3-3-2003, Michel-Antoine Burnier RELIGIOSAMENTE CORRETTO? BASTA, il manifesto 12-3-2004
Crollano in Francia le pratiche religiose islamica e cristiana. E come fa il papa a vantare le radici cristiane della nostra civiltà e reclamarne la menzione nella Costituzione d'Europa. La nostra civiltà laica appare con il Rinascimento, quando il cristianesimo, scosso dalla Riforma, perde il controllo sociale. Separazione dei poteri, suffragio universale, libertà di coscienza, eguaglianza dell'uomo e della donna, decolonizzazione non derivano dal cattolicesimo, che li ha a lungo combattuti
ANTOINE BURNIER*
Arriva un momento in cui noi, i non credenti, maggioritari in questo paese, ci
sentiamo veramente virtuosi per aver sopportato le recenti mascherate sul velo,
la barba, le croci, le stelle, le richieste cattoliche di introdurre dio nella
Costituzione europea, i giorni festivi, i sabati con o senza scuola e i tabù
alimentari nelle mense. Ecco che, dopo cinque anni o cinque mesi di dibattiti e
una legge per proibire il foulard in una scuola che, cinquant'anni fa, aveva
proscritto la più piccole medaglia di battesimo, la Francia ritrova i problemi
che aveva creduto risolvere un secolo fa: cos'è una religione, quali sono i suoi
diritti, fino a che punto puo' ficcare il naso nel dominio pubblico - cosa che è
la sua tendenza naturale - cosa puo' imporre ai suoi fedeli, cosa non puo'
imporre loro? Vogliamo secolarizzare l'islam? Permettiamogli di costruire le
moschee come le altre credenze hanno le loro chiese, i loro templi, le loro
sinagoghe. Non è corretto che la maggioranza dei musulmani preghi nelle cantine
o in strada. L'islam, finché rispetta le leggi della Repubblica e non è
strumentalizzato dall'esterno - come è successo in altri tempi per il
cattolicesimo romano - ha diritto a un'eguaglianza di trattamento. Si tratta
della seconda religione di Francia.Il valore della non credenzaMa, giustamente,
non si tratta che di questo: una religione. Poiché la principale convinzione dei
francesi si chiama, bisogna ripeterlo, la non credenza: le osservanze, di
qualsiasi culto, vengono solo dopo. E' vero per il cristianesimo: la pratica
religiosa del nostro paese è calata dal 40% degli anni `50 all'8% oggi. Questo
comincia ad essere vero per l'islam: sui 3,7 milioni di persone «possibilmente
musulmane», il 79% non frequenta la moschea o ciò che ne fa le veci, anche se
sono altrettanto numerosi a definirsi credenti (inchiesta Ifop-Le Monde,
settembre 2001). Nelle giovani generazioni, un terzo dei ragazzi e delle ragazze
di famiglia immigrata algerina si dice senza religione (Ined, 1999).La
Repubblica garantisce la libertà religiosa per il fatto che garantisce più
ampiamente la libertà di coscienza e quindi, sullo stesso piano, la libertà di
non credere. Ma questa libertà, di cui molti tra noi fanno uso con indifferenza,
è stata il frutto di una lunga, coraggiosa e sanguinosa conquista. Da poco la
storia delle religioni viene insegnata nelle scuole. Perfetto. Ma dove viene
insegnata la storia delle loro vittime, come il rovescio delle sante epopee,
quella delle idee preseguitate, dell'ateismo e, in Francia, della lotta per
spezzare il soffocante settarismo della religione unica?Che cosa si impara in
classe, d'altronde? Qualche rudimento di dogma e la saga falsificata delle
grandi credenze e dei grandi miti. Si livella per non choccare: del
religiosamente corretto.In Europa, la chiesa cattolica ha avuto il monopolio
della mente durante più di mille anni. In Francia, fino al XVIII secolo e oltre,
ha perseguitato ogni idea deviante. Contro di essa, appoggiandosi sui testi
greci e latini, si è forgiata una lunga ribellione a volte aperta, a volte
discreta, che alla fine ha trionfato.Non ci sono professori per insegnare la
vita e le idee di Etienne Dolet, impiccato e bruciato a Parigi nel 1546 perché
aveva tradotto Platone e dubitato dell'immortalità dell'anima? Quella di
Giordano Bruno, bruciato vivo a Roma nel 1600 per eresia e panteismo? Quelle di
Cyrano de Bergerac che, a metà del XVII secolo, non ha osato far pubblicare i
suoi trattati sul Sole e sulla Luna per paura di essere perseguitato come
irreligioso? Quando, nel 1633, l'Inquisizione costringe Galileo a negare la
rotazione della terra, Cartesio stesso rinuncia, per prudenza, a pubblicare il
Trattato del mondo. Tutta l'opera di Molière si erge, e a che rischio, contro
l'ipocrisia della morale e l'avanzata dei devoti.La vera storia è l'irreligioneLo
sviluppo dell'irreligione nel XVIII secolo, inseparabile dalla corruzione
ecclesiatica, merita propria una lezione. Non soltanto Voltaire e Diderot in
letteratura, ma anche Marmontel, il tollerante, e per questo condannato dalla
facoltà di teologia, l'uomo che aveva scritto: «Non si rischiarano le menti alla
fiamma dei roghi». E poi i grandi atei dell'Illuminismo, Helvetius, di cui
vengono bruciate le opere su mandato dell'arcivescovo di Parigi, e il barone d'Holbach
che, per aggirare la censura, ha pubblicato i suoi libri sotto il nome di un
accademico cristiano morto dieci anni prima. Tutti costoro valgono bene i santi
del Paradiso, soprattutto se aggiungiamo il Voltaire dell caso Calas e il
cavaliere de La Barre, lo sfortuinato giovane torturato e decapitato nel 1776
con l'accusa di aver profanato un crocifisso. Quest'ultimo orrore ha avuto luogo
un primo luglio, ed è per questo che i lettori di Le Monde hanno di recente
suggerito di dedicare l'anniversario di quel giorno alla celebrazione delle
vittime dell'intolleranza.Quando si ascolta il papa vantare le radici cristiane
della nostra civiltà e reclamare che la menzione vi figuri nella futura
Costituzione dell'Europa, siamo imbarazzati.La nostra civiltà urbana, laica,
moderna appare con il Rinascimento, cioè in un momento in cui il cristianesimo,
scosso dalla Riforma, comincia a perdere il controllo sull'organizzazione
sociale. A questo titolo, l'Europa del commercio e della democrazia deve di più
ai greci e ai romani che ai padri della chiesa. La Repubblica, la separazione
dei poteri, il suffragio universale, la laicità, la libertà di coscienza, la
decolonizzazione, l'eguaglianza dell'uomo e della donna non derivano dal
cattolicesimo, che li ha a lungo combattuti, e del resto le chiese, in diciotto
secoli, non hanno avuto l'idea di abolire la schiavitù, cosa che fecero la I e
la II Repubblica francese nel 1794 e nel 1848.Il cattolicesimo, per arrivare
alla moderazione contemporanea, ha dovuto fare una lunga deviazione. E' stato
necessario costringerlo: questo è stato, alla fine, l'immenso beneficio della
legge del 1905 sulla separazione delle chiese dallo stato, di cui celebreremo
tra breve il centenario. Sarebbe opportuno ricordare in questa occasione come
una chiesa antisemita, ultrareazionaria e ancora segnata dalla nostalgia del
regno abbia resistito con accanimento per conservare le proprie posizioni a
scuola, i propri beni e le sue cariche sociali. Non dimentichiamo che nel 1903 e
nel 1904 la Francia ha finito per proibire di insegnare agli ordini religiosi e
ha chiuso i loro istituti. I gendarmi hanno espulso le congregazioni: migliaia
di monaci e suore hanno dovuto abbandonare i loro sai e i loro veli o andare in
esilio - misura molto più energica della recente legge sul foulard.Nel 1905, la
legge di separazione, ben accolta dai protestanti e dagli ebrei, ha dato luogo a
centinaia di scontri con la folla cattolica che rifiutava che venisse fatto
l'inventario delle chiese, proprietà dello stato. C'è stata una sorta di
fermento di guerra civile ed è stata necessaria tutta l'abilità e l'intelligenza
di Aristide Briand, ex socialista e relatore della legge, per portare a termine
questo compito intrapreso fin dal Rinascimento e proseguito dall'Illuminismo.
Sottolineiamo che oggi la chiesa di Francia ha un solo timore: che ci sia una
modifica di questa legge di separazione che aveva tanto maledetto e che in fondo
l'avvantaggia ancora.La libertà oltre il blasfemoI cittadini vi hanno guadagnato
una libertà che va fino al blasfemo: la chiesa ha ucciso troppi uomini e donne
sotto questo pretesto, per una parola, un libro o un'accusa. E' cosi' che è
stato inquietante vedere le religioni cattolica, protestante ed ebrea
accordarsi, per fortuna a diverso titolo, per condannare le affermazioni di
Salman Rushdie e dei suoi Versetti satanici, come se i dogmi avessero il diritto
di sfuggire all'immaginazione letteraria, all'humour o alla refutazione. Ci sono
licei e scuole medie intitolate a Georges Brassens o a Jacques Prévert. Bisogna
però sapere che il primo si definiva miscredente e lo cantava con forza e che il
secondo aveva scritto il celebre poema che inizia con «padre nostro che sei nei
cieli/ restaci». La religione musulmana non sfuggirà a critiche simili e, per
quanto scandalizzati siano alcuni suoi fedeli, dovrà sopportarlo. In
contropartita dei mezzi per praticare il culto, che dovremmo assicurargli
nell'equità e con maggiore generosità, subirà, come gli altri, degli attacchi
alla sua ideologia e ai suoi costumi. I tribunali non avranno nulla da obiettare.Non
molto tempo fa, quando i parroci erano ancora in sottana e le suore con la
cornetta, c'erano sovente dei ragazzini - o anche degli adulti - che si
mettevano a seguirli e a gridare loro dietro «croa croa», mentre i passanti
ridevano. Una donna velata ha rivelato qualche giorno fa il proprio malessere in
strada: la guardano, sente una disapprovazione negli sguardi. Normale.Perché le
credenze dovrebbero ancora imporsi come se fossero la norma? E' irritante, in
questo senso, che l'insegnamento scolastico si fermi allo studio delle grandi
religioni. Delle lezioni sull'agnosticismo e sull'ateismo? Sì. Diranno che è
impossibile, troppo choccante e che il cristianesimo e l'islam non lo
accetteranno mai. Ma la Gran Brtetagna, paese comunitarista dove il capo dello
stato è capo della chiesa, ha appena inscritto - abbiamo difficoltà a crederlo -
lo studio delle «convinzioni non religiose», tra cui l'ateismo, nei suoi
programmi scolastici.* Scrittore, giornalista (il suo ultimo libro pubblicato:
La Voix des spectres, chroniques de "Libération", Juillard, 2003).Copyright
Libération/ilmanifesto
(12-3-2004)