| RASSEGNA STAMPA |
Le ragioni
del naufragio laico
di EZIO MAURO
IL risultato del
referendum non è solo una sconfitta: è il naufragio di un'Italia laica che si
proponeva di cambiare una legge ideologica, per regolare poi diversamente in
Parlamento la materia della fecondazione assistita. Questo era il senso della
chiamata alle urne, fuori dagli schieramenti, dagli integralismi, dalla retorica apocalittica che
ha trasformato assurdamente il voto in uno scontro di civiltà. Le urne sono
rimaste deserte. Chi ha trasformato il confronto in uno scontro tutto italiano
tra il Bene e il Male, ha poi chiesto ai difensori del Bene di non scendere in
campo, per mandare a vuoto la battaglia. Non sappiamo dunque chi sarebbe
prevalso, in uno scontro aperto di valori contrapposti, tra il "sì" e il "no".
Un dato solo è certo: ha perso chi (come questo giornale) voleva cambiare la
legge. Ha vinto chi voleva conservarla e per prevalere
ha affondato
con ciò che resta del laicismo anche il vecchio istituto del referendum, che
per molto tempo scomparirà dalla scena italiana.
Molto era prevedibile, in questa
vicenda, tutto era stato annunciato. Proviamo a vedere
come, quando e perché. Passata in minoranza, per ammissione dei vescovi, nel
Paese "naturalmente cristiano",
altre cose serviva evidentemente anche questo.
Fuori dal corridoio protetto in cui scambiavano il
partito-Stato democristiano (con le sue autonomie, e le sue obbedienze) e
Non riuscendo più a parlare all'insieme maggioritario della
società,
Davanti a sé
In questo quadro, arriva il Dio italiano predicato dalla Cei, una sorta di via italiana al
cattolicesimo che non c'era mai stata, nella nazione della "totalità"
democristiana e della surroga papale. Fatalmente, o almeno facilmente,
Due elementi in più rafforzano questo quadro. Da un lato,
come fa notare Habermas,
il ritorno in tutta Europa della religione dal dialogo privato al dibattito
pubblico, un ritorno che prende in contropiede il laicismo e che papa Ratzinger aveva già annunciato da
cardinale, negando che il cattolicesimo sia solo un sentimento privato: "È
una verità proclamata in ambito pubblico, che pone per la società delle
norme e che, in una certa misura, è vincolante anche per lo Stato e per i
potenti di questo mondo". Dall'altro lato, l'avanzare nel nostro Paese di
quel nuovo soggetto che tre anni fa ho chiamato "lo strano cristiano", l'ateo clericale che cerca di
saldare la destra politica italiana ad un pensiero forte che non ha, e lo
trova nel deposito di tradizione della Chiesa, ignorando sia i suoi
comandamenti che la sua trascendenza che la sua predicazione sociale,
cavalcando però la sua legge morale tradotta in norma, come creatrice di
un'identità collettiva e di una società del Bene.
È il rifiuto della distinzione tra la legge del Creatore e la
legge delle creature, che sta a fondamento di ogni moderna concezione della laicità. È il rifiuto
ratzingeriano del
relativismo tradotto dal linguaggio culturale nel
linguaggio politico, persino legislativo: superando l'idea del Parlamento
come luogo dove le leggi si fanno con l'unica regola della maggioranza, e
dove ogni verità è parziale, come ogni credo in democrazia. Al fondo, c'è la denuncia della nuova religione europea del
"politicamente corretto", dell'adorazione "pagana" per i diritti subentrati
ai valori, del cuore socialdemocratico del Novecento che ha messo per troppo
tempo in circolo lo statalismo e la laicità, mentre la nuova cultura
cristiana di destra è la vera interprete di un senso comune del post-moderno.
È l'idea di Ruini del cristianesimo come seconda "natura" italiana: che può dunque
essere trasgredito e rinnegato solo da leggi in qualche modo contro natura,
quindi contestabili alla radice.
Ecco il quadro in cui è nata non la legge sulla fecondazione
artificiale, ma
"questa" legge, che ha un valore ideologico e di bandiera ben superiore al
valore d'uso. Ed è lo stesso quadro in cui è fallito il referendum. Sarebbe certo
sbagliato dare alla Chiesa e ai nuovi atei clericali il potere di mobilitare
nel silenzio il 75 per cento degli italiani, ed è ridicolo pensarlo. Da dieci anni i referendum non raggiungono il quorum, l'astensionismo fisiologico è altissimo. In questo caso, c'è
probabilmente un riflesso automatico in più, che esce dalle logiche della
politica: la legge sulla fecondazione è stata vista dagli italiani come una
complicata questione di piccola minoranza, che non li riguardava e che non
riuscivano a padroneggiare nei suoi aspetti etici e scientifici. Se questo è
vero, l'astensionismo più che difendere la legge ha voluto lasciare la
parola al Parlamento, dove oggi dovrebbe riaprirsi un confronto finalmente
non più propagandistico.
Ma detto questo, non si è detto tutto. Nel
disorientamento degli italiani davanti alla materia del referendum, le
parole della Chiesa, dei neo-con italiani, degli atei clericali hanno pesato di più delle parole di quel pezzo di sinistra che ha sostenuto
il "sì", dei suoi leader, dei suoi scienziati. Il centrosinistra, tutto
insieme, dovrebbe riflettere: o trova un'identità culturale, visto che è
incapace di trovare quella politica, oppure perderà le grandi sfide di
questa fase, che nascono tutte dalla battaglia delle idee, più che dagli
schieramenti. Non si può reggere una partita in cui la sinistra parla di sé,
mentre la destra parla della vita e della morte. Esistono valori, esistono diritti che la
sinistra può testimoniare a testa alta nel mondo di
oggi, anche dopo la sconfitta del referendum, perché
fanno parte della sua storia: sfidando la destra ad una vera battaglia
culturale in campo aperto, senza l'aiuto pagano di Ponzio Pilato.
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/dossifeconda7/commmaur/commmaur.html