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                                                           RASSEGNA STAMPA          MISSIONE ONU IN LIBANO
 

 

 Sara Dipasquale

30.08.06

Si tratta veramente di missioni di pace o no?
Tutte le missioni cosiddette di pace a cui il nostro paese ha
partecipato non sono state di pace, vedi Kosovo, Afghanistan,
Irak,etc.
Ma la missione in Libano, penso che essa lo sia - nelle intenzioni
e nelle garanzie che si sono chieste -, anche se rischiosissima e di
difficilissima gestione.
Meglio di come potrei argomentarlo io, lo fa la Rossanda in un suo
editoriale di circa una settimana fa, quando ancora sia la Francia
che la Spagna erano defilate ( da qui l'asprezza della Rossanda nei
loro confronti) appunto perchè chiedevano maggiore chiarezza, che in
qualche modo poi si è ottenuta dal mandato Onu. Sicché la Francia
poi ha accettato di essere pienamente corresponsabile con noi sia
nel comando e sia nella consistenza militare, ed anche la Spagna ha
aumentato il contingente da inviare.
Per la prima volta c'è una forza internazionale nel medio oriente,
cosa che Israele non aveva mai voluto accettare. Per la prima volta
l'Europa tenta di avere un ruolo autonomo, la Nato non c'entra, e il
nostro governo ha molti meriti nell'avere ottenuto questi risultati.
Ho sentito oggi alla rassegna stampa che il Manifesto pubblica un
nuovo editoriale della Rossanda, che ancora perciò non ho letto, ma
voglio aggiungere intanto qualche mia considerazione alle sue parole
di una settimana fa ( che condivido in toto).
I rischi per la missione vengono non dagli Hezbollah, come dicono
tutti i giornali, ma da Israele: che faremo noi quando sarà Israele
a violare i patti, come sta facendo per ora, approfittando del fatto
che ancora la forza di interposizione non c'è?
Certo, sia gli Usa che Israele, incastrati sul terreno dal fatto che
le ingenti forze israelo-statunitensi (gli armamenti sono
continuamente forniti dagli Usa) non sono riusciti ad aver ragione
dalla resistenza Hezbollah, sperano di scaricare la patata bollente
a noi. Ma non sarà facile neanche per loro ottenerlo, data
l'attenzione internazionale attorno alla situazione.
La palese violazione della tregua da parte degli israeliani nella
valle della BeKaa (in Libano al confine con la Siria) è stata
documentata dagli hezbollak che per giunta hanno dato loro uno
smacco mettendoli in fuga. Amnesty International ha denunciato
Israele per aver commesso crimini di guerra e contro l'umanità in
Libano, e ieri sera il Tg3 ha documentato l'uso delle famigerate (e
proibite dalle convenzioni internazionali) bombe a grappolo con cui
Israele ha infestato il territorio intensificandone l'uso proprio
negli ultimi tre giorni mentre si stava trattando il "cessate il
fuoco", e che continuano a uccidere civili e soprattutto bambini,
attratti da questi strani oggetti (hanno la forma di una lattina di
bibite).
Certo Israele, che ha i suoi casini anche all'interno in questo
momento, teme di ritrovarsi un po' incastrata ed impedita nella
totale libertà d'azione di cui fino a questo momento ha goduto. E
cerca di fare la furba chiedendo un'altra risoluzione Onu, che
imponga la forza internazionale anche ai confini tra il Libano e la
Siria, cosa che la Siria ha già giustamente rifiutato,
considerandolo "atto ostile".
Che succederà? non lo so, ma sono convinta che è giusto tentare.

Sara Dipasquale

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