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ARCHIVIO IRAQ
L'IRAQ TRE ANNI DOPO DI 'DEMOCRAZIA' TARGATA USA
Bambino all'uranio
DI HAIDER S.KADHUM 14-04-2006
Ogni settimana muoiono centinaia di Iracheni
Nonostante le promesse di democrazia e di sicurezza, tre anni dopo l'invasione
dell'Iraq per mano degli Stati Uniti il paese è ancora nella stretta morsa del
conflitto civile, della morte e del terrore. Una nazione che in passato era
unita è adesso in fase di disintegrazione. Sotto il giogo dell'occupazione la
sicurezza in Iraq non esiste più e uscire per comperare un giornale può costare
a chiunque la vita. Le persone vengono uccise mentre stanno riempiendo i
serbatoi delle proprie automobili alle stazioni di servizio o mentre stanno
semplicemente facendo la spesa.
“Compero sempre molti beni alimentari per la mia famiglia in modo da non dover
andare ripetutamente al mercato, perchè potrei essere ucciso da un'auto bomba,”
dice Hussam Kamel, 41 anni, un ingegnere di Baghdad. “L'ultima esplosione che
c'è stata a Sadr City ha fatto saltare in mille pezzi compratori e venditori,”
ha aggiunto. Hussam si è anche lamentato del fatto che è da tre mesi che le
razioni mensili di cibo non vengono distribuite dal governo. Durante questo
periodo i prezzi dei beni alimentari sono aumentati in maniera vertiginosa.
Come Hussam, molti Iracheni hanno cominciato a chiudersi in casa, avventurandosi
fuori solo per far fronte a cose essenziali. Anche a casa, comunque, molte
persone non si sentono sicure, specialmente dopo l'ultima ondata di violenza
settaria fra le milizie Sannite e quelle Sciite. Aree di Baghdad con popolazione
mista come quella di Al-Saydia si sono trasformate in un vero e proprio campo di
battaglia. Non è inusuale sotto tali circostanze che un membro di qualunque
famiglia rimanga sveglio tutta la notte per fare la guardia alla casa e
proteggerla da possibili attacchi.
“In casa ho due Kalashnikov, uno per me ed uno per mio padre,” dice Mahmoud
Al-Rawi, un negoziante di 31 anni. “Faccio la guardia alla casa durante la prima
metà della notte poi mio padre mi sostituisce fino a mattina. Non abbiamo altra
scelta: dobbiamo difenderci!”
Parte del problema può essere attribuito al fatto che le vere misure messe in
atto per garantire la sicurezza vengono considerate dagli Iracheni ordinari come
una fonte di pericolo. Gli abitanti evitano i chechpoint messi in piedi per
tutta Baghdad dal Ministro degli Interni per timore che quelli che si trovano ai
posti di blocco possano essere membri di milizie o gruppi militanti che
indossano uniformi della polizia al solo scopo di ingannarli.
L'ultimo report sull'Iraq da parte di Amnesty International ha rivelato che il
tasso quotidiano di decessi è cresciuto da 20 persone al giorno nel 2004 a 30
persone nel 2005. Adesso la media è di 36 Iracheni al giorno, un numero che in
ogni momento potrebbe crescere in maniera drammatica. Il mese scorso l'obitorio
di Baghdad ha ricevuto 87 corpi durante quella che è stata la giornata più
impegnativa.
Il direttore dell'obitorio ha dichiarato che a causa della loro incapacità di
far fronte all'enorme numero di morti, molti di questi sono stati mandati alle
stanze di refrigerazione dell'ospedale locale. Là molti dei corpi hanno
cominciato a decomporsi perchè l'elettricità a disposizione per le stanze di
refrigerazione era sporadica e questo a causa dei numerosi tagli
all'elettricità.
Ma l'elettricità non è la sola cosa che scarseggia negli ospedali. Molti di
questi registrano anche la disperata mancanza di dottori esperti. Molti
specialisti Iracheni hanno infatti deciso di abbandonare il paese dopo una
recente ondata di assassinii.
“Il mio dottore ha lasciato il paese,” ha detto Abdulrahman Al-Rekabi, 62 anni,
un ex sergente dell'esercito. “Mi ha detto che avevo bisogno di sottopormi ad
un'operazione. Il problema è che non c'è nessun dottore nel paese che sia in
grado di farla e adesso devo dipendere dai calmanti”.
Le persone che lavorano per le imprese straniere o per l'esercito o per
qualunque direttorato ufficiale sono gli obiettivi favoriti per i rapimenti e le
uccisioni. Ali Hussein, impiegato in una impresa straniera che lavora nel
settore dei media, ha dichiarato: “A Baghdad mi ero abituato a cambiare ogni
giorno il percorso che dovevo fare per recarmi dalla mia casa al mio ufficio,
mentre sulla strada di casa continuavo a controllare gli specchietti retrovisori
della mia macchina per essere sicuro che nessuno mi stesse seguendo.”
Molte persone preferiscono tener segreto il lavoro che fanno e non rivelarlo
agli amici e alla famiglia. Temono che se questi ne parlassero apertamente,
tutto questo potrebbe costargli la vita. L'impiego, tuttavia, non è l'unica cosa
che potrebbe costare la vita agli Iracheni. Esiste una lunga lista di
motivazioni, come le proprie opinioni politiche, quelle religiose o la propria
affiliazione tribale e talvolta può bastare anche il solo nome se questo è in
grado di rivelare queste affiliazioni. Giorno dopo giorno la lista si fa sempre
più lunga mentre l'obitorio va facendosi sempre più affollato.
Haider S. Kadhum
Fonte: http://english.ohmynews.com
Link: http://english.ohmynews.com/articleview/article_view.asp?at_code=322742&no=284801&rel_no=1
14.04.06
Traduzione a cura di MELEKTRO per www.radioforpeace.info &
www.comedonchisciotte.org
Bambino all'uranio