| RASSEGNA STAMPA |
Liberazione 15.6.2005
L'Unità 14 Giugno 2005
e quella tentazione
di
neointegralismo
Roberto
Cotroneo
E adesso cosa accadrà? Questa è la domanda che tutti si
faranno da oggi in poi.
Adesso che poco più del 25% è andato a votare per i quattro quesiti
del referendum. Le riflessioni da sinistra
saranno lunghe e problematiche.
Il centro destra, con
alcune visibili eccezioni, leggerà trionfante il risultato di ieri. Ma il mondo cattolico è il vero nodo di questa storia. Il mondo
cattolico come reagirà? E soprattutto: quali conseguenze potrebbe avere per il mondo cattolico l'esito netto di questa astensione?
Nella tranquillità dei giardini sotto le mura
Aureliane di Roma, dove ha sede la rivista più prestigiosa
dell'intellighenzia cattolica, Civiltà cattolica
appunto, un gesuita che non vuole che appaia il suo nome, per una
consueta e tradizionale discrezione, scrolla la testa: «Io credo che non
accadrà nulla.
E credo che il problema principale sia tutto nel modo di
promuovere i referendum. Insomma, glielo dico chiaro: questi non erano temi
da referendum. Questi sono temi per un legislatore. Allora cosa può
pretendere?
Che gli elettori vadano a votare per la fecondazione
eterologa? Posso dirle una cosa? Io sono di
centrosinistra ma
gli errori su questi referendum sono stati troppi».
Quali errori? Ad esempio, secondo il nostro coltissimo
gesuita c'è la
politicizzazione del referendum: «È un errore che
hanno fatto
soprattutto i
Ds. Capisco che non era
semplice ma il
significato politico di questo non voto potrebbe diventare un'arma a doppio
taglio».
Sì, ma la discesa in campo di
Ruini, della
Cei, i volantinaggi davanti alle chiese, una campagna per il non
voto che non ha precedenti... L'amico gesuita sorride: «Ruini ha dato un'indicazione non vincolante. I volantinaggi? Poca
cosa. Il Papa? È intervenuto in modo molto indiretto. Forse Giovanni Paolo II
sarebbe stato ancora più diretto.
No guardi, non è
questa la lettura. La lettura è un'altra.
Vede, la visibilità di Ruini viene da un fatto preciso. Un tempo
Una lettura ancora più politica la dà un signore che sta
dall'altra parte di Roma, in quel quartiere di
Trastevere che
ospita la comunità di
Sant'Egidio. Mario
Marazziti, portavoce della Comunità, parte da un altro dato: «Certo,
alcuni hanno scommesso che il paese
fosse del tutto
secolarizzato. Io non credo al teorema dei cattolici che obbediscono alla
Cei. Io credo
a un paese che nei suoi media e nelle
sue riflessioni ha perso totalmente aderenza con la realtà. Ebbene c'è stato
un rifiuto a questi
referendum superiore a qualsiasi
schieramento.
Nemmeno tutti gli elettori del centrosinistra sono andati a votare».
E allora? «Allora», aggiunge
Marazziti: «lei
dovrebbe chiedersi cosa è successo. Dovrebbe chiederselo tutta la stampa
italiana che ha visto, letto e raccontato un paese che non c'è. Un paese di
persone appassionate a questi temi.
E da qui che si dovrebbe partire».
Marazziti dice di non voler dare una lettura troppo politica ma poi non
si trattiene dal tentare una lettura che va in quella direzione: «Io penso
che Ruini abbia
fatto il suo mestiere.
Ma penso che oggi
nessuno possa dire di aver vinto.
Però vede, adesso
il punto vero è evitare un irrigidimento del rapporto tra laici e cattolici
nel nostro paese. Questo sarebbe l'errore più grave. Questa la cosa da
evitarsi».
Bel proposito, certo.
Ma se fosse
proprio il neointegralismo cattolico ad affondare i suoi attacchi
nell'immediato futuro? L'amico gesuita non lo crede. «Alcune frange del
movimento per la vita», dice, «ci proveranno a mettere in discussione la
leggere 194, ma questa
non è affatto l'opinione dei vescovi,
ed è una posizione minoritaria, che non rispecchia per niete gli intendimenti di gran parte del mondo cattolico».
E
Marazziti si spinge oltre: «Un referendum sulla 194 promosso da una parte
dei cattolici
sarebbe
un fallimento, come un fallimento è stato
questo referendum».
Sarà anche vero.
Ma è certo che non
è esclusa una saldatura inedita tra neoconservatori e integralisti cattolici.
E se dall'osservatorio distaccato e «progressista» di
Civiltà cattolica tutto questo può apparire improbabile,
privo di importanza e assolutamente naif, per
Marazziti la cosa
è assai più inquietante.
Perché qui è in gioco anche il futuro del movimento cattolico e
soprattutto del suo
trasversalismo. «Deve essere», dice,
«l'intellighenzia italiana a chiedersi perché non è più in sintonia con il
paese. Se ci fosse domani un contraccolpo
neo-integralista
vorrebbe dire che si è innescata una spirale surreale che sarebbe
insopportabile. Devono stare attente, sinistra e destra, a non cadere in
questa trappola. Poi, se dopo il dibattito che si è sviluppato in questi mesi
per i referendum, si andasse in Parlamento a migliorare la legge, beh, credo
proprio che sarebbe
comunque una buona cosa».