| RASSEGNA STAMPA |
il manifesto - 15 Giugno 2005 pag. 2
Vendola: La vittoria di Pirro del
cardinal
Ruini
Il governatore della Puglia: «Ogni ingerenza della chiesa
nella temporalità si
conclude
puntualmente con una sconfitta, perché cosi la chiesa si allontana dall'ombra
della croce»
ANDREA COLOMBO
Poche settimane fa
Vendola, come ti spieghi il livello
raggiunto dall'astensione nel meridione e in particolare nella tua Puglia?
Credo che il livello di
disinformazione sia stato abissale. C'è stato un dibattito rarefatto e limitato
alla dimensione urbana. Un dibattito che al sud è stato percepito soprattutto
come il riverbero di una contesa tra gli stati maggiori degli schieramenti
politici, interna al ceto del palazzo.
Dunque, a tuo parere,
è sbagliato fare un paragone tra questo referendum e quelli, molto più
sentiti, sul divorzio e sull'aborto...
Non vedo alcuna
comparazione possibile tra questo referendum e gli altri due. Quelle
battaglie erano state precedute da una lunga narrazione popolare che aveva
anticipato il dibattito politico. Nel sud c'era una richiesta forte di uscire
dal medioevo del delitto d'onore e del divorzio all'italiana, da una visione
ottocentesca della famiglia. La necessità di trascendere questa dimensione era
vissuta come un'epopea popolare. E infatti il popolo cattolico si divise.
Cosa intendi per:
narrazione popolare?
Pensa all'aborto. Il
rovesciamento di quella pratica di ipocrisia che circondava l'aborto passò anche
attraverso il racconto dei tavoli di marmo, delle mammane, dei cucchiai
d'oro, di tutta la subordinazione del corpo femminile da parte di un ordine
patriarcale.
Quanto al rapporto con
la chiesa, vedi differenze tra questa campagna referendaria e le precedenti?
Nei casi del divorzio e
dell'aborto fu visibile il segno dell'invadenza della morale cattolica sulla
vita privata. Un certo magistero vaticano tentò di proporsi come precettore,
anche dal punto di vista giuridico, dei costumi affettivi e sessuali degli
italiani. E così un paese il cui popolo non era mai stato anticlericale espresse una
allegra voglia di liberarsi da questa presa clericale.
Questo nel passato. Ma cosa è che invece non ha
funzionato in questa campagna referendaria?
A mio parere questa non è
stata una campagna molto impegnata. Ma non è questo il punto e non voglio fare
polemiche. Il problema è che la campagna elettorale non è stata preceduta da
un racconto che incrociasse tutte le questioni legate alla fecondazione
assistita. E' mancato un dibattito colletivo su cosa significhi generare la vita, o su cosa
significhi oggi genitorialità. Questi temi noi li abbiamo subìti quando sono venute fuori, in modo piuttosto
«sensazionalista», vicende come quella dell'embrione impiantato nell'utero
della nonna. E quel sensazinalismo provocava legittime ansietà non solo nel popolo di dio.
Soprattutto
nell'ultimo scorcio di campagna elettorale, era però chiaro che in ballo non
c'erano solo gli oggetti materiali del referendum, ma anche il principio
della laicità dello stato. Questo, tuttavia, non ha inciso sui comportamenti
elettorali...
Io credo che tutti noi
siamo orfani della laicità dello stato, e lo siamo da anni. Lo siamo dalla
crisi della Dc in poi. Il partito che
rappresentava l'unità politica dei cattolici garantiva anche che fosse dato a Cesare quel che
è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Finita l'unità politica dei cattolici,
nel paradigma di quella corsa al centro che include anche il centro sublime
d'oltre Tevere, è stata scritta, rinuncia dopo rinuncia, la lunga storia del sacrificio
progressivo di pezzi di laicità dello stato.
Mi pare che siano
pochi dubbi sul fatto che l'esito del referendum segnali una crisi non solo
della laicità dello stato, ma del laicismo in generale...
Sì, anche perché il
pensiero laico non si è rigenerato in rapporto alla modernizzazione e alle
sfide della modernità. Dunque è passata una sorta di equazione illecita per cui
laicità è uguale a mercificazione. Non è così. Io sono laico ma la mia laicità, lo dico con
tutto il rispetto, non è la stessa del ministro Martino. Lui è laico perché
liberista, io lo sono perché anti-liberista. Dobbiamo riconoscere che c'è
stata una povertà di percorsi teorici e di ripensamenti. La laicità non può
essere sempre uguale a se stessa, e noi dobbiamo pertanto chiederci cosa significa essere laici
in un mondo in cui c'è l'offensiva teo-cons, ma si prospetta anche un primato della tecnica tutt'altro che condivisbile.
Si deve a questo
secondo te la distanza tra la capacità offensiva, anche sul piano propagandistico,
del fronte astensionista e la nosta debolezza?
Si deve al fatto che
quelli non si vergognano di proporre grandi narrazioni, mentre noi ci
impaludiamo in microstorie. Quelli non subiscono la crisi delle ideologie,
mentre per noi la crisi delle ideologie è diventata un'ideologia. Ma questa asimmetricità è probabilmente frutto anche
di una nostra debolezza: la conservazione di alcuni miti positivistici, una sorta di apologia scientista. L'altro fronte, invece, ti
mette in campo i grandi interrogativi sui limiti della manipolabilità della vita. Così, in
conclusione, sembra uno scontro tra chi difende un mercato e chi, invece, difende un'etica.
E a questo punto?
A questo punto dobbiamo
ricominciare senza disperarci troppo. Quella di Ruini è sta una vittoria di Pirro.
Perché?
Prima di tutto perché
ogni volta che la chiesa devia sul piano dell'ingerenza temporale fatalmente
perde, perché si allontana dall'ombra della croce. Ma, nel particolare, anche
perché la legge 40 non abolisce affatto la fecondazione assistita. La sposta all'estero,
oppure sul mercato clandestino.
Parlavi di
ricominciare. Da dove?
Dal dibattito sulla vita.
Possibile che si debba avere una visione così miseramente biologista come quella che lega un figlio
all'accertamento del seme? E poi dalla natura della genitorialità, dal suo essere costituita
soprattutto dall'amore, e questa è una sfida che può essere recepita anche dal mondo cattolico.
Quale sarà, secondo
te, l'incidenza del risultato del referendum sul piano politico?
Quel che posso dire è che
se c'è, oltre Tevere, chi pensa di mettersi di traverso sul terreno dei
diritti civili e di allontanarsi dal faticoso percorso della mediazione
affermando che non è più ora di mediazioni, deve sapere che si troverà di
fronte un'Italia molto diversa da quella distratta del referendum.
E per quanto riguarda
le tentazioni neo-centriste presenti in entrambi i poli?
Il referendum può
sicuramente irrobustire velleità di questa natura. Ma si tratta appunto di velleità.
Non è possibile riavvolgere all'indietro il nastro della nostra storia negli
ultimi trent'anni.
Ultima domanda: tu
come hai votato?
Quattro sì ovviamente. Da
laico e da cattolico.