimento, dalla fecondazione fino al 14° giorno, si debba dare l’attributo di pre-embrione, riservando quello di embrione vero e proprio al concepito dal 14° giorno alla 8° settimana.
Secondo altri ricercatori la vita umana individuale inizierebbe al 6° giorno, cioè quando, al momento dell’impianto, la blastocisti passa dallo stato di totipotenzialità a quello di unipotenzialità.
Secondo altri autori ancora, vengono considerati fondamentali nello sviluppo della vita embrionale la formazione del sistema nervoso e l’inizio della vita cerebrale. L’attività cerebrale consentirebbe il passaggio della vita embrionale, dal "livello cellulare" al "livello olistico", con la unificazione dei diversi organi e tessuti in un unico individuo umano.

Le tappe biologiche summenzionate sono alla base della tesi sostenuta dal pensiero laico, secondo il quale lo statuto di persona debba essere riconosciuto all’embrione propriamente detto (prodotto del concepimento dal 14° giorno alla 8° settimana) e non al pre-embrione (dalla fecondazione al 14° giorno).
il termine "persona" è un termine tecnico della filosofia o delle cosiddette scienze umanistiche e non è affatto sinonimo di essere umano, di soggetto umano, o di vita umana.
Per "persona", infatti, s’intende un "individuo" umano con capacità razionali. Il concetto di "individuo" presuppone due peculiarità: quella della "unicità" e quella della "unitarietà". La "unicità" s’identifica con la unicità genetica, tant’è vero che non esiste al mondo un essere vivente uguale ad un altro; secondo alcuni quest’ultima si acquisisce al momento della singamia; secondo altri invece solo al 14° giorno, quando il pre-embrione non può più scindersi o fondersi. La unitarietà, cioè la inscindibilità, s’identifica con la unitarietà biologica e si acquisisce ugualmente al 14° giorno, quando non si può avere né la scissione in due né la fusione di due embrioni in uno. La comparsa della stria primitiva, appunto al 14° giorno, è il segno inequivocabile dell’acquisita inscindibilità, pertanto solo al 14° giorno l’evoluzione porterebbe alla formazione di "un individuo" (unitarietà) e di "quell’individuo" (unicità).
Il secondo requisito della definizione di "persona", è la razionalità; questa non può prescindere dal sistema nervoso in senso lato o da un suo abbozzo (stria primitiva) che rappresenti l’equivalente di un cervello complesso ed adeguatamente organizzato, tanto da consentire quei processi mentali cui ha senso attribuire la qualifica di razionale.
Tesi laica: secondo il pensiero laico, pertanto, lo "status di persona" dev’essere riservato al concepito dallo stato di embrione in poi. Ciò non significa, però, che il pre-embrione debba essere considerato pura materia biologica, ma si ritiene che su di esso si possano condurre ricerche, purché affidate a persone di chiara rettitudine morale e che queste ricerche siano finalizzate al progresso delle conoscenze mediche e biologiche e conseguentemente ad un miglior trattamento delle malattie (vedi terapia genica prenatale).
Questa tesi è stata oggetto della "Dichiarazione sull’embrione" promossa e firmata da eminenti scienziati tra cui il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Il testo di tale dichiarazione recita così: "Il problema dello statuto dell’embrione umano e del rispetto ad esso dovuto, è uno dei problemi centrali e più controversi della bioetica contemporanea. Per evitare alcune delle ricorrenti confusioni in materia, noi sottoscritti riteniamo di dover affermare che quello relativo all’inizio di una "persona" come quello della sua fine, sia un problema filosofico e concettuale, che dev’essere risolto tenendo opportunamente conto delle migliori conoscenze scientifiche disponibili ed adeguandosi ad esse. In questo senso, in quanto scienziati ed operatori del settore, noi affermiamo che le recenti conoscenze relative alla totipotenzialità dello zigote e dell’evoluzione, unita ad altre considerazioni, portano a dire che "prima" del 14° giorno dalla fecondazione è da escludersi che l’embrione abbia "vita personale" o sia "persona". Non è nostro compito stabilire con precisione quando ciò avvenga, ma certamente non avviene al momento della fecondazione, bensì in un momento successivo ad essa. Da questo, tuttavia, non consegue che allo "embrione" non sia dovuto alcun rispetto, prima del 14° giorno, ma ribadiamo che questo è un problema di ordine diverso dal precedente, che dev’essere risolto in base al senso di responsabilità dei ricercatori e in base ad opportuni indirizzi legislativi."
Tale tesi viene condivisa anche da scienziati e ricercatori di ispirazione cattolica. In Francia un gruppo di cattolici ha recentemente pubblicato un libro (Aux debuts de la vie. Des Catholiques prennent position – 1990) proprio su questo tema. Secondo questo testo, si dovrebbero distinguere, dopo la fecondazione, quattro stadi diversi:
1°) il periodo che va dalla fecondazione allo stadio di 8 cellule; in questa fase l’uovo vive totalmente delle riserve materne e il genoma paterno non interviene o interviene pochissimo. Nulla consente, dunque, di chiamare quest’uovo embrione.
2°) il periodo in cui la massa cellulare si trasforma in blastocisti con uno strato esterno, trofoblasto, che dà luogo agli annessi embrionali ed uno strato interno, bottone embrionario, che darà luogo all’essere vivente. (5° giorno dalla fecondazione). Anche in questo periodo al bottone embrionario non si può attribuire il carattere di embrione, in quanto le cellule che lo costituiscono sono totipotenti ed indifferenziate.
3°) il periodo di preparazione all’impianto (6° giorno dalla fecondazione) in cui l’uovo incomincia ad inviare segnali alla madre, ed il trofoblasto prolifera attivamente, penetrando nella mucosa uterina, mentre le cellule del bottone embrionario restano quasi del tutto "quiescenti".
4°) il periodo post impianto dal 6° al 14° giorno, in cui si differenziano progressivamente i tessuti primitivi ed iniziano a delinearsi le strutture organiche del nuovo essere.
Al quesito su come deve comportarsi il ricercatore di fronte al prodotto del concepimento nei diversi stadi, gli autori, ripeto di estrazione culturale cattolica, rispondono che, ai fini di un impiego per la ricerca scientifica, tra i primi due stadi e i gameti umani non ci dovrebbero essere differenze; quindi sì all’impiego per la ricerca, se questa è effettuata da persone competenti ed in strutture adeguate. Sì anche alla terza fase, mentre il quarto periodo non sembra adatto a ricerche di qualche utilità biologica o clinica.
Analogo orientamento è stato espresso anche da esponenti del mondo cattolico clericale. E’ il caso di un sacerdote cattolico australiano, padre Norman Ford, il quale in una sua recente pubblicazione "Quando comincio io", asserisce che il confine tra il pre-embrione e l’embrione vero e proprio è la comparsa della stria primitiva al 14° giorno. Per Ford, la comparsa della stria primitiva indica che un solo embrione (e un solo essere umano) si è formato ed ha iniziato ad esistere.
Anche il gesuita Richard A. Mc. Cormick, professore di etica cristiana al dipartimento di
teologia dell’università di Notre Dame, sostiene: "In questo mio saggio
io sostengo che lo status morale – e più in particolare la controversa
questione dello status di persona – è legata al conseguimento della
<individualità> evolutiva in quanto matrice dell’individuo singolo. La
mia posizione è in contrasto con la tesi secondo cui l’embrione conseguirebbe
lo status di persona in uno stadio precedente, ossia quando raggiunge l’unicità
genetica. Io sostengo che un embrione possegga uno status diverso dal pre-embrione anche se possiamo scegliere di trattarlo allo
stesso modo." Lo stesso autore riconosce che la questione dello status
morale dell’embrione non è un problema di competenza della scienza, ma un
problema filosofico, al quale la scienza può dare un contributo. All’uopo cita
il Dettame della Congregazione per
L’autore conclude il suo libro facendo due proposte: una morale e una pratica; nella prima osserva come, se è vero che l’embrione non è ancora persona e la probabilità statistica che lo diventi sia piuttosto limitata, in via di principio non è possibile escludere la liceità degli esperimenti non terapeutici aventi come oggetto il pre-embrione. Tuttavia in considerazione che questi ha delle potenzialità intrinseche di diventare persona, cioè può essere considerato una persona "in divenire", ritiene che il pre-embrione possa essere trattato come una persona e non come mero materiale biologico, ma che tale dovere si configura solo come un obbligo "prima facie", sia pure forte. La proposta pratica è di tipo procedurale e tenuto conto del carattere controverso della questione, qualsiasi eccezione al dovere prima facie di trattare l’embrione come persona, deve obbedire a criteri stabiliti a livello nazionale.
L’autore, da Gesuita, si rende conto che la sua posizione è in antitesi con quella sostenuta dalla morale cattolica e conclude dicendo: "Discostarsi dall’insegnamento ufficiale della Chiesa non significa essere necessariamente in errore.".
Nettamente opposta è la tesi sostenuta dalla cultura cattolica; questa ritiene che si debba all’embrione la qualifica di "persona" fin dal momento della fecondazione, in quanto con essa si costituisce un unico genoma, quello dello zigote, il quale ha già in sé l’intero "progetto-programma" che, attraverso fasi biologiche successive ma non indipendenti tra loro, in un continuum evolutivo, è capace, se non intervengono fattori esterni, di dar luogo ad un nuovo individuo animato. Quindi per il pensiero cattolico, il concetto di persona, a prescindere da ogni considerazione filosofica, s’identifica con l’unità genetica presente fin dalla nascita.
Il concetto dell’animazione è antico e ha sempre impegnato i Padri della Chiesa. Tertulliano, per spiegare il peccato originale, sosteneva che l’anima fosse trasmessa insieme al corpo dai genitori (il cosiddetto traducianesimo). Successivamente alcuni Padri della Chiesa sostennero che l'’animazione, infusa direttamente da Dio, si verificasse in un secondo tempo, intorno al trenta-quarantesimo giorno dal concepimento, in analogia con le prescrizioni bibliche sulla purificazione della donna dopo il parto. Per secoli, fino al 1869, tra i teologi c’è stato un vigoroso dibattito tra feto animato e non animato. La distinzione era legata, in larga misura, alla natura delle penalità canoniche in cui s’incorreva in caso d’interruzione della gravidanza.
Nel 1869 Pio IX eliminò ogni riferimento temporale inerente il momento dell’animazione, con la conseguenza che ogni aborto, anche praticato nelle fasi precocissime della gravidanza, veniva punito con la scomunica.
Questo concetto dell’embrione come persona fin dal momento del concepimento, è stato ripetutamente espresso da:
1°) il Concilio Vaticano II: "La vita dev’essere tutelata con la massima cura fin dal momento del concepimento".
2°) la Carta dei Diritti della famiglia: "La vita umana dev’essere tutelata e rispettata fin dal momento del concepimento".
3°) Giovanni Paolo II ad un gruppo di scienziati: "Io condanno nel modo più esplicito e formale ogni manipolazione sperimentale dell’embrione umano, giacché l’essere umano, dal concepimento alla morte, non può essere sfruttato.".
4°) La Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), la quale va oltre le affermazioni di cui prima, affermando che: "Dal punto di vista morale, questo è certo: anche se ci fosse un dubbio concernente il fatto che il frutto del concepimento sia già una persona umana, è oggettivamente un grave peccato osare di assumersi il rischio di un omicidio".
A tal riguardo riporta l’aneddoto del cacciatore: quando un cacciatore vede muoversi qualcosa dietro una siepe, nel dubbio se si tratti di una selvaggina o di un uomo, egli ha l’obbligo certo di non sparare. Non solo, ma la stessa Congregazione della Fede va oltre, affermando che, finché la scienza non dimostrerà con certezza che il pre-embrione non è persona umana, bisogna trattare quest’ultimo come se lo fosse.
Recentemente, il
Comitato nazionale per
Per la precisione il Comitato ha decretato come moralmente illeciti:
a) la produzione di embrioni a fini sperimentali, commerciali o industriali;
b) la generazione multipla di esseri umani geneticamente identici mediante fissione gemellare o clonazione;
c) la creazione di chimere;
d) la produzione d’ibridi uomo-animale;
e) il trasferimento di embrioni umani in utero animale o viceversa.
Lo stesso Comitato ha ritenuto moralmente leciti:
a) eventuali interventi terapeutici in fase sperimentale su embrioni, quando siano finalizzati alla salvaguardia della vita e della salute dei medesimi;
b) sperimentazioni su embrioni morti ottenuti da aborti.
La liceità morale si estende ad alcuni casi ben precisi, ossia:
c) la produzione di embrioni a fini procreativi;
d) la decisione di non impiantare embrioni nel caso in cui, a seguito di diagnosi pre-impianto, questi risultino affetti da gravi malformazioni o patologie genetiche;
e) l’utilizzazione per scopi sperimentali o terapeutici di embrioni freschi o congelati che siano biologicamente inadatti all’impianto.
Come si evince, le due correnti di pensiero sono su posizioni antitetiche. Sarebbe auspicabile che esse trovassero un punto d’incontro, perché con Croce dobbiamo dire: "Se non posso non considerarmi cristiano, non posso nemmeno non dirmi moderno".