| RASSEGNA STAMPA |
(19 settembre 2009)
La manifestazione per la
libertà di stampa di oggi pomeriggio era stata convocata a
seguito di alcuni episodi delle ultime settimane che hanno
colpito alcuni giornalisti.
Era stata, perché ora non è più. O meglio, è stata rinviata di
una settimana. La FNSI ha deciso di aggiungersi al clima di
unità e lutto nazionale per la morte dei 6 soldati italiani in
Afghanistan (ovviamente nessuno ricorda che sono morti anche
civili afghani, in numero anche superiore, ma quelli non sono
eroi, non sono persone degne di essere ricordate). Bisogna
fermarsi, è doveroso unirsi al cordoglio nazionale. Tra una
settimana, nelle stesse ore e sempre a Roma, è convocata la
manifestazione dei precari della scuola, vittime del più grande
licenziamento di massa della storia italiana. La manifestazione
della FNSI si potrà fare, oggi no. Perché altrimenti verrebbe
rovinato il clima di unità nazionale, si toglierebbe spazio alla
retorica patriottarda e militarista, non potremmo vedere La
Russa con l'elmetto su ogni canale. E Franceschini che piange
lacrime di coccodrillo (come ogni politico che questa guerra ha
voluto e votato e stravotato), affermando che il PD è 'un
partito serio e responsabile' e quindi non toglierà l'appoggio
ai 'nostri ragazzi'.
In guerra tra le prime vittime c'è la libertà di informazione e
di pensiero. In guerra i giornalisti vengono censurati,
boicottati, assassinati (basti ricordare Enzo Baldoni). E'
impossibile denunciare quanto accade. Una manifestazione per la
libertà di stampa, come ha sottolineato Flavio Lotti della
Tavola della Pace (non certo uno dalle posizioni estremiste
...), non può non partire da questo: dal chiedere verità,
giustizia, libertà nei teatri di guerra, lì dove l'Italia muove
truppe del proprio esercito (qualcuno si ricorda cosa accadde
due anni ad uno dei responsabili di Emergency in Afghanistan,
rapito e torturato dalle milizie di Karzai? Ricordiamoci che la
polizia afghana la stanno addestrando i carabinieri italiani e
che il sistema giudiziario lo stanno organizzando gli italiani).
A partire dall'Afghanistan dove la guerra imperversa, dove ogni
giorno muoiono centinaia di persone. Pochi giorni fa è toccato a
soldati italiani (ma quante persone sono morte da quel momento
ad ora?), ma è una roulette che ogni giorno tocca moltissimi, in
massima parte civili che nessuno ricorderà mai. Esattamente come
in Italia con le morti sul lavoro. Gravissima piaga criminale,
che ogni anno ammazza oltre mille persone, e che (tranne rari
gravissimi casi) non finisce nei titoli del Tg1 (a proposito
l'Umbria Olii continua a chiedere alle famiglie degli operai
morti nel suo stabilimento risarcimenti multimilionari).
Gli episodi per i quali è stata convocata la manifestazione
coinvolgono due giornalisti e tre quotidiani. Santoro ha scritto
che la RAI non ha ancora permesso a Travaglio di firmare il
contratto per la nuova serie di AnnoZero. Milena Gabanelli ha
denunciato che la RAI da quest'anno non fornirà più copertura
legale alle inchieste di Report. La prima puntata di Ballarò, la
trasmissione di Giovanni Floris, è stata posticipata di due
giorni per lo show di Berlusconi a 'Porta a Porta'. Berlusconi
ha querelato, in pochi giorni, La Repubblica, L'Unità e Luciana
Littizzetto (il bello è che la stessa battuta prima di lei
l'aveva fatta Bossi, Berlusconi querelerà anche lui?) e
attaccato pesantemente i giornalisti e il servizio pubblico RAI
(soprattutto il Tg3).
Mobilitazione immediata, l'Italia sta scivolando verso il
regime, la libertà di stampa è in pericolo. Sacrosante parole,
giuste e condivisibili. Ma, sinceramente, oggi non sarei mai
sceso in piazza. Perché questo sta succedendo da decenni, non da
oggi. Perché l'articolo 21 della Costituzione Italiana non lo si
può difendere solo in alcuni casi. In questi anni abbiamo avuto
casi eclatanti di censure, omertà, intimidazioni.
Dieci anni fa Fulvio Grimaldi veniva cacciato da Liberazione,
dopo essere stato già cacciato dal Tg3. Da allora televisioni e
giornali non gli hanno dato minimamente spazio, nonostante abbia
realizzato alcuni tra i documentari più belli della storia del
giornalismo italiano e articoli giornalistici di rarissima e
straordinaria bravura. Grimaldi può essere odiato o amato (e io
confesso lo amo...), si può essere d'accordo o meno con quel che
afferma (confesso che qualche volta non la penso come lui ...)
ma resta uno dei più grandi giornalisti di razza in Italia.
Nessuno ha mai invocato la libertà di stampa per lui?
Qualcuno si ricorda di Carlo Ruta, massacrato dalle procure di
mezza Sicilia, l'unico sul quale le procure si mettono d'accordo
per processarlo contemporaneamente, e che si vede condannato per
stampa clandestina dopo che i rilievi della polizia postale
hanno certificato l'opposto? Qualcuno, in questi giorni di
mobilitazione per la libertà di stampa, ha chiamato Marco
Benanti, cacciato dall'ANSA perché troppo pacifista e scomodo?
Nei mesi precedenti le elezioni politiche del 2006 persino
Fausto Bertinotti, allora segretario di Rifondazione Comunista,
venne a Catania per lui. Lo abbracciò e affermò che la lotta di
Marco era la sua, che l'avrebbe aiutato e difeso. Poi è
diventato Presidente della Camera ...
Oggi avrebbe compiuto 50 anni Giancarlo Siani, giornalista de Il
Mattino di Napoli ucciso dalla camorra. Le sue inchieste scomode
non sono rientrate nella manifestazione che era convocata per
oggi. In queste settimane si è tornato a parlare dei traffici di
rifiuti tossici, uno dei più grandi business internazionali nel
quale il nostro Paese è coinvolto. Qualcuno ha chiesto la
riapertura del processo per l'assassinio di Ilaria Alpi e Miran
Hrovatin, uccisi perché stavano documentando quanto stava
accadendo tra l'Italia e la Somalia (quando parliamo di pirati
documentiamoci prima ...). Ma, oltre a Ilaria, qualcun'altro
stava documentando questi traffici, arrivando a toccare
interessi e potentati molto in alto: Mauro Rostagno. Qualcuno
per favore si ricordi di lui, e si faccia giustizia di tutte le
infamie dette prima, durante e dopo la sua morte, sia di lui che
sulla sua comunità Saman.
In Sicilia, come da anni denuncia solitario Riccardo Orioles, la
libertà di stampa non esiste. L'Ordine dei Giornalisti risponde
direttamente a Mario Ciancio Sanfilippo, boss della grande
stampa locale (essendosi aggiudicata anche la distribuzione dei
grandi quotidiani, che manda nelle città a seconda della
convenienza personale - a Catania La Repubblica non viene
distribuita per esempio perché farebbe concorrenza al quotidiano
di Ciancio e, tra le altre cose, vi scrive Umberto Santino che
si ostina a parlare di mafia in Sicilia...) e i giornalisti
liberi, come lui, Ruta, Benanti, Maniaci, Santino, vengono
isolati.
Tutto questo (e molto altro, qui non riportato per brevità...)
non è libertà di stampa. Bisogna difendere un democratico così
democratico che gode del bombardamento dei campi profughi
palestinesi e che difende la criminale aggressione di Gaza del
dicembre scorso (Travaglio). Bisogna difendere un quotidiano
che, insieme al Corriere della Sera, ha la pagina esteri più
vergognosa sull'America Latina, capace di ogni menzogna (La
Repubblica). Bisogna difendere un altro quotidiano che,
nell'ultima estate, ha dedicato pagine e pagine alle falsità di
Travaglio e alle false (o, in alcuni casi fatti risaputi e noti
a tutti) rivelazioni del figlio di un politico corrotto dalla
mafia, dedicando solo i ritagli millimetrici a Pino Masciari,
imprenditore calabrese a cui hanno revocato la scorta perché si
ostina ad andare nelle scuole e nelle piazze a dire che bisogna
denunciare il racket come ha fatto lui (L'Unità).
La libertà di stampa è stracciarsi le vesti per lo spostamento
di due giorni del 'Porta a Porta' nero (fateci caso, da Vespa
predomina il bianco, da Floris i colori scuri...)...
alessio di florio