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La famiglia Moratti ha ricevuto dallo Stato centinaia di milioni in regalo per la sua azienda di petrolio. Ogni posto di lavoro ci è costato 700 milioni
Aziende figlie della Fiat arricchite con la spazzatura di Napoli. Grandi imprese nel sottobosco politico. Ma Veltroni dice: ascoltate Montezemolo
Capitalismo italiano assistito
e impresentabile: ecco tutte le prove

Stefano Bocconetti
Lui l'ha detto e naturalmente ha subito trovato qualcuno disposto a credergli. Qualcuno che a volte rischia di farsi travolgere dalla "foga" di accontentare tutti. Dunque, i fatti. Sì, parliamo di fatti anche se si citano parole. Perché mai forse come in questo periodo le frasi, anche il chiacchiericcio della politica, rivelano aspirazioni, progetti, ambizioni. Disegni. Così - dopo la sortita dell'Eur e la presentazione del suo manifesto politico che poggia sull'antipolitica - Luca Cordero di Montezemolo è tornato sui tanti argomenti trattati. L'ha fatto su uno dei giornali più vicini al partito democratico, La Repubblica. S'è fatto intervistare per rassicurare - soprattutto la destra che ne era preoccupatissima - che non ha alcuna intenzione di «scendere in campo», come a suo tempo fece un altro imprenditore. E l'ha fatto per spiegare che le sue critiche al sistema politico non nascono da chissà quale disegno segreto. Muovono semplicemente dal suo essere «imprenditore e cittadino».
Due categorie che la politica - non quella degli sprechi e dei privilegi, ma la politica, quella vera - ha sempre tenuto a separare. Di là le imprese, di qua le persone che ci lavorano. O le loro famiglie che vivono attorno agli scarichi industriali. O i loro figli costretti a studiare in università che mai avranno le possibilità di una Luiss. Categorie diverse, insomma. Invece il sindaco di Roma, Veltroni, ha letto quel passaggio. E subito gli ha creduto. Se vogliamo, Veltroni è andato anche al di là di Fassino. Lui, il segretario, che fa tutto e il suo contrario. Che considera importanti il Family Day e la piazza laica, che aderisce al Gay Pride ma non è d'accordo, che è interessato a quel che dice Montezemolo. Ma lo vorrebbe sommare a quel che dice Epifani. Veltroni fa però di più. Definisce espressione del «sociale» le parole del capo della Confindustria. Ieri mattina, davanti ad una platea di giovani accorsi per discutere di letteratura, il sindaco vincente di Roma ha spiegato che sì, forse, Montezemolo qualcosina di più sulla precarietà avrebbe potuto dirla. Ma insomma quel che più ha infastidito Veltroni sono «le reazioni seguite al discorso del leader della Confindustria». Le reazioni della politica. E questo il sindaco di Roma non può tollerarlo: «La società ha il diritto di dire la sua opinione sulla politica che, da parte sua non può definirsi territorio off limits».
E così anche Montezemolo entra a vele spiegate dentro quel magma indistinto che è la «società». La società civile. Che ne ha fatta di strada: partita coi girotondi chiedendo carcere per tutti si ritrova ad essere una comunità di accoglienza. Che si apre a tutti.
Eppure, a Veltroni sarebbe bastato tardare di pochi minuti l'apertura di credito verso Montezemolo. Sarebbe bastato leggere quello stesso giornale, che è molto vicino al suo - prossimo - partito. Per cercare sempre su Repubblica - magari con meno evidenza - un altro articolo. Che racconta della differenza fra imprenditore e cittadino. E leggere quell'inchiesta dove due bravi giornalisti sono andati a spulciare fra le carte della raffineria "Saras". Di proprietà della famiglia Moratti. Di quelli che si sono spellati le mani per applaudire la denuncia di Montezemolo contro la politica. E scoprire così che attraverso i "contratti di programma" - lo strumento che dovrebbe sostenere le imprese che investono per portare lavoro nelle aree depresse - lo Stato ha regalato duecento milioni di euro alla raffineria dei Moratti. Quella che sorge a due passi da Cagliari.
Soldi, una montagna di soldi. Regalati dalla politica. Da tutta la politica: perché dal '94, il gruppo ha avuto accesso a diverse tranche di finanziamento. Decisi dai governi di centrodestra e di centrosinistra. Tanti soldi che hanno portato ad una crescita dell'occupazione quantificabile: i dipendenti, i nuovi dipendenti sono duecentosettanta. Forse meno, perchè è quasi impossibile calcolare se i posti sono stati creati tutti in questa occasione o se dentro quei 270 si calcola anche qualche "trasferimento". In ogni caso, se fossero tutte nuove occasioni, allo Stato ogni posto sarebbe costato 700 mila euro. Poco più, poco meno. Un solo paragone: con gli altri "contratti di programma" s'è speso, in media, 166 mila euro per ogni nuovo impiego. Qui siamo almeno cinque volte sopra la media. Senza contare la qualità del lavoro: perché dei centri di progettazione e di ricerca, annunciati al momento di chiedere i soldi, non ce n'è più traccia.
E' questa la società che Veltroni vuole ascoltare. Quella stessa "società" confindustriale che, sempre all'Eur, s'è mostrata sprezzante verso la vera società civile. Per esempio quella che a Serre rifiuta di vedere sommersa da tonnellate di rifiuti una zona protetta. O quella che a Napoli urla la sua rabbia contro una politica dell'emergenza che va avanti da quasi quindici anni. Rivolto a loro, a queste persone, Montezemolo ha detto che si vergogna di vivere in un paese che non è in grado di risolvere neanche il problema della spazzatura. Ma anche qui, prima di avventurarsi in definizioni buone solo per la corsa alla leadership del piddì, Veltroni avrebbe potuto documentarsi. E scoprire che la Fiat è dentro fino al collo nella "Impregilo Spa". E dentro fino al collo cioè a quell'incredibile serie di commesse e contratti miliardari - sostenuti dalla politica, da tutta la politica - che avrebbero dovuto garantire lo smaltimento in Campania. E che invece hanno prodotto ricchezza per pochi, spazzatura per tutti gli altri.
Questo è il Montezemolo sociale. Che a nome dei suoi attacca la "politica". Sostenendo che costa ben quattro miliardi di euro. Se fosse vero, certo, sarebbe un costo intollerabile. Ma in ogni caso inferiore a quello che le imprese "costano" al contribuente. Che costano ora, in questi mesi: coi cinque miliardi di cuneo fiscale che stanno per intascare.
Qualcuno ha fatto notare tutto questo. E Veltroni se n'è rammaricato. Fra chi ha avuto da ridire sulle spericolate sortite confindustriali c'è anche Bossi. Uomo di destra, colpevole - in parte colpevole - della cultura xenofoba imperante. Ma con un indiscutibile fiuto politico. Sul leader della Confindustria, Bossi ha detto così: «E dove va? Non ha né la forza né i voti per vincere». Ha detto questo cose per difendere il suo alleato Berlusconi, naturalmente. Ma Bossi è uno che difficilmente si sbaglia. Non aveva calcolato però che forse, qualcun altro potrebbe far vincere Montezemolo. Regalando, per esempio, una patente di "società civile" al capitalismo italiano. A questo capitalismo impresentabile. Straccione.





27/05/2007

 

 

 

 

 

 

 

Da Conques rassegna culturale

Manifesto – 20.5.07

 

Il paziente americano - Mariuccia Ciotta

Cannes - La verità non si può documentare, neppure «sul campo» dondolando l'ingombrante corpo di Michael Moore. È un concetto sfuggente, fuori fuoco. Eppure Fahrenheit 9/11 diceva che la guerra in Iraq era fondata sulle bugie. Flint che la General Motors era al collasso. Bowling for Columbine che il mercato delle armi era all'origine delle stragi nei college... ma neppure dopo la sconfitta, la bancarotta e il Virginia Tech è caduto il sospetto. Cinema di propaganda. Così il comico, iperbolico, situazionista Michael Moore si è tirato indietro, ha abbandonato l'«io» ed è passato al «noi» nel suo ultimo capolavoro sull'America perduta, Sicko. Visita al sistema sanitario statunitense attraverso le testimonianze dei malati respinti dalle assicurazioni private, e niente più, o quasi, oltraggi in prima persona di Michael, il performer «manipolatore». L'effetto è stato dirompente. È la prima volta infatti che la Casa Bianca reagisce e minaccia il sequestro del film e la galera per il regista. Dieci giorni fa, infatti, poco prima della prima mondiale di Cannes, Michael Moore ha ricevuto una lettera dall'amministrazione Bush che lo accusa di aver agito nell'illegalità. Il materiale fuorilegge, però, non sta nelle sobrie interviste alle vittime delle feroci compagnie di assicurazioni che, in nome del profitto, respingono le richieste di assistenza medica, ma nello spettacolare viaggio del nostro eroe verso le coste cubane. Il massimo dell'artificio, una messa in scena degna di Jerry Lewis a bordo di tre piccoli yacht. Michael Moore è accusato di aver violato l'embargo, di essere sceso all'Havana per girare il suo film, che rischia di essere mutilato delle scene incriminate. La verità, appunto, non si può documentare, ma si sente, è come il suono di un violino, e si vede come le sfumature di un quadro. L'opera d'arte è Michael Moore, «io» e «noi» contemporaneamente, che solca l'Atlantico col suo berretto di traverso alla volta del più assurdo presidio sanitario, Guantanamo. L'idea nasce dalla confessioni di alcuni pompieri dell'11 settembre, che, dopo gli onori e la gloria, sono stati abbandonati ai loro enfisemi polmonari, cancro e malattie respiratorie varie. Molti erano volontari e le assicurazioni si sono rifiutate di coprire le spese per le cure. Così Michael Moore decide per la pittoresca avventura dopo aver appreso da un filmato del Pentagono che i prigionieri di Al Qaeda non solo non vengono torturati ma godono di assistenza sanitaria gratuita. Perché non gli eroi dell'11 settembre? Intimati di allontanarsi dalla barriera militare del carcere, le tre navicelle di Sicko fanno rotta verso Cuba, dove uno spray anti asma, che in Usa costa 120 dollari, nelle farmacie castriste è venduto a 5 cents. Dove l'ospedale è gratuito, e i medici non chiedono le carte di credito agli yankees. Dove i vigili del fuoco si mettono sull'attenti di fronte ai malridotti ex pompieri delle Twin Towers, che piangono tra le braccia dei colleghi comunisti. Tanto basta. «Che cosa siamo diventati?» si chiede Michael Moore, che fine hanno fatto gli americani, il popolo dal buon cuore? Perché accettiamo che i più deboli siano lasciati morire per arricchire gli azionisti? Hillary Clinton è stata battuta con il suo piano di assistenza sanitaria nazionale agitando lo spauracchio dell'assistenzialismo sovietico, mancanza di libertà nella scelta del medico, burocrazia, lunghe file d'attesa, arretratezza tecnologica... Le lobby farmaceutiche pagano i congressisti e incassano la legge che condanna una bambina a morire perché l'ospedale la respinge, non ha la copertura richiesta, un operaio a farsi rincollare un solo dito dei due tranciati da una sega elettrica. L'indice costa 12.000 dollari, il medio 60.000, quale sceglie? ... I medici americani, lo rivela davanti a un tribunale un'ex consulente pentita di una assicurazione privata, vengono premiati (carriera e stipendi) se fanno morire i pazienti e risparmiare la società. Basta trovare un «errore» nella scheda per il rimborso, per esempio, una malattia non dichiarata, anzi un «sintomo». Parla un «cacciatore di teste», anche lui pentito, che ha sulla coscienza una marea di «terminati». E a suon della marcia di Guerre stellari, sullo schermo sfilano le formazioni delle malattie che escludono l'iscrizione all'assistenza. A pagamento. Gli americani hanno paura di dimostrare contro il governo, sostiene Michael Moore, perciò non scendono in piazza come fanno i francesi, gli inglesi, gli italiani. Il maccartismo ha indotto al silenzio patriottico, all'accettazione del sistema così com'è, quello dell'1% che detiene la ricchezza del paese. Disillusi e depressi, gli americani vedranno cosa succede ai loro connazionali di stanza a Parigi nella tavolata allegra con Michael che li interroga sui loro diritti di malati. Gratis, gratis, gratis. Neppure il presidente anti-welfare Sarkozy si sogna di togliere la sanità pubblica, non osò neppure la signora Thatcher. «Scoppierebbe la rivoluzione» gli dice ridendo un deputato inglese, perché la democrazia consiste nel principio che i più forti aiutano i più deboli. Ecco qual è il tema di Sicko. Tutta l'America è malata, le serve un big sistema sanitario, un immaginario libero, una rivolta contro l'associazione a delinquere seduta alla Casa Bianca (Nancy Pelosi e i democratici hanno già chiesto il diritto alla salute per tutti). Serve all'America Michael Moore, che in conferenza stampa ha già chiesto asilo politico all'Europa, scherzando ma non troppo. La prima dimostrazione di libertà d'espressione l'ha data proprio lui inviando un assegno di 12.000 dollari in forma anonima al suo accanito avversario politico che ogni giorno gli dice Fuck you dal suo sito, che avrebbe dovuto chiudere per curare la moglie malata. Il regista un-american - Palma d'oro per Fahrenheit 9/11 - il suo sito d'amore per l'America lo chiude invece con un sorriso: digitate www... per sapere come sposare un canadese e vivere felici se vi viene l'influenza.

Liberazione 27/05/2007